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“Vengo come messaggero di pace” e “ministro del Vangelo” per proclamare l’amore di Gesù e il suo messaggio di “riconciliazione, perdono e pace”. Lo dice il Papa in due videomessaggi diffusi in Kenya, Uganda e Repubblica Centrafricana alla vigilia del viaggio che Francesco compirà nei tre Paesi dal 25 al 30 novembre.

Nel messaggio alla Repubblica centrafricana, inoltre, ricorda che in quel Paese, il 29, aprirà la Porta santa della cattedrale di Bangui, aprendo così, “un po’ in anticipo”, l’Anno santo della misericordia, “che sarà per ognuno, spero , l’occasione provvidenziale di un autentico perdono, da ricevere e dare, e di un rinnovamento nell’amore”.

”Il vostro Paese – prosegue il messaggio – conosce da troppo tempo situazioni di violenza e di insicurezza, delle quali molti di voi sono le vittime innocenti. Lo scopo della mia visita e in primo luogo di portare, in nome di Gesù, il conforto della consolazione e della speranza. Spero di tutto cuore che la mia visita possa contribuire, in un modo o nell’altro, a lenire le vostre ferite e ad aprire un futuro più sereno per il Centrafrica e tutti i suoi abitanti”.

“Il tema del viaggio sarà: passiamo sull’altra riva. E’ un tema che invita le vostre comunità cristiane e guardare risolutamente in avanti e incoraggia ciascuno a rinnovare il suo rapporto con Dio e con i suoi fratelli per edificare un mondo più giusto e più fraterno”.

Al Kenya e all’Uganda, prime due tappe del viaggio, il Papa dice che la sua visita “ha lo scopo di confermare la comunità cattolica nel suo culto di Dio e la sua testimonianza del Vangelo, che insegna la dignità di ogni uomo e donna, e ci comanda di aprire il cuore agli altri, specialmente ai poveri e ai bisognosi”.

“Allo stesso tempo, desidero incontrare tutte le persone di Kenya e Uganda, per offrire a tutti una parola di incoraggiamento. Viviamo in un'epoca in cui i credenti e le persone di buona volontà in tutto il mondo, sono chiamati a promuovere la comprensione e il rispetto reciproci, e a sostenersi l'un l'altro come membri della nostra famiglia umana. Per tutti noi sono figli di Dio. Punto culminante della mia visita saranno i miei incontri con i giovani, che sono la vostra più grande risorsa e la nostra speranza più promettente per un futuro di solidarietà, di pace e di progresso”.

KENYA - “Il messaggio di riconciliazione di Papa Francesco ci aiuti a superare le violenze tribali” dice il Vescovo di Maralal

(Agenzia Fides) –

 “Siamo in attesa del messaggio che il Papa ci donerà, specialmente sulla pace e la riconciliazione” ha detto in un’intervista a Waumini communications, Sua Ecc. Mons. Virgilio Pante, Vescovo di Maralal, nel nord del Kenya, il Paese dal quale Papa Francesco inizierà domani, 25 novembre, la sua visita in Africa. “Qui siamo pastori e qualche volte litighiamo per i furti di bestiame. Il messaggio che il Papa ci porterà sul dialogo e la riconciliazione ci aiuterà a migliorare le relazioni tra di noi” dice Mons. Pante.
Nel 2006 Maralal era stato teatro di gravi scontri tra tribù differenti: dopo una serie di omicidi, due gruppi etnici rivali erano entrati in una spirale di vendetta e di rappresaglia. Le donne e i bambini erano fuggiti dai villaggi per rifugiarsi nelle missioni cattoliche, mentre gli uomini avevano cercato riparo nella boscaglia pronti a condurre raid contro gli avversari (vedi Fides 28/4/2006).
“Altrettanto importante è il messaggio di Papa Francesco sul rispetto della natura. Qui viviamo nel mezzo di un grande parco naturale nazionale dove dobbiamo condividere insieme le risorse naturali. Nella sua bellissima Lettera enciclica ‘Laudato Si’ il Santo Padre ci esorta a prenderci cura della creazione. La nostra speranza è che il Papa ci dirà qualcosa anche su questo argomento per riconciliarci con la natura, con gli animali, con l’acqua, e con le differenti tribù. Speriamo quindi che questi scontri possano finire” conclude il Vescovo di Maralal. (L.M.) (Agenzia Fides 24/11/2015)

 

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Con una solenne e commossa celebrazione eucaristica, il Nunzio apostolico Sua Ecc. Mons. Christophe Pierre, ha presieduto il 14 novembre la chiusura dell'Anno Giubilare per il V Centenario della nascita dei Bambini Beati Martiri di Tlaxcala: Cristobal, Antonio e Juan. Insieme al Nunzio hanno concelebrato circa 40 Vescovi. Il Vescovo di Tlaxcala, Sua Ecc. Mons. Francisco Moreno Barron, nel suo saluto all’inizio della Messa, ha sottolineato che questo appuntamento sta diventando una delle più importanti feste religiose del paese, perché ogni anno aumenta il numero di fedeli. "I bambini Martiri di Tlaxcala, sono martiri di tutta l'America Latina, perché sono stati i primi a dare testimonianza della fede" ha detto il Vescovo.
Secondo la nota pervenuta a Fides, prima della celebrazione eucaristica è stata ricordata la storia dei Bambini Martiri e le tappe del processo di beatificazione, concluso da San Giovanni Paolo II il 6 maggio 1990 presso la Basilica di Guadalupe, durante la sua seconda visita pastorale in Messico.
I bambini beati sono tra i primi nativi di etnia americana convertiti alla fede cattolica e sono anche i promartiri dell'America, i primi a versare il loro sangue per Cristo in questo continente. 
Cristobal nacque probabilmente nell'anno 1514, Antonio e Juan intorno al 1516, ecco perché il Vescovo di Tlaxcala ha decretato che nel 2015 si celebrasse il V centenario della loro nascita.
Furono tra i primi evangelizzati dai francescani e dai domenicani subito dopo la conquista. Vennero crudelmente uccisi dai loro conterranei perché, in nome della fede cattolica, rifiutavano l’idolatria e la poligamia: Cristobal morì nel 1527, Antonio e Juan nel 1529. Ora si prega e si lavora per la loro canonizzazione.

 Fonte: Agenzia Fides

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 Un gruppo composto da circa 400 sudcoreani è in viaggio per la Corea del Nord, dove sono previste le prime riunificazioni familiari dopo 21 mesi. Si tratta della 20ma edizione degli incontri, nati come un gesto “di buona volontà” da parte dei due governi che tuttavia non sono mai riusciti a renderle istituzionali. Seoul ha aumentato il numero di medici e di ambulanze che seguono la delegazione, visto l’aumento dell’età media dei partecipanti.

Il primo round di incontri inizia oggi e si conclude il 23 ottobre; il secondo, cui partecipano circa 250 persone dal Sud, si svolgerà invece dal 24 al 26 ottobre. Il luogo scelto per gli incontri è come sempre un resort sul monte Kumgang, nella parte Nord della penisola, noto per la sua bellezza naturalistica e meta di viaggi organizzati. Il più anziano è un sudcoreano di 98 anni. Tutti i membri del gruppo hanno ricevuto il permesso di portare dei regali, per lo più generi alimentari, ai familiari nel Nord.  Gli incontri di riunificazione sono fra le cose più strazianti nella psicologia dei coreani: essi ricordano che un tempo le due parti della penisola erano unite e che vi erano famiglie che sono state spezzate dalla guerra e dalla divisione, che per decenni non hanno potuto mai vedersi, sentirsi, scrivere.

Per partecipare, i cittadini che possono dimostrare di avere un parente ancora in vita dall'altra parte del confine si registrano presso il ministero sudcoreano dell'Unificazione: all'inizio erano 130mila, oggi ne restano in vita poco più di 66mila.

Da questa macro-lista, il governo di Seoul prepara diverse liste per ordine di anzianità e per grado di parentela: la precedenza viene data a chi è più anziano - ma può comunque sopportare i disagi fisici e mentali che queste riunificazioni comportano - e a chi ha parenti prossimi come figli o fratelli e sorelle. Dati questi criteri si arriva a una lista di circa 1000 nomi, e il ministero affida a un computer nel corso di una lotteria trasmessa in televisione la scelta casuale dei nomi che verranno inclusi nelle riunificazioni.

A questi si aggiungono una serie di “riserve”, che subentrano in caso di impreviste marce indietro dell'ultimo momento: chi partecipa viene poi escluso dalle liste. Sconosciuti invece i metodi di selezione applicati da Pyongyang e le statistiche sui familiari della parte Nord.

Dallo storico summit inter-coreano del 2000 – che doveva renderle istituzionali – le riunificazioni familiari si sono svolte in 19 edizioni faccia a faccia, più sette in video conferenza. Soltanto 18.800 familiari hanno avuto modo di incontrarsi.  

 Fonte: AsiaNews

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Una delle ultime barriere della guerra fredda, costruita dopo il conflitto del 1953, cadrà anche se per una sola settimana. Il confine tra il Nord e il Sud della Corea, segnato 62 anni fa, verrà cancellato grazie all’accordo fissato all’inizio di settembre a Panmunjom tra le delegazioni della Croce Rossa di entrambe le Coree. Oggi, infatti, 389 persone, per lo più anziani sudcoreani, hanno potuto riabbracciare a Sokcho, nella Provincia di Gangwon, i loro familiari che vivono al di là del 38esimo parallelo. Un’attesa lunga, caratterizzata anche da un incontro di preparazione preventivo su come avrebbero dovuto comportarsi una volta varcato il confine. 

Vestiti e generi di prima necessità per le famiglie meno abbienti del Nord
Per i disabili, la Croce Rossa ha predisposto 34 sedie a rotelle ed è stato fissato un calendario rigido per gli incontri che si tengono a Hanwha Resort, sul Monte Kumgang, lungo la costa orientale. Il primo turno, fino a giovedì, vedrà la partecipazione di sei gruppi rigorosamente controllati. Sono consentiti anche incontri individuali, là dove richiesti. Un’associazione di imprese del complesso industriale di Kaesong ha donato 31.2 milioni di Won (poco più di 24 mila euro) oltre a vestiti e generi di prima necessità alle famiglie meno abbienti del Nord. Lo staff che accompagna i sud coreani è composto da 114 persone. Con loro anche 29 giornalisti. 

L'evento ha rischiato di essere sospeso
​Erano tanti i timori espressi nei giorni scorsi dalle stesse famiglie dopo che il Nord stava valutando la possibilità di sospendere gli incontri a seguito del discorso della Presidente della Corea del Sud, Park Geun-hye, pronunciato di fronte all’Assemblea generale delle Nazioni Unite. La Park aveva esortato Pyongyang a scegliere la via della “apertura” al posto del “provocazione”.

Sono 130.000 i sudcoreani che hanno familiari oltreconfine
Attualmente sono circa 130.000 i sudcoreani registrati nella banca dati governativa che hanno familiari oltreconfine. La metà di loro sono scomparsi; 66.000 attendono di rivedere i loro cari. Dal primo vertice inter-coreano del 2000, le famiglie hanno avuto la possibilità di incontrarsi 19 volte, mentre in sette occasioni hanno potuto parlare attraverso il video. (A cura di Davide Dionisi)

Fonte: Radio Vaticana

 

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«Padre Jacques è vivo». Anche mons. Georges Abu Khazen, vicario apostolico latino di Aleppo, ci conferma dalla Siria che padre Jacques Mourad, sacerdote siriaco cattolico e priore del monastero di Mar Elian, rapito da terroristi islamici il 21 maggio scorso, sta bene.

Secondo il vescovo fino a ieri padre Jacques si trovava ancora a Qaryatain, città in cui era stato rapito cinque mesi fa. Sempre ieri, però, sarebbe stato visto anche a Zaydal, centro abitato ad un centinaio di chilometri da Qaryatain, dove avrebbe celebrato una messa. Anche il Nunzio apostolico in Siria, mons. Mario Zenari ha confermato a Radio Vaticana di aver sentito per telefono padre Jacques e di averlo trovato in buone condizioni. Zaydal, nelle vicinanze di Homs, conta una numerosa comunità cristiana. Quando lo scorso maggio i terroristi dello Stato islamico conquistarono Qaryatain, centinaia di cristiani in fuga si rifugiarono proprio a Zaydal. Quindi non stupisce che padre Jacques, una volta liberato, si sia rifugiato proprio lì.

Padre Jacques è stato per anni priore del monastero di Mar Elian, vicino al villaggio di Qaryatayn, risalente a 1.500 anni fa, uno dei più antichi luoghi di culto cristiano della Siria. Nel mese di agosto le immagini della distruzione del monastero da parte di miliziani dello Stato islamico alla guida di grandi ruspe hanno fatto il giro del mondo suscitando lo sdegno della comunità internazionale.

Durante questi anni di guerra padre Jacques aveva  tenuto aperte le porte del monastero a chiunque avesse richiesto aiuto e solidarietà, cristiano o musulmano che fosse, arrivando a ospitare centinaia di persone in difficoltà.

Padre Jacques viene rapito a maggio pochi giorni dopo che lo Stato islamico si impadronisce della città di Palmira, famosa per il sito archeologico e non molto distante da Qaryatayn. Quando il religioso viene rapito, si sta spostando in automobile nelle vicinanze del monastero. La sua vettura viene affiancata da una motocicletta con uomini armati che intimano al religioso di fermarsi. Salgono sulla vettura e portano via padre Jaques.

Fonte: Terrasanta.net 

 

Siria. P. Mourad: timori per gli altri 190 cristiani prigionieri dell'Is

Alla “gioia” per la ritrovata libertà di p. Jacques Mourad si alterna la “forte preoccupazione” per la sorte di oltre 190 cristiani originari di Al Qariatayn, a sud-ovest di Homs, in Siria, tuttora nelle mani delle milizie del sedicente Stato islamico (Is). Sono ore di ansia e soddisfazione per la comunità cristiana siriana - riferisce l'agenzia AsiaNews - che celebra il ritorno del sacerdote siro-cattolico e priore del monastero di Mar Elian, rapito nel maggio scorso nei pressi del luogo di culto distrutto ad agosto dall'Is, e prega per la vita degli altri ostaggi.

Altri 190 cristiani sono nelle mani dell'Is
Una fonte vicina a p. Mourad, contattata da AsiaNews, conferma che non si è trattato di una liberazione, quanto di una fuga dalla prigionia. Il timore, prosegue, “è che vi possano essere rappresaglie” da parte dei jihadisti; ieri sono riusciti a fuggire altre 40 persone, cristiani originari del villaggio di Al Qariatayn. Tuttavia, altri 190 restano ancora nelle loro mani e vi è il rischio che possano essere vittime della vendetta dei miliziani.  È invece finito l’incubo della prigionia per p. Mourad, sacerdote appartenente alla stessa comunità di p. Paolo Dall’Oglio, da 12 anni alla guida della locale parrocchia siro-cattolica. Amico e collaboratore del sacerdote gesuita di origini italiane, è stato uno dei primi monaci della comunità di Mar Musa e, a dispetto dei pericoli derivanti dal conflitto e delle minacce di sequestro, non aveva voluto abbandonare la propria gente. 

Minacciato non ha mai firmato l'atto di abiura del cristianesimo
In un’intervista a Tv2000, il priore di Mar Elian ha rivelato alcuni dettagli dei mesi trascorsi nelle mani dello Stato islamico. “Quasi tutti i giorni - racconta - c’era qualcuno dello Stato Islamico che entrava nella mia prigione e mi domandava ‘Chi siete?’. Io rispondevo: ‘Sono nazareno, cioè cristiano’. ‘Allora sei un infedele’ gridavano. ‘E visto che sei un infedele, se non ti converti ti sgozzeremo con un coltello’. Ma io non ho mai firmato l’atto di abiura del cristianesimo”. P. Mourad parla di “miracolo” che “il buon Dio mi ha dato: mentre ero prigioniero aspettavo il giorno della mia morte ma con una grandissima pace interiore. Non avevo alcun problema a morire per il nome di nostro Signore, non sarei stato il primo né l’ultimo, ma uno tra le migliaia di martiri per Cristo”.

La fuga grazie ad un amico musulmano
Egli è riuscito a fuggire da Al Qariatayn camuffandosi, a bordo di una motocicletta, “con un amico musulmano”, ma il suo pensiero va agli altri prigionieri cristiani ancora nelle mani dei jihadisti. Infine rivolge un ringraziamento “per quanti hanno pregato per la mia liberazione, un miracolo che sia sfuggito dalle mani di Daesh (acronimo arabo per lo Stato islamico, ndr), un miracolo che la Vergine Maria ha fatto a me  e ai cristiani in questo momento in Siria”.(R.P.)

 Fonte: Radio Vaticana

 

 SIRIA - Padre Jihad della Comunità di Deir Mar Musa: ringraziamo cristiani e musulmani che hanno pregato per la liberazione di padre Murad

“Siamo grati al Signore e diamo lode a Dio misericordioso per questo dono. E ci sta certo a cuore ringraziare tutti gli amici nel mondo che pregavano per Jacques e per la nostra comunità monastica, cristiani, musulmani o altri, anche chi non crede o crede diversamente, per la loro solidarietà e vicinanza”. Così il sacerdote Jihad Youssef, monaco siriano della Comunità monastica di Deir Mar Musa, racconta all'Agenzia Fides la gioia e la gratitudine sua e degli altri monaci e monache della comunità, per il ritorno in libertà del sacerdote siriano Jacques Murad, membro anche lui della Comunità monastica e Priore del monastero siro cattolico di Qaryatayn. “Chiediamo le preghiere e la solidarietà di ogni uomo e donna di buona volontà per la pace in Siria e nel mondo” aggiunge padre Jihad, “in modo particolare per tutte le persone rapite o scomparse”.
Il sacerdote siriano Jacques Murad è tornato a disporre pienamente della propria libertà ieri, domenica 11 ottobre, da quando, lo scorso 21 maggio, uomini armati lo avevano prelevato dal monastero siro cattolico di Qaryatayn, 60 km a sud-est di Homs. Secondo le notizie diffuse da fonti locali, il sacerdote sta fisicamente bene e ieri ha celebrato la Messa domenicale a Zaydal, località a sud-est di Homs.
Padre Murad fa parte della comunità monastica di Deir Mar Musa, fondata dal gesuita romano Paolo Dall'Oglio, scomparso nel nord della Siria il 29 luglio 2013 mentre si trovava a Raqqa, roccaforte dei Jihadisti dello Stato Islamico (Daesh).
L'insediamento monastico, di mar Elian, collocato alla periferia di Quaryatayn, negli anni del conflitto aveva rappresentato un'oasi di pace e di accoglienza nel cuore di una zona di guerra. Proprio padre Jacques, insieme ad un avvocato sunnita, avevano assunto la funzione di mediatori per garantire che il centro urbano di 35mila abitanti fosse risparmiato per lunghi periodi dagli scontri tra l'esercito gvernativo e i miliziani anti-Assad. Nel Monastero erano stati ospitati centinaia di rifugiati, compresi più di cento bambini sotto i dieci anni. Padre Jacques e i suoi amici avevano provveduto a trovare il necessario per la loro sopravvivenza anche ricorrendo all'aiuto di donatori musulmani. Poi, lo scorso agosto, j jihadisti dello Stato Islamico hanno assunto il controllo dell'area, devastando il monastero. Durante la loro offensiva a sud-est di Homs, i jihadisti hanno anche preso in ostaggio circa 270 cristiani e musulmani della zona di Qaryatayn. Nei giorni scorsi, sui si ti jihadisti era stato diffuso un video che mostrava anche un gruppo di cristiani di Qaryatayn mentre sottoscrivevano davanti a membri dello Stato islamico il “contratto di pagamento” loro imposto dalla Jizya (“legge di protezione”) per continuare a vivere nelle loro case, nel territorio controllato dall'auto-proclamato Stato Islamico (vedi Fides 8/10/2015). Immagini fotografiche di quell'assemblea, svoltasi in una sala conferenze, erano state già diffuse già alla fine di agosto. Sia nel video che nelle immagini fotografiche, tra i partecipanti a quell'atto compariva anche la figura di padre Murad. (GV) (Agenzia Fides 12/10/2015).

 

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Briefing per fornire informazioni su tema e metodo della XIV Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi (Vaticano, 4 - 25 ottobre 2015), 02.10.2015

Alle ore 11.30 di questa mattina, nell’Aula Giovanni Paolo II della Sala Stampa della Santa Sede, il Cardinale Lorenzo Baldisseri, Segretario Generale del Sinodo dei Vescovi, tiene un Briefing per fornire informazioni su tema e metodo della XIV Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi che si apre domenica prossima 4 ottobre e i cui lavori proseguiranno fino al 25 su: “La vocazione e la missione della famiglia nella Chiesa e nel mondo contemporaneo”.

Riportiamo di seguito l’intervento del Card. Lorenzo Baldisseri:

Intervento del Card. Lorenzo Baldisseri

Introduzione

Domani sera, in Piazza San Pietro, alla presenza del Santo Padre, si celebrerà una Veglia di preghiera in preparazione all’Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo, cui saranno presenti i Padri sinodali, i partecipanti al Sinodo e tutti i fedeli del mondo, su iniziativa della Conferenza Episcopale Italiana, che ha invitato le famiglie, i movimenti e le associazioni ecclesiali. Al calar della sera risplenderà la bellezza della famiglia attraverso le fiaccole accese. La fiduciosa invocazione dello Spirito Santo da parte del Popolo di Dio è il preludio ai lavori sinodali; ricordiamo infatti l’importante tono dato alla scorsa Assemblea Generale Straordinaria da parte del Santo Padre, con la sua incisiva omelia della Veglia.

Con la concelebrazione eucaristica di domenica mattina, presieduta dal Santo Padre, si aprirà l’Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo sul tema “La vocazione e la missione della famiglia nella Chiesa e nel mondo contemporaneo”, che consentirà a tutti i fedeli del mondo di unirsi al cammino comune dei Pastori cum Petro et sub Petro.

Questa Assemblea rappresenta il momento conclusivo del percorso sinodale iniziato due anni fa, con l’invio del primo questionario a tutte le Chiese particolari, mediante il quale è stato possibile delineare il profilo della famiglia nel mondo, delle sue ricchezze e delle sue sfide. In seguito, l’Assemblea Generale Straordinaria ha elaborato una Relazione finale (Relatio Synodi) dalla quale sono scaturite ulteriori domande, le cui risposte sono confluite nell’odierno Instrumentum Laboris. Con questo testo in mano, composto dalla Relatio Synodi e dagli apporti delle Chiese particolari, i Padri si apprestano ad iniziare il loro confronto in ascolto delle sfide sulla famiglia, nel discernimento della sua vocazione, per l’annuncio della sua missione.

Composizione dell’Assemblea Generale Ordinaria

Secondo l’Ordo Synodi Episcoporum (Art. 5 § 1), all’Assemblea Generale Ordinaria prendono parte i Capi delle Chiese Orientali Cattoliche sui iuris, i Vescovi eletti dai Sinodi dei Vescovi e dai Consigli dei Gerarchi delle Chiese Orientali Cattoliche, i Vescovi eletti dalle Conferenze Episcopali, dieci Religiosi eletti dall’Unione dei Superiori Generali e i Capi dei Dicasteri della Curia Romana. Inoltre, il Santo Padre nomina anche alcuni Membri, secondo le medesime norme sinodali (Art. 5 § 4).

I Padri sinodali che parteciperanno a questa Assemblea saranno in totale 270, suddivisi nelle tre seguenti categorie: 42 ex officio, 183 ex electione e 45 ex nominatione pontificia. La provenienza dei Padri dai cinque continenti è così ripartita: 54 dall’Africa, 64 dall’America, 36 dall’Asia, 107 dall’Europa e 9 dall’Oceania.

Appartengono ai Membri ex officio: i Capi dei 15 Sinodi dei Vescovi delle Chiese Orientali Cattoliche sui iuris; i Capi di 25 Dicasteri della Curia Romana; il Segretario Generale e il Sotto-Segretario.

Tra i 270 Padri sinodali si contano: 74 Cardinali (tra cui 1 Patriarca Cardinale e 2 Arcivescovi Maggiori), 6 Patriarchi, 1 Arcivescovo Maggiore, 72 Arcivescovi (tra cui 3 titolari), 102 Vescovi (tra cui 6 Vescovi Ausiliari, 3 Vicari Apostolici e 1 Emerito,), 2 sacerdoti Parroci e 13 Religiosi.

Inoltre, prenderanno parte a questa Assemblea sinodale altri invitati (cf. Art. 7 dell’Ordo Synodi) provenienti da diverse culture e nazioni: 24 Esperti o Collaboratori del Segretario Speciale, 51 Uditori e Uditrici, 14 Delegati Fraterni. Degno di nota è il fatto che, a motivo di un’Assemblea che tratterà della famiglia, si è voluto dare particolare rilievo alle coppie di sposi, genitori e capi famiglie, che sono complessivamente 18 (17 tra gli Uditori e una tra gli Esperti). Infine, siamo ben lieti di accogliere i Delegati Fraterni che, come rappresentanti di altre Chiese e comunità ecclesiali, certamente condividono con la Chiesa Cattolica la sollecitudine per l’evangelizzazione e la cura pastorale delle famiglie nel mondo odierno.

Metodologia sinodale

A partire dall’esperienza maturata durante la III Assemblea Generale Straordinaria dell’ottobre scorso e tenendo conto di diversi suggerimenti venuti da più parti, specialmente dai Padri sinodali, la Segreteria Generale del Sinodo ha elaborato una nuova metodologia da applicare all’Assemblea Generale Ordinaria, che il Santo Padre ha approvato nella riunione del Consiglio Ordinario di Segreteria del 25-26 maggio 2015.

  1. Considerando la metodologia dei precedenti Sinodi, la maggioranza dei Padri ha suggerito che l’Assemblea Generale Ordinaria sia resa più dinamica e partecipata attraverso la distribuzione degli interventi in aula dei singoli membri in tempi successivi, in modo da poter dedicare maggiore attenzione ad ogni contributo. Inoltre, i Padri hanno richiesto di valorizzare il lavoro nei Circuli Minores, ove si verifica una partecipazione più attiva alla discussione, un confronto più diretto ed immediato tra i Padri nella propria lingua, nel quale eventualmente possono intervenire gli Uditori e i Delegati Fraterni.
  2. Il frutto della prima tappa sinodale, maturato nell’Assemblea Generale Straordinaria scorsa, è stato la Relatio Synodi, la quale è divenuta, insieme ad una serie di domande annesse, i Lineamentadell’Assemblea Generale Ordinaria consegnati alle Chiese particolari e a tutti gli altri soggetti aventi diritto. L’Instrumentum Laboris, risultato dalla composizione della Relatio Synodie delle risposte ad essa collegate, è il documento base dei lavori sinodali di questa Assemblea.
  3. Nella sessione inaugurale, il Presidente Delegato rivolge il suo saluto al Santo Padre, che apre i lavori. Intervengono quindi il Segretario Generale e il Relatore Generale con le loro rispettive Relazioni. Di seguito, il Relatore Generale presenta i temi della Prima Parte (“L’ascolto delle sfide sulla famiglia”; cf. Instrumentum Laboris, nn. 6-36). Dopo la testimonianza di una coppia di coniugi Uditori, hanno inizio gli interventi dei Padri sinodali nelle Congregazioni Generali, il cui apporto costituisce uno sviluppo integrativo del testo base.

Seguono poi le sessioni dei Circoli minori, in cui i Padri riflettono sul testo base arricchito dai contributi emersi in aula, allo scopo di elaborare i “modi” con cui il testo matura ulteriormente. Al termine delle sessioni, il relatore di ciascun Circolo presenta in aula una breve relazione del lavoro svolto e nel frattempo consegna i modi che vengono inseriti nel testo base. Le relazioni dei Circoli Minori saranno rese pubbliche.

Il medesimo procedimento si ripete per la Seconda Parte (“Il discernimento della vocazione familiare”; cf. Instrumentum Laboris, nn. 37-68) e la Terza Parte (“La missione della famiglia oggi”; cf. Instrumentum Laboris, nn. 69-147), durante le due successive settimane.

La Commissione per l’Elaborazione della Relazione Finale, nominata dal Santo Padre, in cui sono rappresentati i cinque continenti, è così formata: Sua Eminenza il Cardinal Péter ERDŐ, Arcivescovo di Esztergom-Budapest (Ungheria), Relatore Generale; il Segretario Generale; Sua Eccellenza Monsignor Bruno FORTE, Arcivescovo di Chieti-Vasto; Sua Eminenza Cardinal Oswald GRACIAS, Arcivescovo di Bombay (India); Sua Eminenza Cardinal Donald William WUERL, Arcivescovo di Washington (Stati Uniti d'America); Sua Eminenza Cardinal John Atcherley DEW, Arcivescovo di Wellington (Nuova Zelanda); Sua Eccellenza Monsignor Victor Manuel FERNÁNDEZ, Arcivescovo titolare di Tiburnia, Rettore della Pontificia Università Cattolica Argentina (Argentina); Sua Eccellenza Monsignor Mathieu MADEGA LEBOUAKEHAN, Vescovo di Mouila (Gabon); Sua Eccellenza Monsignor Marcello SEMERARO, Vescovo di Albano (Italia); Padre Adolfo NICOLÁS PACHÓN, S.I., Preposito Generale della Compagnia di Gesù, in rappresentanza dell’Unione dei Superiori Generali.

Tale Commissione ha il compito di seguire ogni fase di avanzamento del progetto; pertanto, si riunisce al termine dei lavori su ogni parte e per la redazione finale. Al termine delle tre tappe di lavoro, detta Commissione sovrintende all’elaborazione del progetto della Relazione finale, che viene presentato in aula. Tenendo presente che tale progetto risulta dalla composizione di tre testi che hanno già recepito i modi collettivi dei Circuli minores – le cui relazioni sono state lette in Aula e pubblicate–, ulteriori interventi devono essere avanzati nel rispetto del lavoro collegiale sin qui condotto.

Successivamente, la suddetta Commissione sovrintende all’elaborazione del testo definitivo della Relatio finalis, che nel mattino di sabato 24 ottobre viene presentato in Aula e nel pomeriggio sottoposto al suffragio dell’Assemblea.

Conformemente alla natura del Sinodo, questo documento, frutto del lavoro collegiale dei Padri (cf. Codex Iuris Canonici, Can. 343), viene consegnato al Santo Padre (cf. Ordo Synodi Episcoporum, Art. 23 § 4), al quale competono le decisioni in merito.

  1. Considerato l’alto numero di quanti hanno diritto di parola (318 tra Padri, Delegati Fraterni e Uditori) e il maggiore spazio riservato ai Circuli minores (13 sessioni), ogni oratore ha la facoltà di parlare in Aula per tre minuti e di intervenire ampiamente nei Circuli. Come già in passato, nelle Congregazioni Generali sono previsti dei momenti, della durata di un’ora ciascuno, dedicati agli interventi liberi dei Padri. Inoltre, è sempre possibile presentare alla Segreteria Generale, oltre alla versione cartacea e informatica dei testi pronunciati in Aula, altri testi in forma scritta.
  2. Considerando che la comunicazione mediatica e l’informazione durante la scorsa Assemblea Generale Straordinaria è stata abbondante ed esauriente, anche per questa Assemblea Generale Ordinaria viene impiegata la medesima modalità. Al riguardo, si tiene presente il criterio fondamentale ricordato dal Santo Padre varie volte: il Sinodo deve essere uno spazio protetto perché vi possa agire lo Spirito Santo; in modo che i Padri abbiano la libertà di esprimersi con parresia.

Durante le tre settimane, come base per l’informazione si mantiene il Briefing che viene ampliato con una maggiore presenza di Padri sinodali, utilizzando tutti i mezzi di comunicazione disponibili. I Padri sono liberi di comunicare con i media a loro discrezione e responsabilità. Le varie fasi di elaborazione del documento base rimangono riservate, considerando che i testi, nel corso del cammino sinodale, sono suscettibili di continui sviluppi fino alla redazione finale. Saranno invece pubblicate le relazioni dei Circoli minori relative alle tre parti dei lavori sinodali. Un’apposita Commissione, insieme con la Sala Stampa, cura opportunamente, come di consueto, l’informazione sul Sinodo.

Ulteriori informazioni

Sabato 17 ottobre, dalle ore 9.00 alle 12.30, avrà luogo la Commemorazione del 50esimo Anniversario del Sinodo dei Vescovi, presso l’Aula Paolo VI. Oltre ai partecipanti al Sinodo, l’evento è aperto a tutti coloro che vorranno prendervi parte. Nella mente del Beato Paolo VI, che lo istituì il 15 settembre 1965, il Sinodo doveva perpetuare nella Chiesa lo spirito del Vaticano II, affinché anche dopo la conclusione di quell’Assise «continuasse a giungere al Popolo cristiano quella larga abbondanza di benefici, che durante il Concilio felicemente si ebbe dalla viva unione [del Sommo Pontefice] con i Vescovi»1

Dopo l’introduzione del Segretario Generale, la Relazione commemorativa è affidata al Cardinal Christoph Schönborn, Arcivescovo di Vienna e Presidente della Conferenza Episcopale dell’Austria. Seguiranno le comunicazioni di cinque Presuli in rappresentanza di tutti i continenti (il Cardinale Vincent Gerald Nichols, Arcivescovo di Westminster e Presidente della Conferenza Episcopale d’Inghilterra e Galles, per l’Europa; Sua Eccellenza Monsignor Francisco Chimoio, Arcivescovo di Maputo, per l’Africa; il Cardinale Ricardo Ezzati Andrello, Arcivescovo di Santiago del Chile e Presidente Episcopale del Cile, per le Americhe; Sua Beatitudine Louis Raphael I Sako, Patriarca di Babilonia di Caldea e Capo del Sinodo della Chiesa Caldea, per l’Asia; il Cardinale Soane Patita Paini Mafi, Vescovo di Tonga e Presidente della Conferenza Episcopale del Pacifico, per l’Oceania). Infine il Santo Padre terrà il Discorso conclusivo.

Domenica 18 ottobre, alle ore 10.30, nella Basilica Vaticana, avrà luogo la Santa Messa per la Canonizzazione, tra gli altri, dei Beati coniugi Ludovico Martin e Maria Azelia Guérin, genitori di Santa Teresa del Bambino Gesù.

Nella Basilica di Santa Maria Maggiore in Roma, il Popolo di Dio è invitato ad accompagnare con la preghiera i lavori sinodali, invocando la protezione della Salus Populi Romani e dei Beati coniugi Martin, le cui reliquie sono ivi esposte. Ogni giorno si celebrerà il Santo Rosario alle ore 17 e la Santa Messa alle 18. Nella prima settimana si prega per i figli, nella seconda per i genitori, nella terza per i nonni.

Nei pressi dell’Aula sinodale è predisposta, come al solito, una cappella per la preghiera dei partecipanti al Sinodo, dove sono esposte le reliquie di Santa Teresa del Bambino Gesù, dei suoi genitori e dei coniugi Beltrame Quattrocchi.

______________

1 BEATO PAOLO VI, motu proprio Apostolica sollicitudo, 15 settembre 1965, proemio.

[01613-IT.01] [Testo originale: Italiano]

[B0747-XX.01]

 

 XIV Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi (4 - 25 ottobre 2015) – Calendario dei lavori, 02.10.2015

 

Pubblichiamo di seguito il calendario dei lavori della XIV Assemblea Generale del Sinodo dei Vescovi, dal tema La vocazione e la missione della famiglia nella Chiesa e nel mondo contemporaneo:

Calendario dei lavori sinodali

4 ottobre - Domenica             h. 10.00   Solenne inaugurazione

Santa Messa concelebrata nella Basilica di San Pietro

5 ottobre – Lunedì h. 9.00 - 12.30         1ª Congregazione generale

Saluto del Presidente Delegato

Relazione del Segretario Generale

Relazione del Relatore Generale

I PARTE DELL'INSTRUMENTUM LABORIS

Presentazione del Relatore Generale dei temi della I parte

Testimonianza di un Uditore

Interventi dei Padri Sinodali

  1. 16.30 - 19.00      2ª Congregazione generale

Continuazione degli interventi dei Padri Sinodali

  1. 18.00 - 19.00                       Interventi liberi

6 ottobre - Martedì                 h. 9.00 - 12.30         3ª Congregazione generale

Continuazione degli interventi dei Padri Sinodali

  1. 16.30 - 19.00      Circoli Minori (I sessione)

Elezione dei Moderatori e dei Relatori

7 ottobre - Mercoledì                                  h. 9.00 - 12.30                          Circoli Minori (II sessione)

  1. 16.30 - 19.00                       Circoli Minori (III sessione)

8 ottobre - Giovedì                                       h. 9.00 - 12.30                          Circoli Minori (IV sessione)

  1. 16.30 - 19.00                       Circoli Minori (V sessione)

9 ottobre – Venerdì                h. 9.00 - 12.30         4ª Congregazione generale

Relazione dei circoli in Aula

Consegna dei modi sulla I parte

* Riunione della Commissione per l'Elaborazione della Relazione finale

  1. 16.30 - 19.00      5ª Congregazione generale

II PARTE DELL'INSTRUMENTUM LABORIS

Presentazione del Relatore Generale dei temi della II parte

Testimonianza di un Uditore

Interventi dei Padri Sinodali

  1. 18.00 - 19.00                       Interventi liberi

10 ottobre – Sabato               h. 9.00 - 12.30         6ª Congregazione generale

Continuazione degli interventi dei Padri Sinodali

  1. 16.30 - 19.00      7ª Congregazione generale

Continuazione degli interventi dei Padri Sinodali

  1. 18.00 - 19.00                       Interventi liberi

11 ottobre – Domenica                                                                                    Vacanza

12 ottobre – Lunedì                                      h. 9.00 - 12.30                          Circoli minori (VI sessione)

  1. 16.30 - 19.00                       Circoli minori (VII Sessione)

13 ottobre – Martedì                                   h. 9.00 - 12.30                          Circoli minori (VIII Sessione)

  1. 16.30 - 19.00                       Circoli minori (IX Sessione)

14 ottobre – Mercoledì         h. 9.00 - 12.30         8ª Congregazione generale

Relazione dei circoli in Aula

Consegna dei modi sulla II parte

* Riunione della Commissione per l'Elaborazione della Relazione finale

  1. 16.30 - 19.00      9ª Congregazione generale

III PARTE DELL'INSTRUMENTUM LABORIS

Presentazione del Relatore Generale dei temi della III parte

Testimonianza di un Uditore

Interventi dei Padri Sinodali

  1. 18.30 - 19.00                       Interventi liberi

15 ottobre – Giovedì              h. 9.00 - 10.00         10ª Congregazione generale

Continuazione degli interventi dei Padri Sinodali

  1. 16.30 - 19.00      11ª Congregazione generale

Continuazione degli interventi dei Padri Sinodali

  1. 18.30 - 19.00                       Interventi liberi

16 ottobre – Venerdì              h. 9.00 - 12.30         12ª Congregazione generale

Audizione dei Delegati fraterni

  1. 16.30 - 19.00      13ª Congregazione generale

Audizione degli Uditori e delle Uditrici

17 ottobre – Sabato                                     h. 9.00 - 12.30                          Commemorazione 50º anniversario del Sinodo dei Vescovi

  1. 16.30 - 19.00                       Circoli minori (X sessione)

18 ottobre – Domenica                           Santa Messa di Canonizzazione:

- Vincenzo Grossi

- Maria dell'Immacolata Concezione

- Ludovico Martin e Maria Azelia Guérin

19 ottobre – Lunedì                                      h. 9.00 - 12.30                          Circoli minori (XI sessione)

  1. 16.30 - 19.00                       Circoli minori (XII sessione)

20 ottobre – Martedì                                   h. 9.00 - 12.30                          Circoli minori (XIII sessione)

  1. 16.30 - 19.00      14ª Congregazione generale

Relazione dei circoli in Aula

Consegna dei modi sulla III parte

Votazione per l'elezione del Consiglio (I)

21 ottobre – Mercoledì                           Vacanza

* Riunione della Commissione per l'Elaborazione della Relazione finale

22 ottobre - Giovedì               h. 9.00 - 10.30         15ª Congregazione generale

Votazione per l'elezione del Consiglio (II)

Presentazione del Progetto di Relazione finale

Consegna del progetto ai Padri Sinodali

  1. 16.30 - 19.00      16ª Congregazione generale

Interventi dei Padri Sinodali sul progetto della Relazione finale

Consegna delle osservazioni in scritto

23 ottobre – Venerdì                                Vacanza

* Riunione della Commissione per l'Elaborazione della Relazione finale

24 ottobre – Sabato               h. 9.00 - 12.30         17ª Congregazione generale

Lettura in Aula della Relazione finale

  1. 16.30 - 19.00      18ª Congregazione generale

Votazione della Relazione finale

Canto del Te Deum

25 ottobre – Domenica         h 10.00    Solenne chiusura

Santa Messa concelebrata nella Basilica di San Pietro

(*) La Commissione per l'elaborazione della Relazione finale si riunisce al termine di ciascuna parte in un orario da stabilire secondo le esigenze del Calendario

Città del Vaticano, 02 ottobre 2015

 

Sua Em.za Rev.ma Card.
Lorenzo BALDISSERI
Segretario Generale

Il Calendario non è definitivo; potrebbe essere cambiato in base alla decisione del Presidente.

 http://press.vatican.va/

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