Un viaggio nella savana africana dove la dolcezza delle caramelle diventa la chiave che apre le porte alla connessione umana e alla gioia inaspettata.

Nel cuore di Wamba, dove il sole accarezza la terra con il suo calore, i nostri piedi si muovevano sul terreno rossiccio. Padre Ansoni Camacho Cruz ed io, guidati da Isac un giovane della parrocchia, visitavamo le comunità attraverso percorsi serpeggianti che collegavano le case. La nostra missione era semplice: condividere la dolcezza, non solo con le parole, ma anche con gesti concreti.

Sotto il vasto cielo africano, portavamo sacchi di caramelle, piccoli tesori avvolti in carte colorate. Mano a mano che avanzavamo, fermavamo la macchina, e consegnavamo questi piccoli doni, con la sorpresa che dietro ogni bambino ce n'erano tanti altri che apparivano all'improvviso. Si avvicinavano a noi con stupore, gioia, timidezza e innocenza, il tutto mescolato al caldo sussurro del vento. Un grande sorriso si disegnava sui loro volti quando aperta una caramella la mettevano in bocca e poi correvano a condividere il loro inatteso regalo con gli adulti, che non se lo aspettavano.

20240223Pacho

Ogni caramella donata era una promessa: "Tu conti. La tua gioia conta, la tua cultura conta".

Questi sono regali a sorpresa e la gioia dei bimbi e degli adulti è una moneta più preziosa di qualsiasi altra. Perché in questi effimeri scambi, scopriamo la vera essenza del donare: non nell'aspettativa, ma nel puro piacere del sorprendere un altro essere umano. In mezzo alla savana africana, dove tutto trascorre con la sua lenta normalità, senza troppa fretta a differenza della grande città, arriva un regalo inaspettato.

Proseguiamo il nostro viaggio e i paesaggi sconosciuti diventano compagni. Un cenno del capo, una mano alzata, una fotografia scattata, un sorriso condiviso, una benedizione sussurrata; tutto tessuto nella trama del nostro incontro. La savana ci ha abbracciati, sussurrandoci segreti di resistenza al caldo implacabile e di saggezza ancestrale presente nelle persone. E in questa immensità, abbiamo trovato la connessione: un ponte tra mondi, fattoi non di mattoni, ma di umanità condivisa.

20240223Pacho3Arriviamo a conoscere una piccola Mañata (casa tradizionale Samburu), un luogo in mezzo alle montagne, con animali appena nati e uomini Samburu che ci guardano da lontano. Salutiamo la signora e i bambini della casa, e dopo un po' arrivano gli uomini e ci invitano a prendere il Chai. Accettiamo l’invito anche un pò incuriositi di poter assaggiare il latte di cammello. Isac ci porta in cucina, dove in termos tradizionali c'era del latte con un sapore particolare, più dolce e viscoso del latte di mucca. È stato un nuovo incontro con le tradizioni del luogo, il tutto unito in una porzione di esperienza culturale condivisa nella missione.

Ogni caramella donata era una promessa: "Tu conti. La tua gioia conta, la tua cultura conta". Mentre ci preparavamo per tornare, sono apparse persone che dovevano andare a Wamba; con la massima gentilezza, abbiamo offerto loro il nostro trasporto. Mentre loro si accomodavano, noi camminavamo con padre Camacho, osservando la bella scena di come il nostro trasporto diventava una possibilità, di nuovo un regalo inaspettato per loro e per noi.

Le emozioni del viaggio non erano da meno. Isac superava con cautela i dislivelli della strada, e i salti provocavano risate, conversazioni che non capivamo perché la loro lingua era il Samburu, ma le loro emozioni erano come un caleidoscopio di gratitudine, simpatia e gioia. In quei momenti noi non eravamo più estranei di passaggio; eravamo possibilità, missione e un'esistenza condivisa.

Le risate dei bambini, lo scricchiolio degli involucri delle caramelle, il calore delle persone, la gratitudine, sono regali inaspettati che ci offre la missione, che ci offre l'andare incontro all'altro.

E così, caro lettore, ricordiamoci che a volte i regali più preziosi arrivano senza preavviso, avvolti non nella carta, ma nella magia degli incontri inaspettati. Nell'abbraccio di Wamba, abbiamo imparato che la gioia si moltiplica quando viene condivisa liberamente; una lezione impressa per sempre nel linguaggio dei sorrisi e nel sapore delle dolci sorprese.

* Francisco Martinez è Liaco Missionario della Consolata colombiano lavorando nel Kenya.

L’Istituto Missioni Consolata è nato dal desiderio del Beato Giuseppe Allamano di aprire missioni in Etiopia, dove voleva inviare i suoi missionari da Torino in Italia. Ma il suo desiderio si è realizzato solo nel 1913, quando venne affidato all’Istituto parte del Vicariato di Oromo, eretto in Prefettura Apostolica il 28 gennaio 1913 con il nome di Kaffa Meridionale. Il primo Prefetto Apostolico, Mons. Gaudenzio Barlassina, IMC, fu eletto il 6 maggio 1913, ma raggiunse Addis Abeba, la capitale del paese verso la fine del 1916 e dovette attendere circa un anno prima di poter entrare nel territorio della sua missione.

Nel 1941, con la fine dell’esperienza coloniale italiana, anche i missionari della Consolata vennero espulsi dal paese. Nel 1970 l’Istituto ritorna in Etiopia assumendo la cura spirituale de alcune missioni del Vicariato di Harrar.

Attualmente lavorano nel paese 17 missionari della Consolata in cinque distinti missioni nella capitale Addis Abeba, nel Vicariato di Meki e nel Vicariato di Nekemte. Svolgono essenzialmente una missione fatta di evangelizzazione e promozione umana, come disiderava il Fondatore. Questo è ciò che ci spiega il Padre Marco Marini, IMC, in un'intervista rilasciata al Segretariato per la Comunicazione a Roma prima di tornare ad Addis Abeba, dove lavora.

Vedi il video realizzato da Fratel Adolphe Mulengezi

Tutti siamo sorpresi per l’impresa della nazionale della Costa d’Avorio che è riuscita ad andare in finale della Coppa d'Africa 2024. La sfida decisiva si terrà domenica 11 febbraio nella capitale Abidjan contro la Nigeria. Quest’ultima è senz’altro la squadra favorita, dovrà giocarsela alla pari con la squadra ivoriana che potrà contare sull’arrivo di un grande rinforzo: stiamo parlando di Padre Stefano Camerlengo, IMC, che atterrerà nella Capitale del Paese degli elefanti proprio questo sabato, 10 febbraio, la vigilia della grande inaspettata finale.

Nonostante le sue innegabili doti calcistiche, - confermate da chi lo conosce bene dai tempi del seminario - la sua "partita" si giocherà altrove, non nello Stadio All'Alassane Ouattara di Abidjan, sede della finale vera e propria, ma più precisamente nei diversi “campi” di missione che Dio ha affidato ai Missionari della Consolata nel nord del Paese, dove la maggioranza della popolazione è musulmana. A differenza di una partita di calcio, la sfida della missione durerà molto di più di 90 minuti... saranno anni…

Come un pellegrino della missione ad gentes, dopo 18 anni di generosa dedizione e servizio nella Direzione Generale, a 67 anni di età e 40 di sacerdozio, Padre Stefano riparte pieno di entusiasmo ed energia e molto bene “allenato” da questi anni di servizio all’Istituto, per continuare a condividere la gioia del Vangelo e il carisma della Consolazione ereditato dal Beato Allamano.

Prima della sua partenza, in un'intervista rilasciata al Segretariato Generale per la Comunicazione, Padre Stefano ha lanciato questo messaggio.

Vedi il video realizzato da Fratel Adolphe Mulengezi

Messa d'invio per la Costa d'Avorio

Nella Messa di saluto e di invio missionario celebrata il venerdì 09 febbraio, nella comunità di Casa Generalizia, padre Stefano ha condiviso i sentimenti che porta nel cuore. Ha fatto memoria di tutti i missionari che ha incontrato in tutti questi anni e ringraziato i Signore per il dono che sono stati per lui e l’insegnamento ricevuto per la sua vita. Il cambiamento all’inizio è stato uno spaesamento, dopo così tanti anni, ma poi si vive una spogliazione per amare e vivere dell’essenziale, l’amore per il Signore e per la gente. L’amore per la Madonna, che lo ha sempre accompagnato e protetto nel suo mandato a servizio dell’Istituto, anche in questo frangente è fonte di ispirazione. Sono tre gli atteggiamenti che Maria mi insegna, ha detto nell’omelia. Il primo: “avvolgere nelle fasce della tenerezza e della misericordia le persone che incontrerò, come Maria – ha continuato padre Stefano – che nella capanna ha avvolto nelle fasce il Bambino Gesù. Secondo, la capacità di custodire nel cuore le ispirazioni della Parola di Dio e poi, cercare di fare sempre “quello che il Signore mi dirà”, facendo mio l’esortazione che Maria ha ricolto ai servitori del banchetto di Cana. Sono tre atteggiamenti - ha concluso padre Stefano - con i quali cercherò di vivere la Missione in Cosa d’Avorio”.

Leggi l'omelia integrale di P. Stefano

Accompagneremo padre Stefano con la preghiera, affinché possa realizzare questi suoi propositi. Dunque “palla al centro”, auguri e preghiere per l’inizio della "partita" della missione.

20240209Stefano5

La comunità  IMC della Casa Generalizia a Roma accompaga Padre Stefano con la preghiera e sostegno.

Breve biografia

Nato a Morrovalle - Macerata l'11 giugno 1956, Padre Stefano Camerlengo è entrato in seminario a Varallo Sesia nel 1978, ha compiuto gli studi teologici a Torino e Roma, presso l’Università Gregoriana, ed è stato ordinato sacerdote il 19 marzo 1984 a Wamba, nell’attuale Repubblica Democratica del Congo, dove ha lavorato a più riprese, disimpegnandosi bene come parroco, formatore nel seminario e Superiore regionale. Nel suo percorso, ha lavorato in Italia nell’animazione missionaria vocazionale. Dal 2005 al 2011 ha svolto l'incarico di Vice Superiore Generale e dal 2011 al 2017 è stato Superiore Generale.

Nella Costa d'Avorio, i missionari della Consolata sono presenti dall’inizio del 1996 dove attualmente lavorano 19 missionari nelle diocesi di Odienne e di San Pedro e nell’archidiocesi di Abidjan.

* Padre Jaime C. Patias, Comunicazione IMC Roma.

202600209Stefano3

“L’ evangelizzazione” è “un andare instancabile verso tutta l’umanità” per invitare tutti “alla festa del Signore”. La festa della “salvezza finale nel Regno di Dio”, iniziata nel tempo “con la venuta di Gesù”. Una salvezza a cui sono invitati “tutti”, a partire dai poveri, “senza escludere nessuno”.

Questo è ciò che chiede Papa Francesco nel suo Messaggio per la Giornata Missionaria Mondiale 2024. Francesco sottolinea che il “dramma della Chiesa” è che Cristo “continua a bussare alla porta, ma dal di dentro, perché lo lasciamo uscire”: l'annuncio del Vangelo è urgente e universale, ma va fatto con “gentilezza”, senza forzature né proselitismi.

Il messaggio, diffuso il 2 febbraio, porta la data del 25 gennaio, festa della Conversione di San Paolo, e prende il titolo da un versetto del Vangelo di Matteo: “Andate e invitate al banchetto tutti” (Mt 22, 9) contenuto nella parabola del banchetto nuziale in cui, dopo che gli invitati hanno rifiutato l’invito, il re dice ai suoi servi: “Andate ora ai crocicchi delle strade e tutti quelli che troverete, chiamateli alle nozze”.

Leggi qui il testo integrale del Messaggio per la GMM 2024.

Quest’anno, la Giornata Missionaria Mondiale si celebra domenica 20 ottobre e si colloca nella fase finale del percorso sinodale che “dovrà rilanciare la Chiesa verso il suo impegno prioritario, cioè l’annuncio del Vangelo nel mondo contemporaneo”, scrive papa Francesco.

Il Santo Padre sottolinea tre aspetti importanti contenuti nel versetto del Vangelo che dà il titolo al Messaggio: “Essi si rivelano particolarmente attuali per tutti noi, discepoli-missionari di Cristo”.

20240204GMM3

5° Congresso Missionario Americano a Santa Cruz de la Sierra, Bolivia nel 2018.

Andate e invitate

La prima espressione su cui si sofferma nella riflessione è “Andate e invitate!”, ovvero “La missione come instancabile andare e invitare alla festa del Signore”: “Questo ci dice – commenta papa Francesco – che la missione è un andare instancabile verso tutta l’umanità per invitarla all’incontro e alla comunione con Dio. Instancabile!”. Con questo insegnamento il Santo Padre esorta la Chiesa a continuare “ad andare oltre ogni confine, ad uscire ancora e ancora senza stancarsi o perdersi d’animo di fronte a difficoltà e ostacoli, per compiere fedelmente la missione ricevuta dal Signore”.

Il Banchetto

La seconda espressione che papa Francesco sottolinea è la meta dell’invito, cioè il “Banchetto” che descrive come “La prospettiva escatologica ed eucaristica della missione di Cristo e della Chiesa”. Il “banchetto” citato riflette quello escatologico, è immagine della salvezza finale nel Regno di Dio, simboleggiata dalla mensa imbandita “di cibi succulenti, di vini raffinati”, quando Dio “eliminerà la morte per sempre” (Is 25,6-8).

“Tutti”

Infine, la terza espressione, quel “Tutti” a cui si aggiunge il titolo “La missione universale dei discepoli di Cristo e la Chiesa tutta sinodale-missionaria”. La riflessione riguarda i destinatari dell’invito del re. “Questo – dice papa Francesco – è al cuore della missione: quel “tutti”. Senza escludere nessuno. Tutti. Ogni nostra missione, quindi, nasce dal Cuore di Cristo per lasciare che Egli attiri tutti a sé”, cioè “tutte le persone di ogni condizione sociale o anche morale”.

Le Pontificie Opere Missionarie

Il Papa Francesco fa una raccomandazione esplicita a tutte le diocesi del mondo perché tengano a cuore il servizio delle Pontificie Opere Missionarie che costituiscono i mezzi primari “sia per infondere nei cattolici, fin dalla più tenera età, uno spirito veramente universale e missionario, sia per favorire una adeguata raccolta di sussidi a vantaggio di tutte le missioni e secondo le necessità di ciascuna”.

20240205GMM2

Il Padre Fernando Florez, IMC, visita la comunità indigena di Puerto Refugio sulle rive del fiume Putumayo nel Peru.

La preghiera

Nell'anno dedicato alla preghiera, in preparazione al Giubileo del 2025, il Vescovo di Roma invita tutti a “intensificare anche e soprattutto la partecipazione alla messa e la preghiera per la missione evangelizzatrice della Chiesa”. E ricorda anche che il cammino sinodale condiviso dalle comunità ecclesiali in tutti i Continenti è stato intrapreso con l’intento primario di “rilanciare tutta la Chiesa verso il suo impegno maggiore dell'evangelizzazione nel mondo contemporaneo”.

I missionari e le missionarie

Nel testo, il Papa Francesco ringrazia “i missionari e le missionarie che, rispondendo alla chiamata di Cristo, hanno lasciato tutto per andare lontano dalla loro patria, per portare la buona notizia di Dio là dove la gente ancora non l'ha ricevuta o l’ha accolta da poco”. La loro vita è “espressione tangibile dell’impegno della missione ad gentes che Gesù ha affidato ai suoi discepoli”.

Il Messaggio è disseminato anche di richiami e indicazioni per orientare in chiave missionaria le dinamiche della vita ecclesiale.

* Con informazione della'Agenzia Fides

Il 6 gennaio 1905 era la festa dell'Epifania e in quel giorno il nostro fondatore, il beato Giuseppe Allamano, scrisse una lettera ai missionari del Kenya (cfr Lettere IV, 276-282). In quella lettera di inizio anno Giuseppe Allamano indica ai suoi missionari le cose fondamentali e importanti da fare per continuare ad essere con gioia strumenti della presenza di Dio nel mondo. Potremmo dire che, con quelle parole, ha voluto tracciare per i suoi figli i propositi che considerava necessari per camminare tutto l’anno al servizio del progetto di Dio e offrire generosamente il meglio di sé.

Questo, ancora oggi, è per noi un invito a dare una direzione e un significato alla nostra vita con propositi che agiscano come fari di speranza e ci ricordino che abbiamo degli obiettivi da raggiungere.
Il Fondatore disse ai missionari, che avevano appena concluso la Conferenza di Muranga l'anno precedente, di “stabilire regole di vita e di azione apostolica, suggerite dall'esperienza” e raccomandava ai missionari di consultare i superiori se avessero avuto progetti diversi da quelli discussi e decisi dalla comunità in occasione della recente conferenza.

Anche questo è molto importante per noi oggi, soprattutto perché abbiamo appena concluso il 14° Capitolo Generale nel quale si sono stabiliti criteri e progetti. Stiamo ancora analizzando e cercando di attuare gli atti del capitolo, e il rischio di provare a modificarli per una soluzione rapida non può essere escluso. Per questo è necessario ripensare l'anno con le linee guida del nostro Fondatore.
Una delle funzioni più importanti del cervello umano è quella che ci consente di fissare obiettivi e di raggiungerli ma questo richiede una rigorosa disciplina nella gestione del tempo. A questo proposito anche Giuseppe Allamano scriveva ai missionari: “Una raccomandazione che ritengo utile anche per voi è quella di usare bene il tempo” e prosegue ricordando che ciascuno è tenuto a rispettare l'orario comune e quindi ad essere puntuale in tutte le attività.

Potrebbe sembrare banale sentire il Fondatore fare raccomandazioni di questo tipo eppure siamo consapevoli che uno degli ostacoli al raggiungimento dei bei propositi presi è la cattiva gestione del tempo. Ecco perché le parole di dell'Allamano non vanno prese alla leggera.

Consapevole che la stanchezza indebolisce gradualmente la determinazione delle persone nella sua lettera ai missionari nel Kenya aggiungeva un invito a non inaridire lo spirito ed arrendersi: “Alla vostra partenza voi avete promesso di santificarvi totalmente per amore delle anime, sottoponendovi a qualunque disagio, contentandovi di qualunque ufficio pur di riuscire a santificare voi stessi ed il prossimo”.

Anche noi oggi possiamo riconoscerci nelle parole del nostro Fondatore. Quando siamo entrati nell'Istituto e fatto la professione religiosa abbiamo promesso le stesse cose. Nel corso degli anni la possibilità di stancarsi e perdere il morale è qualcosa che non si può negare. Ecco perché iniziare l'anno con le parole di Giuseppe Allamano ci mette nelle condizioni di raggiungere i nostri obiettivi.
Conclude il beato Allamano con un importante invito alla carità: “Quella che ora intendo inculcavi è la carità vicendevole. Con il moltiplicarsi delle persone crescono anche le diversità di apprezzamenti, perché tutti abbiamo la nostra testa, come si dice, e specialmente molta dose di amor proprio che ci inganna senza che ce ne accorgiamo. Da qui la tentazione di disapprovare internamente il modo di pensare e di agire dei confratelli e talvolta perfino dei superiori. State attenti contro questa tentazione, perché il giorno in cui cominciassero le critiche vicendevoli segnerebbe tosto la sterilità delle vostre fatiche e sarebbe il principio della dissoluzione dell’Istituto”.

Possano queste sagge parole di p. L'Allamano ci guida e dirige le nostre attività mentre entriamo in questo nuovo anno benedetto da Dio.

* Padre Jonah M. Makau, IMC, Casa Generalizia a Roma, frequenta il corso in Cause dei Santi.

Gli ultimi articoli

Padre Ashenafi: “studiare la storia mi avvicina alla missione”

27-02-2024 I Nostri Missionari Dicono

Padre Ashenafi: “studiare la storia mi avvicina alla missione”

La situazione attuale e futura della missione ad gentes esige dei missionari qualificati per svolgere con competenza il servizio pastorale...

Leggi tutto

Venezuela: Caracas e Mosca, amore interessato

27-02-2024 Notizie

Venezuela: Caracas e Mosca, amore interessato

Maduro e un'opposizione tutta femminile In attesa di stabilire la data delle elezioni presidenziali, il governo Maduro prova a fermare un'opposizione...

Leggi tutto

Ucraina: “La vita è cambiata”

26-02-2024 I Nostri Missionari Dicono

Ucraina: “La vita è cambiata”

Sono passati due anni da quando la guerra in Ucraina è iniziata con l'invasione russa.  In tutto il mondo, le...

Leggi tutto

Conferenza Regionale programma la missione in Etiopia

26-02-2024 Missione Oggi

Conferenza Regionale programma la missione in Etiopia

I missionari delle missioni di Weragu, Gambo, Halaba, Modjo, pieni di zelo e con il cuore colmo di storie e...

Leggi tutto

L’angoscia del Papa per i rapimenti in Nigeria e le violenze in RD Congo

25-02-2024 Notizie

L’angoscia del Papa per i rapimenti in Nigeria e le violenze in RD Congo

Appello all’Angelus per i due Paesi africani. Francesco si unisce alla preghiera di pace dei vescovi congolesi auspicando “un dialogo...

Leggi tutto

La commemorazione dell’Allamano 1926

25-02-2024 Triennio Allamano

La commemorazione dell’Allamano 1926

Mons. Giovanni Battista Ressia (1850-1933), originario da una famiglia di contadini di Vigone (TO), fece i primi studi fino alla...

Leggi tutto

Corea: un abbraccio senza confini

24-02-2024 Missione Oggi

Corea: un abbraccio senza confini

Le speranze di padre Pietro Han, IMC, di arrivare un giorno alla riconciliazione fra le due Coree La foto si può...

Leggi tutto

Un regalo inaspettato

23-02-2024 I Nostri Missionari Dicono

Un regalo inaspettato

Un viaggio nella savana africana dove la dolcezza delle caramelle diventa la chiave che apre le porte alla connessione umana...

Leggi tutto

Enzo Bianchi e Ignazio Ingrao: "Cinque domande che agitano la Chiesa"

23-02-2024 Missione Oggi

Enzo Bianchi e Ignazio Ingrao: "Cinque domande che agitano la Chiesa"

Si è svolto giovedì 15 febbraio al Polo Culturale “Cultures And Mission” dei Missionari della Consolata a Torino l’incontro «Le sfide...

Leggi tutto

onlus

onlus