Lettera in occasione del decimo anniversario della visita a Lampedusa

Carissimi, in questi giorni in cui stiamo assistendo al ripetersi di gravi tragedie nel Mediterraneo, siamo scossi dalle stragi silenziose davanti alle quali ancora si rimane inermi e attoniti. La morte di innocenti, principalmente bambini, in cerca di una esistenza più serena, lontano da guerre e violenze, è un grido doloroso e assordante che non può lasciarci indifferenti. È la vergogna di una società che non sa più piangere e compatire l’altro.

Sono trascorsi dieci anni dal viaggio che ho voluto compiere nella comunità lampedusana per manifestare il mio sostegno e la paterna vicinanza a chi dopo penose peripezie, in balìa del mare, è approdato sulle vostre coste. Il consumarsi di sciagure così disumane deve assolutamente scuotere le coscienze; Dio ancora ci chiede: “Adamo dove sei?”, “Dov’è il tuo fratello?” Vogliamo perseverare nell’errore, pretendere di metterci al posto del Creatore, dominare per tutelare i propri interessi, rompere l’armonia costitutiva tra Lui e noi? Bisogna cambiare atteggiamento; il fratello che bussa alla porta è degno di amore, di accoglienza e di ogni premura. È un fratello che come me è stato posto sulla terra per godere di ciò che vi esiste e condividerlo in comunione.

In tale contesto, tutti siamo chiamati ad un rinnovato e profondo senso di responsabilità, dando prova di solidarietà e di condivisione. È necessario quindi che la Chiesa, per essere realmente profetica, si adoperi con sollecitudine per porsi sulle rotte dei dimenticati, uscendo da sé stessa, lenendo con il balsamo della fraternità e della carità le piaghe sanguinanti di coloro che portano impresse nel proprio corpo le medesime ferite di Cristo. 

Vi esorto perciò a non restare imprigionati nella paura o nelle logiche di parte, ma siate cristiani capaci di fecondare con la ricchezza spirituale del Vangelo codesta Isola, posta nel cuore del Mare Nostrum, affinché ritorni a splendere nella sua originaria bellezza.   

Mentre ringrazio ciascuno di Voi, volto radioso e misericordioso del Padre, per l’impegno di assistenza a favore dei migranti, affido al Signore della vita i morti nelle traversate, e volentieri imparto la mia Benedizione, chiedendo per favore di pregare per me.  

La festa del montone

  • Feb 27, 2024
  • Pubblicato in Notizie

Qui in Marocco, paese musulmano, oggi è la più grande festa  dell'anno: l’Eid detta anche festa del montone perché si celebra il ricordo del sacrificio di Abramo quando risparmiò il figlio Isacco.

Questa mattina alle 3,30 il muezzin ha chiamato alla preghiera. anch’io mi sono svegliato e siccome fa molto caldo in questo periodo, riaddormentarsi era impossibile. Così io ho celebrato alla stessa ora dei mussulmani il mattutino della festa del santi Pietro e Paolo. 

È certamente una bella coincidenza, cristiani e mussulmani siamo in festa assieme.

Alle nove una sirena, che rimbombava in tutta la città ha dato il via hai festeggiamenti. 

Il capo famiglia che ha comprato il montone lo sgozza alla presenza di tutta la famiglia dopo aver fatto una lunga preghiera. Anche noi con i nostri amici abbiamo pregato e poi, un ragazzo esperto, ha sgozzato il montone e l’ha disossato per bene. Alle undici la carne era pronta per la cottura. 

Tutti i giovani presenti nella casa, che in questo periodo sono una sessantina, sono andati a pregare nella vicina  moschea mentre i giovani cristiani preparavano i tavoli.  Al ritorno ci siamo seduti tutti attorno la stessa tavola: un ragazzo fa la preghiera di ringraziamento in arabo e francese; si mangia assieme il piatto di riso e montone e così è presto ricreato quel clima di festa che ognuno avrebbe vissuto in famiglia. Malgrado la loro condizione difficile di migranti un buon gruppo di persone hanno vissuto un po di gioia e speranza nel futuro che da tempo non vivevano. Con i giovani cristiani questa sera alle 17 celebreremo la santa Messa in occasione della festa apostolica di Pietro e Paolo. È bello vivere la festa nella gioia della preghiera; è bello stare assieme cristiani e musulmani come fratelli. Ringraziamo il Signore!

* Padre Francesco Giuliani è Missionario della Consolata che lavora con migranti a Oujda (Marocco)

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Giovedì 11 maggio è stato, secondo i partecipanti al primo incontro dei leader indigeni venezuelani a Roraima, un giorno storico che rimarrà nella loro memoria e che conserverà anche in quella dei loro popoli. In questo giorno si sono ritrovati nella Cappella Nostra Signora de Jardim Floresta (Cappella appartenente all'Area nella quale operano i Missionari della Consolata) per realizzare una giornata di formazione e informazione che si è conclusa per il popolo Warao anche in tempo di elezioni. Hanno partecipato cinquantatré persone delle popolazioni indigene Warao, Taurepan, E'ñepa, Kariña e Akawayo.

Gli obiettivi di questo incontro erano: informare i leader indigeni a proposito delle aree che lo stato di Roraima metteva a disposizione dei migranti indigeni; far conoscere i risultati del Primo Incontro Nazionale di Leaders indigeni che si è celebrato a Brasilia nel mese di Aprile; continuare nella organizzazione della popolazione indigena migrate in modo tale da garantire i loro diritti nel pieno rispetto della legislazione e accordi internazionali.

In questa intensa giornata sono stati presentati gli enti pubblici brasiliani che in diversi modi possono sostenere le organizzazioni indigene: la Funai (Fondazione Nazionale dei Popoli Indigeni); il Ministero della Donna; il Mjsp (Ministero di Giustizia e Pubblica Sicurezza); il Cndh (Consiglio Nazionale dei Diritti Umani); il Sesai (Segretariato Speciale per la Salute Indigena), l’Mpi (Ministero dei Popoli Indigeni) e l’Mpf (Ministero Pubblico Federale). Si è  ribadito che le popolazioni indigene migranti hanno un ruolo di primo piano nell'elaborazione, esecuzione e monitoraggio delle politiche pubbliche. Per questo è sorta la proposta che in ogni Stato siano eletti rappresentanti che possano occuparsi di temi legati a giovani, donne, casa, istruzione, salute, assistenza sociale, lavoro imprenditoriale e un Consiglio degli anziani.

Ogni gruppo etnico, a prescindere del numero di migranti, eleggerebbe un loro rappresentante e loro riporteranno alle rispettive comunità le decisione che saranno prese su ciascuno di questi temi. Inoltre, in rete, si faranno conoscere i risultati. In questo modo si spera che l’autogestione politica ed amministrativa delle comunità indigene potrà influire positivamente sulle politiche pubbliche locali.

Si è messo anche in evidenza l’urgenza di una mappatura e una localizzazione più precisa di quelle organizzazioni sociali locali esistenti nelle quali i migranti indigeni potrebbero partecipare e contribuire positivamente.

L’incontro di Brasilia si è concluso poco tempo fa ed è stato patrocinato dalla Organizzazione internazionale per le migrazioni. Per motivi economici la partecipazione di rappresentanti è stata più contenuta ma vale la pena sottolineare la presenza dei Missionari della Consolata come unico gruppo “alleato” non indigena. Il cammino è ancora lungo ma l’impegno continua.

*Padre Juan Carlos Greco ha lavorato in Venezuela con comunità indigena Warao che in questo momento accompagna nello stato del Roraima, in Brasile, dove molti di loro sono emigrati come conseguenza delle difficili condizioni del Venezuela.

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Originale cammino sinodale

  • Feb 27, 2024
  • Pubblicato in Notizie

Era l'altra domenica a fine ottobre, subito dopo la messa, che siamo partiti. Come inviato dall'assemblea, era un piccolo gruppo di studenti universitari subsahariani di Beni Mellal (Marocco) con le suore Chantale e Clotilde. Più di due ore di viaggio verso le alture del Medio Atlante. Un cammino sinodale originale su per i monti, in minibus. Ci hanno accompagnato nella riflessione e nello scambio le frasi più belle dell'enciclica “Laudato si”. Le parole di papa Francesco preparano, così, la nostra mente a questo incontro sorprendente, una vera esperienza spirituale... Ci aspettava, infatti, "lo spettacolo naturale più bello del Marocco": le cascate di Ozoud (che vuol dire mulino, in berbero, per la presenza di una dozzina di molini per l' olio).  Cascate spettacolari di un'altezza di 110 m, che spesso si rivestono di un bell'arcobaleno. L'acqua e i suoi vapori cadono davanti ai nostri occhi in una vallata dove il verde della vegetazione contrasta con il terreno rossastro attorno, in un'oasi di uliveti, di mandorli e di fichi. Una vera meraviglia!

Nella nostra testa risuonano, peró, le parole di papa Francesco: «La terra, la nostra casa, sembra diventare sempre più un immenso deposito di immodizia! " Ma qui, spalancando gli occhi, la sua visione delle cose ci tocca e ci parla: «Tutto l'universo materiale è espressione dell'amore di Dio, del suo eccessivo affetto verso di noi. La terra, l'acqua, le montagne, tutto è carezza di Dio!" Ancora immobili per questo stupore, qualcosa intanto ci accarezza, per davvero, la schiena e il viso… Sono le piccole scimmie che appaiono all'improvviso, a decine, e addomesticano i visitatori di questo luogo magico. Viene in mente, allora, quella bella osservazione della "Laudato si": "Per la tradizione giudaico-cristiana dire 'creazione' è più che dire natura, perché è un progetto dell'amore di Dio, dove ogni creatura ha un valore e un significato! »

Così, perso in mezzo a questo immenso Atlante, il nostro piccolo gruppo è invitato oggi a contemplare,... che è sempre stupirsi di qualcosa più grande di sé. Tuttavia, l'amara osservazione del papa sulla nostra società dei consumi, dal cuore incapace di meravigliarsi o di contemplare, ci intristisce non poco... «Più il cuore di una persona è vuoto, più oggetti ha bisogno di comprare, possedere e consumare. »

Soulaymane, una giovane guida berbera, socialmente impegnato, ci prende quasi per mano per mostrarci e contemplare questi luoghi… Così, Tanaghmelt, un antico e delizioso villaggio berbero, un mulino tradizionale, una cooperativa di tappeti berberi femminili, un centro di economia sociale, ci hanno aperto le loro porte e il loro mistero. Per dirci come cultura locale, economia, attività, uomini e natura,... tutto qui è tenuto insieme in una sinergia e un rispetto invisibili. Come la trama di un tappeto. 

Infine, sulla via del ritorno, ci tornava continuamente in mente una domanda dell'enciclica del papa. “La natura è piena di parole d'amore, ma come ascoltarle in mezzo a un rumore costante, una distrazione permanente e ansiosa, o un culto dell'apparenza?" Sì, domanda vera, provocante.

* Renato Zilio è missionario scalabriniano

In cammino con...

  • Feb 27, 2024
  • Pubblicato in Notizie

Sì, con la nostra terra, la gente dei nostri villaggi, come Timoulilte nei dintorni di Beni Mellal e la loro voglia di lavorare insieme. Halima, infatti, ci ha accolto questo martedì mattina nella sua cooperativa Taymate (che significa "fraternità"). Un mondo si è aperto per noi. Fraterno, laborioso, e in cammino verso la dignità di tante donne e uomini di qui. Preparano in questa cooperativa le olive, la loro selezione, la loro meticolosa preparazione con erbe fini, peperoncino o altri ingredienti. Un lavoro artigianale di amore e precisione. Poi, nel pomeriggio, qui si tengono corsi di alfabetizzazione per le donne. Suor Clotilde, poi, viene invitata a tornare per impartire lezioni sugli olii essenziali, di cui ha una lunga esperienza. Sì, qui si coltiva il senso del gusto, ma anche della parola, dell'educazione e della relazione. Tutto dice in questo villaggio ai piedi del massiccio del Medio Atlante la magia di un piccolo miracolo.  Poi, si visita la vicina cooperativa che prepara il cous cous, dove lavorano solo donne. I prodotti finiti sono in mostra all'entrata: una vera meraviglia di varietà, colori e qualità per un cous cous reale! Pranzo insieme, poi, attorno a un'enorme tajine di carne e verdure. Ma la preghiera che é sbocciata in quel momento attorno alla tavola comune, - mescolando fede cristiana e quella musulmana, - ha riempito il nostro cuore di gioia! E anche di emozione, seguendo "la Fatiha" (preghiera del Corano) sulle labbra commosse dei nostri vicini. Sì, solo dopo, la gioia... di riempire lo stomaco! "Che bello,- ci siamo dette - questo cammino sinodale con i vicini. In questa terra dell'Islam!"

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