Il 24 marzo si celebrerà nella Chiesa italiana la 32esima edizione della Giornata di preghiera e digiuno in memoria dei missionari martiri, appuntamento istituito nel 1993 dal Movimento Giovanile Missionario della direzione nazionale italiana delle Pontificie Opere Missionarie.

Quest’anno lo slogan scelto da Missio Giovani (settore della Fondazione Missio che si occupa dell’animazione di quest’iniziativa) è “Un cuore che arde”, espressione che riprende il tema della Giornata missionaria mondiale dell’ottobre scorso. Il riferimento è al brano dei discepoli di Emmaus che ha guidato la riflessione durante lo scorso Ottobre missionario.

Per celebrare questa Giornata sono disponibili vari materiali prodotti da Missio. Qui è possibile visionarli e scaricarli.

Progetto di solidarietà

In occasione della Giornata dei Missionari Martiri 2024, Missio, organismo pastorale della Conferenza Episcopale Italiana, presenta il progetto "Accoglienza Migranti Oujda" – A.M.O. gestito dai Missionari della Consolata per far fronte alla situazione di estrema vulnerabilità in cui si trovano giovani, donne e minori che hanno appena varcato il confine.

Presenti nella diocesi di Rabat dal 2021, i Missionari della Consolata lavorano nella parrocchia San Luigi che accoglie persone migranti che attraversano la frontiera tra Algeria e Marocco nel progetto chiamato "Accoglienza Migranti Oujda" - A.M.O.

Video presenta il progetto "Accoglienza Migranti Oujda" in Marocco

 

I giovani, le donne e i minori, accompagnati o non accompagnati, arrivano al Centro di accoglienza in condizioni davvero fisiche e psicologiche estreme. Attraversano il confine, chiuso al transito delle persone, nascosti in nascondigli a cielo aperto, fino al momento opportuno.

Il periodo più favorevole è l'inverno, quando il freddo e le tempeste di sabbia rendono più debole il controllo della polizia. Questo genera casi di ipotermia, disidratazione e stress estremo. A ciò bisogna aggiungere che l'attraversamento degli ostacoli presenti sulla linea di confine (recinzioni, fossati, inseguimenti della polizia), provoca molteplici problemi traumatici, talvolta dovuti anche alla violenza degli agenti di frontiera. Oltre alle problematiche fisiche, i migranti arrivano in preda a seri problemi psicologici a causa degli stress vissuti durante la traversata. Le donne, durante il viaggio, subiscono ogni tipo di abuso e stupro. Una percentuale molto alta è incinta o viaggia con bambini molto piccoli.20240320GMM

In questo contesto drammatico, otto anni fa fu creato il progetto A.M.O. mettendo a disposizione i locali della parrocchia San Luigi, facendola diventare un vero e proprio Centro di accoglienza.

Quando le persone arrivano, viene loro consegnato un kit igienico (materiale per lavarsi) e un kit di indumenti, viene offerta loro una doccia calda e un posto dove riposare. Successivamente iniziano le pratiche di registrazione. Poiché i posti sono molto limitati, è stabilito che venga data priorità a coloro che necessitano di assistenza medica urgente come donne e minori.

L'équipe di lavoro che coordina l'A.M.O. è composta dai Missionari della Consolata, (P. Francesco Giuliani, P. Patrick Osaleh Mandondo e il P. Edwin Duyani), due suore che si prendono cura delle donne e dell'educazione, un membro della chiesa protestante che coordina il centro con i cattolici, diventando così un centro ecumenico, due giovani residenti che si occupano dell'accoglienza dei nuovi arrivati e dell'organizzazione tecnica nel Centro (manutenzione, cucina, pulizia, ecc.), un giovane residente che si occupa dell'amministrazione interna e due medici.

Per saperne di più sul progetto e su come effettuare una donazione, cliccate qui.

Aiutiamo i Missionari della Consolata ad aiutare, giovani, donne e bambini, nel loro difficile percorso migratorio, così potranno trovare uno spazio sicuro in cui fermarsi lungo il cammino verso un futuro più sereno. Dal punto di vista amministrativo noi calcoliamo che il Centro di accoglienza A.M.O. abbia bisogno di 15 € al giorno per migrante per potersi sostenere. Costo totale del Progetto € 10.000.

COME DONARE
MODULO DI DONAZIONE ONLINE: www.missioitalia.it
BONIFICO BANCARIO: Missio - Pontificie Opere Missionarie IT03N0501803200000011155116 Banca Popolare Etica
BOLLETTINO POSTALE: Missio - Pontificie Opere Missionarie Via Aurelia 796 00165 Roma - CCP n° 63062855
CAUSALE: Progetto 95 – MAROCCO

Fonte: MISSIO - organismo pastorale della Conferenza Episcopale Italiana

La Chiesa deve essere accogliente e caritatevole verso tutti gli esseri umani, soprattutto quelli più bisognosi come i migranti. Non basta avere un buon cuore per aiutarli. Per integrare questi fratelli e sorelle, è necessario avere buone capacità di riflessione per comprendere questa realtà e non cadere nel pregiudizio.

I flussi migratori sono un fenomeno spesso causato dalla mancanza di risorse, instabilità sociale ed economica, esigenze demografiche e politiche, conflitti e povertà. Il fenomeno è sempre esistito in ogni epoca, ma ha assunto caratteristiche e dimensione specifiche ai nostri giorni. È una realtà di cui a volte non ci rendiamo conto di tutte le sue implicazioni.

L'immigrazione, nel contesto del mondo globalizzato, implica l'inevitabile contatto tra culture, che crea nuove opportunità di incontro tra popoli diversi e inizialmente estranei gli uni agli altri. Ma non dobbiamo dimenticare che ci sono anche sfide implicite in questa diversità. Una delle sfide più grandi è la paura dell'altro. Nelle nostre società di oggi, e purtroppo alle volte anche nella Chiesa, c'è questa paura, che dà origine a un crescente sentimento di sospetto e di stereotipi nei confronti degli immigrati.

Il fenomeno migranti ha tuttavia aperto nuovi spazi ecclesiali verso una pastorale specifica di settore e per questo è necessaria una nuova capacità di analisi della realtà migratoria prendendo in considerazione i meccanismi perversi che generano questa sofferenza.

Questo è quindi il primo atto di solidarietà con i nostri fratelli e sorelle migranti. Per questo dobbiamo essere consapevoli che le improvvisazioni più frutto di emozioni momentanee che di serie analisi non sono sufficienti a gestire situazioni complesse che creano discriminazioni, pregiudizi e stereotipi. Ciò che serve oggi è la competenza e lo studio approfondito e critico di questa realtà e non solo nel senso di uno studio accademico, ma di uno studio che si basa su fatti concreti, realtà evidenti, cioè di una buona lettura dei "segni dei tempi".

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"I flussi migratori sono un fenomeno spesso causato dalla mancanza di risorse",  dice  Padre Patrick Mandondo, IMC

Non dobbiamo dimenticare che tutta l'attività della Chiesa è espressione di un amore che cerca il bene integrale di ogni persona. L'incontro tra immigrati e popolazioni residenti serve oggi a mettere in pratica un nuovo e rinnovato modo di evangelizzare. L’opportunità di questo grande incontro deve farci sentire la necessità di una nuova evangelizzazione.

Il centro di attrazione di questa nuova evangelizzazione sono i poveri e gli emarginati, compresi i migranti e i rifugiati. Queste nuove fragilità sono un luogo di evangelizzazione e di lavoro missionario. Evangelizzare nell'era delle migrazioni significa anche raggiungere coloro che non condividono la fede cristiana. In altre parole, persone di altre religioni che non hanno ancora incontrato Gesù Cristo o che lo conoscono solo parzialmente. Ma questo deve essere fatto con il rispetto dovuto a tutti e con la prudenza che tali situazioni richiedono. L'annuncio può talvolta non essere ben accolto, ma ciò che più conta è trovare valori comuni da condividere, in vista della difesa e promozione della vita.

*  Padre Patrick Mandondo, IMC, lavora con la Pastorale dei Migranti a Oujda, Marocco. Articolo pubblicato in www.fatimamissionaria.pt

"Vedi, ho buttato via l'orologio - mi fa, mostrandomi l'avambraccio sinistro - ho imparato dagli africani. Qui in Africa, si vive solo il presente, ma intensamente." Parola decisa, quella di padre Pierre, missionario.

In terra africana, infatti, non si è preoccupati del dopo, di ciò che viene in seguito, come da noi... e che ci fa esclamare: 'Presto, ho altro da fare!'  Questo missionario, così, ha cambiato ritmo, ha cambiato campo. Quando incontra qualcuno prende tutto il tempo che serve, lasciando perdere il nostro gioiello al polso, l'orologio! Mi viene da sorridere al paragone, pensando quando -  in vacanza nella mia terra veneta - mi presento alla porta di una parrocchia. "Scusami, stavo proprio uscendo!" mi fa a volte il prete e... scompare! Non prende neppure il tempo di estrarre l'agenda e fissarmi un appuntamento per un altro giorno, come succede all'estero. "Il Signore bussa alla nostra porta," direbbe sant'Agostino" ma noi siamo spesso fuori casa!" In Africa, invece, l'incontro - anche quello imprevisto, - è sacro. Oscar Wilde commenta: "Le cose vere della vita non si studiano nè si imparano, ma si incontrano".

Tempo fa, ascoltavo estasiato, padre Michel, in Marocco da anni, che mi confessa: "Dormo poco, sai, ma nella notte, quando mi sveglio, mi metto in ginocchio davanti all'armadio. Naturalmente, dopo averlo aperto: dentro c' è il Santissimo! " In un Paese dove la preghiera è costante e onnipresente, lo trovo per davvero un bell'esempio, per dire, di inculturazione. Qui, infatti, ti può sorprendere dietro un auto parcheggiata, qualcuno su un tappeto  in preghiera... o il bigliettaio della stazione dei bus scomparso brevemente per lo stesso motivo.

Viviamo spesso al giorno d'oggi in uno spazio interculturale. Dove mondi differenti, modi di vivere diversi si incontrano, si scontrano, si osservano, si imitano o si intrecciano. "I sistemi si oppongono, gli uomini si incontrano" afferma giustamente una massima.

Ma quale è la regola d'oro per vivere in un mondo così complesso e plurale? Fare lo stesso lavoro delle api, suggeriva Antonio Perotti, grande esperto di sociologia. Di un viaggio, un incontro, un' idea differente, un'esperienza nuova... si coglie e si raccoglie il meglio. "Come le api fanno con i fiori, - concludeva - così io di tutto quello che incontro faccio il "mio" miele!"  La differenza, in questo modo, arricchisce per davvero! "La nostra ricchezza è fatta dalla nostra diversità - spiegava il biologo francese Albert Jacquard - l’altro ci è prezioso nella misura in cui ci è diverso".

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Ma per entrare in un mondo fatto di tante differenze, per arricchirsi in fondo dell'altro, quali sono le chiavi?

La prima è l'ascolto. Il decentrarsi. Uscire da sè e dal proprio mondo. Prestare attenzione a ciò che è unico nella vita degli altri. "Ricordando sempre che tu sei unico, - sottolinea qualcuno - esattamente come tutti gli altri!" . Si diventa persone migliori facendo proprie le conoscenze, i risultati, le conquiste degli altri che si incontrano quotidianamente.

Altra chiave è lo stupore. Cioè rimanere nell'immobilità, come in attesa, in suspense, senza ombra di condanna di fronte alla diversità dell'altro. Attitudine questa che gli antichi chiamavano "epochè" sospensione del giudizio. Sorprendersi, stupirsi, è iniziare a capire. "Non giudicare sbagliato ciò che non conosci, - ripeteva Pablo Picasso, immerso nel mondo dei colori - cogli l’occasione per comprendere".

Altra ancora, l'arte della curiosità. A lungo considerata un comportamento negativo la curiosità è oggi sinonimo di cammino intelligente, di un sentimento che non si arresta davanti al reale, ma guarda le cose diversamente. Come un rabdomante che cerca la sorgente d'acqua, la curiosità cerca il senso sotterraneo, il "perchè" di un comportamento, di una tradizione differente o di un gesto. Per questo essa è tolleranza, apertura alla diversità.

La curiosità semina dubbi. E il dubbio porta alla certezza, compresa quella che si esprime attraverso una grande scoperta scientifica. L'unico modo, così, per andare a fondo delle cose oltre l'apparenza è interrogarsi: cosa, come, perché, quando, quanto, in che senso..."La curiosità e i problemi sono gli allenatori del pensiero". (M.Trevisan)

Infine, una chiave importante è sempre provare qualcosa di nuovo. Essere aperti ad altri punti di vista, assaporare cibi differenti, esotici, accogliere opinioni diverse dalle proprie, accettare che una risposta inaspettata possa rivelarsi preziosa. Essere, infine, disposti a cambiare la vostra stessa idea o atteggiamento. Se necessario.

In tutto questo una grande umiltà, lo spirito del dialogo, il gusto del raccontarsi sanno essere alleati formidabili. Per entrare in una nuova, promettente dinamica: la cultura dell’integrazione, "il rendere normale domani quel che ieri era impossibile".

* Renato Zilio è missionario scalabriniano, lavora in Marocco ed è autorie di "Dio attende alla frontiera" (ed. EMI)

Ave Maria,
Notre Dame del Marocco,
hai dato al mondo la vera Luce di Dio.
Ci hai dato la sorgente della pace
e della nostra riconciliazione,
tuo figlio, Gesù.

Madre di tenerezza e di saggezza
prendici ognuno per mano,
sostieni il nostro cammino verso il Regno.
Fa brillare in noi la speranza di Dio
in ogni nostro incontro con gli altri,
con i poveri, con i migranti.

Madre piena di Misericordia,
insegnaci ad essere discepoli del Risorto,
ad essere sempre più sale della terra
e luce del mondo
sul cammino della fraternità.

Santa Maria,
Notre Dame del Marocco,
trasforma il nostro cuore.
Ogni traccia di violenza, di preconcetti
o di paura ceda il posto alla forza liberatrice
del rispetto dell'altro,
della stima e dell'amore.
Santa Madre di Dio,
prega per noi ora 
e nell'ora del nostro incontro.

Amen

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La festa del montone

  • Apr 23, 2024
  • Published in Notizie

Qui in Marocco, paese musulmano, oggi è la più grande festa  dell'anno: l’Eid detta anche festa del montone perché si celebra il ricordo del sacrificio di Abramo quando risparmiò il figlio Isacco.

Questa mattina alle 3,30 il muezzin ha chiamato alla preghiera. anch’io mi sono svegliato e siccome fa molto caldo in questo periodo, riaddormentarsi era impossibile. Così io ho celebrato alla stessa ora dei mussulmani il mattutino della festa del santi Pietro e Paolo. 

È certamente una bella coincidenza, cristiani e mussulmani siamo in festa assieme.

Alle nove una sirena, che rimbombava in tutta la città ha dato il via hai festeggiamenti. 

Il capo famiglia che ha comprato il montone lo sgozza alla presenza di tutta la famiglia dopo aver fatto una lunga preghiera. Anche noi con i nostri amici abbiamo pregato e poi, un ragazzo esperto, ha sgozzato il montone e l’ha disossato per bene. Alle undici la carne era pronta per la cottura. 

Tutti i giovani presenti nella casa, che in questo periodo sono una sessantina, sono andati a pregare nella vicina  moschea mentre i giovani cristiani preparavano i tavoli.  Al ritorno ci siamo seduti tutti attorno la stessa tavola: un ragazzo fa la preghiera di ringraziamento in arabo e francese; si mangia assieme il piatto di riso e montone e così è presto ricreato quel clima di festa che ognuno avrebbe vissuto in famiglia. Malgrado la loro condizione difficile di migranti un buon gruppo di persone hanno vissuto un po di gioia e speranza nel futuro che da tempo non vivevano. Con i giovani cristiani questa sera alle 17 celebreremo la santa Messa in occasione della festa apostolica di Pietro e Paolo. È bello vivere la festa nella gioia della preghiera; è bello stare assieme cristiani e musulmani come fratelli. Ringraziamo il Signore!

* Padre Francesco Giuliani è Missionario della Consolata che lavora con migranti a Oujda (Marocco)

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