Nell'ambito del XIV Capitolo Generale, dal 17 al 21 giugno, i missionari capitolari hanno compiuto un pellegrinaggio alle fonti del carisma della loro comunità in Piemonte. I Missionari e le Missionarie della Consolata furono fondati dal Beato Giuseppe Allamano, rispettivamente nel 1901 e nel 1910, ai piedi del Santuario della Vergine della Consolata patrona della città di Torino.

Questa parentesi piemontese del Capitolo Generale é stata occasione per affidare l'Istituto alla protezione della Madonna Consolata e del Fondatore, il Beato Giuseppe Allamano e per Rinnovare la vita e la missione alle fonti originarie del carisma.

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A Castelnuovo si conserva la casa dove nacque Giuseppe Allamano e poco distante (foto sotto) anche quella dove nacque San Giuseppe Cafasso che era suo zio materno

Castelnuovo

A 40 km da Torino si trova el paese di Castelnuovo. Anticamente chiamato Castelnuovo d'Asti oggi, in onore al più noto dei suoi santi, si chiama Castelnuovo Don Bosco e precisamente in quel paese dell’astigiano nacque, il 21 gennaio 1851, il beato Giuseppe Allamano.

La prima parte della visita è stata alla casa natale del Fondatore che si trova nella parte bassa del centro storico di Castelnuovo. Giuseppe Allamano era il quarto dei cinque figli del matrimonio di Giovanni Allamano e Maria Anna Cafasso, che vissero in quella casa nell'Ottocento. Oggi questa bella residenza di famiglia contadina è diventata meta di pellegrinaggi con un itinerario che riproduce in gran parte la vita dei primi anni di Giuseppe Allamano.

Situata in un piccolo vicolo lontano dal corso principale, troviamo una porta ad arco, tipica della campagna piemontese, che si apre sul cortiletto e la casa. Nel cortile c'è un pozzo e un piccolo giardino e sul fondo la casa di tre piani.

Al piano terra, a sinistra delle scale, si trova la cucina con il camino il cui fuoco, oltre a cucinare, serviva a riscaldare gli ambienti della casa e a destra, c’era la stalla che oggi è stata trasformata in cappella.

Al centro la scala conduce al piano successivo della casa, dove si trovavano le camere da letto. La prima stanza a destra è quella dove nacque Giuseppe Allamano ed è ancora arredata con mobili d'epoca. Poi in altre sale sono esposti alcuni oggetti usati da Giuseppe Allamano oltre ai resti della bara che ha custodito il suo corpo fino al 1990, anno della sua beatificazione. 

Nella parte altra della casa, come in tutte le case contadine dell’epoca, c'era il fienile. In questo spazio originariamente aperto sono allestite mostre fotografiche che illustrano la vita e la missione nei diversi continenti, nonché l'organizzazione della famiglia della Consolata. 

Nell'ultima stanza si trova la stanza dove soggiornava San Giuseppe Cafasso quando visitava la famiglia. La sua casa natale è poco distante, e la troviamo risalendo la piazza principale di Castelnuovo in direzione della chiesa parrocchiale: lui, zio materno di Giuseppe Allamano, nacque il 15 gennaio 1811

Questo santo sacerdote, definito da Pio XI "la perla del clero italiano", dedicò il suo ministero alla formazione dei giovani sacerdoti, all'insegnamento della teologia morale, alla pastorale tra i carcerati e i condannati a morte, e fu di supporto a varie iniziative sociali e pastorali della chiesa di Torino e del Piemonte in quegli anni. Morì a Torino il 23 giugno 1860, a soli 49 anni, e fu proclamato santo nel 1947.

L’ultima parte della Visita è stata fatta nella chiesa di Sant’Andrea, dove nel 1851 fu battezzato il beato Giuseppe Allamano, nello stesso fonte battesimale nel quale anni prima furono battezzati gli atri due santi dell’ottocento di Castelnuovo: Giovanni Bosco e lo zio Giuseppe Cafasso.

In questa stessa chiesa l'Allamano fece la sua prima confessione e comunione ed esattamente 150 anni fa, all'altare dell'Addolorata, celebrò la sua prima messa il 21 settembre 1873.

I capitolari, alla presenza di alcuni parenti e fedeli di Castelnuovo, hanno celebrato l’eucaristia presieduta da padre Michelangelo Piovano, Vice-Superiore Generale.

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Alpignano

Una parte importante della visita si è svolta ad Alpignano, a 20 km da Torino, dove si trova la casa dei missionari anziani e bisognosi di cure mediche. In questa comunità risiede un gruppo di 28 missionari che hanno lavorato in diverse missioni in Africa, America ed Europa.

Momento centrale dell'incontro è stata la celebrazione eucaristica, presieduta dal nuovo Superiore Generale, P. James Lengarin, che ha ringraziato Dio per il dono di questi uomini che ora accompagnano l’impegno missionario con la preghiera, che è la parte essenziale dell’Evangelizzazione.

È stato bello condividere il pane eucaristico con questi missionari che con la loro vita hanno marcato la storia delle nostre missioni e continuano ad essere fonte di ispirazione per continuare a costruire con fedeltà e audacia la storia del nostro impegno missionario.

Torino, Casa Madre

A Torino, in corso Ferrucci, c'è la Casa Madre, dove i capitolari hanno avuto la possibilità di condividere con i missionari residenti e in visita la gioia della missione e la bella storia del loro impegno missionario.

I Missionari della Consolata, fondati il 29 gennaio 1901, ebbero come prima sede un edificio sito al civico 49 di Corso Duca di Genova, che allora era familiarmente conosciuto con il nome di “Consolatina" ma pochi anni dopo l'edificio divenne troppo piccolo per accogliere le numerose vocazioni e così nel 1905 fu costruita la nuova "Casa Madre" che poteva ospitare 150 studenti, tra seminario minore, noviziato e seminario maggiore.

In parte di questo edificio originale operano ancora oggi vari servizi: la rivista Missioni Consolata, fondata dai Giuseppe Allamano e Giacomo Camisassa nel 1899; il Museo Etnografico IMC e il nuovo Centro di Missione e Cultura; l'accoglienza dei missionari che vengono a “bere alle sorgenti del carisma”. In questa stessa casa si trova la sede della Regione Europa.

Nello stesso isolato si trova anche la Casa Madre delle Missionarie della Consolata, che furono fondate il 29 gennaio 1910. Anche loro ebbero come prima sede la "Consolatina", divenuta in poco tempo insufficiente per ospitare tutti, e allora nel 2014 iniziò la costruzione della loro Casa Madre nel lotto che era rimasto vuoto a nord della casa dei Missionari e che era utilizzato come orto.

In questa casa si mantiene viva gran parte della storia del Fondatore e della missione delle Missionarie: alcuni luoghi emblematici sono la “stanza verde”, dove il Fondatore parlava personalmente con ogni suora, e l'auditorium, dove la domenica mattina teneva le suggestive conferenze.

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La cappella del Beato Giuseppe Allamano nella Casa Madre

Nella Cappella Beato Giuseppe Allamano, situata nella parte meridionale della Casa Madre, sono conservate le tombe del Beato Giuseppe Allamano e del cofondatore Giacomo Camisassa, nonché le reliquie delle beate Missionarie della Consolata Irene Stefani e Leonella Sgobarti.

Giuseppe Allamano morì il 16 febbraio 1926 e il suo corpo fu allora sepolto nella cripta riservata ai canonici. Fu nel 1938 quando venne trasportato nell’attuale cappella a lui dedicata in Casa Madre dove lo raggiunsero, nel 2001, i resti del suo collaboratore Giacomo Camisassa. Con la sua beatificazione nel 1990 questo è diventato un luogo di pellegrinaggio dove il suo esempio irradia un rinnovato fervore nella fede e nella missione.

Giuseppe Allamano, sacerdote diocesano di Torino e rettore del Santuario della Consolata per 46 anni, si è dedicato a “essere straordinario nelle cose ordinarie”. Ha trasformato la routine quotidiana del suo ministero sacerdotale in un cammino di santità, essendo strumento di consolazione per tutti coloro che cercavano la via del ritorno a Dio.

Allo stesso tempo, si occupava di promozione sociale e culturale, compresi i media. Animato da una viva coscienza della missione universale della Chiesa, fondò i Missionari della Consolata per portare al popolo la vera "consolazione": Gesù, figlio di Maria.

Il santuario della Consolata

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Il santuario della Consolata e, sotto, una immagine della processione dello scorso 20 giugno

Il giorno della festa della Consolata, il 20 giugno, i capitolari hanno celebrato la mattina nella chiesa del Beato Allamano e il pomeriggio nel Santuario della Consolata. Entrambe le celebrazioni sono state presiedute dal Superiore Generale, P. James Lengarin, con la partecipazione di decine di missionari, laici e devoti della Consolata.

Nel pomeriggio si è svolta una massiccia processione per le vie del centro di Torino, accompagnata da canti, preghiere e anche la proclamazione di pensieri scritti da Giuseppe  Allamano in onore di Maria Consolata. Situato nella "via consolata" il Santuario è uno dei luoghi di culto più antichi e frequentati di Torino e del Piemonte.

Giuseppe Allamano fu rettore del Santuario della Consolata dal 1880 fino alla sua morte avvenuta nel 1926. Coltivò personalmente e nei fedeli che frequentavano il santuario una grande devozione a Maria, una devozione che diffuse grandemente anche fuori del Santuario stesso. Ai suoi missionari ha lasciato questa eredità spirituale: “Dobbiamo sentire il santo orgoglio che il nostro Istituto è “della Consolata”. Sforziamoci di meritarci sempre di più il bel titolo che ci è stato dato: siamo  della Consolata. Dobbiamo ritenerci fortunati a portare questo nome”.

“La Vergine è una sola anche se ha molti titoli ma noi siamo specialmente devoti del titolo di Consolata. Lei è la nostra tenerissima Madre, che ci ama come la pupilla dei suoi occhi, che ha concepito il nostro Istituto, che lo sostiene materialmente e spiritualmente anno dopo anno; sempre pronta a soddisfare tutte le nostre esigenze. La nostra vera Fondatrice è la Consolata”.

“Dobbiamo rivolgerci a lei durante questa festa come ci si rivolge a una madre. Se celebriamo con intenso amore tutte le feste della Vergine, dobbiamo fare molto di più in questa che è la “nostra” festa, nostra in modo specialissimo”.

* P. Julio Caldeira IMC, padre capitolare, è missionario nell'Amazzonia brasiliana, al servizio della Rete Ecclesiale Panamazzonica – REPAM.

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Messaggio finale del XIV Capitolo Generale

Trentatre giorni vissuti insieme, un corpo solo! Missionari giunti dai diversi luoghi della Missione, impegnati a conoscersi, attraverso il racconto personale proprio e dei tanti che hanno rappresentato, attraverso la condivisione dei cammini belli e dei percorsi che ancora sfidano a camminare per andare "oltre". La diversità delle provenienze ha, però, lasciato presto spazio a quella capacità di riconoscersi, tutti, Missionari della Consolata.

Sì, è stato facile riconoscersi e dirsi che siamo fratelli oltre ogni differenza: fratelli nell'ispiratrice, la nostra madre Consolata; fratelli nell'ispirato, il nostro padre e fondatore, Beato Giuseppe Allamano; fratelli nell'ispirazione, quel carisma ad gentes, novità che non tramonta.

Il Capitolo, infatti, ha voluto confermare ancora una volta la scelta della missione ad gentes, nella sua specificità e nella molteplice fantasia dell’amore che si dona.

Ad gentes che in questi giorni abbiamo accolto con commozione dalle parole e testimonianza di chi, tra le lacrime, ci raccontava della sua gente in Venezuela che non ha di che mangiare o di chi nel Congo, in Mozambico e in Ucraina continua a morire e a subire violenza a causa di guerre di cui non si vede mai la fine. Di chi, come profugo, arriva in Marocco stanco, ferito e sfinito dopo un lungo cammino. E, come queste, tante altre sofferenze tra le quali siamo presenti essendo chiamati a fermarci per ascoltare, per sederci accanto, per servire con semplicità ed essere presenza che annuncia Gesù con gesti di vita, con l’ascolto e la parola.

Più volte ci siamo detti che dobbiamo anche “prenderci cura” di ogni missionario in tutto l’arco della sua vita con un progetto di formazione continua. Occorre aiutare ognuno a camminare verso la sua pienezza di vita e di donazione, partendo da una relazione viva con Cristo, per “essere” prima che “per fare”, dove santità e missione si fondono ed esprimono la nostra identità e carisma.

Con gratitudine abbiamo volto lo sguardo al passato della nostra vita e della nostra storia scritta con la dedicazione ed il sacrificio di tanti nostri confratelli e di quelli che oggi continuano ed essere per noi di stimolo ed esempio “completando nella loro carne quello che manca ai patimenti di Cristo, a favore del suo corpo che è la Chiesa” (Col 1,24).

Con voi, guardiamo al presente con passione e con quella gioia nella quale il Papa ci ha chiesto di camminare, in comunità chiamate ad essere in uscita e in mezzo alla gente con la forza del nostro carisma e la ricchezza delle nostre culture e in comunione con le Missionarie della Consolata ed i Laici.

Guardiamo, inoltre, al futuro con speranza al vedere ancora tanti giovani che vogliono dare la loro vita per l’annuncio del vangelo e tanti altri dei quali vogliamo prenderci cura nel servizio pastorale e di animazione missionaria e vocazionale.

La Solennità della nascita di S. Giovanni Battista, il precursore, è occasione propizia a conclusione di questo nostro XIV Capitolo Generale. Con lui e come lui sappiamo accogliere il Vangelo perché desiderosi di giustizia e di libertà. Con lui e come lui non ci poniamo come l'esempio perfetto da seguire, ma rimaniamo aperti al futuro, indicandolo, Gesù Cristo.

“Sia benedetto Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo, Padre misericordioso e Dio di ogni consolazione! Egli ci consola in ogni nostra tribolazione, perché possiamo anche noi consolare quelli che si trovano in ogni genere di afflizione con la consolazione con cui noi stessi siamo consolati da Dio.” (2 Cor 1,3-4)

Carissimi confratelli, consorelle, laici missionari, familiari, amici e benefattori,

La Festa della Consolata, sempre bella per tutti noi, quest’anno ha un sapore ed una grazia particolari. La celebreremo a Torino, quasi a conclusione del XIV Capitolo Generale, presso i luoghi della nostra storia e memoria ed in particolare al Santuario della Consolata. Possiamo dire che è in questo luogo speciale che siamo stati pensati, generati e formati dal cuore sacerdotale e missionario del Beato Allamano che battendo con il cuore di Maria ha accolto ogni sua ispirazione e desiderio. Il Fondatore, contemplando la Consolata ed il Figlio che porta in braccio, fatto carne e adorato nell’Eucarestia, ha accolto il carisma che ha dato vita alla nostra famiglia missionaria.

Che cosa ci siamo detti e chiesti in questi giorni di riflessione, scambio, preghiera e celebrazione? Ci siamo detti che abbiamo bisogno di ritornare a bere alla fonte del nostro carisma per poter essere fedeli alla missione che ci è stata affidata ed essere presenza e testimonianza di consolazione in questo mondo ferito, affamato e assetato di giustizia e di pace, portando Gesù e la vita nuova e bella del Vangelo.

Come discepoli e missionari, anche noi alla luce della Parola, abbiamo compreso che nulla può fermare la forza del Vangelo che siamo chiamati ad annunciare. Anche se le situazioni e realtà i cui viviamo sono difficili e noi stessi ci scopriamo deboli e fragili, non possiamo fermarci perché sappiamo che non contiamo solo sulle nostre forze, ma soprattutto su quella di Gesù e del suo Spirito.

Anche Papa Francesco, che abbiamo incontrato con le Missionarie della Consolata, con poche parole, ci ha lasciato un mandato: “Vi incoraggio a camminare sempre con gioia nelle vie del Signore” che per noi sono le vie della missione e della consolazione. Ci è sembrato di sentire le parole del Fondatore quando diceva: “Coraggio e avanti in Domino!”.

Più volte ci siamo detti che questo cammino non lo facciamo da soli, ma come comunità e come famiglia, con quello spirito che il Fondatore ci ha chiesto fino alla morte; tra di noi, con le Missionarie della Consolata e tutti quei laici missionari che condividono il nostro carisma. Questa vita fraterna e di famiglia, vissuta in comunità arricchite dalle più varie culture, è il primo annuncio e testimonianza missionaria che possiamo dare.

Ci recheremo in pellegrinaggio al Santuario per ringraziare, per celebrare e poi per ripartire perché la Consolata è già là, in ogni continente, che ci aspetta e precede, passeremo per dirle che rinnoviamo davanti a Lei il nostro proposito di amare, servire e consolare l’umanità con il suo cuore, con le sue mani e con le parole del Figlio suo.

Presso la Consolata il Beato Allamano ha celebrato l’invio in missione di tanti missionari e missionarie, oggi continua ad inviare anche ognuno di noi. Lui, con la mente ed il cuore, partiva con loro, oggi continua a partire attraverso ognuno di noi e ci ripete: “Gesù ha conferito il mandato ai missionari. Vedete che consolazione! Il Signore in quel momento ha pensato a ciascuno di noi. Si vedeva che gli stava tanto a cuore la sua Chiesa”. (25 ottobre 1918 – Celebrazione per la partenza per l’Africa).

Affidiamo alla Consolata quanto lo Spirito ci ha indicato in questo XIV Capitolo Generale e la nuova Direzione Generale che servirà e animerà la nostra famiglia missionaria in questo sessennio.

Ci affidiamo all’intercessione delle Beate Irene Stefani e Leonella Sgorbati e, in particolare, del Beato Giuseppe Allamano del quale in questo sessennio celebreremo il centenario della morte facendo anche di questo momento una occasione di rinnovamento nel carisma che ci ha trasmesso.

Ad ognuno, e in particolare ai missionari anziani ed ammalati, il nostro saluto chiedendo alla Consolata che tutti benedica e consoli.

Stiamo vivendo questo cammino quaresimale nel quale la liturgia ci invita a cammini di conversione. Ma se abbiamo già vissuto e sperimentato la Quaresima negli anni precedenti, è necessario convertirsi e pentirsi di nuovo?

Secondo il Vangelo di Marco, Giovanni Battista predicò un battesimo di pentimento (metanoia) per il perdono dei peccati. Etimologicamente questo termine significa cambio di giudizio di modo in intendere (Meta: oltre, Nous: intelletto, mente). Nel contesto biblico, ci si aspetta che questo cambiamento di mente porti a un cambiamento generale nella condotta e nel comportamento della persona. La Quaresima è allora un tempo offerto da Dio per mezzo della Chiesa che ci permette, se ci accorgiamo di aver smarrito la strada, tornare sui nostri passi per riprendere il cammino che porta all’incontro del Padre. Quindi la metanoia è un atteggiamento permanente di chi è alla costante ricerca di Dio e della sua volontà.

Per il nostro Istituto, questo tempo che stiamo vivendo prima del XIV Capitolo generale è una meravigliosa opportunità per vivere un'esperienza di metanoia. Siamo invitati ad "ascoltare con attenzione ciò che lo Spirito dice al nostro Istituto per riscoprire la bellezza e l'entusiasmo della missione ad gentes"; la nostra ultima Conferenza Regionale ci chiama ad "avere il coraggio di cambiare"; siamo consapevoli che la società sta cambiando, che il modo di percepire e di agire nella missione sta cambiando, che il nostro Istituto sta cambiando, e dobbiamo saper dare risposte tempestive e pertinenti a questi cambiamenti secondo il nostro carisma e l'eredità del Beato Allamano. 

Il Vangelo è la ragione di questo cambiamento di intenti e di opinioni: su ciò che pensiamo di Dio e su come ci avviciniamo a quel Mistero, sulla legge, sulla giustizia e sul perdono, sul modo in cui intendiamo e agiamo la missione... la predicazione principale di Gesù e dei discepoli non era solo "chiedete scusa per i vostri peccati" ma era "pensate in modo nuovo" alle vostre relazioni con Dio e con i fratelli e sorelle. 

Anche l’Istituto, nel XIV Capitolo generale, ci invita a guardare al futuro con grande speranza e a sognare che questa metanoia generi cose buone per ciascuno di noi e per tutta la comunità.

Vogliamo sognare missionari impegnati nella vocazione ad gentes che abbiamo ricevuto, senza paura di accettare le sfide di oggi e con il coraggio di andare oltre le frontiere geografiche ed esistenziali.

Ci porta a credere che saremo missionari convinti della nostra spiritualità della Consolazione, cioè capaci di amare e servire tutti senza distinzione di razza o condizione; missionari sensibili al dolore e con un cuore misericordioso per i più lontani e impoveriti della società.

Missionari che percorrono il cammino di santità che il beato Allamano ha voluto per ciascuno di noi.

Missionari pronti a costruire insieme, consapevoli che la via della Chiesa è quella sinodale e che i cambiamenti e le trasformazioni non dipendono da pochi, ma dallo sforzo e dall'impegno di tutti.

Missionari solidali fra di loro; con sufficiente tolleranza per comprendere chi sbaglia e accettare chi la pensa diversamente; capaci di condividere la "propria" economia con chi si trova in situazioni più avverse, generando così condizioni di maggiore fraternità tra noi.

Anche questa quaresima è tempo di misericordia per il nostro Istituto, come ci ricordava la stessa liturgia il giorno del Mercoledì della ceneri: "Ascoltate! Metanoia (convertitevi) e credete al Vangelo".

* Juan Pablo de los Rios è Superiore Provinciale della Colombia.

Al termine della festa del Fondatore, per tre giorni, il 14, 15 e 16 febbraio, si è riunita in rete l'Assemblea Precapitolare del Continente Americano. Il compito era importante: fare una sintesi continentale dei contributi dei missionari e delle commissioni per il XIV Capitolo generale.

L'obiettivo era discernere insieme la direzione che vogliamo dare alla nostra comunità missionaria per fare le scelte giuste per il prossimo Capitolo (Roma, 22 maggio-20 giugno 2023).

14 Febbraio. il primo giorno

Sono le sette del mattino in Messico, le otto a Bogotà, le nove a Caracas e Manaus, le dieci a Brasilia e Buenos Aires e le due del pomeriggio a Roma. Un gruppo di 29 missionari è davanti al computer con la sintesi delle risposte dei Lineamenta da un lato e la penna in mano. L'atmosfera è consolante, saluti, riunioni, scherzi e, soprattutto, tanto amore e passione per la missione.

Padre Venanzio Mwangi apre la sessione e dà la parola a Padre Jaime Patias che dà il benvenuto a tutti. Ha sottolineato che questo è un momento di sinodalità e ha invitato a una partecipazione attiva e assertiva.

È una felice coincidenza che l'Assemblea si svolga durante il triduo e la festa del Beato Allamano. Egli intercederà per noi durante questi tre giorni di ascolto, discernimento e proposte per l'Instrumentum Laboris del XIV Capitolo Generale. Padre Jaime ci invita ad avere tre atteggiamenti: un cuore aperto, una visione del futuro in spirito di unità e l'audacia nelle nostre proposte.

Dopo la preghiera animata da padre Gabriel Nebyu, che ci ha avvicinato al grido del popolo, i moderatori, i padri Venanzio Mwangi e Julio Caldeira, hanno preso le redini per evitare che il cavallo si imbizzarrisca e hanno dato le linee guida metodologiche, con quel particolare accento e tono accattivante che entrambi hanno.

Mauricio Guevara, uno dei segretari, ha iniziato a leggere la sintesi delle risposte date dai missionari e dalle commissioni. La lettura si limita alle risposte date dai missionari e ognuno evidenzia i numeri che gli sembrano più significativi.

Concludiamo la prima giornata con una preziosa precisazione di padre Venanzio. Non vogliamo frammentare il documento ma dare priorità agli elementi. Vogliamo rispettare l'opinione di tutti i missionari. Solo un profondo amore per la Consolata e una profonda consapevolezza dell'esprit de corps che formiamo hanno potuto dare vita a questa prima giornata di assemblea.

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15 Febbraio. E venne il secondo giorno, Dio vide che era buono.

Abbiamo iniziato rendendo grazie a Dio per l'elevazione del Vicariato di Isiolo a Diocesi con il suo primo vescovo, il nostro fratello Mons. Anthony Mukobo.

Dopo la preghiera per il XIV Capitolo generale, padre Júlio Caldeira ci dà le linee guida metodologiche per questa giornata dedicata al discernimento. Vogliamo portare al cuore le nostre priorità per passare dal documento scritto a un cuore missionario che batte con tutto l'Istituto e con tutta la Chiesa con l'obiettivo di sottoporre le nostre priorità alla volontà di Dio e trasformarle in priorità ispirate da Dio.

Padre Mauricio Gevara ha preso la parola e abbiamo ascoltato con il cuore la sintesi che ha fatto insieme a padre Juan Pablo. Egli sottolinea, a sua volta, alcuni temi rilevanti di tutta la sintesi: la continentalità, l'interculturalità, i laici nella missione, l'ad gentes come dicotomia, l'opzione per i giovani che va oltre l'Animazione missionaria giovanile e vocazionale, l'attenzione ai missionari anziani e malati. Vengono evidenziati anche aspetti ritenuti poco rilevanti, come il vivere i voti religiosi e i temi della giustizia, della pace e della cura del creato, o carenti, come la formazione di base troppo accademica e orientata alla pastorale ordinaria.

Padre Stefano Camerlengo ha poi illuminato la nostra Assemblea con una riflessione comune a tutto l'Istituto: ci ha invitato ad avere una visione, ad essere onesti e a vivere la comunione. La questione non è salvare l'Istituto, ma essere evangelici o meno. Si tratta di essere profetici e credibili, significativi e rilevanti nelle nostre realtà.

In particolare, il nostro continente presenta tre sfide principali: la difficoltà di essere presenti tra i più poveri e abbandonati; la difficoltà di camminare insieme; la difficoltà di vivere un impegno serio e profondo di testimonianza. Infine, padre Stefano ha detto che l'Istituto si aspetta proposte concrete dal nostro continente.

Dopo una breve pausa, padre Venanzio ha posto la domanda chiave di questa giornata dedicata al discernimento: cosa vuole Dio dall'Istituto in questo momento? I missionari hanno risposto a questa domanda dopo alcuni minuti di silenzio e di interiorizzazione. Il secondo giorno si è concluso. E Dio ha visto che era buono.

16 Febbraio. Venne l'ultimo giorno e Dio vide che era molto buono

Dopo la preghiera animata da padre Peter Peter Ssekajugo, i padri Antonio Rovelli, Godfrey Musumange e James Lengarin della Direzione Generale hanno avuto un messaggio caldo, affettuoso e affettuoso per l'Assemblea, invitandoci a essere audaci nel cambiamento, a osare nuove strade e a rendere effettivo ciò che abbiamo scritto così bene in tanti documenti continentali che abbiamo prodotto durante questo sessennio.

Padre Venanzio ci ha poi invitato ad avere una visione per il futuro e ci ha spiegato le linee guida metodologiche che avremmo dovuto seguire in quest'ultimo giorno di assemblea. I segretari dell'Assemblea hanno fatto un lavoro di oreficeria per raggruppare tutti gli orientamenti e le proposte e ora, attraverso un questionario, è stato chiesto a ciascuno di fare un lavoro personale in cui stabilire ciò che secondo lui dovrebbe andare al Capitolo o ciò che potrebbe essere lasciato in continente.

In plenaria, padre Venanzio ha letto i risultati del questionario in percentuale e ognuno ha osservato i risultati a volte con sorpresa, a volte con incredulità e a volte con gioia nel vedere che i sentimenti del continente coincidevano con quelli personali.

Era emblematico che tra tanti numeri si ripetessero gli stessi; era un segno di vicinanza alla volontà di Dio per il nostro Istituto.

Il tempo non permetteva una sessione plenaria, quindi l'Assemblea ha affidato il lavoro di sintesi ai segretari dei gruppi e ai segretari dell'assemblea perché le proposte erano già abbastanza chiare e bastava raccogliere quello che era stato il sentimento generale del continente.

Padre Jaime ha proposto che la nostra Assemblea invii un messaggio di solidarietà con il popolo Yanomami per il particolare momento che sta vivendo e per esprimere la nostra solidarietà, per descrivere la realtà e per chiedere che a questo popolo sia permesso di essere e di vivere. Abbiamo anche speso qualche parola per tutti i missionari che sono lì con loro sul posto.

P. Adalberto López ci ha invitato a recitare la preghiera missionaria per aumentare la nostra consapevolezza di essere inviati e P. Lorenzo Gómez ha pregato per le vocazioni per intercessione del Fondatore e dei nostri due Beati.

Con la benedizione finale, impartita da padre Jaime Patias, si è conclusa la nostra Assemblea Precapitolare del Continente Americano. Siamo ancora in cammino e navighiamo insieme verso il XIV Capitolo generale.

Beato José Allamano, intercedi per noi! Buona festa a tutti voi.

* Ramón Lázaro, IMC, missionario in Messico. Redazione: Padre Gianantonio Sozzi.

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