Le celebrazioni del centenario della presenza dei Missionari della Consolata in Mozambico sono state aperte ufficialmente questa domenica 26 maggio 2024 da una solenne Eucaristia celebrata nella parrocchia di Nostra Signora dell'Assunzione nel quartiere Liberdade (Matola), nella regione metropolitana di Maputo.

Il primo arrivo dei Missionari della Consolata in Mozambico, è stato nella provincia di Tete, il 15 aprile 1925.

La Messa, nella Solennità della Santissima Trinità è stata presieduta dall'arcivescovo di Nampula e presidente della Conferenza Episcopale del Mozambico, mons. Inácio Saure, IMC, e concelebrata dal vescovo ausiliare di Maputo, mons. Osório Citora Afonso, IMC, che ha tenuto l'omelia. Il nuovo vescovo della Consolata ha sottolineato il mandato di Gesù: “Andate, dunque, e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo” (Mt 28,19).

Parlando della Santissima Trinità, il vescovo ha ricordato che "Dio è famiglia (Padre, Figlio e Spirito Santo), ed è anche comunità". Pertanto, "la celebrazione del Centenario della presenza dell'Istituto nel Paese deve aiutarci a concretizzare il fatto che la missione è comunione".

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La Messa è stata presieduta da mons. Inácio Saure e concelebrata da mons. Osório Citora Afonso, e da un gruppo di sacerdoti

Hanno concelebrato l’Eucaristia quasi tutti i sacerdoti Missionari della Consolata che operano in Mozambico e Angola e che, nella settimana dal 20 al 25 maggio, hanno partecipato alla loro decima Conferenza Regionale. Erano presenti anche un gruppo di Suore Missionarie della Consolata, membri di altre comunità religiose, i seminaristi del seminario filosofico e propedeutico di Matola e un gran numero di parrocchiani.

Messaggi e ringraziamenti

Prima della benedizione finale, c'è stato tempo per alcuni messaggi. L'animatrice della parrocchia ha ringraziato i Missionari della Consolata per l’evangelizzazione realizzata in Mozambico e per l'impatto socio-economico sulle comunità in cui sono presenti con i loro progetti.

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Il rappresentante del sindaco di Matola ha chiesto ai missionari di continuare la missione con entusiasmo, non solo il Mozambico, ma nel mondo intero.

Da parte sua, il vice Superiore Generale, padre Michelangelo Piovano, ha ringraziato tutti i presenti per aver “accolto i Missionari della Consolata in questa gloriosa terra e ha auspicato che questo centenario rinnovi la consolazione in tutto il territorio del Mozambico".

Il Superiore Regionale, padre Pedro Elias Sisto, ha sottolineato che "il Centenario è un'occasione per ringraziare Dio e rinnovare la nostra fede". Tutti insieme, "con l'immagine pellegrina della Madonna Consolata –che visiterà tutte le presenze IMC durante l'anno–, consoliamo tutti. Il Centenario non è solo per i missionari, ma per tutti e per ciascuno", ha spiegato padre Sisto.

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La celebrazione è stata animata dal coro parrocchiale con canti in portoghese e in altre lingue locali.

Alla fine della celebrazione, dopo la benedizione finale, c’è stato un momento di festa e ricreazione.

Programma del Centenario

La celebrazione del Centenario è stata organizzata nelle varie riunioni zonali dove è stato scelto il motto dell’evento: "Missionari della Consolata, 100 anni di missione in Mozambico".

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L'immagine della Consolata, che si trova a Massangulo, nella regione del Niassa, sarà portata in pellegrinaggio nei luoghi dove lavorano i missionari con il seguente calendario:

Fra giugno a settembre l'immagine visiterà la zona di Tete; in ottobre e novembre sarà a Maputo; da dicembre 2024 fino a febbraio 2025, la Consolata sarà nella zona di Inhambane e infine, da marzo a giugno 2025,l’immagine farà un pellegrinaggio nelle comunità del nord nella Provincia del Niassa.

Le celebrazioni del Centenario si concluderanno con un pellegrinaggio e una Eucaristia nella Festa della Consolata, il 20 giugno 2025, presso il Santuario di Massangulo, nella diocesi di Lichinga, dove è conservata una delle prime immagini della Consolata arrivate in Mozambico.

Oltre alle “capulane” (tessuto tipico della cultura locale ndt.) e alle magliette, è stato preparato anche un libretto con preghiere, riflessioni e canti da utilizzare durante il pellegrinaggio della Madonna.

Diverse parrocchie insieme ai seminaristi hanno composto l'Inno del Centenario, che dice: "100 anni sono passati al servizio della Chiesa, 100 anni sono passati al servizio dei nostri fratelli e sorelle, 100 anni sono passati evangelizzando. È il giubileo! Gioisci Mozambico, terra feconda, al suono di tamburi e trombe. Che la fiamma del Vangelo arda sempre. È un giubileo!"

Questo Giubileo Centenario, che coincide con il grande Giubileo 2025 convocato dal papa Francesco per tutta la Chiesa, è una bella occasione per celebrare, fare memoria, ringraziare e rinnovare l'impegno di annunciare la Buona Novella del Vangelo di Gesù.

* Padre Andrew Kasumba, IMC, missionario in Mozambico.

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Il vice Superiore Generale, padre Michelangelo Piovano

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Mons. Osório Citora Afonso, vescovo ausiliare dell'arcidiocesi di Maputo

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 Dopo la celebrazione c’è stato un momento di festa

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Foto: Comunità  Santa Ana Mastrong, Matola

"Lo Spirito Santo è il protagonista della missione e noi, come missionari, siamo i collaboratori di Dio". Con queste parole il vice Superiore Generale, padre Michelangelo Piovano, ha motivato i lavori della 10ª Conferenza Regionale dei missionari della Consolata in Mozambico e Angola durante la messa di apertura dell'incontro.

La Conferenza che si svolge, dal 21 al 26 maggio 2024 presso il Centro di Spiritualità di Laulane, alla periferia di Maputo, riunisce 25 missionari che operano nei due Paesi. L'obiettivo è valutare e pianificare la vita e la missione nella Regione per i prossimi sei anni, alla luce del XIV Capitolo Generale della Congregazione tenutosi a Roma nel 2023.

Padre Michelangelo si è augurato che "questi giorni di grazia siano veramente aperti all'ispirazione dello spirito di lavoro e di collaborazione come il nostro Fondatore, il Beato Giuseppe Allamano, ha sempre voluto".

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Padre Erasto Mgalama, padre Michelangelo Piovano e padre Rogelio Alarcón

Il gruppo di missionari sta vivendo un tempo di grazia perché nel 2025 l'Istituto celebrerà i 100 anni di presenza in terra mozambicana (1925 - 2025). Su questo evento, il Consigliere Generale per l'Africa, padre Erasto Mgalama, ha espresso la sua gioia e il suo entusiasmo nel partecipare a questi giorni di incontro della famiglia Consolata, partecipando della storia del centenario di missione della Consolata in Mozambico dove tanti hanno fatto opera di evangelizzazione con impegno e generosità.

Padre João Nascimento ha presentato il programma del Centenario, la preparazione, l’itinerario e il calendario delle attività con il percorso che la Madonna Pellegrina farà durante l'Anno di celebrazioni. L'immagine sarà accompagnata da un libretto di preghiere preparata da padre Carlo Biella, ma le comunità potranno svolgere altre attività di animazione. Le celebrazioni per il centenario si concluderanno nel giugno 2025 con un pellegrinaggio al Santuario della Madonna Consolata a Massangulo, nel Niassa. Per l’occasione sono stati prodotti anche alcuni articoli, come “capulane” e magliette che potranno essere acquistate dalle comunità.

Pellegrini di speranza

Il nuovo vescovo ausiliare di Maputo, Mons. Osório Citora Afonso, IMC, è stato invitato a dare avvio ai  lavori con una riflessione intitolata "Pellegrini di speranza per proclamare un anno di grazia del Signore". Nel suo intervento, il vescovo ha sottolineato la felice coincidenza dello svolgimento della X Conferenza, che si concluderà con un atto di apertura dell’anno di celebrazioni per i 100 anni di presenza dell'Istituto in Mozambico. Nello stesso anno, il 2025, il Paese celebrerà i 50 anni dell'indipendenza nazionale, avvenuta nel 1975.

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Mons. Osório Afonso ha fatto riferimento alle "tendenze spontanee ed egoistiche dei discepoli di Gesù, che volevano che il Maestro facesse nella loro terra i miracoli che aveva fatto altrove. A questo Gesù rispose che era necessario aprirsi generosamente alla missione per non cadere nelle situazioni che ancora si osservano specificatamente nella tendenza di alcuni missionari a chiedere di tornare in patria o a scegliere un un posto più comodo ove stabilirsi".

Inoltre, il vescovo ha sottolineato il valore della "conversione radicale necessaria per celebrare il prossimo Giubileo della Speranza superando così quegli atteggiamenti negativi presenti in alcuni missionari". Ha poi ricordato che il Giubileo del Signore del 2025 comprende quattro momenti: "l'evangelizzazione dei poveri, la libertà, la restituzione della vista ai ciechi e la liberazione dall'oppressione". Mons. Osório ha concluso il suo intervento facendo riferimento alla bolla papale "Pellegrini della speranza", che invita ad ascoltare con attenzione il grido dei poveri.

La relazione del Superiore Regionale

Il Superiore Regionale e Presidente della Conferenza, padre Pedro Elias Sisto, ha dato il benvenuto a tutti, in particolare ai membri della Direzione Generale. Nella sua relazione ha sottolineato, tra l'altro, "l'importanza della virtù dell'umiltà come missionari nei riporti reciproci e con le persone che serviamo".

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Il Superiore Regionale, padre Pedro Elias Sisto e il padre Filipe Couto

Guardando alle varie crisi che la Regione e il mondo hanno affrontato negli ultimi anni, tra cui la pandemia di Covid-19 e la crisi economica globale il Superiore Regionale ha parlato della necessità di "trasformare i tempi di crisi in momenti di grazia, resilienza e crescita nella comunione fraterna e nell'apertura al mondo in unità e solidarietà".

Parlando della presenza dell'Istituto in Mozambico e Angola, padre Pedro Elias Sisto ha osservato che negli ultimi sei anni l’istituto ha lasciato alle diocesi sei parrocchie: Santa Teresa del Bambino Gesù di Liqueleva (Maputo), la parrocchia e Centro catechistico di Guiúa (Inhambane), la parrocchia San Giuseppe a Mitúcue, la parrocchia San Francesco Saverio a Maiaca, la parrocchia Madonna della Pace a Nampaco e la parrocchia di San Michele a Cuamba (Niassa). D’altra parte l’Istituto ha aperto nuove presenze a Luacano in Angola, e a Ucanha e nella città di Tete in Mozambico.

Per quanto riguarda il cammino continentale, il Superiore ha sottolineato l'importanza dell'"unità come centro di gravità missionaria" e ha elencato le sfide urgenti che la missione deve affrontare in Mozambico e Angola: “curare la persona del missionario che non dovrebbe lavorare da solo; rivitalizzare la vita comunitaria; incoraggiare gli investimenti locali; recuperare la salina di Mambone dopo i disastri naturali e sfruttare il progetto di imbottigliamento dell'acqua a Massangulo, oltre a migliorare le strutture del seminario filosofico e propedeutico a Matola”.

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Secondo padre Sisto, "la preoccupazione attuale non è la quantità di presenze, ma la qualità della nostra azione pastorale, uscendo dall'immobilismo e avviando un discernimento regionale chiaro ed efficace fatto con coraggio e molta umiltà".

Oltre questa relazione del Superiore, l'amministratore, padre Andrew Kasumba, ha presentato il bilancio finanziario per il 2023.

I lavori della Conferenza

Guidati dai segretari, i padri Romão Majone e Fernando Chissano e dei moderatori, Carlo Biella e Dani Romero, i lavori della Conferenza hanno proseguito con la lettura e l'approvazione del documento base e con quattro gruppi di lavoro in cui i partecipanti hanno affrontato i temi più importanti (missionario nella comunità; un Istituto in missione ad gentes; organizzazione ed economia per la missione). Per ogni tema sono state approvate in plenarie proposte operative per il sessennio, secondo le varie dimensioni della vita e della missione.

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Secondo padre Bento Muhita, missionario a Vilankulos, Inhambane, “la missione in Mozambico oggi, nel centenario della nostra presenza è motivo di gratitudine, di riflessione sul nostro ad gentes per rispondere meglio alle sfide della giustizia e della pace, e per la fine del terrore nella provincia di Cabo Delgado dove la popolazione sta soffrendo a causa dei conflitti in corso. È tempo di cambiare mentalità per prendersi cura anche dell'ambiente”, dice il missionario.

L'Allamano sarà santo

Il 23 maggio, i lavori sono stati interrotti dalla grande notizia annunciata dal vice Superiore Generale, padre Michelangelo Piovano. Papa Francesco ha autorizzato la Congregazione delle Cause dei Santi a promulgare il decreto che attesta un miracolo attribuito all'intercessione del Beato Giuseppe Allamano. Si tratta della guarigione miracolosa dell'indigeno Sorino Yanomami, che apre la strada alla canonizzazione del Fondatore.

Angola: dieci anni di presenza

Padre Dani Romero, missionario in Angola ha presentato il programma per celebrare i dieci anni di presenza dell'Istituto in Angola (2014-2024). Lavorano in quel Paese di lingua portoghese, sei missionari nelle parrocchie della Consolata di Funda, diocesi di Caxito, parrocchia Madre di Dio a Lucano, diocesi di Lwena e nella parrocchia di Viana nella diocesi dello stesso nome.

A sua volta, il padre Michel Makayi ha parlato della celebrazione del decimo anniversario della parrocchia Consolata a Fingoé, nella diocesi di Tete, il 23 giugno, un evento che includerà l'inaugurazione della nuova chiesa.

Durante la conferenza, i partecipanti hanno festeggiato il compleanno di padre Manuel Tavares, 88 anni, con una celebrazione eucaristica e una cena sociale, e il 25° anniversario dell'ordinazione sacerdotale di padre Jorge Guilherme.

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Padre Bento Muhita, padre Jorge Guilherme e padre Manuel Tavares

La Conferenza si concluderà domenica 26 maggio con una Santa Messa e l a cerimonia di apertura dell'anno centenario della presenza dell'Istituto in Mozambico. L’Eucaristia nella parrocchia della Assunzione, nel quartiere Liberdade di Maputo, sarà presieduta dall'arcivescovo di Nampula e presidente della Conferenza Episcopale del Mozambico, mons. Inácio Saure, e con la partecipazione di mons. Osório Citora Afonso, vescovo ausiliare di Maputo. Vale la pena ricordare che, oltre a questi due vescovi, un altro missionario della Consolata, mons. Diamantino Guapo, è vescovo della diocesi di Tete.

Attualmente nella Regione lavorano 35 missionari della Consolata: 29 in Mozambico in 14 comunità  e sei in Angola in tre comunità. L'evangelizzazione si concentra in modo particolare nei servizi pastorali nelle parrocchie, sui centri di spiritualità, sulla promozione vocazionale e la formazione nel seminario di Matola. Per quanto riguarda le vocazioni mozambicane nell'Istituto, oggi abbiamo 8 giovani nel propedeutico, 10 in filosofia, 3 novizi, 9 professi in teologia e 3 diaconi. I missionari mozambicani nell'Istituto sono 41.

* Redazione Comunicazione generale con informazioni di padre Andrew Kasba, IMC, Mozambico.

Nel lontano 1926, i missionari della Consolata arrivavano in Mozambico nella missione Milulu, nel distretto di Zumbo, al confine con lo  Zambia, oggi territorio della diocesi di Tete eretta nel 1962. La presenza dei figli dell’Allamano in questa missione poi è stata interrotta per lunghi anni.

I nostri missionari sono tornati a Tete soltanto nel 2012 con la nomina di Mons. Ignazio Saure, IMC, come vescovo della diocesi. Nel 2017, Mons. Ignazio Saure è stato nominato arcivescovo di Nampula, e la diocesi di Tete ha avuto il padre Sandro Giancarlo Faedi, IMC, come amministratore diocesano per due anni.

Il 12 maggio 2019, il Signore ha dato al popolo di Tete il suo quinto pastore nella persona di Mons. Diamantino Guapo Antunes, missionario della Consolata, portoghese di origine, che ha scelto come motto per il suo episcopato le parole “Gaudium et spes” (gioia e speranza), un messaggio di grande attualità.

In occasione del quinto anniversario della sua ordinazione episcopale e approfittando della sua visita a Roma, abbiamo intervistato Mons. Diamantino che ci ha parlato del lavoro missionario nella sua diocesi e della situazione nel paese dell'Africa meridionale.

*  Padre Jaime C. Patias e Fr. Adolphe Mulengezi, IMC, Segreteria per la Comunicazione.

Il vescovo di Pemba avverte sul ritorno del terrore jihadista a Cabo Delgado: "Tutte le cappelle sono state distrutte"

In un messaggio inviato alla Fondazione ACN (Aiuto alla Chiesa che Soffre) di Lisbona, il vescovo della diocesi di Pemba, monsignor António Juliasse traccia un quadro drammatico della situazione a Cabo Delgado, nel nord del Mozambico, una regione colpita da gruppi armati che affermano di appartenere a Daesh, l'organizzazione jihadista "Stato Islamico".

Il vescovo parla di una "folla immensa" che fugge disperata per evitare di subire "la stessa sorte di coloro che sono stati decapitati o fucilati" negli attacchi già avvenuti "in decine di villaggi", dove tutte le cappelle cristiane "sono state distrutte".

In un emozionante messaggio di cinque minuti, il vescovo descrive tutta la violenza terroristica che ha colpito ancora una volta Cabo Delgado e che sta causando una nuova tragedia umanitaria nella regione, particolarmente nel distretto di Chiúre, il più popoloso della provincia. "La violenza perpetrata in questo distretto nelle ultime due settimane è stata tale che circa una dozzina di villaggi, alcuni molto popolosi, sono stati presi di mira, con la distruzione di case e istituzioni", spiega il vescovo. "In questi villaggi sono state distrutte tutte le cappelle cristiane. Il punto più alto finora è stato l'attacco a Mazeze, la sede amministrativa del distretto di Chiúre, con la distruzione di molte infrastrutture governative e sociali, oltre che della nostra Missione, che forniva sostegno alla popolazione della regione".

Questi attacchi violenti hanno scatenato il panico, con migliaia di uomini, donne e bambini in fuga per salvare la propria vita dirigendosi in luoghi più sicuri.

Esodo della popolazione

Il vescovo di Pemba parla addirittura di un "dramma della fuga", un "autentico esodo della popolazione". Le immagini video riprese con i telefoni cellulari ed inviate alla Fondazione ACN da alcuni cattolici testimoniano proprio questo dramma. Le immagini mostrano centinaia di persone, molte delle quali hanno già cercato rifugio nella vicina provincia di Nampula che durante la notte camminano frettolosamente lungo i bordi delle strade nella regione di Chiúre. Le persone che stanno fuggendo non solo quelle che sono state prese di mira dagli attacchi jihadisti, ma anche quelle che hanno paura per la presenza dei gruppi armati. "Le popolazioni dei villaggi già ridotti in cenere stanno fuggendo, così come quelle dei villaggi che ora rischiano di essere attaccati. Molti stanno prendendo una strada che sanno dove inizia ma non dove condurrà. Stanno cercando un luogo sicuro. Non so dove lo troveranno... forse [solo] il meno pericoloso", dice il vescovo.

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Dall'inizio degli attacchi a Cabo Delgado, nell'ottobre 2017, si stima che più di 5.000 persone siano morte e più di un milione siano state costrette a fuggire dalla violenza di questi gruppi terroristici, che, come detto, si dichiarano di appartenere a Daesh, l'organizzazione jihadista "Stato Islamico".

Gente triste e disperata

Nel messaggio audio inviato a Lisbona, Mons. António Juliasse parla di volti "attoniti e tristi", di persone "disperate". "Portano un fagotto sulla testa o l'unica bicicletta di famiglia. È tutto ciò che gli è rimasto. Sicuramente la fame, la sete e le malattie arriveranno presto". Sono persone spaventate che fuggono, cercando di salvare la propria vita, per non avere "la stessa sorte di coloro che sono stati decapitati o fucilati". L'intero messaggio è pieno dell'emozione di chi sta assistendo a uno dei momenti più bui della violenza terroristica in Mozambico. Mons. António racconta anche la triste storia di Tina una giovane madre, nipote di un impiegato della Curia diocesana. Tina è fuggita anche lei portando con sé in braccio solo il bimbo appena nato. "Nel caldo e nella polvere, ha bevuto l'acqua che ha trovato, ha avuto diarrea e vomito ed è crollata. Il piccolo è rimasto senza madre, senza colpa e senza pace...".

"Non possiamo stare a guardare senza fare nulla...".

Le parole di Mons. António riflettono la situazione di gravità che stiamo vivendo e sono anche un campanello d'allarme affinché il mondo si renda conto che Cabo Delgado sta vivendo una vera e propria emergenza umanitaria, essendo al centro di una delle più feroci offensive jihadiste del continente africano, ed è dunque necessario venire in aiuto di queste persone spaventate.

"Il rischio più grande è che questi volti vengano dimenticati a causa di altre guerre nel mondo", afferma il vescovo di Pemba. "Non possiamo assolutamente stare a guardare senza fare nulla", aggiunge. Ma la diocesi può fare poco senza l'aiuto del mondo.

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Nel suo messaggio, il vescovo Juliasse chiede ancora una volta di sostenere la Chiesa martire di Cabo Delgado. "Senza la generosità e la condivisione di tutti, non possiamo far fronte alla situazione", e conclude con un ringraziamento speciale a Papa Francesco che domenica (03/03), dopo la preghiera dell'Angelus, ha parlato ancora una volta della violenza terroristica nel nord del Mozambico. "Vorrei cogliere questa occasione per esprimere la mia più profonda gratitudine per la vicinanza di Papa Francesco al popolo del Mozambico e in particolare alla popolazione di Cabo Delgado, durante il suo messaggio dell’Angelus. Il suo discorso è stato per noi come un balsamo, un sollievo immediato, una carezza e un conforto. Accogliamo il suo invito a pregare per la fine delle guerre in tutto il mondo.

* Paulo Aido dell'Agenzia Ecclesia in Portogallo - www.agencia.ecclesia.pt

Dopo l'Angelus, Francesco lancia i suoi appelli alla fine della violenza in Sudan, dove chiede di fermare un conflitto che “ha provocato una gravissima situazione umanitaria”, e nel Nord del Mozambico. Il pensiero all’Ucraina e alla Palestina. Nel pomeriggio l’inizio degli esercizi spirituali con l’invito ai fedeli, in questo tempo di Quaresima e di preparazione al Giubileo, “a dedicare momenti specifici per raccogliersi alla presenza del Signore”

La violenza che da dieci mesi devasta il Sudan e che dilaga in Mozambico, e poi conflitti che insanguinano le altre parti del mondo, come la Palestina e l’Ucraina. Sono questi la dimostrazione che “la guerra è una sconfitta”. Francesco non smette di ripeterlo e lo fa anche oggi, nei saluti dopo la recita dell’Angelus, nella prima domenica di Quaresima.

Non dimentichiamo: la guerra sempre è una sconfitta, sempre. Ovunque si combatte le popolazioni sono sfinite, sono stanche della guerra, che come sempre è inutile e inconcludente, e porterà solo morte, solo distruzione, e non porterà mai la soluzione del problema. Preghiamo invece senza stancarci, perché la preghiera è efficace, e chiediamo al Signore il dono di menti e di cuori che si dedichino concretamente alla pace.

L'appello per il Sudan 

L’appello del Papa è rivolto al Sudan, dove il 15 aprile del 2023 è iniziato un conflitto che vede contrapposti l’esercito sudanese e il gruppo paramilitare conosciuto come RSF, le "Forze di supporto rapido" e che, dice Francesco, “ha provocato una gravissima situazione umanitaria”.

Chiedo di nuovo alle parti belligeranti di fermare questa guerra, che fa tanto male alla gente e al futuro del Paese. Preghiamo perché si trovino presto vie di pace per costruire l’avvenire del caro Sudan.

La violenza in Mozambico

Lo sguardo del Pontefice resta in Africa, si sposta sul Nord del Mozambico, anche questa un’area destabilizzata dalla violenza delle milizie armate.

La violenza contro popolazioni inermi, la distruzione di infrastrutture e l’insicurezza dilagano nuovamente nella provincia di Cabo Delgado, in Mozambico, dove nei giorni scorsi è stata anche incendiata la missione cattolica di Nostra Signora d’Africa a Mazeze. Preghiamo perché la pace torni in quella regione martoriata.

Dedicarsi al raccoglimento

La voce di Francesco si estende dal Sudan e dal Mozambico a tutti gli altri conflitti che insanguinano il continente africano e le altre parti del mondo, come in Europa quello in Ucraina, e quello in Palestina. Nel congedarsi dai fedeli, e salutando i presenti in piazza provenienti da diverse parti del mondo, tra loro anche coltivatori e allevatori, il Papa ricorda che da oggi pomeriggio, inizierà gli esercizi spirituali “con i collaboratori della Curia”, e invita tutti i fedeli “in questo tempo di Quaresima e lungo quest’anno di preparazione al Giubileo, che è Anno della preghiera, a dedicare momenti specifici per raccogliersi alla presenza del Signore”.

* Francesca Sabatinelli – Città del Vaticano. Fonte: Vatican News

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