Giovedì Santo - C

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Vi ho dato l'esempio

Il giovedí santo é il giorno del “dialogo famigliare, delle confidenze, del testamento”. “Vi ho dato l’esempio, affinché anche voi facciate lo stesso”. Che cosa ha fatto Gesú e cosa dobbiamo fare noi?

La prima lettura ci ricorda la liberazone del popolo di Dio, la seconda il dono dell’Eucaristia e il Vangelo, il servizio agli altri con la lavanda dei piedi.

1 – Gesú ha portato a termine la liberazione del suo popolo: non quella fisica dalla dominazione di popoli stranieri, ma quella piú difficile e pesante: la libertá interiore. Piú avanti Gesú dirá ai farisei, ai sommi sacerdoti: “voi caricate fardelli insopportabili….”. In nome di Dio si schiacciavano le persone e si schiavizzavano (forse l’esempio piú chiaro ai nostri giorni é quello delle guerre che si continuano a fare in nome di Dio). Cosí Gesú ha liberato e ci ha liberati, rendendoci figli, liberandoci dalle schiavitú che noi stessi ci costruiamo o che altri ci mettono addosso e ci invita a scoprire la veritá, “quella ci fa liberi davvero”. Quindi, la prima grande veritá del giovedí santo é la liberazione che Dio porta avanti, lungo i secoli, del suo popolo e di ciascuno dei suoi figli. La parola di Dio, la celebrazione della Pasqua, ci aiutano in questa ricerca di libertá? Quali sono i fardelli che ci portiamo dietro e di cui non possiamo o non vogliamo liberarci? Possiamo dire, in coscienza e davanti a Dio, che ci conosce, di essere davvero liberi nei nostri attteggiamenti, nelle nostre parole, nelle nostre decisioni?

2 – Il dono dell’Eucaristia. S. Agostino, ci ricorda una frase dei Proverbi “se ti siedi alla tavola di un ricco, sta attento a quello che ti mette davanti, recordando che poi, dovrai preparargli tú qualcosa di simile”. Gesú ci offre il banchetto eucaristico. Che cosa c’è in questo banchetto? Che cibo ci offre? Gesú stesso diventa cibo: pane e vino. Nell’Incarnazione Gesú si fa uno di noi, uomo come tutti noi. Percorrendo la Palestina si é fatto consolatore, medico, liberatore dagli spiriti, annunciatore della Buona Notizia, missionario che cerca chi si é perduto, rivelatore del mistero d’amore di Dio-Padre. Nell’ultima cena invece ha voluto, in un certo senso, “nascondersi nel pane e nel vino”, perché lo portassimo sempre con noi in ogni luogo: nei centri o nelle periferie, nei templi o nelle case, nell’intimitá dei monasteri o nelle piazze rumorose, vicino al sofferente o al moribondo, nella gioia di chi lo riceve per la prima volta, nel giovane che ha bisogno della Sua forza per iniziare il suo impegno d’amore o in chi lo cerca per appoggiarsi nel cammino quotidiano. L’Eucaristia non ha posto fisso come non lo aveva Gesú durante la sua vita terrena. Dobbiamo essere noi che lo portiamo da un posto all’altro. Siamo le sue guide. Questo é il massimo dono dell’amore: essere sempre disponibili e al servizio dell’altro che ci porta dove vuole, quando vuole e nel modo in cui vuole. Questo ci ricorda la frase di Gesú “se qualcuno ti chiede di andare con lui un chilometro….”. Cosa insegna questo dono totale di Cristo a noi? Fino a che punto siamo noi disponibili e ci lasciamo portare dagli altri dove essi vogliono?

3 – E abbiamo allora il terzo aspetto di questa celebrazione del giovedí santo. Gesú lo ha simbolizzato con la lavanda dei piedi. É il gesto che riassume l’atteggiamente di vita di Gesú. Quello che ha fatto sempre, durante la sua permanenza tra noi. Dalla nascita alla morte, ha fatto la volontá di suo Padre ed é stato al servizio della salvezza dell’umanitá.

Che cosa cerchiamo noi nella nostra vita? Quali sono i nostri obiettivi? Ma soprattutto, quale é il servizio concreto, effettivo che siamo disposti a dare agli altri. Il nostro tempo, i nostri talenti (capacitá), i nostri beni materiali, come entrano in questo servizio? Ricordiamo la frase di Agostino dell’inizio: questi sono i cibi che Dio pone sulla tavola imbandita a cui ci invita. Noi ne dovremo preparare degli altri simili, per invitare Lui e affinché Lui si trovi bene tra noi. Chissá, alle volte potremmo anche ingannarci pensando che stiamo servendo gli altri, ma forse ci stiamo costruendo noi il nostro piedestallo. Speriamo che il Signore non ci dica: avete giá ricevuto la vostra ricompensa.

Chiediamo a Dio che ci aiuti ad entrare in questa logica, come aiutó Maria, sua Madre e tanti suoi amici (i santi) a collaborare per la “libertá integrale dell’umanitá e ad offrirci nel servizio per il bene degli altri”.


Es 12, 1-8. 11-14;
Sal 115;
Cor 11, 23-26;
Gv 13, 1-15

Ultima modifica il Giovedì, 05 Febbraio 2015 20:12
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