Pane e Parola

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 Pane e parola “Voi stessi date loro da mangiare” (Mc 6,37)

Fede cristiana, Eucaristia, responsabilità sociale

VEGLIA DI PREGHIERA

 

[I canti possono essere inseriti secondo le possibilità]

Saluto iniziale

Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.

Amen.

[Se presiede un presbitero o un diacono]

Il Signore che guida i nostri cuori nell’amore e nella pazienza di Cristo, sia con tutti voi.

E con il tuo Spirito.

Introduzione

In preparazione alla Giornata Diocesana Caritas, vogliamo riflettere non tanto su “come” possiamo sfamare e dissetare quanti mancano di cibo e di acqua, ma imparare dal Dio cristiano che in Gesù sazia, e in abbondanza, confermando la logica dell’eccesso e del buono presente nel segno di Cana e che diventa principio e forma dei segni dati alla nostra umanità.

Preghiamo a cori alterni con la preghiera di papa Francesco

O Dio, ci hai affidato i frutti di tutto il creato 

perché possiamo prenderci cura della terra 

ed essere nutriti dalla sua abbondanza. 

                  Hai mandato a noi il tuo Figlio 

                  per condividere la nostra carne e il nostro sangue                                                 

                  e insegnarci la tua legge d’amore. 

                  Attraverso la sua morte e risurrezione, 

                  siamo stati costituiti come una sola famiglia umana. 

Gesù ha mostrato una grande attenzione 

verso coloro che non avevano niente da mangiare, 

moltiplicando cinque pani e due pesci in un banchetto 

in grado di sfamare cinquemila persone e molti altri ancora.

                  Veniamo alla tua presenza, o Dio, 

                  consapevoli delle nostre colpe e delle nostre mancanze, 

                  ma anche ricolmi di speranza, per condividere 

                  quel che abbiamo da mangiare con tutti i membri 

                  di questa grande famiglia umana. 

Per mezzo della tua sapienza 

ispira i capi di governo e i responsabili delle imprese, 

così come tutti i cittadini del mondo, 

a trovare soluzioni giuste e generose per combattere la fame, 

garantendo a tutte le persone 

il pieno godimento del diritto all’alimentazione. 

                  (tutti): Ti preghiamo, o Dio, perché quando saremo dinanzi a te, 

                  nell’ora del giudizio divino, potremo proclamarci 

                  “Una sola famiglia umana, cibo per tutti”. 

 

Intronizzazione della Parola di Dio

[Durante il canto dell’Alleluia viene collocata la Bibbia e una grande pagnotta, che verrà spezzata e distribuita al termine della veglia, in un luogo centrale e ben preparato, dove avviene la celebrazione]

PRIMO MOMENTO

La fede cristiana

Il cristiano, ciascuno di noi, è sollecitato ad avere fame e sete non del potere umano ma, anzitutto, della volontà di Dio che si compie perché si realizzi il regno dell’amore di Dio.

 

Lettura del Vangelo secondo Luca (Lc 22,24-34)

E nacque tra loro anche una discussione: chi di loro fosse da considerare più grande. Egli disse: «I re delle nazioni le governano, e coloro che hanno potere su di esse sono chiamati benefattori. Voi però non fate così; ma chi tra voi è più grande diventi come il più giovane, e chi governa come colui che serve. Infatti chi è più grande, chi sta a tavola o chi serve? Non è forse colui che sta a tavola? Eppure io sto in mezzo a voi come colui che serve.

Voi siete quelli che avete perseverato con me nelle mie prove e io preparo per voi un regno, come il Padre mio l’ha preparato per me, perché mangiate e beviate alla mia mensa nel mio regno. E siederete in trono a giudicare le dodici tribù d’Israele. Simone, Simone, ecco: Satana vi ha cercati per vagliarvi come il grano; ma io ho pregato per te, perché la tua fede non venga meno. E tu, una volta convertito, conferma i tuoi fratelli». E Pietro gli disse: «Signore, con te sono pronto ad andare anche in prigione e alla morte». Gli rispose: «Pietro, io ti dico: oggi il gallo non canterà prima che tu, per tre volte, abbia negato di conoscermi».

 

Dalle catechesi del mercoledì di Papa Francesco (2 ott. 2013)

…Che cosa posso fare io che mi sento debole, fragile, peccatore? Dio ti dice: non avere paura della santità, non avere paura di puntare in alto, di lasciarti amare e purificare da Dio, non avere paura di lasciarti guidare dallo Spirito Santo. Lasciamoci contagiare dalla santità di Dio. Ogni cristiano è chiamato alla santità (cfr Cost. dogm. Lumen gentium, 39-42); e la santità non consiste anzitutto nel fare cose straordinarie, ma nel lasciare agire Dio. È l’incontro della nostra debolezza con la forza della sua grazia, è avere fiducia nella sua azione che ci permette di vivere nella carità, di fare tutto con gioia e umiltà, per la gloria di Dio e nel servizio al prossimo. C’è una celebre frase dello scrittore francese Léon Bloy; negli ultimi momenti della sua vita diceva: «C’è una sola tristezza nella vita, quella di non essere santi». Non perdiamo la speranza nella santità, percorriamo tutti questa strada. Vogliamo essere santi? Il Signore ci aspetta tutti, con le braccia aperte; ci aspetta per accompagnarci in questa strada della santità. Viviamo con gioia la nostra fede, lasciamoci amare dal Signore… chiediamo questo dono a Dio nella preghiera, per noi e per gli altri.

[breve pausa di silenzio]

Preghiamo a cori alterni:

Cuore mio, non dire: sono troppo povero,                      

donati coraggiosamente.

Non dire: sono troppo debole,

lanciati in avanti.

Non dire: sono troppo piccolo,

ergiti in tutta la tua statura.

                  Anima mia, se il fardello

                  è troppo grande, pensa agli altri:

                  se tu rallenti, essi si fermano;

                  se tu ti stanchi, essi desistono;

                  se tu ti siedi, essi si coricano;

                  se tu dubiti, essi disperano;

                  se tu critichi, essi demoliscono.

Ma, se tu cammini, essi corrono;

se tu corri, essi volano;

se porgi loro la mano, essi t’aiutano e ti sostengono;

se ti prendi cura di loro, essi ti amano.

                  (insieme): Prega con loro e in nome loro,

                  rischia la tua vita,

                  essi vivranno e tu rivivrai!

(P. Monier)

SECONDO MOMENTO

Eucaristia

Fame e sete rappresentano due bisogni primordiali dell’uomo, che lo definiscono nelle sue essenziali necessità fisiologiche, di sopravvivenza. Proprio per questo evocano un desiderio irrefrenabile, ineluttabile, che non si può soffocare. E nella Bibbia, “avere fame e sete” significa metaforicamente un bisogno profondo dell’uomo, che chiede di essere appagato.

 

Lettura del Vangelo secondo Luca (Lc 22,14-20)

Quando venne l’ora, prese posto a tavola e gli apostoli con lui, e disse loro: «Ho tanto desiderato mangiare questa Pasqua con voi, prima della mia passione, perché io vi dico: non la mangerò più, finché essa non si compia nel regno di Dio». E, ricevuto un calice, rese grazie e disse: «Prendetelo e fatelo passare tra voi, perché io vi dico: da questo momento non berrò più del frutto della vite, finché non verrà il regno di Dio». Poi prese il pane, rese grazie, lo spezzò e lo diede loro dicendo: «Questo è il mio corpo, che è dato per voi; fate questo in memoria di me». E, dopo aver cenato, fece lo stesso con il calice dicendo: «Questo calice è la nuova alleanza nel mio sangue, che è versato per voi».

 

Da una relazione di Goffredo Boselli, monaco di Bose, al convegno Nazionale di Caritas Italiana, aprile 2010:

Che ne abbiamo fatto dell’eucaristia? Nel 1971 il vescovo Helder Camara si domandava: Quando l’eucaristia è ricevuta al momento della morte è chiamata viatico: è il compagno per il grande viaggio che ha inizio. Ma come chiamare l’eucaristia ricevuta per vivere e far vivere la giustizia? Non facciamoci illusioni: il mondo conosce molto bene lo scandalo. Sono cristiani, almeno di origine, quel venti per cento di umanità che tiene nelle sue mani l’ottanta per cento delle risorse della terra. Che ne abbiamo fatto dell’eucaristia? Come conciliarla con l’ingiustizia, figlia dell’egoismo?

Se “viatico” è il nome dell’eucaristia del morente, il nome più antico è “klasma” (= spezzato, pane spezzato) per dire che l’eucaristia è sì il “corpo del Signore” con tutto l’insegnamento catechistico sulla “transustanziazione” che prevede il permanere delle “specie” (pane, vino) ma nel mutare della “sostanza” (corpo e sangue di Cristo). Ciò che non va dimenticato, è che quel pane diventa corpo di Cristo perché è un pane spezzato e condiviso. In altre parole, non perché nel tabernacolo mantiene questa trasformazione, ma perché è la memoria del corpo e del sangue di Gesù dati in croce per noi, perché mangiando di quel pane e bevendo di quel vino diventiamo a nostra volta capaci di vivere una analoga relazione con i fratelli.

Il nostro modo di rispettare la verità dell’eucaristia non è quello di accontentarci di solenni processioni eucaristiche nel Corpus Domini o di solenni “quarantore”, ma di sentirci provocati ad un’etica di donazione (un corpo dato), un’etica di condivisione (l’unico pane per molti), un’etica di solidarietà e di carità (la colletta per i bisognosi).

 

[breve pausa di silenzio]

Preghiamo alternato solista e assemblea:

Gesù, noi ti abbiamo riconosciuto come Signore,                  

ma questo riconoscimento non è per noi

solo da gustare o da tenere come un segreto.

                  Ciò che abbiamo visto e sentito non è solo per noi:

                  è per tutti quelli che sono pronti a riceverlo.

Dopo essere stati con te, davanti a te,

tu ci chiedi di lasciare la tavola

e di andare dai nostri amici, per scoprire insieme

a loro che tu sei veramente vivo

e che ci chiami tutti insieme a diventare

un popolo nuovo, il popolo della risurrezione.

                  Tu ci liberi dal nostro paralizzante senso di perdita,      

                  ci dai la forza di uscire nel mondo

                  e di portare la buona notizia a tutti.

(insieme): Rendi eucaristica la nostra vita:

essa non sarà spettacolare, ma nascosta

come lievito e come granello di senape;

essa rivelerà con gesti semplici

che la vita è più forte della morte

e l’amore è più forte della paura.

[Canto secondo le possibilità]

TERZO MOMENTO

Responsabilità sociale

Il frutto è la giustizia sociale, la solidarietà, la carità, quell’atteggiamento per cui l’uomo non punta tutto sulla propria soddisfazione o il proprio interesse, ma li sottopone all’impegno per la difesa della vita e della dignità del fratello povero.

 

 

Lettura del Vangelo secondo Marco (Mc 6,34-44)

Sceso dalla barca, egli vide una grande folla, ebbe compassione di loro, perché erano come pecore che non hanno pastore, e si mise a insegnare loro molte cose. Essendosi ormai fatto tardi, gli si avvicinarono i suoi discepoli dicendo: «Il luogo è deserto ed è ormai tardi; congedali, in modo che, andando per le campagne e i villaggi dei dintorni, possano comprarsi da mangiare». Ma egli rispose loro: «Voi stessi date loro da mangiare». Gli dissero: «Dobbiamo andare a comprare duecento denari di pane e dare loro da mangiare?». Ma egli disse loro: «Quanti pani avete? Andate a vedere». Si informarono e dissero: «Cinque, e due pesci». E ordinò loro di farli sedere tutti, a gruppi, sull’erba verde. E sedettero, a gruppi di cento e di cinquanta. Prese i cinque pani e i due pesci, alzò gli occhi al cielo, recitò la benedizione, spezzò i pani e li dava ai suoi discepoli perché li distribuissero a loro; e divise i due pesci fra tutti. Tutti mangiarono a sazietà, e dei pezzi di pane portarono via dodici ceste piene e quanto restava dei pesci. Quelli che avevano mangiato i pani erano cinquemila uomini.

 

Da Evangelium Gaudium:

La Chiesa ha riconosciuto che l’esigenza di ascoltare questo grido deriva dalla stessa opera liberatrice della grazia in ciascuno di noi, per cui non si tratta di una missione riservata solo ad alcuni: «La Chiesa, guidata dal Vangelo della misericordia e dall’amore all’essere umano, ascolta il grido per la giustizia e desidera rispondervi con tutte le sue forze». In questo quadro si comprende la richiesta di Gesù ai suoi discepoli: «Voi stessi date loro da mangiare» (Mc 6,37), e ciò implica sia la collaborazione per risolvere le cause strutturali della povertà e per promuovere lo sviluppo integrale dei poveri, sia i gesti più semplici e quotidiani di solidarietà di fronte alle miserie molto concrete che incontriamo. La parola “solidarietà” si è un po’ logorata e a volte la si interpreta male, ma indica molto di più di qualche atto sporadico di generosità. Richiede di creare una nuova mentalità che pensi in termini di comunità, di priorità della vita di tutti rispetto all’appropriazione dei beni da parte di alcuni.

La solidarietà è una reazione spontanea di chi riconosce la funzione sociale della proprietà e la destinazione universale dei beni come realtà anteriori alla proprietà privata. Il possesso privato dei beni si giustifica per custodirli e accrescerli in modo che servano meglio al bene comune, per cui la solidarietà si deve vivere come la decisione di restituire al povero quello che gli corrisponde. Queste convinzioni e pratiche di solidarietà, quando si fanno carne, aprono la strada ad altre trasformazioni strutturali e le rendono possibili. Un cambiamento nelle strutture che non generi nuove convinzioni e atteggiamenti farà sì che quelle stesse strutture presto o tardi diventino corrotte, pesanti e inefficaci (n. 188-189).

[breve pausa di silenzio]

Preghiamo insieme:

Fratelli nostri che siete nel Primo Mondo:
affinché il suo nome non sia bestemmiato,
affinché venga a noi il suo Regno;
e si faccia la sua Volontà
non solo in cielo ma anche in terra,
rispettate il nostro pane quotidiano
rinunciando voi al vostro sfruttamento quotidiano.
Non vi intestardite a ricevere da noi
il debito che non abbiamo fatto

e che continuano a pagare i nostri bambini, i nostri affamati, i nostri morti.

Non cadete più nella tentazione del lucro, del razzismo, della guerra;
noi faremo in modo da non cadere
nella tentazione dell’ozio e della sottomissione.
E liberiamoci gli uni gli altri da ogni male.
Solo così potremo recitare insieme la preghiera di famiglia                            
che il fratello Gesù ci ha insegnato:                                          
Padre nostro - Madre nostra,
che sei in cielo e che sei in terra.

(Pedro Casaldaliga)

GESTO DI CARITÀ

[Canto appropriato, durante il quale il celebrante spezzerà la grande pagnotta]

Scambiamoci un segno di pace donandoci un pezzetto di pane.

Conclusione

Padre nostro

Preghiamo. O Dio giusto e santo, regni nella Chiesa e nel mondo una comune e vera giustizia poiché la stessa grazia ci raduna attorno all’unica mensa. Per Cristo nostro Signore.


Amen.

Se è presente un sacerdote o un diacono si può concludere con la Benedizione oppure si può concludere dicendo

Benediciamo il Signore

Rendiamo grazie a Dio.

[Canto secondo le possibilità]

GIORNATA DIOCESANA CARITAS

domenica 9 novembre 2014

 

 

 

 

 

 

Last modified on Monday, 20 April 2015 10:19
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