I discepoli missionari come STRUMENTI PREZIOSI della missione (4)

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Perché tu sei prezioso ai miei occhi, perché sei degno di stima e io ti amo, do uomini al tuo posto e nazioni in cambio della tua vita (Is 43,4).

Rifletti

Siamo come vasi di creta che custodiscono un tesoro immenso: guai a dimenticarlo, perché si finirebbe per illudersi di essere qualcosa che non si è e dunque di cedere a quelle lusinghe che fanno tanto male alla Chiesa. Può capitare infatti che uomini e donne, anche di Chiesa, che ricevono il dono, sanno che sono di creta, ma nell’arco della vita si entusiasmano al punto da dimenticare di essere di creta o si dimenticano che il dono è un dono grande. È così che subentra la tentazione di truccare il vaso di creta: dipingerlo, abbellirlo.
A questo proposito mi riferisco a una riflessione che fece papa Francesco quando andò a Rio de Janeiro nel 2013 per la GMG. In una messa commentò questo versetto di san Paolo e disse che la Chiesa soffre molto ogni volta che uno dei chiamati a ricevere il tesoro in vaso di creta accumula tesoro, si dedica a cambiare la natura della creta e crede di essere migliore, di non essere più di creta. Siamo di creta fino alla fine. Ci salva Gesù a modo suo, ma non alla maniera umana del prestigio, delle apparenze, di avere dei posti rilevanti.
Potremmo dire che il Signore ci ha scelti perché siamo deboli e fragili. Ora tutte le volte che noi vogliamo farci ‘forti’: economicamente, culturalmente pensando di essere ‘superiori’ o di essere qualcuno, noi contraddiciamo questa iniziativa di Dio che ha sempre scelto le cose deboli e fragili.

In questa debolezza succede in cambio qualcosa di straordinario, come ci ricorda la biblista Virgili “l’umanità debole dell’evangelizzatore non è un impedimento all’opera di Dio, ma funge da segnale che indica la provenienza e la natura del tesoro del vangelo; diviene una porta d’accesso all’incontro con l’Onnipotente, un luogo rivelativo della potenza divina” (R. Virgili, Le lettere di Paolo, Ancora, p. 487).
Per questo anche l’evangelizzatore diviene un tesoro prezioso... per quel che porta dentro che è una esperienza vera e profonda del Cristo risorto. Solo questa esperienza ci rende testimoni credibili al mondo.
Lo vediamo per esempio nell’episodio di Maria Maddalena al momento della resurrezione (Cf Gv 20,2-18). Al principio vive tutto lo smarrimento che era lo stesso dei discepoli “Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l'hanno posto!” (Gv 20,2) ma poi dopo l’incontro esplode con l’annuncio "Ho visto il Signore!" (Gv 20,18)

Prega

Non temere, piccolo gregge, perché al Padre vostro è piaciuto di darvi il suo regno. Vendete ciò che avete e datelo in elemosina; fatevi borse che non invecchiano, un tesoro inesauribile nei cieli, dove i ladri non arrivano e la tignola non consuma. Perché dove è il vostro tesoro, là sarà anche il vostro cuore. Siate pronti, con la cintura ai fianchi e le lucerne accese; siate simili a coloro che aspettano il padrone quando torna dalle nozze, per aprirgli subito, appena arriva e bussa. Beati quei servi che il padrone al suo ritorno troverà ancora svegli; in verità vi dico, si cingerà le sue vesti, li farà mettere a tavola e passerà a servirli. (Lc 12, 32-37)

Nella preghiera cerca il tesoro o i tesori che sono nel tuo cuore. Appartengono a Dio? appartengono ad altri?

Padre, ti ringrazio di essere chiesa, di appartenere ad una comunità, alla tua chiesa.
È la comunità di quanti credono in te, di quanti si radunano nel tuo nome,
è la comunità di quanti vivono nella tua attesa.
Vorrei amarti senza gli altri, vorrei adorarti senza chiesa, vorrei pregarti da solo.
Tu mi vuoi con gli altri. Non per star meglio, né per essere forte, ma per essere vero.
Mi chiami ad essere chiesa, essa è forte se spera essa è vera se ama,
essa è santa se ognuno è santo.
Essere chiesa è esistere per gli altri, incontrarti negli uomini,
pregarti con essi, dare ragione della propria speranza.
Nella chiesa è la tua parola, la parola che salva,
che mi dà conforto, se abbattuto, mi rende sereno, se triste,
mi fa forte, se debole, mi perdona, se ho peccato, mi dà coraggio, se ho paura.
Ti ringrazio per il messaggio di vita, per la comunità di amore, per la chiesa.
Dacci una chiesa che pensi come pensi tu, che operi come vuoi tu,
che viva come hai insegnato tu, che ami come hai amato tu.
Ti prego per la chiesa, perché non tradisca il vangelo,
perché difenda i deboli, perché non abbandoni i poveri.
Ti chiedo una chiesa di meno parole e più impegno,
che predichi la pace e faccia la giustizia.
Aiutami ad essere chiesa, ad avere molte cose da pensare assieme,
da imparare assieme, da fare assieme.
Perdona il mio modo di essere chiesa e purifica il mio modo di restare in essa.

*Lisandro Rivas è Missionario della Consolata e rettore del Collegio San Paolo Apostolo (Roma)

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