IV Dom. - T. O. - Anno B: Ascoltare il profeta

Pubblicato in Domenica Missionaria

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Letture:
Dt 18,15-20; 
Sal 94; 
1Cor 7,32-35; 
Mc 1,21-28. 

Le letture di questa domenica continuano ad affrontare la tematica, iniziata la scorsa domenica, della Parola di Dio, queste letture sottolineano e precisano come deve essere l’ascolto della Parola affinché essa sia efficace e autorevole. Nel libro del Deuteronomio, Mosè preannuncia che il Signore stesso susciterà, tra il popolo, un profeta che parlerà nel Suo nome “a lui darete ascolto”. Infatti, il ritornello del Salmo, prosegue nella stessa linea: “ascoltate oggi la voce del Signore”. Il Vangelo, invece, presenta Gesù, il profeta di cui aveva parlato Mosè, i cui insegnamenti sono prestigiosi e potenti.  Gesù è il portatore della Parola di Dio, anzi, Egli è la Parola di Dio efficace e autorevole. Il suo è un insegnamento nuovo e potentemente persuasivo tanto che persino gli spiriti impuri gli ubbidiscono.

Dio susciterà un profeta a cui dare ascolto

Già dall’inizio del Deuteronomio c’è l’invito ad ascoltare: “a lui darete ascolto”, tale invito riassume il messaggio dell’intero libro, il quale inizia con la  celebre frase שְׁמַע יִשְׂ “Ascolta, Israele”, l’imperativo che contraddistingue il libro del Deuteronomio e poi  continua quando Dio stesso comunica la sua Parola  solo a Mosè, e che questi trasmette oralmente al popolo, il quale si nutre da ciò che “usciva dalla bocca” di Dio, ascoltando quanto diceva il profeta “ colui che parla al posto di ….”. Prima fu Mosè e, poi, qualcuno come lui, come dice lo stesso Mosè: “un profeta pari a me”, sulle cui labbra il Signore pone le sue parole, Dio stesso dice: “porrò le mie parole sulla sua bocca”.

Il Signore suscita un profeta. L’iniziativa sorge quando Dio appare a Mosè sull’Oreb, con dei tuoni e lampi a cui è stata associata la voce del Signore. Questo è per il popolo d’Israele un’esperienza terrificante al punto di non volere più sentire la voce di Dio e nemmeno vederLo: “che io non oda più la voce del Signore mio Dio e non veda più questo grande fuoco, perché non muoia”. Allora Dio promette di “suscitare un profeta”. Il profeta di cui parla il Signore avrà le seguenti caratteristiche: 1) sarà chiamato e scelto dal Signore Dio. Questo profeta sarà un dono di Dio per il popolo. Infatti, Egli stesso lo susciterà, lo farà sorgere, dalla sua iniziativa e con i suoi criteri, in mezzo del popolo; 2) sarà preso fra i suoi fratelli, sarà uno di loro. Egli sarà scelto “in mezzo ai loro fratelli” (in ebraico anche connazionali) cioè tra quelli della comunità a cui Mosè si stava indirizzando. Sono le dodici tribù d’Israele. Ed il profeta sarà per il popolo. Dio manda un profeta scelto tra il popolo e per una realtà concreta; 3) infine parlerà nel nome di Dio. Il Profeta è uno che parla a nome di un altro. Dio afferma che il profeta che Egli farà sorgere parlerà a nome di Dio, darà i Suoi comandi. Ad Egli, il popolo deve solo dare ascolto.

Il popolo è invitato a creare uno spazio all’ascolto, cioè, avere un “cuore che ascolta” (lev shomea': 1Re 3,9). L’incontro con Dio che ci parla avviene quando abbiamo questo cuore.

Infatti, l’ascolto è il fondamento nella relazione tra Dio e il suo popolo, come ci mostra tutta la Bibbia. L’ascolto è costitutivo sia per il popolo d’Israele, sia per la Chiesa, “assemblea convocata dalla parola di Dio e riunita intorno al Cristo risorto e vivente, parola definitiva di Dio all'umanità”. Nell'Esodo Mosè è chiamato sul monte Sinai ed è invitato a proclamare da parte di Dio ai figli di Israele: “Ora, se voi ascolterete la mia voce e custodirete la mia alleanza, sarete per me un possesso particolare fra tutti i popoli: certo, mia è tutta la terra, ma voi sarete per me un regno di sacerdoti, una nazione santa”(Es 19,3-6).

Non si tratta soltanto di ascoltare, ma di vivere ciò che si ascolta, è un ascolto nella fede, un ascolto fattivo; per la Scrittura ascoltare(shama') significa obbedire è Dio stesso che esige obbedienza. Dobbiamo essere come il popolo d’Israele che disse, dopo aver ascoltato il Signore: “Tutto ciò che il Signore ha detto noi lo faremo e lo ascolteremo” (Es 24,7), cioè lo metteremo in pratica. Nella Lettura di oggi il Signore conclude: “Se qualcuno non ascolterà le parole che egli dirà in mio nome, io gliene domanderò conto”. Bisogna dunque ascoltare il profeta che il Signore Dio farà suscitare: questo profeta è Gesù, quello che insegnava “loro come uno che ha autorità”.

Un popolo che ascolta e si stupisce

È bellissima la pagina odierna del Vangelo. Gesù, la Parola di Dio, come lo definisce Giovanni, entra nella sinagoga. È la prima volta, secondo Marco, che egli entra nella sinagoga di Cafarnao. In tutto il suo Vangelo, Gesù entra nella sinagoga per ben tre volte. Ora entra non per ascoltare, ma immediatamente si mette a insegnare. È maestro in modo speciale, come diranno i suoi uditori, ma anche unico e continuativo. Si mette dappertutto, senza scegliere il posto, lui si muove per i luoghi in cui la gente si riunisce, nelle città come nei villaggi, in casa come all'aperto, sulla strada come lungo il mare. È davvero il profeta di cui aveva parlato Mosè. Ora nella Sinagoga è la prima volta che Gesù insegna provocando grande stupore ed ammirazione tra la gente che lo ascolta e che riconosce in lui un mandato divino (l'autorità) che gli scribi non hanno: “ed erano stupiti del suo insegnamento: egli, infatti, insegnava loro come uno che ha autorità, e non come gli scribi”. Ma il suo insegnamento non solo crea “stupore” negli uditori ma anche “timore”, infatti “tutti furono presi da timore” perché aveva “un insegnamento nuovo, dato con autorità”. Il suo insegnamento è nuovo e contiene la potenza di Dio stesso che opera quello che dice.

Quell’insegnamento di Gesù viene dalla profondità del suo essere, dalla sua relazione con Dio. C’è un’identità tra il suo insegnamento e il suo essere. “L'insegnamento di Gesù è autorevole perché le sue parole riguardanti la fede, le decisioni, i comportamenti sono confermate dalle azioni di compassione, premura, cura, accoglienza, perdono, guarigione, fiducia e incoraggiamento, salvezza nel senso profondo e globale della parola. Gesù insegna le strade e il senso della vita stando pienamente dentro la vita”.

La sua parola guarisce l’indemoniato ma soprattutto lotta contro il male dell’uomo. “Il male dell’uomo sono le sue varie alienazioni, nella quali egli non è quello che dovrebbe essere ed è dipendente. L’uomo è alienato, quando non realizza se stesso, perché non è in armonia con gli altri o con se stesso…”. Ma la Parola di Gesù può rinnovare, trasformare e fare cose nuove, è sufficiente ascoltare, lasciarsi stupire.

Il discepolo missionario odierno che vive nella società del rumore, abituato a una miriade di voci, a tante parole talvolta anche senza senso, deve darsi all’ascolto del Signore che parla tutt’ora. Lasciarsi stupire dal Suo insegnamento, lasciarsi prendere da timore e lasciarsi invadere dalla novità del Vangelo, leggendo la Bibbia con nuovi occhi.

Ultima modifica il Martedì, 26 Gennaio 2021 09:12

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