Pasqua di Risurrezione

Pubblicato in Domenica Missionaria

“Perché cercate tra i morti colui che è vivo? Non è qui, è risuscitato”(Lc.24,5-6).

E’ Risorto”. Gesù non è più nel sepolcro. Questi brevi parole sono ben diverse da quelle che noi vediamo comunemente incise nei marmi delle tombe dei comuni mortali. Per quanto potenti e famosi, essi siano stati tali persone,dove sono quei magnifici elogi che si sono prodigati alla loro morte e nel corso dei loro funerali?..”Qui giace”; questa è la frase lapidaria! Quel grande, quell’uomo o donna noto nel bel mondo e in patria, sia pure stato presidente, cantante, attore, sportivo,ecc..ora è qui adagiato sotto questa pietra,è sepolto nella polvere,ossa e scheletro,in attesa del giudizio finale di Dio. Ben diversa è la morte di Cristo: “non è qui, è risorto”.

Non si valuta sufficientemente la gioia pasquale se non si è vissuto intensamente il dramma del Venerdì santo e il silenzio pieno di speranza del Sabato santo. Purtroppo, le vetrine già piene di colombe e altre leccornie fin dalla Quaresima, e l’oblio della prassi penitenziale durante le settimane precedenti( così che è già raro trovare chi ancora digiuna il Venerdì santo),impediscono di “sentire e gustare” interiormente questa esplosione di gioia. Mentre ci si commuove nel mistero della Nascita di Gesù a Natale,al Venerdì santo può venire la tentazione di scandalizzarsi davanti al mistero della Croce, e quindi di non dare la dovuta importanza! Ma Gesù vince perdendo: riprende la sua vita (e la dona anche a noi), ma solo passando per l’ignominia della morte, perché solo così Cristo può dire:”non temete, Io ho vinto il mondo”. Per questo la Pasqua arriva con la primavera, perché tutto rinasce, dentro e fuori di noi.

Se Cristo non fosse risorto, non solo vana sarebbe la nostra fede,ma inutile. Se Cristo non fosse risorto, Dio non ci amerebbe, e perciò neppure noi sapremmo amarci e rimarremmo ancora schiavi dei nostri peccati. Ma Dio ci ama e perciò ha non solo inviato il suo Figlio,”l’Uomo per gli altri”, ma lo ha risuscitato.La risurrezione di Gesù conferma che la vita e l’amore hanno l’ultima parola,non la morte e il freddo dell’odio. E poi Dio ci attende nella “stanza di sopra”, per il banchetto senza fine,di cui quello eucaristico è prefigurazione e caparra.Una ragione di più per celebrare la Pasqua con canti,inni, luce e gioia più che non a Natale.

La speranza di Maria Maddalena, di Giovanni e di Pietro fu messa a dura prova dal sepolcro vuoto. Essi cercarono la “presenza”,ma fecero la dolorosa esperienza dell’”assenza”.La loro fede nel Risorto nacque inizialmente da uno sbigottimento,da una delusione,da un fatto inatteso.Molte persone contemporanee rifanno,con stupore ed emozione,il medesimo pellegrinaggio. E poiché a poco a poco l’idea di Dio si dissolve in loro,esclamano:”Dio è morto”!.Ma chi ha fede contempla la tomba di Cristo,e con Maria Maddalena,Giovanni e Pietro,riconoscendo che il sepolcro è vuoto,impara che Dio è al di là di ogni aspettativa,imprevedibile e sconcertante.

Hanno forato le mani di Gesù, quelle che hanno toccato e guarito gli ammalati e i morti.

 Però queste mani continuano a benedire ad assolvere e a perdonare i peccati degli uomini.

Hanno forato i piedi di Gesù sulla croce, affinché non camminino più. Però Gesù continua a camminare ovunque con i piedi dei missionari, per proclamare la buona Notizia della salvezza.

Hanno trafitto con la lancia il Cuore di Gesù, affinché muoia davvero. Però Gesù con quel Cuore squarciato continua ad amarci di più, perché viviamo della sua vita da amici suoi.

Il Vinto è diventato Vincitore, colui che era Morto, è Risorto, e colui che non aveva la vita nella tomba, ora vive per sempre.

Forse ora comprendiamo meglio le parole di S. Paolo:”Se dunque siete risorti con Cristo, cercate le cose di lassù…,pensate alle cose di lassù, non a quelle della terra…La vostra vita è ormai nascosta con Cristo in Dio”(Col.3,1-3).

Al mattino di Pasqua con Pietro, correva al sepolcro “il discepolo che Gesù amava”. Ci domandiamo perché questo discepolo non ha il suo “nome”? Forse il motivo è che ognuno di noi possa essere quel discepolo che Gesù ama e possa diventare testimone della sua risurrezione.

Il Vangelo di Marco, nella finale autentica, senza l’appendice aggiunta in seguito, leggiamo:
Le donne fuggirono via dal sepolcro perché erano piene di timore e di spavento. E non dissero niente a nessuno, perché avevano paura”(Mc.16,8). Marco in sostanza, si rifiuta di fare dell’incontro con Cristo risorto un fatto, solo “accaduto” e basta. E’ un fatto invece che deve accadere sempre; la risurrezione mi verrà data nell’esperienza quotidiana con il Cristo risorto, pagata a prezzo a prezzo di radicalità nella sequela. E’ un fatto sempre aperto che per me e per te si realizza giorno dopo giorno. Cristo non è risorto una volta soltanto, ma risorge sempre nel segreto della mia esperienza di fede perché Gesù è Vivo. Non per nulla Luca scrive:”perché cercate tra i morti Colui che è vivo?”.. Pertanto se quell’Uomo, bello, buono, eccezionale, è davvero Dio, e vive tra noi, allora deve cambiare davvero tutto nella mia vita. Chi ama, crede.

Pertanto, o cristiano, se vivi ancora nei tuoi peccati, sappi che per te oggi Cristo non è ancora risorto, e perciò oggi, per te non è Pasqua di risurrezione!

A Roma oggi le campane di S. Pietro annunciano “Urbi et Orbi” che è la Pasqua del Signore.

La porta della redenzione del sepolcro di Cristo morto e risorto, rimane aperta. Una porta stretta fin che si vuole, ma spalancata sempre. E quanti la varcano, trovano la Vita.

S. Agostino dice:”Oggi cantiamo l’Alleluja per la “strada”, domani sarà l’Alleluja della “patria”.Oggi noi lo cantiamo non per allietare il nostro riposo, ma per alleggerire il nostro fardello. Canta perciò come fa il viaggiatore. Canta, ma camminando, dimentica la tua fatica cantando, però fai attenzione alla pigrizia. Canta e cammina”.

Esempi pasquali.

1. Un giorno la B. Madre Teresa di Calcutta si era recata, come tante altre volte, per le strade della città alla ricerca di malati e moribondi. Una donna, avvolta in un mantello lacero e sporco, era adagiata su un marciapiede, molto ammalata e con febbre. Madre Teresa si limitò a prenderle la mano per confortarla. Quella sorrise debolmente e disse:”Se Gesù esiste, deve avere il tuo volto”..
poi morì.

A noi qui convenuti per celebrare la Risurrezione di Gesù, ci viene dato questo messaggio: facciamo in modo che chiunque incontriamo, possa vedere riflesso nei nostri volti, lo sguardo di Gesù risorto. “ non permettete mai – disse Madre Teresaad alcuna cosa al mondo, di colmarvi di dolore a tal punto da farvi dimenticare la gioia di Cristo Risorto”.

2. In Africa ci sono tantissime sètte cristiane, che ogni anno aumentano di numero, incoraggiate, aiutate e sussidiate da altri paesi(es. nord America), specie da quanti non vedono di buon occhio la presenza della Chiesa cattolica. Un giorno un ricco signore pagano, osservando appunto il prolificarsi da tante sètte religiose nel suo paese, per farsi un nome, volle pure lui iniziarne un’altra, tanto da farsi conoscere nel mondo. Però prima di iniziare, andò a sentire il parere da un suo vecchio amico: un missionario cattolico. Il Padre missionario, interpellato da questo amico, così rispose:”Caro amico, io ti darei un consiglio e con quanto ti dirò, potrai senz’altro iniziare con successo la tua nuova religione. Dunque: fatti una croce e lasciati inchiodare su di essa, patire il dolore tanto da morire. Dopo di che, fatti seppellire e dopo tre giorni esci dalla tomba da solo con la tua forza misteriosa. Con tale impressione e successo vincerai sicuramente e vedrai che tante persone ti seguiranno!..”.

Non c’è bisogno di aggiungere che il consiglio del missionario gli sembrò così assurdo e difficile da realizzare, che non solo cambiò idea ma si fece cristiano cattolico per seguire Gesù Cristo il solo Risorto e il vero Dio e Salvatore del genere umano.

Seneca: ”Affrettati a vivere bene e pensa che ogni giorno ha in se stesso una vita”.

John Milton: “Non amare né odiare la vita: ma quella che vivi, vivila bene”.

Cristian Gellert: “Vivi come desidererai di aver vissuto, quando sarai sul letto di morte”.

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