Domenica di Pentecoste / B - Manda il tuo Spirito, Signore, a rinnovare la terra

At 2,1-11; Sal 103; Gal 5,16-25; Gv 15,26-27; 16,12-15

Nella solennità di Pentecoste, la liturgia della Parola ci invita a contemplare lo Spirito Santo, la sua azione nella Chiesa e nel mondo. Infatti, lo Spirito Santo è una fonte inesauribile di Vita perché trasforma, rinnova, guida, incoraggia, rafforza, edifica la comunità, favorisce l'unità e trasmette ai discepoli la forza per diventare araldi coraggiosi del Vangelo di Gesù.

L'autore degli Atti degli Apostoli nella prima lettura (At 2,1-11) ci presenta lo Spirito Santo come la Nuova Legge che guida e anima il Popolo della Nuova Alleanza. Lo Spirito fa sì che uomini e donne di ogni razza, popolo e nazione accolgano la Buona Notizia di Gesù e formino una comunità unita e fraterna che parla la stessa lingua, quella dell'amore.

Luca colloca il dono dello Spirito nel giorno in cui la comunità ebraica celebrava l'alleanza e il dono della Legge sul Sinai. La coincidenza temporale non è fortuita, anzi, indica chiaramente che la comunità nata da Gesù è la comunità della Nuova Alleanza di cui lo Spirito ne sarà la Legge. Il percorso nella storia di questa comunità non sarà accompagnato da una Legge esteriore, scolpita su tavole di pietra (come quella di Mosè con Legge del Sinai); ma si ispirerà allo Spirito Santo che risiederà nel cuore dei discepoli. La comunità nata da Gesù e guidata dallo Spirito è il nuovo Popolo di Dio. Si compie così la promessa fatta da Dio al suo popolo: «Vi darò un cuore nuovo, metterò dentro di voi uno spirito nuovo, toglierò da voi il cuore di pietra e vi darò un cuore di carne. Porrò il mio spirito dentro di voi e vi farò vivere secondo le mie leggi e vi farò osservare e mettere in pratica le mie norme.” (Ez 36,26-27).

La scena della manifestazione dello Spirito è illustrata con due simboli molto espressivi: (vv. 2-4): il “vento di tempesta” e il “fuoco”. Entrambi richiamano la teofania sul Sinai, quando Dio stipulò un’alleanza con il Popolo, con il dono della Legge che così lo costituì Popolo di Dio (cfr. Es 19, 16.18; Dt 4,36). Questi simboli evocano la forza di Dio che, irresistibilmente, entra nella vita del Popolo, ne trasforma il cuore e lo rende comunità di Dio.

È in questo contesto che dobbiamo comprendere gli effetti della manifestazione dello Spirito descritti dall'autore degli Atti degli Apostoli (cfr At 2,5-13): i discepoli proclamarono il loro messaggio e ciascuno lo poteva comprendere “nella propria lingua” (v. 6). Gli astanti che, nel giorno di Pentecoste, ascoltavano gli apostoli, rappresentavano i popoli di tutto il mondo antico, dalla Mesopotamia alla terra di Canaan, dall'Asia Minore al Nord Africa, fino ad arrivare a Roma. E, pur appartenendo a popoli di lingue e culture diverse, tutti erano in grado di capire l'annuncio «delle meraviglie di Dio» (v.11). L'espressione indica “il Vangelo”, fonte di vita, amore, comunione, fraternità e salvezza per tutti. Coloro che si dimostreranno disponibili ad accogliere questo annuncio entreranno a far parte della comunità della salvezza, dove si parla la stessa lingua: quella dell'amore. Con il bagaglio della propria cultura, delle proprie tradizioni, nella nuova comunità, ognuno potrà sperimentare questa “convivialità delle differenze” che unisce persone valorizzando le diversità come una ricchezza per tutti.

Gli africani, gli europei, i sudamericani, gli asiatici, gli oceanici, i neri, i bianchi: tutti sono invitati, con le loro differenze, ad accogliere questo progetto liberatore di Dio, ad accogliersi e rispettarsi vicendevolmente nell'amore. Allora chiediamoci: la mia comunità è un luogo di libertà e di fraternità? In essa tutti trovano posto e vengono accolti con amore e rispetto, anche quelli di altri popoli, che hanno abitudini differenti, che non fanno parte della “cerchia” dei miei amici e ancor di più, che sono emarginati e allontanati dalla società?

L'orgoglio e l'egoismo fomentano le divisioni, l’indifferenza costruisce muri di egoismo e di rifiuto. Lo Spirito Santo, invece, rende i cuori capaci di comprendere i linguaggi di tutti, mentre costruisce ponti di autentica comunione tra la terra e il cielo, perché lo Spirito Santo è Amore. Perciò la nostra seconda lettura (Gal 5,16-25) ci invita a vivere secondo quest’ amore, entrando nel mistero dello Spirito Santo e testimoniando i suoi stessi frutti.

Ma com’è possibile entrare nel mistero dello Spirito Santo? Come si può comprendere il segreto dell'Amore?

Il brano del Vangelo odierno (Gv 15,26-27; 16,12-15) ci conduce nel Cenacolo dove, dopo l'Ultima Cena, un senso di smarrimento pervade gli Apostoli, preoccupati dalle parole di Gesù che suscitano interrogativi inquietanti: cosa vuol dire che il mondo proverà odio contro di lui e contro i suoi? Cosa significa la sua misteriosa dipartita? Tante altre cose avrebbe potuto aggiungere, ma gli apostoli non ne avrebbero retto il peso. (cfr. Gv 16,12).

Per consolarli spiega il senso della sua partenza: andrà, ma poi tornerà, sicuramente non li abbandonerà, non li lascerà orfani. Manderà il Consolatore, lo Spirito del Padre che ci farà comprendere l’amore con il quale Cristo ci ha amati e ha dato tutto sé stesso per salvare l’umanità.

Il Paraclito è presentato subito come un protagonista a pieno titolo la cui venuta (otan elthe) instaura un tempo qualitativamente differente, il tempo della chiesa. È anche il portatore della verità. Per essere più precisi, la missione del Paraclito consiste, dopo la dipartita di Cristo, nel fare memoria della testimonianza che gli è stata resa nel tempo della vita pubblica e nel mostrane le implicazioni per l’epoca post pasquale.

Considerando retrospettivamente il destino di Cristo ormai compiutosi, il Paraclito è in grado di mostrarne il perenne significato per i discepoli. Accanto al Paraclito l’evangelista Giovanni cita un secondo protagonista della testimonianza: i discepoli. La loro testimonianza ha come fondamento il loro perdurante rapporto intimo e personale con Cristo. La testimonianza resa dai discepoli è dunque relativa al dire e all’agire del Cristo incarnato. Mentre la testimonianza post-pasquale dei credenti rimane un dono ricevuto mediante la forza dello Spirito Santo.

C’è un’altra indicazione sul ruolo Paraclito nel futuro della communita post- pasquale: si farà araldo delle “cose future” aiutando a comprenderle cristologicamente. Siamo così invitati a un ribaltamento di prospettiva. Lo Spirito, infatti, non è in balia di una creatività insensata che svelerebbe i segreti rimasti nascosti. Nell’eventualità che lo Spirito dischiuda l’avvenire l’unica parola che pronuncia è “Cristo”. Tale annuncio dell’inabitazione del futuro da parte di Cristo non è, a sua volta, fine a sé stesso, ma rimanda in ultima istanza a Dio. Dire che Cristo viene significa dire che si fa presente nella vita e la trasforma con la sua azione liberante.

Papa Benedetto XVI spiega molto bene in che cosa consiste il mistero della Pentecoste: lo Spirito Santo illumina lo spirito umano e, rivelando Cristo Crocifisso e Risorto, indica la via per diventare più simili a Lui, cioè essere «immagine e strumento dell'amore che scaturisce da Cristo» (Deus caritas est, n. 33).

Nel giorno di Pentecoste, lo Spirito Santo discese con potenza sugli Apostoli, riuniti in preghiera con Maria nel Cenacolo (At 1,14); ebbe così inizio la missione della Chiesa nel mondo. Stare insieme, in preghiera prolungata e in armonia, era la condizione posta da Gesù per ricevere il dono dello Spirito Santo. Ci viene offerto in questo modo un formidabile insegnamento per ogni comunità cristiana e per la nostra attività di evangelizzatori.

A volte pensiamo che l'efficacia missionaria dipenda innanzitutto da un'attenta programmazione e dalla sua successiva intelligente applicazione attraverso delle azioni concrete. Il Signore esige certamente la nostra collaborazione, ma alla base di ogni attività che svolgiamo è fondamentale da parte nostra riconoscere che “l’opera è sua” (1 Cor, 3,9) che è lui a prendere l’iniziativa, perché lo Spirito Santo è “l’agente principale della Missione” (E.N. 75), è “il protagonista della Missione” (R.M. Capitolo III).

Riuniti con Maria in questo giorno in cui la Chiesa fa memoria della sua nascita invochiamo tutti insieme: "Veni, Sancte Spiritus! - Vieni, Spirito Santo, riempi i cuori dei tuoi fedeli e accendi in essi il fuoco del tuo amore!". Amen.

* Padre Geoffrey Boriga, IMC, studia Bibbia nel Pontificio Istituto Biblico a Roma.

Ultima modifica il Lunedì, 20 Maggio 2024 18:53

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