Amazzonia: un luogo teologico missionario

Vicariato di Puerto-Leguizamo: 13 agenti pastorali si preparano al servizio in Amazzonia. Vicariato di Puerto-Leguizamo: 13 agenti pastorali si preparano al servizio in Amazzonia. Foto: Archivio IMC Colombia
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Il Vicariato Apostolico di Puerto Leguizamo - Solano in Colombia sta svolgendo un corso di introduzione per i missionari che vengono a vivere, lavorare, evangelizzare e "abitare questo territorio amazzonico e di frontiera".

Il passato coloniale

Da quel passato remoto –precedente alla “scoperta” dell’America, forse meglio chiamarla invasione o occultamento– ci è giunta una buona luce in occasione del 500° anniversario, quando a santo Domingo, in occasione dell’Assemblea episcopale latinoamericana, si è registrato ufficialmente un cambiamento di visione, di atteggiamento e di comportamento, in relazione alla proposta della Chiesa cattolica per l'evangelizzazione, nel presente e nel futuro, di questo Continente della Speranza.

Oggi l’Amazzonia è ancora una realtà sconosciuta e non è compresa. Continua ad essere una sfida e una promessa. Capire il presente di questa immensa regione implica una corretta conoscenza e interpretazione del suo passato, indispensabile per immaginare e costruire il futuro. Parlare dell'Amazzonia significa soprattutto parlare della sua gente e in particolare di quel quinto della sua popolazione che è, in larga misura, il depositario di una esperienza secolare in termini di conoscenza, comprensione e utilizzo della natura.

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Oggi, l'impetuosa avanzata delle Federazioni indigene amazzoniche fa sì che esse assumano un ruolo di primo piano nel proporre e attuare alternative di sviluppo regionale.

La cultura indigena, d'altra parte, è presente in qualche modo in tutta la popolazione che vive nella selva. Fino a poco tempo fa venivano chiamati "selvaggi" o "incivili" gli eredi diretti di quelli che i ricercatori hanno chiamato "Cultura della foresta pluviale", il cui sviluppo è stato interrotto dall'invasione europea.

Gli storici scavano negli scritti dei primi spagnoli che passarono o si stabilirono nella regione, cercando di rileggerli. Gli antropologi e gli etnologi cercano di ricostruire la vita dei popoli antichi partendo soprattutto dalla vita attuale. I linguisti studiano le caratteristiche comuni delle lingue indigene per cercare di stabilire le relazioni tra i popoli antichi e in qualche modo la loro collocazione nello spazio (cf. José Barletti, A los 450 años del Descubrimiento Español del Río Amazonas. Los pueblos amazónicos en tiempo de la llegada de Orellana. 1992). Di questo passato ci restano le tracce di una distruzione culturale, soprattutto nella sua dimensione spirituale, e l'impianto forzato di una nuova civiltà, quella occidentale.

Proprio in occasione della celebrazione del 500° anniversario, abbiamo visto, in tutto il continente americano, le mani alzate di molti popoli e nazionalità ancestrali che gridavano: Esistiamo! Siamo qui! Abbiamo resistito a diversi e crudeli attacchi! Non sono riusciti a eliminarci! Siamo parte di un mondo multietnico e pluriculturale; siamo soggetti di diritti: "unità, terra e cultura che vogliamo recuperare".

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Ovunque, le costituzioni nazionali sono state riviste e le Chiese, soprattutto quella cattolica, hanno cambiato e decolonizzato le loro pratiche di evangelizzazione. Hanno riconosciuto e valorizzato le culture e, anche se molto lentamente, sono entrate in dinamiche interculturali e interspirituali di dialogo anziché di imposizione.

Presente in costruzione

Il presente storico non inizia nel presente cronologico ma si inserisce in eventi temporali che, nel caso nostro, si possono inquadrare tra il Concilio Vaticano II (1962-1965) che, pur essendo ecumenico, era piuttosto eurocentrico e la Seconda Conferenza Generale dell'Episcopato Latinoamericano di Medellín (26 agosto – 8 settembre 1968).

Lì, a Medellín, si ritrovarono alcuni dei vescovi che, verso la fine del Concilio, il 16 novembre 1965, avevano celebrato un'eucaristia nelle catacombe di Domitilla, chiedendo fedeltà allo "spirito di Gesù" e firmando quello che chiamarono "il patto delle catacombe". Impegnati in una Chiesa povera, per i poveri e con i poveri, stavano delineando una Chiesa latinoamericana, al servizio dell'essere umano "amerindiano-afro-latino", con la sua storia, le sue caratteristiche, i suoi bisogni e le sue specifiche potenzialità. Una Chiesa con un volto proprio, in comunione e partecipazione tra tutte le Chiese particolari o locali e con l'intera Chiesa cattolica.

Il Dipartimento delle Missioni del Celam (Consiglio Episcopale Latinoamericano) è stato creato nel 1966. Nel 1971 si è riunito a Iquitos (Perù) e alla fine pubblica un documento importante con rispetto alla ricezione del tema missionario legato all'Amazzonia nel quale si dice: “la Chiesa decide di diventare essa stessa amazzonica; solidale con questi popoli ai quali è stata inviata; incarnata nelle loro culture, riti, ministri e strutture. Con strutture di maggiore unità, si propone di essere il lievito di quella comunione cristiana che si realizza nella carità" (Iquitos 32).

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Questa proposta comportava il ripensamento e la riconfigurazione del volto ecclesiale e della visione del mondo cristiano alla luce delle culture locali: "spetta a noi scatenare questo processo con un'evangelizzazione incarnata e assistere la comunità in un atteggiamento di vero dialogo nel quale la comunicazione dell'esperienza di fede è assicurata dalla forza delle espressioni culturali" (Iquitos 47).

Per la prima volta nella tradizione ecclesiale latinoamericana, un'area o un territorio socioculturale specifico veniva considerato come un luogo teologico: "i popoli che vivono nella conca amazzonica possiedono una personalità propria, con caratteristiche comuni, che si manifestano come segni della volontà unificatrice di Dio in questa zona" (Iquitos 30). Si chiede che questo territorio o area socio-culturale non venga trattato come "appendice di una Chiesa nazionale", ma come espressione della "unione che Dio ha germinalmente depositato in questa geografia" (Iquitos 31).

In quanto luogo teologico, “l'evangelizzatore non adatta la liturgia, non seleziona i simboli rituali e tanto meno crea la liturgia della comunità. Sono i credenti che, interagendo in comunità, reinterpretano collettivamente il loro sistema religioso tradizionale alla luce del fatto salvifico di Cristo, formulano la loro professione di fede e la loro teologia. Questo porterà alla creazione di un nuovo sistema liturgico" (Iquitos 47). (cfr. Rafael Luciani, Reconfigurar la identidad y la estructura eclesial a la luz de las Iglesias Locales, in Rev. Medellín, CEBITEPAL, vol. XLVI n. 179, p. 505-507).

Nel 2007, i vescovi riuniti nella V Conferenza Generale dell'Episcopato Latinoamericano hanno ripreso la Proposta di Iquitos e hanno invitato a pensare a nuove forme ecclesiali regionali nei seguenti termini: "il popolo di Dio si costruisce come comunione di Chiese particolari e, attraverso di esse, come scambio tra culture". In questo quadro, i vescovi e le Chiese locali esprimono la loro sollecitudine per tutte le Chiese, specialmente quelle più vicine, riunite in province ecclesiastiche, conferenze regionali e altre forme di associazione interdiocesana all'interno di ogni nazione e tra i Paesi di una stessa regione o continente" (Aparecida 182; 475).

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Mons. Joaquin Pinzón, vescovo del Vicariato di Puerto Leguizamo - Solano con Papa Francesco

Questo sentimento ecclesiale è ripreso da Papa Francesco in Querida Amazonia (97) e concretizzato nella Conferenza ecclesiale amazzonica - Ceama.

Futuro nella speranza

Vivere costruendo il presente con pazienza, responsabilità, rispetto, creatività e perseveranza, farà avanzare il futuro di questa Chiesa dal volto amazzonico, che sta già germogliando.

* Padre Salvador Medina, IMC, missionario in Colombia.

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Cappella della Consolata a Puerto Leguizamo

Ultima modifica il Venerdì, 01 Marzo 2024 16:11

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