Il popolo Warao chiede rispetto per la memoria di padre Josiah K’Okal

El padre K’Okal con amigos en Barquisimeto, Venezuela El padre K’Okal con amigos en Barquisimeto, Venezuela Foto: Jaime C. Patias
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In un comunicato, il popolo Warao e la Pastorale indigena dello Stato Delta Amacuro, la regione in cui operava il missionario della Consolata morto improvvisamente il primo gennaio 2024, chiedono ai media e alla società in generale di "rispettare la memoria del nostro caro, ammirato e apprezzato fratello, padre Josiah K'Okal, missionario della Consolata".

I Warao suggeriscono di mettere in evidenza "i suoi insegnamenti, il suo lavoro missionario, la sua passione per l'evangelizzazione, il suo desiderio di unità e fraternità, la sua vicinanza ai più bisognosi e il suo immenso amore per le culture, tra le tante altre cose belle che ci lascia in eredità". Il comunicato si conclude ribadendo: "Chiediamo che cessi la diffusione di pubblicazioni che feriscono la memoria di padre Josiah e che ci causano tanto dolore".

"Era un buon sacerdote e un missionario generoso. Pace alla sua anima", hanno scritto il 3 gennaio su X, ex Twitter, il cardinale Baltazar Porras e l'arcidiocesi di Caracas, unendosi alla preghiera dei missionari della Consolata per la morte di padre Josiah.

Il Superiore Generale, Padre James Lengarin e il suo Consiglio hanno immediatamente contattato la famiglia in Kenya e a Londra, così come i Missionari della Consolata in Venezuela, per dare tutto il sostegno necessario ed esprimere la loro solidarietà.

Leggi qui la dichiarazione del Superiore della Delegazione dei Missionari della Consolata in Venezuela, Padre Nebyu Elias.

"Viste le opinioni, i commenti e le immagini che sono circolate dopo la morte del sacerdote, chiediamo rispetto per il dolore e il lutto che stiamo vivendo", si legge nella nota diffusa giovedì 04 gennaio 2024 (in spagnolo).

Contesto

Come riportato, padre Josiah K'Okal, 54 anni, è nato in Kenya il 7 settembre 1969. Dopo un primo tempo di formazione in Kenya e in Inghilterra, è stato ordinato sacerdote il 9 agosto 1997 e nello stesso anno è stato assegnato dai suoi superiori al lavoro missionario in Venezuela. Nel 2005 è arrivato nel vicariato apostolico di Tucupita e ha dedicato il suo ministero al popolo Warao. La scomparsa del sacerdote è stata denunciata il primo gennaio e il suo corpo senza vita è stato ritrovato il giorno successivo a Boca de Guara, nello Stato venezuelano di Monagas. Le autorità competenti stanno ancora indagando sulle cause della morte.

Ha amato il popolo Warao e il popolo venezuelano

Le innumerevoli manifestazioni delle comunità, dei leader, dei gruppi e delle istituzioni rivelano quanto le comunità indigene che vivono nel nord-est del Venezuela, tra il sud di Monagas e la regione della Guayana, amassero il missionario che chiamavano "Baré Mekoro" (Padre Nero). È questo il gruppo etnico che padre Josiah ha difeso e protetto dal 2005, quando ha iniziato a lavorare nella Pastorale Indigena di Nabasanuka e Tucupita, nello stato di Delta Amacuro, dove ha imparato la lingua e la cultura per incarnarsi nella vita degli indigeni. Chi ha vissuto con lui dice che "amava e conosceva il popolo Warao e i venezuelani come nessun altro", tanto da diventare uno di loro e ottenere anche la cittadinanza venezuelana.

Dichiarazione del vicariato di Tucupita

Mons. Ernesto José Romero Rivas, Vescovo e Vicario Apostolico, in comunione con P. Nebyu Elías, superiore dei Missionari della Consolata in Venezuela, e con tutta la famiglia della Consolata, il clero diocesano, le suore, i religiosi e le comunità cristiane scrive: "Come sacerdote e pastore di questa Chiesa missionaria che cammina in questo Vicariato Apostolico, esprimo la mia più profonda costernazione e dolore per la triste morte di questo fratello. Imploro Dio, Padre misericordioso, datore di ogni consolazione, di accogliere padre Josiah K'Okal nel suo seno di bontà e di permettergli di partecipare al banchetto del Regno, dove un giorno tutti speriamo di partecipare. Oggi, insieme ai fedeli di queste terre –si legge nel comunicato–, piangiamo profondamente la sua perdita fisica. Chiedo a tutti di unirsi nella preghiera fraterna e di pregare Dio Padre per l'eterno riposo della sua anima. Che la Beata Vergine Maria invocata come Consolata –conclude Mons. Romero– interceda per tutti noi”.

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Mujeres Warao en la comunidad Dani Consolata en Tucupita. Foto: Jaime C. Patias

Perdono, amore per i poveri e coraggio

"Che la morte di padre K'Okal accenda nei nostri cuori lo zelo per il carisma". È l'augurio del suo compagno di seminario, padre Mathew Ouma, che oggi lavora in Tanzania. Egli ricorda che "all'inizio degli anni novanta K'OKal si unì alla nostra comunità teologica di Totteridge Green, a Londra. Il suo arrivo ha portato vita. Il suo carisma era al di là di ciò che si potrebbe definire mediocre", di lui, suo amico e fratello, padre Ouma sottolinea tre cose: 1. Il perdono. Il padre K'OKal non sapeva serbare rancore. Forse era nato così o l'aveva imparato da Nostro Signore. 2. L'amore per i poveri. A Londra servivamo la zuppa ai senzatetto; la dedizione che il mio amico ha mostrato in questo servizio è stata impagabile, da lui possiamo imparare ad amare i poveri. 3. Il coraggio. Nella vita era molto coraggioso e questo gli dava energia; chiediamo allo Spirito che questo coraggio rimanga in noi fino alla morte.

“Il primo e ultimo orologio da polso che ho indossato –dice padre Ouma– mi è stato comprato dall’amico K'Okal. Possa egli intercedere per noi. Amico mio e fratello mio, finché non ci incontreremo di nuovo in un'altra forma, andiamo avanti con le nostre missioni”.

Un altro missionario amico, padre Albino Bras che lavora in Portogallo, ricorda che padre Josiah era il coordinatore delle Scuole di Perdono e Riconciliazione (Espere) in Venezuela. "Eravamo insieme lo scorso ottobre all'incontro internazionale della Rete Espere a Bogotá. Con il suo grande entusiasmo, la testimonianza condivisa con gli indigeni Warao e un carisma unico, ha lasciato un segno molto grande in quell'incontro", sottolinea.

"I laici venezuelani presenti all'incontro mi hanno detto che era molto amato dalla Famiglia della Consolata e dalla gente. Eravamo amici e mi aveva fatto gli auguri di Capodanno. Questa morte mi fa molto male. La vita è un grande mistero ma a noi resta il Grande Mistero, che darà un senso a tutto", dice padre Albino.

Lo stesso sentimento è confermato da molti laici che hanno vissuto e lavorato con lui nella missione, come Ligia, anche lei di Bogotà. "È stato il nostro 'padre' a promuovere ESPERE in Venezuela. Era il coordinatore nazionale dal 2008 e li ha sempre sostenuti. Così ha continuato a svolgere il suo ruolo di consigliere e coordinatore. In questo periodo stava organizzando il Nucleo Tucupita. A dicembre ha guidato una scuola di perdono con l'équipe del luogo e, a gennaio, ha insegnato la riconciliazione. Era molto entusiasta", racconta Ligia.

Che la Consolata e l’Allamano siano con voi

In un post sui social media, la missionaria laica Desiree Hernández Guzmán ha condiviso questa riflessione: "Non possiamo dire che sia un bel giorno. Ma un giorno triste. Un giorno in cui la cosa migliore da fare è piangere e stare in silenzio. È un momento da ricordare con gratitudine...", ha detto, ripetendo le parole di padre Juan Carlos Greco, suo compagno nella missione per molti anni. E ha concluso: "Grazie, nostro caro, per tutto il bene, per tutti i consigli, per tutto l'amore, per tutti gli insegnamenti, per tutti gli abbracci e le risate. Per essere stato nostro amico, per essere stato nostro fratello. Che la missione ci avvicini ancora di più, caro "Bare". Mi mancherai molto. Che la Consolata e l'Allamano siano con te".

L’appello del popolo Warao

Nell'esprimere parole di cordoglio alla famiglia, agli amici e ai beneficiari del lavoro pastorale e di difesa dei diritti umani del missionario Josiah, le organizzazioni sociali, i leader comunitari e religiosi chiedono un'indagine affidabile e approfondita sulla morte di questo missionario difensore dei popoli indigeni. “Chiediamo inoltre che, nel 2024, vengano promosse politiche pubbliche incentrate sull'impatto della complessa emergenza umanitaria sulle comunità più vulnerabili del Paese, in particolare sulle popolazioni indigene. Desideriamo che il buon seme del Vangelo gettato sulla terra da questo generoso e gioioso seminatore porti frutti abbondanti per il popolo venezuelano, che negli ultimi anni sta affrontando una crisi sociale, politica ed economica che ha portato più di 5 milioni di persone a lasciare il Paese”.

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Grupo de misioneros de la Consolata en Venezuela. Foto: Archivo IMC Venezuela

Programma del funerale

Lunedì 8 gennaio 2024
Partenza dall'obitorio intorno alle 18:00
Il vescovo riceve il corpo nella cattedrale
Veglia funebre in Cattedrale a partire dalle ore 19:00
Eucaristia ‘Warao’ alle ore 20:00
Veglia di preghiera per l'eterno riposo di Fr. K'Okal

Martedì 9 gennaio 2024
Messa esequiale al mattino presieduta da Mons. Romero alle ore 10:00
Traslazione della salma alla Parrocchia di San José dopo la Messa
Sepoltura nella chiesa parrocchiale di San José.

I Missionari della Consolata si sono stabiliti in Venezuela nel 1971 con padre Giovanni Vespertini nella diocesi di Trujillo. Con l'aiuto di padre Francesco Babbini e di altri missionari, hanno ampliato la loro presenza nell’archidiocesi di Caracas. Nel 1982 è stata creata la Delegazione IMC Venezuela. Attualmente sono 12 i missionari della Consolata che operano in Venezuela: a Barlovento (Caucagua, Panaquire, El Clavo, Tapipa), nell’archidiocesi e città di Barquisimeto con un Centro di Animazione Missionaria, nel Vicariato di Tucupita tra gli indios Warao (Tucupita e Nabasanuka), e a Caracas, sede della Delegazione, con il Seminario Propedeutico e Filosofico e la Parrocchia di Carapita, alla periferia di Caracas.

* Jaime C. Patias, IMC, Segreteria Generale per la Comunicazione.

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