XXXI Domenica del Tempo Ordinario (Anno C). Oggi devo fermarmi a casa tua

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La generosità di Dio è uno dei temi che può essere un filo conduttore delle tre Letture di questa Domenica.   Il libro della Sapienza descrive un Dio generoso che è pieno di compassione e di misericordia “che chiude gli occhi sui peccati degli uomini, aspettando il loro pentimento” mentre il Vangelo descrive l’atteggiamento generoso e misericordioso di Gesù davanti ad un peccatore pentito: “Zaccheo, scendi subito, perché oggi devo fermarmi a casa tua”.

Chiude gli occhi sui peccati degli uomini

La generosità di Dio, secondo il libro della Sapienza, si manifesta nella forza della sua compassione e misericordia. Dio chiude gli occhi sui peccati degli uomini, cioè non li punisce, con una sola intenzione: egli sta aspettando la conversione, il pentimento delle sue creature. Dio non conosce la vendetta, la rappresaglia, la punizione, ma il suo cuore trabocca d’amore e di salvezza. L’autore del libro della Sapienza dà le ragione di tutto questo. 

La prima motivazione è il suo continuo ed eterno amore verso le sua creature. Dio stesso le ha create e perciò, per amore, le conserva in vita; Dio si qualifica come «amico della vita» delle persone e di tutti gli esseri viventi.

La seconda ragione è perché Dio è presente in tutte le cose per mezzo del suo Spirito, identificato con la sapienza: “per questo tu correggi a poco a poco quelli che sbagliano e li ammonisci ricordando loro in che cosa hanno peccato, perché, messa da parte ogni malizia, credano in te, Signore”. Dio aspetta la conversione di ciascuno, è amore, è compassione, è misericordia; mette tutti gli uomini sulla via della speranza.

Oggi devo fermarmi a casa tua

Il Vangelo ci presenta l’incantevole storia di Zaccheo, capo dei pubblicani e ricco. Come sappiamo, i pubblicani erano disprezzati e considerati peccatori perché erano spesso persone disoneste e al servizio di una potenza pagana. Questo peccatore voleva vedere Gesù e, per vederlo meglio, sale su un albero lungo il percorso del corteo. Sale per vedere Gesù dall’alto ma, quando giunse sul luogo, Gesù alza lo sguardo e gli dice: “Zaccheo, scendi subito, perché oggi devo fermarmi a casa tua”. In fretta scese e lo accolse pieno di gioia. Vedendo ciò, tutti mormoravano: “È andato ad alloggiare da un peccatore!”.

Zaccheo è basso di statura e in mezzo alla folla, non avrebbe potuto vedere Gesù. In realtà lui non era in condizione di vederlo non solo per via della statura ma anche per tutti i pregiudizi che erano legati alla categoria di persone alla quale apparteneva. Eppure desiderava vederlo perché ne aveva sentito parlare; voleva avere un contatto con Gesù, magari assumendo tutte le conseguenze e le critiche alle quali sarebbe andato incontro. Gesù va molto più in là: non vede la condizione attuale di Zaccheo, non considera gli ostacoli e non si comporta come la folla che lo disprezzava. Invece si accorge della disposizione e del suo vivo desiderio di vederlo; sa guardare nella parte interiore di Zaccheo; intravede il suo desiderio di pentimento e di conversione.

Gesù, che come il Padre è amore e misericordia, dice: “Zaccheo, scendi subito, perché oggi devo fermarmi a casa tua”. Vuole entrare nella realtà di Zaccheo e prende l’iniziativa, accorcia le distanze, cambia i piani. 

Zaccheo non si sente disprezzato ma si sente accolto, capito ed amato. Si accorge di essere accolto non soltanto con rispetto, ma con affetto da Gesù, il quale vuole stabilire con lui un rapporto di amicizia. Come Dio non si lascia condizionare dai peccati degli uomini ma cerca la loro conversione.

La risposta di Zaccheo è impressionante: scese in fretta, lo accoglie pieno di gioia e poi alla fine pronuncia quella frase straordinaria: «Ecco, Signore, io do la metà di ciò che possiedo ai poveri e, se ho rubato a qualcuno, restituisco quattro volte tanto»

Zaccheo riconosce davanti a Gesù e a tutte le persone che sono con lui che è un peccatore bisognoso di salvezza. È disposto a pagare quattro volte tanto, come se volesse condividere il ricavato acquisito ingiustamente. Manifesta non soltanto che occorre scegliere la giustizia, ma provare ad andare oltre e a incamminarsi sulla strada di un amore che non ha limiti.

Anche noi siamo invitati, come Zaccheo, ad andare sempre oltre negli atti di amore che realizziamo.

Il discepolo missionario è colui che si lascia toccare ed abbracciare dall’amore misericordioso di Dio, come l’ha ben detto Papa Francesco. Infatti, “L’accoglienza e l’attenzione di Gesù nei suoi confronti portano quell’uomo a un netto cambiamento di mentalità: in un attimo si rende conto di quanto è meschina una vita tutta presa dal denaro, a costo di rubare agli altri e di ricevere il loro disprezzo. Avere il Signore lì, a casa sua, gli fa vedere tutto con occhi diversi, anche con un po’ della tenerezza con cui Gesù ha guardato lui. E cambia anche il suo modo di vedere e di usare il denaro: al gesto dell’arraffare si sostituisce quello del donare. […].” 

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