Festival della missione. La missione della “chiesa Maddalena”

Serena Noceti nel festival della Missione Serena Noceti nel festival della Missione Foto Festival della Missione
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La prima cosa da sapere è che questa espressione è presente nel documento finale del sinodo per l’Amazzonia (n. 22) quando i vescovi presenti, gli uditori e le uditrici vogliono sintetizzare il volto della chiesa desiderato e usano tre immagini: la “chiesa Mariana”; la “chiesa Samaritana” e la “chiesa Maddalena”. La “chiesa Maddalena” è colei che ha vissuto un'esperienza radicale di liberazione e quindi ha la capacità immediata, decisa, libera e creativa di annunciare, e di annunciare con gioia.

Dobbiamo tenere presente due aspetti. Il primo è che la Chiesa è chiamata a confrontarsi con un fatto indubitabile: il primo annuncio della Risurrezione viene da una donna, lei è 

l'apostola degli Apostoli e, come diceva Dreverman alcuni anni fa, se la chiesa non ascolta la parola delle donne rimane al venerdì santo e non giunge alla parola della Risurrezione, della gioia e della vita nuova. 

Il secondo aspetto invece ci ricorda che questo annuncio si fa fatica ad accoglierlo -perché spalanca, rompe e interrompe- per cui nello lo stesso documento del sinodo per l’Amazzonia si riprende anche un'immagine più tradizionale della Maddalena che è quella di una peccatrice pentita. Noi sappiamo che questo nei Vangeli non c'è! Invece Maria Maddalena è la donna che è stata liberata da una malattia grave è che ha vissuto l'esperienza della sequela e del servizio di Gesù. Ciò significa che è sempre possibile sopprimere le voci o interrompere quella genealogia Apostolica che si rifà a Maria Maddalena ma che non viene riconosciuta. È sempre possibile che la voce delle donne venga alla fine marginalizzata, travisata e per certi aspetti esclusa.

Oggi siamo in un tempo diverso: papa Francesco sta portando davanti a tutti noi la sfida di essere una chiesa di uomini e donne; c'è una giustizia di genere che Maria Maddalena chiede e sollecita per la chiesa di oggi. 

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Foto Francisco Martínez

I verbi di Maria Maddalena.. e della chiesa Maddalena

Prima di tutto Maddalena è la donna che si confronta con una domanda: “che cosa cerchi? Chi cerchi?”. Quindi la prima sollecitazione che io colgo è quella che ci invita a porci nella dimensione di un ascolto radicale delle domande che ci interpellano profondamente.

Il secondo verbo che mi colpisce sempre tanto di Maddalena è il verbo “voltarsi” e questo mi sembra che solleciti la nostra chiesa a cambiare la collocazione, cambiare la prospettiva del nostro sguardo. In una prospettiva profondamente evangelica dobbiamo rimettere al centro i poveri; dobbiamo assumere il posto del piccolo e guardare la storia e la realtà da questo punto di vista. I progetti di riforma, una riforma missionaria e sinodale, devono partire da questo sguardo: da quelli che non contano, da quelli che sono esclusi e guardano la vita dal basso e dalla periferia. 

Io che sono fiorentina ricordo specialmente le parole di un mio concittadino: Don Milani. All’inizio degli anni cinquanta scrive una lettera, a mio parere profetica, indirizzata ai missionari cinesi, che sarebbero venuti nell’anno 2000 a rievangelizzare l'Europa. Sono passati vent'anni da questa data simbolica ma è forte questa parola che che viene data da Don Milani. Lui ci dice che c'è bisogno di un movimento missionario che dalle chiese locali di tutto il mondo venga per rievangelizzare l'Europa. La nostra chiesa è una chiesa che ancora porta nella sua mentalità e nella sua organizzazione una logica Gregoriana e Tridentina dalla quale non riusciamo a staccarci. È urgente imparare da altre chiese una modalità diversa di ascolto della parola che permetta capire i linguaggi del nostro tempo per poter comprendere e annunciare il vangelo. 

Personalmente ho molto imparato, per la mia eclesiologia, dalle chiese latino americane e centro americane perché hanno portato vita, gioia, capacità di riporre il Vangelo come l'essenziale dell'esistenza e coniugarlo con il servizio. No si tratta di creare una chiesa che serve i poveri, ma di essere chiesa povera e dei poveri. Questa è la sfida che il Concilio ci lasciato.

Ma ci sono altri tre verbi che definiscono Maddalena,e sono verbi cha hanno a che fare con il vedere. In Greco c'è il verbo “Blepo”, che è il verbo del vedere concreto: la chiesa deve imparare a guardare dove vive; quali sono i segni dei tempi; qual è la realtà in cui ci troviamo. Deve imparare ad ascoltare leggere i bisogni questo tempo.

Il secondo verbo è “teoreo” ed è il vedere che riflette, che lavora. Maria Maddalena, davanti all'esperienza di ciò che ha visto, quest'uomo che non riconosce, forse il giardiniere, si interroga e riflette. Come chiesa abbiamo bisogno di pensiero perché  troppo spesso ripetiamo il passato ma non sappiamo elaborare. Dobbiamo acquisire gli strumenti per pensare e per pensarci.

L’ultimo verbo è il verbo “orao”, il verbo per mezzo del quale lei vede il Signore. È il verbo della professione di fede che si gioca nella concretezza di una novità, in un salto di qualità, in un inedito che irrompe.

Allora vorrei che la nostra chiesa avesse queste tre capacità: la capacità radicale di guardare in faccia alla realtà, la capacità di pensare chi vuole essere, ma anche la capacità di dare un annuncio con un po' di immediatezza e un po' di coraggio, spalancando quella porta del cenacolo e dire "ho visto il Signore"

*Serena Noceti è teologa

 

Ultima modifica il Giovedì, 29 Dicembre 2022 06:56

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