ASPETTI ESSENZIALI IN MERITO ALLO SPIRITO SANTO NELLA MISSIONE SALVIFICA DELLA CHIESA

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 Di Mauro Riccardi

 

 

I paragrafi in cui l'argomento è stato suddiviso sono:

1. Lo Spirito Santo e l'evangelizzazione.

2. La missione della Chiesa ad immagine di quella di Cristo e degli apostoli, sotto la

guida dello Spirito.

3. Il carattere pneumatologico della missione evangelizzatrice della Chiesa proviene da

Cristo.

4. Lo Spirito Santo e la missione della Chiesa.

 

1. Lo Spirito Santo e l'evangelizzazione.

L'attività dello Spirito Santo in rapporto all'evangelizzazione è di primaria importanza. A tal proposito non può non essere ricordato il numero 75[1] dell’Evangelii Nuntiandi di Paolo VI, il quale definisce lo Spirito Santo «l'agente principale dell'evangelizzazione»[2], riferendosi anche al documento conciliare Ad Gentes.

Questa affermazione ci rivela due profondi misteri: primo, senza lo Spirito non c'è vera evangelizzazione; secondo,  lui non è l'unico agente, benché sia il principale, dell'evangelizzazione[3]. Questi due misteri furono già presentati nel Concilio, quando il decreto Ad Gentes[4] ci trasmise una basilare affermazione: secondo il volere e la disposizione di Cristo, la realizzazione della salvezza, sempre e dovunque, è frutto della collaborazione fra lo Spirito e il missionario.

Senza lo Spirito Santo non c'è evangelizzazione. Manca quella spinta dinamica, quella efficacia soprannaturale, quella novità e frutto di salvezza che è prima di tutto riconciliazione con Dio, e infine quel frutto che è comunione con gli uomini. Senza lo Spirito, potremmo insegnare delle dottrine, anche formare delle associazioni, dei gruppi di persone che pensano e vogliono la stessa cosa, ma soltanto con lo Spirito possiamo compiere i compiti propri dell'evangelizzatore: rendere testimonianza, suscitare la fede e creare una vera comunità o Chiesa.

«Le tecniche dell'evangelizzazione sono buone, ma neppure le più perfette tra di esse potrebbero sostituire l'azione discreta dello Spirito. Anche la preparazione più raffinata dell'evangelizzatore non opera nulla senza di lui»[5]. Dove l'aggettivo "discreta" mostra una delle note caratteristiche dello Spirito, che agisce efficacemente ma senza durezza, senza fanatismo, rispettando sempre la libertà dell'uomo.

Lo Spirito «spiega ai fedeli il significato profondo dell'insegnamento di Gesù e del suo mistero»[6]. E’ proprio questa la prima forma di agire dell’ “agente principale dell'evangelizzazione”, far scoprire a tutti i fedeli e ai missionari, il profondo mistero di Gesù via, verità e vita; radice del dinamismo evangelizzatore. Lo Spirito fu promesso dallo stesso Gesù come maestro interiore[7].

 

2. La missione della Chiesa ad immagine di quella di Cristo e degli apostoli, sotto la guida dello Spirito.

Se si prende in considerazione in primo luogo la missione di Cristo si nota che «Gesù, guidato dallo Spirito predicava»[8]. Inoltre tutta la missione evangelizzatrice di Cristo si svolge all’insegna dello Spirito, come nota San Luca all’inizio dell’attività messianica di Gesù nella sinagoga di Nazareth, dove vien letto il passo del profeta Isaia al capitolo 61: «lo Spirito del Signore è su di me»[9].

Lo Spirito è presenza concreta nella missione di Cristo e di fatto è Gesù stesso che diviene latore di questa presenza ed è guidato da essa.

La manifestazione esplicita dello Spirito nel Battesimo al Giordano segna l’inizio della missione di Gesù e ci svela il ruolo dello Spirito nella missione di Cristo. In un contesto prettamente missionario, in cui Gesù è l’inviato del Padre, lo Spirito Santo esplicita questa profonda unità fra Mandante e Mandato. Cristo è l’unto, è la fonte unica della salvezza. A sua volta tale missione di Cristo si perpetua nella Chiesa, perché lo Spirito di Gesù continua la sua opera nella sua Chiesa. La comunità ecclesiale oggi possiede l'unzione dello Spirito che ebbe Gesù stesso. Questo per il fatto che Cristo ha trasmesso la sua unzione-Spirito, pertanto la Chiesa può proclamare la parola di salvezza, può avere i sacramenti, gesti di salvezza, e diventare lei stessa sacramento di salvezza[10].

Gli apostoli stessi renderanno la loro testimonianza di evangelizzazione[11], ma per compiere una tale missione essi necessitano della presenza dello Spirito, garantita da Gesù, come egli stesso nella sua umanità era stato preparato per la testimonianza sul Padre.

Dopo la risurrezione è Cristo stesso a sottolineare questa continuità: «“Come il Padre ha mandato me, io mando voi”. E detto questo alitò sopra di loro e disse: “ricevete lo Spirito Santo”»[12]; se la missione di Gesù è con la potenza dello Spirito e noi abbiamo la stessa missione di Gesù, allora la nostra missione è con la presenza dello stesso Spirito.

Ancora, nel primo capitolo degli Atti, Gesù parla di questo battesimo nello Spirito[13] riferendosi all’evento della Pentecoste e come per la teofania battesimale di Gesù, anche per la Chiesa quell’evento non sarà solo un’inaugurazione iniziale, sarà una presenza permanente. Questo lo si nota continuamente nella narrazione degli Atti degli Apostoli[14], in cui lo Spirito dialoga e guida non solo l’intera comunità ma anche i singoli evangelizzatori[15].

A tale proposito Giovanni Paolo II si è espresso così in una catechesi sempre in rapporto all'azione dello Spirito nella Chiesa:

«Lo Spirito Santo è l'Autore e il Datore della forza divina, spirituale, pastorale dell'intera struttura ministeriale, della quale il Cristo Signore ha dotato la sua Chiesa, edificata sugli Apostoli. In essa, come dice Paolo nella Prima Lettera ai Corinzi, “vi sono diversità di ministeri, ma uno solo è il Signore”[16]. Gli Apostoli erano ben consapevoli di questa verità, che riguardava loro stessi per primi, in tutta la loro opera di evangelizzazione e di governo. Cosi Pietro rivolgendosi ai fedeli dispersi in varie regioni del mondo pagano ricorda loro che la predicazione evangelica è stata fatta “nello Spirito Santo mandato dal cielo”[17]. Analogamente l'apostolo Paolo più volte manifesta la stessa consapevolezza nelle sue Lettere. Così nella Seconda ai Corinzi scrive: “La nostra capacità viene da Dio, che ci ha resi ministri adatti ad una Nuova Alleanza, non della lettera ma dello Spirito”[18]. Secondo l'Apostolo, il “servizio della Nuova Alleanza” è vivificato dallo Spirito Santo, in virtù del quale avviene l'annuncio del Vangelo e tutta l'opera di santificazione, che Paolo è stato chiamato a svolgere specificatamente tra le genti estranee a Israele. Egli, infatti, presenta se stesso ai Romani come uno che ha ricevuto la grazia di essere “un ministro di Gesù Cristo tra i pagani, esercitando l'ufficio sacro del Vangelo di Dio perché i pagani divengano una oblazione gradita, santificata dallo Spirito Santo”[19].

Ma tutto il collegio apostolico sapeva di essere ispirato, mosso e guidato dallo Spirito Santo nel servizio dei fedeli, come appare da quella dichiarazione conclusiva del Concilio degli Apostoli e dei loro più stretti collaboratori - i "presbiteri" – a Gerusalemme: “Abbiamo deciso, lo Spirito Santo e noi…”[20].  L'apostolo Paolo ripetutamente afferma che, col ministero che egli esercita in virtù dello Spirito Santo, intende “mostrare lo Spirito e la sua potenza”. Nel suo messaggio non c'è “sublimità di parola”, non ci sono “discorsi persuasivi di sapienza”[21], perché come Apostolo egli parla con un linguaggio “non suggerito dalla sapienza umana, ma insegnato dallo Spirito, esprimendo cose spirituali in termini spirituali”[22].  L'Apostolo può scrivere di sé - come degli altri annunciatori della parola di Cristo - che “le cose (riguardanti i divini misteri)…, a noi Dio le ha rivelate per mezzo dello Spirito: lo Spirito infatti scruta ogni cosa, anche le profondità di Dio”[23]»[24].

La pentecoste missionaria è per annunciare Cristo, se la Chiesa è tempio dello Spirito vuoi dire che riceve lo Spirito per annunciare: continua presenza “pentecostale”, non solo il giorno della Pentecoste, ma in una Pentecoste permanente[25]. Tutti erano pieni di Spirito Santo, c'è una presenza in tutti i componenti della comunità cristiana[26]. I discepoli hanno ricevuto lo Spirito ed evangelizzano con audacia, divenendo testimoni accreditati dell’evento Cristo.

Si possono riscontrare i tratti di un’altra “pentecoste” in Atti 4,31: il gruppo dei discepoli è cresciuto ed iniziano le prime persecuzioni. Ciò che vuole notare S. Luca è una continua assistenza dello Spirito per la Chiesa primitiva. Vi sono vari casi di queste effusioni dello Spirito considerati negli Atti: nel cap. 8,15 in Samaria dove vi erano dei convertiti, vengono inviati Pietro e Giovanni. Ed ancora c'è un gruppo pagano[27], nella casa di Cornelio il centurione. Lì si reca San Pietro, ed essi ricevono lo Spirito Santo prima dello stesso battesimo, mentre ancora Pietro parlava. La presenza “pentecostale” è continua: in Antiochia lo Spirito chiede che gli venissero riservati Paolo e Barnaba per una specifica missione[28].

La causa originante di tutto questo va indubbiamente ricondotta nel mandato di Cristo agli apostoli: «Cristo quando fu elevato in alto da terra, attirò tutti a sé; risorgendo dai morti immise negli Apostoli il suo Spirito vivificatore, e per mezzo di Lui costituì il Suo Corpo che è la Chiesa, quale universale sacramento di salvezza; sedendo alla destra del Padre opera continuamente nel mondo per condurre gli uomini alla Chiesa...»[29].

In questa costituzione dogmatica si afferma pertanto che la Chiesa è costituita sacramento universale di salvezza per mezzo dello Spirito inviato da Cristo, dono di Cristo risorto, come dono salvifico. La Chiesa porta con sé, manifesta e comunica i doni salvifici dello Spirito. Essa, infatti, «è sospinta dallo Spirito Santo a cooperare perché sia eseguito il piano di Dio, il quale ha costituito Cristo principio della salvezza per il mondo intero»[30].

La salvezza è opera di Cristo, ma grazie allo Spirito questa salvezza cristiana viene attualizzata, applicata, irradiata; «essendo piaciuto a Dio di non manifestare solennemente il mistero della salvezza umana prima di aver effuso lo Spirito promesso da Cristo…»[31], «Cristo inviò da parte del Padre lo Spirito perché compisse dal di dentro la sua opera di salvezza stimolando la Chiesa a svilupparsi...»[32]  La Chiesa dunque «per virtù dello Spirito Santo... non ha mai cessato di essere segno di salvezza nel mondo»[33].

 

3. Il carattere pneumatologico della missione evangelizzatrice della Chiesa proviene da Cristo.

Una volta delineata la stretta continuità fra la missione di Cristo, degli apostoli e quella della Chiesa è opportuno evidenziare la causalità salvifica proveniente da Cristo che per mezzo del suo Spirito si rende attiva nella missione della Chiesa.

Questa, giacché riceve l'unzione di Cristo (ossia lo Spirito di Cristo), può continuare e attualizzare la missione di Cristo. «Nostro Signore Gesù rende partecipe tutto il suo corpo mistico di quella unzione dello Spirito con la quale è stato unto: in esso, infatti, tutti i fedeli formano un sacerdozio santo, e annunziano le grandezze di Colui...»[34].  «Cristo fondò la Chiesa come sacramento di salvezza»[35], non solo segno della salvezza di Cristo, ma anche strumento di salvezza per tutti gli uomini: «Costituito da Cristo (il Popolo di Dio) per una comunione di vita, di carità e di verità, è pure assunto da Lui ad essere strumento della redenzione di tutti, e quale luce del mondo e sale della terra, è inviato a tutto il mondo»[36].

Oltre alla figura del corpo mistico o del popolo di Dio, per l'approfondimento del nostro argomento esiste anche l'immagine dello Sposo e della sposa o quella del regno. Quest’ultima viene commentata nel paragrafo 18 della Redemptoris missio. Vi si afferma, con grande rigore e sobrietà di formule, la stretta connessione che vige tra il Regno, concetto illimitato come realtà divina, e la Chiesa, creatura di Dio. Le due realtà non possono essere separate, se non temerariamente. E come, ambedue, non possono essere separate da Cristo, così, la Chiesa, creata da Cristo, è ordinata a Lui, come è ordinata al Regno che in Cristo con lo Spirito si è fatto presente e si è compiuto.

La Chiesa, destinata al Regno, ed organo propulsore degli uomini e dei popoli verso il Regno, è la Sposa, che dallo Sposo divino ha ricevuto la Dote di indicibile, inaudito, indescrivibile splendore: la pienezza dei Beni messianici, la pienezza dei mezzi che procurano la salvezza, lo Spirito Santo che mirabilmente opera nella Chiesa.

Lo Spirito, che l'ha creata a Pentecoste, ma anche, secondo altra visuale dal costato squarciato del Signore sulla croce[37], dimorandovi perennemente la vivifica con i suoi doni e carismi[38] e le trasmette la sua santità. Ed, infine, la rinnova di continuo[39], così che realmente si ha la splendida equivalenza nell'unica missione, quella di Cristo e della Chiesa, attuata con la presenza del Signore, come opera di Dio Spirito Santo: unica missione, unica opera.

Il parallelo fra la natura umana dei Verbo come strumento salvifico e la Chiesa, in cui opera lo Spirito, si trova presente nel numero 8 della Lumen Gentium. «Per una non debole analogia [la Chiesa] è paragonata al mistero del Verbo incarnato. Infatti come la natura assunta serve al Verbo divino di vivo organo di salvezza, a Lui indissolubilmente unito, in modo non dissimile l'organismo sociale[40] della Chiesa serve allo Spirito di Cristo che la vivifica, per la crescita del Corpo[41]»[42] Lo Spirito di Cristo contrae con la Chiesa un rapporto che non è identico ma analogo a quello che ha il Verbo con la sua natura umana: questi si serve della natura umana assunta come vivente organo di salvezza «infatti la sua umanità, nell'unità della persona del Verbo, fu strumento della nostra salvezza»[43] così lo Spirito si serve della compagine sociale della Chiesa per attuare e attualizzare questa salvezza. Come la natura umana di Gesù è stata creata per la funzione salvifica del Logos, di cui era il proto-sacramento (ossia segno visibile, tangibile ed efficace di salvezza), così la struttura della Chiesa è sacramento dello Spirito di Cristo. Lo Spirito, difatti, la valorizza per rendere presente Cristo nel mondo, chiedendone la compartecipazione a questa missione. L'affermazione riportata della Lumen Gentium 8, «per la crescita del corpo», ha una marcata valenza missionaria, ossia lo Spirito sospinge la comunità ecclesiale alla testimonianza ed all’evangelizzazione, come Cristo ha comandato[44].

Ovviamente si tratta, come già il concilio specifica, di analogia, perché vi sono delle grandi differenze: la natura umana fu creata solo nel momento della sua assunzione nell'unione ipostatica, e così non era persona; tutti i cristiani che formano la Chiesa sono già persone, e come tali rimangono al servizio dello Spirito; inoltre, tra lo Spirito e la Chiesa non c'è una unità di esistenza, e ancor meno di ipostasi, bensì di attività.

Infine è necessario considerare lo stesso evento salvifico della morte e risurrezione di Cristo come elemento fondamentale nella missione della Chiesa, sospinta dallo Spirito.

Cristo fu costituito Signore nella sua Risurrezione[45], e certamente per la potenza dello Spirito[46]. Questa Signoria viene rivelata a partire e attraverso la missione dello Spirito Santo[47]. Nella Risurrezione Cristo ha ricevuto tutto il “potere”[48]. Ha fatto partecipe la Chiesa di questo “potere”. Da questo “potere” (ẻxousía) deriva una missione o dimensione missionaria, per sottomettere tutto e tutti ricondurre al Padre[49]. Il vangelo di San Giovanni non dimentica questa caratteristica del “potere” di Cristo: «Sapendo che il Padre gli aveva dato tutto nelle mani…»[50], «Come tu gli hai dato potere su tutti gli uomini, affinché Egli doni la vita eterna a coloro che gli hai dato...»[51].

E’ alla luce di questo “potere” che la Chiesa attua la sua missione ricevuta da Cristo stesso: «Mi è stato dato ogni potere in cielo e in terra, andate dunque...»[52]. Pertanto tale potere (ẻxousía) si correla alla forza (dúnamiς) dello Spirito Santo che rivestirà gli apostoli e assisterà la Chiesa nel compimento della sua testimonianza. Infatti Gesù inviando i suoi nella prima missione  diede loro «la potestà di scacciare gli spiriti immondi e di guarire ogni malattia e infermità»[53], ora la Chiesa, ricevuto l’incarico della missione evangelizzatrice, ha avuto anche la forza dello Spirito del Risorto, per l’adempimento della sua missione[54].

 

4. Lo Spirito Santo e la missione della Chiesa.

Lo scopo dell’evangelizzazione è formare Cristo sotto l'azione dello Spirito[55]. Tutto: la predicazione, i sacramenti, la grazia sono finalizzati a questa cristificazione sotto l'azione dello Spirito. Lui ci fa diventare figli di adozione[56]. Allora l'apostolo è lo strumento efficace dello Spirito per «formare Cristo»[57]. S. Paolo parla del mistero di Cristo: «ricapitolare in Cristo tutte le cose»[58], perciò abbiamo ricevuto in pegno la caparra dello Spirito (sfragíς )[59].

La missione della Chiesa tende a ricapitolare tutto in Cristo (realtà sociale), fa in modo che tutto il mondo abbia come centro Cristo (e questo solo lo Spirito può farlo), forma Cristo nel cuore dell'uomo sotto l'azione dello  Spirito (realtà profonda personale). La Chiesa quindi è missionaria sotto l'azione dello Spirito. E se c'è un'azione c'è anche una presenza. E' lo Spirito Santo inviato dal Padre e dal Figlio, amore del Padre e del Figlio che svela l'indole trinitaria della missione: «Battezzate nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo»[60].

La Chiesa ricevendo lo Spirito di Cristo diventa missionaria. Non missionaria solo per il mandato di Cristo - andate e predicate - ma anche per il fatto che ha ricevuto lo Spirito. Così viene spiegato il carattere missionario della Chiesa nei documenti del Concilio Vaticano II. Ad esempio, nella Lumen Gentium si spiega che la Chiesa è missionaria perché ha ricevuto il mandato di Cristo ed «è sospinta dallo Spirito Santo a cooperare perché sia eseguito il piano di Dio»[61]. Ed ancora, nel decreto missionario: «perciò la missione della Chiesa si esplica attraverso un'azione, per cui essa obbedendo all'ordine di Cristo e mossa dalla grazia e dalla carità dello Spirito Santo si fa pienamente ed attualmente presente a tutti gli uomini e a tutti i popoli»[62]. Il testo più esplicito lo troviamo nell' Ad Gentes n. 4: «Per il raggiungimento di questo scopo [la salvezza universale][63], Cristo inviò da parte del Padre lo Spirito Santo, perché compisse dal di dentro la sua opera di salvezza e stimolasse la Chiesa a svilupparsi»[64].

Questo ci fa comprendere il fatto che la Chiesa non è fine a se stessa, ma è stata creata da Dio per diventare sacramento di salvezza pertanto e per mandato di Cristo e per impulso dello Spirito la Chiesa è per sua natura missionaria[65]. Questa è la finalità della Chiesa: rendere partecipi tutti gli uomini della salvezza[66]. Il tempo della Chiesa è il tempo dello Spirito, e la Chiesa tutta intera è missionaria, in tutte le sue componenti, perché ha ricevuto il dono dello Spirito. A partire dalla pentecoste, «la Chiesa si manifesta ufficialmente... ed ebbe inizio attraverso la predicazione e la diffusione del Vangelo in mezzo alle genti»[67].

Nell'ascensione Gesù dice ai discepoli che saranno suoi testimoni, rivestiti di forza dall'alto (Spirito Santo): «E io manderò su di voi quello che il Padre mio ha promesso; ma voi restate in città finché non siate rivestiti di potenza dall’alto»[68]. Il numero 4 sia della Lumen Gentium come dell’Ad Gentes, sono testi che spiegano questa presenza e questa azione dello Spirito Santo nella missione della Chiesa. Altri interessanti commenti si trovano nella Evangelii nuntiandi al numero 82[69], nella Redemptoris missio in tutto il III capitolo[70]  ed al n. 87[71] e nella Dominum et vivificantem particolarmente ai numeri 63 e 64[72]. Si può consultare anche il Catechismo della Chiesa Cattolica ai numeri 737-38 e 797-98.

La presenza dello Spirito si attua anche nel singolo cristiano inviato da Dio e per la testimonianza sempre coadiuvato dalla comunità ecclesiale. Nel Vangelo di Matteo, Gesù stesso parla di questa presenza in rapporto all’evangelizzazione, quando invia gli apostoli: «lo Spirito del vostro Padre parlerà in voi» (Mt 10,20). Anche se qui si parla del parlare in tribunale, siamo sempre in un contesto di annuncio, di testimonianza, anche davanti ai tribunali pagani.

«Avrete forza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi e mi sarete testimoni»[73]. Nella testimonianza umana, nell'annuncio profetico c'è sempre una presenza dello Spirito Santo.

Lo Spirito Santo, «oggi come agli inizi della Chiesa, opera in ogni evangelizzatore che si lasci possedere e condurre da lui, gli suggerisce le parole che da solo non saprebbe trovare»[74]. Lo Spirito «fa parlare Pietro, Paolo o gli altri Apostoli, ispirando loro le parole da dire»[75].

In questa dinamica missionaria, una conseguenza essenziale è la proclamazione della Parola. La forza dello Spirito diventa parola nel cristiano chiamato ad evangelizzare. Lui «fa ricordare»[76]la Parola del Vangelo, perché noi non possiamo inventare un altro messaggio o presentare una figura di Cristo diversa da quella della Chiesa. La fedeltà allo Spirito Santo è fedeltà a Cristo e fedeltà alla comunità ecclesiale.

L'azione dello Spirito Santo si manifesta anche al di fuori dei confini visibili della Chiesa e della sua evangelizzazione, per questo è importante che la comunità cristiana sappia ben discernere le realtà del nostro tempo ed affrontare con coraggio le sfide odierne.

«Lo Spirito soffia dove vuole», non può essere contenuto dai limiti di una comunità. I numeri 28-29 della Redemptoris Missio[77] mostrano che Egli si manifesta certamente nella Chiesa ed in ciascuno dei suoi membri, ma poi anche illimitatamente, fuori di essi. Opera un'azione speciale nella Chiesa e nei suoi membri, con un'operazione peculiare; vivifica la Chiesa, la spinge all'annuncio di Cristo Risorto, prepara questo annuncio seminando e sviluppando doni negli uomini e tra i popoli, e guida la Chiesa a scoprire, promuovere e recepire tali doni con il dialogo. Ma inseparabilmente, per ciò stesso, opera  anche “fuori” dei cosiddetti “confini visibili” della Chiesa. Alla Chiesa dona il criterio supremo del “discernimento” di quei doni e della loro realtà vera, poiché lo Spirito Santo è donato da Cristo anche per guidare la Chiesa «alla Verità intera»[78].

Anche oggi la Chiesa è chiamata a proseguire fedelmente la vita della comunità cristiana primitiva, che rispose prontamente e generosamente all'impulso potente dello Spirito Santo. Essa ebbe un coraggio eccezionale nell’affrontare tutto il mondo ancora ignaro della luce della resurrezione, ed ebbe la docilità ad ascoltare la Voce dello Spirito.

Tutta questo dovrebbe conferire a noi cristiani un senso di responsabilità e al tempo stesso di umiltà nell’obbedienza e servizio allo Spirito[79]., considerando primariamente la Sua opera e la Sua guida.

Inoltre, ogni cristiano deve sentirsi partecipe di questa missionarietà ecclesiale, proprio perché partecipi dell'unica missione di Cristo. I cristiani sono quelli che hanno ricevuto l'unzione del Signore[80]: «Se non interpreto con troppa audacia, i piedi unti del Signore sono i suoi apostoli, i quali, secondo la profezia, partecipano all'unguento profumato, che è lo Spirito Santo»[81]. «Molti unti», la moltitudine di coloro che sono unti (cristoí, i cristiani), spiega Origene, hanno la loro origine dall' "unto", Cristo, che ha ricevuto l'intera unzione, la pienezza dell'unzione, lo Spirito, ed essi partecipano a questa unzione: tale partecipazione ha luogo nella Chiesa[82]. «Siamo chiamati cristi dal crisma che dette il nome anche al Signore (Cristóς, Cristo): unzione spirituale perché di Spirito Egli fu unto dal Padre»[83]. «Tutti siamo unti con il suo “oleo” (lo Spirito) e perciò possiamo chiamarci Cristo, perché tutto il Corpo insieme al Capo è un solo Cristo»[84].

Questa unzione dei cristiani, proprio in quanto cristica, ha una impronta pneumatologica ed ecclesiale. Lo Spirito non operò unicamente nella missione di Gesù, quando questi era sulla terra, ma dalla Pentecoste continua nella Chiesa la missione di Cristo, nell'attualizzazione salvifica, storica, della redenzione portata da Cristo.

Conclusione.

A conclusione di questo sintetico approfondimento, si può riportare la visuale pneumatologico-ecclesiale offerta dalla Lumen Gentium al numero 4: un testo assai ricco di prospettive e di citazioni bibliche. In esso ci vengono descritte una serie di azioni caratteristiche dell'opera dello Spirito nella Chiesa che in Lui diventa una perenne Pentecoste.

 - Lo Spirito Santo è il dono definitivo e permanente per la santificazione dell'umanità, e quindi la possibilità di un ritorno al Padre nell'unità dell'unico Spirito, cioè in una umanità riconciliata con il Padre per Cristo e riconciliante gli uomini fra di loro;

  - questa missione dello Spirito è vivificante: trasmette la vita che era nel Padre ed è primariamente interiore, raggiunge l'uomo nella profondità del suo essere e ricupererà perfino i corpi mortali nella risurrezione  finale, in una prospettiva antropologica e cosmica;

  - al contempo questa missione è essenzialmente ecclesiale, in quanto è la Chiesa della Pentecoste il capolavoro dello Spirito, la realizzazione del disegno trinitario della nuova umanità in comunione ed in missione, come espressione dell’amore di Dio nella comunione delle Persone della Trinità e nella espressione salvifica delle loro azioni caratteristiche di creazione; redenzione, santificazione;

  - l’opera dello Spirito Santo è perenne ed insieme escatologica; è già presente ma non del tutto e non ancora pienamente realizzata;

  - la pienezza della verità-vita del Vangelo è affidata allo Spirito il quale dona la conoscenza, l'approfondimento, l'esperienza; egli è la "rivelazione" della rivelazione, poiché egli agisce ed è presente nella contestualità della parola rivelata e della storia di Dio, che aiuta a progredire nella piena conoscenza della verità;

  - lo Spirito unifica nella comunione e nel servizio, espressioni dell'amore di Cristo; e a questo scopo provvede la Chiesa di doni gerarchici e carismatici che non si possono contrapporre ma unificare nel dinamismo della vitalità carismatica e della unità organica;

  - lo Spirito è bellezza e giovinezza della Chiesa: la abbellisce con i suoi doni e con i suoi frutti, vera estetica umana e divina della Chiesa Sposa adorna per il suo Sposo; la ringiovanisce con la forza del Vangelo, “elisir” di perenne giovinezza ecclesiale nella Parola e la vita di Gesù; Lo Spirito fa nuove tutte le cose della perenne giovinezza di Dio;

  - ha finalmente il compito escatologico di portare la Sposa-Chiesa fino all'incontro con Cristo; cioè lo Spirito ha il compito di completare, espletare, portare a compimento la missione affidatagli da Cristo; in questa maniera lo Spirito è Precursore misterioso di Gesù nella seconda venuta, come fu anche Precursore del Messia nella sua prima venuta in questo mondo.

L’onnipervadente missione dello Spirito Santo, vincolo precipuo dell’unità trinitaria, realizza nella Chiesa, corpo di Cristo, la vocazione di ciascun cristiano; guidando il popolo di Dio verso la pienezza dell’incontro escatologico[85]. In tal maniera la Chiesa, come ben conclude questo numero 4 della Lumen Gentium, si manifesta, secondo la felice espressione di S. Cipriano, come «popolo adunato nell'unità del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo»[86].

 



[1] Enchiridion Vaticanum,vol. 5 Ed. Dehoniane (Bologna 1997), nn. 1699ss.

[2] Ibidem, n. 1700.

[3] La Redemptoris missio al numero 21 afferma che lo Spirito è il Protagonista dell'intera missione ecclesiale. I numeri 26 e 27 poi, con il titolo: “Lo Spirito rende missionaria l'intera Chiesa”, danno una descrizione del come avvenga questa azione. GIOVANNI PAOLO II, Redemptoris missio, nn. 21; 26 e 27. Ench. Vat. vol. 12, nn. 592 e 602s.

[4] AG 4.

[5] PAOLO VI, Evangelii nuntiandi, n. 75. Ench. Vat. vol. 5, n 1699. 

[6] Ibidem.

[7] Cfr. Gv 15, 13-15.

[8] Lc 4,14.

[9] Lc 4,18.

[10] Cfr. LG 1.

[11] Cfr. Gv 15,26-27.

[12] Gv 20,21-23.

[13] Cfr. At 1,5.

[14] Ad es. At 5,32; 6,3; 7,51; 8,15; 13,2; 15,28; 16,6; 21,4.

[15] Ad esempio in At 20,22 l’apostolo Paolo si dice «avvinto dallo Spirito».

[16] 1Cor 12,5.

[17] 1Pt 1,12.

[18] 2Cor 3,5-6.

[19] Rm 15,16.

[20] At 15,28.

[21] 1Cor 2,14.

[22] 1Cor 2,13.

[23] 1Cor 2,10.

[24] GIOVANNI PAOLO II, Catechesi sul Credo. Credo nello Spirito Santo, Ed. Libreria vaticana (Città del Vaticano 1992), p. 328s.

[25] Cfr. At 2,4.

[26] Sul numero dei componenti la comunità iniziale ci è data un’indicazione in Atti 1,15.

[27] Cfr. At 10,44.

[28] Cfr. At 13,2.

[29] LG 48.

[30] LG 17; cfr. anche 9.

[31] LG 59.

[32] AG 4.

[33] GS 43.

[34] PO 2. Cfr. LG 10, 12, 21.

[35] AG 5.

[36] LG 9: da notare il ritmo nell’uso dei verbi: costituito, assunto per la salvezza, inviato. Cfr. LG 1, 48, 59; GS 45.

[37] Cfr. Gv 19,30.34.

[38] Cfr. RMi 29. Ench. Vat. vol. 12, nn. 606-608.

[39] Cfr. il testo di LG 4 ricco di contenuti.

[40] «Compago socialis», struttura, articolazione sociale.

[41] Cfr. Ef 4,16.

[42] LG 8.

[43] SC 5.

[44] Cfr. Mt 28,19s.

[45] Cfr. Rm 1,4.

[46] Cfr. Rm 8,11.

[47] Cfr. 1Cor 12,3.

[48] In merito a questo potere o “exousia”, cfr. Dn 7,13.14; Zc 9,9ss.

[49] Cfr. 1Cor 15,25-28. 45-47; Col 1,15-20.

[50] Gv 13,3.

[51] Gv 17,1-3.

[52] Mt 28,18.19; cfr. Mc 16,14 e Atti 1,6-8.

[53] Mt 10,1 e paralleli.

[54] Ancora una volta si riscontra che questa potenza si impone sulle forze del maligno e sul peccato, causa prima di ogni male: «Detto questo, [il Risorto] alitò su di loro e disse: “Ricevete lo Spirito Santo. A chi rimetterete i peccati saranno rimessi; a chi non li rimetterete resteranno non rimessi”» (Gv 20,22s.).

[55] Cfr. Gal 4,19.

[56] Cfr. Gal 4,5s.

[57] Gal 4,19.

[58] Ef 1,10-14.

[59] Cfr. 2Cor 1,22; 5,5; Ef 1,14.

[60] Mt 28,19.

[61] LG 17.

[62] AG 5. Cfr LG 5 e GS 3.

[63] Così si esprime il decreto Inter Mirifica nell’apertura del n. 3: «La Chiesa cattolica, essendo stata fondata da Cristo Signore per portare la salvezza a tutti gli uomini, ed essendo perciò spinta dalla necessità di diffondere il messaggio evangelico, ritiene suo dovere servirsi degli strumenti di comunicazione sociale…».

[64] Cfr. anche AG 13 e RMi nn. 24; 25; 27: Ench. Vat, vol. 12 nn. 599; 601; 603.

[65] Cfr. AG 2 e10.

[66] Cfr. AA 2.

[67] AG 4. Cfr. anche LG 2 e ENunt n. 75: Ench. Vat. vol. 5, nn. 1698-1701.

[68] Lc 24,49.

[69] Ench. Vat. vol. 5, n. 1716.

[70] Ench. Vat. vol. 12, n. 592ss.

[71] Ibidem, n. 719ss.

[72] Ench. Vat. vol. 10, nn. 611-617.

[73] At 1,8. Cfr. Gv 15,26-27.

[74] ENunt n. 75: Ench. Vat. vol. 5, n. 1699.

[75] Ibidem, n. 1698.

[76] Gv 14,26.

[77] Ench. Vat. vol. 12, nn. 604-608.

[78] Gv 16,13.

[79] Cfr. 2Cor 3,7s.

[80] Cfr. 2Cor 1,21.22; lGv 2,20.27: leggere questi testi alla luce di At 10,38.

[81] S.CLEMENTE DI ALESSANDRIA, Paedagogus, II, 8. Patr. Gr. 8, Ed. Migne (Parigi 1884), col. 466.

[82] Cfr. ORIGENE, Contra Celsurn, VI, 79. P.G. 11, col. 1418s.

[83] TERTULLIANO, De Baptismo, 7, Patr. Lat. 1, Ed. Migne (Parigi 1884), col. 1315.

[84] S.AGOSTINO, De Civitate Dei, XVII, 4, par. 9. P.L. 41, col. 532.

[85] Una Chiesa della Trinità, cioè che nella Trinità trova la sua sorgente ed il suo modello, che ne è come una icona visibile. Ed è questo in definitiva il traguardo ideale della missione: fare di tutta l'umanità, nella Chiesa, una immagine viva della Trinità, nella comunione di tutti i popoli e di tutti gli uomini, in una unica famiglia. A questo tende l'azione dello Spirito nella Chiesa e attraverso la Chiesa, poiché corrisponde al disegno salvifico del Padre: una umanità, fatta Chiesa, ad immagine e somiglianza della Trinità. Questo è in definitiva il senso e lo scopo della missione verso tutte le genti, azione affidata allo Spirito Santo e santificatore.

[86] S.CIPRIANO, De oratione domenica, 23, P.L. 4, col. 553.

 

 

 


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