UNA VISITA CARICA DI AMICIZIA ED UMANITÀ!

Category: Missione Oggi
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P. Stefano Camerlengo, Superiore Generale IMC

 

A Pinheiro nel Maranhao del Brasile con il vescovo Dom Elio  Rama, missionario della Consolata!

Con molta gioia e fraternità mi sono recato in visita al nostro vescovo Dom Elio Rama nella diocesi di Pinheiro della regione del Maranhao Brasiliano. Il viaggio dalla città di San Paolo è lungo, circa 14 ore, per arrivare in questa terra calda, con caratteristiche fortemente amazzoniche. La Regione si chiama il Maranhao. Il Maranhao è uno stato del Brasile facente parte della zona conosciuta come Nordeste. Si tratta però dello stato più occidentale di essa e confina a ovest con il Parà il quale a sua volta confina a ovest con Amazonas. Il Maranhao, pur essendo piuttosto lontano quindi dall’Amazzonia è anche conosciuto come Porta dell’Amazzonia poiché la sua capitale São Luiz era il porto più importante dal quale partivano le merci che venivano inviate in Europa dalle ricche foreste dell’interno e dove giungevano gli schiavi dall’Africa. São Luiz è una città enormemente sviluppata, ma il cui centro storico coloniale ha mantenuto le sue caratteristiche culturali e architettoniche.  São Luís è l’unica capitale dello stato brasiliano fondata dai francesi che hanno governato su alcune zone del Brasile fino a quando furono sconfitti dai portoghesi. La città prende il nome dal re di Francia Luigi XIII. Più tardi, fu anche occupata dagli olandesi, fino a quando i colonizzatori portoghesi prese il sopravvento. Delle prove materiali poco resta da periodi dei francesi e degli olandesi, la zona del centro storico, composto da oltre 3.500 edifici in gran parte coperta con piastrelle in modo colorato di architettura portoghese, è stato nominato dall’Unesco Patrimonio dell’Umanità nel 1997. Un gran numero di tradizioni folcloristiche come pure le espressioni culturali proprie di Maranhão sono vivi e vegeti nella capitale dello stato. Il più importante tra loro è Bumba-meu-boi, una pantomima di festa con musica e balli. Racconta la storia di un bue (BOI) ucciso da uno schiavo per soddisfare le voglie di cibo sua moglie incinta. Il contadino che possedeva l’animale ha invitato alcuni sciamani indiani (pajés), che ha portato l’animale in vita. In São Luís, questa antica celebrazione si svolge durante il Festival brasiliano di giugno.

 Quello che rende il posto straordinario sono i paesaggi e la fauna selvaggi. Ma anche e soprattutto il suo popolo, fatto in gran parte di persone consapevoli del paradiso in cui vivono e che non hanno nessuna intenzione di emigrare. Nel Maranhao si può ancora respirare, per fortuna, un’atmosfera arcaica e autentica. Il Maranhao è un luogo ancora molto autentico, angolo dimenticato da molti in Brasile... ma superprotetto dalle grandi multinazionali del ferro, della soia, del legno.

                Per Pinheiro tutto cominciò nel 1939 quando fu decisa la creazione della Prelazia di Pinheiro per accompagnare l’evangelizzazione della zona occidentale del Maranhao. Inizialmente la Prelazia doveva sorgere a Viana per la sua collocazione più centrale nella zona, ma a causa degli interventi autorevoli di autorità sociali e religiose, il luogo scelto fu appunto Pinheiro. La nuova prelazia fu affidata dal Papa Pio XII ai missionari del sacro Cuore di Gesù della provincia italiana. Tuttavia, questi missionari poterono raggiungere Pinheiro solo nel 1946, a causa della seconda guerra mondiale che imperversava in Europa. Il primo gruppo di missionari italiani che arrivarono era costituito dall’amministratore apostolico, 7 padri ed un fratello laico. In questa Prelazia si sono succeduti diversi amministratori apostolici fino al 16 ottobre del 1979 quando il Papa Giovanni Paolo II con la “ Bula com Praelaturae” eresse la Prelazia Diocesi di Pinheiro . Il 17 aprile del 1980, dopo 40 anni e nove mesi dalla creazione della Prelazia, fu realizzata la grande cerimonia dell’istallazione ufficiale della diocesi di Pinheiro e la nomina del suo primo vescovo Dom Ricardo Pedro Paglia. Il Vescovo Dom Ricardo ha gestito la diocesi per ben 35 anni. Attualmente la Diocesi è affidata dal….al nostro padre Dom Elio Rama. La Diocesi di Pinheiro è una delle 12 diocesi della provincia ecclesiastica del Maranhao.  Nella Diocesi lavorano ben 42 sacerdoti diocesani di un’età relativamente giovane, circa 40 anni di media, con due congregazioni maschili e 7 femminili. Il territorio è povero, la gente vive con il piccolo commercio, la pesca ed altre piccole risorse locali. Ci sono pochissime industrie. Famosa nella zona è la città antica di Alcantera , conosciuta a causa degli esperimenti spaziali che il governo realizza nel territorio, ma anche per essere stato un antico porto dove arrivavano gli schiavi neri dall’Africa.                  

                La mia visita in Brasile si sta realizzando in questi giorni “speciali” per gli avvenimenti che il paese sta vivendo, molto intensi ed anche difficili. La visita del Papa della speranza, ma anche le proteste popolari, la mobilizzazione di migliaia e migliaia di persone nelle piazze di moltissime città del Paese, il futuro di questa onda di protesta e proposta...
Non è facile interpretare questi eventi, è tutto ancora molto incerto e precario...Ma raccogliamo alcune idee e riflessioni per aiutare il discernimento e la lettura della realtà.
- la protesta è nata grazie al movimento che denuncia le pessime condizioni di trasporto pubblico nelle maggiori capitali del Paese. Ma subito si è aggregata una serie coerente di rivendicazioni che da tempo tentano alzare la voce in Brasile: contro la follia delle grandi opere per la Coppa e Olimpiadi, per una educazione e un sistema sanitario di qualità...
- lo stile della protesta è conosciuto, somigliando alle molte altre convocate negli ultimi mesi, in diversi paesi, con l'orizzontalità, la pluralità e la rapidità delle reti sociali. A differenza di vari altri casi, qui non c'erano obiettivi diretti di scalzare la presidente ed il suo governo.
- in seguito, nello spazio di pochi giorni, si sono 'infiltrati' nel movimento altri obiettivi e gruppi. La violenza è aumentata (occorre chiedersi se anche in questo caso non sia stato a causa di infiltrazioni per manipolare le manifestazioni). Ma la rabbia della gente e la tensione erano alte fin dall'inizio.
Inoltre si sono infiltrate idee che hanno cominciato a spostare la protesta in un piano di critica più evidentemente diretta al partito della presidente.
- tutti questi fatti vengono a rivelare, finalmente, l'ambiguità e l'inconsistenza dello 'sviluppo' che il Brasile sta mostrando al mondo con molto illusionismo. Obbligano ad interrogarsi su quale sia il progresso che finora è stato presentato e difeso dalle autorità del paese, su cosa significa che il Brasile è il quinto paese più ricco al mondo, che siamo un gigante che controllerà l'economia futura.
Il Brasile conserva ancora moltissime contraddizioni irrisolte, e inoltre sta fondando la sua crescita su un meccanismo in sé profondamente contradditorio, illusorio, fallace, che a lungo termine non promuove la vita, ma alimenta conflitti socio ambientali che prima o poi si ritorceranno contro il paese stesso.
I vescovi del Brasile, in pronunciamento ufficiale, si solidarizzano alle manifestazioni dicendo che "non è più possibile vivere in un Paese con tanta disuguaglianza".
- ci preoccupa, inoltre, il rischio che l'attuale situazione faciliti il ritorno nel Paese di un controllo politico ancor più di destra, aumentando la violenza della polizia e riducendo la libertà di espressione dei movimenti sociali, così come la loro effettiva partecipazione alla costruzione politica.
- d'altra parte, le manifestazioni di questi giorni sono il segnale evidente del fallimento del Partito dei Lavoratori (PT), del tradimento del mandato popolare che gli è stato dato, dell'allontanamento di questo partito dalla sua espressione originaria.
- C’è anche il rischio è il fallimento della politica e l'abbandono della partecipazione organizzata. Hanno ancora senso, e molto, i partiti, i sindacati, i movimenti sociali ma sono superati in rapidità di esecuzione e in accoglienza delle grida della gente dalle mobilitazioni spontanee, dai raduni che nascono nei siti, nei facebook, nei web.

-Tuttavia il Papa è venuto ed ha portato una ventata di speranza anche in questo paese che è un continente per quanto è grade e per tutto quello che contiene.                

                La protesta allargata, orizzontale e plurale ha bisogno ancora di ritrovarsi dentro questi (o simili) spazi di riflessione e costruzione sana, partecipata, rispettosa, di un nuovo Brasile. Un Brasile che non corre nella follia della crescita a tutti i costi, che investe seriamente sulla sua gente e che trova un nuovo equilibrio, che si prenda cura dei beni comuni e della diversità etnica e culturale che fa la sua vera ricchezza.

                La visita al Maranhao di Dom Elio, conoscere ed incontrare la sua gente ed alcuni dei suoi preti mi fa pensare che è necessario credere un po’ di più nella semplicità e nell’umiltà. Abbiamo troppe paure e cerchiamo troppe sicurezze. È più comodo e più facile. Nella nostra cultura così impostata in effetti è forte l’impressione che il denaro a poco a poco cerchi di essere il dominatore di tutta la realtà. In Brasile sto sperimentando una cosa bella. Io sono ricco in confronto agli altri preti e anch’io mi rendo conto che quando manca qualche cosa la vita è più difficile. Però, credo che sia importante “costringersi”,  in qualche modo, a uno stile più semplice e più povero. Qui mi sto rendendo conto che il mondo lo salvano i poveri. La salvezza di Gesù Cristo passa attraverso i poveri. Lo so, questa può sembrare solo una bella frase ad effetto. Ci vorrebbe tempo per approfondirla e per spiegarla. La lascio come stimolo alla riflessione. In Brasile ricchezza vuol dire corruzione, ingiustizia. Sono rari i casi di persone ricche che siano umane, autentiche e cristiane. Il mondo dei poveri è estremamente diverso. Per questo mi sto convincendo che il mondo lo salvano i poveri: perché l’accoglienza vera al messaggio evangelico, ieri come oggi, è nel cuore del povero, di colui che riesce a sottrarsi al dominio del principe di questo mondo e che sa inginocchiarsi non davanti alle quotazioni di Borsa ma davanti al Signore. Il mondo di oggi ha bisogno di vedere gli stessi segni della passione di Gesù Cristo. Noi non possiamo appartenere alla Chiesa di Giuda che vende la vita per il denaro, ma alla Chiesa del Cristo risorto che offre la vita gratuitamente e che mostra agli uomini di oggi lo stile del servizio, della povertà, lo stile dell’obbedienza a Dio, lo stile dello stare accanto agli ultimi. Ecco, se vogliamo mostrare al mondo il volto di Gesù Cristo risorto, i segni devono essere questi. Questa è la testimonianza che Dom Elio e la sua gente mi ha trasmesso e che porto nel cuore e che cercherò di trasmettere anche alle nostre comunità e ai nostri missionari perché la missione guadagni un semplicità e quindi sia sempre più evangelica. Grazie Dom Elio per l’accoglienza, un grazie di cuore alla tua gente, ai tuoi collaboratori: grazie ed auguri  fraterni!

 

Coraggio e avanti in Domino!

Padre Stefano Camerlengo

 

 

San Paolo 25.07.2013, festa di San Giacomo, apostolo!

 

 

 


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