Oct 24, 2019 Last Updated 8:56 PM, Oct 23, 2019

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Siamo entrati nella Settimana Santa, la Settimana Maggiore, in cui facciamo memoria dell'evento fondante della nostra fede cristiana. Nella prima lettura della Domenica della Passione o delle palme, il profeta Isaia ci ha invitati ad avere "orecchi da discepoli" che è l'origine e fondamento dell'avere poi "lingua da discepolo" e divenire discepoli-missionari consolatori.

La liturgia della Chiesa, sopratutto attraverso l'adorazione proposta per il Giovedì Santo, ci invita a contemplare e dimorarsi nell'intimità con il Signore. Questo per capire il suo cuore e diventare veri discepoli suoi, "che ci ha amato fino alla fine".

Di seguito proponiamo due schemi di preghiera di adorazione, che potranno essere usate o adattate per l'adorazione.

Schema 1

Schema 2

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Si intitola Sacramenti e inculturazione. Per un cammino di fede in una Chiesa “in uscita” il nuovo volume edito dalla Libreria Editrice Vaticana – Dicastero per la Comunicazione a firma di Alfonso Giorgio, dottore in Teologia, è assistente ecclesiastico nazionale del Movimento apostolico ciechi e parroco nell’arcidiocesi di Bari-Bitonto.

«Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato» (Mt 28, 19-20). La Chiesa guidata dal Signore si avvicina all’uomo ed evangelizza con la bellezza della liturgia, afferma nella presentazione al volume monsignor Rino Fisichella, presidente del Pontificio Consiglio per la Nuova Evangelizzazione. La liturgia e l’evangelizzazione, scrive, «sono intimamente connesse, motivo per cui la liturgia è una realtà evangelizzante in sé stessa». La liturgia, infatti, è il luogo dove si nasce, si cresce, quindi si vive, la nuova vita; formare il battezzato nello spirito della liturgia ed educarlo all’azione liturgica permette di intendere la preghiera come perfetto connubio tra fede e vita. 

«Nell’esortazione apostolica Evangelii gaudium, dedicata all’annuncio del Vangelo nel mondo attuale, Papa Francesco sottolinea il connubio tra liturgia ed evangelizzazione, affermando che “l’evangelizzazione gioiosa si fa bellezza nella Liturgia in mezzo all’esigenza quotidiana di far progredire il bene. La Chiesa evangelizza e si evangelizza con la bellezza della Liturgia, la quale è anche celebrazione dell’attività evangelizzatrice e fonte di un rinnovato impulso a donarsi” (cfr. EG 24)». 

Nell’opera di Alfonso Giorgio – sottolinea Fisichella – si evince come l’autore colga l’invito del Pontefice a ricercare la bellezza evangelizzante della liturgia, concentrandosi sul tema dell’inculturazione della fede e dell’annuncio del Vangelo che la Chiesa “in uscita” concretizza tramite la singolarità della stessa liturgia, ritenendo la bellezza un attributo di Dio e della sua rivelazione; cogliere la sfida della Nuova Evangelizzazione significa saper comprendere e osservare le diverse situazioni in modo da adottare un atteggiamento coerente con il contesto. Questo aiuterà la Chiesa a evangelizzare in tutti i luoghi tenendo in considerazione anche le nuove culture digitali in quanto l’evangelizzazione rappresenta un modo unico per far incontrare il Signore agli uomini.

Il volume fa parte di Per la vita del mondo, la collana dell’Editrice che raccoglie riflessioni e studi di Teologia della Liturgia con lo scopo di promuoverne i risvolti esistenziali, pastorali e culturali sia all’interno della compagine ecclesiale che nell’areopago policentrico della nostra era.

La presentazione del libro avrà luogo mercoledì 3 aprile, alle 17.30, presso la Sala Marconi di Palazzo Pio. Dopo un saluto introduttivo di fra Giulio Cesareo Ofm Conv., interverranno monsignor Rino Fisichella, l’autore Giorgio e il professor Ambroise Atakpa, professore di Teologia Dogmatica presso la Pontificia Università Urbaniana. L’incontro sarà moderato dalla dottoressa Cecilia Seppia, giornalista Vatican News.

 

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Nel contesto del corso di Formazione Continua per i Formatori delle Comunità Formative IMC, che decorre in questi giorni a Roma, i corsisti hanno avuto la gioia di ricevere fra di loro, per la celebrazione dell’Eucaristia, Mons. José Tolentino de Mendonça, Archivista e Bibliotecario di Santa Romana Chiesa.

Mons. Tolentino nacque nell'isola di Madeira, Portogallo, nel 1965 e dopo la sua formazione teologica iniziale all'Università Cattolica di Lisbona, ha conseguito la Licenza in Teologia nel 1989 e ha ricevuto l’Ordinazione Sacerdotale nel 1990. Ha compiuti studi superiori al Pontificio Istituto Biblico a Roma, conseguendo la Laurea in Scienze Bibliche nel 1992 e nel 2002 ha conseguito il Dottorato in Teologia Biblica all'Università Cattolica di Lisbona con la tesi sul brano dell’adultera nella casa del fariseo (LC 7,36-50).

Dal 1995 al 2000 fu cappellano dell’Università Cattolica di Lisbona, dal 2004 al 2018 vi ha insegnato Nuovo Testamento e durante gli ultimi 6 anni ha anche ricoperto il carico di Vicerettore.

Nel 2018 fu nominato da Papa Francesco responsabile per l’Archivio e la Biblioteca Vaticana e ha ricevuto l’Ordinazione Episcopale a Lisbona il 28 luglio.

Mons. Tolentino fu da sempre molto attento al mondo della cultura e ha pubblicato varie opere e articoli cercando di creare un ponte spirituale sui pilastri della poesia e teologia, tracciando cammini di incontro con Dio nel mezzo delle sfide odierne. Recentemente era consultore del Pontificio Consiglio per la Cultura e l’anno scorso, sotto invito di Papa Francesco, ha predicato gli Esercizi Quaresimali alla Curia Pontificia.

Nell'omelia, partendo dalle parole di Gesù “dare pieno compimento”, ha aiutato a discernere la triplice crisi che vive oggi il mondo e la Chiesa: crisi di fiducia, crisi generativa e crisi di identità; invitando "ad essere" e a sapere essere vicini per accompagnare gli altri "ad essere", a sapere rischiare su cammini che portano al pieno compimento del Vangelo.

Qui potete ascoltare tutta l’omelia

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Suor Leonella, missionaria della Consolata italiana è stato assassinata il 17 settembre 2006 da estremisti islamici in Somalia, mentre lasciava la scuola di infermiere per rientrare a casa. Fu colpita da sette proiettili. In ospedale, prima di morire, sussurrò: "Io perdono, perdono, perdono". La martire è stata beatificata il 26 maggio 2018 in una cerimonia presieduta dal Cardinale Angelo Amato, Prefetto della Congregazione per le Cause dei Santi, a Piacenza, Italia, luogo di nascita della missionaria.

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La Beata è sepolta nella chiesa Nostra Signora dell'Universo, accanto alla Casa Regionale delle Suore Missionarie della Consolata a Nairobi, in Kenya. Il luogo è stato visitato mercoledì, 13 marzo, dalla Direzione Generale IMC in occasione di un incontro di condivisione e comunione con le missionarie. Ricordando che la Beata Leonella Sgorbati è la Protettrice IMC-MC per l'anno 2019. Attraverso la sua intercessione, chiediamo la protezione del Signore per i nuovi percorsi missionari intrapresi dalle due congregazioni fondate dal Beato Giuseppe Allamano.

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Biografia

Leonella è nata il 9 dicembre 1940 a Rezzannella di Gazzola (Piacenza). Fu battezzata nella parrocchia di San Savino di Gazzola, proprio il giorno della sua nascita sotto il nome di Rosa. Riceve la sua prima comunione e confermazione il 26 maggio 1947. Entrò nella congregazione il 5 maggio 1963, e il 22 novembre 1965, emise la sua prima professione religiosa. Ha fatto studi infermieristici in Inghilterra e in Kenya, dove ha emesso la professione perpetua il 19 novembre 1972. Ha lavorato negli ospedali del Kenya e nella formazione di giovani infermieri e infermieri.

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Nel 1993 è stata nominata Superiora Regionale MC del Kenya. Nel 2002, alla fine di questa missione, Suor Leonella parte per Somalia, in un momento in cui il paese stava attraversando una convulsione politica, e l'influenza islamica estremista stava guadagnando terreno. Nonostante ciò, ha visto con entusiasmo la possibilità di gestire il centro di formazione per infermieri, preparando professionisti per l'unico ospedale in Somalia. Tra i fondamentalisti islamici serpeggiava il sospetto che Suor Leonella, attraverso la scuola, avrebbe fatto proselitismo, per formare dei cristiani. 

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MESSAGGIO DEL SANTO PADRE FRANCESCO

«Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date» (Mt 10,8)

 Cari fratelli e sorelle,

«Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date» (Mt 10,8). Queste sono le parole pronunciate da Gesù quando inviò gli apostoli a diffondere il Vangelo, affinché il suo Regno si propagasse attraverso gesti di amore gratuito.

In occasione della XXVII Giornata Mondiale del Malato, che si celebrerà in modo solenne a Calcutta, in India, l’11 febbraio 2019, la Chiesa, Madre di tutti i suoi figli, soprattutto infermi, ricorda che i gesti di dono gratuito, come quelli del Buon Samaritano, sono la via più credibile di evangelizzazione. La cura dei malati ha bisogno di professionalità e di tenerezza, di gesti gratuiti, immediati e semplici come la carezza, attraverso i quali si fa sentire all’altro che è “caro”.

La vita è dono di Dio, e come ammonisce San Paolo: «Che cosa possiedi che tu non l’abbia ricevuto?» (1 Cor 4,7). Proprio perché è dono, l’esistenza non può essere considerata un mero possesso o una proprietà privata, soprattutto di fronte alle conquiste della medicina e della biotecnologia che potrebbero indurre l’uomo a cedere alla tentazione della manipolazione dell’“albero della vita” (cfr Gen 3,24).

Di fronte alla cultura dello scarto e dell’indifferenza, mi preme affermare che il dono va posto come il paradigma in grado di sfidare l’individualismo e la frammentazione sociale contemporanea, per muovere nuovi legami e varie forme di cooperazione umana tra popoli e culture. Il dialogo, che si pone come presupposto del dono, apre spazi relazionali di crescita e sviluppo umano capaci di rompere i consolidati schemi di esercizio di potere della società. Il donare non si identifica con l’azione del regalare perché può dirsi tale solo se è dare sé stessi, non può ridursi a mero trasferimento di una proprietà o di qualche oggetto. Si differenzia dal regalare proprio perché contiene il dono di sé e suppone il desiderio di stabilire un legame. Il dono è, quindi, prima di tutto riconoscimento reciproco, che è il carattere indispensabile del legame sociale. Nel dono c’è il riflesso dell’amore di Dio, che culmina nell’incarnazione del Figlio Gesù e nella effusione dello Spirito Santo.

Ogni uomo è povero, bisognoso e indigente. Quando nasciamo, per vivere abbiamo bisogno delle cure dei nostri genitori, e così in ogni fase e tappa della vita ciascuno di noi non riuscirà mai a liberarsi totalmente dal bisogno e dall’aiuto altrui, non riuscirà mai a strappare da sé il limite dell’impotenza davanti a qualcuno o qualcosa. Anche questa è una condizione che caratterizza il nostro essere “creature”. Il leale riconoscimento di questa verità ci invita a rimanere umili e a praticare con coraggio la solidarietà, come virtù indispensabile all’esistenza.

Questa consapevolezza ci spinge a una prassi responsabile e responsabilizzante, in vista di un bene che è inscindibilmente personale e comune. Solo quando l’uomo si concepisce non come un mondo a sé stante, ma come uno che per sua natura è legato a tutti gli altri, originariamente sentiti come “fratelli”, è possibile una prassi sociale solidale improntata al bene comune. Non dobbiamo temere di riconoscerci bisognosi e incapaci di darci tutto ciò di cui avremmo bisogno, perché da soli e con le nostre sole forze non riusciamo a vincere ogni limite. Non temiamo questo riconoscimento, perché Dio stesso, in Gesù, si è chinato (cfr Fil 2,8) e si china su di noi e sulle nostre povertà per aiutarci e donarci quei beni che da soli non potremmo mai avere.

In questa circostanza della celebrazione solenne in India, voglio ricordare con gioia e ammirazione la figura di Santa Madre Teresa di Calcutta, un modello di carità che ha reso visibile l’amore di Dio per i poveri e i malati. Come affermavo in occasione della sua canonizzazione, «Madre Teresa, in tutta la sua esistenza, è stata generosa dispensatrice della misericordia divina, rendendosi a tutti disponibile attraverso l’accoglienza e la difesa della vita umana, quella non nata e quella abbandonata e scartata. […] Si è chinata sulle persone sfinite, lasciate morire ai margini delle strade, riconoscendo la dignità che Dio aveva loro dato; ha fatto sentire la sua voce ai potenti della terra, perché riconoscessero le loro colpe dinanzi ai crimini […] della povertà creata da loro stessi. La misericordia è stata per lei il “sale” che dava sapore a ogni sua opera, e la “luce” che rischiarava le tenebre di quanti non avevano più neppure lacrime per piangere la loro povertà e sofferenza. La sua missione nelle periferie delle città e nelle periferie esistenziali permane ai nostri giorni come testimonianza eloquente della vicinanza di Dio ai più poveri tra i poveri» (Omelia, 4 settembre 2016).

Santa Madre Teresa ci aiuta a capire che l’unico criterio di azione dev’essere l’amore gratuito verso tutti senza distinzione di lingua, cultura, etnia o religione. Il suo esempio continua a guidarci nell’aprire orizzonti di gioia e di speranza per l’umanità bisognosa di comprensione e di tenerezza, soprattutto per quanti soffrono.

La gratuità umana è il lievito dell’azione dei volontari che tanta importanza hanno nel settore socio-sanitario e che vivono in modo eloquente la spiritualità del Buon Samaritano. Ringrazio e incoraggio tutte le associazioni di volontariato che si occupano di trasporto e soccorso dei pazienti, quelle che provvedono alle donazioni di sangue, di tessuti e organi. Uno speciale ambito in cui la vostra presenza esprime l’attenzione della Chiesa è quello della tutela dei diritti dei malati, soprattutto di quanti sono affetti da patologie che richiedono cure speciali, senza dimenticare il campo della sensibilizzazione e della prevenzione. Sono di fondamentale importanza i vostri servizi di volontariato nelle strutture sanitarie e a domicilio, che vanno dall’assistenza sanitaria al sostegno spirituale. Ne beneficiano tante persone malate, sole, anziane, con fragilità psichiche e motorie. Vi esorto a continuare ad essere segno della presenza della Chiesa nel mondo secolarizzato. Il volontario è un amico disinteressato a cui si possono confidare pensieri ed emozioni; attraverso l’ascolto egli crea le condizioni per cui il malato, da passivo oggetto di cure, diventa soggetto attivo e protagonista di un rapporto di reciprocità, capace di recuperare la speranza, meglio disposto ad accettare le terapie. Il volontariato comunica valori, comportamenti e stili di vita che hanno al centro il fermento del donare. È anche così che si realizza l’umanizzazione delle cure.

La dimensione della gratuità dovrebbe animare soprattutto le strutture sanitarie cattoliche, perché è la logica evangelica a qualificare il loro operare, sia nelle zone più avanzate che in quelle più disagiate del mondo. Le strutture cattoliche sono chiamate ad esprimere il senso del dono, della gratuità e della solidarietà, in risposta alla logica del profitto ad ogni costo, del dare per ottenere, dello sfruttamento che non guarda alle persone.

Vi esorto tutti, a vari livelli, a promuovere la cultura della gratuità e del dono, indispensabile per superare la cultura del profitto e dello scarto. Le istituzioni sanitarie cattoliche non dovrebbero cadere nell’aziendalismo, ma salvaguardare la cura della persona più che il guadagno. Sappiamo che la salute è relazionale, dipende dall’interazione con gli altri e ha bisogno di fiducia, amicizia e solidarietà, è un bene che può essere goduto “in pieno” solo se condiviso. La gioia del dono gratuito è l’indicatore di salute del cristiano.

Vi affido tutti a Maria, Salus infirmorum. Lei ci aiuti a condividere i doni ricevuti nello spirito del dialogo e dell’accoglienza reciproca, a vivere come fratelli e sorelle attenti ai bisogni gli uni degli altri, a saper donare con cuore generoso, a imparare la gioia del servizio disinteressato. A tutti con affetto assicuro la mia vicinanza nella preghiera e invio di cuore la Benedizione Apostolica.

Dal Vaticano, 25 novembre 2018

Solennità di N. S. Gesù Cristo Re dell’universo

Francesco

SCHEMA DI PREGHIERA

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