Jul 22, 2019 Last Updated 7:42 PM, Jul 21, 2019

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BIENNIO TEOLOGIA FONDAMENTALE

Indirizzo: Teologia dell’esperienza religiosa nel contesto del Mediterraneo

Coordinatrice del Biennio: Prof.ssa Giuseppina De Simone

Il Biennio si propone di offrire una formazione teologica che abiliti alla comprensione e all'annuncio della fede cristiana in dialogo con le culture, i popoli, le religioni. In questo modo, si intende anche rendere un servizio alle Chiese locali nella adeguata preparazione di operatori competenti nel campo del dialogo interreligioso e nella mediazione culturale della tradizione cristiana. In un tempo in cui si costruiscono muri e le religioni sono guardate con sospetto, vogliamo ripartire dall'esperienza religiosa come terreno di incontro e chiave di lettura del contesto in cui operiamo. Trova qui la sua motivazione anche il riferimento al Mediterraneo quale "frontiera": non semplicemente uno spazio geografico, ma un luogo cruciale per la comprensione della storia dell'umanità. Il Biennio vuole essere un laboratorio: uno spazio che mette insieme il rigore della ricerca e dell'approfondimento e la vivacità di un percorso vario e molteplice in cui imparare a pensare facendo esperienza. Di qui il taglio multidisciplinare, l'incontro con testimoni, storie e luoghi significativi, gli itinerari attraverso l'arte, il respiro internazionale. Si tratta di imparare a dare ragione della fede nel tempo del frammento e in un contesto sempre più plurale, nella convinzione che anche la teologia può contribuire alla costruzione di una "cultura dell'incontro".  

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24 MAGGIO  -  GIORNATA DI PREGHIERA PER LA CINA

“HANNO VERSATO IL SANGUE PER LA CHIESA”

VEGLIA DI PREGHIERA

Canto d’inizio

Cel.: Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.

Tutti: Amen.

Cel.: La pace e la grazia di Dio, che sa cambiare il cuore dell’uomo, siano con tutti voi.

Tutti: E con il tuo spirito.

Lett.: Dilatare il cuore fino alla capacità di offrire la vita per gli altri è la testimonianza concreta che ci viene offerta da numerosi martiri ed è la vocazione di ogni cristiano. La preghiera di questa sera aiuti ciascuno di noi a sentirsi pronto ad amare senza misura in ogni avvenimento della nostra esistenza facendo memoria di chi, in umiltà e mitezza, ha saputo donare la propria vita.

Cel.: Disponiamoci a partecipare con cuore puro e libero a questo momento voluto dallo Spirito di Dio e chiediamo di convertirci all’amore che non conosce limiti per diventare veri discepoli-missionari di Cristo morto e risorto e della Chiesa viva radunata nell’unità del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.

Cel.: Signore, Dio di amore, perdonaci per la durezza del nostro cuore di fronte alle tante sofferenze che segnano la nostra umanità e che Tu hai affrontato per ciascuno di noi.

Tutti: Kyrie, Kyrie, eleison.

Cel.: Cristo, Agnello senza macchia, perdonaci per la nostra incapacità a testimoniare il tuo amore, lasciando che le tenebre invadano il cuore del mondo.

Tutti: Kyrie, Kyrie, eleison.

Cel.: Signore, Figlio del Padre, perdonaci per l’indifferenza che mostriamo di fronte ai tanti episodi di martirio non riconoscendo in essi la tua immagine di Sofferente.

Tutti: Kyrie, Kyrie, eleison.

Dal libro del Profeta Isaia (Cap.53)

Maltrattato, si lasciò umiliare e non aprì la sua bocca;
era come agnello condotto al macello,
come pecora muta di fronte ai suoi tosatori, e non aprì la sua bocca.
Con oppressione e ingiusta sentenza fu tolto di mezzo; chi si affligge per la sua sorte?
Sì, fu eliminato dalla terra dei viventi, per l’iniquità del mio popolo fu percosso a morte.
Ma al Signore è piaciuto prostrarlo con dolori.
Quando offrirà se stesso in espiazione, vedrà una discendenza, vivrà a lungo,
si compirà per mezzo suo la volontà del Signore.
Parola di Dio

Rendiamo grazie a Dio

(Pausa di riflessione)

Salmo 26   

Responsorio: Il tuo volto, Signore io cerco.

Il Signore è mia luce e mia salvezza, di chi avrò timore?
Il Signore è difesa della mia vita,  di chi avrò terrore? R.

Quando mi assalgono i malvagi per straziarmi la carne,
sono essi, avversari e nemici, a inciampare e cadere. R.

Se contro di me si accampa un esercito il mio cuore non teme;
se contro di me divampa la battaglia anche allora ho fiducia. R.

Una cosa ho chiesto al Signore questa sola io cerco:
abitare nella casa del Signore tutti i giorni della mia vita,
per gustare la dolcezza del Signore ed ammirare il suo santuario. R.

Egli mi offre un luogo di rifugio nel giorno della sventura.
Mi nasconde nel segreto della sua dimora, mi solleva dalla rupe. R.

E ora alzo la testa sui nemici che mi circondano;
immolerò nella sua casa sacrifici d’esultanza, inni di gioia canterò al signore. R.

Ascolta, Signore, la mia voce. Io grido: abbi pietà di me! Rispondimi.
Di te ha detto il mio cuore: “Cercate il suo volto”; il tuo volto, Signore io cerco. R.

Non nascondermi il tuo volto, non respingere con ira il tuo servo.
Sei tu il mio aiuto, non lasciarmi, non abbandonarmi, Dio della mia salvezza. R.

Mio padre e mia madre mi hanno abbandonato, ma il Signore mi ha raccolto.
Mostrami, Signore, la tua via, guidami sul retto cammino, a causa dei miei nemici. R.

Non espormi alla brama dei miei avversari; contro di me sono insorti
falsi testimoni che spirano violenza. R.

Sono certo di contemplare la bontà del Signore nella terra dei viventi.
Spera nel Signore, sii forte, si rinfranchi il tuo cuore e spera nel Signore. R.

Alleluia:              Chi ci separerà dall'amore di Cristo? Forse la tribolazione, l'angoscia,
la persecuzione, la fame, la nudità, il pericolo, la spada? Come sta scritto:
Per causa tua siamo messi a morte tutto il giorno, siamo considerati come pecore da macello. Ma in tutte queste cose noi siamo più che vincitori grazie a colui che ci ha amati. (Rm 8,34-37)

Dal Vangelo di Matteo:

Ecco: io vi mando come pecore in mezzo a lupi; siate dunque prudenti come i serpenti e semplici come le colombe. Guardatevi dagli uomini, perché vi consegneranno ai tribunali e vi flagelleranno nelle loro sinagoghe; e sarete condotti davanti a governatori e re per causa mia, per dare testimonianza a loro e ai pagani. Ma, quando vi consegneranno, non preoccupatevi di come o di che cosa direte, perché vi sarà dato in quell'ora ciò che dovrete dire: infatti non siete voi a parlare, ma è lo Spirito del Padre vostro che parla in voi. Il fratello farà morire il fratello e il padre il figlio, e i figli si alzeranno ad accusare i genitori e li uccideranno. Sarete odiati da tutti a causa del mio nome. Ma chi avrà perseverato fino alla fine sarà salvato. Quando sarete perseguitati in una città, fuggite in un'altra; in verità io vi dico: non avrete finito di percorrere le città d'Israele, prima che venga il Figlio dell'uomo. (Mt 10, 16-23)

(Pausa di riflessione)

Papa Francesco alle PP.OO.MM.

“Ci vuole “mistica”. Dobbiamo crescere in passione evangelizzatrice.  Io ho paura – ve lo confesso – che la vostra opera rimanga molto organizzativa, perfettamente organizzativa, ma senza passione. Questo lo può fare anche una ONG, ma voi non siete una ONG! La vostra Unione senza passione non serve; senza “mistica” non serve. E se dobbiamo sacrificare qualcosa, sacrifichiamo l’organizzazione, andiamo avanti con la mistica dei Santi. Oggi, la vostra Unione missionaria ha bisogno di questo: mistica dei Santi e dei Martiri. E questo è il generoso lavoro di formazione permanente alla missione che dovete fare; che non è soltanto un corso intellettuale, ma inserito in questa ondata di passione missionaria, di testimonianza martiriale.  Le Chiese di recente fondazione, aiutate da voi per la loro formazione missionaria permanente, potranno trasmettere alle Chiese di antica fondazione, a volte appesantite dalla loro storia e un po’ stanche, l’ardore della fede giovane, la testimonianza della speranza cristiana, sostenuta dal coraggio ammirabile del martirio. Vi incoraggio a servire con grande amore le Chiese che, grazie ai martiri, ci testimoniano come il Vangelo ci renda partecipi della vita di Dio, e lo fanno per attrazione e non per proselitismo”.

Canto

Lett.: I testimoni e i martiri della fede sono gli uomini più pieni di vita spirituale e di preghiera davanti al trono di Cristo (Ap 8,34), perché in loro si è mostrato pienamente il potere dell’amore più forte della morte, in loro la fede viva ha vinto la paura della morte. Per questo la Chiesa li chiama “buoni, vincitori martiri” e li cinge della corona di alloro come segno della loro “vittoria”.

Lett.: Cristo ci ha riconciliati nella sua morte per renderci a sé santi e irreprensibili.

Rit.: Lode a te, testimone fedele.

Lett.: Tu ci hai amato fino alla fine
Hai dato la tua vita per noi sulla croce
Ti sei consegnato volontariamente alla morte. RIT.

Lett.: Per i martiri che hanno accettato di morire
Per testimoniare la fede in te e l’amore per te
Ricevendo la corona della gloria. RIT.

Lett.: Per quelli che hanno portato la croce dietro a te
Nella pazienza senza venir meno
Contemplando ciò che manca alla tua passione. RIT.

Lett.: Per i martiri che hanno lavato le loro vesti
Nel tuo sangue, o Agnello immolato
Vincendo le tentazioni del mondo. RIT.

Lett.: Per i martiri che hanno proclamato con il sangue
La tua passione e la tua resurrezione
Vivendo una morte gloriosa. RIT.

Lett.: Il moltiplicarsi dei martiri del nostro tempo richiama l’urgenza di convertirci al perdono, alla gratuità, alla difesa degli innocenti, alla familiarità con tutti i popoli, alla centralità dell’uomo e della sua dignità; ci invita a soffrire e a morire per amore dell’uomo, a viver uno stile particolarmente simile a Cristo, modello di tutti i martiri, che dà la propria vita sulla croce per i fratelli. Siamo chiamati a fare un passo avanti per compiere le opere della carità e dell’autentica libertà che si manifestano nel dono di sé; un passo avanti che, “secondo le esigenze del radicalismo evangelico, può portare il credente alla testimonianza suprema del martirio”. La testimonianza dei nostri martiri ci conforta che è “possibile a ogni uomo sulla terra credere che l’amore è più forte dell’odio, che la vita è più forte della morte, perché solo chi ha una ragione per morire può avere una ragione per vivere”. Essi sono artefici di speranza e di una nuova umanità.

Cel.: O Dio, che ai tuoi Apostoli riuniti nel cenacolo con Maria hai donato lo Spirito Santo, concedi anche a noi, per intercessione della Vergine di consacrarci al tuo servizio e annunziare con la parola e con l’esempio le grandi opere del tuo amore.

Ripetiamo: Purifica, o Signore, il nostro cuore.

Lett.: O Padre, ti preghiamo affinché per intercessione di Maria, regina dei Martiri, diventiamo docili al tuo volere, pazienti nelle prove che la vita ci riserva.

Tutti: Purifica, o Signore, il nostro cuore.

Lett.: O Padre, ti preghiamo, affinché per intercessione di Maria, regina dei testimoni, sappiamo seguirti nell’umiltà illuminando con la luce del tuo Vangelo ogni prova che la vita ci porta.

Tutti: Purifica, o Signore, il nostro cuore.

Lett.: O Padre, ti preghiamo affinché per intercessione di Maria, regina della carità, possiamo comprendere il tuo mistero di salvezza e viverlo tra noi con una carità sempre più grande.

Tutti: Purifica, o Signore, il nostro cuore.

Lett.: O Padre, ti preghiamo affinché per intercessione di Maria, regina di speranza, sappiamo vedere con “occhi nuovi” alla luce della risurrezione gli avvenimenti e i segni dei tempi per allontanare ogni angoscia e dubbio dalla nostra vita.

Tutti: Purifica, o Signore, il nostro cuore.

Lett.: O Padre, ti preghiamo affinché per intercessione di Maria, Madre della Chiesa, ci impegniamo con la preghiera e con le opere all’edificazione del tuo regno in mezzo a noi mentre imploriamo, come San Paterno, nuovi sacerdoti per la Santa Chiesa e preziose vocazioni cristiane per la nostra comunità parrocchiale.

Tutti: Purifica, o Signore, il nostro cuore.

Canto del Padre nostro

Preghiera alla Beta Vergine di She-Shan

Vergine Santissima, Madre del Verbo incarnato e Madre nostra,
venerata col titolo di “Aiuto dei cristiani” nel Santuario di She-Shan,
verso cui guarda con devoto affetto l’intera Chiesa che è in Cina,
veniamo oggi davanti a te per implorare la tua protezione.
Volgi il tuo sguardo al Popolo di Dio e guidalo con sollecitudine materna
sulle strade della verità e dell’amore, affinché sia in ogni circostanza
fermento di armoniosa convivenza tra tutti i cittadini.

Con il docile “sì” pronunciato a Nazaret tu consentisti
all’eterno Figlio di Dio di prendere carne nel tuo seno verginale 
e di avviare così nella storia l’opera della Redenzione,
alla quale cooperasti poi con solerte dedizione,
accettando che la spada del dolore trafiggesse la tua anima,
fino all’ora suprema della Croce, quando sul Calvario restasti
ritta accanto a tuo Figlio che moriva perché l’uomo vivesse.

Da allora tu divenisti, in maniera nuova, Madre
di tutti coloro che accolgono nella fede il tuo Figlio Gesù
e accettano di seguirlo prendendo la sua Croce sulle spalle.
Madre della speranza, che nel buio del Sabato santo andasti
con incrollabile fiducia incontro al mattino di Pasqua,
dona ai tuoi figli la capacità di discernere in ogni situazione,
fosse pur la più buia, i segni della presenza amorosa di Dio.

Nostra Signora di She-Shan, sostieni l’impegno di quanti in Cina,
tra le quotidiane fatiche, continuano a credere, a sperare, ad amare,
affinché mai temano di parlare di Gesù al mondo e del mondo a Gesù.
Nella statua che sovrasta il Santuario tu sorreggi in alto tuo Figlio,
presentandolo al mondo con le braccia spalancate in gesto d’amore.
Aiuta i cattolici ad essere sempre testimoni credibili di questo amore,
mantenendosi uniti alla roccia di Pietro su cui è costruita la Chiesa.
Madre della Cina e dell’Asia, prega per noi ora e sempre.  Amen!

Benedetto XVI

Benedizione e canto finale

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È incentrata sulla salvaguardia del Creato e sulla tutela della terra la lunga Lettera pastorale che la Conferenza episcopale del Mozambico (Cem) ha indirizzato “alle comunità, alle famiglie cristiane ed alle persone di buona volontà”. Intitolato “Alla tua discendenza io darò questo Paese” (Gn 12,7), il documento episcopale si proietta sullo sfondo dell’Enciclica di Papa Francesco “Laudato si’ sulla cura della casa comune” per ribadire, in primo luogo, che “la terra è uno strumento universale di creazione della ricchezza” e che il suo utilizzo “costituisce un diritto esercitato da tutto il popolo del Mozambico”.

Milioni di ettari di terra passati in gestione a stranieri

Purtroppo, dati alla mano, la Cem evidenzia che “dal 2000 al 2013, 56 milioni di ettari di terra africana sono stati venduti o passati in gestione a stranieri” perché “i governi dei Paesi industrializzati cercano di trovare in Africa una soluzione alla crisi energetica ed alimentare mondiale, senza necessariamente cercare di aiutare le problematiche africane”. Di qui, il richiamo dei vescovi a cercare “modelli locali di sviluppo” che siano davvero “autentici e giusti”.

Tutelare il diritto alla terra

Altro punto critico messo in luce dai presuli del Mozambico riguarda la tutela del diritto alla terra: “Il disconoscimento di tale diritto, infatti – si legge nel documento – costringe le comunità locali ad abbandonare le loro terre, favorendo così gli investitori privati” e distruggendo i sistemi di “agricoltura familiare”. Non solo: la Chiesa del Mozambico evidenzia che “in tutte le province del Paese stanno sorgendo conflitti a causa della terra, causati da grandi progetti di grandi imprese”.

Non emarginare o impoverire le comunità locali

Tanto più, prosegue il documento episcopale, che la legislazione nazionale vigente sulla gestione della terra prevede “uno sviluppo inclusivo ed armonioso tra investitori e comunità locali, in un processo che suddivide tra entrambe le parti responsabilità e benefici”. Il problema, allora, risulta essere “la non applicazione della legge da parte di coloro che dovrebbero farlo”, il che comporta “l’emarginazione e l’impoverimento delle comunità locali”.

Il sistema economico attuale uccide

La nota dei vescovi, poi, punta il dito contro “un modello economico sempre più capitalista-consumistico” che porta ad “un consumo di massa e, quindi, ad una produzione di massa implicante “un esaurimento rapido delle risorse naturali” ed “un’economia che uccide”, come dice Papa Francesco. Al contrario, i presuli richiamano l’importanza di avere, con la terra, “una relazione vitale”, poiché essa è “garanzia della vita della famiglia e della comunità”. Tanto più che nel Paese “il 70 per cento della popolazione vive in un ambiente rurale, a contatto con la natura”.

Manca un’ecologia integrale

Ma i punti critici, purtroppo, sono numerosi: i vescovi sottolineano “l’assenza di un’ecologia integrale e di un modelli di sviluppo che rispetti tutti, soprattutto le persone fragili; la mancanza di acqua potabile; la distruzione di foreste che comporta un cambiamento climatico”. E non solo, perché i poveri ed i disagiati “non hanno informazioni sui loro diritti, sono privi di potere economico per trovare soluzioni ai loro problemi, ignorano la loro capacità di mobilitarsi e non hanno mezzi di assistenza e protezione”.

Sì alla proprietà privata, secondo il principio di sussidiarietà

Al contempo, i vescovi del Mozambico sottolineano che “la Chiesa ha sempre difeso il diritto alla proprietà privata”, purché esso “non venga esercitato a detrimento del bene comune” e non sia inteso come “assoluto ed intoccabile”. La terra, infatti, è “data a tutti ed i suoi frutti devono essere a beneficio di tutti”, in linea con “il principio di sussidiarietà”. “La destinazione universale dei beni – prosegue la nota episcopale – spinge a coltivare una visione dell’economia ispirata a valori morali che non facciano perdere mai di vista l’origine e la finalità di tali beni, in modo da realizzare un mondo uguale e solidale, in cui la formazione della ricchezza possa assumere una funzione positiva”.

No all’idolatria del denaro

Il documento episcopale si conclude, quindi, con una serie di appelli a diversi attori della società: in primo luogo, si chiede a tutti di “non accettare un modello di sviluppo incentrato sull’idolatria del denaro”, colluso con “un’economia che uccide” a detrimento “della dignità umana e dei diritti comunitari”. Piuttosto, bisogna pensare a “consumare prodotti locali prodotti da agricoltori locali”, senza accettare “un modello di vita consumistico” o “una distruzione in massa di foreste, piante ed animali”. Di qui, il richiamo ad “educare le nuove generazioni ai valori” che aiutino a formare una società giusta.

I cristiani si impegnino alla solidarietà

In secondo luogo, i vescovi chiamano in causa i cristiani, affinché “non siano ciechi e sordi di fronte alla realtà sociale, politica ed economica del Paese, ma si impegnino per una solidarietà umana”. In quest’ottica, i presuli suggeriscono di organizzare, in ogni diocesi del Mozambico, dei “corsi di formazione sulla Dottrina sociale della Chiesa affinché ciascuno comprenda la sua missione”.

Mass-media siano portavoce delle istanze del popolo

Anche i sacerdoti, i religiosi e le religiose vengono chiamati in causa: a loro, viene richiesto di “avere il coraggio di riconoscere le situazioni di ingiustizia contro gli agricoltori e di agire in loro difesa”, mentre i mass-media sono esortati a “comunicare con amore per la verità, facendosi portavoce del popolo e megafoni delle loro preoccupazioni” . Gli insegnati e gli studenti, invece, vengono invitati ad “approfondire le conoscenze sul Creato, celebrando pubblicamente Giornate su questo tema e lottando contro tutti i tipi di inquinamento”, anche grazie ad una formazione che “non sia solo istruzione, ma anche attenzione ai valori ed agli atteggiamenti giusti”.

Politica stia lontana dalla corruzione

Ai politici cristiani, inoltre, viene ricordato che “il dovere di formarsi secondo la Dottrina Sociale della Chiesa, per lavorare in modo responsabile ed etico, evitando qualunque forma di corruzione”. In vista del 2025, poi, anno in cui il Mozambico celebrerà i 50 anni di indipendenza,  i vescovi auspicano “una riforma agraria efficace che possa correggere gli impatti negativi causati nel Paese dalle politiche attuali”, permettendo alla popolazione di riconciliarsi e di distribuire equamente le ricchezze che Dio ha donato al Paese. La Lettera pastorale si conclude con un’invocazione a Maria, Madre di Misericordia. (I.P.)

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«Da chi altri andremo, Signore?
Solo Tu hai parole di vita»,
eppur sempre la strada porta a fuggire dal monte del sangue.
Il sepolcro ha pesante la pietra
e il tuo fianco è squarciato per sempre:
come dunque possiamo capire il mistero, se tu non lo sveli?
Mentre il sole già volge al declino,
sii ancora il viandante che spiegale Scritture
e ci dona il ristoro con il pane spezzato in silenzio.
Cuore e mente illumina ancora
perché vedano sempre il tuo volto
e comprendano come il tuo amore
ci raggiunge e ci spinge più al largo.
A te, Cristo, risorto e vivente, dolce amico che mai abbandoni
con il Padre e lo Spirito santo
noi cantiamo la gloria per sempre.

(Inno di D.M. Turoldo, Neanche Dio può stare solo, Piemme, Casale Monferrato 1991, pp. 107-108).

Resta con noi, Signore

Resta con noi, Signore Gesù, perché senza di te il nostro cammino rimarrebbe immerso nella notte. Resta con noi, Signore Gesù, per condurci sulle vie della speranza che non muore, per nutrirci con il pane dei forti che è la tua parola.

Resta con noi sino all’ultima sera, quando chiusi i nostri occhi, li riapriremo davanti al tuo volto trasfigurato dalla gloria e ci troveremo tra le braccia del Padre nel regno del divino splendore.

Su questa strada sempre pellegrini - peso di solitudine nel cuore - vienici incontro tu, il Vivente tra i morti, e spezzaci il pane dell'amore. Su questa lunga strada dove, al tramonto, si stendono le nostre ombre, accendi, o Viandante avvolto di mistero, il vivido bivacco della tua parola e sapremo dal suo bruciante ardore che più viva, più forte la nostra Speranza è risorta.

Sì, apri la nostra mente a comprendere la Parola che sola può dissipare i dubbi che ancora sorgono nel nostro cuore. Quante volte anche noi, incapaci di riconoscerti, ti abbiamo rinnegato! Ma tu, il Giusto, con mite patire ti sei fatto vittima di espiazione per i nostri peccati. Ora non lasciarci esitanti e turbati: la tua presenza infonda in noi la pace, il tuo spirito rischiari il nostro sguardo e ci renda gioiosi testimoni del tuo amore.

Resta con noi, Signore Gesù, perché senza di te il nostro cammino rimarrebbe immerso nella notte. Resta con noi, Signore Gesù, per condurci sulle vie della speranza che non muore, per nutrirci con il pane dei forti che è la tua parola.

Resta con noi sino all’ultima sera, quando chiusi i nostri occhi, li riapriremo davanti al tuo volto trasfigurato dalla gloria e ci troveremo tra le braccia del Padre nel regno del divino splendore. 

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La categoria "mistero pasquale" è uno dei più felici recuperi del movimento liturgico del nostro secolo. Essa compare sin dall'inizio e ripetutamente nei documenti del Vat. II. La Sacrosanctum Concilium (SC) – la costituzione liturgica - la pone come base della sua riflessione teologica sulla liturgia. L'art. 5, dopo avere riassunto la storia della salvezza tutta tesa alla realizzazione del mistero nascosto dai secoli in Dio, il disegno cioè di condurre tutti gli uomini alla salvezza e alla conoscenza della verità, afferma che questa opera - che, in presenza del peccato, oltre alla modalità dell'adorazione-culto ha assunto anche quella della liberazione-riconciliazione con Dio - preparata e prefigurata nelle grandi opere compiute da Dio nell'AT, si è realizzata nella morte-risurrezione-ascensione di Cristo, che la SC chiama «mistero pasquale». La costituzione liturgica pone l'opera redentiva sacerdotale del Verbo incarnato come compimento della liberazione e dell'alleanza che la pasqua veterotestamentaria tipologicamente significava e preparava: assegna a questo evento il posto centrale che nella storia salvifica dell'AT occupava la pasqua; dichiara che tale evento costituisce il mistero pasquale cristiano, partecipabile, quindi, per via misterica, attraverso riti memoriali, a tutti gli uomini e le donne delle generazioni future, che in questo modo hanno accesso, nella fede, alla riconciliazione perfetta e al culto vero e pieno realizzatisi una volta per sempre nella morte-risurrezione-ascensione dell'umanità del Figlio di Dio.

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