Jul 22, 2019 Last Updated 7:42 PM, Jul 21, 2019

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Meditazione

Ringraziamo insieme il Padre, che ci ha chiamati a seguire Gesù nell’adesione piena al suo Vangelo e nel servizio della Chiesa, e ha riversato nei nostri cuori lo Spirito Santo che ci dà gioia e ci fa rendere testimonianza al mondo intero del suo amore e della sua misericordia.

Il primo obiettivo per l’Anno della Vita Consacrata è guardare il passato con gratitudine. Ogni Istituto viene da una ricca storia carismatica. Alle sue origini è presente l’azione di Dio che, nel suo Spirito, chiama alcune persone alla sequela ravvicinata di Cristo, a tradurre il Vangelo in una particolare forma di vita, a leggere con gli occhi della fede i segni dei tempi, a rispondere con creatività alle necessità della Chiesa. L’esperienza degli inizi è poi cresciuta e si è sviluppata, coinvolgendo altri membri in nuovi contesti geografici e culturali, dando vita a modi nuovi di attuare il carisma, a nuove iniziative ed espressioni di carità apostolica. È come il seme che diventa albero espandendo i suoi rami.

In questo Anno sarà opportuno che ogni famiglia carismatica ricordi i suoi inizi e il suo sviluppo storico, per ringraziare Dio che ha offerto alla Chiesa così tanti doni che la rendono bella e attrezzata per ogni opera buona.

Lo ringraziamo in modo particolare per questi ultimi 50 anni seguiti al Concilio Vaticano II, che ha rappresentato una “ventata” di Spirito Santo per tutta la Chiesa. Grazie ad esso la vita consacrata ha attuato un fecondo cammino di rinnovamento che, con le sue luci e le sue ombre, è stato un tempo di grazia, segnato dalla presenza dello Spirito. (…)

Gesù, dobbiamo domandarci ancora, è davvero il primo e l’unico amore, come ci siamo prefissi quando abbiamo professato i nostri voti? I nostri ministeri, le nostre opere, le nostre presenze, rispondono a quanto lo Spirito ha chiesto ai nostri Fondatori, sono adeguati a perseguirne le finalità nella società e nella Chiesa di oggi? C’è qualcosa che dobbiamo cambiare? Abbiamo la stessa passione per la nostra gente, siamo ad essa vicini fino a condividerne le gioie e i dolori, così da comprendere veramente le necessità e poter offrire il nostro contributo per rispondervi?

Papa Francesco, Lettera Apostolica a Tutti i Consacrati, 2014

O Spirito di Dio

Illuminami, fammi capire la mia missione in questa vita!
Dammi il gusto della verità, chiarisci a me stesso chi sono veramente.

Fammi capace di fedeltà, dammi fortezza per impegnare tutte le mie facoltà e risorse, per impiegare tutti i miei talenti, per spendere e, se necessario,
consumare tutta la vita nella missione ricevuta.

O Spirito Santo, fammi sentire la gioia profonda di essere da te amato
e di poter amare con generosità. Amen.

Signore, dona evangelizzatori santi!

Signore Gesù, che a prezzo del tuo Sangue prezioso hai redento il mondo,
volgi il tuo sguardo e manda ancora i tuoi Apostoli,
che con la loro parola e il loro sacrificio
portino la luce del tuo “Vangelo” e la forza del tuo “Pane di vita”.

Rispondendo alla tua chiamata,
sappiano rinunciare per te alle cose del mondo,
e si dimostrino disponibili alle necessità urgenti della Chiesa.

 

Nella tua bontà ricorda in modo particolare il sacrificio dei missionari,
i quali, per amore tuo, hanno lasciato il loro paese di origine,
le loro famiglie, tutto quanto avevano,
per venire e vivere, in mezzo ai loro nuovi fratelli,
per amarli come loro nuovo popolo e per servirli.
Ricompensa, Signore, tanta generosità!

 

Compilato da materiale preso da Qumran2.net

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Letture:
Gn. 15,1-6.21,1-3;
Sal. 104;
Eb. 11,8.11-12.17-19;
Lc. 2,22-40; “ Ora lascia, Signore, che il tuo servo vada in pace”.

 

Ingresso:
I pastori si avviarono in fretta
e trovarono Maria e Giuseppe e il Bambino deposto nella mangiatoia.

Considerazioni generali:

1. La Gaudium et Spes del Concilio Vaticano II (La Chiesa nel mondo contemporaneo) afferma ripetutamente che la famiglia è un’istituzione basata sulla natura umana. Infatti nei dieci Comandamenti di Dio ne abbiamo tre che parlano della famiglia: 4° Onora il padre e la madre; 6° non commettere atti impuri – non commettere adulterio; 9° non desiderare la donna d’altri.

Dobbiamo convincerci anche noi bravi cattolici, contro la propaganda televisiva e dei mass media, che la famiglia è voluta da Dio ed è indispensabile alla natura umana. Gli ultimi tre Papi: Paolo VI, Giovanni Paolo II e Benedetto XVI, lo hanno ribadito e lo ribadiscono con forza.

2. Supporti della famiglia sono la scuola e la Chiesa; però la prima educazione umana e religiosa comincia in famiglia, dai genitori. Se manca questa base, la scuola rischia di costruire senza fondamenta e la Chiesa viene ignorata presto.

Paolo VI nel suo discorso a Nazaret definisce la famiglia “Chiesa domestica”. Quindi in famiglia si fa ciò che avviene in Chiesa: i Sacramenti e la preghiera (Quanto è rassicurante il Sacramento degli infermi amministrato in famiglia!) La preghiera nasce e si sviluppa in Famiglia: La famiglia che prega unita è sempre unita anche nelle difficoltà e incomprensioni.

3. La famiglia buona dovrà incontrare delle difficoltà: Dio vuole così per la nostra crescita spirituale, che deve essere una conquista, faticosa, continua. Il Vangelo di oggi presenta la seria difficoltà della Santa Famiglia nella fuga in Egitto: difficoltà esterna, causata da Erode, ma quanto mai seria e difficile per Giuseppe e Maria.

S. Luca narra l’episodio di Gesù dodicenne che rimane nel tempio di Gerusalemme all’insaputa dei genitori: difficoltà interna, causata dal Figlio, e molto dolorosa per i genitori. “Angosciati ti abbiamo cercato”.

Queste difficoltà sono per la crescita spirituale della famiglia: genitori e figli insieme.

Guardiamo alle tre persone che compongono la Santa Famiglia di Nazaret: Giuseppe, Maria e Gesù

Giuseppe:
  • è lui responsabile di trovare un alloggio per la nascita di Gesù;
  • la presentazione al tempio, offrendo due piccioni per riscattare il Figlio Gesù;
  • la fuga in Egitto, senza sapere dove avrebbe alloggiato;
    chi lo avrebbe ricevuto, che cosa avrebbe potuto fare, forse senza conoscere la lingua;
  • il ritorno a Nazaret, e non a Betlemme dove viveva la sua parentela e forse quella di Maria sua Sposa;
  • la perdita di Gesù nel tempio:
    non aveva vigilato abbastanza, forse si era lasciato prendere troppo dalle cose della religione ….
  • Poi Giuseppe scompare: è andato in cielo.
Maria:
  • tutta rivolta a Gesù sotto la protezione premurosa di Giuseppe;
  • accoglie nella più pura povertà l’offerta di dare alla luce Gesù in una grotta, usata dagli animali;
  • la presentazione di Gesù al tempio e Simeone che le dice, “Una spada trafiggerà il tuo cuore”;
  • accetta di fuggire in Egitto, consapevole dei disagi per suo Figlio;
  • quanti anni in Egitto? Forse da 4 a 7; il ritorno a Nazaret nella casa di Giuseppe;
  • qui accetta che Gesù impari il lavoro e lei è la maestra di Gesù
    (la tradizione dice che Gesù non andò a scuola, ma Maria gli insegnò a scrivere, leggere, la Bibbia, la Torà);
  • umilmente provvide al sostentamento di Giuseppe e Gesù cucinando, lavando e tessendo (la tunica tessuta in un solo pezzo);
  • la perdita di Gesù nel tempio di Gerusalemme (lo strazio del suo cuore materno, “Perché ci ha fatto questo?”:
    l’amarezza di non avere più Gesù, figura di quanti perderanno Gesù con il peccato;
  • la santa morte di Giuseppe (solo lui sapeva chi era Gesù e come era stato concepito e come nacque: ora sarà sola con Gesù).
    Ancora Santa Famiglia con l’assenza di Giuseppe, il padre di Gesù anche se non genitore.
  • Maria è la Madre e la Genitrice di Gesù, ma è anche la sua discepola da cui impara e con cui soffre nella sua oblazione a Dio.
Gesù:
  • il Figlio di Dio, Dio stesso, che si umilia fino ad avere bisogno di una Madre per nascere, vivere e crescere.
    “Cresceva in sapienza ed età davanti a Dio e gli uomini” (Luca)
  • Ad aver bisogno di un padre che gli insegni il lavoro materiale, l’arte del lavoro.
  • Ad aver bisogno di una maestra che gli insegni a parlare, mangiare, dormire, leggere, scrivere, rivolgere la sua parola agli altri, al pubblico.
  • Ad aver bisogno della tenerezza di una Madre e della sicurezza di un Padre;
  • Ad essere conosciuto come il figlio del falegname…
    lui che conosceva Dio Padre e per mezzo di Lui tutto fu creato.
  • A vivere nell’indigenza Lui che nutre gli uccelli del cielo e veste i gigli dei campi.
    “Il figlio dell’uomo non ha una pietra su cui poggiare il capo)

Questo è il mistero della Santa Famiglia. Paolo VI nel suo discorso a Nazaret  riesce a “contemplare” questo mistero in una luce tutta divina, che supera le nostre parole e la nostra immaginazione.

Contempliamo anche noi questa Santa Famiglia nel silenzio, nel raccoglimento e nella preghiera.

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I jihadisti hanno infuriato nel Sinai per diversi anni. Ma gli attacchi sporadici sono scoppiati in una vera rivolta dopo che il generale al-Sissi ,con il golpe del  luglio 2013, ha sostituito i gruppi dell'esercito vicini al presidente islamista Mohamed Morsi.

L'allora gruppo jihadista nel Sinai, Ansar Beit al-Maqdess,  aveva iniziato un’azione di annunciando  la sua fedeltà alla rete di Al-Qaeda. Dopo la proclamazione da parte di Isis,  nel 2014 , di un "califfato" in Siria e in Iraq, Ansar Beit al-Maqdess ha poi promesso fedeltà a IS.

Non ci sono dati affidabili sul numero di combattenti che si sono uniti ai suoi ranghi. L'esercito egiziano afferma di averne uccisi centinaia.

A differenza della Siria e dell'Iraq, l'Isis non è stato in grado di conquistare centri urbani nel Sinai. Nel luglio 2015, i jihadisti avevano cercato di prendere la città di Sheikh Zouweid ma dovettero arrendersi, dopo che l'esercito  schierò gli F-16.

Il gruppo lancia regolarmente attacchi contro le forze di sicurezza usando gli stessi metodi: bombe sul ciglio della strada, fuoco  con cecchini e attacchi ai checkpoint. I suoi combattenti si nascondono nel deserto montuoso nel cuore del Sinai e godono di una certa libertà di movimento,  tra i posti di sicurezza dell'esercito, lontano dalle autostrade. Le cellule addormentate effettuano anche attacchi nella capitale del Nord Sinai, Al-Arish e altrove in Egitto. Secondo le autorità, i jihadisti sono ben armati. Hanno missili anticarro, mitragliatrici e esplosivi di contrabbando dalla vicina Libia.

Negli ultimi anni, l'IS si è anche rivolto contro obiettivi civili, attaccando non solo cristiani e sufi ma anche residenti beduini del Sinai accusati di collaborare con l'esercito.

Ma l'entità dell'attacco di venerdì a un luogo di culto musulmano ha scioccato persino i sostenitori dell'IS che hanno affermato sui social media che i jihadisti non avrebbero potuto commetterlo.

Poche informazioni sono disponibili sui leader di gruppo e i servizi di sicurezza evitano di rivelare la loro identità se non per annunciare la loro morte.

La maggior parte dei leader e dei combattenti sono beduini ed egiziani. Diversi palestinesi nella Striscia di Gaza sono stati uccisi anche quando combattevano nelle file di Ansar Beit al-Maqdess, secondo il gruppo.

Nel 2016, l'esercito ha annunciato di aver ucciso il comandante del gruppo nel Sinai, Abu Douaa al-Ansari, in attacchi aerei. L'Isis ha poi confermato la sua morte, sostenendo di averlo sostituito con un altro comandante, Abu Hajar al-Hashemi.

Un jihadista catturato ha detto agli investigatori che l'identità del leader del gruppo nel Sinai era sconosciuta e che le istruzioni venivano trasmesse a lui attraverso un subordinato.

Sotto l'alto comandante, le responsabilità sono divise tra coloro che dirigono le sezioni di "sicurezza", "affari militari", fabbricazione di bombe e propaganda. 

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Quito (Ecuador) - La chiamata a dar vita ad una "Chiesa con un volto amazzonico" è una grande sfida che si apre dopo l'invito di Papa Francesco a "esplorare percorsi, espressioni e processi che aiutino a costruire e a strutturare un modello di Chiesa pienamente cattolica e pienamente amazzonica”: lo afferma Mauricio López, laico ignaziano, Segretario esecutivo della Red Eclesial Panamazónica (REPAM) e di Caritas Ecuador, in una intervista diffusa da “Iglesia viva”, giunta a Fides. Per la costruzione di questa Chiesa dal volto amazzonico, López ritiene necessario che “i membri della società amazzonica possano essere formati secondo la propria realtà, l'identità culturale, le loro pratiche…che possano inserire, ad esempio, all'interno delle liturgie segni coerenti e vicini alla loro realtà".

Il 15 ottobre, all’Angelus, Papa Francesco ha annunciato la convocazione di un’Assemblea Speciale del Sinodo dei Vescovi per la regione Panamazzonica, che avrà luogo a Roma nel mese di ottobre 2019, per “individuare nuove strade per l’evangelizzazione di quella porzione del Popolo di Dio, specialmente degli indigeni, spesso dimenticati e senza la prospettiva di un avvenire sereno, anche a causa della crisi della foresta Amazzonica, polmone di capitale importanza per il nostro pianeta”.

López ricorda che “già il Concilio Vaticano II ci ha chiesto di cercare i semi del Vangelo presenti in tutte queste culture precedenti all'arrivo del cristianesimo. Lì c'è il seme della Parola”. Per esempio nel Chiapas, in Messico, viene rispettato l’insieme degli usi e dei costumi della comunità, e i diaconi permanenti ricevono la formazione in coppia, l'uomo infatti riceve il ministero e la moglie accompagna l'esercizio del ministero del marito. E’ stata inoltre tradotta la Bibbia nella lingua tzeltal e tzotzil (vedi Fides 16/1/2015; 8/10/2015;14/10/2015), non in modo letterale, ma con gli adattamenti alla cultura locale, il testo è stato approvato e consegnato al Santo Padre.

Come ha evidenziato lo stesso Papa Francesco, l’Amazzonia ha una importanza capitale per l’intero pianeta, e López sottolinea che “uno ogni cinque bicchieri d'acqua bevuti da chiunque sul pianeta, si deve all'Amazzonia, il 20% dell'acqua non congelata destinata al consumo umano è prodotto in Amazzonia, il 25% dell'ossigeno viene prodotto in questo polmone verde, uno o due dei cinque respiri che facciamo lo dobbiamo all'Amazzonia”.

Le nostre decisioni sui consumi stanno producendo la devastazione delle foreste - prosegue -, si cancellano i territori ancestrali indigeni per il desiderio dell’estrazione mineraria, si impone la monocultura per soddisfare le esigenze del consumo mondiale. Se non modifichiamo il modello di sviluppo, l'Amazzonia finirà per diventare uno spazio semi-desertico e l'impatto sul pianeta sarà terribile.

“Rispondere a una crisi sociale e ambientale, la questione della cura del creato o dell'Amazzonia, o di qualsiasi spazio vitale, hanno a che fare con le generazioni future" ribadisce Mauricio Lopez, e indipendentemente dall'ideologia politica e dal credo religioso, ognuno ha la responsabilità delle generazioni successive. Infine il Segretario esecutivo della REPAM invita ad approfondire l'Enciclica “Laudato Si”, a cercare di influire sulle politiche pubbliche, a difendere e proteggere gli spazi naturali, le terre indigene e ad essere consapevoli che "ciò che non facciamo ora, avrà un impatto su coloro che vengono dopo di noi".

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