Oct 24, 2019 Last Updated 8:56 PM, Oct 23, 2019

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Come cittadini e cristiani siamo esterrefatti e indignati della decisione del ministro degli interni Matteo Salvini che impedisce alla nave Aquarius di portare in salvo nei porti italiani 629 migranti, salvati in acque territoriali libiche.

Il rifiuto di prestare soccorso ai migranti non ha precedenti nella nostra storia ed è in flagrante violazione delle convenzioni internazionali, di cui anche l’Italia è firmataria, che obbligano il soccorso in mare a chi è in pericolo di morte.

Tra i migranti sulla nave ci sono oltre cento minori non accompagnati e sette donne incinte. Una cinquantina di migranti sono stati salvati mentre erano a rischio di morire annegati.

Deploriamo la decisione di Malta, prima destinazione di sbarco, che si è rifiutata di accettare l’attracco della nave Aquarius. Così come la chiusura della Francia e della Spagna (che all’ultima ora si è detta disponibile a ricevere la nave nel porto di Valencia) ad ogni possibilità di accoglienza dei migranti. Ma è deplorevole e vergognoso che l’Italia decida di allinearsi, facendo così pagare a persone innocenti bisognose di aiuto il prezzo di una diatriba tra stati su chi si debba assumere la responsabilità di accogliere i migranti.

Chiediamo pertanto che il nuovo governo italiano ritorni sulla decisione presa dal ministro Salvini e dia immediatamente il benestare alla nave Aquarius di approdare a uno dei porti italiani più vicini a dove si trova ora la nave.

È vero, l’Italia non può essere lasciata sola di fronte a un fenomeno migratorio che ha una portata enorme e implicazioni internazionali (specie nel bacino del Mediterraneo) che chiamano in causa l’attenzione e il peso geopolitico dell’Unione Europea. È quindi corretto e giusto che il governo italiano faccia sentire le propria voce a Bruxelles, chiedendo ai partner europei di farsi carico, anche loro, del dossier migranti.

Ma nello stesso tempo l’Italia non può sottrarsi al dovere di accogliere persone che, in gran parte, cercano di costruirsi una vita migliore in Europa e che, in alcuni casi, fuggono da guerre e da regimi dittatoriali.

È importante che l’Italia mantenga un doppio ruolo: essere un porto sicuro per i migranti e nel contempo non smettere di sollecitare l’Europa a trovare soluzioni percorribili (non semplicemente fondate sul controllo militare delle aree di transito dei migranti, come avviene in Niger e Mali), anche nei paesi di partenza dei migranti.

I partner europei devono essere sollecitati a spostare il baricentro delle proprie politiche verso il Mediterraneo. È qui – in particolare attraverso la pacificazione e la stabilizzazione degli stati nordafricani – che si possono cominciare a costruire nuovi equilibri politici ed economici.

Conferenza degli istituti missionari italiani (CIMI)
Segretariato unitario di animazione missionaria (SUAM)
Commissione Giustizia, Pace e Integrità del Creato (GPIC) della CIMI

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“Fare memoria della fedeltà di Dio”, ricorda P. Tobias, missionario della Consolata, è il motivo centrale che ha riunito insieme i membri della Direzione Generale IMC, alcuni confratelli della Casa Generalizia a Roma e la famiglia del Collegio Urbano, il 7 giugno 2018, nella vigilia della Solennità del Sacro Cuore di Gesù, per la celebrazione del suo giubileo di oro sacerdotale.

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P. Tobias, portoghese di origine, nacque in un villaggio della parrocchia di Fundada piccola di territorio, ma grande per le vocazioni missionarie che ha dato alla chiesa e anche alla famiglia dei Missionari della Consolata. Nel 1954, a 11 anni, entrò nel Seminario minore di Fatima e ha fatto il Noviziato a Rosignano Monferrato in Italia. Compiuti gli studi filosofici e teologici ha emesso la professione religiosa perpetua a Washington dove venne anche ordinato sacerdote l’8 giugno 1968. Nel seguente 14 luglio celebra la prima Messa insieme alla comunità della sua parrocchia di origine.

Ascolta
l'omelia di P. Stefano Camerlengo, Superiore Generale IMC

Nell’omelia della celebrazione del 50.mo anniversario, P. Stefano Camerlengo, Superiore Generale, ci ricorda poi come ha conosciuto P. Tobias parecchi anni fa. Ritornando P. Stefano in aereo dalla R.D. Congo dovette passare dal Portogallo. A P. Tobias ha chiesto di andare a prenderlo all’aeroporto. Però una difficoltà si presentava: loro due non si erano mai trovati prima di allora, come riconoscersi? Preoccupato in questi pensieri arriva a Lisbona e si mette a guardare a destra e a sinistra finché scorge P. Tobias appostato e sollevando in alto la rivista di famiglia “Missioni Consolata”. “Non c’erano dubbi li c’era un dei nostri, uno della Missioni Consolata”..., aggiunge P. Stefano, sottolineando il profondo senso di appartenenza che P. Tobias ha sempre manifestato alla famiglia dei Missionari della Consolata durante questi lunghi anni di missione, sia nell’attività apostolica in Kenya, nel suo servizio di Superiore in Portogallo, come recentemente da Segretario Generale dell’Istituto. Una presenza come sempre gioviale e umoristica, a volte con qualche borbottamento, riferiva P. Stefano, aggiungendo anche che però sono parole venute dall’amore alla Consolata.

Secondo Papa Francesco una presenza come pastore davanti al gregge aprendo la strada, una presenza in mezzo al gregge condividendo, ascoltando; una presenza dietro al gregge raccogliendo tutti perché nessuno si perda. Quindi ricorda che il sacerdote deve essere prima di tutto uomo: pieno di umanità e quindi uomo di Dio. Non tanto l’uomo che porta Dio che Lui è già ovunque, ma l’uomo che testimonia con la vita Dio. Questo perché parla di Dio e segue la volontà di Dio, perché cerca Dio: il Dio vivo, della misericordia e del perdono.

Questi ultimi due anni P. Tobias li ha passati come accompagnatore spirituale nel Collegio Urbano, condividendo la sua esperienza e amore per la missione con i giovani seminaristi di tutto il mondo che si preparano per diventare sacerdoti, e sacerdoti missionari.

Ascolta
il Saluto di Mons. Viva, Rettore del Collegio Urbano
e il Saluto di P. Tobias Oliveira, IMC

Proprio ai seminaristi del Collegio, P. Tobias, e nella seconda delle “due parole” a conclusione della celebrazione, ha invitato a fare memoria. Fare memoria della fedeltà di Dio, poiché il nome del nostro Dio è fedeltà: fedeltà nell’amore. Parole referenziali certamente non solo per loro, ma anche per ciascuno di noi chiamati dal Signore.

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Manca però ancora riferire la prima delle parole che fu un sentito ringraziamento a tutti i presenti: il Rettore del Collegio Mons. Viva, il Superiore Generale, i confratelli e coloro che in modo splendido hanno preparato la celebrazione, a suo avviso “un apparato un po’esagerato”. Ma un ringraziamento anche esteso ai non presenti e soprattutto a coloro che gli furono vicini durante questi anni. Un ringraziamento anche coloro che non sono più presenti qui perché sono andati all’aldilà: i suoi carissimi genitori Gioacchino e Maria.

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Alla fine della celebrazione, Mons. Viva chiarifica che Papa Francesco, nonostante non fossi venuto alla celebrazione, si è fatto comunque presente inviando la sua Benedizione Apostolica che ha letto e consegnato al festeggiato. E dalla Messa siamo passati alla mensa concludendo la celebrazione di ringraziamento nella gioia della agape fraterna.

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15 di gennaio 2018: un sogno che si trasforma in realtà. Ad Unkanha, una missione abbandonata, nella Diocesi di Tete, riprende vita con uno stile e una vocazione particolare: formare dei catechisti per tre grandi missioni affidate ai Missionari della Consolata nel 2013: Fingoè, Unkanha e Zumbu-Miruru.

È questa una delle risposte alla situazione pastorale che si è trovata cinque anni fa quando si è arrivati nei Distretti di Maravia e Zumbu. Allora si capì subito che qui, dopo tanti anni di abbandono, più di cinquanta anni di assenza dei missionari, si dovevano percorrere due vie: la presenza nelle comunità e la formazione.

Si sono visitate tutte le comunità sparse nell´immenso territorio, circa 25.000 Km2 con una popolazione di circa 200.000 abitanti, si sono organizzati sistematici incontri e corsi per i catechisti nelle diverse zone. Bellissimo, ma non sufficiente!

Le comunità sono molte e tante popolazioni chiedono di conoscere Gesù. Che fare?

Negli Atti degli Apostoli troviamo un esempio e una metodologia di cammino: la comunità di Antiochia che prepara e invia i missionari Barnaba e Paolo.

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25 gennaio: festa della conversione/vocazione di Paolo. Un cinquecento persone partecipano, in rappresentanza di 180 comunitá, alla Messa nell’antica missione di Unkanha. Si prega perché queste 11 famiglie possano avere quello spirito di accoglienza della Parola propria della comunità di Antiochia che sfociò nell’invio di Barnaba e Paolo. Accanto a questi due grandi missionari si ricordano i catechisti “martiri di Guiúa” che  dal Cielo preghino per noi.

Queste 11 famiglie sono inviate dalle rispettive aree pastorali (l’area comprende 4-5 comunità) in cui sono divise le tre parrocchie-missioni. Le comunità delle diverse zone si impegnano a creare le condizioni costruendo una piccola casa in mattoni e sostenendo con aiuti la loro permanenza nel catechistato. Ritorneranno nella propria zona per servire le comunità come missionari.

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Ci fu un momento di perplessità in questo progetto: aprire quest’anno o tramandare tutto nei prossimi anni? Tutto sembrava incerto, alquanto dubbioso, ma il Signore, che parla sempre attraverso dei segni, ci ha indicato il cammino. Pioveva, in macchina passiamo in un villaggio, vediamo sotto la pioggia un catechista con moglie e figli che ci chiedeva un passaggio per la missione di Unkanha perché doveva aprire la “machamba” (campo di miglio) per aver cibo per l’anno di catechistato. Cosa insignificante, ma abbiamo vista in questo l’indicazione del Signore. “Non avere paura, via i dubbi, non calcolare troppo, fidati di Me”. Cosi si è partiti.

Ora abbiamo cinque casette belle e accoglienti e cinque capanne, in attesa che nei prossimi mesi le zone interessate vangano a sostituire le capanne con casette in mattoni e intanto si prevede che altre zone inizino i lavori per l’invio dei propri catechisti. Il progetto prevedere una ventina di famiglie.

Poniamo l’accento sulla presenza non solo del catechista, ma delle famiglie dei catechisti con le loro spose ed i bambini che rendono vivo l’ambiente.

Si è partiti il 15 gennaio con un progetto chiaro anche se tante cose “cammino facendo” dovranno essere riviste e altre si dovranno assumere. Se si vuole crescere veramente, bisogna adeguare ogni anno il cammino alle famiglie dei catechisti che arriveranno.

Scuola di alfabetizzazione, riflessione sulla cultura, risposte da dare per evangelizzare i momenti importanti della vita e della comunità, dinamiche e proposte per animare e guidare le comunità ecc., tutti temi da sviluppare insieme.

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L’importante è che accolgano Gesù nella propria vita, camminino in comunione con la Chiesa e sentano l’esigenza di “dire a tutti” chi hanno incontrato e cosa stanno vivendo.

I missionari della Consolata di Fingoè (Padri Carlo Biella, Jacinto Mwallongo, Romão João, Franco Gioda), le suore, Joel (un seminarista della di Tete in stage pastorale), i catechisti formati nel Centro Catechistico di Guiúa e alcuni anziani delle tre parrocchie ci aiuteranno in questo cammino di formazione (Bibbia-catechesi-promozione umana), di spiritualità (momenti forti di preghiera), di comunione (famiglie unite dalla vocazione apostolica) e di missione (impegnate concretamente in un lavoro missionario nelle comunità vicine).

Si è partiti nella convinzione che sono essi i veri missionari perché saranno presenti nella realtà quotidiana delle loro comunità, saranno essi ad aiutarle ad accogliete la Parola, a essere vicino ai poveri e ad asciugare le lacrime nel nome di Gesú.

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Il prossimo 26 maggio si celebrerà la Beatificazione di Sr. Leonella. Come preparazione vi riproponiamo la seguente preghiera che può essere usata in un momento di veglia comunitaria.

 

Inizio

Lettore 1. In verità, in verità vi dico: se il chicco di grano caduto in terra non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto. Gv 12, 20-28

Guida: Bruno Maggioni, noto biblista, ricercando la radice teologica del concetto di martire afferma che il martire non è colui che sceglie la morte, ma un modo di vivere, quello di Gesù. Ciò che contraddistingue il martire cristiano, la sua radicale specificità, è il vivere le situazioni della vita come le ha vissute Gesù. Scriveva Ignazio di Antiochia nel suo cammino verso il martirio: “Allora sarò veramente discepolo del Signore, quando il mondo non vedrà più il mio corpo, perché nel martirio comincerò ad essere discepolo” (cf. Ignazio di Antiochia ai Romani IV, 3; V, 3).

Il martire quindi è anzitutto un discepolo di Gesù, che segue il Maestro, ascoltando e custodendo nel cuore la sua Parola e agendo come lui ha agito, quando si trova in situazioni simili, soprattutto davanti al mistero della croce.

Ha imparato che è proprio il crocifisso Colui che «ha narrato Dio» (cf. Gv 1,18) e sa che Gesù «ha reso testimonianza alla verità» (cf. Gv 18,37) trasformando uno strumento di esecuzione capitale in occasione di amore supremo.

Il martire è dunque il discepolo divenuto testimone che, di fronte alla virulenza del mysterium iniquitatis, all’ostinazione dell’opposizione del mondo, arriva fino all’effusione del sangue e muore.

Canto: Se il chicco di frumento

Se il chicco di frumento
non cade nella terra e non muore
rimane da solo, se muore, crescerà

  1. Troverà la sua vita
    chi la perde per me
    viene la primavera, l’inverno se ne va
  2. Come il tralcio che piange,
    anche tu fiorirai
    Viene la primavera, l’inverno se ne va.

Guida: Ascoltiamo ciò che Suor Leonella ha scritto fin dagli inizi della sua formazione:

Lettrice 1: Io spero che un giorno il Signore nella sua bontà mi aiuterà a dargli tutto... o... se lo prenderà... Perché Lui sa che questo io realmente voglio... Lui sa!

Suor Leonella, Prima Professione religiosa, 22 novembre 1965

Guida: Ascoltiamo ora la testimonianza che ha dato Suor Gabriella Bono, allora Madre Generale dell’Istituto:

Lettrice 2:Il Signore ha bussato alla porta della nostra Famiglia e ha trovato Suor Leonella pronta, con la lampada accesa, cinta la veste per il servizio. Non è stata una sorpresa... non è stato un "incidente di percorso"; vi si era preparata, Suor Leonella, al suo incontro con Gesù, appassionatamente amato!

Il suo sì di Fedeltà a Dio l'aveva rinnovato, con l'ardore del suo cuore di donna tutta d'un pezzo, decisa a donare tutto, con quel sorriso sulle labbra, con quella positività, entusiasmo e dinamicità, quella tenacia (fino alla testardaggine!) quel suo cuore aperto agli altri senza misura e dimentico di sé, quella gioiosa passione per la vita che ha caratterizzato ogni momento della sua esistenza.

"Dove tu andrai andrò anch'io dove ti fermerai, mi fermerò...
dove tu morirai... morirò anch’io...."

Scegliendo di rimanere in Somalia, in questi 16 anni di guerra, le nostre Sorelle hanno accettato, personalmente e comunitariamente, la Missione di amare fino al dono della vita... in un martirio quotidiano, oggi suggellato dal Signore con il sangue di Suor Leonella.

Come fuoco che poco a poco si consuma, così, nel martirio di amore Suor Leonella si è offerta al Signore, perdonando... perdonando... perdonando...

Tanti anni fa aveva scritto: "Vorrei che attorno al Signore, davanti a Lui, noi tutte potessimo cantare quello che a volte cantiamo in Chiesa e che io non trovo il coraggio di dire: Signore, mio Dio, con cuore semplice e gioioso, ho dato tutto, devo sempre dire ... desiderato darti tutto.... Ma io spero che un giorno il Signore nella sua bontà, mi aiuterà a dargli tutto... o se lo prenderà... perché Lui sa che questo io realmente lo voglio... Lui sa!"

CANTO: Ti seguirò,

Ti seguirò, ti seguirò, o Signore,
e nella tua strada camminerò.

Ti seguirò nella via dell’amor
e donerò al mondo la vita. R.

Ti seguirò nella via del dolore
e la tua croce ci salverà. R.

Ti seguirò nella via della gioia
e la tua luce ci guiderà. R.

 [Durante il canto si porta all’altare una croce avvolta da un drappo rosso]

IL PERDONO

Guida: La Parola che concluse la vita di Suor Leonella come sigillo di autenticità del suo Martirio è: Perdono, pronunciato per tre volte. Riascoltiamole nella testimonianza di Suor Marzia Feurra.

Lettrice 3: (…) Quando arrivai era stesa in un bagno di sangue, la faccia bianca e gelata, gli occhi chiusi, ma serena. Era come un agnello portato al macello che non aveva opposto resistenza.

In quel momento mi venne alla mente ciò che mi aveva confidato qualche giorno prima: “La mia vita l’ho donata al Signore e Lui può fare di me ciò che vuole, per questo non ho paura mi affido a Lui.”

Suor Leonella faceva fatica a respirare, la sollevammo un poco ma non resse e subito si accasciò.

Le insegnanti e tutti gli studenti facevano a gara a donarle il sangue e gliene diedero veramente tanto, ma tanto se ne dava, tanto ne perdeva. Ha avuto tutta l’assistenza possibile ma nelle sue condizioni tutto sembrava inutile. Prima di chiudere il suo ciclo terreno compì il suo ultimo gesto di amore e con un fil di voce pronunziò le sue ultime parole: “Perdono, Perdono, Perdono”. Un istante dopo arrivò il chirurgo e confermò il suo decesso.

(Silenzio)

Guida / Celebrante: Padre Santo, c’è tanto bisogno di perdono nel mondo! noi vogliamo farci voce di tutte le persone che non riescono a perdonare.

Signore, tu che sei nato per noi e per noi hai dato la vita, chiedendo il perdono per i tuoi persecutori abbi pietà di noi.

Assemblea: Signore pietà

Guida / Celebrante: Cristo fonte di vita che ci indichi la strada del perdono come via maestra all’amore, abbi pietà di noi.

Assemblea: Cristo pietà.

Guida / Celebrante: Signore che nella fede ravvivi i nostri cuori, fa che possiamo essere testimoni di Te e così vincere il male in ogni sua forma, abbi pietà di noi.

Assemblea: Signore pietà.

Celebrante: Dio di misericordia abbia pietà di noi, perdoni i nostri peccati, e ci guidi alla luce della vita eterna.

Assemblea: Amen.

CANTO: Beati voi

Rit. Beati voi, beati voi, beati voi, beati!

Se un uomo vive oggi nella vera povertà
il Regno del Signore dentro lui è presente già.
Per voi che siete tristi e senza senso nella vita
C’è un Dio che può donarvi una speranza nel dolore

Voi che lottate senza violenza e per amore
possiederete un giorno questa terra, dice Dio.
Voi che desiderate ciò che Dio vuole per noi,
un infinito all'alba pioverà dentro di voi.

E quando nel tuo cuore nasce tanta compassione
è Dio che si commuove come un bimbo dentro te.
Beati quelli che nel loro cuore sono puri
già vedono il Signore totalmente anche quaggiù.

Beato chi diffonde pace vera intorno a se
il Padre che è nei cieli già lo chiama "figlio mio".
Chi soffre per amore e sa morire oggi per Lui
riceve il Regno subito e la vita eterna ha in sé.

Se poi diranno male perché siete amici Suoi,
sappiate che l'han fatto già con Lui, prima di voi.
Siate felici, siate felici, siate felici. Amen.

[Durante il canto si presenta la Parola]

LA PAROLA

Acclamazione Al Vangelo:

Alleluia: La Tua Parola Signore è Parola di vita eterna, alleluia

Guida / Celebrante: Dal Vangelo secondo Luca (6, 22-23.26-31)

Beati voi, quando gli uomini vi odieranno e quando vi metteranno al bando e vi insulteranno e disprezzeranno il vostro nome come infame, a causa del Figlio dell'uomo. Rallegratevi in quel giorno ed esultate perché, ecco, la vostra ricompensa è grande nel cielo. Allo stesso modo infatti agivano i loro padri con i profeti.

Ma a voi che ascoltate, io dico: Amate i vostri nemici, fate del bene a quelli che vi odiano, benedite coloro che vi maledicono, pregate per coloro che vi trattano male. A chi ti percuote sulla guancia, offri anche l'altra; a chi ti strappa il mantello, non rifiutare neanche la tunica. Dà a chiunque ti chiede; e a chi prende le cose tue, non richiederlo. E come volete che gli uomini facciano a voi, così anche voi fate a loro.

Video: Suor Leonella Sgorbati: la sua vita e il suo Martirio

https://youtu.be/ubMFhQj1plI (Nello stile di Cristo Sr. Leonella Sgorbati: 2’17’’)

https://youtu.be/ayX6uRlyOJw (Martirio di suor Leonella: 7’51’’)

https://youtu.be/SU2aUNwyvAs (Donna consolazione! 2’26’)

Guida: Lasciamo riecheggiare nel cuore alcune espressioni delle Circolari di Suor Leonella.

Lettrice 1: Sorelle, lo Spirito Santo, che geme nella realtà dell’oggi, ci chiede di renderci presenti e farci uno con i fratelli e le sorelle che soffrono oppressione, violenza e povertà per l’abuso di potere, di denaro... a causa di chi strumentalizza gli indifesi e semina morte e distruzione.

Lo Spirito della vita, dell’amore e della verità ci invita, quasi ci supplica a prendere le armi di Gesù-Consolazione per vincere l’orgoglio, seminatore di morte, con l’umiltà, la non-violenza, la debolezza.

E’ un cammino che dobbiamo percorre unite, insieme, perché è un cammino doloroso come quello della croce». (Lettera circolare alle sorelle della Regione Kenya, 20 giugno 1998)

Lettrice 2: Sorelle…Consolare significa accogliere che il Figlio sia libero in me, in ciascuna di noi, libero di perdonare, attraverso la mia persona, a chi mi reca offesa, libero di amare attraverso di me con l’Amore più grande, l’Amore che va fino alla fine, che è più forte dell'odio e dell'inferno...nella verità, nella pratica di ogni giorno e di ogni momento. Libero di spezzare il pane della bontà, della comprensione, ma che farà sgorgare lo Spirito Santo Consolatore dal cuore di chi, unita a Gesù, si dona a Lui per essere trasformata in Lui stesso, Consolazione.

Sorelle, siamo disposte ad andare a cercare coloro che il messaggio dell’amore di Dio non l’hanno mai conosciuto, anche se questo implica distacco e sacrificio fino a dare la vita?

Siamo disposte a dare la vita, a dare il sangue se occorre, testimoniando la mitezza e la mansuetudine del Figlio? Sì, io credo di sì» (Lettera del 18 gennaio 1994)

Lettrice 1: Se il mio corpo e il Suo sono una cosa sola, se il mio sangue e il Suo sono una cosa sola, allora è possibile essere sempre dono d'amore per tutti. Sempre, in ogni momento... Allora è possibile testimoniare sempre che Lui c'è e ci ama». (Sabbatico Castelnuovo 2006)

[Breve riflessione del celebrante o testimonianza di un/a missionario/a]

INTERCESSIONI

Guida / Celebrante: Padre Santo, che ci rendi tutti liberi nell’amore verso te, ascolta questa nostra preghiera che con umile voce ti presentiamo.

Rit.: Ascoltaci, o Signore

  • Per la Chiesa, della quale siamo membra vive, perché sappia proporre l’annuncio del Vangelo con una testimonianza autentica, che pone al centro i poveri e gli oppressi. Preghiamo.
  • Per tutti i missionari e le missionarie affinché il Signore dia loro la forza per superare le difficoltà ed essere sempre testimoni di gioia e speranza per tutti i fratelli che incontrano sul loro cammino. Preghiamo.
  • Per tutti i giovani e le giovani affinché il Signore sia per loro fonte di speranza per costruire un mondo in cui regni la pace, la giustizia e il rispetto per la vita. Preghiamo.
  • Per tutte le comunità cristiane perseguitate e oppresse perché la loro sofferenza sia linfa vitale per tutta la Chiesa e seme di una nuova umanità redenta dal sangue di Cristo. Preghiamo.
  • Per noi qui riuniti in assemblea, perché la chiamata del Signore risuoni nei nostri cuori affinché diventiamo operatori di pace e testimoni della mitezza di Cristo. Preghiamo.

(Altre preghiere...)

CANTO: Siamo Discepoli tuoi

Siamo Discepoli tuoi, impariamo da te. Sei il nostro Pastore,
sei la guida sicura e dalla tua Parola sgorga la novità.

E con la forza della libertà, noi camminiamo insieme a Te Gesù
E il nostro amore confini non ha perché l’amore sei tu.

Testimoni di Te fino a dove tu vuoi, sale che dona sapore
Ci vuoi luce del mondo E nello Spirito doni coraggio e lealtà.

IL MARTIRIO

Guida: L'esperienza dei martiri e dei testimoni della fede non è caratteristica soltanto della Chiesa degli inizi, ma connota ogni epoca della sua storia. Nel secolo ventesimo, poi, forse ancor più che nel primo periodo del cristianesimo, moltissimi sono stati coloro che hanno testimoniato la fede con sofferenze spesso eroiche. Quanti cristiani, in ogni Continente, nel corso del Novecento hanno pagato il loro amore a Cristo anche versando il sangue! Essi hanno subito forme di persecuzione vecchie e recenti, hanno sperimentato l'odio e l'esclusione, la violenza e l'assassinio. Molti Paesi di antica tradizione cristiana sono tornati ad essere terre in cui la fedeltà al Vangelo è costata un prezzo molto alto. Nel nostro secolo "la testimonianza resa a Cristo sino allo spargimento del sangue è divenuta patrimonio comune di cattolici, ortodossi, anglicani e protestanti" (Tertio millennio adveniente, 37) L'esperienza della seconda guerra mondiale e degli anni successivi mi ha portato a considerare con grata attenzione, l'esempio luminoso di quanti, dai primi anni del Novecento sino alla sua fine, hanno provato la persecuzione, la violenza, la morte, per la loro fede e per il loro comportamento ispirato alla verità di Cristo. E sono tanti! La loro memoria non deve andare perduta, anzi va recuperata in maniera documentata. I nomi di molti non sono conosciuti; i nomi di alcuni sono stati infangati dai persecutori, che hanno cercato di aggiungere al martirio l'ignominia; i nomi di altri sono stati occultati dai carnefici. I cristiani serbano, però, il ricordo di una grande parte di loro. (S. Giovanni Paolo II)

 (Durante la lettura del martirologio viene portato all’altare, davanti alla croce, un ramo d’ulivo con il nome di suor Leonella.)

Assemblea:

Vi ricordiamo uno per uno, una per una, per dire a tutti e a tutte con un solo prorompere di voce, di amore e di impegno: martiri nostri!

Donne, uomini, bambini, anziani, indigeni, contadini, operai, studenti, madri di famiglia, avvocati, maestre, artisti e comunicatori, operatori pastorali, pastori, sacerdoti, catechisti, vescovi…

Nomi conosciuti e già inseriti nel nostro martirologio o nomi sconosciuti ma incisi nel santorale di Dio. Ci sentiamo vostra eredità.

Popolo testimone, Chiesa di martiri, diaconi in cammino in questa lunga notte pasquale del Continente, ancora tanto oscura, ma tanto invincibilmente vittoriosa.

Non cederemo, non ci venderemo, non rinunceremo a questo grande paradigma delle vostre vite che è stato il paradigma dello stesso Gesù e che è il sogno del Dio vivente per tutti i suoi figli e figlie di tutti i tempi e di tutti i popoli, in tutto il mondo, fino al Mondo unico e pluralmente fraterno: Il Regno, il Regno, il suo Regno!

(Pedro Casaldaliga)

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Il demande à Dieu la grâce de servir le plus longtemps possible comme missionnaire de la Consolata.

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