Oct 24, 2019 Last Updated 8:56 PM, Oct 23, 2019

admin

The Inter-Regional Meeting of Bishops in Southern Africa (IMBISA) hosted a Media and Communications workshop from 5-7 November 2018 at the Lumko Centre in Benoni, South Africa.

The workshop gathered 33 participants chosen from the nine member countries represented by IMBISA: Angola, Botswana, eSwatini, Lesotho, Mozambique, Namibia, São Tomé e Príncipe, South Africa and Zimbabwe.

Made possible through the support of the United States Conference of Catholic Bishops, CREC International and the Jesuit Institute South Africa, the workshop was the first of its kind for IMBISA. The initiative seeks to develop and significantly improve the quality of communication for IMBISA in sub-Saharan Africa.

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Profeti di un futuro non nostro

Oscar Arnulfo Romero

Ogni tanto ci aiuta il fare un passo indietro e vedere da lontano.
Il Regno non è solo oltre i nostri sforzi, è anche oltre le nostre visioni.
Nella nostra vita riusciamo a compiere solo una piccola parte
di quella meravigliosa impresa che è l'opera di Dio.
Niente di ciò che noi facciamo è completo.
Che è come dire che il Regno sta più in là di noi stessi.
Nessuna affermazione dice tutto quello che si può dire.
Nessuna preghiera esprime completamente la fede.
Nessun credo porta la perfezione.
Nessuna visita pastorale porta con sé tutte le soluzioni.
Nessun programma compie in pieno la missione della Chiesa.
Nessuna meta né obbiettivo raggiunge la completezza.
Di questo si tratta:
Noi piantiamo semi che un giorno nasceranno.
Noi innaffiamo semi già piantati, sapendo che altri li custodiranno.
Mettiamo le basi di qualcosa che si svilupperà.
Mettiamo il lievito che moltiplicherà le nostre capacità.
Non possiamo fare tutto,
però dà un senso di liberazione l'iniziarlo.
Ci dà la forza di fare qualcosa e di farlo bene.
Può rimanere incompleto, però è un inizio, il passo di un cammino.
Una opportunità perché la grazia di Dio entri
e faccia il resto.
Può darsi che mai vedremo il suo compimento,
ma questa è la differenza tra il capomastro e il manovale.
Siamo manovali, non capomastri,
servitori, non messia.
Noi siamo profeti di un futuro che non ci appartiene.

In memoria del vescovo Romero

P. Davide Maria Turoldo *

In nome di Dio vi prego, vi scongiuro,
vi ordino: non uccidete!
Soldati, gettate le armi…
Chi ti ricorda ancora,
fratello Romero?
Ucciso infinite volte
dal loro piombo e dal nostro silenzio.

Ucciso per tutti gli uccisi;
neppure uomo,
sacerdozio che tutte le vittime
riassumi e consacri.
Ucciso perché fatto popolo:
ucciso perché facevi
cascare le braccia
ai poveri armati,
più poveri degli stessi uccisi:

per questo ancora e sempre ucciso.

Romero, tu sarai sempre ucciso,
e mai ci sarà un Etiope
che supplichi qualcuno
ad avere pietà.
Non ci sarà un potente, mai,
che abbia pietà
di queste turbe, Signore?
nessuno che non venga ucciso?

Sarà sempre così, Signore?

* Padre Davide Maria Turoldo (1916- 1992), monaco, poeta e grande testimone di una Chiesa liberante e liberata, di cui quest’anno ricorre il ventennale della morte, scrisse questa straordinaria poesia in onore di Romero.

Preghiera a Oscar Romero

don Tonino Bello

Noi t’invochiamo, vescovo dei poveri, intrepido assertore della giustizia, martire della pace: ottienici dal Signore il dono di mettere la sua Parola al primo posto e aiutaci a intuirne la radicalità e a sostenerne la potenza, anche quando essa ci trascende.

Liberaci dalla tentazione di decurtarla per paura dei potenti, di addomesticarla per riguardo di chi comanda, di svilirla per timore che ci coinvolga.

Non permettere che sulle nostre labbra la Parola di Dio si inquini con i detriti delle ideologie. Ma dacci una mano perché possiamo coraggiosamente incarnarla nella cronaca, nella piccola cronaca personale e comunitaria, e produca così storia di salvezza.

Aiutaci a comprendere che i poveri sono il luogo teologico dove Dio si manifesta e il roveto ardente e in consumabile da cui egli ci parla.

Prega, vescovo Romero, perché la Chiesa di Cristo, per amore loro, non taccia. Implora lo Spirito perché le rovesci addosso tanta paresia da farle deporre, finalmente, le sottigliezze del linguaggio misurato e farle dire a viso aperto che la corsa alle armi è immorale, che la produzione e il commercio degli strumenti di morte sono un crimine, che gli scudi spaziali sono oltraggio alla miseria dei popoli sterminati dalla fame, che la crescente militarizzazione del territorio è il distorcimento più barbaro della vocazione naturale dell’ambiente.

Prega, vescovo Romero, perché Pietro che ti ha voluto bene e che due mesi prima della tua morte ti ha incoraggiato ad andare avanti, passi per tutti i luoghi della terra pellegrino di pace e continui audacemente a confermare i fratelli nella fede, nella speranza, nella carità e nella difesa dei diritti umani la dove essi vengono calpestati.

Prega, vescovo Romero, perché tutti i vescovi della terra si facciano banditori della giustizia e operatori di pace, e assumano la nonviolenza come criterio ermeneutica del loro impegno pastorale, ben sapendo che la sicurezza carnale e la prudenza dello spirito non sono grandezze commensurabili tra loro.

Prega, vescovo Romero, per tutti i popoli del terzo e del quarto mondo oppressi dal debito. Facilita, con la tua implorazione presso Dio, la remissione di questi disumani fardelli di schiavitù. Intenerisci il cuore dei faraoni. Accelera i tempi in cui un nuovo ordine economico internazionale liberi il mondo da tutti gli aspiranti al ruolo di Dio. E infine, vescovo Romero, prega per noi qui presenti, perché il Signore ci dia il privilegio di farci prossimo, come te, per tutti coloro che faticano a vivere. E se la sofferenza per il Regno ci lacererà le carni, fa che le stigmate, lasciate dai chiodi nelle nostre mani crocifisse, siano feritoie attraverso le quali possiamo scorgere fin d’ora cieli nuovi e terre nuove.

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Ieri, 25 settembre, inaspettatamente è morto ad Ulaanbaatar Mons. Wenceslao Selga Padilla, CICM, Prefetto Apostolico della Mongolia.

Mons. Wenceslao è nato nel 1949 a Tubao, Filippine e nel 1960 è entrato in seminario, venendo ad essere ordinato sacerdote per la Congregazione del Cuore Immacolato di Maria nel 1976. Fu missionario e superiore della sua Congregazione a Taiwan e quando, nel 1991, la Santa Sede e la Mongolia hanno ripreso le relazioni diplomatiche, fu inviato a Urga, oggi Ulaanbaatar e, poco dopo , fu nominato superiore ecclesiastico della Missione in Mongolia.

Quando, l' 8 luglio 2002, Papa S. Giovanni Paolo II ha creato la Prefettura Apostolica di Ulaanbaatar, fu nominato il suo primo Prefetto Apostolico. Il 2 agosto 2003 venne elevato alla dignità episcopale e fu consacrato vescovo il seguente 29 agosto dal Cardinale Crescencio Sepe, nella Cattedrale dei SS. Pietro e Paolo di Ulaanbaatar.

Questo nuovo inizio della Chiesa Cattolica in Mongolia lo ha trovato sempre sollecito nel seguire il gregge a lui affidato, sia nell’ambito spirituale come materiale. Il dialogo con le autorità, il paziente lavoro di evangelizzazione sapendo convogliarne tutte le forze missionarie, i passi fatti pian piano in una terra che ha accolto la Chiesa Cattolica, più come ONG che come comunità religiosa, non sono state conquiste facili.

All’ora della sua dipartita incontro al Padre, la comunità cattolica in Mongolia può già contare sopra il migliaio di battezzati e il suo primo sacerdote diocesano, ordinato il 28 agosto 2017, preannuncio di una Chiesa che si sta radicando sulle steppe un tempo percorse in lungo e in largo da Gengis Khan.

Le Missionarie e Missionari della Consolata hanno iniziato nel 2003 la sua presenza missionaria in Mongolia aprendo la prima comunità a Ulaanbaatar e poi nel 2006 un'altra ad Arvaiheer, che nel 2016, nel contesto delle celebrazioni dei 10 anni di presenza  fu elevata a parrocchia.

Di seguito riportiamo il messaggio e testimonianza inviato da P. Ernesto Viscardi, missionario della Consolata e Vicario della Prefettura Apostolica di Ulaanbaatar.

 

Stiamo vivendo un momento piuttosto doloroso con l’improvvisata scomparsa del nostro vescovo Msgr. Wenceslao Padilla. Con lui ho condiviso 9 anni nel mio incarico di Prefetto delegato. In questi anni ci siamo scambiati opinioni, abbiamo condiviso decisioni importanti, abbiamo riflettuto sui vari aspetti della nostra chiesa in Mongolia, abbiamo vissuto momenti difficili. Un vero padre e amico. In lui ho riconosciuto tanto coraggio missionario nel cominciare una missione da zero, nel portare avanti progetti, nel fondare nuove missioni.  Msgr. Wens era uomo di grande apertura incapace di dire di no a nessuno, pronto ad assecondare i progetti di congregazioni e di individui. Uomo pratico andava sempre all’essenza sella cose e delle situazioni. Non gli è mai mancato un entusiasmo missionario che lo ha spinto a realizzare tante cose.  Fondatore e pastore di questa incipiente chiesa l’ha portata fin qui con le sue 8 parrocchie, i 1300 battezzati, tantissime opere sociali, centinaia di persone aiutate direttamente da lui. Insomma, un missionario alla grande.

E’ morto nel suo studio la sera del 25 settembre per attacco di cuore, di cui soffriva da qualche tempo, mentre preparava una lettera di presentazione del quinquennio pastorale. Io lo avevo salutato un’ora prima, dopo aver chiuso l’ufficio per tornare alla comunità. Negli ultimi 10 giorno insieme al nuovo Nunzio apostolico Msgr. Alfred Xuereb e il vescovo Wens avevamo visitati tutti i posti di missione.  Ne era ritornato un po’ stanco ma nulla faceva prevedere questa tragedia.

La comunità cattolica in Mongolia si radunerà ogni sera per celebrare l’Eucarestia alla sua memoria fino al giorno del funerale il 14 Ottobre prossimo.

Chiediamo a tutti i confratelli di unirsi a noi nella preghiera per il nostro vescovo Wenceslao e per tutta la sua chiesa.

P. Ernesto Viscardi, IMC

 

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Foto scattata il 24 settembre a Ulaanbaatar,
insieme al Nunzio apostolico, alle Missionarie e ai Missionari della Consolata

 

Intervista di Mons. Wenceslao alla Catholic Radio TVNet il 30 marzo 2016

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En el camino de preparación para la Asamblea Especial del Sínodo de los Obispos para la región Panamazónica, que tendrá lugar en Roma, en octubre de 2019, la Iglesia en la Amazonía colombiana llevará a cabo dos asambleas territoriales. La primera, del 5 al 7 de septiembre de este año en Florencia (Caquetá), y la segunda, el 4 y 5 de octubre próximo en Puerto Inírida (Vichada).

En Florencia, participarán equipos pastorales, laicos, comunidades rurales e indígenas de las jurisdicciones eclesiásticas de Mocoa- Sibundoy, Puerto Leguizamo, San Vicente del Caguán y Florencia.

Asimismo, la asamblea territorial en Puerto Inírida contará con representantes de las jurisdicciones eclesiásticas de Puerto Gaitán, Puerto Carreño, Villavicencio, San José del Guaviare, Granada, Mitú, Leticia y Puerto Inírida.

En ambas asambleas estarán presente algunas organizaciones sociales y entidades cercanas al trabajo de la Iglesia católica como ONIC, OPIAC, ACT, FUCAI, IMA, Universidades, entre otras.

¿Qué es un sínodo?

“Etimológicamente hablando la palabra sínodo, derivada de los términos griegos syn (que significa ‘juntos’) y hodos (que significa ‘camino’), expresa la idea de caminar juntos", como recoge el portal Aciprensa. “Un Sínodo es un encuentro religioso o asamblea en la que obispos, reunidos con el Santo Padre, tienen la oportunidad de intercambiarse mutuamente información y compartir experiencias, con el objetivo común de buscar soluciones pastorales que tengan validez y aplicación universal”, agrega la misma fuente.

El sínodo panamazónico

De acuerdo con el documento preparatorio del sínodo para la Amazonia, que lleva por título Nuevos caminos para la Iglesia y para una ecología integral, con este Sínodo se busca que dichos caminos de evangelización sean pensados con y para el Pueblo de Dios que habita en esta región tanto en comunidades y zonas rurales, como en ciudades y grandes metrópolis: poblaciones que habitan en las riberas de los ríos, migrantes y desplazados, y, especialmente, los pueblos indígenas, también llamados aborígenes o pueblos originarios.

De este modo, el Sínodo Panamazónico busca responder a la realidad de la selva amazónica, de vital importancia para el planeta, donde se ha desencadenado una profunda crisis por causa de una prolongada intervención humana donde predomina una «cultura del descarte» (LS 16) y una mentalidad extractivista. Al reconocer que la Amazonía es una región con una rica biodiversidad, multi-étnica, pluri-cultural y pluri-religiosa, un espejo de toda la humanidad, se comprende también por qué la defensa de la vida en este territorio exige cambios estructurales y personales de todos los seres humanos, de los estados, y de la Iglesia.

Escuchar a los pueblos indígenas y a todas las comunidades que viven en la Amazonía, como los primeros interlocutores de este Sínodo es, por tanto, de vital importancia, incluso para la Iglesia universal. Para ello necesitamos una mayor cercanía. Queremos saber cómo imaginan su “futuro sereno” y el “buen vivir” de las futuras generaciones, cómo podemos colaborar en la construcción de un mundo que debe romper con las estructuras que quitan vida y con las mentalidades de colonización, para construir redes de solidaridad e interculturalidad, y, sobre todo, cuál es la misión particular de la Iglesia hoy, ante esta realidad

De este modo, las reflexiones de este sínodo especial superan el ámbito estrictamente eclesial amazónico, toda vez que se enfocan a la Iglesia universal y también al futuro de todo el planeta. Partimos de un territorio específico, desde donde se quiere hacer un puente hacia otros biomas esenciales de nuestro mundo: cuenca del Congo, corredor biológico Mesoamericano, bosques tropicales de Asia Pacífico, acuífero Guaraní, entre otros.

El camino trazado por las asambleas territoriales

La Red Eclesial Panamazonica (REPAM), conformada por los nueve países que comparten la región panamazónica, ha recibido el encargo de animar la realización de encuentros o asambleas territoriales en cada uno de ellos.

El propósito de esta iniciativa es propiciar un espacio de encuentro y de diálogo entre la Iglesia local y los habitantes de comunidades y zonas rurales: poblaciones que habitan en las riberas de los ríos, migrantes, desplazados, campesinos, indígenas, afrodescendientes, para juntos, a partir del método ver, juzgar (discernir) y actuar, lograr una “progresiva aproximación a la realidad y expectativa regional de una «cultura del encuentro” (EG 220), dado que “los nuevos caminos para la evangelización y el plasmar una Iglesia con rostro amazónico pasan por las veredas de esa «cultura del encuentro» en la vida cotidiana, «en una armonía pluriforme» (EG 220) y «feliz sobriedad» (LS 224-225), como contribuciones para la construcción del Reino.

De este modo, además de Colombia, Brasil, Perú, Bolivia, Guyana Francessa, Guyana, Suriman, Ecuador y Venezuela también se preparan para realizar estas asambleas.

Ejes temáticos

A la luz del mencionado método del ver, juzgar- discernir y actuar, las asambleas territoriales abordarán los siguientes ejes temáticos:

En el ver: Identidad y clamores de la Panamazonía

ü  El territorio

ü  La diversidad cultural

ü  La identidad de los pueblos indígenas

ü  La memoria histórica eclesial

ü  Justicia y derecho de los pueblos

ü  Espiritualidad y sabiduría

En el juzgar-discernir: Hacia una conversión pastoral y ecológica

ü  Anunciar el Evangelio de Jesús en la Amazonía: dimensión bíblico – teológica

ü  Anunciar el Evangelio de Jesús en la Amazonía: dimensión social

ü  Anunciar el Evangelio de Jesús en la Amazonía: dimensión ecológica

ü  Anunciar el Evangelio de Jesús en la Amazonía: dimensión sacramental

ü  Anunciar el Evangelio de Jesús en la Amazonía: dimensión eclesial-misionera

Actuar: Nuevos caminos para una Iglesia con rostro amazónico

ü  Iglesia con rostro amazónico

ü  Dimensión profética

ü  Ministerios con rostros amazónicos

ü  Nuevos caminos

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