Jul 16, 2019 Last Updated 8:51 AM, Jul 14, 2019

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Cercare l’unità: un impegno per tutto l’anno

La data tradizionale per la celebrazione della Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani, nell’emisfero nord, va dal 18 al 25 gennaio, data proposta nel 1908 da padre Paul Wattson, perché compresa tra la festa della cattedra di san Pietro e quella della conversione di san Paolo; assume quindi un significato simbolico. Nell’emisfero sud, in cui gennaio è periodo di vacanza, le chiese celebrano la Settimana di preghiera in altre date, per esempio nel tempo di Pentecoste (come suggerito dal movimento Fede e Costituzione nel 1926), periodo altrettanto simbolico per l’unità della Chiesa.

Consapevoli di una tale flessibilità nella data della Settimana, incoraggiamo i fedeli a considerare il materiale presentato in questa sede come un invito a trovare opportunità in tutto l’arco dell’anno per esprimere il grado di comunione già raggiunto tra le chiese e per pregare insieme per il raggiungimento della piena unità che è il volere di Cristo stesso.

Adattamento del testo

Il testo viene proposto con l’avvertenza che, ove possibile, sia adattato agli usi locali, con particolare attenzione alle pratiche liturgiche nel loro contesto socio-culturale e alla dimensione ecumenica.

In alcune località già esistono strutture ecumeniche in grado di realizzare questa proposta, ma ove non esistessero se ne auspica l’attuazione.

Utilizzo del testo

  • Per le chiese e comunità cristiane che celebrano la Settimana di preghiera in una singola liturgia comune viene offerto un servizio di culto ecumenico.
  • Le chiese e comunità cristiane possono anche inserire il testo della Settimana di preghiera in un servizio liturgico proprio. Le preghiere della celebrazione ecumenica della parola di Dio, gli “otto giorni”, nonché le musiche e le preghiere aggiuntive possono essere utilizzate a proprio discernimento.
  • Le comunità che celebrano la Settimana di preghiera in ogni giorno dell’ottavario, durante la loro preghiera, possono trarre spunti dai temi degli “otto giorni”.
  • Coloro che desiderano svolgere studi biblici sul tema della Settimana di preghiera possono usare come base i testi e le riflessioni proposte negli “otto giorni”. Ogni giorno l’incontro può offrire l’occasione per formulare preghiere di intercessione conclusive.
  • Chi desidera pregare privatamente per l’unità dei cristiani può trovare utile questo testo come guida per le proprie intenzioni di preghiera. Ricordiamo che ognuno di noi si trova in comunione con i credenti che pregano nelle altre parti del mondo per costruire una più grande e visibile unità della Chiesa di Cristo.

Schema della preghiera nelle varie lingue:

ITALIANO   ENGLISH   ESPAÑOL   PORTUGUÊS   FRANÇAIS

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P. Gian Paolo Lamberto, missionario della Consolata in Corea, ha recentemente pubblicato un libro intitolato “Nel Padre Nostro ho trovato il mio Io”. Riportiamo qui una intervista in cui ci parla dell’occasione e significato di queste sue riflessioni.

Perché l’hai scritto?

Beh, la cosa è cominciata con un corso di esercizi spirituali che ho predicato ai miei confratelli di Taiwan. A loro sono piaciuti e allora li ho ripetuti per i miei confratelli della Corea. Uno di loro mi ha detto: “Perché non ne fai un libro?”. Subito mi sono messo a ridere, poi quasi per scherzo ho cominciato a lavorarci sopra ed è venuto fuori questo volumetto.

Perché questo libro?

Da un po’ di tempo ero affascinato dalla figura del padre nella Trinità. Meditando il Padre Nostro mi convincevo sempre di più che per capire chi è Dio Padre non serve tanto guardare al nostro papà terreno. Piuttosto è vero il contrario, per capire chi è veramente un papà bisogna guardare al Padre Celeste. Sentivo proprio il bisogno di dirlo a tutti che questa era una cosa fondamentale. Ma più andavo avanti e più scoprivo altre sfaccettature di questa preghiera. Che qui ci sono solo i pronomi TU e NOI. Che le parole più importanti che possiamo dire sono Abbà e Amen, che sono le stesse che solo Gesù avrebbe potuto dire.

E andando avanti mi rendevo conto che lì c’era la ricetta per liberarmi dal mio Io distorto dal peccato originale. E con le parole di questa preghiera il Signore mi indicava quali erano le cose che veramente dovevano preoccuparmi. Alla fine ho trovato quella che in certo senso potrebbe essere la foto della persona che sono chiamato a diventare. Veramente ci tengo a dire che più dico Tu al Padre Onnipotente e più scopro chi sono Io!

Chi è il Padre per te?

Mi metti in difficoltà. Non ho mai pensato a una definizione. So che ho tanta confidenza in Lui. Lo sento vicino. Certo non è mai venuto a risolvermi i problemi o a dirmi solennemente cosa dovevo fare. Ma so che mi è vicino. Ci sono delle occasioni che mi sono capitate quasi all’improvviso e sono sicuro che ci sta di mezzo il Suo zampino! E poi parliamo molto io e Lui. Comincio a capire un po’ come funziona la sua pedagogia. Ha tanti modi per farmi capire le sue vie, proprio come nelle relazioni umane: un silenzio; una domanda; un interrogativo che va avanti per anni a volte; la pace nel cuore; l’insoddisfazione e tristezza se mi allontano da Lui; la gioia; difficoltà con persone, che mi portano a scoprire nuove possibilità di amare. E così via!

E l’Ave Maria e il Gloria al Padre come sono venuti fuori?

E’ stato un crescendo spontaneo. Mi ero accorto che nel Padre Nostro avevo trovato la mia identità, il mio Io. Guardando alle altre due preghiere con lo stesso cuore mi sono accorto che l’Ave Maria era il modello di quello che volevo diventare, e che il Gloria mi rappresentava la realtà in cui volevo entrare. Insomma mi sono reso conto che queste preghiere mi dicevano qualcosa che andava ben al di là delle parole e mi conducevano alla pienezza dei miei desideri.

Dove hai imparato a dialogare con il Padre?

Beh, fin da piccolo mi veniva spontaneo rivolgermi a Lui chiamandolo Padre. Poi a undici anni e mezzo, quando ho visto che tanti fedeli lasciavano la Chiesa, ho cominciato a leggere e meditare i Vangeli per capirci qualcosa di più. Quello è stato veramente un momento decisivo. Da lì in poi abbiamo cominciato a “dialogare” e non c’è più stato un tornare indietro!

Quando e dove dialoghi con Lui?

Chiaro nella preghiera! Almeno così all’inizio. Ma ogni momento è buono. Scherzo anche con Lui, ce la ridiamo insieme, parliamo, alziamo la voce (io!), ci mettiamo le mani nei capelli (Lui). E’ un rapporto costante. Il momento della preghiera ovviamente è il più intenso, e poi c’è la Messa che è speciale. Comunque non immaginarti niente di fuori dell’ordinario: più stiamo insieme e più cresce la sensibilità, come uno che è sensibile al caffè poi non riesce a dormire la notte. Secondo me tutti possiamo diventare un po’ più sensibili al Padre.

Cosa ti aspetti da chi lo legge?

A me piacerebbe che i lettori prendessero da questo libro la confidenza, la familiarità con il Padre. Che si lasciassero guidare con gioiosa fiducia nei cammini che ho spiegato in questa preghiera. Non è solo riflessione ma sono cose che ho provato a vivere. Vi do quello che anch’io ho già mangiato. Fa bene alla salute, fidatevi!

Come missionario che cosa ti ha insegnato questa preghiera?

L’ universalità! Siamo tutti uguali, figli di uno stesso Padre, amati, amabili e da amare. Con le stesse sfide, debolezze e bisogni. Che siamo fratelli. Che la più bella cosa che si può fare al mondo, il più bel regalo che si può far a chiunque, è di insegnargli a dire col cuore: Padre Nostro!

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The Inter-Regional Meeting of Bishops in Southern Africa (IMBISA) hosted a Media and Communications workshop from 5-7 November 2018 at the Lumko Centre in Benoni, South Africa.

The workshop gathered 33 participants chosen from the nine member countries represented by IMBISA: Angola, Botswana, eSwatini, Lesotho, Mozambique, Namibia, São Tomé e Príncipe, South Africa and Zimbabwe.

Made possible through the support of the United States Conference of Catholic Bishops, CREC International and the Jesuit Institute South Africa, the workshop was the first of its kind for IMBISA. The initiative seeks to develop and significantly improve the quality of communication for IMBISA in sub-Saharan Africa.

Link to the Article in English

Report in English    Relatório em Português

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Profeti di un futuro non nostro

Oscar Arnulfo Romero

Ogni tanto ci aiuta il fare un passo indietro e vedere da lontano.
Il Regno non è solo oltre i nostri sforzi, è anche oltre le nostre visioni.
Nella nostra vita riusciamo a compiere solo una piccola parte
di quella meravigliosa impresa che è l'opera di Dio.
Niente di ciò che noi facciamo è completo.
Che è come dire che il Regno sta più in là di noi stessi.
Nessuna affermazione dice tutto quello che si può dire.
Nessuna preghiera esprime completamente la fede.
Nessun credo porta la perfezione.
Nessuna visita pastorale porta con sé tutte le soluzioni.
Nessun programma compie in pieno la missione della Chiesa.
Nessuna meta né obbiettivo raggiunge la completezza.
Di questo si tratta:
Noi piantiamo semi che un giorno nasceranno.
Noi innaffiamo semi già piantati, sapendo che altri li custodiranno.
Mettiamo le basi di qualcosa che si svilupperà.
Mettiamo il lievito che moltiplicherà le nostre capacità.
Non possiamo fare tutto,
però dà un senso di liberazione l'iniziarlo.
Ci dà la forza di fare qualcosa e di farlo bene.
Può rimanere incompleto, però è un inizio, il passo di un cammino.
Una opportunità perché la grazia di Dio entri
e faccia il resto.
Può darsi che mai vedremo il suo compimento,
ma questa è la differenza tra il capomastro e il manovale.
Siamo manovali, non capomastri,
servitori, non messia.
Noi siamo profeti di un futuro che non ci appartiene.

In memoria del vescovo Romero

P. Davide Maria Turoldo *

In nome di Dio vi prego, vi scongiuro,
vi ordino: non uccidete!
Soldati, gettate le armi…
Chi ti ricorda ancora,
fratello Romero?
Ucciso infinite volte
dal loro piombo e dal nostro silenzio.

Ucciso per tutti gli uccisi;
neppure uomo,
sacerdozio che tutte le vittime
riassumi e consacri.
Ucciso perché fatto popolo:
ucciso perché facevi
cascare le braccia
ai poveri armati,
più poveri degli stessi uccisi:

per questo ancora e sempre ucciso.

Romero, tu sarai sempre ucciso,
e mai ci sarà un Etiope
che supplichi qualcuno
ad avere pietà.
Non ci sarà un potente, mai,
che abbia pietà
di queste turbe, Signore?
nessuno che non venga ucciso?

Sarà sempre così, Signore?

* Padre Davide Maria Turoldo (1916- 1992), monaco, poeta e grande testimone di una Chiesa liberante e liberata, di cui quest’anno ricorre il ventennale della morte, scrisse questa straordinaria poesia in onore di Romero.

Preghiera a Oscar Romero

don Tonino Bello

Noi t’invochiamo, vescovo dei poveri, intrepido assertore della giustizia, martire della pace: ottienici dal Signore il dono di mettere la sua Parola al primo posto e aiutaci a intuirne la radicalità e a sostenerne la potenza, anche quando essa ci trascende.

Liberaci dalla tentazione di decurtarla per paura dei potenti, di addomesticarla per riguardo di chi comanda, di svilirla per timore che ci coinvolga.

Non permettere che sulle nostre labbra la Parola di Dio si inquini con i detriti delle ideologie. Ma dacci una mano perché possiamo coraggiosamente incarnarla nella cronaca, nella piccola cronaca personale e comunitaria, e produca così storia di salvezza.

Aiutaci a comprendere che i poveri sono il luogo teologico dove Dio si manifesta e il roveto ardente e in consumabile da cui egli ci parla.

Prega, vescovo Romero, perché la Chiesa di Cristo, per amore loro, non taccia. Implora lo Spirito perché le rovesci addosso tanta paresia da farle deporre, finalmente, le sottigliezze del linguaggio misurato e farle dire a viso aperto che la corsa alle armi è immorale, che la produzione e il commercio degli strumenti di morte sono un crimine, che gli scudi spaziali sono oltraggio alla miseria dei popoli sterminati dalla fame, che la crescente militarizzazione del territorio è il distorcimento più barbaro della vocazione naturale dell’ambiente.

Prega, vescovo Romero, perché Pietro che ti ha voluto bene e che due mesi prima della tua morte ti ha incoraggiato ad andare avanti, passi per tutti i luoghi della terra pellegrino di pace e continui audacemente a confermare i fratelli nella fede, nella speranza, nella carità e nella difesa dei diritti umani la dove essi vengono calpestati.

Prega, vescovo Romero, perché tutti i vescovi della terra si facciano banditori della giustizia e operatori di pace, e assumano la nonviolenza come criterio ermeneutica del loro impegno pastorale, ben sapendo che la sicurezza carnale e la prudenza dello spirito non sono grandezze commensurabili tra loro.

Prega, vescovo Romero, per tutti i popoli del terzo e del quarto mondo oppressi dal debito. Facilita, con la tua implorazione presso Dio, la remissione di questi disumani fardelli di schiavitù. Intenerisci il cuore dei faraoni. Accelera i tempi in cui un nuovo ordine economico internazionale liberi il mondo da tutti gli aspiranti al ruolo di Dio. E infine, vescovo Romero, prega per noi qui presenti, perché il Signore ci dia il privilegio di farci prossimo, come te, per tutti coloro che faticano a vivere. E se la sofferenza per il Regno ci lacererà le carni, fa che le stigmate, lasciate dai chiodi nelle nostre mani crocifisse, siano feritoie attraverso le quali possiamo scorgere fin d’ora cieli nuovi e terre nuove.

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Ieri, 25 settembre, inaspettatamente è morto ad Ulaanbaatar Mons. Wenceslao Selga Padilla, CICM, Prefetto Apostolico della Mongolia.

Mons. Wenceslao è nato nel 1949 a Tubao, Filippine e nel 1960 è entrato in seminario, venendo ad essere ordinato sacerdote per la Congregazione del Cuore Immacolato di Maria nel 1976. Fu missionario e superiore della sua Congregazione a Taiwan e quando, nel 1991, la Santa Sede e la Mongolia hanno ripreso le relazioni diplomatiche, fu inviato a Urga, oggi Ulaanbaatar e, poco dopo , fu nominato superiore ecclesiastico della Missione in Mongolia.

Quando, l' 8 luglio 2002, Papa S. Giovanni Paolo II ha creato la Prefettura Apostolica di Ulaanbaatar, fu nominato il suo primo Prefetto Apostolico. Il 2 agosto 2003 venne elevato alla dignità episcopale e fu consacrato vescovo il seguente 29 agosto dal Cardinale Crescencio Sepe, nella Cattedrale dei SS. Pietro e Paolo di Ulaanbaatar.

Questo nuovo inizio della Chiesa Cattolica in Mongolia lo ha trovato sempre sollecito nel seguire il gregge a lui affidato, sia nell’ambito spirituale come materiale. Il dialogo con le autorità, il paziente lavoro di evangelizzazione sapendo convogliarne tutte le forze missionarie, i passi fatti pian piano in una terra che ha accolto la Chiesa Cattolica, più come ONG che come comunità religiosa, non sono state conquiste facili.

All’ora della sua dipartita incontro al Padre, la comunità cattolica in Mongolia può già contare sopra il migliaio di battezzati e il suo primo sacerdote diocesano, ordinato il 28 agosto 2017, preannuncio di una Chiesa che si sta radicando sulle steppe un tempo percorse in lungo e in largo da Gengis Khan.

Le Missionarie e Missionari della Consolata hanno iniziato nel 2003 la sua presenza missionaria in Mongolia aprendo la prima comunità a Ulaanbaatar e poi nel 2006 un'altra ad Arvaiheer, che nel 2016, nel contesto delle celebrazioni dei 10 anni di presenza  fu elevata a parrocchia.

Di seguito riportiamo il messaggio e testimonianza inviato da P. Ernesto Viscardi, missionario della Consolata e Vicario della Prefettura Apostolica di Ulaanbaatar.

 

Stiamo vivendo un momento piuttosto doloroso con l’improvvisata scomparsa del nostro vescovo Msgr. Wenceslao Padilla. Con lui ho condiviso 9 anni nel mio incarico di Prefetto delegato. In questi anni ci siamo scambiati opinioni, abbiamo condiviso decisioni importanti, abbiamo riflettuto sui vari aspetti della nostra chiesa in Mongolia, abbiamo vissuto momenti difficili. Un vero padre e amico. In lui ho riconosciuto tanto coraggio missionario nel cominciare una missione da zero, nel portare avanti progetti, nel fondare nuove missioni.  Msgr. Wens era uomo di grande apertura incapace di dire di no a nessuno, pronto ad assecondare i progetti di congregazioni e di individui. Uomo pratico andava sempre all’essenza sella cose e delle situazioni. Non gli è mai mancato un entusiasmo missionario che lo ha spinto a realizzare tante cose.  Fondatore e pastore di questa incipiente chiesa l’ha portata fin qui con le sue 8 parrocchie, i 1300 battezzati, tantissime opere sociali, centinaia di persone aiutate direttamente da lui. Insomma, un missionario alla grande.

E’ morto nel suo studio la sera del 25 settembre per attacco di cuore, di cui soffriva da qualche tempo, mentre preparava una lettera di presentazione del quinquennio pastorale. Io lo avevo salutato un’ora prima, dopo aver chiuso l’ufficio per tornare alla comunità. Negli ultimi 10 giorno insieme al nuovo Nunzio apostolico Msgr. Alfred Xuereb e il vescovo Wens avevamo visitati tutti i posti di missione.  Ne era ritornato un po’ stanco ma nulla faceva prevedere questa tragedia.

La comunità cattolica in Mongolia si radunerà ogni sera per celebrare l’Eucarestia alla sua memoria fino al giorno del funerale il 14 Ottobre prossimo.

Chiediamo a tutti i confratelli di unirsi a noi nella preghiera per il nostro vescovo Wenceslao e per tutta la sua chiesa.

P. Ernesto Viscardi, IMC

 

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Foto scattata il 24 settembre a Ulaanbaatar,
insieme al Nunzio apostolico, alle Missionarie e ai Missionari della Consolata

 

Intervista di Mons. Wenceslao alla Catholic Radio TVNet il 30 marzo 2016

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