Jan 28, 2021 Last Updated 8:12 AM, Jan 26, 2021

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Messaggio del Superiore Generale
per il 120° Anniversario della Fondazione dell’Istituto!
29 gennaio 2021

 

“L’esperienza di comunità, di cui vissi tutta la vita, voglio applicarla all’Istituto. Abbiate dunque lo spirito dei Missionari della Consolata nei pensieri, nelle parole e nelle opere”.

“...Ripigliamo a correre la strada della santificazione nostra, sotto gli occhi della nostra SS. Consolata.” (Beato Giuseppe Allamano)

 

Carissimi missionari, amici, familiari, benefattori; 
Come da tradizione il 29 gennaio ricordiamo l’anniversario della Fondazione del nostro Istituto. Questo anniversario arriva in un tempo particolare della nostra storia segnato dalla pandemia del Covid-19. Inoltre, proprio il 29 gennaio vogliamo dare inizio al Biennio “di attenzione alla persona nella sua integrità umana, spirituale e missionaria” (cfr. Atti XIII CG n. 33).

La situazione particolare che stiamo vivendo a livello mondiale e il lancio del Biennio a livello d’Istituto sono un’occasione per prendere in mano la nostra vita, il nostro senso di appartenenza alla comunità e la nostra missione. 

“Ci rendiamo conto che riscoprire il senso di appartenenza all’Istituto, i valori della nostra famiglia ed il senso di identificazione con il carisma è di cruciale importanza per vivere bene e felicemente la nostra vocazione di apostoli, come le figure della Beata Irene Stefani e di altri missionari e missionarie ci hanno testimoniato con il dono della loro vita.” (Atti XIII CG n. 18)

Certamente tanti pensieri ci abitano in questo tempo così complicato e particolare. Personalmente, approfittando dell’anniversario della Fondazione, vorrei portare l’attenzione al recupero del senso di sentirsi a casa, di sentire l’Istituto come casa propria, “casa mia”. Solo se “indossiamo” la nostra casa, solo se “addomestichiamo e sposiamo” la nostra casa, con le persone che la abitano, possiamo sentirci realizzati e felici ed allora saremo capaci anche di cambiare!

Ogni volta che partecipo ad un incontro, un convegno, una giornata di studio su temi legati all’uomo o alla società, oppure ascolto un superiore di comunità e di Circoscrizione emergono alcune parole, sempre le stesse: individualismo, solitudine, assenza di relazioni, difficoltà di costruire una vera ed autentica comunità. Questi concetti vengono ripetuti sia che si parli di giovani che di anziani, di persone sane o di malati, nelle diverse situazioni culturali.

Certamente in tutto questo c’è molta verità. La nostra società, oggi, rischia di promuovere un certo individualismo che genera solitudine, malessere, egoismo e questo si ritrova presente anche nelle nostre comunità.

Tuttavia, non vi è dubbio che la persona umana sia fatta per la dimensione comunitaria; ogni persona ha bisogno di donare amore e di essere amata, di essere capita, accolta, di curare e di essere curata.

La regola della comunità è l’amore, il bene dell’altro. Il bene degli altri non è mai un male per me; il bene è bene, sempre, per tutti. La dimensione comunitaria è una ricchezza, in ogni circostanza. Le cose fatte insieme sono più belle, più ricche, più varie, più divertenti, più efficaci e coinvolgenti di qualunque altra cosa. La comunità ha bisogno di tutti, tutti sono importanti e in questa importanza riscopriamo la nostra bellezza.

Il nostro Dio è una comunità, una famiglia composta da tre persone, il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo: la Santissima Trinità.

Tuttavia, tutti sappiamo che la vita comunitaria ha un prezzo, non è un fatto del tutto spontaneo. Se vogliamo godere dei benefici della vita in comune dobbiamo essere disposti a far morire una parte di noi, a rinunciare ad alcuni nostri desideri, ad una parte dei nostri progetti; la comunità ha bisogno di pazienza, di silenzi, di passi indietro, di capacità di chiedere scusa, di tanta umiltà. Solo morendo si può risorgere. La comunità è un luogo, forse l’unico dove si può sperimentare insieme la morte e la resurrezione, la fatica della croce ma anche la gioia, la luminosità, la freschezza, il profumo della rinascita, di una vita nuova. Una comunità vera è una ricchezza anche per le altre persone, per chi è esterno alla comunità; è una fonte capace di dissetare anche altri che ad essa si avvicinano, assetati e incuriositi; l’amore e la luce che nascono da una comunità scaldano ed illuminano il freddo di molte tenebre. Tutti possiamo essere costruttori di comunità: sarebbe la più grande opera che possiamo fare.

E, forse, qualcosa del genere doveva aver compreso anche Giovanni, un povero che abbiamo aiutato in un Natale di alcuni anni fa. Quando Babbo Natale tirava fuori i pacchetti, Giovanni si avvicinò al volontario seduto accanto a lui, quasi schernendosi: “a me non mi conosce nessuno, sibilò tra i denti, per me regali non ce ne sono”. Ma quando dal sacco emerse l’ultimo regalo e sopra vi vide scritto “Giovanni”, gli occhi di quell’omone, indurito dalla vita per strada, si riempirono di lacrime: “questo, disse, dev’essere il regalo di Dio, perché solo Dio conosce il mio nome”.

L’augurio, la preghiera, l’invito è che possiamo vivere questo anniversario di Fondazione recuperando il nostro senso di appartenenza, di sentirci parte, protagonisti della nostra famiglia, della nostra comunità, conosciuti e chiamati per nome, costruttori di un Istituto sempre più “nostro”, sempre più “casa mia”! 

A tutti e ad ognuno: Buona festa della Fondazione, coraggio e avanti in Domino!

P. Stefano Camerlengo, IMC - Superiore Generale

Roma, 25 gennaio 2021, Festa della conversione di S. Paolo

 

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Rimanete nel mio amore: produrrete molto frutto
(cfr Giovanni 15, 5-9)

C: Celebrante

T: Tutti

L: Lettore

Invito alla preghiera

Canto d’ingresso

Inno d’invocazione allo Spirito Santo (scelto dal repertorio locale)

Indirizzo di benvenuto

C: La grazia del Signore Gesù Cristo, l’amore di Dio e la comunione dello Spirito Santo sia con tutti voi.

T: E con il tuo spirito.

L1: Fratelli e sorelle in Cristo, quest’anno il tema della Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani, scelto dalle suore della Comunità di Grandchamp in Svizzera, è: “Rimanete nel mio amore: produrrete molto frutto” (cfr Gv 15, 5-9).

L2: Questo è l’ardente desiderio di Dio, espresso nelle parole di Gesù: che noi possiamo rivolgerci a lui e rimanere in lui. Egli ci attende senza stancarsi mai sperando che, uniti a lui nell’amore, noi porteremo un frutto che darà vita a tutti. Di fronte alla differenza dell’“altro”, rischiamo di ritirarci in noi stessi, e di vedere solo ciò che ci separa. Ma ascoltiamo ora come Cristo ci chiama a rimanere nel suo amore e così produrre molto frutto.

L1: Nei tre momenti di preghiera che seguiranno, ricordiamo la chiamata di Cristo, ci volgiamo verso il suo amore, a lui che è il centro della nostra vita, poiché il cammino di unità ha inizio nell’intima relazione con Dio. Dimorare nel suo amore rafforza il desiderio di perseguire l’unità e la riconciliazione con gli altri. Dio ci apre a coloro che sono diversi da noi. Questo è un frutto importante, un dono di guarigione per le divisioni che sono dentro di noi, tra di noi, e attorno a noi.

C: In pace preghiamo il Signore:

O Signore, Tu sei il vignaiolo che si prende cura di noi con amore. Tu ci inviti a vedere la bellezza di ogni tralcio che è unito alla vigna, la bellezza di ogni persona. Eppure, troppo spesso, le differenze negli altri ci intimoriscono; ci ritiriamo in noi stessi, abbandoniamo la fiducia in te e cresce inimicizia fra noi. Vieni e conduci nuovamente a te i nostri cuori. Donaci di vivere del tuo perdono, perché possiamo insieme lodare il tuo nome.

Litania di lode

T: Tu che ci chiami ad essere lode sulla terra e tra le genti: gloria a te!

L1: Cantiamo la tua lode nel mondo e tra le genti,

L2: Cantiamo la tua lode nella creazione e tra le creature.

T: Tu che ci chiami ad essere lode sulla terra e tra le genti: gloria a te!

L1: Cantiamo la tua lode tra le lacrime e la sofferenza,

L2: Cantiamo la tua lode tra gli intenti e i successi.

T: Tu che ci chiami ad essere lode sulla terra e tra le genti: gloria a te!

L1: Cantiamo la tua lode tra i conflitti e le incomprensioni,

L2: Cantiamo la tua lode nell’incontro e nella riconciliazione.

T: Tu che ci chiami ad essere lode sulla terra e tra le genti: gloria a te!

L1: Cantiamo la tua lode tra le separazioni e le divisioni,

L2: Cantiamo la tua lode nella vita e nella morte, nel sorgere di un nuovo cielo e di una nuova terra.

T: Tu che ci chiami ad essere lode sulla terra e tra le genti: gloria a te!

Prima veglia : Rimanere nell’amore di cristo: l’unità dell’intera persona

Salmo: 103 [102]

Lettura: Giovanni 15, 1-17

Responsorio: Ubi caritas (cfr la sezione Canti per la celebrazione ecumenica che si trova al termine della celebrazione)

Pausa di silenzio (breve)

Preghiere d’intercessione

L :O Dio di amore, in Cristo Tu ci hai detto: “Non siete voi che avete scelto me, ma io ho scelto voi”. Tu ci cerchi, ci inviti ad accogliere la tua amicizia e a dimorare in essa. Insegnaci a rispondere più profondamente a questo invito, e a crescere in una vita che sia sempre più piena.

T: La gioia del nostro cuore è in Dio (se si canta, cfr la sezione Canti per la celebrazione ecumenica).

L: O Dio di vita, Tu ci chiami ad essere lode nel mondo e ad accoglierci reciprocamente come dono della tua grazia. Fa’ che il tuo amorevole sguardo si posi su ogni persona e aprici a riceverci l’un l’altro così come siamo.

T: La gioia del nostro cuore è in Dio.

L: O Dio che ci raduni, Tu ci intessi insieme come un’unica vigna nel tuo Figlio Gesù. Fa’ che il tuo Spirito di amore dimori in noi negli incontri comunitari, e in ogni incontro ecumenico. Donaci di poterti celebrare insieme nella gioia.

T: La gioia del nostro cuore è in Dio.

L: O Dio dell’unica vigna, Tu ci chiami a dimorare nel tuo amore in tutto quello che facciamo e che diciamo. Toccati dalla tua bontà, donaci di essere un riflesso del tuo amore nelle nostre case e nei luoghi di lavoro. Fa’ che possiamo preparare la strada per superare le rivalità e le tensioni.

T: La gioia del nostro cuore è in Dio.

Gesto: Un momento di silenzio

L: Molto spesso pensiamo alla preghiera come a qualcosa che noi facciamo, come ad una nostra attività. In questo breve momento di preghiera, siamo invitati a fare silenzio interiore, e a lasciare da parte tutto il rumore e le preoccupazioni della vita, e ogni altro pensiero. In questo silenzio, subentra l’azione di Dio, noi siamo semplicemente chiamati a dimorare nel suo amore, a riposare in lui.

Pausa di silenzio (lunga)

Canto: Lumière de Dieu (Luce di Dio, cfr la sezione Canti per la celebrazione ecumenica, oppure il Canto del lucernaio “Credo in te, Signor”).

Seconda veglia : L’unità visibile tra i cristiani

Salmo: 85 [84]

Lettura: 1 Corinzi 1, 10-13

Responsorio: Uno solo è il Signore, una sola è la fede, uno solo è il battesimo (se si canta, cfr la sezione Canti per la celebrazione ecumenica)

Pausa di silenzio (breve)

Preghiere d’intercessione

L: O Santo Spirito, Tu crei e ricrei la Chiesa in ogni luogo. Vieni e sussurra ai nostri cuori la preghiera che Gesù ha rivolto al Padre alla vigilia della sua Passione: “anch'essi siano in noi. Così il mondo crederà che tu mi hai mandato” (Gv 17, 21).

T: Kyrie eleison (Signore, pietà!).

L: O Signore Gesù, Principe della pace, accendi il fuoco del tuo amore in noi affinché cessi nella Chiesa ogni sospetto, odio e incomprensione. Fa’ che crollino i muri di divisione.

T: Kyrie eleison (Signore, pietà!).

L: O Santo Spirito, Consolatore, apri il

nostro cuore al perdono e alla riconciliazione e riavviaci sul retto sentiero.

T: Kyrie eleison (Signore, pietà!).

L: O Signore Gesù, mite e umile di cuore, donaci povertà di spirito così che possiamo accogliere il tuo amore benevolo.

T: Kyrie eleison (Signore, pietà!).

L: O Santo Spirito, che mai abbandoni uomini, donne e bambini perseguitati per la loro fedeltà al vangelo, concedi loro forza e coraggio e sostieni chi li aiuta.

T: Kyrie eleison (Signore, pietà!).

Gesto: Scambio del segno di pace

L: Il Signore ci chiama all’unità tra di noi. Egli ci dona la sua pace e ci invita a condividerla. Scambiamoci un segno di pace.

Ciascuno si volge al proprio vicino scambiando un segno di pace, secondo l’uso nel proprio contesto.

Canto: Lumière de Dieu (Luce di Dio, cfr la sezione Canti per la celebrazione ecumenica oppure il Canto del lucernaio “Credo in te, Signor”).

Terza veglia : L’unità di tutti i popoli e con il creato

Salmo: 96 [95]

Lettura: Ap 7, 9-12

Responsorio: O Tu che sei oltre tutte le cose (cfr la sezione Canti per la celebrazione ecumenica)

Omelia (opzionale)

Pausa di silenzio (breve)

Preghiere d’intercessione

L: O Dio della vita, Tu hai creato ogni essere umano a tua immagine e somiglianza. Ti eleviamo la nostra lode per il dono delle tante culture, espressioni di fede, tradizioni ed etnie. Donaci il coraggio di ergerci sempre contro l’ingiustizia e l’odio a motivo della razza, del ceto sociale, del genere, dell’appartenenza religiosa, e a superare la paura verso coloro che non sono come noi.

T: Dio della pace, Dio dell’amore, in te è la nostra speranza!

(se cantato, cfr la sezione Canti per la celebrazione ecumenica).

L: O Dio ricco di misericordia, in Cristo ci hai mostrato che noi siamo una cosa sola con te. Insegnaci a mettere a frutto questo dono nel mondo così che i fedeli di ogni fede, in ogni paese, siano capaci di ascoltarsi reciprocamente e di vivere in pace insieme.

T: Dio della pace, Dio dell’amore, in te è la nostra speranza!

L: O Gesù, Tu sei venuto in questo mondo a condividere pienamente la nostra umanità. Tu conosci la durezza della vita delle persone che soffrono in tanti modi. Fa’ che il tuo Santo Spirito, Spirito di compassione ci muova a condividere il nostro tempo, la nostra vita e i nostri beni con tutti coloro che sono nel bisogno.

T: Dio della pace, Dio dell’amore, in te è la nostra speranza!

L: O Santo Spirito, Tu ascolti il grido della tua creazione ferita e il pianto di quanti soffrono per il cambiamento climatico. Guidaci verso nuovi comportamenti e fa’ che impariamo a vivere in armonia come parte del creato.

T: Dio della pace, Dio dell’amore, in te è la nostra speranza!

Gesto: Avvicinarci al centro... per andare verso il mondo

Ispirato da un testo di Doroteo di Gaza

L: Siamo chiamati ad essere ministri dell’amore di Dio che guarisce e riconcilia. Quest’opera può essere fruttuosa solo se dimoriamo in Dio quali tralci della vera Vigna che è Gesù Cristo. Più ci avviciniamo a Cristo, più ci avviciniamo gli uni agli altri. Immaginate un cerchio sul pavimento, e immaginate che questo cerchio sia il mondo.

Le persone incaricate si alzano e formano un cerchio attorno al cero centrale.

L: Il centro rappresenta Dio e le strade verso il centro rappresentano i diversi modi in cui le persone vivono. Quando le persone che vivono in questo mondo, desiderando di avvicinarsi a Dio camminano verso il centro del cerchio...

Le persone avanzano di qualche passo verso il centro.

L: ...nella misura in cui si avvicinano al centro, a Dio, si avvicinano gli uni agli altri e più si avvicinano gli uni agli altri...

Le persone si muovono verso il centro insieme.

L: ...più si avvicinano a Dio.

Quando le persone con le candele raggiungono il centro, ciascuna di loro accende la propria candela e mentre sostano al centro pregano in silenzio.

Breve pausa di silenzio (circa 1 minuto)

Padre Nostro

La comunità locale si accorderà sulla versione del Padre Nostro da recitare insieme.

C: Con le parole che Gesù ci ha insegnato, preghiamo ora insieme.

T: Padre nostro, che sei nei cieli....

Canto: Lumière de Dieu (Luce di Dio, cfr la sezione Canti per la celebrazione ecumenica oppure il Canto del lucernaio “Credo in te, Signor”)

Durante il canto le persone tornano e accendono dalla propria candela le candele dell’assemblea.

L: La spiritualità e la solidarietà sono inseparabilmente congiunte. La preghiera e l’azione si appartengono vicendevolmente. Quando rimaniamo in Cristo, riceviamo il tuo Santo spirito, Spirito di coraggio e di sapienza per contrastare ogni ingiustizia e oppressione. Diciamo insieme:

T: Prega e opera affinché Dio possa regnare.
Durante tutta la giornata,
lascia che la parola di Dio dia vita nel lavoro e nel riposo.
Mantieni il silenzio interiore in tutte le cose per dimorare in Cristo.
Sii colmo dello spirito delle beatitudini: gioia, semplicità, misericordia.

Queste parole vengono recitate ogni giorno dalle suore della Comunità di Grandchamp.

Benedizione finale

C: Siate uno affinché il mondo creda! Rimanete nel suo amore, andate nel mondo e producete i frutti del suo amore.

T: Possa il Dio della speranza colmarci di ogni gioia e pace nella fede, così che possiamo abbondare nella speranza per la potenza dello Spirito Santo.

Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.

Canto finale (scelto dal repertorio locale)

 

Dal sussidio di preghiera per la Settimana di Preghiera per l’Unità dei Cristiani 2021

Italiano

http://www.christianunity.va/content/dam/unitacristiani/Settimana%20di%20preghiera%20per%20unit%C3%A0/2021/2021%20IT%20INTERNET.pdf

English

http://www.christianunity.va/content/dam/unitacristiani/Settimana%20di%20preghiera%20per%20unit%C3%A0/2021/2021%20EN%20INTERNET.pdf

Français

http://www.christianunity.va/content/dam/unitacristiani/Settimana%20di%20preghiera%20per%20unit%C3%A0/2021/2021%20FR%20INTERNET.pdf

Português

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Español

 

http://www.christianunity.va/content/dam/unitacristiani/Settimana%20di%20preghiera%20per%20unit%C3%A0/2021/2021%20ES%20INTERNET.pdf

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james jacques joseph tissot - viaggio dei re magi 1894

Ci consideravano un po' pazzi, Signore, e Tu lo sai bene, quando nelle notti serene e chiare ci perdevamo a guardare le stelle. Nel cielo buio sono piccole luci e lontanissime le stelle, ma sono luce nel buio e luce nel buio infinito dell'universo.

E la nostra speranza ci tremava nel cuore come il tremolare delle stelle in quelle lunghe notti di attesa sotto il loro brividio, freddo e lontano.

Forse noi siamo stati la lunga e terribile attesa di tutta l'umanità. Si è riversata nell'anima nostra l'attesa del mondo, come i fiumi si allargano e fanno l'oceano.

Hai messo nel nostro destino il Mistero dell'umanità che aspetta. Non sapevamo bene che cosa e nemmeno perché, eppure eravamo lì ad aspettare.

E ormai sapevamo che il segno sarebbe venuto. Noi lo avremmo visto e l'avremmo seguito. Null'altro abbiamo pensato: chi aspetta, Signore, chi è nell'attesa, non gli importa di sapere che cosa dopo sarà. Gli importa soltanto di ciò che sta aspettando. Questa misteriosa attesa così unicamente Amore...

Tutto era pronto. Perché le nostre anime erano pronte. L'ultima sera abbiamo sellato i cammelli. Sentivamo la terra come quando, al mattino dopo, sboccia la primavera. Qualcosa d'imminente. La pienezza dei tempi.

E quella notte non ci ha sorpresi, Signore, l'apparire della tua stella misteriosa e strana e bellissima, lassù e dentro l'anima nostra.

Siamo saliti sui nostri cammelli e abbiamo preso la strada del deserto, con dolce serenità, come se fossimo in viaggio da sempre.

E' facile venirti dietro, Signore, quando è da anni che si è ad aspettarti e da millenni ci gonfia il cuore il bisogno di Te.

La strada è stata lunga ma forse anche breve, forse nemmeno si è stati in cammino giorni e notti senza fine, perché andare in cerca di Te e sapere che Tu ci sei è già come averti trovato, è già come possederti.

Perché a Gerusalemme quei sacerdoti sapienti che leggevano grossi libri e sapevano tutto di Te, fino a conoscere il luogo esatto dove eri nato e il tempo preciso, non Ti cercavano affatto? Ci sembrò perfino che nemmeno Ti aspettassero, eppure sapevano tutti di Te.

Ti confessiamo, Signore, che è stato il momento più penoso, quasi di smarrimento, e abbiamo sentito come assurda quella fatica di tutto il viaggio.

Forse, Signore, ora che ci pensiamo, hai spento a quel punto il miracolo della tua stella perchè fossero quei tuoi sacerdoti del tempio a guidarci da Te? Ci dispiace, ma loro ci dissero soltanto parole.

Una povera casetta. Una Mamma. Un Bambino. I vicini non sapevano nulla. Ma la stella brillava di luce infinita su quella povera casetta e nell'anima nostra. E luce splendeva intorno a quel Bambino, uguale alla luce del primo giorno del mondo.

Ti abbiamo deposto ai piedi, Gesù, i nostri doni. Non erano qualcosa, erano tutta la nostra ricchezza. E con noi abbiamo portato nella nostra terra il tesoro della Tua povertà. Poveri siamo ritornati, ma infinitamente ricchi di Te.

(Vangelo di Mt. 2, 1-12)

 

in La Voce dei Poveri, gennaio 1963

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28 PM maxresdefault

Signore, Tu tieni tra le mani il mondo intero
Siamo turbati per quanto succede nel mondo
e non sempre comprendiamo
in qual modo dirigi il corso della storia.

Tienici aggrappati alla Tua parola.
Radica le tue promesse nei nostri cuori
e fa che possiamo trasmettere ad altri
la speranza che ci viene da Te.

Non permettere che il lamento prevalga sullo stupore,
che le delusioni schiaccino l’entusiasmo.
Aiutaci a scommettere con più audacia sui giovani
e fa che le nostre famiglie, attraverso il dialogo,
siano un luogo privilegiato di crescita cristiana e civile.

Ravviva in ciascuno di noi la volontà
di rinnovare le nostre relazioni, educaci nel costruire,
con pazienza e fiducia, giorno dopo giorno,
ponti di comunicazione fraterna.

Liberaci da ogni paura, dalla malattia, dalla disperazione:
aiutaci a camminare con fiducia e con gioia
per le strade di questo mondo,
a piantare intorno a noi alberi di solidarietà e di speranza,
perché la fraternità, la giustizia e la pace
diventino traguardo dei nostri impegni quotidiani.

O Signore, ricevi il nostro umile ringraziamento
per il tempo di vita che ancora ci doni.
Fa’ che l’anno che sta per cominciare
trascorra sereno e libero dalle insidie del male,
così che possiamo lavorare con rinnovata fiducia
alla edificazione del tuo regno nella fraternità
e far corrispondere al dono della tua benevolenza
l’impegno generoso della nostra vita.

Riportato e adattato da http://www.diocesicassanoalloionio.it/

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The South Korean society has high regard for education.  In fact, it’s hard to find another country in the world that places greater emphasis on education than South Korea. Educational attainment in contemporary Korea is of paramount social importance and strongly correlated with social mobility, income levels, and positions of power. Graduates of Korea’s top three universities (SKY:  Seoul, Korea and Yonsei) dominate the country and occupy the majority of high-ranking government posts and management positions in Korea’s powerful business conglomerates (chaebols).

Competition over admission into top universities is consequently extremely fierce, underscoring South Korea’s reputation for having one of the most merciless education systems in the world. This system is usually described as “stressful, authoritarian, brutally competitive, and meritocratic.” Consider that the country’s students devote more time to studying than children in any other country. Parents spend large parts of their income on private tutoring in what has been dubbed an “educational arms race’. The country is said to have the largest private tutoring industry in the world.

By some accounts, many Korean children spend 16 hours or more a day at school and in after-class prep schools, called hagwons. High school students barely get enough sleep because they study until late night. They also have less than two hours of spare time on weekdays. This kind of study program is hectic or demanding so to speak. This has led to the Korean society being described as having an “almost cult-like devotion to learning,” with students being “test-aholics” steered by “tutor-aholic” parents. Studying long hours at hagwons has become so ubiquitous and excessive.

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Unfortunately enough, this extreme competitiveness has created a number of social problems: Suicide, for instance, is the leading cause of death among teens in Korea, which has the highest suicide rate in the recent times. Student surveys have shown that poor grades and fears of failure are major reasons for suicidal thoughts, while Korea simultaneously has a growing teenage drinking problem.

The current president, Moon Jaein, is working into making better reforms in the education sector. Current policy initiatives focus on decreasing competition in university admissions.  This will make access to education and employment more socially equitable, and reducing the influence of prestigious universities, notably the country’s top three institutions: Seoul National University, Korea University, and Yonsei University, collectively referred to as “SKY universities”. Since admissions tests at top universities are so demanding that they can only be passed with the help of extensive private tutoring, the government in 2017 ordered several universities to ease their admission tests. This move is intended to curb private tutoring and improve the chances of students from low-income households, who are unable to afford expensive prep schools.

Even amidst these challenges, Korea’s high educational attainment levels are but one sign of the country’s singular transformation and meteoric economic rise over the past 70 years.

2020 suneung, university entrance exams amidst covid-19 pandemic

On Thursday 3rd  December of the year 2020, nearly half a million students took the annual College Scholastic Ability Test. Known as Suneung in Korean, it’s a multiple-choice standardized test but with considerably higher stakes in education-obsessed South Korea.

The eight-hour exam determines not only which university one can attend, but also future career opportunities, social standing and even marriage prospects. Students spend days and long evenings at expensive private hagwons schools preparing for the hypercompetitive exam. This year's exams were postponed by two weeks due to virus-led disruptions in the academic calendar.

The day before the exam, South Korea had reported 583 new coronavirus infections, the biggest one-day jump in eight months, with another 540 cases reported on the day of the exam. The covid-19 challenge had far reaching consequences as far as the suneung is concerned. This year, were asked to wear full protective gear to supervise the exam for at least 35 confirmed covid-19 patients and some 400 students in quarantine. For this group, test papers were put in plastic bags and disinfected before grading.

It’s a rather unusual setting, but the patients took the exam in a calm manner.  For example In one medical centre within Seoul city, beds were pushed out as desks were brought in. Five covid-19 patients took the test in a “negative pressure ward” designed to keep infectious germs from spreading outside. At test venues, plastic dividers were set up to separate desks, and students were required to wear masks at all times.

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In previous years, Suneung exam mornings kicked off with the sound of younger students cheering for their seniors as they walked into the test centre. That ritual was banned this year, for fear of spreading the coronavirus, and replaced with temperature checks as well as hand sanitizing. The students were also discouraged from gathering and talking during breaks. They were also required to carry their own food and water and to consume these at their desks. Being winter, they were also supposed to dress warmly as windows in the rooms were opened to ensure the circulation of fresh air.

Over the previous years’ suneung, even without the masks and plastic shields, students are always left nervous. How about this year amidst the covid-19 pandemic and given that this exam determines one’s future?  It is more hectic, a very tense environment indeed.

On a typical Suneung day, South Korea falls into great silence. This is to provide an ample environment for the students to tackle the exam. Air traffic is grounded as military exercises are all suspended. To make sure no student is late for the exam; many companies delay their start time so that roads are clear in the morning. Even the stock market opens an hour late. Late students are also escorted to schools by police officers. Moms pray, hoping that their child would not have to live through another year of sleep-deprived nights. In short during this day, there is always a tense air across the nation over life-defining exam.

One interesting thing to note is that during the English listening test, which is normally done in between 1pm to 2pm, all planes are strictly banned from taking off or landing. This happens across the country. Is it not interesting to hear this?

Health Officials issued stern warnings against young people going out to unwind after their exhausting endeavours, because it may aggravate the spread of the virus. With this in mind, students could not have fun or make celebrations after the exam. The covid-19 turned an enemy to all these plans. Officially, every student's individual score is published on a national website, one month after the exam

This year, South Korean students faced a double challenge: Suneung in the heart of covid-19 pandemic. However, given the health measures in place, the exam was successfully carried out. Indeed suneung was unstoppable even amidst covid-19 pandemic. I envy this kind of intelligent organization and planning that led to a successful completion of this very important exam as far as South Korean education is concerned.

 

* Fr. Geoffrey Boriga Ong'era is a Consolata Missionary from Kenya and has been working in South Korea for the last five years.

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