Nov 23, 2020 Last Updated 10:17 PM, Nov 20, 2020

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Domenica 9 febbraio 2020

Il gruppo ha fatto il viaggio da Roma a Torino per conoscere le origini dei Missionari della Consolata. Questo pellegrinaggio è stato un autentico viaggio spirituale per ciascuno di coloro che stanno vivendo questa opportunità di formazione continua, ma anche per gli organizzatori dello stesso.

Lunedì 10 febbraio 2020

I missionari sono andati a Castelnuovo. Lì sono stati accolti dalla comunità locale presente accanto alla casa del nostro Fondatore. Il padre Valeriano Paitoni ha mostrato la casa con gli opportuni commenti di padre Efrem Baldasso e padre Stefano Camerlengo. La cappella, collocata nella stalla, unisce la spiritualità del Beato Giuseppe Allamano all'incarnazione di Nostro Signore Gesù Cristo. Al termine della mattinata padre Stefano Camerlengo ha presieduto l'Eucaristia e ha condiviso le ultime e più recenti scelte dell'Istituto perché questo è il carisma dei Missionari della Consolata e ciò che la Chiesa si aspetta oggi dal nostro Istituto.



Omelia di Padre Stefano

I missionari hanno anche avuto l'opportunità di visitare il luogo di nascita di San Giuseppe Cafasso e sono stati testimoni della cura e dell'affetto con cui i missionari della Consolata si prendono cura di questo luogo teologicamente importante per ciascuno.

La comunità di Castelnuovo ha offerto il pranzo a tutto il gruppo che è rimasto più che soddisfatto. C'è stato poi un momento per condividere ciò che ognuno di noi ha provato visitando questi luoghi sacri. Dopo questo momento fraterno e libero, Suor Natalina, missionaria della Consolata, ha mostrato loro la casa che hanno accanto a quella del Fondatore. Ha spiegato lo scopo di questa casa che è un Centro di Spiritualità e rinnovamento per tutte le Missionarie della Consolata.

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Nel pomeriggio il gruppo si è recato al Santuario della Madonna delle Grazie di Villanova d'Asti, dove lavora il padre Orazio Anselmi. È un luogo di pellegrinaggio e di guarigione per molte persone che cercano la grazia della Madonna.

Martedì 11 febbraio 2020

Quest’oggi il gruppo si è recato al Santuario della Madonna della Consolata dove ha avuto modo di incontrare l'attuale rettore che ha condiviso una riflessione sul clima di santità vissuto a Torino ai tempi del Fondatore. Ha poi mostrato gli affreschi scoperti nella vecchia chiesa di Sant'Andrea e ha fatto conoscere la stanza che fu del Fondatore, oltre a oggetti da lui utilizzati e altri di San Giuseppe Cafasso. La visita si è conclusa con la spiegazione del Santuario e ha mostrato il coro da cui il Fondatore ha pregato la Madonna della Consolata.



P. Ramon Lazaro Esnaola ha presieduto l'Eucaristia nella Parrocchia di Regina delle Missioni. Durante l'omelia ha sottolineato la chiamata ad essere uomini di preghiera, che scoprono Dio nei poveri e testimoni del Vangelo. P. Gigi Anataloni, viceparroco, ha poi spiegato l'origine della parrocchia che quest'anno compie 50 anni e illustrato il significato delle icone sull'altare che mostrano la storia della salvezza del popolo di Dio fino all'invio missionario con il Beato Giuseppe Allamano circondato dai santi che più hanno formato la sua spiritualità. Alla fine di questo cammino di santità missionaria sono presenti sull’altare maggiore anche le figure delle beate Irene Nyaatha Stefani e Leonella Sgorbati.

Il parroco, p. Pietro Moretti, ha poi offerto una cena a tutti i missionari mostrando il suo spettacolare spirito di famiglia che ci ha fatto vivere un bel momento di fratellanza. Infine, c'è stato un incontro tra la comunità parrocchiale e il gruppo di missionari che stanno facendo il corso. Ogni missionario ha condiviso il suo itinerario missionario e tutti hanno imparato a conoscere meglio la storia dei Martiri di Guiua, magistralmente condivisa da P. Gabriele Casadei.

Mercoledì 12 febbraio 2020

P. Gianantonio Sozzi ha presieduto l'Eucaristia celebrata con l'intenzione di pregare per i laici, durante la quale ha sottolineato l'importanza di unire il sacro e il profano nella vita cristiana e missionaria.

Al mattino, Fratel Rombaut Ngaba e i padri Leo Bagenda e Juan Pablo de los Rios hanno accompagnato padre Stefano Camerlengo a visitare la comunità di Alpignano. Alcuni dei missionari del corso si sono ammalati e c'è stato un riadattamento del programma iniziale che era stato pensato.

Nel pomeriggio c'è stato un incontro con p. Gigi Anataloni, direttore di Missioni Consolata, durante il quale ha delineato il suo itinerario missionario e ha sensibilizzato il gruppo all'importanza della comunicazione nell'Istituto e alla sensibilizzazione della società. Ha anche condiviso l'importanza di catalogare le foto di qualità che ciascuno realizza nella missione e di inviarle all'archivio fotografico dell'Istituto.

C'è stato poi un incontro con la comunità di Casa Madre durante il quale i missionari provenienti dal continente africano hanno mostrato la realtà di ogni Regione d'origine. È stato anche il momento per tutti di conoscere un po' meglio la realtà di questo continente africano dove ci sono più di 400 missionari della Consolata.

Giovedì 13 febbraio 2020

P. Gabriele Casadei ha celebrato l'Eucaristia invitando tutti a condividere ciò che avevano nel cuore e ci ha aiutati a comprendere meglio il valore comunitario della celebrazione. Stefano Camerlengo ha poi condiviso il momento che l'Istituto sta vivendo e ha presentato le sfide, le bellezze e i crocevia di ogni continente in cui siamo presenti.

P. Angelo Dutto ha fatto conoscere il museo alla Casa Madre. Anche se si sta vivendo una tappa di ristrutturazione, per cui tutta la parte etnografica non è esposta, è stato interessante riconoscere l'interesse he l’istituto ha di preservare questo tesoro, come un servizio alla missione e alla conoscenza della città di Torino.

Nel pomeriggio, p. Ugo Pozzoli e la signora Piera Gioda hanno presentato il fenomeno migratorio che regnava a Torino ai tempi del Fondatore e come la città cresceva di pari passo con l'arrivo degli italiani dal centro e dal sud. Una terza persona non poteva venire perché era malata: è stato un peccato perché doveva aiutarci a capire il lavoro che l'Ufficio Migrazioni della diocesi di Torino sta svolgendo nell’attualità. Al suo posto un piccolo riassunto ci è stato offerto dalla stesso Padre Ugo Pozzoli

Venerdì 14 febbraio 2020

Il gruppo è tornato a Roma, anche se incompleto perché cinque membri erano convalescenti. Nel viaggio quasi tutti i missionari hanno condiviso i loro itinerari missionari durante questi 25 anni di consacrazione e ministero. È stato un momento molto spontaneo di comunicazione profonda delle storie che il Dio della Missione ha tessuto con ciascuno di essi.

P. Leo Bagenda ha presieduto l'Eucaristia in cui ci ha invitato a vivere pienamente la nostra vocazione missionaria, seguendo le intuizioni della Parola di Dio del giorno.

Sabato 15 febbraio 2020

In questo giorno abbiamo celebrato la festa del Beato Giuseppe Allamano con le Suore Missionarie della Consolata e la comunità di Bravetta. In tutto circa 90 missionari hanno celebrato l'Eucaristia presieduta da p. Stefano Camerlengo con gioia e speranza e hanno celebrato questa festa per noi così importante anche con la condivisione del pranzo. Il Padre Generale ci ha invitato a rendere il nostro Fondatore più presente nella nostra vita quotidiana, nella nostra spiritualità e nelle nostre opzioni missionarie. È il percorso che ci ha segnato da uno stile silenzioso e attivo. Buona Giornata dei Fondatori a tutti!

   

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Domingo, 09 de febrero de 2020.

El grupo ha hecho el viaje de Roma a Turín para entrar en contacto con los orígenes de los Misioneros de la Consolata. Esta peregrinación ha sido un auténtico viaje espiritual para cada uno de los integrantes de este momento de formación continua pero también para los organizadores del mismo.

Lunes, 10 de febrero de 2020.

Los misioneros han ido a Castelnuovo. Allí, han sido acogidos por la comunidad local que está presente al lado de la casa de nuestro Fundador. El p. Valeriano Paitoni ha enseñado la casa con los oportunos comentarios de p. Efrem Baldasso y del p. Stefano Camerlengo. La capilla que se ha puesto en el establo une la espiritualidad del Beato José Allamano a la encarnación de Nuestro Señor Jesucristo. Al final de la mañana, el p. Stefano Camerlengo ha presidido la eucaristía y ha compartido las opciones últimas y entre los últimos del Instituto porque es el carisma de los Misioneros de la Consolata y lo que hoy la Iglesia espera de nuestro Instituto.

Los misioneros han tenido la oportunidad de visitar también la casa natal de San José Cafasso y han constatado el cuidado y cariño con el que los misioneros de la Consolata están cuidando de este lugar teológico para cada uno.

La comunidad de Castelnuovo ha ofrecido la comida a todo el grupo que ha colmado las expectativas de todos los misioneros. A continuación, ha habido un momento para compartir lo que cada uno ha sentido visitando estos santos lugares. Tras este momento fraterno y gratuito, la hermana Natalina, misionera de la Consolata, ha enseñado la casa que ellas tienen también al lado de la del Fundador. Ella ha explicado la finalidad de esta casa que es un Centro de Espiritualidad y Renovación para todas las Misioneras de la Consolata.

Por la tarde, el grupo ha ido al Santuario de Nuestra Señora de las Gracias, en Villanova d’Asti, donde el p. Orazio Anselmi desarrolla su ministerio. Es un lugar de peregrinación y de curación para muchas personas que buscan la gracia de Nuestra Señora.

Martes, 11 de febrero de 2020.

El grupo ha ido al Santuario de Nuestra Señora de la Consolata donde ha tenido la oportunidad de encontrar el actual rector que ha compartido una reflexión sobre el ambiente de santidad que se vivía en Turín en los tiempos del Fundador. A continuación, ha enseñado los frescos descubiertos de la antigua iglesia de San Andrés y ha mostrado la habitación del Fundador, así como objetos que él utilizó y otros de San José Cafasso. La visita ha terminado con una explicación del Santuario y ha enseñado el coro desde el que el Fundador rezaba a Nuestra Señora de la Consolata.

El p. Ramón Lázaro Esnaola ha presidido la eucaristía en la Parroquia Regina delle Missioni. Durante homilía ha resaltado la llamada a ser hombres de oración, que descubren a Dios en los pobres y testigos del Evangelio. A continuación, el p. Gigi Anataloni, coadjutor, ha explicado el origen de la parroquia que este año celebra 50 años y ha explicado el significado de los iconos que están en el altar, que muestran la historia de salvación del pueblo de Dios hasta llegar al envío misionero con el Beato José Allamano rodeado de los santos que más han influido en su espiritualidad. Este recorrido actualiza la misión a través de las beatas Irene Nyaatha Stefani y Leonella Sgorbati también presentes en el altar mayor.

A continuación, el párroco, p. Pietro Moretti, ha ofrecido a todos los misioneros una cena mostrando su espectacular espíritu de familia y que ha fomentado la fraternidad entre todos los misioneros. Finalmente, ha habido un encuentro entre la comunidad parroquial y el grupo de misioneros que está haciendo el curso. Cada misionero ha compartido su itinerario misionero y todos han conocido mejor la historia de los Mártires de Guiúa, magistralmente compartida por el p. Gabriele Casadei.

Miércoles, 12 de febrero de 2020.

El p. Gianantonio Sozzi ha presidido la eucaristía celebrada con la intención de rezar por los laicos, durante la cual ha resaltado la importancia de unir lo sagrado y lo profano en la vida cristiana y misionera.

Por la mañana, el hermano Rombaut Ngaba y los pp. Leo Bagenda y Juan Pablo de los Ríos han acompañado al p. Stefano Camerlengo para visitar la comunidad de Alpignano. Algunos de los misioneros del curso han caído enfermos y ha habido un reajuste del programa inicial que se había pensado.

Por la tarde, ha habido un encuentro con el p. Gigi Anataloni, director de Missioni Consolata, durante el cual ha trazado su itinerario misionero y ha sensibilizado al grupo sobre la importancia de la comunicación en el Instituto y para sensibilizar a la sociedad. También ha compartido la importancia de catalogar las fotos de calidad que cada uno hace en la misión y de enviarlas al archivo fotográfico del Instituto.

A continuación, ha habido un encuentro con la comunidad de Da Casa Madre durante el cual los misioneros que han venido del continente africano han mostrado la realidad de cada circunscripción de origen. Ha sido también un momento para que todos conocieran un poco mejor la realidad de este continente africano donde hay más de 400 misioneros de la Consolata.

Jueves, 13 de febrero de 2020.

El p. Gabriele Casadei ha celebrado la eucaristía en la que ha invitado a compartir lo que cada uno tenía en su corazón y ha desarrollado más el aspecto comunitario de la celebración. A continuación, el p. Stefano Camerlengo ha compartido el momento que está viviendo el Instituto y ha presentado los desafíos, bellezas y encrucijadas de cada continente donde estamos presentes.

El p. Angelo Dutto ha presentado el Museo que está en Casa Madre. Están en un momento de reestructuración por lo que toda la parte etnográfica no está expuesta. Pero ha sido interesante ver el interés que tiene el Instituto en hacer de todo este tesoro, un servicio a la misión y a la sensibilización en la ciudad de Torino.

Por la tarde, el p. Ugo Pozzoli et la señora Piera Gioda han presentado el fenómeno migratorio que reinaba en Torino en tiempos del Fundador y cómo la ciudad ha ido creciendo al compás de la llegada de italianos del centro y del sur. Una tercera persona no ha podido venir porque estaba enferma. Ha sido una pena porque ella iba a compartir el trabajo que está desarrollando la Oficina de Migraciones de la diócesis de Torino.

Viernes, 14 de febrero de 2020.

El grupo ha regresado a Roma, aunque incompleto porque cinco integrantes estaban convalecientes,  haciendo un viaje en el que casi todos los misioneros han ido compartiendo sus itinerarios misioneros durante estos 25 años de consagración y ministerio. Ha sido un momento muy espontáneo de comunicación profunda de las historias que el Dios de la Misión ha ido tejiendo con cada uno.

El p. Leo Bagenda ha presidido la eucaristía en la que ha invitado a vivir plenamente nuestra vocación misionera, siguiendo las intuiciones de la Palabra de Dios del día.

Sábado, 15 de febrero de 2020.

Este día hemos celebrado la fiesta del Beato José Allamano con las Misioneras de la Consolata y la comunidad de Bravetta. En total, unos 90 misioneros hemos celebrado con alegría y esperanza la eucaristía presidida por el p. Stefano Camerlengo y hemos compartido la vida durante la comida. El Padre General ha invitado a hacer más presente nuestro Fundador en nuestra vida cotidiana, en nuestra espiritualidad y en nuestras opciones misioneras. Es el camino que nos ha marcado desde un estilo silencioso y activo. Buena Fiesta del Fundador a todos y todas!

  

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Domingo 9 de fevereiro de 2020

O grupo viajou de Roma a Turim para conhecer as origens dos Missionários da Consolata. Esta peregrinação foi um autêntico caminho espiritual para cada um dos que vivem esta oportunidade de formação contínua, mas também para os organizadores da mesma.

Segunda-feira, 10 de fevereiro de 2020

Os missionários foram para Castelnuovo. Ali foram acolhidos pela comunidade local que está mesmo ao lado da casa do nosso Fundador. O Padre Valeriano Paitoni mostrou a casa, com os comentários oportunos por parte do padre Efrem Baldasso e do padre Stefano Camerlengo. A capela, situada no antigo estábulo, une a espiritualidade do Beato Giuseppe Allamano com a encarnação de Nosso Senhor Jesus Cristo. No final da manhã o padre Stefano Camerlengo presidiu à Eucaristia e partilhou as últimas e mais recentes escolhas do Instituto, porque este é o carisma dos Missionários da Consolata e o que a Igreja espera hoje do nosso Instituto.

Os missionários também tiveram a oportunidade de visitar a casa onde nasceu São José Cafasso e foram testemunhas do cuidado e afeto com que os missionários da Consolata cuidam deste lugar teologicamente importante para todos.

A comunidade de Castelnuovo ofereceu um almoço a todo o grupo, que ficou mais do que satisfeito. Houve depois um momento para que cada um de nós pudesse partilhar o que experimentou e sentiu enquanto visitávamos aqueles lugares sagrados. Após aquele momento fraterno e livre, a Irmã Natalina, missionária da Consolata, mostrou-nos a  casa que elas têm ali bem ao lado da do Fundador. Ela explicou o propósito desta casa, que é um Centro de Espiritualidade e Renovação para todas os Missionárias da Consolata.

Pela tarde o grupo foi ao Santuário de Nossa Senhora das Graças em Villanova d'Asti, onde trabalha o Padre Orazio Anselmi. É um lugar de peregrinação e de cura para muitas pessoas que buscam a graça de Nossa Senhora.

Terça-feira, 11 de fevereiro de 2020

Neste dia, o grupo foi ao Santuário de Nossa Senhora da Consolata onde teve a oportunidade de ali encontrar o atual reitor, que partilhou uma reflexão sobre o clima de santidade vivido em Turim no tempo do Fundador. Depois, mostrou os frescos descobertos na antiga igreja de Sant'Andrea e levou-nos a conhecer a sala que pertencia ao Fundador, assim como objetos utilizados por ele e outros de São José Cafasso. A visita terminou com uma explicação do Santuário, mostrou-nos o Coro, onde com frequência o  Fundador se retirava para rezar a Nossa Senhora da Consolata.

O padre Ramón Lazaro Esnaola presidiu à Eucaristia na Paróquia da Regina della Missioni. Durante a homilia sublinhou a importância de serem pessoas de oração, que descobrem Deus nos pobres e testemunhas do Evangelho. O padre Gigi Anataloni, vice-pároco, explicou então a origem daquela paróquia, que este ano celebra os seus 50 anos, e explicou o significado dos ícones que estão atrás do altar, e que mostram a história da salvação do povo de Deus até ao envio missionário com o beato José Allamano, rodeado pelos santos que mais o influenciaram na sua espiritualidade. No final deste caminho de santidade missionária estão presentes também, no altar-mor, as figuras das Beatas Irene Nyaatha Stefani e Leonella Sgorbati.

O pároco, padre Pietro Moretti, ofereceu depois um jantar a todos os missionários, mostrando o seu espetacular espírito de família, que nos fez viver um belo momento de fraternidade. Finalmente, houve um encontro entre a comunidade paroquial e o grupo de missionários que estão a fazer o curso. Cada missionário partilhou o seu percurso missionário e todos aprenderam mais sobre a história dos Mártires de Guiua, magistralmente partilhada pelo padre Gabriele Casadei.

Quarta-feira, 12 de fevereiro de 2020

P. Gianantonio Sozzi presidiu à Eucaristia celebrada com a intenção de rezar pelos leigos; na homilia sublinhou a importância de unir o sagrado e o profano na vida cristã e missionária.

Pela manhã, o Irmão Rombaut Ngaba e os Padres Leo Bagenda e Juan Pablo de los Rios acompanharam o padre Stefano Camerlengo para visitar a comunidade de Alpignano. Alguns dos missionários do curso adoeceram e houve um reajuste do programa inicial que tinha sido planeado.

Pela tarde, houve um encontro com o padre Gigi Anataloni, diretor da revista Missioni Consolata. Ele falou do seu percurso missionário e sensibilizou o grupo para a importância da comunicação no Instituto e da sensibilização da sociedade. Falou também da importância de catalogar as fotos, priorizando a qualidade das fotos que cada um faz na missão, e enviá-las sempre que possível para o arquivo fotográfico do Instituto.

Depois houve um encontro com a comunidade da Casa Mãe, durante o qual os missionários do continente africano mostraram a realidade de cada Região de origem. Foi uma oportunidade de que todos pudessem conhecer um pouco melhor a realidade deste continente africano, onde estão mais de 400 missionários da Consolata.

Quinta-feira, 13 de fevereiro de 2020

O padre Gabriele Casadei presidiu à Eucaristia do dia, e convidou a todos a partilharem o que levam coração e nos ajuda a compreender melhor o valor comunitário da celebração. O padre Stefano Camerlengo falou, então, do momento que o Instituto está a viver, e apresentou os desafios, as belezas e as encruzilhadas de cada continente onde estamos presentes.

Angelo Dutto fez uma visita guiada ao museu missionário da Casa Mãe. Como está numa fase de renovação nem toda a parte etnográfica está exposta, mas foi interessante reconhecer o interesse que o Instituto tem em preservar este tesouro, como um serviço à missão e ao conhecimento da cidade de Turim.

À tarde, o padre Ugo Pozzoli e a senhora Piera Gioda apresentaram o fenómeno migratório que reinava em Turim no tempo do Fundador e como a cidade cresceu com a chegada dos italianos do centro e do sul do país. Uma terceira pessoa não pôde vir porque estava doente: foi uma pena porque podia-nos ajudar a compreender o trabalho que o Ofício das Migrações da Diocese de Turim está a realizar no momento presente. No seu lugar foi-nos oferecido um pequeno resumo por parte do padre Ugo Pozzoli.

Sexta-feira, 14 de fevereiro de 2020

O grupo regressou a Roma, embora incompleto porque cinco membros estavam em convalescença. Durante a viagem, quase todos os missionários partilharam os seus itinerários missionários durante estes 25 anos de consagração e ministério. Foi um momento muito espontâneo de comunicação profunda das histórias que o Deus da Missão teceu com cada um deles.

O padre Leo Bagenda presidiu à Eucaristia, convidando os presentes a viver plenamente a vocação missionária, seguindo as intuições da Palavra de Deus do dia.

Sábado, 15 de fevereiro de 2020

Neste dia celebramos a festa do Beato José Allamano, juntamente com as Irmãs Missionárias da Consolata e a comunidade de Bravetta. Ao todo, cerca de 90 missionários e missionárias celebraram a Eucaristia, que foi presidida pelo padre Stefano Camerlengo, com muita alegria e esperança, seguindo-se um almoço festivo. O Superior Geral convidou-nos a tornar o nosso Fundador mais presente na nossa vida quotidiana, na nossa espiritualidade, e em nossas opções missionárias. Este é o caminho que nos tem marcado, com um estilo silencioso e ativo. Feliz Dia dos Fundadores para todos!

 

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Riassunto della presentazione fatta dalla Dottoressa Donatella Scaiola ai missionari del Corso per i 25 anni di Ordinazione o Professione perpetua.

Elia. da Sarepta al Oreb per scoprire un Dio altro

Il profeta Elia vive nel regno del nord, attorno al IX secolo aC, e si scontra con la tentazione del popolo di Israele di servire il dio Baal, la divinità cananea vincolata alla fertilità della terra (rappresentata da una tormenta) e dell’umanità (rappresentata da un toro). Vale la pena sottolineare che tanto una immagine come l’altra hanno un valore ambiguo perché tanto la tormenta come un toro infuriato possono essere segni di morte. Questo culto arriva fino al popolo ebraico per mezzo di Gezabele che il re Acab aveva sposato.

Tutta la vicenda di Elia, narrata dai libro dei Re (1 Re 17-19), è costruita attorno alla purificazione dell’immagine del Dio del primo testamento. Nel pensiero originale di Elia Yahveh è l’antagonista di Baal ma allo stesso tempo è del tutto analogo a Baal anche se più potente e quindi più vero. In realtà Dio tratta di portare Elia, per mezzo di alcune esperienze personali, a una nuova immagine di Dio con caratteristiche significativamente nuove. Le tappe di questa “conversione” sono narrate in ciascuno dei tre capitoli che ci interessano.

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1. La purificazione di Elia (1 Re 17)

Elia, il Tisbita, uno di quelli che si erano stabiliti in Gàlaad, disse ad Acab: «Per la vita del Signore, Dio d’Israele, alla cui presenza io sto, in questi anni non ci sarà né rugiada né pioggia, se non quando lo comanderò io» (17,1). Non é affatto chiaro che questa minaccia sia effettivamente stata fatta conoscere al profeta da Dio, sembrerebbe piuttosto vero il contrario. Elia cerca un confronto diretto con i sacerdoti di Baal per smascherali ed annientarli, per lasciare del tutto chiaro che il dio più forte è Yahveh e non Baal.

Quando Dio vede che le cose stanno in questo modo pone in movimento il profeta con la finalità implicita di correggerlo, il testo utilizza il verbo Kerit (tagliare). Elia deve tagliare con la sua esperienza profetica per scoprire qualcosa che non conosce di Dio: deve fare una nuova esperienza spirituale.

·         Prima esperienza. I corvi e l’acqua del torrente (17,2-6). Elia deve allontanarsi e la sua sopravvivenza dipenderà dalla generosità della natura. Il pane che porteranno dei corvi e l’acqua che potrà bere da un torrente.

·         Seconda esperienza. la vedova di Sarepta di Sidone (17,7-16) A questo punto la vita di Elia è affidata a una vedova, una persona povera come ogni vedova era normalmente. Di fatto questa generosamente comparte con Elia il poco cibo che ha per non morire. Il nome di Sarepta significa “fondere” è lo stesso verbo che si usa per dire purificare perché in questa esperienza Elia sarà purificato.

·         Terza esperienza. La morte del figlio della vedova (17,17-24). Per restituirlo alla madre vedova riasorto Elia lo tocca, si sporca le mani, viene in contatto fisico con la morte. Si sa che il contatto con un morto rende impuri ma in questo caso restituisce la vita (lo stesso fanno Eliseo e Gesù).

Le tre esperienze trasmettono a Elia una nuova immagine di Dio. Dio difende la vita, non la combatte, e la difende con strumenti poveri e quindi docili al suo volere. Solo dopo che Elia ha imparato la lezione, o sembra averla imparata, lo rimanda con una nuova missione: «Va a presentarti ad Acab e io manderò la pioggia sulla faccia della terra» (18,1)

2. La prima missione di Elia con il popolo di Israele. (1 Re 18)

In questa prima missione Elia dimostra non aver capito molto l’insegnamento del Signore, di fatto la sua immagine di Dio non sembra per niente purificata. Non si presenta, se non in un secondo momento a Acab, e non dice che la pioggia sarebbe arrivata sulla terra, così come il Signore aveva comandato, e al suo posto promuove uno scontro diretto e violento con i sacerdoti di Baal. In quanto profeta si sente autorizzato a una simile proposta. Al centro di questo capitolo lo scontro violento sul monte Carmelo con i sacerdoti di Baal e in questo scontro in qualche modo costringe Dio a sostenere il suo profeta e anche il popolo di Israele a purificare la sua fede in Yahveh dopo aver visto gli effetti delle minacce del profeta.

In questo capitolo appare anche una figura interessante, quella di Abdia (il nome significa servo del Signore) che aveva difeso i profeti del signore, correndo non pochi rischi personali per farlo, un giusto e un timoroso di Dio in mezzo a un popolo che Elia non riesce quasi a vedere dal momento che considerava il popolo profondamente corrotto.

Ma qualcosa va storto: Acab riferì a Gezabele tutto quello che Elia aveva fatto e che aveva ucciso di spada tutti i profeti. Gezabele inviò un messaggero a Elia per dirgli: «Gli dèi mi facciano questo e anche di peggio, se domani a quest’ora non avrò reso la tua vita come la vita di uno di loro». Elia, impaurito, si alzò e se ne andò per salvarsi. (19,1-3). Lui si spaventa e decide di scappare.

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3 L’esodo di elia al monte oreb (1 Re 19)

In questa tappa dolorosa nella vita di Elia in più di una occasione dice che é rimasto solo, che la sua vita corre pericolo, invoca perfino la morte. Dio interviene per mezzo dell’azione di un angelo che lo fa camminare 40 giorni e 40 notti fino al monte Oreb. Incomincia il nuovo esodo del profeta sconfitto che si dirige verso la montagna più sacra del primo testamento dove Dio lo aspetta con una domanda sconcertante, almeno secondo i criteri di Elia “Che cosa fai qui, Elia?” (19,9).

Nell’Oreb si manifestano tutti i segni tipici della presenza del Dio nel libro dell’Esodo (Vento impetuoso, terremoto e fuoco) eppure Dio si scopre in una brezza leggera. (19,11-12). Si tratta dell’epifania di un Dio nuovo e sorprendente: che resiste alla logica della potenza e del dominio, come pretendeva Elia, e che invece è discreto, altro e diverso da quanto la tradizione giudaica aveva trasmesso fino al tempo di Elia. Un Dio diverso che ha bisogno anche di un profeta diverso, ben diverso dall’Elia che sconfigge violentemente i sacerdoti di Baal. Solo questo nuovo Elia sarà capace di chiamare Eliseo (l’unico profeta non chiamato direttamente da Dio) e indirizzare Eliseo su un cammino di maggiore libertà.

Elia per noi oggi:

·         Un profeta che ci invita a pensare nel Dio che annunciamo o serviamo, che può anche essere nuovo e diverso da quello che sempre abbiamo annunciato o pretendiamo aver conosciuto.

·         Ci presenta la fragilità come un cammino opportuno per trovare il Dio cristiano. Una fragilità che deve anche interpellare il nostro ministero.

Giona. Una relazione burrascosa con Dio

Il libro di Giona é un libro didattico, una parabola spesso ironica nelle sue espressioni ma che ha la pretesa di toccare un tema teologico fondamentale: il significato della relazione dell’uomo con il Dio giusto ma allo stesso tempo misericordioso e che ha bisogno della mediazione dell’uomo ferito e reso vittima per regalare misericordia agli ingiusti e peccatori.

Giona significa colomba –un simbolo abbastanza comune di Israele– ed era figlio di Amittai che significa mia verità. In qualche modo il protagonista è lo stesso popolo di Israele che ha una verità su Dio qualche volta diversa ed altra con rispetto alla verità che Dio ha su se stesso.

Ninive, la città capitale degli Assiri che sono gli autori della distruzione del Regno del Nord, è la destinataria del lavoro profetico di Giona... è la capitale nemica, violenta e odiata dal popolo di Israele. Quando Dio chiede a Giona di alzarsi per andare verso Ninive (“Àlzati, va’ a Ninive, la grande città, e in essa proclama che la loro malvagità è salita fino a me. Cf, 1,2) questi, per niente entusiasta della missione, invece di alrzasi preferisce scendere e si allontanarsi in senso opposto: abbandona il servizio che il signore gli stava chiedendo. Il verbo scendere si usa frequentemente e Giona... invece di salire a Ninive scende... fino alle radici delle montagne (in fondo al mare).

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Dio fa di tutto per correggere il percorso di Giona e predispone (un verbo molto utilizzato nel libro) ogni cosa per rimettere in pista il suo profeta: predispone una tormenta, predispone una barca, predispone un pesce che lo rigetta sulla spiaggia (questo pesce si nomina tre volte e nella terza occasione, quando Giona è nel suo ventre, cambia al genere femminile... perché il ventre è come un utero predisposto per una nuova nascita). Quando si trova con i marinai preoccupati della sorte della nave nella tempesta... Giona dorme (non invoca il suo Dio) e sono precisamente i marinai che lo invitano ad alzarsi (lo stesso verbo che Giona aveva disobbedito) per invocarlo. Quando scoprono che il motivo della tempesta é la disobbedienza di Giona fanno  molte domandi e cercano di salvarlo in tutti i modi ma alla fine lui stesso chiede di essere buttato in mare e risponde solo all’ultima delle domande “Sono Ebreo e venero il Signore, Dio del cielo, che ha fatto il mare e la terra” (1,9) Il mare é simbolo della morte e del male... è significativo che non usa la espressione più tradizione di cieli e terra (totalmente positiva). Giona teme il suo dio in entrambi i sensi... ha fede in lui ma allo stesso tempo ha paura.

Nel capitolo secondo si ricorda la preghiera di Giona nel ventre del pesce... è una preghiera composta da testi poetici della bibbia. Sembra che Giona abbia finalmente compreso che, dopo aver toccato il fondo nella disubbidienza al progetto di Dio, Dio stesso è in condizione di riportarlo a galla e di rimandarlo ancora una volta a Ninive. È la seconda chiamata di Giona. Avrà forse capito la lezione?

Nei fatti narrati nel capitolo tre vediamo che Giona di fatto non ha ancora capito... o meglio, aveva capito bene il progetto di Dio ma non lo voleva compiere. Non era d’accordo con la misericordia di Dio, voleva profondamente la distruzione di Ninive che lui odiava.

·         Si avvicina a Ninive minacciando (in 40 giorni sarà rovesciata... lo stesso verbo che si usa para Sodoma e Gomorra).

·         Si preoccupa quando vede che la sua missione ha successo e gli abitanti di Ninive si pentono e sono disposti al digiuno.

·         Si offende quando scopre che Dio si pente delle minacce proferite. Un dio che si pente è abbastanza frequente nel primo testamento!

·         Giustifica le decisioni precedenti: Signore, non era forse questo che dicevo quand’ero nel mio paese? Per questo motivo mi affrettai a fuggire a Tarsis; perché so che tu sei un Dio misericordioso e pietoso, lento all’ira, di grande amore e che ti ravvedi riguardo al male minacciato. Dimostra quindi di aver capito il cuore profondo di Dio... ma di non condividerlo. Come profeta invece di assumere la parola di Dio la contrappone con la sua “non era forse questa la mia parola?”.

·         Abbandona la città e anche questo è un gesto poco consono alla mentalità profetica. I profeti si associano alla comunità peccatrice per diventare intercessori presso Dio a favore della stessa comunità e Giona si guarda bene dal fare questo per la città di Ninive.

·         Non risponde sprezzante alla domanda di Dio: Ti sembra giusto essere sdegnato così? (4,4)

A questo punto Dio non si arrende e ancora una volta predispone strumenti per correggere Giona: il ricino, il verme che secca il ricino, il sole, il vento caldo... per obbligare a Giona a rispondere alla domanda ti sembra giusto essere così sdegnato per questa pianta di ricino (4,9), analoga a quella fatta cinque versetti prima.

Non dovrei avere pietà di Ninive, quella grande città, nella quale vi sono più di centoventimila persone, che non sanno distinguere fra la mano destra e la sinistra, e una grande quantità di animali? Questa è la domanda che conclude il libro di Giona e che resta senza risposta... in qualche modo provocando la risposta non solo di Giona ma di tutte le persone che leggeranno questo libro.

·         Nel libro di Giona Dio è giusto e allo stesso tempo misericordioso. La giustizia e la misericordia formano parte della identità di Dio tanto nel primo come nel secondo testamento. La giustizia è una necessità perché il peccato e gli effetti che produce nelle vittime hanno bisogno di questa qualità di Dio, ma la misericordia è anche una caratteristica di Dio e si può manifestare quando il perdono della vittima rende evidente il peccato e l’ingiustizia... e fa diventare non necessario il castigo divino.

·         La misericordia ha però bisogno del perdono della vittima... che è esattamente quello che Giona, come vittima della violenza di Ninive contro il regno del nord, non sembra disposto a concedere. La vittima può intercedere... e la domanda aperta che chiude questo scritto in qualche modo gira a noi lo stesso interrogante. Si avvicina molto questo scritto alla parabola del padre misericordioso che resta ugualmente aperta... non sappiamo se il fratello maggiore sarà entrato nell’ottica della misericordia o avrà abbandonato la casa paterna.

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È interessante sottolineare che nella traduzione dei LXX il libro di Giona, che propone il perdono per la città di Ninive é associato e messo nei pressi del libro di Naum dove si celebra in tutto il testo la distruzione della città come giusta vendetta del Signore. Oracolo su Ninive. Libro della visione di Naum da Elkos. Un Dio geloso e vendicatore è il Signore, vendicatore è il Signore, pieno di collera. Il Signore si vendica degli avversari e serba rancore verso i nemici. (1,1-2). Sappiamo bene che nella riflessione biblica spesso ci sono contraddizione insormontabili che dobbiamo cercare di capire in una lettura globale del testo e d’accordo alla comprensione che abbiamo del progetto di salvezza incarnato nella persona di Gesù.

DONATELLA SCAIOLA

Nata ad Abbiategrasso (Mi) il 23 giugno 1958 e sposata con Marco Bonarini dal 1990. Nominata il 1 ottobre 2002 professore consociato nell’Istituto Superiore di Catechesi e Spiritualità Missionaria della Pontificia Università Urbaniana. Trasferita il 5 febbraio 2008 dall’Istituto Superiore di Catechesi e Spiritualità Missionaria alla Facoltà di Missiologia della Pontificia Università Urbaniana dove insegna Bibbia e Missione. Nominata il 3 settembre 2008 Professore straordinario nella Facoltà di Missiologia della Pontificia Università Urbaniana.Nominata il 28 luglio 2012 Professore ordinario nella Facoltà di Missiologia della Pontificia Università Urbaniana. Dal 2003 fa parte della redazione della rivista Parole di Vita, di cui è diventata Direttore nel 2009. Dal 2005 al 2014 fa parte della redazione di Euntes Docete. È membro di presidenza della Associazione Biblica Italiana, e membro del Coordinamento Teologhe Italiane, dell’European Association of Biblical Studies e dell’Ufficio Catechistico Nazionale – Settore Apostolato Biblico della Conferenza Episcopale Italiana. Dall’anno accademico 2009-2010 è professore invitato presso la Facoltà Teologica dell’Italia Settentrionale.

Libri pubblicati

— Donne e violenza nella Scrittura, Edizioni Messaggero Padova, Padova 2016

— Salmi in cammino, Edizioni Messaggero Padova, Padova 2015

— La donna perfetta. Interpretazioni di un poema biblico, EDB, Bologna 2014

— Naum, Abacuc, Sofonia, Edizioni San Paolo, Cinisello Balsamo 2013

— Abdia, Giona, Michea, Edizioni San Paolo, Cinisello Balsamo 2012

— Attorno alla profezia. Alcune sorprendenti figure, Cittadella, Assisi 2012

— I Dodici Profeti: perché «Minori?». Esegesi e teologia, EDB, Bologna 2011

Rut (I Libri Biblici 23), Paoline Editoriale Libri, Milano 2009

— “Servire il Signore”. Linee di una teologia biblica della missione nell’Antico Testamento, Urbaniana University Press, Roma 2008

— Rut, Giuditta, Ester,Edizioni Messaggero Padova, Padova 2006

— "Una cosa ha detto Dio, due ne ho udite". Fenomeni di composizione all'interno del Salterio Masoretico, Urbaniana Press, Roma 2002

  

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La crisis en la vida de los profetas

Donatella Scaiola, jueves 6 de febrero de 2020. Encuentro con misioneros con 25 años de ordenación o profesión.

Elías de Sarepta al Horeb para descubrir otro Dios

El profeta Elías vive en el reino del norte, alrededor del siglo IX a.C., y se enfrenta a la tentación del pueblo de Israel de servir al dios Baal, la deidad cananea ligada a la fertilidad de la tierra (representada por una tormenta) y a la humanidad (representada por un toro). Vale la pena señalar que tanto una imagen como la otra tienen un valor ambiguo porque tanto la tormenta como el toro furioso pueden ser signos de muerte. Este culto llega al pueblo judío a través de Jezabel con quien el rey Acab se había casado.

Toda la historia de Elías, narrada en el Libro de los Reyes (1 Reyes 17-19), se construye alrededor de la purificación de la imagen del Dios del Primer Testamento. En el pensamiento original de Elías, Yahvé es el antagonista de Baal, pero al mismo tiempo es bastante similar a Baal, aunque más poderoso y por lo tanto más verdadero. En realidad, Dios trata de llevar a Elías, a través de algunas experiencias personales, a una nueva imagen de Dios con características significativamente nuevas. Las etapas de esta "conversión" se narran en cada uno de los tres capítulos que nos interesan.

1. La purificación de Elías (1 Reyes 17)

Elías el Tesbita, uno de los que se habían establecido en Galaad, dijo a Ajab: "Por la vida del Señor Dios de Israel, en cuya presencia estoy, no habrá ni rocío ni lluvia en estos años, excepto cuando yo lo ordene". (17,1). No está del todo claro que esta amenaza haya sido realmente dada a conocer al profeta por Dios, parece más bien lo contrario. Elías busca una confrontación directa con los sacerdotes de Baal para desenmascararlos y aniquilarlos, para dejar completamente claro que el dios más fuerte es Yahvé y no Baal.

Cuando Dios ve que las cosas son así, pone en marcha al profeta con el propósito implícito de corregirlo, el texto utiliza el verbo KERIT (cortar). Elías tiene que cortar con su experiencia profética para descubrir algo que no conoce de Dios: tiene que hacer una nueva experiencia espiritual.

·         Primera experiencia. Los cuervos y el agua del arroyo (17,2-6). Elías tiene que irse y su supervivencia dependerá de la generosidad de la naturaleza. El pan que los cuervos traerán y el agua que podrá beber de un arroyo.

·         Segunda experiencia. la viuda de Sarepta de Sidón (17,7-16) En este momento la vida de Elías se confía a una viuda, una persona pobre como todas las viudas normalmente. De hecho, esta comparte generosamente con Elías la poca comida que tiene para no morir. El nombre Sarepta que significa "fusionar" es el mismo verbo que se utiliza para decir purificar porque en esta experiencia Elías será purificado.

·         Tercera experiencia. La muerte del hijo de la viuda (17,17-24). Para devolverlo a su madre viuda renacida, Elías lo toca, se ensucia las manos, entra en contacto físico con la muerte. Se sabe que el contacto con un muerto le hace impuro, pero en este caso devuelve la vida (lo mismo hacen Eliseo y Jesús).

Las tres experiencias transmiten a Elías una nueva imagen de Dios. Dios defiende la vida, no lucha contra ella, y la defiende con pobres instrumentos y por lo tanto dóciles a su voluntad. Sólo después de que Elías ha aprendido la lección, o parece haberla aprendido, lo envía de vuelta con una nueva misión: "Ve a Ajab y enviaré lluvia sobre la faz de la tierra" (18,1).

2. La primera misión de Elia con el pueblo de Israel. (1 reyes 18)

En esta primera misión Elías muestra que no ha entendido mucho de la enseñanza del Señor. De hecho, su imagen de Dios no parece en absoluto purificada. No aparece, excepto más tarde en Ajab, y no dice que la lluvia vendría a la tierra, como el Señor había ordenado, y en su lugar promueve un enfrentamiento directo y violento con los sacerdotes de Baal. Como profeta se siente autorizado para tal propuesta. En el centro de este capítulo está el violento enfrentamiento en el Monte Carmelo con los sacerdotes de Baal y en este enfrentamiento de alguna manera obliga a Dios a apoyar a su profeta y también al pueblo de Israel a purificar su fe en Yahvé después de ver los efectos de las amenazas del profeta.

En este capítulo también aparece una figura interesante, la de Abdías (el nombre significa siervo del Señor) que había defendido a los profetas del Señor, corriendo muchos riesgos personales para hacerlo, un hombre justo y temeroso de Dios en medio de un pueblo que Elías apenas podía ver ya que consideraba que el pueblo estaba profundamente corrompido.

Pero algo va mal: Ajab informó a Jezabel de todo lo que Elías había hecho y que había matado a todos los profetas con la espada. Jezabel envió un mensajero a Elías para decirle: "Que los dioses me hagan esto, y aún peor, si para mañana a esta hora no he hecho tu vida como la de uno de ellos. Elías, temeroso, se levantó y se fue para salvarse.” (19,1-3). Se asustó y decidió huir.

3. El éxodo de Elías al monte Horeb (1 reyes 19)

En esta dolorosa etapa de la vida de Elías, en más de una ocasión dice que se quedó solo, que su vida está en peligro, incluso invoca la muerte. Dios interviene a través de la acción de un ángel que le hace caminar 40 días y 40 noches hasta el Monte Horeb. Comienza el nuevo éxodo del profeta derrotado, dirigiéndose hacia la montaña más sagrada del Primer Testamento donde Dios le espera con una pregunta desconcertante, al menos según el criterio de Elías "¿Qué haces aquí, Elías?". (19,9).

En el Horeb todos los signos típicos de la presencia de Dios se manifiestan en el libro del Éxodo (Viento impetuoso, terremoto y fuego) y sin embargo Dios se descubre en una brisa ligera (19,11-12). Esta es la epifanía de un nuevo y sorprendente Dios: uno que se resiste a la lógica del poder y la dominación, como afirmó Elías, y que en cambio es discreto, otro y diferente de lo que la tradición judía había transmitido hasta la época de Elías. Un Dios diferente que también necesita un profeta diferente, muy diferente del Elías que derrotó violentamente a los sacerdotes de Baal. Sólo este nuevo Elías podrá llamar a Eliseo (el único profeta no llamado directamente por Dios) y dirigir a Eliseo en un camino de mayor libertad.

Elías para nosotros hoy:

·         Un profeta que nos invita a pensar en el Dios que anunciamos o servimos, que también puede ser nuevo y diferente de lo que siempre hemos anunciado o pretendido conocer.

·         Nos presenta la fragilidad como una forma apropiada de encontrar al Dios cristiano. Una fragilidad que también debe cuestionar nuestro ministerio.

Jonás. Una relación tormentosa con Dios.

El libro de Jonás es un libro didáctico, una parábola a menudo irónica en sus expresiones, pero que tiene la pretensión de tocar un tema teológico fundamental: el significado de la relación del hombre con el Dios justo, pero a la vez misericordioso, y que necesita de la mediación del hombre herido y victimizado para dar misericordia a los injustos y pecadores.

Jonás significa paloma -un símbolo bastante común de Israel- y era el hijo de Amittai, lo que significa mi verdad. De alguna manera el protagonista es el mismo pueblo de Israel que tiene una verdad a veces diferente sobre Dios y otra con respecto a la verdad que Dios tiene sobre sí mismo.

Nínive, la capital de los asirios que son los autores de la destrucción del Reino del Norte, es la receptora de la obra profética de Jonás... es la capital enemiga, violenta y odiada por el pueblo de Israel. Cuando Dios le pide a Jonás que se levante para ir a Nínive ("Levántate, ve a Nínive, la gran ciudad, y en ella proclama que su maldad se ha levantado hasta mí” cf. 1,2) éste, nada entusiasmado con la misión, en lugar de levantarse prefiere bajar e ir en dirección contraria: abandona el servicio que el Señor le pedía. El verbo descender se usa con frecuencia y Jonás... en lugar de ascender a Nínive desciende... a las raíces de las montañas (en el fondo del mar).

Dios hace todo para corregir el camino de Jonás y PREDISPONE (un verbo muy usado en el libro) todo para poner a su profeta de nuevo en el camino: prepara una tormenta, prepara un bote, prepara un pescado que lo arroja de vuelta a la playa (este pescado es nombrado tres veces y en la tercera ocasión, cuando Jonás está en su vientre, cambia al género femenino... porque el vientre es como un útero predispuesto para un nuevo nacimiento). Cuando está con los marineros preocupados por el destino del barco en la tormenta... Jonás duerme (no invoca a su Dios) y son precisamente los marineros los que le invitan a levantarse (el mismo verbo que Jonás había desobedecido) para invocarlo. Cuando descubren que la razón de la tormenta es la desobediencia de Jonás, hacen muchas preguntas e intentan salvarlo en todos los sentidos, pero al final él mismo pide ser arrojado al mar y sólo responde a la última de las preguntas "Soy judío y adoro al Señor, el Dios de los cielos, que hizo el mar y la tierra" (1,9). El mar es un símbolo de muerte y maldad... es significativo que no utilice la expresión más tradicional de cielo y tierra (totalmente positiva). Jonás teme a su dios en ambos sentidos... tiene fe en él, pero al mismo tiempo tiene miedo.

En el segundo capítulo recordamos la oración de Jonás en el vientre del pez... es una oración compuesta de textos poéticos de la Biblia. Parece que Jonás ha comprendido finalmente que, después de haber llegado al fondo desobedienciendo al plan de Dios, Dios mismo está en posición de traerlo de vuelta a la superficie y enviarlo de nuevo a Nínive. Esta es la segunda llamada de Jonah. ¿Ha entendido la lección?

En los hechos narrados en el capítulo tres vemos que Jonás aún no ha entendido... o mejor dicho, había entendido bien el plan de Dios pero no quería cumplirlo. No estaba de acuerdo con la misericordia de Dios, deseaba profundamente la destrucción de Nínive que odiaba.

·         Se acercó amenazadoramente a Nínive (en 40 días sería derrocada... el mismo verbo que se usa para Sodoma y Gomorra).

·         Se preocupa cuando ve que su misión tiene éxito y los habitantes de Nínive se arrepienten y están dispuestos a ayunar.

·         Se ofende cuando descubre que Dios se arrepiente de las amenazas hechas. ¡Un dios que se arrepiente es bastante común en el Primer Testamento!

·         Justifica las decisiones anteriores: Señor, ¿no fue eso lo que dije cuando estuve en mi país? Por eso me apresuré a huir a Tarso; porque sé que eres un Dios misericordioso y lastimero, lento para la ira, de gran amor, y que te arrepientes del mal amenazado. Demuestra que ha comprendido el profundo corazón de Dios... pero que no lo comparte. Como profeta, en lugar de tomar la palabra de Dios, la contrasta con su "¿no era ésta mi palabra?".

·         Abandona la ciudad, e incluso esto es un acto que no se ajusta a la mentalidad profética. Los profetas se asocian con la comunidad pecadora para convertirse en intercesores de Dios en favor de la misma comunidad, y Jonás tiene cuidado de no hacer esto por la ciudad de Nínive.

·         No responde con desprecio a la pregunta de Dios: ¿Crees tú que tienes razón para indignarte de esta manera? (4,4)

En este punto Dios no se rinde, y una vez más PROPORCIONA instrumentos para corregir a Jonás: el ricino, el gusano que seca el ricino, el sol, el viento caliente... para obligar a Jonás a responder a la pregunta, ¿te parece correcto estar tan indignado por esta planta de ricino? (4,9), similar a la que se hizo cinco versículos antes.

¿No debería apiadarme de Nínive, esa gran ciudad, en la que hay más de ciento veinte mil personas, que no pueden distinguir entre la mano derecha y la izquierda, y un gran número de animales? Esta es la pregunta que concluye el libro de Jonás y que permanece sin respuesta... ...provocando de alguna manera la respuesta no sólo de Jonás sino de todas las personas que leerán este libro.

·         En el libro de Jonás, Dios es justo y misericordioso al mismo tiempo. La justicia y la misericordia forman parte de la identidad de Dios tanto en el Primero como en el Segundo Testamento. La justicia es una necesidad porque el pecado y los efectos que produce en las víctimas necesitan esta cualidad de Dios, pero la misericordia es también una característica de Dios y puede manifestarse cuando el perdón de la víctima hace evidente el pecado y la injusticia... y hace innecesario el castigo divino.

·         La misericordia, sin embargo, necesita el perdón de la víctima... ...que es exactamente lo que Jonás, como víctima de la violencia de Nínive contra el reino del norte, no parece dispuesto a conceder. La víctima puede interceder... y la pregunta abierta que cierra este escrito de alguna manera se vuelve hacia nosotros. Este escrito se acerca mucho a la parábola del padre misericordioso que permanece igualmente abierta... no sabemos si el hermano mayor habrá entrado en la perspectiva de la misericordia o habrá abandonado la casa de su padre.

Es interesante notar que en la traducción de la LXX el libro de Jonás, que propone el perdón para la ciudad de Nínive, se asocia y se coloca cerca del libro de Nahúm donde la destrucción de la ciudad se celebra a lo largo del texto como una justa venganza del Señor. Oráculo sobre Nínive. El libro de la visión de Nahúm de Elkos. Un Dios celoso y vengador es el Señor, vengador es el Señor, lleno de ira. El Señor se venga de los adversarios y guarda rencor a los enemigos. (1,1-2). Sabemos bien que en la reflexión bíblica hay a menudo contradicciones insuperables que debemos tratar de comprender en una lectura global del texto y de acuerdo con la comprensión que tenemos del plan de salvación encarnado en la persona de Jesús.

DONATELLA SCAIOLA

Nacida en Abbiategrasso (Mi) el 23 de junio de 1958 y casada con Marco Bonarini desde 1990. Nombrada el 1º de octubre de 2002 profesora adjunta del Instituto Superior de Catequesis y Espiritualidad Misionera de la Pontificia Universidad Urbaniana. Trasladada el 5 de febrero de 2008 del Instituto Superior de Catequesis y Espiritualidad Misionera a la Facultad de Misionología de la Pontificia Universidad Urbaniana, donde enseña Biblia y Misión. Nombrada el 3 de septiembre de 2008 Profesora Extraordinaria de la Facultad de Misionología de la Pontificia Universidad Urbaniana. Nombrada el 28 de julio de 2012 Profesora Titular de la Facultad de Misionología de la Pontificia Universidad Urbaniana. Desde 2003 forma parte de la redacción de la revista Parole di Vita, de la que fue nombrada directora en 2009. Desde 2005 hasta 2014 formó parte de la redacción de Euntes Docete. Es miembro de la presidencia de la Asociación Bíblica Italiana, y miembro de la Coordinación de Teólogos Italianos, de la Asociación Europea de Estudios Bíblicos y de la Oficina Catequística Nacional - Sector Apostolado Bíblico de la Conferencia Episcopal Italiana. Desde el año académico 2009-2010 es profesora invitada en la Facultad de Teología del Norte de Italia.

Libros publicados

— Donne e violenza nella Scrittura, Edizioni Messaggero Padova, Padova 2016

— Salmi in cammino, Edizioni Messaggero Padova, Padova 2015

— La donna perfetta. Interpretazioni di un poema biblico, EDB, Bologna 2014

— Naum, Abacuc, Sofonia, Edizioni San Paolo, Cinisello Balsamo 2013

— Abdia, Giona, Michea, Edizioni San Paolo, Cinisello Balsamo 2012

— Attorno alla profezia. Alcune sorprendenti figure, Cittadella, Assisi 2012

— I Dodici Profeti: perché «Minori?». Esegesi e teologia, EDB, Bologna 2011

Rut (I Libri Biblici 23), Paoline Editoriale Libri, Milano 2009

— “Servire il Signore”. Linee di una teologia biblica della missione nell’Antico Testamento, Urbaniana University Press, Roma 2008

— Rut, Giuditta, Ester,Edizioni Messaggero Padova, Padova 2006

— "Una cosa ha detto Dio, due ne ho udite". Fenomeni di composizione all'interno del Salterio Masoretico, Urbaniana Press, Roma 2002

 

 

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Giovedì 6 febbraio 2020.

P. Efrem Baldasso ha presieduto l'Eucaristia in cui ha invitato il gruppo dei missionari ad usare la loro forza al servizio della comunità e dei poveri.

La mattina il gruppo ha avuto l'opportunità di conoscere a fondo alcuni luoghi caratteristici della Roma antica, a partire da Piazza Navona e la Fontana del Bernini dei Quattro Fiumi, passando per il Pantheon e il Tempio di Adriano, entrando nelle Gallerie Alberto Sordi e Sarra, rinfrescandosi presso la Fontana di Trevi, e contemplando infine la Chiesa dei Santi Apostoli, le Colonne di Marco Aurelio e Traiano, Piazza Venezia, il Campidoglio e il Palatino.

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Nel pomeriggio l'insegnante e biblista Donatella Scaiola ha mostrato al gruppo le immagini di Dio che spiccano nella figura di Elia, così come la lotta interiore che Giona vive quando Dio mostra il suo volto pieno di misericordia anche ai niniviti.

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Venerdì 7 febbraio 2020.

P. Jacob Ndong'a ha presieduto l'Eucaristia durante la quale ha iniziato la sua riflessione utilizzando l'antifona del primo salmo delle Lodi: "Crea in me, O Dio, un cuore puro, rinnova in me uno spirito saldo" e la ha messa in relazione con tutti i contenuti della settimana, terminando con un invito al gruppo a vivere questo rinnovamento dal di dentro.

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Il mattino, il professore e biblista Antonio Pitta ha sviluppato la figura di Paolo soprattutto nella sua seconda lettera ai Corinzi, quando viveva un momento personale di profonda crisi e quando ha scoperto nella grazia e nello Spirito di Cristo il sostegno per superare la spina che ha contro la carne.

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Nel pomeriggio p. Dietrich Pendawazina ha sviluppato i numeri 26-29 delle Costituzioni. Il n. 26 sottolinea la presenza dello Spirito e la comunione nella vita missionaria. Questa è stata una caratteristica fondamentale del Fondatore e fa parte della nostra metodologia missionaria. Ad esempio, il XIII CG rinnova l'impegno che in ogni comunità ci siano almeno tre missionari. In questi ultimi anni, alcune missioni sono state chiuse affinché questa caratteristica possa essere vissuta.

Il n. 27 spiega la responsabilità del superiore locale nella comunità. Oggi è una grande sfida perché non è facile trovare missionari che assumano questa responsabilità. Richiede la collaborazione di tutti i membri della comunità.

Il n. 28 spiega come esercitare questo servizio di autorità. Richiede il desiderio di camminare insieme e l'importanza di esercitarlo in un costante atteggiamento di discernimento nello Spirito. Rende concreto lo spirito di famiglia che il Fondatore ha voluto all'interno della fraternità, non quello di chi è vigile del resto dei confratelli.

Il n. 29 sviluppa la corresponsabilità dei missionari con il Superiore. Il movimento è reciproco perché tutti sono allo stesso livello. Questo modo di vivere questo servizio aiuta a condividere, a rispettarsi, a collaborare con fiducia e a comunicare. Il beato Allamano ha chiestoai missionari "lo spirito di corpo. L'unione per tutti e tutti per uno [perché] l'unione fa sempre la forza".

Poi c'è stato un momento di sintesi personale di tutto ciò che era stato lavorato durante la settimana. Dopo la condivisione nei gruppi, c'è stato un momento di assemblea che ha aiutato a fare il punto su ciò che ogni missionario stava vivendo in questi giorni.

Poi un gruppo di missionari si è recato alla comunità delle Battistine per condividere l'Eucaristia con loro e per celebrare la festa del loro fondatore, Sant'Alfonso Maria Fusco. La Superiora ha ringraziato il numeroso gruppo di missionari della Consolata per la loro presenza. Infatti, i missionari accompagnano questa comunità da più di sessant'anni.

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La sera la Commissione Animazione ha proiettato il film "Io, loro e Lara" per aumentare la fraternità tra i confratelli.

Sabato, 8 febbraio 2020.

P. Pedro Louro ha presieduto l'Eucaristia, durante la quale ha invitato i missionari ad avere un cuore compassionevole e docile alla saggezza di Dio. Ha ricordato la figura di Santa Giuseppina Bakhita e ha invitati a pregare per tutti coloro che soffrono per il traffico di esseri umani ricordando l'impegno della missionaria della Consolata Eugenia Bonetti e di tutti coloro che lottano per impedire questo abominevole commercio.

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Il resto della mattinata c'è stato tempo per il lavoro personale. Nel pomeriggio il gruppo ha visitato la Mater Amazonia, i Musei Vaticani, la Cappella Sistina e la Basilica di San Pietro. Sono state piè di quattro ore ma tutti ce l’hanno fatta fino alla fine.

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Thursday 6th February 2020.

Father Efrem Baldasso presided over the Eucharist in which he invited the group of missionaries to use their strength for the service of the community and the poor.  

In the morning, the group had the opportunity to explore thoroughly some characteristics of the Ancient Rome, starting from Navona Square and Bernini’s Four Rivers Fountain, passing through the Pantheon and Adriano’s Temple, getting into Alberto Sordi and Sarra’s galleries, refreshing (cooling off) at Trevi Fountain, and lastly contemplating the Holy Apostles Church, Marcus Aurelius and Trojan’s columns, Venice Square, the Capitol and Palatine.  

In the afternoon, the Bible scholar, lecturer Donatella Scaiola showed to the group the images of God that stand out in Prophet Elijah’s figure, as well as the inner struggle Jonah went through when God showed his merciful face to the inhabitants of Nineveh.

Friday 7th February 2020.

Father Jacob Ndong'a presided over the Eucharist during which he centered his reflection on the antiphon of the first Psalm of the Lauds: "Create in me, O God, a pure heart, renew in me a steadfast spirit"; he related it with all the conferences of the week, finishing by inviting the members of the group to live this renewal from within.

In the morning, the Bible scholar, Professor Antonio Pitta developed Paul’s figure mostly in his second letter to Corinthians when he went through a personal moment of a deep crisis and found support in grace and in Christ’ Spirit to overcome the thorn he had against his flesh.

In the afternoon, Father Dietrich Pendawazina talked about numbers 26-29 of the Constitutions. Number 26 stresses the presence of the spirit and communion in missionary life. This has been a fundamental characteristic of the Founder making part of our missionary methodology. For instance, the XIII CG renews the commitment that every community be made at least of three missionaries. In these last years, some missions have been closed so that this characteristic may be applied.

Number 27 explains the local Superior’s responsibility in the community. It is a big challenge today because it is not easy to find missionaries who assume this responsibility. It requires the collaboration of all the members of the community.

Number 28 explains how to exercise this service of authority. It requires the desire of walking together and the importance of exercising authority in a constant attitude of discernment in the Spirit. This is to actualize concretely the family spirit that the Founder wanted within fraternity, not that of someone who watches over the rest of the confreres.

Number 29 develops the co-responsibility of missionaries with the Superior. It is a reciprocal movement because all members are at the same level. This way of living this service helps to share, to respect each other, to collaborate with trust and to communicate. Blessed Allamano asked the missionaries to live "the spirit of the body: Unity for all and all for one [because] union is always strength".

There was then a moment of personal synthesis of everything that was done during the week. After groups’ sharing, there was a moment for the General assembly that helped to highlight points on whatever every missionary was experiencing (living) in those days.

Thereafter, a group of missionaries went to the Baptistain (Battistine) community to participate in the Eucharist with them and celebrate the feast of their Founder, Saint Alfonso Maria Fusco. The Superior thanked the large group of Consolata Missionaries for their presence. In fact, the missionaries accompany this community for more than sixty years.

In the evening, the Animation commission projected the movie "Io, loro e Lara" (“I, Them and Lara”), an occasion of building fraternity among confreres.

Saturday 8th February 2020.

Fr. Pedro Louro presided over the Eucharistic celebration during which he invited missionaries to have a compassionate and docile heart for God’s wisdom. He reminded the figure of Saint Josephine Bakhita (Memorial of the day) and invited the community to pray for all victims of human beings’ traffic, remembering the commitment of Eugenia Bonetti, the Consolata missionary, and all those who fight to prevent this abominable trade.

The rest of the morning was left to personal work. In the afternoon, the group visited Mater Amazonia, the Vatican Museum, the Sistine Chapel and Saint Peter Basilica. It was a four hours visit but everyone did it up to the end.

  

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Jueves, 06 de febrero de 2020.

El p. Efrem Baldasso ha presidido la eucaristía en la que invitó al grupo de misioneros a utilizar el poder al servicio de la comunidad y de los pobres. también hizo un llamamiento al testimonio que los misioneros dan con su estilo de vida, sabiendo vivir en la fe las dificultades de los distintos lugares donde cada uno es enviado.

Por la mañana, el grupo tuvo la oportunidad de conocer en profundidad algunos lugares característicos de la Roma Antigua comenzando por la Plaza Navona y la fuente de Bernini de los cuatro ríos, pasando por el Panteón y el Templo de Adriano, entrando en las Galerías Alberto Sordi y Sarra, refrescándose junto a la Fuente de Trevi, para terminar, contemplando la iglesia de los Santos Apóstoles, las Columnas de Marco Aurelio y Trajano, las plazas Venecia y Campidoglio y el Palatino.

Por la tarde, la profesora y biblista Donatella Scaiola descubrió al grupo las imágenes de Dios que sobresalen en la figura de Elías, así como la lucha interna que vive Jonás cuando Dios muestra su rostro lleno de misericordia también ante los ninivitas.

Viernes, 07 de febrero de 2020.

El p. Jacob Ndong’a ha presidido la eucaristía durante la cual ha comenzado su reflexión a partir de la antífona del primer salmo de Laudes: “Oh Dios, crea en mí un corazón puro, renueva por dentro con espíritu firme” y la ha puesto en relación con todos los contenidos de la semana para finalizar haciendo una invitación al grupo a vivir esta renovación desde el interior.

Por la mañana, el profesor y biblista Antonio Pitta ha desarrollado la figura de Pablo especialmente en su segunda carta a los Corintios cuando vivía un momento personal de crisis profunda y cuando descubre en la gracia y el Espíritu de Cristo los apoyos para sobrellevar la espina que tiene contra la carne.

Por la tarde, el p. Dietrich Pendawazina ha desarrollado los números 26-29 de las Constituciones. El n.26 subraya la presencia del Espíritu y de la comunión en la vida misionera. Ésta ha sido una característica fundamental del Fundador y forma parte de nuestra metodología misionera. Por ejemplo, el XIII CG renueva el compromiso que en cada comunidad haya al menos tres misioneros. Durante estos últimos años, algunas misiones han sido cerradas para que esta característica sea vivida.

El n.27 explica la responsabilidad del superior local en la comunidad. Es un gran desafío en la actualidad porque no es fácil encontrar a los misioneros que asuman esta responsabilidad. Exige la colaboración de todos los miembros de la comunidad.

El n.28 expone cómo ejercitar este servicio de la autoridad. Exige las ganas de caminar juntos, así como la importancia de ejercitarlo en actitud constante de discernimiento en el Espíritu. Concreta el espíritu de familia que quería el Fundador dentro de la fraternidad, no de alguien que vigila al resto de la comunidad.

El n.29 desarrolla la corresponsabilidad de los misioneros con el superior. El movimiento es recíproco porque todos están en el mismo nivel. Esta forma de vivir este servicio ayuda a compartir, al respeto entre todos, a colaborar con confianza y a la comunicación. El Beato Allamano pedía un “espíritu de cuerpo. La unión de todos y que todos seamos uno [porque] la unión hace siempre la fuerza”.

Después, ha habido un tiempo de síntesis personal de todo lo trabajado durante la semana. A continuación, tras el compartir en los grupos, ha habido un momento de Asamblea que ha ayudado a tomar el puso de lo que está viviendo cada misionero durante estos días.

A continuación, un grupo de los misioneros ha ido a la comunidad de las Batistinas para compartir la eucaristía con ellas y celebrar la fiesta de su fundador, San Alfonso María Fusco. La superiora ha agradecido la presencia del nutrido grupo de misioneros de la Consolata porque hace ya más de sesenta años que los misioneros acompañan esta comunidad.

Por la noche, la comisión de Animación ha propuesto la película “Io, loro e Lara” para disfrutar de un momento de gratuidad en fraternidad.

Sábado, 08 de febrero de 2020.

El p. Pedro Louro ha presidido la eucaristía durante la cual ha invitado a los misioneros a tener un corazón compasivo y dócil a la sabiduría de Dios. Así como ha recordado la figura de Santa Josefina Bakhita y ha invitado a orar por todos los que sufren la trata de seres humanos y ha recordado el compromiso de la misionera de la Consolata Eugenia Bonetti y de todos los que luchan para impedir este abominable comercio.

EL resto de la mañana, ha habido un tiempo de trabajo personal. Por la tarde, el grupo ha visitado Mater Amazonia, los Museos Vaticanos, la Capilla Sixtina y la Basílica de San Pedro. Han sido más de cuatro horas pero todos han llegado hasta el final.

 

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Jeudi le 6 février 2020.

Le Père Efrem Baldasso a présidé l’Eucharistie dans laquelle in a invité le groupe de missionnaires à utiliser leur force pour le service de la communauté et des pauvres.  

Le matin, le groupe a eu l’opportunité d’explorer à fond quelques lieux caractéristiques de la Rome antique, à partir de la Place Navona et la Fontaine de Quatre Rivières de Bernini, passant par le Panthéon et le Temple d’Adrien, en entrant dans les Galléries Alberto Sordi et Sarra, se rafraichissant à la Fontaine de Trevi, contemplant enfin l’Eglise de Saints Apôtres, la Colonne de Marc Aurèle et Trajan, la Place Vénice, le Capitole et le Palatin.

Dans l’après-midi, le professeur bibliste Donatella Scaiola a montré au groupe les images de Dieu qui se démarquent dans la figure d’Elie, ainsi que la lutte intérieure que vit Jonas quand Dieu montre sa face pleine de miséricorde même aux Ninivites.

Vendredi 7 février 2020.

Le Père Jacob Ndong'a a présidé l’Eucharistie pendant laquelle il a inauguré sa réflexion en utilisant la réponse (antiphone) du premier Psaume des Laudes: "Crée en moi un cœur pur, O mon Dieu, et renouvelle en moi un esprit inébranlable" qu’il a mis en relation avec tous les enseignements de la semaine, terminant par une interpellation au groupe de vivre ce renouvellement de l’intérieur.

Le matin, le professeur bibliste Antonio Pitta a développé la figure de Paul, notamment sur sa seconde lettre aux Corinthiens quand il vivait un moment personnel de crise profonde et quand il a découvert le soutien dans la grâce et dans l’Esprit du Christ afin de vaincre l’épine contre son corps.

Les après-midis, le Père Dietrich Pendawazina a développé les numéros 26-29 des Constitutions. Le n. 26 souligne la présence de l’Esprit et la communion dans la vie missionnaire. Ceci était une caractéristique fondamentale du Fondateur et fait partie de notre méthodologie missionnaire. Par exemple, le XIII CG renouvelle l’engagement selon lequel toute communauté soit faite d’au moins trois missionnaires. Dans ces dernières années, certaines missions ont été fermées afin que cette caractéristique soit vécue.

Le n. 27 explique la responsabilité du Supérieur local dans la communauté. Aujourd’hui c’est un grand défi parce qu’il n’est pas facile de trouver des missionnaires qui assument cette responsabilité. Cela demande une collaboration de tous les membres de la communauté.

Le n. 28 explique comment exercer le service d’autorité. Cela requiert le désir de marcher ensemble et l’importance d’exercer cette autorité dans une attitude constante de discernement dans l’Esprit afin de rendre concret l’esprit de famille que le Fondateur a voulu à l’intérieur de la fraternité, pas celui dans lequel quelqu’un fait la surveillant du reste des confrères.

Le n. 29 développe la coresponsabilité des missionnaires avec le Supérieur. Le mouvement est réciproque parce que tous sont au même niveau. Cette manière de vivre ce service aide à partager, à se respecter, à collaborer avec confiance et à communiquer. Le Bienheureux Allamano a demandé aux missionnaires "l’esprit du corps. L'union pour tous et tous pour un [parce que] l'union fait toujours la force".

Puis, c’était un moment de synthèse personnelle de tout ce qui a été travaillé pendant la semaine. Après le partage dans les groupes, il eût un moment d’assemblée qui a aidé à faire une mise au point sur ce que chacun des missionnaires a vécu pendant ces jours.

Par après, un groupe de missionnaires est partie à la communauté des Baptistines pour participer à l’Eucharistie avec elles et célébrer la fête de leur Fondateur, Saint Alphonse Marie Fusco. La Supérieure a remercié le large groupe de missionnaires de Consolata pour leur présence. En fait, les missionnaires accompagnent cette communauté depuis plus de soixante ans.

Le soir, la Commission d’Animation a projeté le film "Io, loro e Lara" (“Moi, Eux et Lara”) pour faire croître la fraternité parmi les confrères.

Samedi le 8 février 2020.

Le Père Pedro Louro a présidé l’Eucharistie durant laquelle il a invité les missionnaires d’avoir un cœur compassionné et docile à la sagesse de Dieu. Il a rappelé la figure de Sainte Joséphine Bakhita et a invité à prier pour tous ceux qui souffrent pour le trafic des êtres humains, rappelant en particulier l’engagement d’Eugénie Bonetti, missionnaire de la Consolata, et de tous ceux qui luttent pour empêcher ce commerce abominable.

Le reste de la matinée a été dédié pour le travail personnel. L’après-midi, le groupe a visité Mater Amazonia, les musées du Vatican, la Chapelle Sixtine et la Basilique Saint Pierre. Quatre heures se sont écoulées pour effectuer cette visite mais tout le monde l’a fait jusqu’au bout.

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Mercoledì 5 febbraio 2020.

Durante la preghiera delle Lodi, p. Efrem Baldasso ha sviluppato tre numeri delle Costituzioni. Il n. 23 traccia lo sviluppo storico e geografico dell'Istituto. C'è stata una progressione dalla nascita regionale al presente interculturale. Questo numero sottolinea anche la necessità di un percorso formativo perché lo shock culturale è vissuto sia da chi riceve il missionario che da chi si reca in un'altra cultura. Questo è il cosiddetto processo di acculturazione. In questo senso, la ricerca dell'unità è un bene prezioso che si realizza attraverso la comunione (che non è uniformità) e le caratteristiche che le Costituzioni hanno già evidenziato nei numeri precedenti.

Il n. 24 riprende il fatto che la comunità è costituita da comunità pastorali, di animazione e formazione... secondo le attività sopra descritte. Queste comunità sono eterogenee per le diverse provenienze culturali dei membri, ma anche per le differenze di età e per gli accenti di formazione vissuti nelle varie tappe dell'Istituto. Vivere e lavorare insieme è un valore prezioso dell'Istituto.

Il n. 25 sottolinea il ritmo di vita della comunità che deve armonizzare consacrazione e missione. La riconciliazione di queste due caratteristiche non è sempre facile, ma è fondamentale mantenere quella "giovinezza di spirito" che rinnova ogni momento esistenziale del missionario. Per fare questo è importante fare riferimento allo stile di vita comunitario dell'Istituto e allo stile del luogo in cui la comunità è inserita.

La mattina, la signora Rosanna Virgili, dottoressa in scienze bibliche e docente da più di vent'anni, ha sviluppato il tema dell'amore e dell'amicizia nella Bibbia, coinvolgendo i missionari con le sue domande sulle sfide attuali della Chiesa nel campo delle relazioni interpersonali e sulle prospettive bibliche dell'amore e dell'amicizia.

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Nel pomeriggio, ci sono stati due momenti: uno di lavoro personale e l'altro di condivisione in gruppi del materiale offerto al mattino.

Alla fine della giornata, monsignor Diamantino Guapo Antunes, vescovo di Tete (Mozambico), ha presieduto l'Eucaristia in cui ha invitato i missionari non solo a fare una sintesi personale, ma anche a guardare gli altri con un occhio diverso. In questo modo si potrà rimuovere i pregiudizi e vedere gli altri con gli occhi della fede, permettendo loro di fare miracoli come Gesù. Ha poi condiviso la realtà della sua diocesi che è estesa come un terzo dell'Italia e con molte sfide missionarie.

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Wednesday 5th February 2020.

During the prayer of the Lauds, Fr. Efrem Baldasso developed three numbers of the Constitutions. Number 23 draws the historical and geographical development of the Institute. It was a gradual progression from regional born members to the present wider intercultural community. This article stresses also the necessity of a formative itinerary so that the cultural shock may be lived both by the one who receives and the one who goes into another culture. This is the so called process of acculturation. In this sense, the search for unity is a precious good which is realized through communion (that is not uniformity) and the characteristics that the Constitutions have already highlighted in previous numbers.

Number 24 stresses the fact that the community is made up of pastoral community, animation and formation... according to the activities described above. These communities are heterogeneous for diverse cultural backgrounds of the members, but also for the difference of age and for the accents of formation lived in different stages of the Institute. To live and work together is a precious value of the Institute.

Number 25 underlines the community rhythm of life which must harmonize consecration and mission. The reconciliation of these two characteristics is not always easy, but it is fundamental to maintain this "youthfulness of the spirit" that renews every existential moment of the missionary. To do this, it’s important to refer to the community life style of the Institute and the style of the place in which the community is inserted.

In the morning, Mrs. Rosanna Virgili, PhD in biblical sciences and professor for more than twenty years, developed the theme of love and friendship in the Bible, involving missionaries with her questions on the present challenges of the Church on the fields of interpersonal relationship and biblical perspectives of love and friendship.

In the afternoon, there were two moments: one of personal work and the other of sharing in groups from materials offered in the morning.

At the end of the day, Mgr. Diamantino Guapo Antunes, Bishop of Tete in Mozambique, presided over the Eucharist in which he invited missionaries not only to make a personal synthesis, but also to look at others with a different eye. In this way prejudices can be overcome so that we may see the others with the eyes of faith, allowing them to do miracles like Jesus. He then shared the reality of his diocese whose area would be the equivalent of one third of Italy, with many missionary challenges.

 

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Miércoles, 05 de febrero de 2020.

Durante la oración de las Laudes, el p. Efrem Baldasso ha desarrollado tres números de las Constituciones. El n.23 traza el desarrollo histórico y geográfico del Instituto. Ha habido una progresión que va desde el nacimiento regional hasta el presente intercultural. Este número también esboza la necesidad de un camino formativo porque el choque cultural lo vive tanto el que recibe al misionero como el misionero que va a otra cultura. Es el llamado proceso de aculturación. En ese sentido, la búsqueda de la unidad es un bien precioso que se alcanza a través de la comunión (que no es uniformidad) y de las características que las Constituciones ya han señalado en los números precedentes.

EL n.24 retoma que la comunidad se concretiza en comunidades pastorales, de animación, formativas… según las actividades que han sido descritas precedentemente. Estas comunidades son heterogéneas por las distintas procedencias culturales de los miembros, pero también por las diferencias de edad y de acentos formativos vividos en las distintas etapas del Instituto. Vivir y trabajar juntos es un valor precioso del Instituto.

El n.25 pone el acento en el ritmo de vida de la comunidad que tiene que armonizar consagración y misión. La conciliación de estas dos características no es siempre sencilla, pero es fundamental para mantener esa “juventud del espíritu” que renueva cada momento existencial del misionero. Para ello, es importante hacer referencia al estilo de vida comunitaria del Instituto y al estilo del lugar donde la comunidad está insertada.

Por la mañana, la Señora Rosanna Virgili, doctora en Ciencias Bíblicas y docente desde hace más de veinte años, ha desarrollado el tema del amor y la amistad en la Biblia suscitando la participación de los misioneros con sus preguntas sobre los retos actuales de la Iglesia en el campo de las relaciones interpersonales y las perspectivas bíblicas del amor y la amistad.

Por la tarde, ha habido dos momentos: uno, de trabajo personal y otro, de compartir en grupos sobre el material ofrecido por la mañana.

Al final del día, Monseñor Diamantino Guapo Antunes, obispo de Tete (Mozambique), ha presidido la eucaristía en la que ha invitado a los misioneros a no solamente hacer una síntesis personal sino a mirar también con otra mirada a los otros. De esta forma, podremos quitar prejuicios y ver a los otros con los ojos de la fe, permitiéndoles hacer milagros como Jesús. Luego, ha compartido la realidad de su diócesis que es extensa como un tercio de Italia y con muchos desafíos misioneros.

  

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Quarta-feira, 5 de fevereiro 2020

Durante a oração de Laudes, o padre Efrem Baldasso desenvolveu três números das Constituições. O nº 23 traça o desenvolvimento histórico e geográfico do Instituto. Tem havido uma progressão desde o seu nascimento, regional, até ao momento presente, intercultural. Este número sublinha também a necessidade de um caminho formativo, porque o choque cultural é vivido tanto por aqueles que recebem o missionário como por aqueles que partem para outra cultura. Este é o chamado processo de aculturação. Neste sentido, a busca da unidade é um bem precioso que se realiza através da comunhão (que não é uniformidade) e as características que as Constituições já destacaram nos números anteriores.

O nº 24 retoma o facto de a comunidade ser constituída por comunidades pastorais, de animação e de formação... de acordo com as atividades acima descritas. Estas comunidades são heterogêneas, por conta das diferentes culturas dos seus membros, mas também devido às diferenças de idade e aos processos formativos vividos nas diversas etapas do Instituto. Viver e trabalhar juntos é um valor precioso do Instituto.

O nº 25 enfatiza o ritmo de vida da comunidade que deve harmonizar consagração e missão. A reconciliação destas duas características nem sempre é fácil, mas é fundamental manter aquela "juventude de espírito" que renova cada momento existencial do missionário. Como tal, é importante fazer referência ao estilo de vida comunitário do Instituto e ao contexto do lugar onde a comunidade se insere.

Pela manhã, Rosanna Virgili, doutora em ciências bíblicas e professora há mais de vinte anos, desenvolveu o tema do amor e da amizade na Bíblia, dando oportunidade aos missionários a fazerem sobre os desafios atuais da Igreja no campo das relações interpessoais e as perspetivas bíblicas do amor e da amizade.

Na parte da tarde, houve dois momentos: um de trabalho pessoal e outro de partilha em grupo do material e reflexão deixado pela manhã.

Ao terminar o dia, Dom Diamantino Guapo Antunes, Bispo de Tete (Moçambique), presidiu à Eucaristia e, na homilia, convidou os missionários não só a fazerem uma síntese pessoal, mas também a olharem para os outros com um olhar diferente. Desta forma, os preconceitos podem ser removidos e outros podem ser vistos com os olhos da fé, permitindo-lhes fazerem milagres como Jesus. Depois, partilhou a realidade da sua diocese que é tão extensa como um terço da Itália e com grandes desafios missionários.

 

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Mercredi 5 février 2020.

Durant la prière des Laudes, le Père Efrem Baldasso a développé trois numéros des Constitutions. Le n. 23 trace la croissance historique et géographique de l’Institut. C'était une progression de la naissance régionale à la présente communauté interculturelle. Cet article souligne aussi la nécessité d’un itinéraire formatif pour que le choc culturel soit vécu et par celui qui reçoit le missionnaire et par celui qui va dans une autre culture. Ceci est, pour ainsi dire, un processus d’acculturation. En ce sens, la recherche de l’unité est un bien précieux qui se réalise à travers la communion (qui n’est pas uniformité) et les caractéristiques que les Constitutions ont déjà mis en évidence dans les numéros précédents.

Le n. 24 reprend le fait que la communauté est constituée de la communauté pastorale, de l’animation et formation... selon les activités décrites ci-dessus. Ces communautés sont hétérogènes à cause de diverse provenance culturelle des membres, mais aussi la différence d’âge ainsi que les accents de formation vécus dans les différentes étapes de l’Institut. Vivre et travailler ensemble est une valeur précieuse de l’Institut.

Le n. 25 souligne le rythme de la vie communautaire qui doit harmoniser la consécration et la mission. La réconciliation de ces deux caractéristiques n’est pas toujours facile, mais il est fondamental de maintenir cette "jeunesse d’esprit" qui renouvelle chaque moment existentiel du missionnaire. Pour faire cela, il est important de faire référence au style de vie communautaire de l’Institut et au style du lieu où la communauté est insérée.

Le matin, Mme Rosanna Virgili, Doctoresse en Science biblique et professeur de plus d’une vingtaine d’années, a développé le thème de l'amour et l'amitié dans la Bible, impliquant les missionnaires avec ses questions sur les défis actuels de l’Eglise dans le domaine des relations interpersonnelles et des perspectives bibliques sur l’amour et de l’amitié.

Dans l’après-midi, il y a eu deux moments: un moment de travail personnel et un autre de partage en groupes partant du matériel offert le matin.

A la fin de la journée, Mgr Diamantino Guapo Antunes, Evêque de Tete au Mozambique, a présidé l’Eucharistie où il a invité les missionnaires non seulement de faire une synthèse personnelle, mais aussi de regarder les autres avec un regard différent. De cette façon, on peut se débarrasser des préjugés afin de voir les autres avec des yeux de la foi, leur permettant de faire des miracles comme Jésus. Il a ensuite partagé la réalité de son diocèse dont l’extension représenterait un tiers de l’étendue d’Italie, avec beaucoup de défis missionnaires.

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Matteo Crimella, dottore in scienze bibliche della Diocesi di Milano, ci fa avvicinare a uno strumento narrativo che è proprio ed esclusivo del vangelo di Luca conosciuto con il nome di “triangolo drammatico”. Con queste narrazioni Luca vuole aiutare la comunità cristiana nella sua necessaria identificazione con il progetto e la persona di Gesù descrivendo il conflitto o l’antitesi che si crea fra due personaggi che alla fine è risolto da un terzo personaggio che interviene nella narrazione (cf. Matteo Crimella, Con me in paradiso! Sette meditazioni sul vangelo di Luca, 2012, Fondazione Terra Santa, Milano).

I punti centrali... 

Tutto l'intervento...

Anche noi come credenti in Cristo possiamo avvicinarci a questi testi, che Luca scrive per la sua comunità, con la stessa intenzione e intuizione: dalla narrazione ricevere una rivelazione del cuore profondo di Dio che poi ci obbliga a una identificazione completa o parziale con qualcuno di questi personaggi identificazione che apre all’esperienza di Gesù come Signore e come salvatore della nostra vita. Lo scopo del vangelo di fatto è proprio questo: l’annuncio che ha come finalità far crescere nella fede nella persona di Gesù e diventare discepoli.

Nella nostra vita, con qualche anno di esperienza nel ministero e nella pastorale, sappiamo che questo processo non è mai concluso perché le ferite e le situazioni che abbiamo vissuto devono portarci una progressiva maturazione nel nostro discepolato. Se abbiamo raggiunto la consapevolezza che tante cose, magari vissute con vigore in gioventù, diventano pesanti e più difficili, la “seconda vocazione” deve aiutarci a vedere il “bisogno assoluto di Dio”, magari detto con un linguaggio più semplice, meno ingenuo, più attento ai bisogni della comunità concreta e sostenuto da una testimonianza più solida ma chiaramente fondato nell’esperienza di Cristo conosciuto e familiare nella Parola di Dio. (cf. RENÉ VOILLAUME, La seconda chiamata. Il coraggio della fragilità, 2007, Ed Monti)

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Sono sette i triangoli drammatici narrati nel vangelo di Luca:

1.      7,36-50. Simone, la peccatrice e Gesú.

2.      10,25-37. Sacerdote+Levita, Samaritano e L’uomo assaltato dai briganti

3.      10,38-42. Marta, Maria e Gesú.

4.      15,11-32. I due figli del padre misericordioso e il padre misericordioso.

5.      16,19-31. Il ricco, il povero e il padre Abramo.

6.      18,9-14. Il fariseo e il pubblicano nel tempio e Dio

7.      23,39-43. I due crocifissi e Gesù.

Il triangolo del Buon Samaritano

Possiamo identificare almeno tre letture diverse nella storia della chiesa di questo testo biblico e della bibbia in generale. Ogni lettura è legittima, mette in evidenza alcuni aspetti ed è povera in altri. Tutte fanno parte della tradizione della chiesa che, in modo diverso, apportano alla conoscenza e alla sequela di Cristo.

1.                  Lettura allegorica (secolo II-XVIII) che tratta di dimenticare in ogni personaggio del testo biblico una allegoria che fa riferimento alla vita cristiana in modo tale che, in questo caso, l’uomo è Adamo, Gerusalemme è il paradiso, Gerico è il mondo, le ferite sono il peccato, l’olio e il vino sono i sacramenti, la locanda è la chiesa, il samaritano è Gesù, il ritorno la “parusia” etc... È una lettura che aiuta ad approfondire in modo significativo il valore del testo biblico però finisce per dimenticare l’insegnamento che l’evangelista pretende comunicare per mezzo di questo.

2.                  Lettura contestuale (secolo XIX e XX). Recupera i contesti geografici, storici, culturali che sono dietro ogni narrazione in modo tale che si capisce perché un uomo scendeva da Gerusalemme a Gerico (una pendente molto pronunciata) e perché in quella zona si può essere facile preda dei banditi (una valle stretta e isolata), perché il sacerdote e il levita tirano dritti (le norme della purezza rituale che li rende impuri se toccano il sangue di un ferito o peggio un morto). Questa lettura punto tutto sull’esemplarità del samaritano con il pericolo di farne una lettura moralistica che non dice perché per noi credenti e importante lo stile morale di questo viandante che ha il coraggio di avvicinarsi a un uomo che, denudato dai banditi, aveva perso anche la sua identità (senza vestiti è impossibile riconoscere di chi si tratta, la sua estrazione sociale, la sua orientazione religiosa, la sua etnia di appartenenza).

3.                  Lettura Narrativa (ultimi 20 anni). Cerca di scoprire il significato profondo della narrazione che Luca realizza, che insegnamento vuole trasmettere l’evangelista alla sua comunità. È qua che si scopre il triangolo drammatico fatto da una parte del binomio sacerdote-levita, dall’altro dal Buon Samaritano e dalla terza persona dalla cui prospettiva è condotta tutta la narrazione che, in questo caso, non è Gesù ma la persona ferita. Di fatto tutto quel che si narra si dice così come è visto dagli occhi della persona vittima dell’assalto: è lui che vede il sacerdote-levita tirare dritto, senza saperne i motivi che non sono narrati, è lui che vede tutto quel che fa il samaritano per salvarlo (espresso dai numerosi verbi che si utilizzano per descrivere l’azione di questa persona compassionevole). La domanda finale di Gesù “chi di questi è stato prossimo” ci fa allora capire che se siamo capaci di vivere nella nostra vita l’esperienza di colui che è stato salvato anche noi possiamo diventare per i nostri fratelli fonte di salvezza, possiamo farci prossimi se scopriamo che Dio, nella persona di Gesù e nella persona di tutti coloro che hanno avuto un luogo importante nella nostra storia personale, si è fatto prossimo anche per insegnarci a farci prossimi.

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Appunti su altri triangoli drammatici di luca

Marta e Maria (10,38-42)

Parlare di contrapposizione fra vita attiva e contemplativa è conseguenza di una falsa lettura di questo testo. In realtà Marta riceve in casa Gesù compiendo il dovere sacro dell’ospitalità e Maria, questo è un elemento in dissonanza con la cultura del tempo, si siede ai piedi di Gesù. Sedersi ai piedi è lo stesso di assumere un atteggiamento di discepolo (cf Atti 22,3 Paolo seduto ai piedi di Gamaliele, suo discepolo).

Marta vive la diaconia (servizio) e Gesù insegna a capire che la diaconia, se non accompagnata dal discepolato, smette di essere diaconia e si trasforma in affanno e agitazione perché perde di vista Gesù che è la parte buona, non la migliore, che sceglie Mara (come la terra buona che fa fruttificare il seme).

In questo testo Gesù non è mai chiamato per nome ma sempre con il termine più alto e pasquale di “Signore” proprio per aiutarci a capire che, per trovare il signore risorto, come cristiani dobbiamo cominciare dall’ascolto e dal discepolato che è l’unica porta di accesso a una diaconia che sia veramente servizio e non agitazione.

La parabola dei due figli (Lc 15)

Il versetto 17 è quello da interpretare correttamente per capire il significato profondo della narrazione di San Luca. È quello che ci fa vedere che il figlio minore non è affatto convertito ma sta cercando di ritornare dal padre come impiegato con salario che permettesse risolvere la sua situazione economica. Non capisce che nella sua casa lo stanno aspettando per restaurare una relazione non economica ma figliale. È lo stesso problema del figlio maggiore che, senza abbandonare la casa, ci lavora come uno schiavo: “ti ho sempre servito”. Uno si perde fuori casa (come la pecora smarrita, la prima parabola del cap 15) e l’altro si perde in casa (come la moneta persa, seconda parabola di questo capitolo).

Vale la pena sottolineare che i destinatari di questo racconto sono gli scribi e farisei (che si perdono in casa) e allo stesso tempo i pubblicani e i peccatori (che si perdono fuori casa). la risposta é la stessa per tutte le situazioni, ed è la festa che ristabilisce la gratuità e la relazione profonda fra il padre e le persone/cose che si sono perse.

Il due crocifissi con Gesù (23,39-43)

In questo caso i due ladri rappresentano la diversa percezione della relazione con Dio davanti alla peggiore sconfitta dell’uomo, la morte. si passa dall’insulto alla invocazione e in mezzo c’è la presa di coscienza del gesto di solidarietà rappresentato il Cristo crocefisso che assume su di se il peccato degli ingiusti “padre, perdonali”.

La peccatrice e Simone (7,36-50)

I due personaggi sono in Fariseo (solo alla fine si rivela il nome, Simone) che invita Gesù a casa sua ma poi dimentica l’osservanza dei riti propri dell’ospitalità giudaica: le abluzioni, il bacio dell’accoglienza e il profumo sul capo. L’altro personaggio è una donna peccatrice della quale non si dice il peccato, la tradizione ha fatto di lei una prostituta. Questa non ha mai un nome e compie esistenzialmente con il dovere dell’ospitalità: lava i piedi con le lacrime, li bacia e li cosparge con un profumo.

Gesù mette l’accento sulla povera ospitalità di Simone e la profonda ospitalità della peccatrice di cui poi si dice che i suoi peccati saranno perdonati perché ha molto amato mettendo in gioco nella vita della peccatrice anonima (e quindi modello di ogni cristiano) il circolo virtuoso che si produce fra peccato e amore.

MATTEO CRIMELLA

MATTEO CRIMELLA è nato nel 1969. Dal 1994 è presbitero della Chiesa di Milano. Nel 2003 ha conseguito la licenza in Sacra Scrittura e Archeologia e nel 2009 il dottorato in Scienze Bibliche presso l'Ecole Biblique et Archéologique Française di Gerusalemme con una tesi sul vangelo di Luca. Insegna Sacra Scrittura presso la Facoltà Teologica dell'Italia Settentrionale di Milano, l'Istituto Superiore di Scienze Religiose di Milano, lo Studio Teologico del Pontificio Istituto Missioni Estere di Monza e l'Istituto Superiore di Scienze Religiose di Alessandria, dove è docente stabile. È membro della Studiorum Novi Testamenti Societas. Vive presso una parrocchia di Milano e all’attività scientifica affianca l’attività pastorale. 

Libri pubblicati.

— Marta, Marta! Quattro esempi di «triangolo drammatico» nel «grande viaggio» di Luca (Studi e ricerche. Sezione biblica), Cittadella, Assisi 2009, pp. 523.

— Il rotolo di Rut. La famiglia, il lavoro, la speranza, In dialogo, Milano 2011, pp. 112.

— Con me, in paradiso! Sette meditazioni sul vangelo di Luca (Marana tha 4), Edizioni Terra Santa, Milano 2012, pp. 116.

— La tua fede ti ha salvato. Pagine di Marco nell’Anno della fede, In dialogo, Milano 2012, pp. 106.

— Il pane della salvezza, In dialogo, Milano 2014, pp. 96.

— L’abbraccio del Padre. La misericordia nel Vangelo di Luca, In dialogo, Milano 2015, pp. 124.

— Luca. Introduzione, traduzione e commento (Nuova versione della Bibbia dai testi antichi 39), San Paolo, Cinisello Balsamo (MI) 2015, pp. 388.

— Le mani vuote. Ricchezza e povertà nel Vangelo di Luca (Meditazioni), Dehoniane, Bologna 2016, pp. 79.

— «E uscì a seminare». Parlare in parabole, In dialogo, Milano 2016, pp. 112.

— Né sacca, né denaro. La sezione dei pani nel racconto di Marco (Spiritualità del nostro tempo. Terza serie), Cittadella, Assisi 2019, pp. 180.

— Padre nostro, San Paolo, Cinisello Balsamo (MI) 2020, pp. 126.

 

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Identifying oneself with Christ through the Word of God

Matteo Crimella, a priest from the Diocese of Milan, PhD in biblical sciences, has presented to the Jubilee candidates a narrative instrument peculiar to the Gospel of Luke known as the “dramatic triangle”. With such narratives, Luke wants to help the Christian community in its necessary identification with Christ’s project and person, describing the conflict or rather the antithesis opposing two characters and requiring at the end a third character who intervenes in the narrative as a judge to settle the matter (cf. Matteo Crimella, Con me in paradiso! Seven meditations on the Gospel of Luke, 2012, Foundation Terra Santa, Milano).

As believers in Christ, we can get closer to these texts written by Luke for his community, with the same intention and intuition: from the narratives, we can get a revelation of the depth of God’s heart which then compels us to either a complete or a partial identification with one of these characters; an identification that opens us to the experience of Jesus as Lord and Savior of our life. The purpose of the Gospel is actually this: the announcement whose aim is growing up in faith with regard to the person of Jesus and to become his disciples.

In our life, having spent some years of experience in ministry and pastoral, we know that this process is never concluded because the wounds and difficult situations we’ve gone through have led us to a progressive maturity in our discipleship. If we’ve grown in the awareness that many things, maybe lived in the past with strength and youthfulness, have rather become heavier and more difficult now, we therefore long for the “second call” that would help us to see “the absolute need of God”, maybe expressed in a much simple language, less naive, more careful to the needs of the real / concrete community and sustained by a more solid testimony but clearly grounded on the experience of the known Christ and familiar to the Word of God. (cf. RENÉ VOILLAUME, ‘The second call. The courage of fragility.’ – La seconda chiamata. Il coraggio della fragilità, 2007, Ed Monti)

There are seven ‘dramatic triangle narratives’ in Luke’s Gospel:

1.        7,36-50. Simon, the sinful woman and Jesus.

2.        10,25-37. Priest + Levite, the good Samaritan and the man assaulted by robbers

3.        10,38-42. Martha, Mary and Jesus.

4.        15,11-32. The 2 sons of the father (the elder in the house and the younger out) and the merciful father.

5.        16,19-31. The rich, the poor and father Abraham.

6.        18,9-14. The Pharisee and the publican in the temple, and God.

7.        23,39-43. The 2 crucified thieves and Jesus.

The triangle of the Good Samaritan

We can sort out at least three different readings of this biblical text and of the whole Bible in general, in the (exegetical) history of the Church. Each reading is legitimate, highlighting some aspects and leaving aside some other (impoverishing them). All of them are part and parcel of the Church tradition, and in different ways, bring forth to the knowledge and the following of Christ.

1.                  Allegorical Reading (Century II-XVIII) tends to ignore in any character of the biblical text, an allegory that refers to Christian life, such that in this case, the man would be considered Adam, Jerusalem is the paradise, Jericho is the world, wounds are sins, the oil and wine are sacraments, the inn is the church, the Samaritan is Jesus, his return is the ‘Parousia’, etc. This is a reading that helps one to deepen in a significant way the value of the biblical text; however, it ends up forgetting the teaching that the evangelist claims to communicate through (by means of) this text.

2.                  Contextual Reading (Century XIX e XX). It recovers the geographical, historical and cultural contexts that are behind any narrative so as one understands that a man went down from Jerusalem to Jericho (a much pronounced pendant); why in that area one could be easily prey for robbers (a tight and isolated valley), why the priest and the Levite go straight (norms of ritual purity; they would be rendered impure, should they touch the blood of a wounded person and worse, a dead one). This reading points all to the example given by the Samaritan with the danger of making it a moralistic reading that does not say why is it important for us believers to follow the style of this wayfarer, who had the courage to get closer to a man stripped by robbers, lost even his identity (without clothes it was impossible to recognize with whom one dealt, what was his social status, his religious orientation, his ethnic group of belonging).

3.                  Narrative Reading (20 last years). It tries to find out the deep meaning of the Luke’s narrative, the teaching that the evangelist wants to transmit to his community. And it’s here that the dramatic triangle is found; it is made on one side of the couple Priest-Levite, and on the other side, of the Good Samaritan; and the third character from whose perspective the whole narrative is conducted, and in this case, it is not Jesus but the wounded person. In fact, all that is told in this story is so said from the eyes (point of view) of the person who is victim of the assault:  it is him who sees the Priest-Levite go straight (pass by) without knowing the reasons that are not disclosed in the narrative; it is him who sees what the Samaritan does to rescue him (expressed by numerous verbs that are used to describe the action of this compassionate person). The last question of Jesus “who of these was neighbor” makes us understand that, if in our life we are able to live the experience of one who has been saved (rescued), then we can also become source of salvation for our brothers; we can make them neighbors if we discover that God, in the person of Jesus and in the person of all those who have had an important place in our personal story, has made himself close to teach us also to be close to others.

Notes on the other dramatic triangles of Luke

Martha and Mary (Luke 10,38-42)

To speak about contraposition between active and contemplative life is consequence of a false reading of this text. In reality, Martha received Jesus at home, accomplishing the sacred duty of hospitality while Mary’s act, sitting at Jesus’ feet, brings an element of dissonance within the culture of that time, since a woman could not be a disciple. To sit at the feet is the same as assuming a disciple attitude (cf. Acts 22,3 Paul, disciple, sitting at the feet of Gamaliel, his master).

Martha lives the diaconia (service) and Jesus teaches us to understand that the diaconia, if it is not accompanied with discipleship, stops to be diaconia and turns into breathlessness and agitation because it loses sight of Jesus; diaconia which is the good part but not the better part chosen by Mary (as the good soil which makes the seed bear fruits).

In this text, Jesus is never called by name but always with the highest and Easter term of “Lord”, just to help us understand that to find the Risen Lord, as Christians, we have to start from listening and from discipleship which is the only access door to a diaconia that can really be service and not agitation.

The parable of the two sons (Luke 15)

The verse 17 is the one to be interpreted correctly to understand the deep meaning of Saint Luke’s narrative. It is the one that makes us see that the younger child is not converted at all but seeks to get back to the father as a worker earning a salary that would allow him to solve his economic situation. He does not understand that in his house, they were waiting for him to restore not an economical relationship but a filial one. It is also the same problem with the elder son who, without living the house, worked there as a slave: “I have always served you”. One is lost outside home (as the Lost sheep, the first parabola of chapter 15); and the other is lost inside home (as the Lost coin, second parabola of the same chapter).

It is worth underlining that the recipients of this story are the scribes and the Pharisees (who get lost inside home), and at the same time publicans and sinners (who get lost outside home).  The answer is the same for all the situations, and it is the feast that restores the gratuitousness and the deep relationship between the father and the lost person or thing.

The two crucified thieves with Jesus (Luke 23,39-43)

In this case, the two thieves represent different perceptions of the relationship with God in front of man's worst defeat, death. It goes from insult to invocation, and in the middle, there is the awareness of the solidarity gesture represented by the crucified Christ who assumes upon himself the sins of the unrighteous “Father, forgive them”.

The sinful woman and Simon (Luke 7,36-50)

The two are characters in this narrative. A Pharisee (whose name is revealed only at the end, Simon) who invited Jesus at his home, omitting the compliances of the Jewish hospitality rites: the ablutions, the welcoming / hospitality kiss and the perfume on the head. The other character is a sinful woman whose sin is not said; tradition has made her a prostitute. This woman has no name but fulfills existentially the duty of hospitality: she washes his feet with her tears; she kisses them and sprinkle them with a perfume.

Jesus puts the accent on Simon’s poor hospitality and the deep hospitality of the sinful woman  of whom it is then said that his sins will be forgiven because she loved very much putting into play the life of the anonymous sinful woman (and therefore model of every Christian). The virtuous circle that is produced between sins is love.

MATTEO CRIMELLA

MATTEO CRIMELLA is born in 1969. From 1994, he is a priest in the Diocese of Milano. In 2003 he got a licenciate in Sacred Scriptures and Archeology, and in 2009, a PhD in Biblical Sciences at the French Biblical and Archeological School of Jerusalem with a thesis on the Gospel of Luke. He teaches the Sacred Scriptures at the Theological Faculty of the Northern Italian University of Milan, in the Higher Institute of Religious Sciences of Milan, in the Theological Study of the Pontifical Foreign Missions Institute of Monza and in the Higher Institute of Religious Sciences of Alexandria where he is a permanent lecturer. He is a member of the Society of New Testament Studies (Studiorum Novi Testamenti Societas). He lives at a Milano parish and on the scientific activity he joins the pastoral activity.

Published books.

— Marta, Marta! Quattro esempi di «triangolo drammatico» nel «grande viaggio» di Luca (Studi e ricerche. Sezione biblica), Cittadella, Assisi 2009, pp. 523.

— Il rotolo di Rut. La famiglia, il lavoro, la speranza, In dialogo, Milano 2011, pp. 112.

— Con me, in paradiso! Sette meditazioni sul vangelo di Luca (Marana tha 4), Edizioni Terra Santa, Milano 2012, pp. 116.

— La tua fede ti ha salvato. Pagine di Marco nell’Anno della fede, In dialogo, Milano 2012, pp. 106.

— Il pane della salvezza, In dialogo, Milano 2014, pp. 96.

— L’abbraccio del Padre. La misericordia nel Vangelo di Luca, In dialogo, Milano 2015, pp. 124.

— Luca. Introduzione, traduzione e commento (Nuova versione della Bibbia dai testi antichi 39), San Paolo, Cinisello Balsamo (MI) 2015, pp. 388.

— Le mani vuote. Ricchezza e povertà nel Vangelo di Luca (Meditazioni), Dehoniane, Bologna 2016, pp. 79.

— «E uscì a seminare». Parlare in parabole, In dialogo, Milano 2016, pp. 112.

— Né sacca, né denaro. La sezione dei pani nel racconto di Marco (Spiritualità del nostro tempo. Terza serie), Cittadella, Assisi 2019, pp. 180.

— Padre nostro, San Paolo, Cinisello Balsamo (MI) 2020, pp. 126.

 

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Se identifican con Cristo por la Palabra

Matteo Crimella, doctor en ciencias bíblicas de la diócesis de Milán, nos acerca a un instrumento narrativo único en el Evangelio de Lucas conocido como el "triángulo dramático". Con estas narraciones Lucas quiere ayudar a la comunidad cristiana en su necesaria identificación con el proyecto y la persona de Jesús, describiendo el conflicto o la antítesis que se crea entre dos personajes y que finalmente es resuelto por un tercer personaje que interviene en la narración (cf. Matteo Crimella, Con me in paradiso! Sette meditazioni sul vangelo di Luca, 2012, Fondazione Terra Santa, Milano).

También nosotros, como creyentes en Cristo, podemos acercarnos a estos textos, que Lucas escribe para su comunidad, con la misma intención e intuición: de la narración recibimos una revelación del corazón profundo de Dios que nos obliga a una identificación completa o parcial con uno de estos personajes identificadores que nos abre a la experiencia de Jesús como Señor y como salvador de nuestras vidas. El propósito del evangelio, de hecho, es precisamente éste: la proclamación que tiene como propósito hacernos crecer en la fe en la persona de Jesús y convertirnos en discípulos.

En nuestras vidas, con unos pocos años de experiencia en el ministerio y el trabajo pastoral, sabemos que este proceso nunca se concluye porque las heridas y situaciones que hemos vivido deben traernos una maduración progresiva en nuestro discipulado. Si hemos llegado a la conciencia de que muchas cosas, tal vez vividas con vigor en la juventud, se vuelven pesadas y más difíciles, la "segunda vocación" debe ayudarnos a ver la "necesidad absoluta de Dios", tal vez dicho en un lenguaje más sencillo, menos ingenuo, más atento a las necesidades de la comunidad concreta y apoyado por un testimonio más sólido, pero claramente fundamentado en la experiencia de Cristo conocida y familiar en la Palabra de Dios. (cf. RENÉ VOILLAUME, La seconda chiamata. Il coraggio della fragilità, 2007, Ed Monti)

Hay siete triángulos dramáticos contados en el evangelio de Lucas:

1.      7,36-50. Simón, el pecador y Jesús.

2.      10,25-37. Sacerdote+Levita, Samaritano y El hombre atacado por los bandidos

3.      10,38-42. Marta, María y Jesús.

4.      15,11-32. Los dos hijos del padre misericordioso y el padre misericordioso.

5.      16,19-31. El rico, el pobre y el padre Abraham.

6.      18,9-14. El fariseo y el publicano en el templo y Dios

7.      23,39-43. Los dos crucificados y Jesús.

Triángulo del Buen Samaritano

Podemos identificar al menos tres lecturas diferentes en la historia de la iglesia de este texto bíblico y la Biblia en general. Cada lectura es legítima, destaca algunos aspectos y es pobre en otros. Todas son parte de la tradición de la Iglesia que, de diferentes maneras, contribuyen al conocimiento y seguimiento de Cristo.

1.         Lectura Alegórica (siglos II-XVIII) que trata de olvidar en todos los personajes del texto bíblico una alegoría que se refiere a la vida cristiana de tal manera que, en este caso, el hombre es Adán, Jerusalén es el paraíso, Jericó es el mundo, las heridas son el pecado, el aceite y el vino son los sacramentos, la posada es la Iglesia, el samaritano es Jesús, el regreso la "parusía" etc... Es una lectura que ayuda a profundizar de manera significativa el valor del texto bíblico, pero termina olvidando la enseñanza que el evangelista quiere comunicar a través de él.

2.         Lectura Contextual (siglos XIX y XX). Recupera los contextos geográficos, históricos y culturales que hay detrás de cada narración de tal manera que se puede entender por qué un hombre bajó de Jerusalén a Jericó (una pendiente muy pronunciada) y por qué en esa zona se puede ser presa fácil de los bandidos (un valle estrecho y aislado), por qué el sacerdote y el levita no se paran (por las reglas de pureza ritual que los hacen impuros si tocan la sangre de un herido o peor aún de un muerto). Esta lectura se centra sobretodo en la ejemplaridad del samaritano con el peligro de convertirla en una lectura moralista que no dice por qué para nosotros los creyentes es importante el estilo moral de este caminante que tiene el coraje de acercarse a un hombre que, desnudo por los bandidos, había perdido también su propia identidad (sin ropa es imposible reconocer quién es, su origen social, su orientación religiosa, su etnia).

3.         Lectura Narrativa (últimos 20 años). Intenta descubrir el profundo significado de la narración que Lucas realiza, esa enseñanza que quiere transmitir el evangelista a su comunidad. Es aquí donde descubrimos el triángulo dramático formado de una parte del binomio sacerdote y levita, y de la otra por el buen samaritano y la tercera persona desde cuya perspectiva se desarrolla toda la narración, que en este caso no es Jesús sino el herido. De hecho, todo lo que se narra se dice tal como se ve a los ojos de la persona que es víctima del asalto: es él quien ve al sacerdote levita seguir en línea recta, sin conocer las razones que no se narran, es él quien ve todo lo que el samaritano hace para salvarlo (expresado por los muchos verbos que se utilizan para describir la acción de esta persona compasiva). La última pregunta de Jesús "quién de éstos estaba cerca" nos hace comprender que si somos capaces de vivir en nuestra vida la experiencia de quien se salvó, también nosotros podemos convertirnos en fuente de salvación para nuestros hermanos y hermanas, podemos acercarnos si descubrimos que Dios, en la persona de Jesús y en la de todos aquellos que han tenido un lugar importante en nuestra historia personal, también se ha acercado a nosotros para enseñarnos cómo acercarnos.

Notas sobre otros triángulos dramáticos de Lucas

Marta y María (10,38-42)

Hablar del contraste entre la vida activa y la contemplativa es una consecuencia de una falsa lectura de este texto. En realidad, Marta recibe a Jesús en su casa, cumpliendo con el sagrado deber de la hospitalidad, y María, este es un elemento en disonancia con la cultura de la época, se sienta a los pies de Jesús. Sentarse a sus pies es lo mismo que asumir una actitud de discipulado (cf. Hechos 22,3 Pablo sentado a los pies de Gamaliel, su discípulo).

Marta vive la diaconía (servicio) y Jesús nos enseña a comprender que, si la diaconía no va acompañada del discipulado, deja de ser diaconía y se transforma en ansiedad y agitación porque pierde de vista a Jesús que es la parte buena, no la mejor, que elige a María (como la buena tierra que hace fructificar la semilla).

En este texto nunca se llama a Jesús por su nombre, sino siempre con el término más alto y pascual de "Señor", precisamente para ayudarnos a entender que, para encontrar al Señor resucitado, como cristianos debemos comenzar por la escucha y el discipulado que es la única puerta a una diaconía que es verdaderamente servicio y no agitación.

La parábola de los dos hijos (Lc 15)

El versículo 17 es el que debe ser interpretado correctamente para entender el profundo significado de la narración de San Lucas. Es la que nos hace ver que el hijo menor no se convierte en absoluto, sino que intenta volver a su padre como empleado con un salario que resuelva su situación económica. No entiende que en su casa le esperan para restablecer una relación no económica sino infantil. Es el mismo problema que el hijo mayor que, sin salir de casa, trabaja allí como un esclavo: "Siempre te he servido". Uno se pierde fuera de la casa (como la oveja perdida, la primera parábola del capítulo 15) y el otro se pierde en la casa (como la moneda perdida, la segunda parábola de este capítulo).

La respuesta es la misma para todas las situaciones, y es la fiesta que restaura la gratuidad y la profunda relación entre el padre y las personas/cosas que se pierden.

Los dos crucificados con Jesús (23,39-43)

En este caso los dos ladrones representan la diferente percepción de la relación con Dios ante la peor derrota del hombre, la muerte. Se pasa del insulto a la invocación y entre ambos se tiene conciencia del gesto de solidaridad representado por el Cristo crucificado que asume el pecado del injusto "Padre, perdónales".

La pecadora y Simón (7,36-50)

Los dos personajes están en el fariseo (sólo al final se revela el nombre de Simón) que invita a Jesús a su casa pero que luego olvida la observancia de los ritos propios de la hospitalidad judía: las abluciones, el beso de bienvenida y el perfume en la cabeza. El otro personaje es una mujer pecadora cuyo pecado no se dice, la tradición la ha convertido en una prostituta. Esta nunca tiene nombre y lo hace existencialmente con el deber de la hospitalidad: le lava los pies con lágrimas, los besa y los rocía con perfume.

Jesús pone el acento en la pobre hospitalidad de Simón y en la profunda hospitalidad de la pecadora, de la que se dice que sus pecados son perdonados porque amó mucho poniendo en juego en la vida del pecador anónimo (y por lo tanto modelo de todo cristiano) el círculo virtuoso que se produce entre el pecado y el amor.

MATTEO CRIMELLA

Matteo Crimella nació en 1969. Desde 1994 es presbítero de la Iglesia de Milán. En 2003 obtuvo la licenciatura en Sagrada Escritura y Arqueología y en 2009 el doctorado en Ciencias Bíblicas en la Escuela Bíblica y Arqueológica Francesa de Jerusalén con una tesis sobre el Evangelio de Lucas. Enseña Sagrada Escritura en la Facultad de Teología del Norte de Italia en Milán, en el Instituto Superior de Ciencias Religiosas de Milán, en el Estudio Teológico del Instituto Pontificio para las Misiones Extranjeras de Monza y en el Instituto Superior de Ciencias Religiosas de Alessandria, donde es profesor titular. Es miembro del Studiorum Novi Testamenti Societas. Vive en una parroquia de Milán y su actividad científica va acompañada del trabajo pastoral.

Libros publicados.

— Marta, Marta! Quattro esempi di «triangolo drammatico» nel «grande viaggio» di Luca (Studi e ricerche. Sezione biblica), Cittadella, Assisi 2009, pp. 523.

— Il rotolo di Rut. La famiglia, il lavoro, la speranza, In dialogo, Milano 2011, pp. 112.

— Con me, in paradiso! Sette meditazioni sul vangelo di Luca (Marana tha 4), Edizioni Terra Santa, Milano 2012, pp. 116.

— La tua fede ti ha salvato. Pagine di Marco nell’Anno della fede, In dialogo, Milano 2012, pp. 106.

— Il pane della salvezza, In dialogo, Milano 2014, pp. 96.

— L’abbraccio del Padre. La misericordia nel Vangelo di Luca, In dialogo, Milano 2015, pp. 124.

— Luca. Introduzione, traduzione e commento (Nuova versione della Bibbia dai testi antichi 39), San Paolo, Cinisello Balsamo (MI) 2015, pp. 388.

— Le mani vuote. Ricchezza e povertà nel Vangelo di Luca (Meditazioni), Dehoniane, Bologna 2016, pp. 79.

— «E uscì a seminare». Parlare in parabole, In dialogo, Milano 2016, pp. 112.

— Né sacca, né denaro. La sezione dei pani nel racconto di Marco (Spiritualità del nostro tempo. Terza serie), Cittadella, Assisi 2019, pp. 180.

— Padre nostro, San Paolo, Cinisello Balsamo (MI) 2020, pp. 126.

 

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Identificar-se com Cristo pela Palavra

Matteo Crimella, doutor em ciências bíblicas da diocese de Milão, aproximou-nos de um instrumento narrativo único no Evangelho de Lucas, conhecido como o "triângulo dramático". Com estas narrativas, Lucas procura ajudar a comunidade cristã na sua necessária identificação com o projeto e a pessoa de Jesus, descrevendo o conflito ou a antítese que se cria entre dois personagens, que é finalmente resolvido por um terceiro personagem que intervém na narrativa (cf. Matteo Crimella, Con me in paradiso! Sette meditazioni sul vangelo di Luca, 2012, Fondazione Terra Santa, Milano).

Também nós, crentes em Cristo, podemos abordar estes textos, que Lucas escreve para a sua comunidade, com a mesma intenção e intuição: da narrativa recebemos uma revelação do coração profundo de Deus que nos obriga a uma identificação completa ou parcial com alguns destes personagens identificadores que nos abre à experiência de Jesus como Senhor e salvador da nossa vida. De facto, a finalidade do Evangelho é precisamente esta: o anúncio que tem como finalidade fazer-nos crescer na fé na pessoa de Jesus e tornar-nos discípulos.

Na nossa vida, com alguns anos de experiência no ministério e no trabalho pastoral, sabemos que este processo nunca está concluído, porque as feridas e as situações que vivemos devem-nos conduzir a um amadurecimento progressivo do nosso discipulado. Se chegamos à consciência de que muitas coisas, talvez vividas com vigor na juventude, se tornam pesadas e mais difíceis, a "segunda vocação" deve ajudar-nos a ver a "absoluta necessidade de Deus", talvez dita numa linguagem mais simples, menos ingénua, mais atenta às necessidades da comunidade concreta e apoiada por um testemunho mais sólido, mas claramente fundamentado na experiência de Cristo conhecido e familiar na Palavra de Deus. (Cf. RENÉ VOILLAUME, La Seconda Chiamata. Il coragguo della fragilità, 2007, Ed Monti)

São sete, os triângulos dramáticos narrados pelo evangelho de Lucas:

1.      7,36-50. Simão, a pecadora e Jesus.

2.      10,25-37. Sacerdote + Levita, Samaritano e O homem atacado pelos salteadores.

3.      10,38-42. Marta, Maria e Jesus.

4.      15,11-32. Os dois filhos do pai misericordioso, e o pai misericordioso.

5.      16,19-31. O ricos, o pobre e o pai Abraão.

6.      18,9-14. O fariseu e o publicano no templo e Deus

7.      23,39-43. Os dois crucificados e Jesus.

O triângulo do Bom Samaritano

Podemos identificar pelo menos três leituras diferentes na história da Igreja deste texto bíblico, e da Bíblia em geral. Cada uma destas leituras é legítima, põe em evidencia alguns aspetos e é pobre noutros. Todos fazem parte da tradição da Igreja que, de diferentes maneiras, contribuem para o conhecimento e o seguimento de Cristo.

1.         Leitura Alegórica (século II-XVIII). Trata de esquecer em cada personagem do texto bíblico uma alegoria que se refere à vida cristã de tal forma que, neste caso, o homem é Adão, Jerusalém é o paraíso, Jericó é o mundo, as feridas são o pecado, o azeite e o vinho são os sacramentos, a pousada é a igreja, o samaritano é Jesus, o retorno a "parusia", etc... É uma leitura que ajuda a aprofundar de forma significativa o valor do texto bíblico, mas acaba por esquecer o ensinamento que o evangelista quer comunicar através dele.

2.         Leitura Contextual (séculos XIX e XX). Recupera os contextos geográficos, históricos, culturais por trás de cada narrativa, de tal forma que se pode entender porque  é que um homem desceu de Jerusalém para Jericó (uma descida muito pronunciada) e porque naquela região se pode ser presa fácil de assaltantes (um vale estreito e isolado), porque o sacerdote e o levita passam ao largo (as regras de pureza ritual que os torna impuros se tocarem o sangue de uma pessoa ferida, ou pior, de um morto). Esta leitura põe o foco na atitude do samaritano, com o perigo de a tornar uma leitura moralista, que não diz por que para nós, os crentes, é importante a grandeza moral deste caminhante, que tem a coragem de se aproximar de um homem que, despido pelos salteadores, também tinha perdido a sua identidade (sem roupa é impossível reconhecer quem ele é, a sua origem social, a sua orientação religiosa, a sua origem ou etnia).

3.         Leitura Narrativa (últimos 20 anos). Tente descobrir o sentido profundo da narrativa que Lucas faz, que ensinamento é que ele pretende transmitir à sua comunidade. É aqui que descobrimos o triângulo dramático feito por uma parte do binômio sacerdote-levita, a outra pelo Bom Samaritano, e a terceira pessoa  a partir de cuja perspetiva se conduz toda a narrativa, que, neste caso, não é Jesus, mas a pessoa ferida. De facto, tudo o que ali é narrado é dito como se vê a partir do olhar da pessoa vítima da agressão: é ele que vê o sacerdote levita a passar ao largo, sem conhecer as razões que não são narradas, é ele que vê tudo o que o samaritano faz para o salvar (expresso pelos numerosos verbos que são usados para descrever a ação dessa pessoa compassiva). A última pergunta de Jesus: "Qual destes três te parece ter sido o próximo daquele homem que caiu nas mãos dos salteadores?", nos faz compreender que se somos capazes de viver na nossa vida a experiência daquele que foi salvo, também nós nos podemos tornar uma fonte de salvação para os nossos irmãos e irmãs, podemos fazer-nos próximos se descobrirmos que Deus, na pessoa de Jesus e na pessoa de todos aqueles que tiveram um lugar importante em nossa história pessoal, também se fez próximo de nós para nos ensinar como se fazer próximo do outro.

Notas sobre outros triângulos dramáticos de Lucas

Martha e Maria (10,38-42)

Falar do contraste entre vida ativa e vida contemplativa é uma consequência de uma falsa leitura deste texto. Na realidade, Marta acolhe Jesus na sua casa, cumprindo o dever sagrado da hospitalidade, e Maria - e este é um elemento de dissonância com a cultura da época -, senta-se aos pés de Jesus. Sentar-se aos seus pés é o mesmo que assumir uma atitude de discipulado (cf. At 22,3. Paulo, sentado aos pés de Gamaliel, seu discípulo).

Marta vive a diaconia (serviço) e Jesus nos ensina a entender que se a diaconia não é acompanhada pelo discipulado, ela deixa de ser diaconia e transforma-se em ansiedade e agitação, porque ela perde de vista Jesus que é a parte boa, não a melhor, que Maria escolhe (como a terra boa, que faz a semente dar frutos).

Neste texto Jesus nunca é chamado pelo nome, mas sempre com o termo mais elevado e pascal de "Senhor", precisamente para nos ajudar a compreender que, para encontrar o Senhor ressuscitado, como cristãos, devemos começar pela escuta e pelo discipulado, que é a única porta para uma diaconia que é verdadeiramente serviço e não agitação.

A parábola dos dois filhos (Lc 15)

O versículo 17 é o que deve ser interpretado corretamente para compreender o sentido profundo da narrativa de São Lucas. É o que nos faz ver que o filho mais novo não se converte, de facto, mas tenta voltar ao pai como empregado, com um salário que resolveria a sua situação económica. Ele não entende que na sua casa estão à sua espera para restaurar uma relação que não é econômica, mas filial. É o mesmo problema do filho mais velho que, sem sair de casa, trabalha lá como se fosse um escravo: "Eu sempre te servi". Um perde-se fora de casa (como a ovelha perdida, a primeira parábola do capítulo 15), e a outro perde-se em casa (como a moeda perdida, a segunda parábola deste capítulo).

Vale ressaltar que os destinatários desta parábola são os escribas e os fariseus (que estão perdidos em casa) e ao mesmo tempo os publicanos e pecadores (que estão perdidos fora de casa). A resposta é a mesma para todas as situações, e é a festa que restaura a gratuidade e a relação profunda entre o pai e as pessoas/coisas que estão perdidas.

Os dois crucificados com Jesus (23:39-43)

Neste caso, os dois ladrões representam a diferente perceção da relação com Deus, diante da pior derrota do homem, a morte. Passa-se do insulto à invocação e entre eles está a consciência do gesto de solidariedade que representa o Cristo crucificado que toma sobre si o pecado dos injustos "pai, perdoai-lhes".

A pecadora e Simão (7,36-50)

Os dois personagens são um fariseu (só no final é revelado o nome Simão) que convida Jesus à sua casa mas depois esquece a observância dos ritos próprios da hospitalidade judaica: as abluções, o beijo de boas-vindas e o perfume na cabeça. A outra personagem é uma mulher pecadora cujo pecado não é dito, a tradição fez dela uma prostituta. Ela nunca tem nome e cumpre existencialmente com o dever da hospitalidade: lava os pés com lágrimas, beija-os e asperge-os com perfume.

Jesus põe o acento na pobre hospitalidade de Simão e na profunda hospitalidade da pecadora, cujos pecados são ditos perdoados porque ela amou muito, pondo em jogo na vida da pecadora anônima (e portanto modelo de todo cristão) o círculo virtuoso que se produz entre o pecado e o amor.

MATTEO CRIMELLA

Matteo Crimella nasceu em 1969. Desde 1994 ele é pároco da Igreja de Milão. Em 2003 obteve a licenciatura em Sagrada Escritura e Arqueologia, e em 2009 o doutoramento em Ciências Bíblicas na Ecole Biblique et Archéologique Française em Jerusalém com uma tese sobre o Evangelho de Lucas. É professor de Sagrada Escritura na Faculdade Teológica do Norte de Itália em Milão, no Instituto Superior de Ciências Religiosas de Milão, no Estudo Teológico do Pontifício Instituto para Missões Estrangeiras de Monza e no Instituto Superior de Ciências Religiosas de Alexandria, onde é docente permanente. É membro do Studiorum Novi Testamenti Societas. Vive numa paróquia de Milão e a sua atividade científica é faz-se acompanhar pelo trabalho pastoral.

Libri pubblicati.

— Marta, Marta! Quattro esempi di «triangolo drammatico» nel «grande viaggio» di Luca (Studi e ricerche. Sezione biblica), Cittadella, Assisi 2009, pp. 523.

— Il rotolo di Rut. La famiglia, il lavoro, la speranza, In dialogo, Milano 2011, pp. 112.

— Con me, in paradiso! Sette meditazioni sul vangelo di Luca (Marana tha 4), Edizioni Terra Santa, Milano 2012, pp. 116.

— La tua fede ti ha salvato. Pagine di Marco nell’Anno della fede, In dialogo, Milano 2012, pp. 106.

— Il pane della salvezza, In dialogo, Milano 2014, pp. 96.

— L’abbraccio del Padre. La misericordia nel Vangelo di Luca, In dialogo, Milano 2015, pp. 124.

— Luca. Introduzione, traduzione e commento (Nuova versione della Bibbia dai testi antichi 39), San Paolo, Cinisello Balsamo (MI) 2015, pp. 388.

— Le mani vuote. Ricchezza e povertà nel Vangelo di Luca (Meditazioni), Dehoniane, Bologna 2016, pp. 79.

— «E uscì a seminare». Parlare in parabole, In dialogo, Milano 2016, pp. 112.

— Né sacca, né denaro. La sezione dei pani nel racconto di Marco (Spiritualità del nostro tempo. Terza serie), Cittadella, Assisi 2019, pp. 180.

— Padre nostro, San Paolo, Cinisello Balsamo (MI) 2020, pp. 126.

 

 

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