Feb 20, 2020 Last Updated 6:03 PM, Feb 17, 2020

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Riassunto della presentazione fatta dalla Dottoressa Donatella Scaiola ai missionari del Corso per i 25 anni di Ordinazione o Professione perpetua.

Elia. da Sarepta al Oreb per scoprire un Dio altro

Il profeta Elia vive nel regno del nord, attorno al IX secolo aC, e si scontra con la tentazione del popolo di Israele di servire il dio Baal, la divinità cananea vincolata alla fertilità della terra (rappresentata da una tormenta) e dell’umanità (rappresentata da un toro). Vale la pena sottolineare che tanto una immagine come l’altra hanno un valore ambiguo perché tanto la tormenta come un toro infuriato possono essere segni di morte. Questo culto arriva fino al popolo ebraico per mezzo di Gezabele che il re Acab aveva sposato.

Tutta la vicenda di Elia, narrata dai libro dei Re (1 Re 17-19), è costruita attorno alla purificazione dell’immagine del Dio del primo testamento. Nel pensiero originale di Elia Yahveh è l’antagonista di Baal ma allo stesso tempo è del tutto analogo a Baal anche se più potente e quindi più vero. In realtà Dio tratta di portare Elia, per mezzo di alcune esperienze personali, a una nuova immagine di Dio con caratteristiche significativamente nuove. Le tappe di questa “conversione” sono narrate in ciascuno dei tre capitoli che ci interessano.

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1. La purificazione di Elia (1 Re 17)

Elia, il Tisbita, uno di quelli che si erano stabiliti in Gàlaad, disse ad Acab: «Per la vita del Signore, Dio d’Israele, alla cui presenza io sto, in questi anni non ci sarà né rugiada né pioggia, se non quando lo comanderò io» (17,1). Non é affatto chiaro che questa minaccia sia effettivamente stata fatta conoscere al profeta da Dio, sembrerebbe piuttosto vero il contrario. Elia cerca un confronto diretto con i sacerdoti di Baal per smascherali ed annientarli, per lasciare del tutto chiaro che il dio più forte è Yahveh e non Baal.

Quando Dio vede che le cose stanno in questo modo pone in movimento il profeta con la finalità implicita di correggerlo, il testo utilizza il verbo Kerit (tagliare). Elia deve tagliare con la sua esperienza profetica per scoprire qualcosa che non conosce di Dio: deve fare una nuova esperienza spirituale.

·         Prima esperienza. I corvi e l’acqua del torrente (17,2-6). Elia deve allontanarsi e la sua sopravvivenza dipenderà dalla generosità della natura. Il pane che porteranno dei corvi e l’acqua che potrà bere da un torrente.

·         Seconda esperienza. la vedova di Sarepta di Sidone (17,7-16) A questo punto la vita di Elia è affidata a una vedova, una persona povera come ogni vedova era normalmente. Di fatto questa generosamente comparte con Elia il poco cibo che ha per non morire. Il nome di Sarepta significa “fondere” è lo stesso verbo che si usa per dire purificare perché in questa esperienza Elia sarà purificato.

·         Terza esperienza. La morte del figlio della vedova (17,17-24). Per restituirlo alla madre vedova riasorto Elia lo tocca, si sporca le mani, viene in contatto fisico con la morte. Si sa che il contatto con un morto rende impuri ma in questo caso restituisce la vita (lo stesso fanno Eliseo e Gesù).

Le tre esperienze trasmettono a Elia una nuova immagine di Dio. Dio difende la vita, non la combatte, e la difende con strumenti poveri e quindi docili al suo volere. Solo dopo che Elia ha imparato la lezione, o sembra averla imparata, lo rimanda con una nuova missione: «Va a presentarti ad Acab e io manderò la pioggia sulla faccia della terra» (18,1)

2. La prima missione di Elia con il popolo di Israele. (1 Re 18)

In questa prima missione Elia dimostra non aver capito molto l’insegnamento del Signore, di fatto la sua immagine di Dio non sembra per niente purificata. Non si presenta, se non in un secondo momento a Acab, e non dice che la pioggia sarebbe arrivata sulla terra, così come il Signore aveva comandato, e al suo posto promuove uno scontro diretto e violento con i sacerdoti di Baal. In quanto profeta si sente autorizzato a una simile proposta. Al centro di questo capitolo lo scontro violento sul monte Carmelo con i sacerdoti di Baal e in questo scontro in qualche modo costringe Dio a sostenere il suo profeta e anche il popolo di Israele a purificare la sua fede in Yahveh dopo aver visto gli effetti delle minacce del profeta.

In questo capitolo appare anche una figura interessante, quella di Abdia (il nome significa servo del Signore) che aveva difeso i profeti del signore, correndo non pochi rischi personali per farlo, un giusto e un timoroso di Dio in mezzo a un popolo che Elia non riesce quasi a vedere dal momento che considerava il popolo profondamente corrotto.

Ma qualcosa va storto: Acab riferì a Gezabele tutto quello che Elia aveva fatto e che aveva ucciso di spada tutti i profeti. Gezabele inviò un messaggero a Elia per dirgli: «Gli dèi mi facciano questo e anche di peggio, se domani a quest’ora non avrò reso la tua vita come la vita di uno di loro». Elia, impaurito, si alzò e se ne andò per salvarsi. (19,1-3). Lui si spaventa e decide di scappare.

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3 L’esodo di elia al monte oreb (1 Re 19)

In questa tappa dolorosa nella vita di Elia in più di una occasione dice che é rimasto solo, che la sua vita corre pericolo, invoca perfino la morte. Dio interviene per mezzo dell’azione di un angelo che lo fa camminare 40 giorni e 40 notti fino al monte Oreb. Incomincia il nuovo esodo del profeta sconfitto che si dirige verso la montagna più sacra del primo testamento dove Dio lo aspetta con una domanda sconcertante, almeno secondo i criteri di Elia “Che cosa fai qui, Elia?” (19,9).

Nell’Oreb si manifestano tutti i segni tipici della presenza del Dio nel libro dell’Esodo (Vento impetuoso, terremoto e fuoco) eppure Dio si scopre in una brezza leggera. (19,11-12). Si tratta dell’epifania di un Dio nuovo e sorprendente: che resiste alla logica della potenza e del dominio, come pretendeva Elia, e che invece è discreto, altro e diverso da quanto la tradizione giudaica aveva trasmesso fino al tempo di Elia. Un Dio diverso che ha bisogno anche di un profeta diverso, ben diverso dall’Elia che sconfigge violentemente i sacerdoti di Baal. Solo questo nuovo Elia sarà capace di chiamare Eliseo (l’unico profeta non chiamato direttamente da Dio) e indirizzare Eliseo su un cammino di maggiore libertà.

Elia per noi oggi:

·         Un profeta che ci invita a pensare nel Dio che annunciamo o serviamo, che può anche essere nuovo e diverso da quello che sempre abbiamo annunciato o pretendiamo aver conosciuto.

·         Ci presenta la fragilità come un cammino opportuno per trovare il Dio cristiano. Una fragilità che deve anche interpellare il nostro ministero.

Giona. Una relazione burrascosa con Dio

Il libro di Giona é un libro didattico, una parabola spesso ironica nelle sue espressioni ma che ha la pretesa di toccare un tema teologico fondamentale: il significato della relazione dell’uomo con il Dio giusto ma allo stesso tempo misericordioso e che ha bisogno della mediazione dell’uomo ferito e reso vittima per regalare misericordia agli ingiusti e peccatori.

Giona significa colomba –un simbolo abbastanza comune di Israele– ed era figlio di Amittai che significa mia verità. In qualche modo il protagonista è lo stesso popolo di Israele che ha una verità su Dio qualche volta diversa ed altra con rispetto alla verità che Dio ha su se stesso.

Ninive, la città capitale degli Assiri che sono gli autori della distruzione del Regno del Nord, è la destinataria del lavoro profetico di Giona... è la capitale nemica, violenta e odiata dal popolo di Israele. Quando Dio chiede a Giona di alzarsi per andare verso Ninive (“Àlzati, va’ a Ninive, la grande città, e in essa proclama che la loro malvagità è salita fino a me. Cf, 1,2) questi, per niente entusiasta della missione, invece di alrzasi preferisce scendere e si allontanarsi in senso opposto: abbandona il servizio che il signore gli stava chiedendo. Il verbo scendere si usa frequentemente e Giona... invece di salire a Ninive scende... fino alle radici delle montagne (in fondo al mare).

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Dio fa di tutto per correggere il percorso di Giona e predispone (un verbo molto utilizzato nel libro) ogni cosa per rimettere in pista il suo profeta: predispone una tormenta, predispone una barca, predispone un pesce che lo rigetta sulla spiaggia (questo pesce si nomina tre volte e nella terza occasione, quando Giona è nel suo ventre, cambia al genere femminile... perché il ventre è come un utero predisposto per una nuova nascita). Quando si trova con i marinai preoccupati della sorte della nave nella tempesta... Giona dorme (non invoca il suo Dio) e sono precisamente i marinai che lo invitano ad alzarsi (lo stesso verbo che Giona aveva disobbedito) per invocarlo. Quando scoprono che il motivo della tempesta é la disobbedienza di Giona fanno  molte domandi e cercano di salvarlo in tutti i modi ma alla fine lui stesso chiede di essere buttato in mare e risponde solo all’ultima delle domande “Sono Ebreo e venero il Signore, Dio del cielo, che ha fatto il mare e la terra” (1,9) Il mare é simbolo della morte e del male... è significativo che non usa la espressione più tradizione di cieli e terra (totalmente positiva). Giona teme il suo dio in entrambi i sensi... ha fede in lui ma allo stesso tempo ha paura.

Nel capitolo secondo si ricorda la preghiera di Giona nel ventre del pesce... è una preghiera composta da testi poetici della bibbia. Sembra che Giona abbia finalmente compreso che, dopo aver toccato il fondo nella disubbidienza al progetto di Dio, Dio stesso è in condizione di riportarlo a galla e di rimandarlo ancora una volta a Ninive. È la seconda chiamata di Giona. Avrà forse capito la lezione?

Nei fatti narrati nel capitolo tre vediamo che Giona di fatto non ha ancora capito... o meglio, aveva capito bene il progetto di Dio ma non lo voleva compiere. Non era d’accordo con la misericordia di Dio, voleva profondamente la distruzione di Ninive che lui odiava.

·         Si avvicina a Ninive minacciando (in 40 giorni sarà rovesciata... lo stesso verbo che si usa para Sodoma e Gomorra).

·         Si preoccupa quando vede che la sua missione ha successo e gli abitanti di Ninive si pentono e sono disposti al digiuno.

·         Si offende quando scopre che Dio si pente delle minacce proferite. Un dio che si pente è abbastanza frequente nel primo testamento!

·         Giustifica le decisioni precedenti: Signore, non era forse questo che dicevo quand’ero nel mio paese? Per questo motivo mi affrettai a fuggire a Tarsis; perché so che tu sei un Dio misericordioso e pietoso, lento all’ira, di grande amore e che ti ravvedi riguardo al male minacciato. Dimostra quindi di aver capito il cuore profondo di Dio... ma di non condividerlo. Come profeta invece di assumere la parola di Dio la contrappone con la sua “non era forse questa la mia parola?”.

·         Abbandona la città e anche questo è un gesto poco consono alla mentalità profetica. I profeti si associano alla comunità peccatrice per diventare intercessori presso Dio a favore della stessa comunità e Giona si guarda bene dal fare questo per la città di Ninive.

·         Non risponde sprezzante alla domanda di Dio: Ti sembra giusto essere sdegnato così? (4,4)

A questo punto Dio non si arrende e ancora una volta predispone strumenti per correggere Giona: il ricino, il verme che secca il ricino, il sole, il vento caldo... per obbligare a Giona a rispondere alla domanda ti sembra giusto essere così sdegnato per questa pianta di ricino (4,9), analoga a quella fatta cinque versetti prima.

Non dovrei avere pietà di Ninive, quella grande città, nella quale vi sono più di centoventimila persone, che non sanno distinguere fra la mano destra e la sinistra, e una grande quantità di animali? Questa è la domanda che conclude il libro di Giona e che resta senza risposta... in qualche modo provocando la risposta non solo di Giona ma di tutte le persone che leggeranno questo libro.

·         Nel libro di Giona Dio è giusto e allo stesso tempo misericordioso. La giustizia e la misericordia formano parte della identità di Dio tanto nel primo come nel secondo testamento. La giustizia è una necessità perché il peccato e gli effetti che produce nelle vittime hanno bisogno di questa qualità di Dio, ma la misericordia è anche una caratteristica di Dio e si può manifestare quando il perdono della vittima rende evidente il peccato e l’ingiustizia... e fa diventare non necessario il castigo divino.

·         La misericordia ha però bisogno del perdono della vittima... che è esattamente quello che Giona, come vittima della violenza di Ninive contro il regno del nord, non sembra disposto a concedere. La vittima può intercedere... e la domanda aperta che chiude questo scritto in qualche modo gira a noi lo stesso interrogante. Si avvicina molto questo scritto alla parabola del padre misericordioso che resta ugualmente aperta... non sappiamo se il fratello maggiore sarà entrato nell’ottica della misericordia o avrà abbandonato la casa paterna.

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È interessante sottolineare che nella traduzione dei LXX il libro di Giona, che propone il perdono per la città di Ninive é associato e messo nei pressi del libro di Naum dove si celebra in tutto il testo la distruzione della città come giusta vendetta del Signore. Oracolo su Ninive. Libro della visione di Naum da Elkos. Un Dio geloso e vendicatore è il Signore, vendicatore è il Signore, pieno di collera. Il Signore si vendica degli avversari e serba rancore verso i nemici. (1,1-2). Sappiamo bene che nella riflessione biblica spesso ci sono contraddizione insormontabili che dobbiamo cercare di capire in una lettura globale del testo e d’accordo alla comprensione che abbiamo del progetto di salvezza incarnato nella persona di Gesù.

DONATELLA SCAIOLA

Nata ad Abbiategrasso (Mi) il 23 giugno 1958 e sposata con Marco Bonarini dal 1990. Nominata il 1 ottobre 2002 professore consociato nell’Istituto Superiore di Catechesi e Spiritualità Missionaria della Pontificia Università Urbaniana. Trasferita il 5 febbraio 2008 dall’Istituto Superiore di Catechesi e Spiritualità Missionaria alla Facoltà di Missiologia della Pontificia Università Urbaniana dove insegna Bibbia e Missione. Nominata il 3 settembre 2008 Professore straordinario nella Facoltà di Missiologia della Pontificia Università Urbaniana.Nominata il 28 luglio 2012 Professore ordinario nella Facoltà di Missiologia della Pontificia Università Urbaniana. Dal 2003 fa parte della redazione della rivista Parole di Vita, di cui è diventata Direttore nel 2009. Dal 2005 al 2014 fa parte della redazione di Euntes Docete. È membro di presidenza della Associazione Biblica Italiana, e membro del Coordinamento Teologhe Italiane, dell’European Association of Biblical Studies e dell’Ufficio Catechistico Nazionale – Settore Apostolato Biblico della Conferenza Episcopale Italiana. Dall’anno accademico 2009-2010 è professore invitato presso la Facoltà Teologica dell’Italia Settentrionale.

Libri pubblicati

— Donne e violenza nella Scrittura, Edizioni Messaggero Padova, Padova 2016

— Salmi in cammino, Edizioni Messaggero Padova, Padova 2015

— La donna perfetta. Interpretazioni di un poema biblico, EDB, Bologna 2014

— Naum, Abacuc, Sofonia, Edizioni San Paolo, Cinisello Balsamo 2013

— Abdia, Giona, Michea, Edizioni San Paolo, Cinisello Balsamo 2012

— Attorno alla profezia. Alcune sorprendenti figure, Cittadella, Assisi 2012

— I Dodici Profeti: perché «Minori?». Esegesi e teologia, EDB, Bologna 2011

Rut (I Libri Biblici 23), Paoline Editoriale Libri, Milano 2009

— “Servire il Signore”. Linee di una teologia biblica della missione nell’Antico Testamento, Urbaniana University Press, Roma 2008

— Rut, Giuditta, Ester,Edizioni Messaggero Padova, Padova 2006

— "Una cosa ha detto Dio, due ne ho udite". Fenomeni di composizione all'interno del Salterio Masoretico, Urbaniana Press, Roma 2002

  

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La crisis en la vida de los profetas

Donatella Scaiola, jueves 6 de febrero de 2020. Encuentro con misioneros con 25 años de ordenación o profesión.

Elías de Sarepta al Horeb para descubrir otro Dios

El profeta Elías vive en el reino del norte, alrededor del siglo IX a.C., y se enfrenta a la tentación del pueblo de Israel de servir al dios Baal, la deidad cananea ligada a la fertilidad de la tierra (representada por una tormenta) y a la humanidad (representada por un toro). Vale la pena señalar que tanto una imagen como la otra tienen un valor ambiguo porque tanto la tormenta como el toro furioso pueden ser signos de muerte. Este culto llega al pueblo judío a través de Jezabel con quien el rey Acab se había casado.

Toda la historia de Elías, narrada en el Libro de los Reyes (1 Reyes 17-19), se construye alrededor de la purificación de la imagen del Dios del Primer Testamento. En el pensamiento original de Elías, Yahvé es el antagonista de Baal, pero al mismo tiempo es bastante similar a Baal, aunque más poderoso y por lo tanto más verdadero. En realidad, Dios trata de llevar a Elías, a través de algunas experiencias personales, a una nueva imagen de Dios con características significativamente nuevas. Las etapas de esta "conversión" se narran en cada uno de los tres capítulos que nos interesan.

1. La purificación de Elías (1 Reyes 17)

Elías el Tesbita, uno de los que se habían establecido en Galaad, dijo a Ajab: "Por la vida del Señor Dios de Israel, en cuya presencia estoy, no habrá ni rocío ni lluvia en estos años, excepto cuando yo lo ordene". (17,1). No está del todo claro que esta amenaza haya sido realmente dada a conocer al profeta por Dios, parece más bien lo contrario. Elías busca una confrontación directa con los sacerdotes de Baal para desenmascararlos y aniquilarlos, para dejar completamente claro que el dios más fuerte es Yahvé y no Baal.

Cuando Dios ve que las cosas son así, pone en marcha al profeta con el propósito implícito de corregirlo, el texto utiliza el verbo KERIT (cortar). Elías tiene que cortar con su experiencia profética para descubrir algo que no conoce de Dios: tiene que hacer una nueva experiencia espiritual.

·         Primera experiencia. Los cuervos y el agua del arroyo (17,2-6). Elías tiene que irse y su supervivencia dependerá de la generosidad de la naturaleza. El pan que los cuervos traerán y el agua que podrá beber de un arroyo.

·         Segunda experiencia. la viuda de Sarepta de Sidón (17,7-16) En este momento la vida de Elías se confía a una viuda, una persona pobre como todas las viudas normalmente. De hecho, esta comparte generosamente con Elías la poca comida que tiene para no morir. El nombre Sarepta que significa "fusionar" es el mismo verbo que se utiliza para decir purificar porque en esta experiencia Elías será purificado.

·         Tercera experiencia. La muerte del hijo de la viuda (17,17-24). Para devolverlo a su madre viuda renacida, Elías lo toca, se ensucia las manos, entra en contacto físico con la muerte. Se sabe que el contacto con un muerto le hace impuro, pero en este caso devuelve la vida (lo mismo hacen Eliseo y Jesús).

Las tres experiencias transmiten a Elías una nueva imagen de Dios. Dios defiende la vida, no lucha contra ella, y la defiende con pobres instrumentos y por lo tanto dóciles a su voluntad. Sólo después de que Elías ha aprendido la lección, o parece haberla aprendido, lo envía de vuelta con una nueva misión: "Ve a Ajab y enviaré lluvia sobre la faz de la tierra" (18,1).

2. La primera misión de Elia con el pueblo de Israel. (1 reyes 18)

En esta primera misión Elías muestra que no ha entendido mucho de la enseñanza del Señor. De hecho, su imagen de Dios no parece en absoluto purificada. No aparece, excepto más tarde en Ajab, y no dice que la lluvia vendría a la tierra, como el Señor había ordenado, y en su lugar promueve un enfrentamiento directo y violento con los sacerdotes de Baal. Como profeta se siente autorizado para tal propuesta. En el centro de este capítulo está el violento enfrentamiento en el Monte Carmelo con los sacerdotes de Baal y en este enfrentamiento de alguna manera obliga a Dios a apoyar a su profeta y también al pueblo de Israel a purificar su fe en Yahvé después de ver los efectos de las amenazas del profeta.

En este capítulo también aparece una figura interesante, la de Abdías (el nombre significa siervo del Señor) que había defendido a los profetas del Señor, corriendo muchos riesgos personales para hacerlo, un hombre justo y temeroso de Dios en medio de un pueblo que Elías apenas podía ver ya que consideraba que el pueblo estaba profundamente corrompido.

Pero algo va mal: Ajab informó a Jezabel de todo lo que Elías había hecho y que había matado a todos los profetas con la espada. Jezabel envió un mensajero a Elías para decirle: "Que los dioses me hagan esto, y aún peor, si para mañana a esta hora no he hecho tu vida como la de uno de ellos. Elías, temeroso, se levantó y se fue para salvarse.” (19,1-3). Se asustó y decidió huir.

3. El éxodo de Elías al monte Horeb (1 reyes 19)

En esta dolorosa etapa de la vida de Elías, en más de una ocasión dice que se quedó solo, que su vida está en peligro, incluso invoca la muerte. Dios interviene a través de la acción de un ángel que le hace caminar 40 días y 40 noches hasta el Monte Horeb. Comienza el nuevo éxodo del profeta derrotado, dirigiéndose hacia la montaña más sagrada del Primer Testamento donde Dios le espera con una pregunta desconcertante, al menos según el criterio de Elías "¿Qué haces aquí, Elías?". (19,9).

En el Horeb todos los signos típicos de la presencia de Dios se manifiestan en el libro del Éxodo (Viento impetuoso, terremoto y fuego) y sin embargo Dios se descubre en una brisa ligera (19,11-12). Esta es la epifanía de un nuevo y sorprendente Dios: uno que se resiste a la lógica del poder y la dominación, como afirmó Elías, y que en cambio es discreto, otro y diferente de lo que la tradición judía había transmitido hasta la época de Elías. Un Dios diferente que también necesita un profeta diferente, muy diferente del Elías que derrotó violentamente a los sacerdotes de Baal. Sólo este nuevo Elías podrá llamar a Eliseo (el único profeta no llamado directamente por Dios) y dirigir a Eliseo en un camino de mayor libertad.

Elías para nosotros hoy:

·         Un profeta que nos invita a pensar en el Dios que anunciamos o servimos, que también puede ser nuevo y diferente de lo que siempre hemos anunciado o pretendido conocer.

·         Nos presenta la fragilidad como una forma apropiada de encontrar al Dios cristiano. Una fragilidad que también debe cuestionar nuestro ministerio.

Jonás. Una relación tormentosa con Dios.

El libro de Jonás es un libro didáctico, una parábola a menudo irónica en sus expresiones, pero que tiene la pretensión de tocar un tema teológico fundamental: el significado de la relación del hombre con el Dios justo, pero a la vez misericordioso, y que necesita de la mediación del hombre herido y victimizado para dar misericordia a los injustos y pecadores.

Jonás significa paloma -un símbolo bastante común de Israel- y era el hijo de Amittai, lo que significa mi verdad. De alguna manera el protagonista es el mismo pueblo de Israel que tiene una verdad a veces diferente sobre Dios y otra con respecto a la verdad que Dios tiene sobre sí mismo.

Nínive, la capital de los asirios que son los autores de la destrucción del Reino del Norte, es la receptora de la obra profética de Jonás... es la capital enemiga, violenta y odiada por el pueblo de Israel. Cuando Dios le pide a Jonás que se levante para ir a Nínive ("Levántate, ve a Nínive, la gran ciudad, y en ella proclama que su maldad se ha levantado hasta mí” cf. 1,2) éste, nada entusiasmado con la misión, en lugar de levantarse prefiere bajar e ir en dirección contraria: abandona el servicio que el Señor le pedía. El verbo descender se usa con frecuencia y Jonás... en lugar de ascender a Nínive desciende... a las raíces de las montañas (en el fondo del mar).

Dios hace todo para corregir el camino de Jonás y PREDISPONE (un verbo muy usado en el libro) todo para poner a su profeta de nuevo en el camino: prepara una tormenta, prepara un bote, prepara un pescado que lo arroja de vuelta a la playa (este pescado es nombrado tres veces y en la tercera ocasión, cuando Jonás está en su vientre, cambia al género femenino... porque el vientre es como un útero predispuesto para un nuevo nacimiento). Cuando está con los marineros preocupados por el destino del barco en la tormenta... Jonás duerme (no invoca a su Dios) y son precisamente los marineros los que le invitan a levantarse (el mismo verbo que Jonás había desobedecido) para invocarlo. Cuando descubren que la razón de la tormenta es la desobediencia de Jonás, hacen muchas preguntas e intentan salvarlo en todos los sentidos, pero al final él mismo pide ser arrojado al mar y sólo responde a la última de las preguntas "Soy judío y adoro al Señor, el Dios de los cielos, que hizo el mar y la tierra" (1,9). El mar es un símbolo de muerte y maldad... es significativo que no utilice la expresión más tradicional de cielo y tierra (totalmente positiva). Jonás teme a su dios en ambos sentidos... tiene fe en él, pero al mismo tiempo tiene miedo.

En el segundo capítulo recordamos la oración de Jonás en el vientre del pez... es una oración compuesta de textos poéticos de la Biblia. Parece que Jonás ha comprendido finalmente que, después de haber llegado al fondo desobedienciendo al plan de Dios, Dios mismo está en posición de traerlo de vuelta a la superficie y enviarlo de nuevo a Nínive. Esta es la segunda llamada de Jonah. ¿Ha entendido la lección?

En los hechos narrados en el capítulo tres vemos que Jonás aún no ha entendido... o mejor dicho, había entendido bien el plan de Dios pero no quería cumplirlo. No estaba de acuerdo con la misericordia de Dios, deseaba profundamente la destrucción de Nínive que odiaba.

·         Se acercó amenazadoramente a Nínive (en 40 días sería derrocada... el mismo verbo que se usa para Sodoma y Gomorra).

·         Se preocupa cuando ve que su misión tiene éxito y los habitantes de Nínive se arrepienten y están dispuestos a ayunar.

·         Se ofende cuando descubre que Dios se arrepiente de las amenazas hechas. ¡Un dios que se arrepiente es bastante común en el Primer Testamento!

·         Justifica las decisiones anteriores: Señor, ¿no fue eso lo que dije cuando estuve en mi país? Por eso me apresuré a huir a Tarso; porque sé que eres un Dios misericordioso y lastimero, lento para la ira, de gran amor, y que te arrepientes del mal amenazado. Demuestra que ha comprendido el profundo corazón de Dios... pero que no lo comparte. Como profeta, en lugar de tomar la palabra de Dios, la contrasta con su "¿no era ésta mi palabra?".

·         Abandona la ciudad, e incluso esto es un acto que no se ajusta a la mentalidad profética. Los profetas se asocian con la comunidad pecadora para convertirse en intercesores de Dios en favor de la misma comunidad, y Jonás tiene cuidado de no hacer esto por la ciudad de Nínive.

·         No responde con desprecio a la pregunta de Dios: ¿Crees tú que tienes razón para indignarte de esta manera? (4,4)

En este punto Dios no se rinde, y una vez más PROPORCIONA instrumentos para corregir a Jonás: el ricino, el gusano que seca el ricino, el sol, el viento caliente... para obligar a Jonás a responder a la pregunta, ¿te parece correcto estar tan indignado por esta planta de ricino? (4,9), similar a la que se hizo cinco versículos antes.

¿No debería apiadarme de Nínive, esa gran ciudad, en la que hay más de ciento veinte mil personas, que no pueden distinguir entre la mano derecha y la izquierda, y un gran número de animales? Esta es la pregunta que concluye el libro de Jonás y que permanece sin respuesta... ...provocando de alguna manera la respuesta no sólo de Jonás sino de todas las personas que leerán este libro.

·         En el libro de Jonás, Dios es justo y misericordioso al mismo tiempo. La justicia y la misericordia forman parte de la identidad de Dios tanto en el Primero como en el Segundo Testamento. La justicia es una necesidad porque el pecado y los efectos que produce en las víctimas necesitan esta cualidad de Dios, pero la misericordia es también una característica de Dios y puede manifestarse cuando el perdón de la víctima hace evidente el pecado y la injusticia... y hace innecesario el castigo divino.

·         La misericordia, sin embargo, necesita el perdón de la víctima... ...que es exactamente lo que Jonás, como víctima de la violencia de Nínive contra el reino del norte, no parece dispuesto a conceder. La víctima puede interceder... y la pregunta abierta que cierra este escrito de alguna manera se vuelve hacia nosotros. Este escrito se acerca mucho a la parábola del padre misericordioso que permanece igualmente abierta... no sabemos si el hermano mayor habrá entrado en la perspectiva de la misericordia o habrá abandonado la casa de su padre.

Es interesante notar que en la traducción de la LXX el libro de Jonás, que propone el perdón para la ciudad de Nínive, se asocia y se coloca cerca del libro de Nahúm donde la destrucción de la ciudad se celebra a lo largo del texto como una justa venganza del Señor. Oráculo sobre Nínive. El libro de la visión de Nahúm de Elkos. Un Dios celoso y vengador es el Señor, vengador es el Señor, lleno de ira. El Señor se venga de los adversarios y guarda rencor a los enemigos. (1,1-2). Sabemos bien que en la reflexión bíblica hay a menudo contradicciones insuperables que debemos tratar de comprender en una lectura global del texto y de acuerdo con la comprensión que tenemos del plan de salvación encarnado en la persona de Jesús.

DONATELLA SCAIOLA

Nacida en Abbiategrasso (Mi) el 23 de junio de 1958 y casada con Marco Bonarini desde 1990. Nombrada el 1º de octubre de 2002 profesora adjunta del Instituto Superior de Catequesis y Espiritualidad Misionera de la Pontificia Universidad Urbaniana. Trasladada el 5 de febrero de 2008 del Instituto Superior de Catequesis y Espiritualidad Misionera a la Facultad de Misionología de la Pontificia Universidad Urbaniana, donde enseña Biblia y Misión. Nombrada el 3 de septiembre de 2008 Profesora Extraordinaria de la Facultad de Misionología de la Pontificia Universidad Urbaniana. Nombrada el 28 de julio de 2012 Profesora Titular de la Facultad de Misionología de la Pontificia Universidad Urbaniana. Desde 2003 forma parte de la redacción de la revista Parole di Vita, de la que fue nombrada directora en 2009. Desde 2005 hasta 2014 formó parte de la redacción de Euntes Docete. Es miembro de la presidencia de la Asociación Bíblica Italiana, y miembro de la Coordinación de Teólogos Italianos, de la Asociación Europea de Estudios Bíblicos y de la Oficina Catequística Nacional - Sector Apostolado Bíblico de la Conferencia Episcopal Italiana. Desde el año académico 2009-2010 es profesora invitada en la Facultad de Teología del Norte de Italia.

Libros publicados

— Donne e violenza nella Scrittura, Edizioni Messaggero Padova, Padova 2016

— Salmi in cammino, Edizioni Messaggero Padova, Padova 2015

— La donna perfetta. Interpretazioni di un poema biblico, EDB, Bologna 2014

— Naum, Abacuc, Sofonia, Edizioni San Paolo, Cinisello Balsamo 2013

— Abdia, Giona, Michea, Edizioni San Paolo, Cinisello Balsamo 2012

— Attorno alla profezia. Alcune sorprendenti figure, Cittadella, Assisi 2012

— I Dodici Profeti: perché «Minori?». Esegesi e teologia, EDB, Bologna 2011

Rut (I Libri Biblici 23), Paoline Editoriale Libri, Milano 2009

— “Servire il Signore”. Linee di una teologia biblica della missione nell’Antico Testamento, Urbaniana University Press, Roma 2008

— Rut, Giuditta, Ester,Edizioni Messaggero Padova, Padova 2006

— "Una cosa ha detto Dio, due ne ho udite". Fenomeni di composizione all'interno del Salterio Masoretico, Urbaniana Press, Roma 2002

 

 

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Mercoledì 5 febbraio 2020.

Durante la preghiera delle Lodi, p. Efrem Baldasso ha sviluppato tre numeri delle Costituzioni. Il n. 23 traccia lo sviluppo storico e geografico dell'Istituto. C'è stata una progressione dalla nascita regionale al presente interculturale. Questo numero sottolinea anche la necessità di un percorso formativo perché lo shock culturale è vissuto sia da chi riceve il missionario che da chi si reca in un'altra cultura. Questo è il cosiddetto processo di acculturazione. In questo senso, la ricerca dell'unità è un bene prezioso che si realizza attraverso la comunione (che non è uniformità) e le caratteristiche che le Costituzioni hanno già evidenziato nei numeri precedenti.

Il n. 24 riprende il fatto che la comunità è costituita da comunità pastorali, di animazione e formazione... secondo le attività sopra descritte. Queste comunità sono eterogenee per le diverse provenienze culturali dei membri, ma anche per le differenze di età e per gli accenti di formazione vissuti nelle varie tappe dell'Istituto. Vivere e lavorare insieme è un valore prezioso dell'Istituto.

Il n. 25 sottolinea il ritmo di vita della comunità che deve armonizzare consacrazione e missione. La riconciliazione di queste due caratteristiche non è sempre facile, ma è fondamentale mantenere quella "giovinezza di spirito" che rinnova ogni momento esistenziale del missionario. Per fare questo è importante fare riferimento allo stile di vita comunitario dell'Istituto e allo stile del luogo in cui la comunità è inserita.

La mattina, la signora Rosanna Virgili, dottoressa in scienze bibliche e docente da più di vent'anni, ha sviluppato il tema dell'amore e dell'amicizia nella Bibbia, coinvolgendo i missionari con le sue domande sulle sfide attuali della Chiesa nel campo delle relazioni interpersonali e sulle prospettive bibliche dell'amore e dell'amicizia.

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Nel pomeriggio, ci sono stati due momenti: uno di lavoro personale e l'altro di condivisione in gruppi del materiale offerto al mattino.

Alla fine della giornata, monsignor Diamantino Guapo Antunes, vescovo di Tete (Mozambico), ha presieduto l'Eucaristia in cui ha invitato i missionari non solo a fare una sintesi personale, ma anche a guardare gli altri con un occhio diverso. In questo modo si potrà rimuovere i pregiudizi e vedere gli altri con gli occhi della fede, permettendo loro di fare miracoli come Gesù. Ha poi condiviso la realtà della sua diocesi che è estesa come un terzo dell'Italia e con molte sfide missionarie.

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Wednesday 5th February 2020.

During the prayer of the Lauds, Fr. Efrem Baldasso developed three numbers of the Constitutions. Number 23 draws the historical and geographical development of the Institute. It was a gradual progression from regional born members to the present wider intercultural community. This article stresses also the necessity of a formative itinerary so that the cultural shock may be lived both by the one who receives and the one who goes into another culture. This is the so called process of acculturation. In this sense, the search for unity is a precious good which is realized through communion (that is not uniformity) and the characteristics that the Constitutions have already highlighted in previous numbers.

Number 24 stresses the fact that the community is made up of pastoral community, animation and formation... according to the activities described above. These communities are heterogeneous for diverse cultural backgrounds of the members, but also for the difference of age and for the accents of formation lived in different stages of the Institute. To live and work together is a precious value of the Institute.

Number 25 underlines the community rhythm of life which must harmonize consecration and mission. The reconciliation of these two characteristics is not always easy, but it is fundamental to maintain this "youthfulness of the spirit" that renews every existential moment of the missionary. To do this, it’s important to refer to the community life style of the Institute and the style of the place in which the community is inserted.

In the morning, Mrs. Rosanna Virgili, PhD in biblical sciences and professor for more than twenty years, developed the theme of love and friendship in the Bible, involving missionaries with her questions on the present challenges of the Church on the fields of interpersonal relationship and biblical perspectives of love and friendship.

In the afternoon, there were two moments: one of personal work and the other of sharing in groups from materials offered in the morning.

At the end of the day, Mgr. Diamantino Guapo Antunes, Bishop of Tete in Mozambique, presided over the Eucharist in which he invited missionaries not only to make a personal synthesis, but also to look at others with a different eye. In this way prejudices can be overcome so that we may see the others with the eyes of faith, allowing them to do miracles like Jesus. He then shared the reality of his diocese whose area would be the equivalent of one third of Italy, with many missionary challenges.

 

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Miércoles, 05 de febrero de 2020.

Durante la oración de las Laudes, el p. Efrem Baldasso ha desarrollado tres números de las Constituciones. El n.23 traza el desarrollo histórico y geográfico del Instituto. Ha habido una progresión que va desde el nacimiento regional hasta el presente intercultural. Este número también esboza la necesidad de un camino formativo porque el choque cultural lo vive tanto el que recibe al misionero como el misionero que va a otra cultura. Es el llamado proceso de aculturación. En ese sentido, la búsqueda de la unidad es un bien precioso que se alcanza a través de la comunión (que no es uniformidad) y de las características que las Constituciones ya han señalado en los números precedentes.

EL n.24 retoma que la comunidad se concretiza en comunidades pastorales, de animación, formativas… según las actividades que han sido descritas precedentemente. Estas comunidades son heterogéneas por las distintas procedencias culturales de los miembros, pero también por las diferencias de edad y de acentos formativos vividos en las distintas etapas del Instituto. Vivir y trabajar juntos es un valor precioso del Instituto.

El n.25 pone el acento en el ritmo de vida de la comunidad que tiene que armonizar consagración y misión. La conciliación de estas dos características no es siempre sencilla, pero es fundamental para mantener esa “juventud del espíritu” que renueva cada momento existencial del misionero. Para ello, es importante hacer referencia al estilo de vida comunitaria del Instituto y al estilo del lugar donde la comunidad está insertada.

Por la mañana, la Señora Rosanna Virgili, doctora en Ciencias Bíblicas y docente desde hace más de veinte años, ha desarrollado el tema del amor y la amistad en la Biblia suscitando la participación de los misioneros con sus preguntas sobre los retos actuales de la Iglesia en el campo de las relaciones interpersonales y las perspectivas bíblicas del amor y la amistad.

Por la tarde, ha habido dos momentos: uno, de trabajo personal y otro, de compartir en grupos sobre el material ofrecido por la mañana.

Al final del día, Monseñor Diamantino Guapo Antunes, obispo de Tete (Mozambique), ha presidido la eucaristía en la que ha invitado a los misioneros a no solamente hacer una síntesis personal sino a mirar también con otra mirada a los otros. De esta forma, podremos quitar prejuicios y ver a los otros con los ojos de la fe, permitiéndoles hacer milagros como Jesús. Luego, ha compartido la realidad de su diócesis que es extensa como un tercio de Italia y con muchos desafíos misioneros.

  

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Quarta-feira, 5 de fevereiro 2020

Durante a oração de Laudes, o padre Efrem Baldasso desenvolveu três números das Constituições. O nº 23 traça o desenvolvimento histórico e geográfico do Instituto. Tem havido uma progressão desde o seu nascimento, regional, até ao momento presente, intercultural. Este número sublinha também a necessidade de um caminho formativo, porque o choque cultural é vivido tanto por aqueles que recebem o missionário como por aqueles que partem para outra cultura. Este é o chamado processo de aculturação. Neste sentido, a busca da unidade é um bem precioso que se realiza através da comunhão (que não é uniformidade) e as características que as Constituições já destacaram nos números anteriores.

O nº 24 retoma o facto de a comunidade ser constituída por comunidades pastorais, de animação e de formação... de acordo com as atividades acima descritas. Estas comunidades são heterogêneas, por conta das diferentes culturas dos seus membros, mas também devido às diferenças de idade e aos processos formativos vividos nas diversas etapas do Instituto. Viver e trabalhar juntos é um valor precioso do Instituto.

O nº 25 enfatiza o ritmo de vida da comunidade que deve harmonizar consagração e missão. A reconciliação destas duas características nem sempre é fácil, mas é fundamental manter aquela "juventude de espírito" que renova cada momento existencial do missionário. Como tal, é importante fazer referência ao estilo de vida comunitário do Instituto e ao contexto do lugar onde a comunidade se insere.

Pela manhã, Rosanna Virgili, doutora em ciências bíblicas e professora há mais de vinte anos, desenvolveu o tema do amor e da amizade na Bíblia, dando oportunidade aos missionários a fazerem sobre os desafios atuais da Igreja no campo das relações interpessoais e as perspetivas bíblicas do amor e da amizade.

Na parte da tarde, houve dois momentos: um de trabalho pessoal e outro de partilha em grupo do material e reflexão deixado pela manhã.

Ao terminar o dia, Dom Diamantino Guapo Antunes, Bispo de Tete (Moçambique), presidiu à Eucaristia e, na homilia, convidou os missionários não só a fazerem uma síntese pessoal, mas também a olharem para os outros com um olhar diferente. Desta forma, os preconceitos podem ser removidos e outros podem ser vistos com os olhos da fé, permitindo-lhes fazerem milagres como Jesus. Depois, partilhou a realidade da sua diocese que é tão extensa como um terço da Itália e com grandes desafios missionários.

 

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Mercredi 5 février 2020.

Durant la prière des Laudes, le Père Efrem Baldasso a développé trois numéros des Constitutions. Le n. 23 trace la croissance historique et géographique de l’Institut. C'était une progression de la naissance régionale à la présente communauté interculturelle. Cet article souligne aussi la nécessité d’un itinéraire formatif pour que le choc culturel soit vécu et par celui qui reçoit le missionnaire et par celui qui va dans une autre culture. Ceci est, pour ainsi dire, un processus d’acculturation. En ce sens, la recherche de l’unité est un bien précieux qui se réalise à travers la communion (qui n’est pas uniformité) et les caractéristiques que les Constitutions ont déjà mis en évidence dans les numéros précédents.

Le n. 24 reprend le fait que la communauté est constituée de la communauté pastorale, de l’animation et formation... selon les activités décrites ci-dessus. Ces communautés sont hétérogènes à cause de diverse provenance culturelle des membres, mais aussi la différence d’âge ainsi que les accents de formation vécus dans les différentes étapes de l’Institut. Vivre et travailler ensemble est une valeur précieuse de l’Institut.

Le n. 25 souligne le rythme de la vie communautaire qui doit harmoniser la consécration et la mission. La réconciliation de ces deux caractéristiques n’est pas toujours facile, mais il est fondamental de maintenir cette "jeunesse d’esprit" qui renouvelle chaque moment existentiel du missionnaire. Pour faire cela, il est important de faire référence au style de vie communautaire de l’Institut et au style du lieu où la communauté est insérée.

Le matin, Mme Rosanna Virgili, Doctoresse en Science biblique et professeur de plus d’une vingtaine d’années, a développé le thème de l'amour et l'amitié dans la Bible, impliquant les missionnaires avec ses questions sur les défis actuels de l’Eglise dans le domaine des relations interpersonnelles et des perspectives bibliques sur l’amour et de l’amitié.

Dans l’après-midi, il y a eu deux moments: un moment de travail personnel et un autre de partage en groupes partant du matériel offert le matin.

A la fin de la journée, Mgr Diamantino Guapo Antunes, Evêque de Tete au Mozambique, a présidé l’Eucharistie où il a invité les missionnaires non seulement de faire une synthèse personnelle, mais aussi de regarder les autres avec un regard différent. De cette façon, on peut se débarrasser des préjugés afin de voir les autres avec des yeux de la foi, leur permettant de faire des miracles comme Jésus. Il a ensuite partagé la réalité de son diocèse dont l’extension représenterait un tiers de l’étendue d’Italie, avec beaucoup de défis missionnaires.

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Matteo Crimella, dottore in scienze bibliche della Diocesi di Milano, ci fa avvicinare a uno strumento narrativo che è proprio ed esclusivo del vangelo di Luca conosciuto con il nome di “triangolo drammatico”. Con queste narrazioni Luca vuole aiutare la comunità cristiana nella sua necessaria identificazione con il progetto e la persona di Gesù descrivendo il conflitto o l’antitesi che si crea fra due personaggi che alla fine è risolto da un terzo personaggio che interviene nella narrazione (cf. Matteo Crimella, Con me in paradiso! Sette meditazioni sul vangelo di Luca, 2012, Fondazione Terra Santa, Milano).

I punti centrali... 

Tutto l'intervento...

Anche noi come credenti in Cristo possiamo avvicinarci a questi testi, che Luca scrive per la sua comunità, con la stessa intenzione e intuizione: dalla narrazione ricevere una rivelazione del cuore profondo di Dio che poi ci obbliga a una identificazione completa o parziale con qualcuno di questi personaggi identificazione che apre all’esperienza di Gesù come Signore e come salvatore della nostra vita. Lo scopo del vangelo di fatto è proprio questo: l’annuncio che ha come finalità far crescere nella fede nella persona di Gesù e diventare discepoli.

Nella nostra vita, con qualche anno di esperienza nel ministero e nella pastorale, sappiamo che questo processo non è mai concluso perché le ferite e le situazioni che abbiamo vissuto devono portarci una progressiva maturazione nel nostro discepolato. Se abbiamo raggiunto la consapevolezza che tante cose, magari vissute con vigore in gioventù, diventano pesanti e più difficili, la “seconda vocazione” deve aiutarci a vedere il “bisogno assoluto di Dio”, magari detto con un linguaggio più semplice, meno ingenuo, più attento ai bisogni della comunità concreta e sostenuto da una testimonianza più solida ma chiaramente fondato nell’esperienza di Cristo conosciuto e familiare nella Parola di Dio. (cf. RENÉ VOILLAUME, La seconda chiamata. Il coraggio della fragilità, 2007, Ed Monti)

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Sono sette i triangoli drammatici narrati nel vangelo di Luca:

1.      7,36-50. Simone, la peccatrice e Gesú.

2.      10,25-37. Sacerdote+Levita, Samaritano e L’uomo assaltato dai briganti

3.      10,38-42. Marta, Maria e Gesú.

4.      15,11-32. I due figli del padre misericordioso e il padre misericordioso.

5.      16,19-31. Il ricco, il povero e il padre Abramo.

6.      18,9-14. Il fariseo e il pubblicano nel tempio e Dio

7.      23,39-43. I due crocifissi e Gesù.

Il triangolo del Buon Samaritano

Possiamo identificare almeno tre letture diverse nella storia della chiesa di questo testo biblico e della bibbia in generale. Ogni lettura è legittima, mette in evidenza alcuni aspetti ed è povera in altri. Tutte fanno parte della tradizione della chiesa che, in modo diverso, apportano alla conoscenza e alla sequela di Cristo.

1.                  Lettura allegorica (secolo II-XVIII) che tratta di dimenticare in ogni personaggio del testo biblico una allegoria che fa riferimento alla vita cristiana in modo tale che, in questo caso, l’uomo è Adamo, Gerusalemme è il paradiso, Gerico è il mondo, le ferite sono il peccato, l’olio e il vino sono i sacramenti, la locanda è la chiesa, il samaritano è Gesù, il ritorno la “parusia” etc... È una lettura che aiuta ad approfondire in modo significativo il valore del testo biblico però finisce per dimenticare l’insegnamento che l’evangelista pretende comunicare per mezzo di questo.

2.                  Lettura contestuale (secolo XIX e XX). Recupera i contesti geografici, storici, culturali che sono dietro ogni narrazione in modo tale che si capisce perché un uomo scendeva da Gerusalemme a Gerico (una pendente molto pronunciata) e perché in quella zona si può essere facile preda dei banditi (una valle stretta e isolata), perché il sacerdote e il levita tirano dritti (le norme della purezza rituale che li rende impuri se toccano il sangue di un ferito o peggio un morto). Questa lettura punto tutto sull’esemplarità del samaritano con il pericolo di farne una lettura moralistica che non dice perché per noi credenti e importante lo stile morale di questo viandante che ha il coraggio di avvicinarsi a un uomo che, denudato dai banditi, aveva perso anche la sua identità (senza vestiti è impossibile riconoscere di chi si tratta, la sua estrazione sociale, la sua orientazione religiosa, la sua etnia di appartenenza).

3.                  Lettura Narrativa (ultimi 20 anni). Cerca di scoprire il significato profondo della narrazione che Luca realizza, che insegnamento vuole trasmettere l’evangelista alla sua comunità. È qua che si scopre il triangolo drammatico fatto da una parte del binomio sacerdote-levita, dall’altro dal Buon Samaritano e dalla terza persona dalla cui prospettiva è condotta tutta la narrazione che, in questo caso, non è Gesù ma la persona ferita. Di fatto tutto quel che si narra si dice così come è visto dagli occhi della persona vittima dell’assalto: è lui che vede il sacerdote-levita tirare dritto, senza saperne i motivi che non sono narrati, è lui che vede tutto quel che fa il samaritano per salvarlo (espresso dai numerosi verbi che si utilizzano per descrivere l’azione di questa persona compassionevole). La domanda finale di Gesù “chi di questi è stato prossimo” ci fa allora capire che se siamo capaci di vivere nella nostra vita l’esperienza di colui che è stato salvato anche noi possiamo diventare per i nostri fratelli fonte di salvezza, possiamo farci prossimi se scopriamo che Dio, nella persona di Gesù e nella persona di tutti coloro che hanno avuto un luogo importante nella nostra storia personale, si è fatto prossimo anche per insegnarci a farci prossimi.

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Appunti su altri triangoli drammatici di luca

Marta e Maria (10,38-42)

Parlare di contrapposizione fra vita attiva e contemplativa è conseguenza di una falsa lettura di questo testo. In realtà Marta riceve in casa Gesù compiendo il dovere sacro dell’ospitalità e Maria, questo è un elemento in dissonanza con la cultura del tempo, si siede ai piedi di Gesù. Sedersi ai piedi è lo stesso di assumere un atteggiamento di discepolo (cf Atti 22,3 Paolo seduto ai piedi di Gamaliele, suo discepolo).

Marta vive la diaconia (servizio) e Gesù insegna a capire che la diaconia, se non accompagnata dal discepolato, smette di essere diaconia e si trasforma in affanno e agitazione perché perde di vista Gesù che è la parte buona, non la migliore, che sceglie Mara (come la terra buona che fa fruttificare il seme).

In questo testo Gesù non è mai chiamato per nome ma sempre con il termine più alto e pasquale di “Signore” proprio per aiutarci a capire che, per trovare il signore risorto, come cristiani dobbiamo cominciare dall’ascolto e dal discepolato che è l’unica porta di accesso a una diaconia che sia veramente servizio e non agitazione.

La parabola dei due figli (Lc 15)

Il versetto 17 è quello da interpretare correttamente per capire il significato profondo della narrazione di San Luca. È quello che ci fa vedere che il figlio minore non è affatto convertito ma sta cercando di ritornare dal padre come impiegato con salario che permettesse risolvere la sua situazione economica. Non capisce che nella sua casa lo stanno aspettando per restaurare una relazione non economica ma figliale. È lo stesso problema del figlio maggiore che, senza abbandonare la casa, ci lavora come uno schiavo: “ti ho sempre servito”. Uno si perde fuori casa (come la pecora smarrita, la prima parabola del cap 15) e l’altro si perde in casa (come la moneta persa, seconda parabola di questo capitolo).

Vale la pena sottolineare che i destinatari di questo racconto sono gli scribi e farisei (che si perdono in casa) e allo stesso tempo i pubblicani e i peccatori (che si perdono fuori casa). la risposta é la stessa per tutte le situazioni, ed è la festa che ristabilisce la gratuità e la relazione profonda fra il padre e le persone/cose che si sono perse.

Il due crocifissi con Gesù (23,39-43)

In questo caso i due ladri rappresentano la diversa percezione della relazione con Dio davanti alla peggiore sconfitta dell’uomo, la morte. si passa dall’insulto alla invocazione e in mezzo c’è la presa di coscienza del gesto di solidarietà rappresentato il Cristo crocefisso che assume su di se il peccato degli ingiusti “padre, perdonali”.

La peccatrice e Simone (7,36-50)

I due personaggi sono in Fariseo (solo alla fine si rivela il nome, Simone) che invita Gesù a casa sua ma poi dimentica l’osservanza dei riti propri dell’ospitalità giudaica: le abluzioni, il bacio dell’accoglienza e il profumo sul capo. L’altro personaggio è una donna peccatrice della quale non si dice il peccato, la tradizione ha fatto di lei una prostituta. Questa non ha mai un nome e compie esistenzialmente con il dovere dell’ospitalità: lava i piedi con le lacrime, li bacia e li cosparge con un profumo.

Gesù mette l’accento sulla povera ospitalità di Simone e la profonda ospitalità della peccatrice di cui poi si dice che i suoi peccati saranno perdonati perché ha molto amato mettendo in gioco nella vita della peccatrice anonima (e quindi modello di ogni cristiano) il circolo virtuoso che si produce fra peccato e amore.

MATTEO CRIMELLA

MATTEO CRIMELLA è nato nel 1969. Dal 1994 è presbitero della Chiesa di Milano. Nel 2003 ha conseguito la licenza in Sacra Scrittura e Archeologia e nel 2009 il dottorato in Scienze Bibliche presso l'Ecole Biblique et Archéologique Française di Gerusalemme con una tesi sul vangelo di Luca. Insegna Sacra Scrittura presso la Facoltà Teologica dell'Italia Settentrionale di Milano, l'Istituto Superiore di Scienze Religiose di Milano, lo Studio Teologico del Pontificio Istituto Missioni Estere di Monza e l'Istituto Superiore di Scienze Religiose di Alessandria, dove è docente stabile. È membro della Studiorum Novi Testamenti Societas. Vive presso una parrocchia di Milano e all’attività scientifica affianca l’attività pastorale. 

Libri pubblicati.

— Marta, Marta! Quattro esempi di «triangolo drammatico» nel «grande viaggio» di Luca (Studi e ricerche. Sezione biblica), Cittadella, Assisi 2009, pp. 523.

— Il rotolo di Rut. La famiglia, il lavoro, la speranza, In dialogo, Milano 2011, pp. 112.

— Con me, in paradiso! Sette meditazioni sul vangelo di Luca (Marana tha 4), Edizioni Terra Santa, Milano 2012, pp. 116.

— La tua fede ti ha salvato. Pagine di Marco nell’Anno della fede, In dialogo, Milano 2012, pp. 106.

— Il pane della salvezza, In dialogo, Milano 2014, pp. 96.

— L’abbraccio del Padre. La misericordia nel Vangelo di Luca, In dialogo, Milano 2015, pp. 124.

— Luca. Introduzione, traduzione e commento (Nuova versione della Bibbia dai testi antichi 39), San Paolo, Cinisello Balsamo (MI) 2015, pp. 388.

— Le mani vuote. Ricchezza e povertà nel Vangelo di Luca (Meditazioni), Dehoniane, Bologna 2016, pp. 79.

— «E uscì a seminare». Parlare in parabole, In dialogo, Milano 2016, pp. 112.

— Né sacca, né denaro. La sezione dei pani nel racconto di Marco (Spiritualità del nostro tempo. Terza serie), Cittadella, Assisi 2019, pp. 180.

— Padre nostro, San Paolo, Cinisello Balsamo (MI) 2020, pp. 126.

 

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Identifying oneself with Christ through the Word of God

Matteo Crimella, a priest from the Diocese of Milan, PhD in biblical sciences, has presented to the Jubilee candidates a narrative instrument peculiar to the Gospel of Luke known as the “dramatic triangle”. With such narratives, Luke wants to help the Christian community in its necessary identification with Christ’s project and person, describing the conflict or rather the antithesis opposing two characters and requiring at the end a third character who intervenes in the narrative as a judge to settle the matter (cf. Matteo Crimella, Con me in paradiso! Seven meditations on the Gospel of Luke, 2012, Foundation Terra Santa, Milano).

As believers in Christ, we can get closer to these texts written by Luke for his community, with the same intention and intuition: from the narratives, we can get a revelation of the depth of God’s heart which then compels us to either a complete or a partial identification with one of these characters; an identification that opens us to the experience of Jesus as Lord and Savior of our life. The purpose of the Gospel is actually this: the announcement whose aim is growing up in faith with regard to the person of Jesus and to become his disciples.

In our life, having spent some years of experience in ministry and pastoral, we know that this process is never concluded because the wounds and difficult situations we’ve gone through have led us to a progressive maturity in our discipleship. If we’ve grown in the awareness that many things, maybe lived in the past with strength and youthfulness, have rather become heavier and more difficult now, we therefore long for the “second call” that would help us to see “the absolute need of God”, maybe expressed in a much simple language, less naive, more careful to the needs of the real / concrete community and sustained by a more solid testimony but clearly grounded on the experience of the known Christ and familiar to the Word of God. (cf. RENÉ VOILLAUME, ‘The second call. The courage of fragility.’ – La seconda chiamata. Il coraggio della fragilità, 2007, Ed Monti)

There are seven ‘dramatic triangle narratives’ in Luke’s Gospel:

1.        7,36-50. Simon, the sinful woman and Jesus.

2.        10,25-37. Priest + Levite, the good Samaritan and the man assaulted by robbers

3.        10,38-42. Martha, Mary and Jesus.

4.        15,11-32. The 2 sons of the father (the elder in the house and the younger out) and the merciful father.

5.        16,19-31. The rich, the poor and father Abraham.

6.        18,9-14. The Pharisee and the publican in the temple, and God.

7.        23,39-43. The 2 crucified thieves and Jesus.

The triangle of the Good Samaritan

We can sort out at least three different readings of this biblical text and of the whole Bible in general, in the (exegetical) history of the Church. Each reading is legitimate, highlighting some aspects and leaving aside some other (impoverishing them). All of them are part and parcel of the Church tradition, and in different ways, bring forth to the knowledge and the following of Christ.

1.                  Allegorical Reading (Century II-XVIII) tends to ignore in any character of the biblical text, an allegory that refers to Christian life, such that in this case, the man would be considered Adam, Jerusalem is the paradise, Jericho is the world, wounds are sins, the oil and wine are sacraments, the inn is the church, the Samaritan is Jesus, his return is the ‘Parousia’, etc. This is a reading that helps one to deepen in a significant way the value of the biblical text; however, it ends up forgetting the teaching that the evangelist claims to communicate through (by means of) this text.

2.                  Contextual Reading (Century XIX e XX). It recovers the geographical, historical and cultural contexts that are behind any narrative so as one understands that a man went down from Jerusalem to Jericho (a much pronounced pendant); why in that area one could be easily prey for robbers (a tight and isolated valley), why the priest and the Levite go straight (norms of ritual purity; they would be rendered impure, should they touch the blood of a wounded person and worse, a dead one). This reading points all to the example given by the Samaritan with the danger of making it a moralistic reading that does not say why is it important for us believers to follow the style of this wayfarer, who had the courage to get closer to a man stripped by robbers, lost even his identity (without clothes it was impossible to recognize with whom one dealt, what was his social status, his religious orientation, his ethnic group of belonging).

3.                  Narrative Reading (20 last years). It tries to find out the deep meaning of the Luke’s narrative, the teaching that the evangelist wants to transmit to his community. And it’s here that the dramatic triangle is found; it is made on one side of the couple Priest-Levite, and on the other side, of the Good Samaritan; and the third character from whose perspective the whole narrative is conducted, and in this case, it is not Jesus but the wounded person. In fact, all that is told in this story is so said from the eyes (point of view) of the person who is victim of the assault:  it is him who sees the Priest-Levite go straight (pass by) without knowing the reasons that are not disclosed in the narrative; it is him who sees what the Samaritan does to rescue him (expressed by numerous verbs that are used to describe the action of this compassionate person). The last question of Jesus “who of these was neighbor” makes us understand that, if in our life we are able to live the experience of one who has been saved (rescued), then we can also become source of salvation for our brothers; we can make them neighbors if we discover that God, in the person of Jesus and in the person of all those who have had an important place in our personal story, has made himself close to teach us also to be close to others.

Notes on the other dramatic triangles of Luke

Martha and Mary (Luke 10,38-42)

To speak about contraposition between active and contemplative life is consequence of a false reading of this text. In reality, Martha received Jesus at home, accomplishing the sacred duty of hospitality while Mary’s act, sitting at Jesus’ feet, brings an element of dissonance within the culture of that time, since a woman could not be a disciple. To sit at the feet is the same as assuming a disciple attitude (cf. Acts 22,3 Paul, disciple, sitting at the feet of Gamaliel, his master).

Martha lives the diaconia (service) and Jesus teaches us to understand that the diaconia, if it is not accompanied with discipleship, stops to be diaconia and turns into breathlessness and agitation because it loses sight of Jesus; diaconia which is the good part but not the better part chosen by Mary (as the good soil which makes the seed bear fruits).

In this text, Jesus is never called by name but always with the highest and Easter term of “Lord”, just to help us understand that to find the Risen Lord, as Christians, we have to start from listening and from discipleship which is the only access door to a diaconia that can really be service and not agitation.

The parable of the two sons (Luke 15)

The verse 17 is the one to be interpreted correctly to understand the deep meaning of Saint Luke’s narrative. It is the one that makes us see that the younger child is not converted at all but seeks to get back to the father as a worker earning a salary that would allow him to solve his economic situation. He does not understand that in his house, they were waiting for him to restore not an economical relationship but a filial one. It is also the same problem with the elder son who, without living the house, worked there as a slave: “I have always served you”. One is lost outside home (as the Lost sheep, the first parabola of chapter 15); and the other is lost inside home (as the Lost coin, second parabola of the same chapter).

It is worth underlining that the recipients of this story are the scribes and the Pharisees (who get lost inside home), and at the same time publicans and sinners (who get lost outside home).  The answer is the same for all the situations, and it is the feast that restores the gratuitousness and the deep relationship between the father and the lost person or thing.

The two crucified thieves with Jesus (Luke 23,39-43)

In this case, the two thieves represent different perceptions of the relationship with God in front of man's worst defeat, death. It goes from insult to invocation, and in the middle, there is the awareness of the solidarity gesture represented by the crucified Christ who assumes upon himself the sins of the unrighteous “Father, forgive them”.

The sinful woman and Simon (Luke 7,36-50)

The two are characters in this narrative. A Pharisee (whose name is revealed only at the end, Simon) who invited Jesus at his home, omitting the compliances of the Jewish hospitality rites: the ablutions, the welcoming / hospitality kiss and the perfume on the head. The other character is a sinful woman whose sin is not said; tradition has made her a prostitute. This woman has no name but fulfills existentially the duty of hospitality: she washes his feet with her tears; she kisses them and sprinkle them with a perfume.

Jesus puts the accent on Simon’s poor hospitality and the deep hospitality of the sinful woman  of whom it is then said that his sins will be forgiven because she loved very much putting into play the life of the anonymous sinful woman (and therefore model of every Christian). The virtuous circle that is produced between sins is love.

MATTEO CRIMELLA

MATTEO CRIMELLA is born in 1969. From 1994, he is a priest in the Diocese of Milano. In 2003 he got a licenciate in Sacred Scriptures and Archeology, and in 2009, a PhD in Biblical Sciences at the French Biblical and Archeological School of Jerusalem with a thesis on the Gospel of Luke. He teaches the Sacred Scriptures at the Theological Faculty of the Northern Italian University of Milan, in the Higher Institute of Religious Sciences of Milan, in the Theological Study of the Pontifical Foreign Missions Institute of Monza and in the Higher Institute of Religious Sciences of Alexandria where he is a permanent lecturer. He is a member of the Society of New Testament Studies (Studiorum Novi Testamenti Societas). He lives at a Milano parish and on the scientific activity he joins the pastoral activity.

Published books.

— Marta, Marta! Quattro esempi di «triangolo drammatico» nel «grande viaggio» di Luca (Studi e ricerche. Sezione biblica), Cittadella, Assisi 2009, pp. 523.

— Il rotolo di Rut. La famiglia, il lavoro, la speranza, In dialogo, Milano 2011, pp. 112.

— Con me, in paradiso! Sette meditazioni sul vangelo di Luca (Marana tha 4), Edizioni Terra Santa, Milano 2012, pp. 116.

— La tua fede ti ha salvato. Pagine di Marco nell’Anno della fede, In dialogo, Milano 2012, pp. 106.

— Il pane della salvezza, In dialogo, Milano 2014, pp. 96.

— L’abbraccio del Padre. La misericordia nel Vangelo di Luca, In dialogo, Milano 2015, pp. 124.

— Luca. Introduzione, traduzione e commento (Nuova versione della Bibbia dai testi antichi 39), San Paolo, Cinisello Balsamo (MI) 2015, pp. 388.

— Le mani vuote. Ricchezza e povertà nel Vangelo di Luca (Meditazioni), Dehoniane, Bologna 2016, pp. 79.

— «E uscì a seminare». Parlare in parabole, In dialogo, Milano 2016, pp. 112.

— Né sacca, né denaro. La sezione dei pani nel racconto di Marco (Spiritualità del nostro tempo. Terza serie), Cittadella, Assisi 2019, pp. 180.

— Padre nostro, San Paolo, Cinisello Balsamo (MI) 2020, pp. 126.

 

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Se identifican con Cristo por la Palabra

Matteo Crimella, doctor en ciencias bíblicas de la diócesis de Milán, nos acerca a un instrumento narrativo único en el Evangelio de Lucas conocido como el "triángulo dramático". Con estas narraciones Lucas quiere ayudar a la comunidad cristiana en su necesaria identificación con el proyecto y la persona de Jesús, describiendo el conflicto o la antítesis que se crea entre dos personajes y que finalmente es resuelto por un tercer personaje que interviene en la narración (cf. Matteo Crimella, Con me in paradiso! Sette meditazioni sul vangelo di Luca, 2012, Fondazione Terra Santa, Milano).

También nosotros, como creyentes en Cristo, podemos acercarnos a estos textos, que Lucas escribe para su comunidad, con la misma intención e intuición: de la narración recibimos una revelación del corazón profundo de Dios que nos obliga a una identificación completa o parcial con uno de estos personajes identificadores que nos abre a la experiencia de Jesús como Señor y como salvador de nuestras vidas. El propósito del evangelio, de hecho, es precisamente éste: la proclamación que tiene como propósito hacernos crecer en la fe en la persona de Jesús y convertirnos en discípulos.

En nuestras vidas, con unos pocos años de experiencia en el ministerio y el trabajo pastoral, sabemos que este proceso nunca se concluye porque las heridas y situaciones que hemos vivido deben traernos una maduración progresiva en nuestro discipulado. Si hemos llegado a la conciencia de que muchas cosas, tal vez vividas con vigor en la juventud, se vuelven pesadas y más difíciles, la "segunda vocación" debe ayudarnos a ver la "necesidad absoluta de Dios", tal vez dicho en un lenguaje más sencillo, menos ingenuo, más atento a las necesidades de la comunidad concreta y apoyado por un testimonio más sólido, pero claramente fundamentado en la experiencia de Cristo conocida y familiar en la Palabra de Dios. (cf. RENÉ VOILLAUME, La seconda chiamata. Il coraggio della fragilità, 2007, Ed Monti)

Hay siete triángulos dramáticos contados en el evangelio de Lucas:

1.      7,36-50. Simón, el pecador y Jesús.

2.      10,25-37. Sacerdote+Levita, Samaritano y El hombre atacado por los bandidos

3.      10,38-42. Marta, María y Jesús.

4.      15,11-32. Los dos hijos del padre misericordioso y el padre misericordioso.

5.      16,19-31. El rico, el pobre y el padre Abraham.

6.      18,9-14. El fariseo y el publicano en el templo y Dios

7.      23,39-43. Los dos crucificados y Jesús.

Triángulo del Buen Samaritano

Podemos identificar al menos tres lecturas diferentes en la historia de la iglesia de este texto bíblico y la Biblia en general. Cada lectura es legítima, destaca algunos aspectos y es pobre en otros. Todas son parte de la tradición de la Iglesia que, de diferentes maneras, contribuyen al conocimiento y seguimiento de Cristo.

1.         Lectura Alegórica (siglos II-XVIII) que trata de olvidar en todos los personajes del texto bíblico una alegoría que se refiere a la vida cristiana de tal manera que, en este caso, el hombre es Adán, Jerusalén es el paraíso, Jericó es el mundo, las heridas son el pecado, el aceite y el vino son los sacramentos, la posada es la Iglesia, el samaritano es Jesús, el regreso la "parusía" etc... Es una lectura que ayuda a profundizar de manera significativa el valor del texto bíblico, pero termina olvidando la enseñanza que el evangelista quiere comunicar a través de él.

2.         Lectura Contextual (siglos XIX y XX). Recupera los contextos geográficos, históricos y culturales que hay detrás de cada narración de tal manera que se puede entender por qué un hombre bajó de Jerusalén a Jericó (una pendiente muy pronunciada) y por qué en esa zona se puede ser presa fácil de los bandidos (un valle estrecho y aislado), por qué el sacerdote y el levita no se paran (por las reglas de pureza ritual que los hacen impuros si tocan la sangre de un herido o peor aún de un muerto). Esta lectura se centra sobretodo en la ejemplaridad del samaritano con el peligro de convertirla en una lectura moralista que no dice por qué para nosotros los creyentes es importante el estilo moral de este caminante que tiene el coraje de acercarse a un hombre que, desnudo por los bandidos, había perdido también su propia identidad (sin ropa es imposible reconocer quién es, su origen social, su orientación religiosa, su etnia).

3.         Lectura Narrativa (últimos 20 años). Intenta descubrir el profundo significado de la narración que Lucas realiza, esa enseñanza que quiere transmitir el evangelista a su comunidad. Es aquí donde descubrimos el triángulo dramático formado de una parte del binomio sacerdote y levita, y de la otra por el buen samaritano y la tercera persona desde cuya perspectiva se desarrolla toda la narración, que en este caso no es Jesús sino el herido. De hecho, todo lo que se narra se dice tal como se ve a los ojos de la persona que es víctima del asalto: es él quien ve al sacerdote levita seguir en línea recta, sin conocer las razones que no se narran, es él quien ve todo lo que el samaritano hace para salvarlo (expresado por los muchos verbos que se utilizan para describir la acción de esta persona compasiva). La última pregunta de Jesús "quién de éstos estaba cerca" nos hace comprender que si somos capaces de vivir en nuestra vida la experiencia de quien se salvó, también nosotros podemos convertirnos en fuente de salvación para nuestros hermanos y hermanas, podemos acercarnos si descubrimos que Dios, en la persona de Jesús y en la de todos aquellos que han tenido un lugar importante en nuestra historia personal, también se ha acercado a nosotros para enseñarnos cómo acercarnos.

Notas sobre otros triángulos dramáticos de Lucas

Marta y María (10,38-42)

Hablar del contraste entre la vida activa y la contemplativa es una consecuencia de una falsa lectura de este texto. En realidad, Marta recibe a Jesús en su casa, cumpliendo con el sagrado deber de la hospitalidad, y María, este es un elemento en disonancia con la cultura de la época, se sienta a los pies de Jesús. Sentarse a sus pies es lo mismo que asumir una actitud de discipulado (cf. Hechos 22,3 Pablo sentado a los pies de Gamaliel, su discípulo).

Marta vive la diaconía (servicio) y Jesús nos enseña a comprender que, si la diaconía no va acompañada del discipulado, deja de ser diaconía y se transforma en ansiedad y agitación porque pierde de vista a Jesús que es la parte buena, no la mejor, que elige a María (como la buena tierra que hace fructificar la semilla).

En este texto nunca se llama a Jesús por su nombre, sino siempre con el término más alto y pascual de "Señor", precisamente para ayudarnos a entender que, para encontrar al Señor resucitado, como cristianos debemos comenzar por la escucha y el discipulado que es la única puerta a una diaconía que es verdaderamente servicio y no agitación.

La parábola de los dos hijos (Lc 15)

El versículo 17 es el que debe ser interpretado correctamente para entender el profundo significado de la narración de San Lucas. Es la que nos hace ver que el hijo menor no se convierte en absoluto, sino que intenta volver a su padre como empleado con un salario que resuelva su situación económica. No entiende que en su casa le esperan para restablecer una relación no económica sino infantil. Es el mismo problema que el hijo mayor que, sin salir de casa, trabaja allí como un esclavo: "Siempre te he servido". Uno se pierde fuera de la casa (como la oveja perdida, la primera parábola del capítulo 15) y el otro se pierde en la casa (como la moneda perdida, la segunda parábola de este capítulo).

La respuesta es la misma para todas las situaciones, y es la fiesta que restaura la gratuidad y la profunda relación entre el padre y las personas/cosas que se pierden.

Los dos crucificados con Jesús (23,39-43)

En este caso los dos ladrones representan la diferente percepción de la relación con Dios ante la peor derrota del hombre, la muerte. Se pasa del insulto a la invocación y entre ambos se tiene conciencia del gesto de solidaridad representado por el Cristo crucificado que asume el pecado del injusto "Padre, perdónales".

La pecadora y Simón (7,36-50)

Los dos personajes están en el fariseo (sólo al final se revela el nombre de Simón) que invita a Jesús a su casa pero que luego olvida la observancia de los ritos propios de la hospitalidad judía: las abluciones, el beso de bienvenida y el perfume en la cabeza. El otro personaje es una mujer pecadora cuyo pecado no se dice, la tradición la ha convertido en una prostituta. Esta nunca tiene nombre y lo hace existencialmente con el deber de la hospitalidad: le lava los pies con lágrimas, los besa y los rocía con perfume.

Jesús pone el acento en la pobre hospitalidad de Simón y en la profunda hospitalidad de la pecadora, de la que se dice que sus pecados son perdonados porque amó mucho poniendo en juego en la vida del pecador anónimo (y por lo tanto modelo de todo cristiano) el círculo virtuoso que se produce entre el pecado y el amor.

MATTEO CRIMELLA

Matteo Crimella nació en 1969. Desde 1994 es presbítero de la Iglesia de Milán. En 2003 obtuvo la licenciatura en Sagrada Escritura y Arqueología y en 2009 el doctorado en Ciencias Bíblicas en la Escuela Bíblica y Arqueológica Francesa de Jerusalén con una tesis sobre el Evangelio de Lucas. Enseña Sagrada Escritura en la Facultad de Teología del Norte de Italia en Milán, en el Instituto Superior de Ciencias Religiosas de Milán, en el Estudio Teológico del Instituto Pontificio para las Misiones Extranjeras de Monza y en el Instituto Superior de Ciencias Religiosas de Alessandria, donde es profesor titular. Es miembro del Studiorum Novi Testamenti Societas. Vive en una parroquia de Milán y su actividad científica va acompañada del trabajo pastoral.

Libros publicados.

— Marta, Marta! Quattro esempi di «triangolo drammatico» nel «grande viaggio» di Luca (Studi e ricerche. Sezione biblica), Cittadella, Assisi 2009, pp. 523.

— Il rotolo di Rut. La famiglia, il lavoro, la speranza, In dialogo, Milano 2011, pp. 112.

— Con me, in paradiso! Sette meditazioni sul vangelo di Luca (Marana tha 4), Edizioni Terra Santa, Milano 2012, pp. 116.

— La tua fede ti ha salvato. Pagine di Marco nell’Anno della fede, In dialogo, Milano 2012, pp. 106.

— Il pane della salvezza, In dialogo, Milano 2014, pp. 96.

— L’abbraccio del Padre. La misericordia nel Vangelo di Luca, In dialogo, Milano 2015, pp. 124.

— Luca. Introduzione, traduzione e commento (Nuova versione della Bibbia dai testi antichi 39), San Paolo, Cinisello Balsamo (MI) 2015, pp. 388.

— Le mani vuote. Ricchezza e povertà nel Vangelo di Luca (Meditazioni), Dehoniane, Bologna 2016, pp. 79.

— «E uscì a seminare». Parlare in parabole, In dialogo, Milano 2016, pp. 112.

— Né sacca, né denaro. La sezione dei pani nel racconto di Marco (Spiritualità del nostro tempo. Terza serie), Cittadella, Assisi 2019, pp. 180.

— Padre nostro, San Paolo, Cinisello Balsamo (MI) 2020, pp. 126.

 

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Identificar-se com Cristo pela Palavra

Matteo Crimella, doutor em ciências bíblicas da diocese de Milão, aproximou-nos de um instrumento narrativo único no Evangelho de Lucas, conhecido como o "triângulo dramático". Com estas narrativas, Lucas procura ajudar a comunidade cristã na sua necessária identificação com o projeto e a pessoa de Jesus, descrevendo o conflito ou a antítese que se cria entre dois personagens, que é finalmente resolvido por um terceiro personagem que intervém na narrativa (cf. Matteo Crimella, Con me in paradiso! Sette meditazioni sul vangelo di Luca, 2012, Fondazione Terra Santa, Milano).

Também nós, crentes em Cristo, podemos abordar estes textos, que Lucas escreve para a sua comunidade, com a mesma intenção e intuição: da narrativa recebemos uma revelação do coração profundo de Deus que nos obriga a uma identificação completa ou parcial com alguns destes personagens identificadores que nos abre à experiência de Jesus como Senhor e salvador da nossa vida. De facto, a finalidade do Evangelho é precisamente esta: o anúncio que tem como finalidade fazer-nos crescer na fé na pessoa de Jesus e tornar-nos discípulos.

Na nossa vida, com alguns anos de experiência no ministério e no trabalho pastoral, sabemos que este processo nunca está concluído, porque as feridas e as situações que vivemos devem-nos conduzir a um amadurecimento progressivo do nosso discipulado. Se chegamos à consciência de que muitas coisas, talvez vividas com vigor na juventude, se tornam pesadas e mais difíceis, a "segunda vocação" deve ajudar-nos a ver a "absoluta necessidade de Deus", talvez dita numa linguagem mais simples, menos ingénua, mais atenta às necessidades da comunidade concreta e apoiada por um testemunho mais sólido, mas claramente fundamentado na experiência de Cristo conhecido e familiar na Palavra de Deus. (Cf. RENÉ VOILLAUME, La Seconda Chiamata. Il coragguo della fragilità, 2007, Ed Monti)

São sete, os triângulos dramáticos narrados pelo evangelho de Lucas:

1.      7,36-50. Simão, a pecadora e Jesus.

2.      10,25-37. Sacerdote + Levita, Samaritano e O homem atacado pelos salteadores.

3.      10,38-42. Marta, Maria e Jesus.

4.      15,11-32. Os dois filhos do pai misericordioso, e o pai misericordioso.

5.      16,19-31. O ricos, o pobre e o pai Abraão.

6.      18,9-14. O fariseu e o publicano no templo e Deus

7.      23,39-43. Os dois crucificados e Jesus.

O triângulo do Bom Samaritano

Podemos identificar pelo menos três leituras diferentes na história da Igreja deste texto bíblico, e da Bíblia em geral. Cada uma destas leituras é legítima, põe em evidencia alguns aspetos e é pobre noutros. Todos fazem parte da tradição da Igreja que, de diferentes maneiras, contribuem para o conhecimento e o seguimento de Cristo.

1.         Leitura Alegórica (século II-XVIII). Trata de esquecer em cada personagem do texto bíblico uma alegoria que se refere à vida cristã de tal forma que, neste caso, o homem é Adão, Jerusalém é o paraíso, Jericó é o mundo, as feridas são o pecado, o azeite e o vinho são os sacramentos, a pousada é a igreja, o samaritano é Jesus, o retorno a "parusia", etc... É uma leitura que ajuda a aprofundar de forma significativa o valor do texto bíblico, mas acaba por esquecer o ensinamento que o evangelista quer comunicar através dele.

2.         Leitura Contextual (séculos XIX e XX). Recupera os contextos geográficos, históricos, culturais por trás de cada narrativa, de tal forma que se pode entender porque  é que um homem desceu de Jerusalém para Jericó (uma descida muito pronunciada) e porque naquela região se pode ser presa fácil de assaltantes (um vale estreito e isolado), porque o sacerdote e o levita passam ao largo (as regras de pureza ritual que os torna impuros se tocarem o sangue de uma pessoa ferida, ou pior, de um morto). Esta leitura põe o foco na atitude do samaritano, com o perigo de a tornar uma leitura moralista, que não diz por que para nós, os crentes, é importante a grandeza moral deste caminhante, que tem a coragem de se aproximar de um homem que, despido pelos salteadores, também tinha perdido a sua identidade (sem roupa é impossível reconhecer quem ele é, a sua origem social, a sua orientação religiosa, a sua origem ou etnia).

3.         Leitura Narrativa (últimos 20 anos). Tente descobrir o sentido profundo da narrativa que Lucas faz, que ensinamento é que ele pretende transmitir à sua comunidade. É aqui que descobrimos o triângulo dramático feito por uma parte do binômio sacerdote-levita, a outra pelo Bom Samaritano, e a terceira pessoa  a partir de cuja perspetiva se conduz toda a narrativa, que, neste caso, não é Jesus, mas a pessoa ferida. De facto, tudo o que ali é narrado é dito como se vê a partir do olhar da pessoa vítima da agressão: é ele que vê o sacerdote levita a passar ao largo, sem conhecer as razões que não são narradas, é ele que vê tudo o que o samaritano faz para o salvar (expresso pelos numerosos verbos que são usados para descrever a ação dessa pessoa compassiva). A última pergunta de Jesus: "Qual destes três te parece ter sido o próximo daquele homem que caiu nas mãos dos salteadores?", nos faz compreender que se somos capazes de viver na nossa vida a experiência daquele que foi salvo, também nós nos podemos tornar uma fonte de salvação para os nossos irmãos e irmãs, podemos fazer-nos próximos se descobrirmos que Deus, na pessoa de Jesus e na pessoa de todos aqueles que tiveram um lugar importante em nossa história pessoal, também se fez próximo de nós para nos ensinar como se fazer próximo do outro.

Notas sobre outros triângulos dramáticos de Lucas

Martha e Maria (10,38-42)

Falar do contraste entre vida ativa e vida contemplativa é uma consequência de uma falsa leitura deste texto. Na realidade, Marta acolhe Jesus na sua casa, cumprindo o dever sagrado da hospitalidade, e Maria - e este é um elemento de dissonância com a cultura da época -, senta-se aos pés de Jesus. Sentar-se aos seus pés é o mesmo que assumir uma atitude de discipulado (cf. At 22,3. Paulo, sentado aos pés de Gamaliel, seu discípulo).

Marta vive a diaconia (serviço) e Jesus nos ensina a entender que se a diaconia não é acompanhada pelo discipulado, ela deixa de ser diaconia e transforma-se em ansiedade e agitação, porque ela perde de vista Jesus que é a parte boa, não a melhor, que Maria escolhe (como a terra boa, que faz a semente dar frutos).

Neste texto Jesus nunca é chamado pelo nome, mas sempre com o termo mais elevado e pascal de "Senhor", precisamente para nos ajudar a compreender que, para encontrar o Senhor ressuscitado, como cristãos, devemos começar pela escuta e pelo discipulado, que é a única porta para uma diaconia que é verdadeiramente serviço e não agitação.

A parábola dos dois filhos (Lc 15)

O versículo 17 é o que deve ser interpretado corretamente para compreender o sentido profundo da narrativa de São Lucas. É o que nos faz ver que o filho mais novo não se converte, de facto, mas tenta voltar ao pai como empregado, com um salário que resolveria a sua situação económica. Ele não entende que na sua casa estão à sua espera para restaurar uma relação que não é econômica, mas filial. É o mesmo problema do filho mais velho que, sem sair de casa, trabalha lá como se fosse um escravo: "Eu sempre te servi". Um perde-se fora de casa (como a ovelha perdida, a primeira parábola do capítulo 15), e a outro perde-se em casa (como a moeda perdida, a segunda parábola deste capítulo).

Vale ressaltar que os destinatários desta parábola são os escribas e os fariseus (que estão perdidos em casa) e ao mesmo tempo os publicanos e pecadores (que estão perdidos fora de casa). A resposta é a mesma para todas as situações, e é a festa que restaura a gratuidade e a relação profunda entre o pai e as pessoas/coisas que estão perdidas.

Os dois crucificados com Jesus (23:39-43)

Neste caso, os dois ladrões representam a diferente perceção da relação com Deus, diante da pior derrota do homem, a morte. Passa-se do insulto à invocação e entre eles está a consciência do gesto de solidariedade que representa o Cristo crucificado que toma sobre si o pecado dos injustos "pai, perdoai-lhes".

A pecadora e Simão (7,36-50)

Os dois personagens são um fariseu (só no final é revelado o nome Simão) que convida Jesus à sua casa mas depois esquece a observância dos ritos próprios da hospitalidade judaica: as abluções, o beijo de boas-vindas e o perfume na cabeça. A outra personagem é uma mulher pecadora cujo pecado não é dito, a tradição fez dela uma prostituta. Ela nunca tem nome e cumpre existencialmente com o dever da hospitalidade: lava os pés com lágrimas, beija-os e asperge-os com perfume.

Jesus põe o acento na pobre hospitalidade de Simão e na profunda hospitalidade da pecadora, cujos pecados são ditos perdoados porque ela amou muito, pondo em jogo na vida da pecadora anônima (e portanto modelo de todo cristão) o círculo virtuoso que se produz entre o pecado e o amor.

MATTEO CRIMELLA

Matteo Crimella nasceu em 1969. Desde 1994 ele é pároco da Igreja de Milão. Em 2003 obteve a licenciatura em Sagrada Escritura e Arqueologia, e em 2009 o doutoramento em Ciências Bíblicas na Ecole Biblique et Archéologique Française em Jerusalém com uma tese sobre o Evangelho de Lucas. É professor de Sagrada Escritura na Faculdade Teológica do Norte de Itália em Milão, no Instituto Superior de Ciências Religiosas de Milão, no Estudo Teológico do Pontifício Instituto para Missões Estrangeiras de Monza e no Instituto Superior de Ciências Religiosas de Alexandria, onde é docente permanente. É membro do Studiorum Novi Testamenti Societas. Vive numa paróquia de Milão e a sua atividade científica é faz-se acompanhar pelo trabalho pastoral.

Libri pubblicati.

— Marta, Marta! Quattro esempi di «triangolo drammatico» nel «grande viaggio» di Luca (Studi e ricerche. Sezione biblica), Cittadella, Assisi 2009, pp. 523.

— Il rotolo di Rut. La famiglia, il lavoro, la speranza, In dialogo, Milano 2011, pp. 112.

— Con me, in paradiso! Sette meditazioni sul vangelo di Luca (Marana tha 4), Edizioni Terra Santa, Milano 2012, pp. 116.

— La tua fede ti ha salvato. Pagine di Marco nell’Anno della fede, In dialogo, Milano 2012, pp. 106.

— Il pane della salvezza, In dialogo, Milano 2014, pp. 96.

— L’abbraccio del Padre. La misericordia nel Vangelo di Luca, In dialogo, Milano 2015, pp. 124.

— Luca. Introduzione, traduzione e commento (Nuova versione della Bibbia dai testi antichi 39), San Paolo, Cinisello Balsamo (MI) 2015, pp. 388.

— Le mani vuote. Ricchezza e povertà nel Vangelo di Luca (Meditazioni), Dehoniane, Bologna 2016, pp. 79.

— «E uscì a seminare». Parlare in parabole, In dialogo, Milano 2016, pp. 112.

— Né sacca, né denaro. La sezione dei pani nel racconto di Marco (Spiritualità del nostro tempo. Terza serie), Cittadella, Assisi 2019, pp. 180.

— Padre nostro, San Paolo, Cinisello Balsamo (MI) 2020, pp. 126.

 

 

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Lunedì 3 febbraio 2020.

P. Matteo Crimella, sacerdote diocesano di Milano e dottore in scienze bibliche, ha presieduto l'Eucaristia e ha avvertito i missionari di non cercare semplici spiegazioni per situazioni missionarie complesse e di offrire la libertà del Vangelo a tutti i popoli e a tutte le nazioni.

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Egli stesso è stato con il gruppo invitandoli ad assaggiare di nuovo la Parola di Dio e, in particolare, il Vangelo di Luca. Ha sviluppato il suo studio dei triangoli drammatici in sette passaggi di Luca. Questo invito è stato un'occasione per scoprire quale figura del Vangelo ha qualcosa da dire a ciascuno dei missionari che celebrano i 25 anni di sacerdozio o di professione perpetua. Questa condivisione è stata effettuata in piccoli gruppi. È notevole l'atmosfera di profondità e confidenzialità che emerge nei gruppi perché sono gli stessi missionari che si trovano ogni volta che c'è questa proposta di lavoro.

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Nel pomeriggio, p. Efrem Baldasso ha continuato la sua spiegazione delle Costituzioni nei numeri che si riferiscono all'attività dell'Istituto n.17, 18 e 19.

Il n. 17 specifica lo scopo secondario dell'Istituto. Si parla di evangelizzazione, che era il termine usato dal Fondatore, non di missione. L'accento è posto sull'ad gentes e ad pauperes che l'Istituto ha sviluppato nei seguenti Capitoli Generali. L'impegno fondamentale del missionario della Consolata è quello di essere un testimone credibile del Vangelo. Questo numero della rivista spiega come i missionari della Consolata lavorano con le chiese locali per un determinato periodo di tempo. Le scelte fatte in questo campo richiedono discernimento per vedere dove è necessario e per quanto tempo. Il terzo aspetto è la Missione e la promozione vocazionale e l'ultimo è il servizio all'interno del Istituto.

Il n. 18 parla dello zelo del missionario della Consolata - espressione spesso usata dal Beato Allamano - del suo ardente desiderio "fino a dare la vita" come indicato nella preghiera di raccolta per la festa del 16 febbraio. A questo proposito è importante essere consapevoli della profondità della chiamata alla Missione Consolata. Implica una risposta radicale che va alla radice della vita del missionario.

Il n. 19 chiede al missionario di essere disponibile per qualsiasi servizio alla missione e di andare dove è necessario. La preparazione a questa disponibilità e flessibilità è fondamentale per essere fedeli al carisma dell'Istituto.

Padre Lino Tagliani è stato presentato al gruppo e sarà a disposizione dei missionari che in queste settimane richiederanno un accompagnamento personale.

Martedì 4 febbraio 2020.

P. Mario Barbero ha presieduto l'Eucaristia e ha condiviso la sua esperienza de Chiesa da quando è entrato nell'Istituto tre anni prima dell'inizio del Concilio Vaticano II. Ha sottolineato quanto sia stato arricchito dall'accompagnamento del movimento  Worldwide Marriage Encounter", attraverso il quale ha riscoperto la profondità dell'impegno laicale nella Chiesa.

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P. Dietrich Pendawazima ha iniziato la spiegazione della seconda parte delle Costituzioni che si concentra sulla nostra vita missionaria. Il n. 20 sottolinea che la consacrazione religiosa è radicata nella consacrazione battesimale, che è il fondamento di tutta la vita cristiana. La consacrazione è un modo di vivere questa vocazione universale alla santità.

Il n. 21 sottolinea che la vita consacrata è un dono per la Chiesa e sottolinea Maria, l'Eucaristia e la vita comunitaria. Tutti i Missionari della Consolata sono chiamati a vivere come fratelli in un'unica famiglia.

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Il n. 22 riprende l'aspetto della vita comunitaria dicendo che è un valore primario dell'Istituto. La conseguenza è che tutti i beni sono condivisi. Tutto questo è una realizzazione di quello spirito di famiglia che viene dal Fondatore. Nonostante le difficoltà, siamo chiamati a vivere insieme come fratelli.

Il resto della giornata è stata dedicata a continuare il lavoro personale in cui ognuno è impegnato e, nel pomeriggio, un gruppo dei quattro che si sono formati, andrà alla Cáritas per mettersi al servizio di coloro che non hanno né casa né cibo. Questo corso ha anche lo scopo di avere momenti concreti in cui i missionari sono in contatto con i poveri perché loro interrogano anche la vita di ciascuno.

Foto: Albino Brás

Foto: Albino Brás

  

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Monday 3rd February 2020.

Fr. Matteo Crimella, a diocesan priest from Milano, PhD in Biblical Sciences, presided over the Eucharistic celebration; he warned missionaries not to look for simple explanations for complex missionary situations and to offer the Gospel freedom to all people and all nations. 

Himself was with the members of the group inviting them to taste again the Word of God, particularly in the Gospel of Luke. He developed his study of the dramatic triangles from seven passages of Luke. This invitation was an occasion to discover which evangelical figure had something to say to every one of the missionaries celebrating 25 years of priesthood or of perpetual profession. The sharing was done in small groups. The deep and confident atmosphere emerging in groups was remarkable since the same group of missionaries got together all the times for group sharing / working.

In the afternoon, Fr. Efrem Baldasso continued his explanations of the Constitutions, dealing with numbers referring to the activities of the Institute (N. 17, 18 and 19).

Number 17 specifies the secondary purpose of the Institute. It speaks about evangelization which was the term used by the Founder, not the term mission. The accent is put on the ad gentes, ad pauperes that the Institute developed in the following General Chapters. The fundamental commitment of the Consolata missionary is the one of being a credible witness of the Gospel. This number of the Constitutions explains how Consolata missionaries work with the local church for a determined period of time. The choices made in this field require discernment in order to see where our presence is necessary and for how long. The third aspect is the mission and vocation promotion; and the last deals with the service within the Institute.

Number 18 speaks about the zeal of the Consolata missionary – an expression often used by Blessed Allamano – from his fiery desire "up to giving his life" as indicated in the collect prayer for the 16th February feast. About this, it is important to be aware of the depth of the call to Consolata mission. This involves a radical answer that goes to the roots of the missionary’s life.

Number 19 requests the missionary to be available for any service to the mission and to go where it is necessary. The preparation to this availability and flexibility is fundamental for the faithfulness to the charism of the Institute.

Father Lino Tagliani was presented to the group; he will be available to missionaries who may require a personal accompaniment during these weeks.

Tuesday 4th February 2020.

Father Mario Barbero presided over the Eucharist and shared his Church experience from the moment he got into the Institute, 3 years before the beginning of Vatican Council II. He underlined the fact that he has been so much enriched from the accompaniment of the movement known as the Worldwide Marriage Encounter" through which he discovered the depth of the laity’s commitment in the Church.

Father Dietrich Pendawazima explained the second part of the Constitutions that deals with our missionary life. Number 20 stresses that religious consecration is rooted in baptismal consecration which is the foundation of all Christian life. Consecration is a way of living this universal vocation to sanctity.

Number 21 stresses that consecrated life is a gift for the Church, underlining Mary, the Eucharist and community life. All Consolata missionaries are called to live as brothers in one single family.

Number 22 takes back the aspect of community life saying that it is a primary value of the Institute. Consequently, all goods are shared. All this is a realization of this family spirit coming from the Founder. Despite difficulties, we are called to live together as brothers.

The rest of the day was dedicated to personal work / reflection in which everyone was committed. And in the afternoon, a group of 4 missionaries following the renewal formation went to Caritas/Rome to avail themselves to the service of those who have neither house nor food. This course has also the purpose of setting concrete moments in which missionaries are in contact with the poor because they also question each one’s life. 

 

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Lunes, 03 de febrero de 2020.

El p. Matteo Crimella, sacerdote diocesano de Milán y doctor en Ciencias Bíblicas, ha presidido la eucaristía y ha alertado a los misioneros a no buscar explicaciones sencillas ante las situaciones complejas de la misión y a ofrecer la libertad del evangelio a todas las personas y pueblos.

Él mismo ha estado con el grupo invitando a paladear de nuevo la Palabra de Dios y, particularmente el evangelio de Lucas. Ha desarrollado su estudio sobre los triángulos dramáticos en siete pasajes de Lucas. Esta invitación ha sido una ocasión para descubrir qué figura del evangelio tenía algo que decir a cada uno de los misioneros que están cumpliendo 25 años de sacerdocio o de profesión perpetua. Este compartir ha sido llevado a cabo en grupos pequeños. Es destacable el ambiente de profundidad y confidencialidad que está surgiendo en los grupos porque son los mismos misioneros que se encuentran cada vez que hay esta propuesta de trabajo.

Por la tarde, p. Efrem Baldasso ha continuado la explicación de las Constituciones en los números que hacen referencias a las actividades del Instituto: los números 17, 18 y 19.

El n.17 especifica el fin secundario del Instituto. Habla de evangelización, que era el término que utilizaba el Fundador, no de Misión. El énfasis se pone en el ad gentes y el ad pauperes que ha sido lo que el Instituto ha ido desarrollando en los siguientes Capítulos Generales realizados. EL compromiso fundamental del misionero de la Consolata es el de ser un testigo creíble del Evangelio. A continuación, este número desarrolla que los misioneros de la Consolata colaboran con las iglesias locales por un tiempo concreto. Las opciones llevadas a cabo en este ámbito requieren un discernimiento para ver dónde es necesario y durante cuánto tiempo. EL tercer aspecto es la Animación Misionera y Vocacional y el último, los servicios al interno del Instituto.

El n.18 habla del celo del misionero de la Consolata, expresión muy utilizada por el Beato Allamano, del deseo ardiente “hasta dar la vida”, como indica la oración de colecta de la fiesta del 16 de febrero. En este sentido, es importante ser consciente de la hondura de la llamada a la Misión en la Consolata. Implica una respuesta radical, que va a la raíz de la vida del misionero.

El n.19 pide disponibilidad al misionero para desempeñar el servicio a la misión que se necesite y para ir donde sea preciso. La preparación a esta disponibilidad y flexibilidad es fundamental para ser fieles al carisma del Instituto.

A continuación, el p. Lino Tagliani ha sido presentado al grupo y estará disponible para los misioneros que soliciten un acompañamiento personal durante estas semanas.

Martes, 04 de febrero de 2020.

El p. Mario Barbero ha presidido la eucaristía y ha compartido su experiencia de Iglesia desde que entró en el Instituto, tres años antes del inicio del Concilio Vaticano II. Ha enfatizado todo lo que le ha enriquecido el acompañamiento del movimiento Worldwide Marriage Encounter, a través del cual ha redescubierto la profundidad del compromiso laical en la Iglesia.

El p. Dietrich Pendawazima ha comenzado la explicación de la segunda parte de las Constituciones que se centran en nuestra vida misionera. El n.20 resalta que la consagración religiosa hunde sus raíces en la consagración bautismal, que es el fundamento de toda vida cristiana. La consagración es una forma de vivir esa vocación universal a la santidad.

El n.21 subraya que la vida consagrada es un don para la Iglesia y pone el acento en María, la eucaristía y la vida en comunidad. Todos los misioneros de la Consolata son llamados a vivir como hermanos formando parte de una sola familia.

El n.22 retoma el aspecto de la vida comunitaria diciendo que es un valor primario en el Instituto. La consecuencia es que se comparten todos los bienes. Todo ello es una concreción de ese espíritu de familia que viene del Fundador. A pesar de las dificultades, estamos llamados a vivir juntos como hermanos.

El resto del día será para continuar el trabajo personal en el que cada uno está comprometido y, por la tarde, un grupo de los cuatro que se han constituido irá a la Cáritas a ponerse al servicio de las personas que no tienen casa ni comida. Este curso quiere tener también momentos concretos en los que los misioneros está en contacto con los pobres porque ellos también interpelan la vida de cada uno.

  

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Segunda-feira, 3 de fevereiro de 2020.

O padre Matteo Crimella, sacerdote da diocese de Milão e doutor em Ciências Bíblicas, presidiu à Eucaristia e advertiu os missionários a não procurar explicações simples para situações de missão complexas e a oferecer a liberdade do Evangelho a todos os povos e nações.

Ele próprio esteve com o grupo convidando os missionários a provar novamente a Palavra de Deus e, particularmente, o Evangelho de Lucas. Desenvolveu a sua reflexão a partir do estudo dos chamados ‘triângulos dramáticos’ em sete passagens de Lucas. Esse convite foi uma ocasião para descobrir que figura do evangelho tinha algo a dizer em particular a cada um dos missionários que estão a assinalar o jubileu dos 25 anos de sacerdócio ou profissão perpétua (no caso dos irmãos consagrados). Essa reflexão foi depois partilhada em pequenos grupos. E é  notável a atmosfera de profundidade e confidencialidade que está em crescendo nestes grupos de reflexão e partilha, porque são os mesmos missionários que se encontram sempre que há esta proposta de trabalho.

Já na parte da tarde, o padre Efrem Baldasso continuou a sua explicação das Constituições nos pontos que se referem às atividades do Instituto: os números 17, 18 e 19.

O nº 17 especifica o propósito secundário do Instituto. Fala de evangelização, que era o termo usado pelo Fundador, não de missão. A ênfase é dada aos ad gentes e ad pauperes que o Instituto desenvolveu nos Capítulos Gerais que se seguiram. O compromisso fundamental do missionário da Consolata é o de ser ele mesmo um testemunho credível do Evangelho. Este número explica ainda como os Missionários da Consolata trabalham com as igrejas locais por um período de tempo específico. As escolhas feitas nesta âmbito requerem discernimento para ver onde é preciso estar e por quanto tempo ficar em cada atividade e missão. O terceiro aspeto é a Animação Missionária e Vocacional, e o último é o serviço dentro do próprio Instituto.

O nº 18 fala do zelo do missionário da Consolata - expressão frequentemente utilizada pelo Beato Allamano -, o seu ardente desejo "até dar a própria vida", como indicado na oração de coleta da festa de 16 de fevereiro. Neste sentido, é importante estar consciente da profundidade do chamamento à Missão da Consolata. Implica uma resposta radical que vai até à raiz da vida do missionário.

O nº 19 pede ao missionário para estar disponível para qualquer serviço à missão e para ir onde for necessário. A abertura a esta disponibilidade e flexibilidade é fundamental para sermos fieis ao carisma do Instituto.

Seguidamente, o padre Lino Tagliani foi apresentado ao grupo e estará disponível para os missionários que solicitarem acompanhamento pessoal durante estas semanas.

Terça-feira, 4 de Fevereiro de 2020.

O padre Mario Barbero presidiu à Eucaristia e partilhou a sua experiência de Igreja desde a sua entrada no Instituto, três anos antes do início do Concílio Vaticano II. Ele destacou o quanto foi enriquecido pelo acompanhamento do movimento do Worldwide Marriage Encounter, através do qual redescobriu a profundidade do compromisso laical na Igreja.

O padre Dietrich Pendawazima iniciou a explicação da segunda parte das Constituições, e que se centra na nossa vida missionária. O n.º 20 sublinha que a consagração religiosa tem as suas raízes na consagração batismal, que é o fundamento de toda a vida cristã. A consagração é uma forma de viver esta vocação universal à santidade.

O nº 21 enfatiza que a vida consagrada é um dom para a Igreja e enaltece Maria, a Eucaristia e a vida comunitária. Todos os missionários da Consolata são desafiados a viverem como irmãos, como parte de uma só família.

O nº 22 retoma o aspeto da vida comunitária, dizendo que é um valor primordial no Instituto. A consequência é que todos os bens são partilhados. Tudo isto é a realização daquele espírito de família que vem do Fundador. Apesar das dificuldades, somos chamados a viver juntos, como irmãos.

 

O resto do dia foi reservado para que cada um continue o trabalho e reflexão pessoa. Um dos quatro grupos que foram formados neste curso foi à Cáritas de Roma, para se colocar a serviço dos sem-abrigo, daqueles que não têm casa nem comida. De facto, este curso também pretende ter momentos concretos nos quais os missionários possam estar em contato com os pobres,  pois eles também interpelam a vida de cada um

  

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Lundi 3 février 2020.

P. Matteo Crimella, un prêtre diocésain de Milan, Docteur en Science biblique, a présidé l’Eucharistie et a mis en garde les missionnaires de ne pas chercher des simples explications pour des situations missionnaires complexes, et d’offrir la liberté de l’Evangile à tous les peuples et à toutes les nations.

Lui-même a été avec le groupe de missionnaires et les a invités à goûter de nouveau la Parole de Dieu, et en particulier, l’Evangile de Luc. Il a développé son étude des triangles dramatiques dans sept passages de Luc. Cette invitation a été une occasion pour découvrir quelle figure de l’évangile avait quelque chose à dire à chacun des missionnaires célébrant 25 ans du sacerdoce ou de profession perpétuelle. Ce partage a été effectué dans de petits groupes. C’était remarquable l’atmosphère de profondeur et de confiance qui a émergé parmi les membres de groupes étant les mêmes missionnaires qui se retrouvaient chaque fois pour le travailler ensemble.

Dans l’après-midi, le Père Efrem Baldasso a continué ses explications sur les Constitutions sur les numéros se référant à l’activité de l’Institut (n.17, 18 et 19).

Le n. 17 décrit le but secondaire de l’Institut. On y parle de l’évangélisation qui était le terme utilisé par le Fondateur, non celui de la mission. L'accent est mis sur l'ad gentes et l’ad pauperes que l’Institut a développé dans les Chapitres Généraux suivants. L'engagement fondamental du missionnaire de la Consolata est celui d’être un témoin crédible de l’Evangile. Ce numéro de la Constitution explique comment les missionnaires de la Consolata travaillent avec l’église locale pour une période déterminée dans le temps. Les choix faits dans ce domaine exigent un discernement pour voir où notre présence est nécessaire et pour combien de temps. Le troisième aspect est la Mission ainsi que la promotion vocationnelle; et le dernier est le service à l’intérieur même de l’Institut.

Le n. 18 parle du zèle du missionnaire de la Consolata – expression souvent utilisé par le Bienheureux Allamano – de son ardent désir "jusqu’à donner sa vie" comme indiqué dans la prière de collecte pour la fête du 16 février. A cet égard, il est important d’être conscient de la profondeur de l’appel à la Mission Consolata. Cela implique une réponse radicale qui va à la racine de la vie du missionnaire.

Le n. 19 demande au missionnaire d’être disponible pour n’importe quel service à la mission et d’aller où c’est nécessaire. La préparation à cette disponibilité et flexibilité est fondamentale pour être fidèle au charisme de l’Institut.

Padre Lino Tagliani a été présenté au groupe et il sera à la disposition des missionnaires qui auront besoin d’un accompagnement personnel pendant ces semaines de formation.

Mardi 4 février 2020.

Le Père Mario Barbero a présidé l’Eucharistie et a partagé son expérience de l’Eglise dès son entrée à l’Institut, trois ans avant le début du Concile Vatican II. Il a souligné son enrichissement dû à l’accompagnement du mouvement “Worldwide Marriage Encounter" par lequel il a découvert le profondeur de l’engagement laïque dans l’Eglise.

Le Père Dietrich Pendawazima a expliqué la seconde partie des Constitutions concentrée sur notre vie missionnaire. Le n. 20 souligne que la consécration religieuse est enracinée dans la consécration baptismale qui est le fondement de toute la vie chrétienne. La consécration est un mode de vivre cette vocation universelle à la sainteté.

Le n. 21 souligne que la vie consacrée est un don pour l’Eglise tout en portant l’accent sur Marie, l’Eucharistie et la vie communautaire. Tous les missionnaires de la Consolata sont appelés à vivre comme frères dans l’unique famille.

Le n. 22 reprend l’aspect de la vie communautaire disant que c’est une valeur primordiale de l’Institut. La conséquence est que tous les biens sont partagés. Tout ceci est une réalisation de cet esprit de famille qui vient du Fondateur. Malgré les difficultés, nous sommes appelés à vivre comme frères.

Le reste de la journée a été dédié à la poursuite du travail personnel qui engageait chacun des participants; et dans l’après-midi, un groupe de 4 formés est parti à Caritas/Rome pour rendre service à ceux qui n’ont ni maison ni nourriture (aux affamés et sans logis fixes). Ce cours a aussi le but de créer des moments concrets où les missionnaires se mettent en contact avec les pauvres parce que ceux-ci mettent aussi en question la vie de chacun de nous.

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Il Presidente del Pontificio Consiglio della Cultura e della Pontificia Commissione di Archeologia Sacra, il Cardinale Gianfranco Ravasi, ha fatto una breve visita alla Casa Generalizia IMC a Roma, questo Venerdi, 31 Gennaio, dove ha presiduto la messa con la participazione del gruppo dei missionari che realizano il corso di formazione continua. Nella memoria di San Giovanni Bosco, la Prima Lettura è stata della Lettera di San Paolo Apostolo ai Filippesi (4,4-9); e il Vangelo di San Matteo (18,1-5).  Nella sua omelia, il Card. Ravasi, che è amico dei Missionari della Consolata, ha sottolineato quatro parole chiave nella Vita Religiosa e missionaria: la fiducia, la affabilità, la preghiera e il dialogo.

RIFLESSIONE

Prima parola. LA FIDUCIA

Se non vi convertirete e non diventerete come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli.

Nelle cultura del popolo di Israele il bambino, lo stesso che la donna, non hanno nessun valore, nessuna dignità, non possono essere persona giuridica. E Gesú invece, si attornia di donne e Bambini, anzi, dice che se non sarete come bambini non entrerete nel regno dei cieli. Gesú fa diventare i bambini, e in modo paradossale, il soggetto principale. Non vuole mettere in evidenza la innocenza del bambino (questo magari direbbe la nostra cultura) ma un altro aspetto: la FIDUCIA. Questa diventa simbolo della fede dei credenti che devono imparare ad avere con Dio la stessa fiducia dei bambini.

Ascolta l'omelia completa.

Seconda parola: AFFABILITÀ

La vostra affabilità sia nota a tutti gli uomini.

La comunità dei Filippesi, la prima che San Paolo fonda in territorio europeo, in Macedonia, nel nord della Grecia, é una comunità molto vicina al cuore dell’apostolo e per la quale ringrazia continuamente Dio. Questa amabilità (epikeia) é conseguenza della fiducia di cui abbiamo parlato prima. È sapere stare al lato dei fratelli, riconoscendo la nostra fragilità e la fragilità di ciascuno di loro. È quella stessa apertura che ci fa guardare con misericordia e atteggiamenti di perdono anche verso le situazioni piú difficili che possiamo trovare. nel vangelo di Marco il 50% del racconto è tutto fatto di miracoli guarigioni, e lo spazio sarebbe anche maggiore se noi aggiungiamo i testi che si riferiscono all’incontro con in peccatori. Gesù è sempre chino e prossimo all’uomo ferito. Lo stesso San Paolo chiede ai suoi cristiani.

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Terza parola: PREGHIERA

Non angustiatevi per nulla, ma in ogni necessità esponete a Dio le vostre richieste, con preghiere, suppliche e ringraziamenti

Paolo descrive la preghiera con queste parole che descrivono la doppia faccia della stessa: supplica e ringraziamenti.

SUPPLICA. La preghiera è prima di tutto supplica. Quando chiediamo a Dio di intervenire nei momenti di sofferenza, di solitudine e di incomprensione. Un terzo del libro dei Salmi sono salmi di supplica e suppliche che non sono solo per questioni di grave sofferenza o pericolo per la nazione ma anche per questioni piccole. la preghiera di supplica é una preghiera legittima, anzi, la piú comune nella bibbia e le lacrime sono uno dei contenuti principali.

Un autore ebreo diceva che nella biblioteca di Dio ci sono scritti tutti i libri con le sofferenze delle persone, lui le conserva tutte. Il salmo 56 dice che “le mie lacrime nell'otre tuo raccogli, sono scritte nel tuo libro”. L’otre è il contenitore di pelle che si utilizzava per attraversare il deserto e andare da un oasi all’altro e da un pozzo all’altro. È lo scrigno più prezioso per chi attraversa il deserto e proprio li Dio conserva le nostre lacrime, come un tesoro prezioso e non come qualcosa di cui vergognarsi.

RINGRAZIAMENTO. La preghiera di ringraziamento è rara anche nel salterio dove ci sono solo cinque salmi di ringraziamento. La gratitudine è un fiore raro e spesso dobbiamo dire come dice Gesú, “siamo servi inutili e abbiamo fatto solo quello che dovevamo fare” (cf. Lc 17,10).

Sapere pregare con l’inno, la lode, la festa anche se non abbiamo la gratitudine degli altri. Dio ci ha dato tanti doni e di questi dobbiamo essere grati.

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Quarta parola: IL DIALOGO

Tutto quello che è vero, nobile, giusto, puro, amabile, onorato, quello che è virtù e merita lode, tutto questo sia oggetto dei vostri pensieri.

Nel testo originale greco sono sette elementi (il numero della completezza) che raccolgono dei valori umani, non cristiani. Questa lista appartiene l’etica stoica contemporanea a Paolo. Oggi diremmo che sono un invito al dialogo interculturale e interreligioso. Credenti e non credenti dobbiamo poterci trovare su tanti valori è tanto quel che possiamo imparare dagli altri e non dobbiamo sprecare le possibilità che abbiamo a disposizione.

Il dialogo è parte del DNA della vita cristiana... nell’etimologia greca dialogo vuole dire incontrare il discorso, incontrare lo sguardo, incontrare l’ascolto.

Conclusione. TESTIMONIANZA

Ciò che avete imparato, ricevuto, ascoltato e veduto in me, è quello che dovete fare.

Paolo é molto chiaro nella sua conclusione che parla della piú autentica testimonianza cristiana... tutto che che abbiamo ricevuto lo dobbiamo vivere e lo dobbiamo dare, non ci appartiene, deve essere consegnato a chi ne ha bisogno. Il dono della fede che abbiamo ricevuto lo dobbiamo dare in dono. Questo si fa incarnando in modo eloquente il vangelo nella nostra vita.

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BIOGRAFIA E BIBLIOGRAFIA

Il Cardinale Gianfranco Ravasi, Presidente del Pontificio Consiglio della Cultura e della Pontificia Commissione di Archeologia Sacra, è nato a Merate (provincia di Lecco e archidiocesi di Milano, Italia) il 18 ottobre 1942 ed è originario di Osnago (Lecco).

È stato ordinato sacerdote dell’archidiocesi di Milano dal cardinale Giovanni Colombo il 28 giugno 1966. Dopo aver perfezionato gli studi biblici a Roma, alla Pontificia Università Gregoriana e al Pontificio Istituto Biblico, ha insegnato esegesi dell'Antico Testamento nella Facoltà teologica dell'Italia Settentrionale e nei seminari della sua diocesi. Nel 1989 è stato nominato prefetto della veneranda Biblioteca-Pinacoteca Ambrosiana, la prestigiosa istituzione culturale milanese fondata nel 1607 dal cardinale Federico Borromeo.

Il 3 settembre 2007 Benedetto XVI lo ha nominato arcivescovo titolare di Villamagna di Proconsolare e contemporaneamente Presidente del dicastero della Cultura e delle Commissioni per i Beni Culturali della Chiesa e di Archeologia Sacra, invitandolo a porre la sua esperienza e le sue specifiche e riconosciute competenze al servizio del successore di Pietro e della Chiesa universale. Il 29 settembre dello stesso anno, nella basilica Vaticana, gli ha conferito l'ordinazione episcopale.

Nel 2007 l'università di Urbino gli ha conferito la laurea honoris causa specialistica in antropologia ed epistemologia delle religioni. Nel 2010 è stato annoverato tra i soci onorari dell'Accademia di belle arti di Brera e insignito del diploma honoris causa di secondo livello in comunicazione e didattica dell'arte.

Nel Pontificio Consiglio della Cultura, in particolare, ha dato priorità ad alcuni settori tematici, organizzando strategicamente il lavoro in «dipartimenti» che si occupano del rapporto tra scienza e fede (il cosiddetto progetto Stoq), del legame tra arte e fede, del dialogo con il mondo dell'ateismo e della non credenza (il «Cortile dei Gentili»), della comunicazione e del linguaggio, del dialogo con le culture emergenti. Da Benedetto XVI creato e pubblicato Cardinale nel Concistoro del 20 novembre 2010, della Diaconia di San Giorgio in Velabro.

La sua vasta produzione letteraria ammonta a circa centocinquanta volumi, riguardanti soprattutto argomenti biblici e scientifici, opere particolarmente amate dai lettori per la capacità di interpretazione dei testi sacri, per la chiarezza e la finezza letteraria e poetica. Tra queste, le edizioni curate e commentate dei Salmi, del Libro di Giobbe, del Cantico dei Cantici e di Qohelet. Di recente ha curato la nuova edizione in più volumi della Bibbia di «Famiglia Cristiana». Ancor più noti al grande pubblico sono i libri Breve storia dell'anima (2003), Ritorno alle virtù (2005), Le porte del peccato (2007), Le parole e i giorni. Nuovo breviario laico (2008), 500 curiosità della fede (2009), Questioni di fede (2010). Collabora regolarmente con testate giornalistiche e radiotelevisive: da molti anni conduce, su una rete nazionale, la rubrica domenicale Frontiere dello Spirito, scrive su «L'Osservatore Romano» e su altri quotidiani, e per quindici anni ha tenuto su «Avvenire» la rubrica Il Mattutino.

  

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CARDINAL GIANFRANCO RAVASI

Homily on the occasion of the memory of St. John Bosco

REFLECTION

First word. TRUST

If you do not convert and become like children, you will not enter the kingdom of heaven.

In the culture of the people of Israel the child, just like the woman, has no value, no dignity and cannot be a legal entity. But on the other hand, Jesus, is surrounded by women and children; indeed, he says that if you are not like children, you will not enter the kingdom of heaven. Jesus, in a paradoxical way, makes children the main subject in his ministry. He doesn't want to emphasize the innocence of the child (this may be what our culture would say) but another aspect: TRUST. This becomes a symbol of the faith of believers who must learn to have the same trust with God as children.

Second word: AFFABILITY

Your affability is known to all men.

The congregation of the Philippians, the first that St. Paul founded in Europe, in Macedonia, in the north of Greece, is a congregation that is very close to the Apostle's heart and for which he continually gives thanks to God. This kindness (epikeia) is a consequence of the trust we spoke about earlier. It is knowing how to stand by our brothers and sisters, recognizing our fragility and the fragility of each one of them. It is that same openness that makes us look with mercy and attitudes of forgiveness even towards the most difficult situations that we can find. In the Gospel of Mark 50% of the story is all about miracles of healing, and the space would be even greater if we add the texts that refer to the encounter with sinners. Jesus is always bowed down and close to the wounded person. Saint Paul himself asks his Christians to do the same.

Third word: PRAYER

Do not distress yourselves for nothing, but in every need make your requests to God, with prayers, supplications and thanksgiving.

Paul describes prayer with these words that describe its double face: supplication and thanksgiving.

SUPPLICATION. Prayer is first of all a supplication. We ask God to intervene in moments of suffering, loneliness and incomprehension. One third of the book of Psalms contains Psalms of supplication and supplications which are not only for matters of grave suffering or danger to the nation but also for small matters. Prayer of supplication is a legitimate prayer, indeed, the most common prayer in the Bible and tears are one of the main contents.

A Jewish author said that in God's library are written all the books with people's sufferings, he keeps them all. Psalm 56 says that "my tears in your wineskin are written in your book". The wineskin is the container of skin that was used to cross the desert and go from one oasis to another and from one well to another. It is the most precious treasure chest for those who cross the desert and it is there that God keeps our tears, like a precious treasure and not something to be ashamed of.

THANKSGIVING. The prayer of thanksgiving is rare even in the psalter where there are only five psalms of thanksgiving. Gratitude is a rare flower and often we have to say as Jesus says, "we are useless servants and have only done what we should have done" (cf. Lk 17:10).

Know how to pray with the hymn, the praise, the feast even if we do not have the gratitude of others. God has given us many gifts and for these we must be grateful.

Fourth word: DIALOGUE

All that is true, noble, just, pure, lovable, honoured, what is virtue and deserves praise, let all this be the object of your thoughts.

In the original Greek text there are seven elements (the number of completeness) that collect human, non-Christian values. This list belongs to Paul's contemporary stoic ethics. Today we would say that they are an invitation to intercultural and interreligious dialogue. Believers and non-believers alike must be able to be found on so many values that we can learn from others and we must not waste the possibilities available to us.

Dialogue is part of the DNA of Christian life... in Greek etymology dialogue means meeting the discourse, meeting the gaze, meeting the listening.

Conclusion. WITNESS

What you have learned, received, heard and seen in me, is what you must do.

Paul is very clear in his conclusion that he speaks of the most authentic Christian witness... Everything that we have received we must live and give, it does not belong to us, it must be given to those who need it. We must give the gift of faith that we have received as a gift. This is done by eloquently embodying the Gospel in our lives.

BIOGRAPHY AND BIBLIOGRAPHY

Cardinal Gianfranco Ravasi, President of the Pontifical Council for Culture and the Pontifical Commission for Sacred Archaeology, was born in Merate (province of Lecco and archdiocese of Milan, Italy) on 18 October 1942 and is originally from Osnago (Lecco).

He was ordained priest of the archdiocese of Milan by Cardinal Giovanni Colombo on 28 June 1966. After perfecting his biblical studies in Rome, at the Pontifical Gregorian University and the Pontifical Biblical Institute, he taught exegesis of the Old Testament in the Theological Faculty of Northern Italy and in the seminaries of his diocese. In 1989 he was appointed Prefect of the venerable Biblioteca-Pinacoteca Ambrosiana, the prestigious Milanese cultural institution founded in 1607 by Cardinal Federico Borromeo.

On 3 September 2007 Benedict XVI appointed him titular archbishop of Villamagna di Proconsolare and at the same time President of the Department of Culture and of the Commissions for the Cultural Heritage of the Church and of Sacred Archaeology, inviting him to place his experience and his specific and recognized skills at the service of the successor of Peter and of the universal Church. On 29 September of the same year, in the Vatican Basilica, he received his episcopal ordination.

In 2007 the University of Urbino awarded him an honorary degree in anthropology and epistemology of religions. In 2010, he was included among the honorary members of the Academy of Fine Arts of Brera and awarded the honorary diploma of second level in communication and art teaching.

In the Pontifical Council for Culture, in particular, he gave priority to certain thematic areas, strategically organizing work in "departments" that deal with the relationship between science and faith (the so-called Stoq project), the link between art and faith, dialogue with the world of atheism and non-belief (the "Courtyard of the Gentiles"), communication and language, and dialogue with emerging cultures. Benedict XVI has created and published him Cardinal in the Consistory of 20 November 2010, of the Diaconia of San Giorgio in Velabro.

 

His vast literary production amounts to about one hundred and fifty volumes, mainly on biblical and scientific topics, works particularly loved by readers for their ability to interpret sacred texts, clarity and literary and poetic finesse. These include the edited and commented editions of the Psalms, the Book of Job, the Song of Songs and Qohelet. He recently edited the new multi-volume edition of the Bible of "Famiglia Cristiana". Even better known to the general public are the books Brief History of the Soul (2003), Return to Virtues (2005), The Gates of Sin (2007), Words and Days. New lay breviary (2008), 500 curiosities of the faith (2009), Matters of faith (2010). He collaborates regularly with newspapers and radio and television: for many years he has been conducting, on a national network, the Sunday column Frontiere dello Spirito, he writes in "L'Osservatore Romano" and other newspapers, and for fifteen years he kept the column Il Mattutino in "Avvenire".

   

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CARDENAL GIANFRANCO RAVASI

Homilía en ocasión de la memoria de San Juan Bosco

REFLEXIÓN

Primera palabra. CONFIANZA

Si no os convertís y os hacéis como niños, no entraréis en el reino de los cielos.

En la cultura del pueblo de Israel el niño, al igual que la mujer, no tiene ningún valor, ninguna dignidad, no puede ser una persona jurídica. Y Jesús, por otro lado, está rodeado de mujeres y niños; en efecto, dice que si no sois como los niños, no entraréis en el reino de los cielos. Jesús hace de los niños, y de una manera paradójica, el tema principal. No quiere enfatizar la inocencia del niño (esto puede ser lo que nuestra cultura diría) sino otro aspecto: la CONFIANZA. Esto se convierte en un símbolo de la fe de los creyentes que deben aprender a tener la misma confianza con Dios que los niños.

Segunda palabra: AMABILIDAD

Su amabilidad es conocida por todos los hombres.

La comunidad de los filipenses, la primera que San Pablo fundó en Europa, en Macedonia, en el norte de Grecia, es una comunidad muy cercana al corazón del Apóstol por la que da continuamente gracias a Dios. Esta bondad (epiqueya) es una consecuencia de la confianza de la que hablamos antes. Es saber estar al lado de nuestros hermanos y hermanas, reconociendo nuestra fragilidad y la de cada uno de ellos. Es esa misma apertura la que nos hace mirar con misericordia y actitudes de perdón incluso hacia las situaciones más difíciles que podemos encontrar. En el Evangelio de Marcos el 50% de la historia trata de los milagros de curación, y el espacio sería aún mayor si añadimos los textos que se refieren al encuentro con los pecadores. Jesús siempre está inclinado y cerca del hombre herido. El mismo San Pablo se lo pide a sus cristianos.

Tercera palabra: ORACIÓN

No os angustiéis por nada, sino que en cada necesidad haced vuestras peticiones a Dios, con oraciones, súplicas y acciones de gracias.

Pablo describe la oración con estas palabras que describen su doble cara: la súplica y la acción de gracias.

SÚPLICA. La oración es ante todo una súplica. Cuando le pedimos a Dios que intervenga en los momentos de sufrimiento, soledad e incomprensión. Un tercio del libro de los Salmos son salmos de súplica y súplicas que no son sólo para asuntos de grave sufrimiento o peligro para la nación sino también para asuntos pequeños. La oración de súplica es una oración legítima, de hecho, es la más común en la Biblia y las lágrimas vertidas son uno de los contenidos principales.

Un autor judío dijo que en la biblioteca de Dios están escritos todos los libros con los sufrimientos de la gente, los guarda todos. El Salmo 56 dice que "tú recoges mis lágrimas en tu odre, están escritas en tu libro". El odre es el recipiente de piel que se usaba para cruzar el desierto e ir de un oasis a otro y de un pozo a otro. Es el cofre más precioso para los que cruzan el desierto y es allí donde Dios guarda nuestras lágrimas, como un tesoro precioso y no algo de lo que avergonzarse.

ACCIÓN DE GRACIAS. La oración de acción de gracias es rara incluso en el salterio donde sólo hay cinco salmos de acción de gracias. La gratitud es una flor rara y a menudo tenemos que decir, como dice Jesús, "somos siervos inútiles y sólo hemos hecho lo que teníamos que hacer" (cf. Lc 17,10).

Saber rezar con el himno, la alabanza, la fiesta, aunque no tengamos la gratitud de los demás. Dios nos ha dado muchos regalos y por ellos debemos estar agradecidos.

Cuarta palabra: EL DIÁLOGO

Todo lo que es verdadero, noble, justo, puro, amable, honrado, lo que es virtud y merece alabanza, que todo esto sea objeto de tus pensamientos.

En el texto griego original hay siete elementos (el número de la totalidad) que recogen los valores humanos, no cristianos. Esta lista pertenece a la ética estoica contemporánea de Pablo. Hoy diríamos que son una invitación al diálogo intercultural e interreligioso. Tanto los creyentes como los no creyentes deben poder encontrarse en tantos valores que podamos aprender de los demás y no debemos desperdiciar las posibilidades que tenemos a nuestra disposición.

El diálogo es parte del ADN de la vida cristiana... en la etimología griega el diálogo significa encontrar el discurso, encontrar la mirada, encontrar la escucha.

Conclusión. TESTIMONIO

Lo que has aprendido, recibido, oído y visto en mí, es lo que debes hacer.

Pablo es muy claro en su conclusión que habla del más auténtico testimonio cristiano... Todo lo que hemos recibido debemos vivirlo y darlo, no nos pertenece, debe ser dado a aquellos que lo necesitan. Debemos dar el regalo de la fe que hemos recibido gratuitamente. Esto se hace encarnando de forma elocuente el Evangelio en nuestras vidas.

BIOGRAFÍA Y BIBLIOGRAFÍA

El Cardenal Gianfranco Ravasi, Presidente del Consejo Pontificio de la Cultura y de la Comisión Pontificia de Arqueología Sagrada, nació en Merate (provincia de Lecco y archidiócesis de Milán, Italia) el 18 de octubre de 1942 y es originario de Osnago (Lecco).

Fue ordenado sacerdote de la archidiócesis de Milán por el cardenal Giovanni Colombo el 28 de junio de 1966. Después de perfeccionar sus estudios bíblicos en Roma, en la Pontificia Universidad Gregoriana y en el Pontificio Instituto Bíblico, enseñó exégesis del Antiguo Testamento en la Facultad de Teología del Norte de Italia y en los seminarios de su diócesis. En 1989 fue nombrado Prefecto de la venerable Biblioteca-Pinacoteca Ambrosiana, la prestigiosa institución cultural milanesa fundada en 1607 por el Cardenal Federico Borromeo.

El 3 de septiembre de 2007 Benedicto XVI lo nombró arzobispo titular de Villamagna di Proconsolare y al mismo tiempo Presidente del Departamento de Cultura y de las Comisiones de Bienes Culturales de la Iglesia y de Arqueología Sagrada, invitándolo a poner su experiencia y sus competencias específicas y reconocidas al servicio del sucesor de Pedro y de la Iglesia universal. El 29 de septiembre del mismo año, en la Basílica Vaticana, recibió la ordenación episcopal.

En 2007 la Universidad de Urbino le otorgó un título honorario en antropología y epistemología de las religiones. En 2010, fue incluido entre los miembros honorarios de la Academia de Bellas Artes de Brera y se le concedió el diploma honorífico de segundo nivel en comunicación y enseñanza del arte.

En el Consejo Pontificio de la Cultura, en particular, dio prioridad a ciertas áreas temáticas, organizando estratégicamente el trabajo en "departamentos" que se ocupan de la relación entre la ciencia y la fe (el llamado proyecto Stoq), el vínculo entre el arte y la fe, el diálogo con el mundo del ateísmo y la no creencia (el "Patio de los Gentiles"), la comunicación y el lenguaje, y el diálogo con las culturas emergentes. Benedicto XVI  le creó y publicó Cardenal en el Consistorio del 20 de noviembre de 2010, de la Diaconía de San Giorgio in Velabro.

Su vasta producción literaria asciende a unos ciento cincuenta volúmenes, principalmente sobre temas bíblicos y científicos, obras particularmente apreciadas por los lectores por su capacidad de interpretación de los textos sagrados, su claridad y su finura literaria y poética. Estas incluyen las ediciones editadas y comentadas de los Salmos, el Libro de Job, el Cantar de los Cantares y Qohelet. Recientemente ha editado la nueva edición en varios volúmenes de la Biblia de la "Famiglia Cristiana". Aún más conocidos por el público en general son los libros Breve historia del alma (2003), Retorno a las virtudes (2005), Las puertas del pecado (2007), Palabras y días. Nuevo breviario laico (2008), 500 curiosidades de la fe (2009), Cuestiones de fe (2010). Colabora regularmente con los periódicos, la radio y la televisión: desde hace muchos años dirige, en una red nacional, la columna dominical Frontiere dello Spirito, escribe en "L'Osservatore Romano" y en otros periódicos, y desde hace quince años mantiene la columna Il Mattutino en "Avvenire".

   

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Cardeal Ravasi: a confiança, a afabilidade, a oração e o diálogo

O Presidente do Pontifício Conselho para a Cultura e da Pontifícia Comissão de Arqueologia Sacra, o Cardeal Gianfranco Ravasi, fez uma breve visita à Casa Garal do Instituto Missionário da Consolata (IMC), em IMC, em Roma, na passada sexta-feira, 31 de janeiro, onde presidiu à Missa com a participação do grupo de missionários que estão a realizar o curso de formação permanente. Na memória de São João Bosco, a primeira Leitura foi de São Paulo Apóstolo dos Filipenses (4,4-9); e o Evangelho, de São Mateus (18,1-5).  Na homilia, Ravasi, que é amigo dos Missionários da Consolata, sublinhou quatro palavras-chave na Vida Religiosa e Missionária: confiança, afabilidade, oração e diálogo.

Primeira palavra. CONFIANÇA

Se não vos converterdes e não vos tornardes como crianças, não entrareis no reino dos céus.

Na cultura do povo de Israel, a criança, tal como a mulher, não tem nenhum valor, não tem  qualquer dignidade, não podem ser consideradas pessoas jurídicas. E Jesus, contrariando a mentalidade da época, faz-se rodear de mulheres e crianças. De facto, Ele mesmo diz que se não fordes como crianças, não entrareis no reino dos céus. Jesus faz das crianças, e de uma forma paradoxal, o centro das atenções. Ele não quer enfatizar a inocência das crianças (isto pode ser o que diz a nossa cultura), mas sim outro aspeto: a CONFIANÇA. Isto torna-se um símbolo da fé dos crentes que devem aprender a ter com Deus a mesma confiança das crianças.

Segunda palavra: CONFIABILIDADE

A vossa afabilidade seja conhecida de todos os homens.

A comunidades dos Filipenses, a primeira que São Paulo fundou na Europa, ma Macedônia, no norte da Grécia, é uma comunidade muito querida pelo Apóstolo, e pela qual ele continuamente dá graças a Deus. Esta gentileza (epikeia) é uma consequência da confiança de que falámos anteriormente. É saber estar ao lado dos irmãos, reconhecendo a nossa fragilidade e a fragilidade de cada um deles. É essa mesma abertura que nos faz olhar com misericórdia e uma atitude de perdão, mesmo diante das situações mais difíceis que podemos encontrar. No Evangelho de Marcos, 50% de toda a narrativa é toda ela feita de milagres e curas, e a percentagem seria ainda maior se acrescentássemos os textos que se referem ao encontro com os pecadores. Jesus curva-se, faz-se próximo do homem ferido. O mesmo São Paulo pede aos cristãos das suas comunidades.

Terceira palavra: ORAÇÃO

Não vos angustieis por nada, mas em cada necessidade fazei os vossos pedidos a Deus, com orações, súplicas e ações de graças.

Paulo descreve a oração com estas palavras que descrevem a sua dupla face: súplica e ação de graças.

SÚPLICA. A oração é, antes de mais nada, súplica. Quando pedimos a Deus que interceda em momentos de sofrimento, solidão e incompreensão. Um terço do libro dos Salmos são salmos de súplica, e súplicas que não são apenas por questões de grande sofrimento ou perigo para a nação, mas também para motivos de menor importância. A oração de súplica é uma oração legítima; é mesmo a mais comum na Bíblia, e o choro, as lágrimas são um dos conteúdos principais.

Um autor judeu dizia que na biblioteca de Deus estão escritos todos os livros com os sofrimentos das pessoas; Ele guarda-os todos. O Salmo 56 diz que "Tu contaste os passos do meu peregrinar, recolheste e guardaste as minhas lágrimas. Não está tudo isso anotado no teu livro?”

O odre era um recipiente de pele que era usado para atravessar o deserto e ir de um oásis para outro e de um poço para outro. Era o cofre mais precioso para os que atravessavam o deserto, e é nele que Deus guarda as nossas lágrimas, como um tesouro precioso e não algo de que se envergonhar.

AGRADECIEMNTO. A oração de ação de graças é rara mesmo no saltério, onde há apenas cinco salmos de agradecimento. A gratidão é uma flor rara, e muitas vezes temos que dizer como Jesus diz: "somos servos inúteis, só fizemos o que devíamos ter feito" (cf. Lc 17, 10).

Saber rezar com o hino, o louvor, a festa, mesmo que não tenhamos a gratidão dos outros. Deus nos deu muitos dons e por eles devemos estar gratos.

Quarta palavra: O DIÁLOGO

Tudo o que é verdadeiro, nobre, justo, puro, amável, honrado, o que é virtude e merece louvor, que tudo isso seja objeto dos vossos pensamentos.

No texto original grego há sete elementos (o número da plenitude) que contêm valores humanos, não cristãos. Esta lista pertence à ética estoica contemporânea de Paulo. Hoje diríamos que são um convite ao diálogo intercultural e inter-religioso. Crentes e não crentes, devemos ser capazes de nos encontrar em tantos valores, e é tanto aquilo que podemos aprender uns dos outros; não devemos desperdiçar todas as possibilidades que temos à disposição.

O diálogo faz parte do DNA da vida cristã... na etimologia grega, diálogo significa encontrar o discurso, encontrar o olhar, encontrar a escuta.

Conclusão. TESTEMUNHO

O que vocês aprenderam, receberam, ouviram e viram em mim, é o que deveis fazer.

Paulo é muito claro na sua conclusão, que fala do testemunho cristão mais autêntico... Tudo aquilo  que recebemos, devemos viver e dar, pois não nos pertence; deve ser dado àqueles que precisam dele. Devemos dar o dom da fé que recebemos como um presente. Isto faz-se encarnando com eloquência o Evangelho na nossa vida.

BIOGRAFIA E BIBLIOGRAFIA

O Cardeal Gianfranco Ravasi, Presidente do Pontifício Conselho para a Cultura e da Pontifícia Comissão para a Arqueologia Sagrada, nasceu em Merate (província de Lecco e arquidiocese de Milão, Itália) a 18 de Outubro de 1942 e é originário de Osnago (Lecco).

Foi ordenado sacerdote da arquidiocese de Milão pelo Cardeal Giovanni Colombo a 28 de Junho de 1966. Depois de aperfeiçoar os seus estudos bíblicos em Roma, na Pontifícia Universidade Gregoriana e no Pontifício Instituto Bíblico, ensinou exegese do Antigo Testamento na Faculdade Teológica do Norte da Itália e nos seminários da sua diocese. Em 1989 foi nomeado Prefeito da venerável Biblioteca-Pinacoteca Ambrosiana, a prestigiosa instituição cultural milanesa fundada em 1607 pelo Cardeal Federico Borromeo.

A 3 de Setembro de 2007 Bento XVI nomeou-o Arcebispo titular de Villamagna di Proconsolare e ao mesmo tempo Presidente do Departamento de Cultura e das Comissões para o Património Cultural da Igreja e da Arqueologia Sagrada, convidando-o a colocar a sua experiência e as suas competências específicas e reconhecidas ao serviço do sucessor de Pedro e da Igreja universal. A 29 de Setembro do mesmo ano, na Basílica Vaticana, recebeu a sua ordenação episcopal.

Em 2007, a Universidade de Urbino concedeu-lhe um diploma honorário em antropologia e epistemologia das religiões. Em 2010, ele foi incluído entre os membros honorários da Academia de Belas Artes de Brera e recebeu o diploma honorário de segundo nível em comunicação e ensino de arte.

No Pontifício Conselho para a Cultura, em particular, deu prioridade a certas áreas temáticas, organizando estrategicamente o trabalho em "departamentos" que tratam da relação entre ciência e fé (o chamado projeto Stoq), a ligação entre arte e fé, e o diálogo com o mundo do ateísmo e da descrença (o "Pátio dos Gentios"), da comunicação e da linguagem, do diálogo com as culturas emergentes. Por Bento XVI criou e publicou o Cardeal no Consistório de 20 de novembro de 2010, da Diaconia de San Giorgio em Velabro.

 

A sua vasta produção literária é de cerca de cento e cinquenta volumes, principalmente sobre temas bíblicos e científicos, obras particularmente apreciadas pelos leitores pela sua capacidade de interpretar textos sagrados, pela sua clareza e fineza literária e poética. Estes incluem as edições editadas e comentadas dos Salmos, o Livro de Jó, o Cântico dos Cânticos e Qohelet. Editou recentemente a nova edição multi-volume da Bíblia da "Famiglia Cristiana". Ainda mais conhecidos do público em geral são os livros Breve História da Alma (2003), Retorno às Virtudes (2005), As Portas do Pecado (2007), Palavras e Dias. Novo breviário leigo (2008), 500 curiosidades da fé (2009), Matérias de fé (2010). Colabora regularmente com jornais e estações de rádio e televisão: há muitos anos conduz, numa rede nacional, a coluna dominical Frontiere dello Spirito, escreve em "L'Osservatore Romano" e outros jornais, e há quinze anos mantém a coluna Il Mattutino, no jornal diário "Avvenire".

  

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CARDINAL GIANFRANCO RAVASI

Homélie à l'occasion de la mémoire de Saint Jean Bosco

REFLEXION

Premier mot. CONFIANCE

Si vous ne vous convertissez pas et ne devenez pas comme des enfants, vous n'entrerez pas dans le royaume des cieux.

Dans la culture du peuple d'Israël, l'enfant, tout comme la femme, n'a aucune valeur, aucune dignité, ne peut être une personne morale. Et Jésus, d'autre part, est entouré de femmes et d'enfants ; en effet, il dit que si vous n'êtes pas comme des enfants, vous n'entrerez pas dans le royaume des cieux. Jésus fait des enfants, et de façon paradoxale, le sujet principal. Il ne veut pas souligner l'innocence de l'enfant (c'est peut-être ce que notre culture dirait) mais un autre aspect : la CONFIANCE. Cela devient un symbole de la foi des croyants qui doivent apprendre à avoir la même confiance avec Dieu que les enfants.

Deuxième mot : AFFABILITÉ

Votre affabilité est connue de tous les hommes.

La congrégation des Philippiens, la première que Saint Paul a fondée en Europe, en Macédoine, dans le nord de la Grèce, est une congrégation très proche du cœur de l'Apôtre et pour laquelle il rend continuellement grâce à Dieu. Cette gentillesse (épikeia) est une conséquence de la confiance dont nous avons parlé plus tôt. C'est savoir se tenir aux côtés de nos frères et sœurs, en reconnaissant notre fragilité et celle de chacun d'entre eux. C'est cette même ouverture qui nous fait regarder avec miséricorde et des attitudes de pardon même dans les situations les plus difficiles que nous pouvons trouver. Dans l'Evangile de Marc, 50% de l'histoire est consacrée aux miracles de guérison, et l'espace serait encore plus grand si nous ajoutions les textes qui font référence à la rencontre avec les pécheurs. Jésus est toujours penché et proche de l'homme blessé. Saint Paul lui-même le demande à ses chrétiens.

Troisième mot : PRIÈRE

Ne vous affligez pas pour rien, mais dans chaque besoin, adressez vos demandes à Dieu, avec des prières, des supplications et des actions de grâces.

Paul décrit la prière avec ces mots qui décrivent son double visage : la supplication et l'action de grâce.

SUPPLICATION. La prière est avant tout une supplication. Lorsque nous demandons à Dieu d'intervenir dans les moments de souffrance, de solitude et d'incompréhension. Un tiers du livre des Psaumes sont des psaumes de supplication et des supplications qui ne sont pas seulement pour des questions de graves souffrances ou de danger pour la nation mais aussi pour de petites questions. La prière de supplication est une prière légitime, en effet, la prière la plus commune dans la Bible et les larmes en sont un des principaux contenus.

Un auteur juif a dit que dans la bibliothèque de Dieu sont écrits tous les livres avec les souffrances des gens, il les garde tous. Le psaume 56 dit que "mes larmes dans ton outre sont écrites dans ton livre". L'outre à vin est le récipient de peau qui était utilisé pour traverser le désert et aller d'une oasis à l'autre et d'un puits à l'autre. C'est le coffre au trésor le plus précieux pour ceux qui traversent le désert et c'est là que Dieu garde nos larmes, comme un trésor précieux et non quelque chose dont il faut avoir honte.

La prière d'ACTION DE GRACES est rare, même dans le psautier où il n'y a que cinq psaumes d'action de grâces. La gratitude est une fleur rare et souvent nous devons dire, comme le dit Jésus, "nous sommes des serviteurs inutiles et nous n'avons fait que ce que nous devions faire" (cf. Lc 17,10).

Savoir prier avec l'hymne, la louange, la fête même si nous n'avons pas la gratitude des autres. Dieu nous a fait de nombreux dons et nous devons lui en être reconnaissants.

Quatrième mot : LE DIALOGUE

Tout ce qui est vrai, noble, juste, pur, aimable, honoré, ce qui est vertu et mérite d'être loué, que tout cela soit l'objet de vos pensées.

Dans le texte original grec, il y a sept éléments (le nombre de complétude) qui rassemblent des valeurs humaines, non chrétiennes. Cette liste appartient à l'éthique stoïque contemporaine de Paul. Aujourd'hui, nous dirions qu'elles sont une invitation au dialogue interculturel et interreligieux. Les croyants et les non-croyants doivent pouvoir se retrouver sur tant de valeurs que nous pouvons apprendre des autres et nous ne devons pas gaspiller les possibilités qui nous sont offertes.

Le dialogue fait partie de l'ADN de la vie chrétienne... dans l'étymologie grecque, le dialogue signifie la rencontre du discours, la rencontre du regard, la rencontre de l'écoute.

Conclusion. TÉMOIGNAGE

Ce que vous avez appris, reçu, entendu et vu en moi, c'est ce que vous devez faire.

Paul conclut très clairement qu'il parle du témoignage chrétien le plus authentique... Tout ce que nous avons reçu, nous devons le vivre et le donner, il ne nous appartient pas, il doit être donné à ceux qui en ont besoin. Nous devons donner le don de la foi que nous avons reçu en cadeau. Cela se fait en incarnant avec éloquence l'Évangile dans nos vies.

BIOGRAPHIE ET BIBLIOGRAPHIE

Le cardinal Gianfranco Ravasi, président du Conseil pontifical pour la culture et de la Commission pontificale d'archéologie sacrée, est né à Merate (province de Lecco et archidiocèse de Milan, Italie) le 18 octobre 1942 et est originaire d'Osnago (Lecco).

Il a été ordonné prêtre de l'archidiocèse de Milan par le cardinal Giovanni Colombo le 28 juin 1966. Après avoir perfectionné ses études bibliques à Rome, à l'Université pontificale grégorienne et à l'Institut biblique pontifical, il a enseigné l'exégèse de l'Ancien Testament à la Faculté de théologie de l'Italie du Nord et dans les séminaires de son diocèse. En 1989, il a été nommé préfet de la vénérable Biblioteca-Pinacoteca Ambrosiana, la prestigieuse institution culturelle milanaise fondée en 1607 par le cardinal Federico Borromeo.

Le 3 septembre 2007, Benoît XVI l'a nommé archevêque titulaire de Villamagna di Proconsolare et en même temps Président du Département de la Culture et des Commissions pour le Patrimoine culturel de l'Eglise et de l'Archéologie sacrée, l'invitant à mettre son expérience et ses compétences spécifiques et reconnues au service du successeur de Pierre et de l'Eglise universelle. Le 29 septembre de la même année, dans la basilique du Vatican, il reçoit son ordination épiscopale.

En 2007, l'Université d'Urbino lui a décerné un diplôme honorifique en anthropologie et épistémologie des religions. En 2010, il a été inclus parmi les membres honoraires de l'Académie des Beaux-Arts de Brera et a reçu le diplôme honorifique de deuxième niveau en communication et en enseignement de l'art.

Au sein du Conseil pontifical de la culture, en particulier, il a donné la priorité à certains domaines thématiques, en organisant stratégiquement le travail dans des "départements" qui traitent des relations entre la science et la foi (le projet dit Stoq), du lien entre l'art et la foi, du dialogue avec le monde de l'athéisme et de la non-croyance (la "Cour des païens"), de la communication et du langage, et du dialogue avec les cultures émergentes. Benoît XVI l’a créé et publié Cardinal dans le Consistoire du 20 Novembre 2010, de la Diaconie de San Giorgio in Velabro.

Sa vaste production littéraire s'élève à environ cent cinquante volumes, principalement sur des sujets bibliques et scientifiques, des œuvres particulièrement appréciées des lecteurs pour leur capacité à interpréter les textes sacrés, leur clarté et leur finesse littéraire et poétique. Il s'agit notamment des éditions éditées et commentées des Psaumes, du Livre de Job, du Cantique des Cantiques et du Qohélet. Il a récemment édité la nouvelle édition en plusieurs volumes de la Bible de la "Famiglia Cristiana". Les livres suivants sont encore plus connus du grand public : Brève histoire de l'âme (2003), Retour aux vertus (2005), Les portes du péché (2007), Paroles et jours. Nouveau bréviaire laïque (2008), 500 curiosités de la foi (2009), Questions de foi (2010). Il collabore régulièrement avec les journaux, la radio et la télévision : depuis de nombreuses années, il dirige, sur un réseau national, la chronique dominicale Frontiere dello Spirito, il écrit dans "L'Osservatore Romano" et d'autres journaux, et depuis quinze ans, il tient la chronique Il Mattutino dans "Avvenire".

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