Sep 17, 2021 Last Updated 5:13 PM, Sep 14, 2021

L’Eucaristia: il volto misericordioso di Dio

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Vogliamo contemplare in Gesù Eucaristia il volto misericordioso di Dio, senza però cadere nell’immagine banale e minimizzante del “buon Dio”, immagine che fa di lui il compagnone bonario...ma facendo brillare l’immagine del Padre buono e misericordioso...che Gesù è venuto a mostrarci con la sua vita. Gesù ci ha detto: Chi vede me, vede il Padre (Gv. 14,7.9). In lui è apparsa la bontà e la filantropia di Dio, nostro Redentore (Tt. 3,4). In lui abbiamo un sommo sacerdote, che è capace di comprendere le nostre debolezze, che fu tentato in tutto come noi, ma che non ha peccato.

Salmo Invitatorio

 Signore, tu sei il mio Dio;*
voglio esaltarti e lodare il tuo nome,
perché hai eseguito progetti meravigliosi,*
concepiti da lungo tempo, fedeli e stabili.

Misericordioso e pietoso è il Signore,*
lento all’ira e grande nell’amore.
Signore, tu sei il mio Dio;*
voglio esaltarti e lodare il tuo nome,

Perché tu sei sostegno al misero,*
sostegno al povero nella sua angoscia.
Signore, tu sei il nostro Dio,*
vogliamo esaltarti e lodare il tuo nome.

ASCOLTA LA PAROLA          

Si avvicinavano a lui tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo. I farisei e gli scribi mormoravano dicendo: «Costui accoglie i peccatori e mangia con loro». Ed egli disse loro questa parabola: 
«Chi di voi, se ha cento pecore e ne perde una, non lascia le novantanove nel deserto e va in cerca di quella perduta, finché non la trova? Quando l’ha trovata, pieno di gioia se la carica sulle spalle, va a casa, chiama gli amici e i vicini, e dice loro: “Rallegratevi con me, perché ho trovato la mia pecora, quella che si era perduta”. Io vi dico: così vi sarà gioia nel cielo per un solo peccatore che si converte, più che per novantanove giusti i quali non hanno bisogno di conversione.
Oppure, quale donna, se ha dieci monete e ne perde una, non accende la lampada e spazza la casa e cerca accuratamente finché non la trova? E dopo averla trovata, chiama le amiche e le vicine, e dice: “Rallegratevi con me, perché ho trovato la moneta che avevo perduto”. Così, io vi dico, vi è gioia davanti agli angeli di Dio per un solo peccatore che si converte». (Lc. 15,1-10)

RIFLETTI

Da una parte dunque ci sono pubblicani e peccatori, ritenuti degli esclusi dal regno dei cieli, che si avvicinano a Gesù per ascoltarlo: nella sua parola trovano il Dio della misericordia e del perdono che fa nascere nel loro cuore la speranza. Dall’altra i farisei e gli scribi, che mormorano contro di lui e, per questo suo atteggiamento di accoglienza verso i peccatori -Che secondo loro sono persone già condannate e perciò da disprezzare e allontanare-, ne fanno un peccatore al pari degli altri.
Gesù si è considerato testimone divino dell’amore di Dio verso i peccatori, di modo che la comunione con lui è pegno della comunione col Dio della giustizia. Per questo motivo le tre parabole concordano nell’invitare i giusti che mormorano ad assumere invece un atteggiamento di gioia. Non dovrebbe essere motivo di gioia per loro vedere come il Dio giusto entra mediante Gesù in comunione con i peccatori e copre la loro ingiustizia con la sua bontà?
Le tre parabole mostrano appunto l’amore misericordioso del Padre, che va in cerca della sua creatura e gioisce per il suo ritrovamento. Anzi, il capitolo 15 di Luca è un’unica parabola in tre scene, che rivela il centro del vangelo: Dio come Padre di tenerezza e di misericordia. Queste parabole parlano della conversione; ma non del peccatore alla giustizia, bensì del giusto alla misericordia. Esse acquistano il loro pieno significato solo se vengono intese in rapporto all’amore di Gesù stesso per i peccatori. Il loro scopo è di giustificare la cura che Gesù ha dei peccatori che “corrisponde alla volontà salvatrice di Dio”. Le parabole che abbiamo letto sottolineano la preoccupazione per ciò che è andato perduto; ma l’accento si pone sulla gioia del ritrovamento.
Nella parabola si rivela l’agire di Dio in Gesù venuto a cercare chi è perduto. È questo lo stile che contraddistingue non solo Dio, ma anche la comunità ecclesiale a partire dai suoi responsabili. Gesù ha giustificato il suo modo di agire riferendosi all’amore di Dio per i peccatori. Gli Angeli gioiscono per la salvezza ritrovata. Cielo e terra si uniscono nell’esultanza per la salvezza. Non avviene così per i farisei: per loro i peccatori non hanno valore, sono persone immonde da allontanare. Non riescono a fare propria la gioia del Cielo: che religione è la loro se è in contrasto con il Cielo e se disprezza la conversione del peccatore? La verità della religione si misura dall’amore e dalla ricerca del peccatore. 
(Gesualdo De Luca. La misericordia di Gesù, percorsi di umanesimo nel Vangelo di Luca)

I farisei e gli scribi si stavano lamentando, perché non volevano accettare che Cristo fosse diventato uomo così da poter salvare pubblicani e peccatori. Essi imitavano il comportamento degli Israeliti nel deserto. Le due parabole sono state scritte per guarire le nostre ferite, dal momento che rappresentano il rimedio divino che giunge dalla Trinità: il padre rappresenta Dio Padre, il pastore Cristo, e la donna la Chiesa. Il pastore mostra la virtù della pazienza cercando la pecora, come il padre aspetta con pazienza che il suo figliol prodigo torni a casa. Il pastore, ossia Dio, non può dimenticarsi di noi, neppure del più piccolo, e infatti nessuno conta niente se non ciò che vuole custodire. Egli deve portare la pecora sulle spalle sino al villaggio, e tuttavia gioisce. Le spalle del pastore sono le braccia della croce che reggono con pazienza il peso della reintegrazione. La pecora è ristorata dalla dura realtà del deserto, è portata dal pastore sulle proprie spalle in prati lussureggianti, vicino ad acqua corrente. Il buon Pastore che ristora la pecora dal suo vagare, è il padre che accoglie il figlio con festeggiamenti. C’è gioia e festa per la reintegrazione di un peccatore perduto che era fatto ad immagine di Dio e che ora è ritornato alla Chiesa che celebra una festa. Tutti i cieli si rallegrano per la conversione di un peccatore. Il Padre concede sopra a tutti i battezzati i doni del Regno. Noi siamo la pecora del pastore, la moneta preziosa con l’immagine del Re, e il figlio per il quale egli ha preparato il suo banchetto. 
(Artur A. Just in La Bibbia commentata dai Padri, Luca)

PREGA

Signore Gesù, ti ascoltino quanti cercano la tua misericordia, la tua verità. Vengano da te e imparino da te ad essere miti e umili di cuore. Vivano per te: per te, non per sé. 

R/. Fa che ascoltiamo Signore la tua voce o Signore.

Signore Gesù, ti ascolti quel pubblicano affaticato e affranto, così oppresso dal peso delle sue colpe da non osare di alzare gli occhi al cielo: colui che si percuote il petto e, da lontano, diviene vicino. 

R/. Fa che ascoltiamo Signore la tua voce o Signore.

Signore Gesù, ti ascolti il centurione, che non si stimava degno d’accoglierti in casa. 

R/. Fa che ascoltiamo Signore la tua voce o Signore.

Signore Gesù, ti ascolti Zaccheo, uomo ragguardevole fra i pubblicani, che restituisce il quadruplo di quanto aveva incamerato con i suoi detestabili peccati. 

R/. Fa che ascoltiamo Signore la tua voce o Signore.

Signore Gesù, ti ascolti la donna nota in città come la peccatrice: lei che tanto più versava lacrime ai tuoi piedi, quanto più era stata lontana dalle tue vie. 

R/. Fa che ascoltiamo Signore la tua voce o Signore.

Signore Gesù, ti ascoltino le meretrici e i pubblicani, che precedono nel Regno dei cieli gli scribi e i farisei. 

R/. Fa che ascoltiamo Signore la tua voce o Signore.

Ti ascoltino i malati di ogni specie: coloro dei quali tu partecipasti al banchetto, con un gesto che ti fu rinfacciato come colpa da coloro che si ritenevano sani e non cercavano il medico: mentre tu sei venuto a chiamare alla penitenza non i giusti ma i peccatori. 

R/. Fa che ascoltiamo Signore la tua voce o Signore.

Tutti costoro, quando si volgono a te, facilmente diventano miti e umili, memori della loro vita trascorsa nel vizio e della tua inesauribile misericordia. In essi, infatti, dove era stato abbondante il peccato, la grazia fu ancora più abbondante.

R/. Fa che ascoltiamo Signore la tua voce o Signore.

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