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Maria Consolata e madre della Consolazione

Pubblicato in Preghiere Missionarie
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Il prototipo dell'icona della Consolazione (Otrada) si trova al monte Athos, nel monastero di Vatopedi

“Il nome che portate deve spingervi a divenire ciò che dovete essere” (Beato Giuseppe Allamano, 23 Giugno 1921)

In quei giorni Maria si alzò e andò in fretta verso la regione montuosa, in una città di Giuda. Entrata nella casa di Zaccaria, salutò Elisabetta. Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino sussultò nel suo grembo. Elisabetta fu colmata di Spirito Santo ed esclamò a gran voce: "Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! A che cosa devo che la madre del mio Signore venga da me? Ecco, appena il tuo saluto è giunto ai miei orecchi, il bambino ha sussultato di gioia nel mio grembo. E beata colei che ha creduto nell'adempimento di ciò che il Signore le ha detto".

Allora Maria disse: "L'anima mia magnifica il Signore e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore, perché ha guardato l'umiltà della sua serva. D'ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata. Grandi cose ha fatto per me l'Onnipotente e Santo è il suo nome; di generazione in generazione la sua misericordia per quelli che lo temono. Ha spiegato la potenza del suo braccio, ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore; ha rovesciato i potenti dai troni, ha innalzato gli umili; ha ricolmato di beni gli affamati, ha rimandato i ricchi a mani vuote. Ha soccorso Israele, suo servo, ricordandosi della sua misericordia, come aveva detto ai nostri padri, per Abramo e la sua discendenza, per sempre". (Lc 1,39-55)

Il prototipo dell'icona della Consolazione (Otrada) si trova al monte Athos, nel monastero di Vatopedi, fondato durante il regno di Costantino il Grande. L’icona è molto antica, considerata fino ai nostri giorni miracolosa. Nell'anno 365 Arcadio, figlio dell'imperatore Teodosio il grande, durante una tempesta cadde in mare e fu subito inghiottito dalle acque. Fu salvato dalla morte certa per intercessione delle Beata Vergine Maria e su tutto il monte Athos, questo evento fu considerato come una benedizione data dalla Madre di Dio all'intero genere umano. A Torino è conosciuta come Consolata, titolo che il Padre Fondatore consegnò ai suoi missionari.

La Madre di Dio, la Vergine Maria, è stata venerata fin dall’antichità dal popolo cristiano come Madre della consolazione. Come ci ricorda il documento del concilio Vaticano II nella Lumen Gentium "essa brilla innanzi al peregrinante popolo di Dio quale segno di sicura speranza e di consolazione” (68) e cosi la vediamo nel vangelo. Evangelizzata e consolata nell’annunciazione dell’arrivo del Messia, Maria diviene evangelizzatrice e consolatrice, donando Gesù al mondo. Partorire Gesù, mostrarlo ai pastori poveri, ai magi pagani, a tutto Israele nel tempio, proteggerlo da Erode che vuole ucciderlo, visitare con l’aiuto e la preghiera Elisabetta che è nel bisogno, spingerlo a Cana a realizzare la sua ora, stare vicino a Gesù sotto la croce e pregare con i discepoli nel Cenacolo in attesa dello Spirito, sono attività tipicamente missionarie che fanno di Maria una donna di consolazione. Nel Magnificat ha parole di consolazione per tutti i poveri. Dio «ha rovesciato i potenti dai troni e ha innalzato gli umili; ha ricolmato di beni gli affamati, ha rimandato a mani vuote i ricchi» (Lc 1,52-53). Con fermezza afferma che l’afflizione non è il destino inevitabile dell’umanità povera, perché Dio interviene nella storia e la guida. A Cana di Galilea impedisce che la tristezza si abbatta sul banchetto nuziale e spinge Gesù a Gesù compiere «il primo dei segni» (Gv 2,11).

Numerosi significati sono attribuiti al titolo di Consolatrice

1. Il primo significato, inscritto nel titolo stesso, è di soccorrere concretamente chi è nel bisogno, nella malattia e nel dolore, davanti all’esperienza della morte, nei drammi delle guerre e delle catastrofe naturali. La si riconosce come la Vergine dell’Attesa e la Donna dell’Avvento che ci aiuta a dare giusta prospettiva al tempo e al realizzarsi della volontà di Dio.

2. Maria consolatrice è l’icona della consolazione di Dio, Padre “di ogni consolazione” (2Cor 1,3) che nella storia della salvezza non abbandona mai l’uomo nel peccato, ma sempre si fa vicino per salvarlo. Scrive Pavel Nikolaevic Evdokimov: “Come lo Spirito Santo è Paraclito-Consolatore, così Maria è consolatrice. Legata ontologicamente allo Spirito Santo, Maria appare così consolazione vivificante. Nuova Eva-Vita che difende e protegge ogni creatura e si erige così in figura della Chiesa nella sua protezione materna” (La teologia della bellezza).

3. Maria consolatrice è poi anche il modello del ministero di consolazione della Chiesa che è chiamata a consolare gli uomini in tutte le situazioni di difficoltà. Maria, che più di ogni altra creatura ha sperimentato di essere «consolata» da Dio, esercita incessantemente questo ministero di consolazione, attraverso la sua intercessione e la sua presenza nella vita dei poveri. In lei, pertanto, la chiesa contempla l’immagine di sé stessa, nella sua vocazione di chiesa consolatrice. 

4. Maria consolatrice diventa anche segno di sicura speranza e consolazione. L’opera consolatrice della Vergine a favore dei sofferenti non si esaurisce nel soccorrere le sofferenze del presente. La sua stessa vita, culminata con l’assunzione nella gloria di Dio, indica a noi uomini la vera consolazione dell’esistenza, che si realizzerà pienamente nell’al di là, quando raggiunta la meta, vivremo in comunione con Dio nella sua casa. 

Infinita consolazione

“Noi esseri umani abbiamo sempre bisogno
di consolazione, anzi di un’infinita consolazione.
Abbiamo sempre bisogno di essere consolati,
confortati nella nostra sofferenza
strutturale, nella nostra fragilità, nella precaria
giornata terrena.

Non abbiamo bisogno di molto altro,
ma solo di infinita consolazione:
tutto perciò dovrebbe essere finalizzato
a questo scopo: il lavoro, la sapienza,
ogni forma di compassione e di amore,
siano modi per consolare, per dire
all’essere umano: tu hai un grande valore.

Non temere, non sei solo, 
e questa scarpata ripida e dolorosa
ti sta portando sempre più prossimo
alla gioia, a tutto ciò cui aneli, 
spesso senza nemmeno saperlo.
(Marco Guzzi, Darsi pace).

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