Jan 21, 2020 Last Updated 11:56 AM, Jan 20, 2020

II DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

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“ E i due discepoli, seguirono Gesù ”.

Con questa Domenica, inizia il tempo ordinario. Dopo le luci del Natale, riprende la vita di tutti i giorni e la Parola di Dio odierna, ci invita a riscoprire ciò che è veramente essenziale: seguire Gesù.        Perciò il tema emergente di oggi, è quello della “chiamata”; un’ottima sollecitazione per considerare la nostra chiamata nella Chiesa. Infatti la prima lettura racconta la chiamata di Samuele; la sua vocazione diventa il modello delle chiamate che ritroviamo anche nel Vangelo. C’è un incontro con Dio, una proposta, una richiesta di disponibilità e un consenso. Nel Vangelo anche i primi discepoli vivono questa esperienza. Accettare l’offerta di Gesù vuol dire seguirlo, diventare discepoli, fermarsi con lui, camminare al suo fianco, vivere insieme a Cristo. Siamo tutti chiamati a diventare il “corpo di Cristo”, una comunità composta di membra vive, unite a lui e fra loro per una medesima vita. Seguire Gesù vuol dire diventare Chiesa e nella Chiesa scopriamo la nostra vocazione: dono di noi stessi in risposta alla chiamata divina.

/ L’”eccomi” biblico di Samuele ci richiama l’”eccomi” che parte da Abramo e giungerà alla sua pienezza in quell’”eccomi” di Maria a Nazareth, che ha cambiato il corso della storia. Ricordiamo però che il capitolo della chiamata di Samuele, era iniziato con una battuta amara:”la parola del Signore era in quei giorni rara…”. Normalmente la Parola è rara quando abbondano le parole. Il terreno silenzioso e fertile di Samuele, ha dato spazio a Dio. Samuele era un giovanetto nato come dono di Dio, da una donna sterile: Anna, ed è prescelto da Dio. Ancora bambino è stato consacrato dalla madre al servizio di Dio, abita perciò nel Tempio, ed è qui che Dio gli parla, come ha parlato ai profeti. Il momento vertice del “parlare” di Dio avrà come risposta la pienezza dell’ascolto: la Vergine Maria si proclamerà “serva del Signore”, completamente consegnata al progetto di Dio.

/ L’evangelista Giovanni nel Vangelo ci presenta il primo incontro di Gesù con coloro che inizieranno il “collegio apostolico” e la Chiesa. La chiamata dei discepoli, il seguire e cercare Gesù, comporta: l’andare da lui, vedere dove abita, fermarsi con lui e vedere la sua gloria.

/ Le scene di chiamate sono tra le pagine più vive ed impressionanti della Bibbia. Ci rivelano Dio nella sua maestà e nel suo mistero, e l’uomo in tutta la sua verità, nella sua paura, nella sua possibilità di resistenza e di accettazione. Ogni uomo, per il fatto stesso di essere al mondo, è in stato di “vocazione”. Dio lo chiama all’esistenza per un suo particolare progetto di amore. La vocazione, infatti, come l’esistenza, è sempre una chiamata personale. Dio non costruisce gli uomini in serie, non usa lo stesso stampo per due persone, ma parla a ciascuno personalmente. Inoltre la chiamata di Dio è sempre legata ad una missione e ad un servizio ai fratelli. Il chiamato è uno che collabora con Dio nella realizzazione del grande progetto di salvezza che Dio ha nei riguardi del mondo. La Chiesa, nuovo popolo di Dio, è un popolo di “chiamati” a capo del quale c’è Gesù Cristo.

/ “Che cercate”? E’ la prima parola di Gesù nel Vangelo di Giovanni. Sarà anche una delle ultime di Gesù risorto, alla Maddalena: ”chi cerchi”?(Gv.20,15). Ma c’è anche il “chi cercate” alla turba guidata da Giuda nell’orto degli ulivi(Gv.18,4-7).

Ogni vocazione deve coniugare questi verbi: cercare, andare, vedere, fermarsi. Naturalmente l’oggetto è sempre “Lui”, il Cristo.

/ “Rabbì (maestro) dove abiti? Quel “dove” per Giovanni, indica il “mistero” dell’esistenza di Gesù. C’è un misterioso“dove” che percorre il Vangelo di Giovanni e lo troviamo quasi in tutti i capitoli. Gesù abita nel seno del Padre e vuole che nella famiglia del Padre, ci siano anche i suoi discepoli.

/ Gesù non risponde al “dove” abitasse, ma dice soltanto:”venite e vedrete”. Andarono dunque e si fermarono presso di lui tutto quel giorno. Dove andarono e cosa udissero da Gesù, non lo sappiamo; sappiamo però che decisero di rimanere con lui tutta la vita.

/ Non si accontentarono di restare con lui da soli e di tenere per sé la chiamata: Andrea corse a dirlo al fratello Simone; Filippo chiamò Natanaele; e anche Giovanni probabilmente corse a dirlo al fratello Giacomo. Questi uomini divennero amici di Gesù e lo seguirono fino alla morte, dopo di aver abbandonato ogni cosa.

/ Nella vita di ogni uomo c’è un giorno, un’ora che lascia un ricordo indimenticabile, nell’incontrare qualcuno. “Erano circa le 4 del pomeriggio”, ricorda Giovanni, quando incontrarono Gesù. Un incontro che segnò una svolta nella loro vita: la chiamata personale da parte di Dio per la missione particolare. L’incontro con Gesù avvenne nell’andare a vedere e nel lasciarsi vedere! Dio fa le sue scelte, senza badare a doti e qualità personali, anzi spesso sceglie paradossalmente i deboli, i poveri, “gli ignoranti del mondo per confondere i sapienti”(1Cor.1,27).

Talvolta egli chiama in modo impetuoso, quasi violento, come Saulo di Tarso; a volte in forma semplice e suadente, come Samuele e i primi discepoli di Gesù. Il più delle volte, Dio, per chiamare una persona, si serve della mediazione umana di altre persone. Condurre a Cristo è la missione di ogni cristiano che voglia lavorare al servizio del Regno di Dio. Questa missione così urgente oggi per la mancanza di vocazioni, richiede una testimonianza viva di avere “incontrato” Cristo Gesù.

/ Notiamo nel Vangelo di oggi, che dei due primi discepoli che seguirono Gesù, viene menzionato soltanto Andrea. Non è difficile indovinare che l’altro, non nominato, sia il “discepolo che Gesù amava”, cioè Giovanni, autore del Vangelo. Tuttavia sotto il suo “anonimato”, potrebbe anche esserci ciascuno di noi.., chiamati a scoprire il nome che l’amore di Cristo ci riserva per l’eternità. Guai a dire:”non lo conosco”, perché in questo caso, anche Gesù alla fine sarà costretto a dire di noi: anch’io “non vi conosco”(Mt.25,12). La qualifica dei discepoli di Gesù, è quella di essere “discepoli-testimoni” fino alla morte. S. Ignazio di Antiochia, discepolo-martire di Cristo, ha scritto:”E’ meglio essere cristiano senza dirlo, che dirlo senza esserlo”. La nostra vocazione di cristiani, ha avuto il suo inizio nel Battesimo, completata con la Confermazione e perfezionata con l’Eucaristia. Si tratta di assumerci le proprie responsabilità e impegni nella comunità cristiana, e non dire:”ci penseranno gli altri!”..Spesso concediamo volentieri la delega agli altri perché si impegnino al nostro posto. Ai Missionari l’evangelizzazione: alle Suore l’esercizio della carità verso i poveri: alle Monache di clausura, di sostituirci nella preghiera: ai Volontari, di mettersi al servizio degli altri…tutti a nome nostro!Insomma viviamo il Vangelo “per supplenza”! col rischio di dire:”armiamoci e partite”! Quando Cristo chiama, pensiamo che sia affare di preti, frati e monache, mentre i più restano comodamente nelle retrovie. Non così la pensavano i laici santi: il carabiniere Salvo D’Acquisto, l’avvocato Bartolo Longo, il dottore Luigi Moscati, il sindaco La Pira, la coppia Beltrami Q. ecc. Tutti laici ben radicati nella fede cristiana.

/ Nessuno esiste per caso: non si nasce né si vive per caso. Come cristiani dobbiamo convincerci che siamo stati chiamati ad essere qualcuno per fare qualcosa. Io, tu, noi tutti, occupiamo un posto nei piani di Dio, un posto occupato da nessun altro. Dio mi ha affidato un lavoro che non ha affidato ad un altro. Se rifiuto, il lavoro resta non fatto a mio svantaggio!

Ripetiamo col Salmo 39:”Ecco, io vengo, Signore, per fare la tua volontà”.

/ Gesù non ci lascia soli in questo arduo compito di essere suoi discepoli e suoi testimoni.

Nel sacramento dell’Eucaristia che stiamo celebrando, Gesù viene a stare con noi e a sostenerci con il suo Corpo e il suo Sangue. Già ora egli si cinge per servirci alla sua mensa. Il Maestro è qui!..  

 

 

 

 

 


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