Nov 11, 2019 Last Updated 7:43 AM, Nov 11, 2019

Fare memoria della centralità di Cristo nella propria vita è uno degli obiettivi del corso dei formatori.

A questo proposito, giovedì 28 marzo, il biblista Don Paolo Mascilongo ha presentato al gruppo di formatori riunito a Roma il volto di Gesù educatore a partire del vangelo di Marco. Il suo contributo ha approfondito l’importanza di stare alla scuola di Gesù itinerante che educa e forma il gruppo dei discepoli di modo del tutto speciale.

Le caratteristiche del discepolato missionario

  • Il discepolo è legato ala persona di Gesù, non a una idea, o una dottrina. Come discepoli ricevano una chiamata specifica e rischiano una risposta concreta.
  • Il discepolo è chiamato a condividere con la gente la vita (di servizio) e lo stesso destino di Gesù. Non solo imparare bene il suo insegnamento.
  • Gesù chiede sempre ai discepoli due cose importanti: essere disposti alla conversione e avere fede in Lui.
  • Il Vangelo mostra chiaramente come la chiamata di Gesù sia urgente e radicale.
  • Il discepolo è chiamato a vivere in comunione con altri, e non a una vita solitaria (Fraternità e comunione).
  • questi aspetti della chiamata sono vissuti sempre e comunque in funzione della missione al seguito di Gesù il formatore per eccellenza.

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Nel contesto del corso di Formazione Continua per i Formatori delle Comunità Formative IMC, che decorre in questi giorni a Roma, i corsisti hanno avuto la gioia di ricevere fra di loro, per la celebrazione dell’Eucaristia, Mons. José Tolentino de Mendonça, Archivista e Bibliotecario di Santa Romana Chiesa.

Mons. Tolentino nacque nell'isola di Madeira, Portogallo, nel 1965 e dopo la sua formazione teologica iniziale all'Università Cattolica di Lisbona, ha conseguito la Licenza in Teologia nel 1989 e ha ricevuto l’Ordinazione Sacerdotale nel 1990. Ha compiuti studi superiori al Pontificio Istituto Biblico a Roma, conseguendo la Laurea in Scienze Bibliche nel 1992 e nel 2002 ha conseguito il Dottorato in Teologia Biblica all'Università Cattolica di Lisbona con la tesi sul brano dell’adultera nella casa del fariseo (LC 7,36-50).

Dal 1995 al 2000 fu cappellano dell’Università Cattolica di Lisbona, dal 2004 al 2018 vi ha insegnato Nuovo Testamento e durante gli ultimi 6 anni ha anche ricoperto il carico di Vicerettore.

Nel 2018 fu nominato da Papa Francesco responsabile per l’Archivio e la Biblioteca Vaticana e ha ricevuto l’Ordinazione Episcopale a Lisbona il 28 luglio.

Mons. Tolentino fu da sempre molto attento al mondo della cultura e ha pubblicato varie opere e articoli cercando di creare un ponte spirituale sui pilastri della poesia e teologia, tracciando cammini di incontro con Dio nel mezzo delle sfide odierne. Recentemente era consultore del Pontificio Consiglio per la Cultura e l’anno scorso, sotto invito di Papa Francesco, ha predicato gli Esercizi Quaresimali alla Curia Pontificia.

Nell'omelia, partendo dalle parole di Gesù “dare pieno compimento”, ha aiutato a discernere la triplice crisi che vive oggi il mondo e la Chiesa: crisi di fiducia, crisi generativa e crisi di identità; invitando "ad essere" e a sapere essere vicini per accompagnare gli altri "ad essere", a sapere rischiare su cammini che portano al pieno compimento del Vangelo.

Qui potete ascoltare tutta l’omelia

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Alla scuola della Parola di Dio, per essere formati da Dio e a nostra volta formare altri a fare un’esperienza di Dio.

Di questo ha parlato P. Francesco Cocco, francescano conventuale, docente di Antico Testamento alla Pontificia Università Urbaniana.

Un Dio vede, sente, prova compassione e per questo scende per gli schiavi in Egitto. Ecco alcuni atteggiamenti di Dio “formatore”: si fa vicino al popolo, cammina al suo fianco, perdona le continue mormorazioni e offre al popolo ulteriori possibilità di continuare il cammino.

Nel suo secondo intervento durante il Corso dei formatori a Roma, P. Cocco si è soffermato sull’esperienza di Mosè formato da Dio per essere a suo volta formatore.

Facendo l’esegesi del brano di Esodo 3,1 - 4,17, il biblista ha sottolineato il fatto che l’esperienza di Dio fiorisce nella quotidianità e diventa tale grazie alla curiosità di Mosè che si lascia attrare e percepisce in quell’evento la presenza di Dio che lo chiama.

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Ascoltare integralmente la riflessione.

Dio non si impone, ma si propone, a Mosè che si sente inadeguato, chiede solamente di fidarsi di Lui.

I missionari che partecipano al corso sono 25 provenienti da diverse comunità formative e missione. Il programma iniziato il 25 marzo proseguirà fino a domenica 7 aprile.

 

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Sei Missionario della Consolata? Prova a vedere se non sei “infettato”

Alcuni virus che minacciano la nostra missione oggi secondo il padre Stefano Camerlengo

1- Spiritualità superficiale,
non crescere in profondità nella propria vita spirituale.

2- Divorzio con l’Istituto,
fare dell'Istituto solo un mezzo per realizzare il proprio progetto personale.

3- Complesso messianico,
pensare di avere la soluzione a tutti i problemi del’ Istituto.

4- Mancanza di rinnovamento,
trascurare l’autoformazione come un elemento importante per la nostra crescita.

5- Essere animatori senz'anima,
Prendere l’animazione missionaria come un mestiere, senza sentirla.

6- Tendenza alla missione facile,
chiedere di andare nei posti dove ci sono le comodità che mi fanno stare bene. 

Oggi, a Roma, nella Casa Generalizia è cominciato il corso per formatori, chi riunisce tutti i responsabili dei noviziati e delle comunità formative teologiche.

Lo slogan che ci accompagnerà in questo incontro è: “Euntes, docete omnes gentes” (Andando annunciate il vangelo ai tutti i popoli).

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Non è un corso sulla formazione, ma di formazione continua per i formatori, per aprire cammini di rinnovamento personale che aiutino a formare altri.

Rinnovare l’impegno di essere un discepolo missionario della Consolata è la sfida per vivere l’essere formatore come una vocazione al servizio dell’Istituto nella Chiesa.

Questa prima giornata è dedicata alla conoscenza dei partecipanti e alla condivisione di gioie, debolezze e sogni.

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