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XVII Domenica del Tempo Ordinario

  • Lug 12, 2015
  • di  P. Mario Carparelli
Pubblicato in Domenica Missionaria
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“ Allora Gesù prese i pani e, dopo aver reso grazie, li distribuì a quelli che si erano seduti..”. Gv. 6,1-15

Con questa Domenica, la liturgia interrompe la lettura del Vangelo di Marco, per farci meditare per 5 Domeniche, il capitolo 6° del Vangelo di Giovanni, che contiene il racconto della moltiplicazione dei pani e dei pesci e il discorso eucaristico di Gesù sul “pane di vita”, nella sinagoga di Cafarnao.

Il miracolo dei pani e dei pesci è presente in tutti e 4 gli evangelisti, per 6 volte: 2 volte in Mt. e 2 volte in Mc. e una volta in Lc. e Gv.; questo sta a dire che il prodigio aveva impressionato moltissimo le folle che seguivano Gesù. S. Giovanni lega l’Eucaristia all’episodio della moltiplicazione dei pani, come gli altri evangelisti la legano all’ultima Cena e alla morte di Gesù. Giovanni vede l’Eucaristia partendo dal segno del pane, mentre i Sinottici partono dall’evento significato. Tutti però si basano sulla storia, perché è sempre lo stesso Gesù che promise, o meglio spiegò l’Eucaristia a Cafarnao e la istituì nell’ultima Cena.

/ E’ la seconda Pasqua del racconto giovanneo, e l’evangelista ci invita a tenere come fondale il lago di Tiberiade o mare di Galilea, nel nord della Palestina; la scena si svolge in uno dei punti della costa di questo lago. La moltiplicazione dei pani per Giovanni non è tanto un “miracolo”,(Giovanni non ama parlare di “miracoli”), quello che Gesù ha fatto è un “segno”, cioè un fatto miracoloso che non deve esaurirsi in se stesso, ma che preannuncia qualche cosa d’altro misterioso, al gesto dell’ultima Cena, dove il pane dato è un” altro pane”: questo è il valore del segno.

/ Ora leggendo bene questo brano di Giovanni, scopriamo interessanti annotazioni.

  1. “Era vicina la Pasqua, la festa dei Giudei…Una grande folla veniva da lui”…

L’accenno alla Pasqua non è una semplice nota cronologica, ma è un richiamo al mistero dell’Esodo dell’antico Israele. Questo venire delle folle a Gesù, richiama l’esodo di un popolo in cammino verso la libertà, sotto la guida di Mosè(Num.11,13). Il confronto di Mosè e Gesù è evidente: Mosè salì sul monte(Sinai), Gesù salì sul monte(v.3); il passaggio del mar Rosso(per Mosè), e molta gente venire a Gesù(v.4); la manna(per Mosè) e il discorso sul pane di vita(per Gesù).. ..

Come vedete, ora c’è un “nuovo Mosè”, è Gesù, che nel suo esodo pasquale da questo mondo al Padre, Gesù trascinerà con sé tutta l’umanità che è alla ricerca di una vera liberazione dal peccato. Mentre i Giudei celebrano la loro Pasqua, Gesù festeggia la “sua Pasqua”, con coloro che lo seguono con fede.

  1. C’è qui un ragazzo che ha cinque pani d’orzo e due pesci”.

La moltiplicazione dei pani non si produce a partire da niente, ma dalla prima, modesta condivisione di ciò che un bambino aveva nella sua bisaccia. Chi vuole essere una benedizione per gli altri, deve portare a Gesù ciò che possiede. Il Signore non ci chiede quello che non abbiamo, ma ci fa vedere che se ciascuno offre quello che ha, può compiersi il miracolo della condivisione, che basta a saziare tutti coloro che sono nel bisogno.

/ Perché il miracolo della moltiplicazione dei pani non si ripete più oggi, in un mondo ove 1/3 dell’umanità è affamato e un altro è sottoalimentato, mentre il resto del mondo è superalimentato? Come possono i cristiani prendere parte al banchetto eucaristico senza preoccuparsi dei poveri che consumano a malapena un pasto al giorno? Dio non è il tappabuchi del nostro egoismo: noi credenti dobbiamo perpetuare nel mondo questo miracolo. Gesù attraverso noi, diventati segno, può sfamare l’umanità affamata di pane materiale e di parola di Dio. I paesi ricchi, sciuponi, aiutino quelli poveri, ove regna la povertà e la miseria. Se oggi non viene moltiplicato il pane per tanti uomini che muoiono di fame, non è perché Dio è venuto meno all’umanità, ma perché l’uomo non è fedele all’uomo, perché l’uomo non è fedele a se stesso.

 

**Parola del Papa Benedetto XVI “
(*) “La fame miete ancora moltissime vittime tra i tanti Lazzaro ai quali non è consentito, come aveva auspicato Paolo VI, di sedersi alla mensa del ricco epulone. Dare da mangiare agli affamati (cf Mt 25,35.37.42) è un imperativo etico per la Chiesa universale, che risponde agli insegnamenti di solidarietà e di condivisione del suo Fondatore, il Signore Gesù. Inoltre, eliminare la fame nel mondo è divenuto, nell'era della globalizzazione, anche un traguardo da perseguire per salvaguardare la pace e la stabilità del pianeta”.
Benedetto XVI (Enciclica “ Caritas in Veritate”, 29.6.2009, n. 27)

 

/ Nella Bibbia il verbo “mangiare” ricorre 1000 volte, mentre il verbo “pregare” ricorre 100 volte. Questo sta a dimostrare che la Bibbia vuole sottolineare che la fame dei poveri è un “problema religioso”. Perciò Dio non vuole fare miracoli solo di propria iniziativa per assopire la nostra pigrizia, ma vuole la nostra cooperazione e aiuto, offrendo quello che abbiamo, anche se poco.

  1. Allora Gesù prese i pani e, dopo aver reso grazie, li distribuì..”.

A differenza dei Sinottici, è Gesù che prende i pani e li distribuisce: tutto è concentrato su Gesù, il quale compie il miracolo non tanto per sfamare le folle ma per alludere al gesto dell’ultima Cena.

I termini: “prendere, distribuire, rendere grazie”, appartengono al rituale eucaristico.

  1. Raccogliete i pezzi avanzati, perché nulla vada perduto”.

Il verbo “raccogliere” e il vocabolo “frammenti”, come pure l’espressione “perché nulla vada perduto”, ricordano la cura dei frammenti eucaristici nella Chiesa delle origini. Nulla deve essere sprecato del dono di Dio, non solo del pane eucaristico, ma anche del dono che noi rappresentiamo gli uni per gli altri. Tutto deve essere raccolto perché, attraverso la condivisione, continui a moltiplicarsi. Porre freno al terribile spreco di risorse di chi è nell’abbondanza, in ossequio al consumismo! L’Eucaristia non è solo per chi la riceve; deve avanzare anche per gli assenti, i lontani; bisogna raccoglierne anche per i fratelli e anche per il domani. Farci noi stessi “pane spezzato” per vincere l’egoismo e l’individualismo, cause tra le principali dell’inefficacia di tante eucaristie!. Chi riceve Gesù nell’Eucaristia, deve diventare come Lui, un dono per gli altri.

  1. La gente stava per venire a prenderlo per farlo re”..

Gesù moltiplicando i pani e i pesci, ha compiuto un “segno” che richiamava ad un altro( il cibo che non perisce). Purtroppo la folla ha letto il segno secondo il loro schema, e non lo hanno capito nel suo vero significato del dono di Dio. La folla cerca se stessa non Cristo: cerca il loro pane, non quello di Cristo, e perciò “volevano rapirlo per farlo re”, politico. Ecco l’incubo di Gesù: l’incomprensione. Lo scambiano prima di tutto per il messia profeta che si attendeva, un messia che avrebbe deposto, ben presto, il vestito di profeta per indossare quello di re. Gesù non vuole questi segni e queste reazioni ai segni. Quando la gente vuole approfittare dei suoi miracoli per impadronirsi di lui, fugge; quando vogliono manipolarlo e servirsene per i propri fini, Gesù diventa inafferrabile, non vuole che lo facciano re. E si ritira tutto solo nel silenzio.

/ L’”Amen” che diciamo ricevendo il Corpo di Cristo(comunione), diventi il “sì” e l’”amen” della vita, della responsabilità, dell’amore verso chi ha fame, verso chi soffre; è una scelta che ci viene offerta di portare nel nostro mondo quotidiano, un messaggio concreto d’amore in opere e fatti. Diversamente la nostra comunione non è l’incontro col Cristo del Vangelo, ma con un Cristo fatto su misura per il nostro sentimentalismo e il nostro egoismo, e perciò una comunione falsa e ipocrita!. L’Eucaristia è la sicurezza che Dio ci ama, è un Dio con noi che si dona e che ci esorta e ci spinge a donarci pure noi agli altri, perché attraverso la nostra condivisione e solidarietà, Egli continui a moltiplicarsi sempre nel mondo.

/ Allora viviamo la nostra Eucaristia in tutta la verità dei suoi segni: offerta, consacrazione, frazione del pane, gesto di pace, comunione, e aprendoci a tutti quei fratelli che, fuori di qui, aspettano da noi i “frammenti” avanzati.

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