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XII Domenica Del Tempo Ordinario

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“Chi è dunque costui, al quale anche il vento e il mare obbediscono”. Mc.4,35-40

L’episodio della tempesta sedata, nel Vangelo di Marco, fa da ponte tra due sezioni: quella delle parabole e quella dei miracoli.

I discepoli, purtroppo, non avevano capito il messaggio delle parabole, come le due precedenti, del seme che germoglia da solo e del granellino di senape: immagini sotto le quali si nascondeva la realtà del Regno di Dio, realtà che si percepisce solo con la fede. Pertanto i discepoli, non avendo capito il senso delle parabole, ora nella tempesta che si scatena sul lago, non riescono a capire che cosa significa la presenza di Gesù in mezzo a loro, anche se Egli non fa niente, perché “dorme sul cuscino”. La comunità cristiana primitiva che leggeva il racconto di Marco, non si fermava al senso letterale, ma vi leggeva un grande annuncio cristologico: “Chi è dunque costui, al quale anche il vento e il mare obbediscono”? La risposta: è Dio in persona. Perciò è un invito alla fede in Cristo come Figlio di Dio, che Marco rivolge alla comunità.

Ma prima è Gesù stesso che ci rimprovera: “Non avete ancora fede?”.

/ Il Signore Gesù non è soltanto il dominatore delle malattie e delle potenze demoniache; il suo potere si allarga sino ad abbracciare gli elementi della natura nella loro raffigurazione più grandiosa e potente: il mare, e per giunta il mare in tempesta.

/ Il tema del mare ha un significato biblico molto carico di misteri e di pericoli, a motivo della profondità dei suoi abissi, dell’amarezza delle sue acque, del perpetuo fluttuare delle sue onde, della sua potenza distruttrice quando si scatena.

Nella Bibbia, il mare è spesso presentato come l’immagine del male avverso a Dio, e Gesù è Colui che è venuto nel mondo per combattere il male e sconfiggerlo.

/ Il racconto di Marco è ambientato sul lago di Tiberiade, anticamente denominato “mare di Galilea”, con i suoi Km. 21 di lunghezza e Km. 10 di larghezza e m. 45 di profondità. Questo lago è il maggior specchio d’acqua della Palestina settentrionale. Lo scontro dei venti che spirano dalle cime nevose del monte Hermon, ad occidente, con il calore tropicale che infuoca la valle del deserto siriano, ad oriente, scatena facilmente tempeste improvvise e spaventose, con turbine impetuoso e pericoloso, sul lago che si trova a m.208 sotto il livello del Mediterraneo.

Pertanto, in una di queste pericolose circostanze, vengono a trovarsi la barca di Gesù con i discepoli, nell’ora del tramonto che annuncia prossima l’oscurità notturna, su una barca che va inghiottendo acqua da ogni parte. E Gesù “dorme sul cuscino”!.

/ Ma “chi è Gesù”, questo dominatore delle forze naturali? Aver fede in Lui, significa credere che in Lui c’è la vita e non la morte. Quella sera di tempesta, Gesù comanda al vento e al mare, mentre esorta i suoi discepoli ad aver più fede, e subito le onde si acquietano e ritorna la bonaccia.                    

* S. Agostino commenta: “ Quando si dice che “Dio dorme”, siamo noi che dormiamo; e quando si dice che “si sveglia”, siamo noi che ci svegliamo. Infatti, il Signore dormiva nella barca, e se questa era scossa, è perché Gesù dormiva.. Se Gesù fosse stato sveglio, la barca non sarebbe stata scossa. Pertanto, la barca è il tuo cuore; e Gesù nella barca è la fede nel tuo cuore. Se ti ricordi della tua fede, il tuo cuore non è agitato, ma se dimentichi la tua fede, Cristo dorme, e tu rischi il naufragio”.   (S. Agostino, su S. Giovanni,49,19).

/ Questa è forse una storiella per rassicurare i meno coraggiosi? No, è una parola evangelica per tutti coloro che si trovano nella tempesta con Gesù Cristo, e si accorgono spaventati che Egli sembra dormire. E’ Lui che ha preso l’iniziativa della traversata, diretto verso la sponda orientale del lago, abitata da pagani. Sulla barca, dopo le fatiche della giornata, si è addormentato, e ha continuato a dormire mentre si scatenava la tempesta e i suoi erano presi dal panico. Verrà un giorno, il Venerdì santo, in cui egli sarà inghiottito dal sonno della morte, e la fede dei suoi amici vacillerà. Per il momento, i discepoli lo svegliano senza riguardi; non gli chiedono devotamente di venire loro in aiuto, ma si mostrano indignati: ”Non ti importa che moriamo”? Molte persone pensano a Dio in questo modo, senza fede. Il mondo si trova nella tempesta, nella paura, nel terrorismo, lotta contro la morte, la malattia, la fame, la disperazione..e Dio dorme! Ma Lui è presente e si trova anche Lui nel cuore della tempesta. Ma è nel cuore della tempesta e della morte che lo troviamo ed è presente.

/ Gesù tuttavia si sveglia, si alza, e come se esorcizzasse un demonio, minaccia le potenze di morte che si accaniscono contro la barca, e si fa una grande calma, mentre un religioso timore si impadronisce dei presenti. Facendo cessare la tempesta, Gesù ha dimostrato di possedere una prerogativa divina.

/ Non dimentichiamo che Marco, con questo racconto, si rivolgeva ad una Chiesa spaventata dalla persecuzione, per esortarla ad avere fede. Inoltre era una Chiesa che stava facendo l’esperienza della missione tra i pagani, e cominciava ad accorgersi che per raggiungerli, doveva abbandonare le acque calme del giudeo-cristianesimo per passare all’altra riva, rinunciando alle sue pratiche e alle sue concezioni troppo ristrette. Come trovare il coraggio per fare tutto questo, se non ricorrendo a Colui che comanda al vento e al mare, e che è sempre presente sulla barca anche se sembra dormire?

/ Allo stesso modo anche noi, in mezzo alle tempeste del secolo in cui viviamo, dobbiamo continuare ad aver fede, nonostante tutto. Il Signore è in piedi sulla barca, come il giorno di Pasqua, dopo aver vinto la morte, si leverà sulla tomba, calmerà il mare e il vento, simboli del male.

Non è proprio dal sonno della sua morte che si sprigiona la potenza della vita nuova della sua risurrezione? “Perché siete così paurosi? Non avete ancora fede”? ci dice ancora Gesù.

Le nostre angosce e paure nascono dal non aver capito nella nostra vita “Chi è costui”, ossia il mistero della sua persona, che ci rivela la potenza di Dio con noi. Dio dorme, ma è presente; tace, ma ha parlato. La Parola che è risorta, ormai vive per sempre.

/ Nella SS. Eucaristia che stiamo celebrando, non cerchiamo il meraviglioso e lo straordinario, ma ciò che significa per noi, è la sicurezza di avere Gesù con noi.

Gesù ci incoraggia: “Coraggio, io ho vinto il mondo”(Gv.16,33).

/ S. Teresa d’Avila, dopo anni di lotta per la sua freddezza spirituale e mancanza di fervore, un giorno così pregò il Signore: “Signore ma tu dov’eri durante le mie tribolazioni?” Il Signore le rispose: “Ero nel tuo cuore, per vedere come lottavi”. E Teresa chiese ancora: “ E io dove mi trovo”?

E Gesù le rispose: “Tu sei nel mio cuore”.

/ I simboli del racconto e la loro spiegazione:

La notte sul lago = l’oscurità del paganesimo e le perplessità della Chiesa delle origini a predicare  

                                   la Parola di Dio ai pagani.

2. La barca = la Chiesa, la comunità cristiana, che ha il compito di condurre Gesù presso chi ancora

                       non lo conosce.

Gesù che dorme sul cuscino = la Passione e la Morte di Cristo: il Signore sembra assente durante  

                                                     la sua Passione e Morte.

La tempesta sul lago = il tempo di persecuzione della Chiesa: la fede viene meno, la guerra dei

                                         nemici della Chiesa, la mancanza di giustizia e di pace, le tribolazioni e la      

                                         morte di tanti martiri innocenti .

L’altra sponda del lago = l’andare presso i pagani; il vivere presso coloro che non conoscono

                                             Cristo o non lo vogliono conoscere.

 

 

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