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Ascensione del Signore

  • Mag 10, 2015
  • di  P. Mario Carparelli
Pubblicato in Domenica Missionaria
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“Il Signore Gesù, dopo aver parlato con loro, fu assunto in cielo e sedette alla destra di Dio”. Mc.16,15-20

La formula del Credo: è risuscitato, è salito al cielo, siede alla destra del Padre”, esprime la fede pasquale della Chiesa nel destino di Gesù di Nazareth. Il Cristo con il quale gli apostoli hanno “mangiato e bevuto” durante la sua esistenza terrena, dopo la sua morte, è diventato “il Signore”. Ora è presente tra i suoi secondo una nuova dimensione, e cammina con loro sulle vie del mondo dove li manda come “testimoni” della sua risurrezione e “annunciatori” del perdono dei peccati.

/ Pertanto oggi celebriamo il mistero conclusivo della vita terrena di Gesù: la sua Ascensione al cielo. L’Ascensione è il completamento della Risurrezione. Finisce il tempo della presenza fisica-visibile-terrena di Gesù. Ora Egli è presente nel dono dello Spirito, nell’ascolto della sua Parola, nei Sacramenti, nella comunità radunata nel suo nome, nel servizio dei fratelli più bisognosi. L’Ascensione conclude il cammino di Gesù, e apre il cammino della Chiesa, tramite i suoi discepoli. Gesù sale al Padre e i suoi discepoli iniziano la loro corsa in tutto il mondo.

Gesù è salito, inoltre, alla casa del Padre, per prepararci un posto.

/ Ora ci chiediamo due cose: qual è il contenuto storico di tale mistero, e quale quello spirituale?

Il fatto “storico” è rievocato con tanti particolari da Luca negli Atti, da Paolo e da Marco in modo sintetico e chiaro, nel brano evangelico.

/ Il “cielo” è stato sempre considerato, come ai tempi di Gesù, quello spazio misterioso e vuoto che sta sopra la nostra terra e in cui dimora Dio. Oggi diventa sempre più difficile continuare a pensare con questo schema a 3 piani del mondo: cielo, terra, sottoterra. Da quando l’uomo, con le sue scoperte, ha violato gli spazi di questo cielo, stiamo cambiando l’idea di cielo che abbiamo immaginato per tanti secoli.

Che significano allora le espressioni: “Gesù è salito al cielo; è assunto in cielo, siede alla destra del Padre”? Gesù non entra in un “luogo”, ma in una “dimensione” nuova, dove non hanno più senso le nostre espressioni “sopra”, “sotto”, “davanti”, “dietro”. Andare in cielo, significa andare a Dio; essere in cielo, significa essere presso Dio. Il cielo non c’è, ma si forma con la risurrezione e l’esaltazione di Cristo. Gesù non è asceso a un cielo già esistente, ma è andato a formare il cielo.

Il “cielo” è, dunque, il corpo del Cristo risorto, con il quale andranno a congiungersi tutti i salvati. ”Io vado a prepararvi un posto; quando sarò andato e vi avrò preparato un posto, ritornerò e vi porterò con me, perché siate anche voi dove sono io”.(Gv.14,2-3).

Il significato spirituale di questo mistero. Gesù ha detto spesso: “Io vado al Padre “. Andare al Padre, non significa tanto lasciare questa terra, quanto essere glorificato, andare a ricevere il trono nella nuova condizione acquistata con l’Incarnazione e la Pasqua. L’Ascensione attesta che Gesù è andato al Padre come Capo ma che richiede il corpo che è la Chiesa, perciò anche noi andremo dal Padre. S. Leone Magno ha detto: “L’Ascensione di Cristo è la nostra elevazione: quanto più alta è la gloria del Capo, tanto più può innalzarsi la speranza del corpo: lasciamo dunque prorompere la nostra gioia”. Ma l’Ascensione attesta anche che Gesù è con noi. Egli è andato al Padre ed egli tornerà, ma Gesù è ancora con noi, ed è rimasto davvero con noi, secondo le sue parole: “Io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo”(Mt.28,20).

Nell’anno 35 Gesù era morto da 5 anni, eppure poteva dire a Saulo di Tarso “Perché mi perseguiti”. Segno che era ancora presente in qualche modo tra gli uomini.

Agostino: “Egli non abbandonò il cielo discendendo fino a noi e nemmeno si è allontanato da noi quando di nuovo è salito al cielo”. Certo non è la presenza di prima: “Cristo è morto nella carne, ma vive nello Spirito”(1 Pt.3,18): la sua non è più, dunque, una presenza secondo la carne, ma secondo lo Spirito. Questa nuova presenza è preferibile alla prima, perché può farsi presente ad ogni uomo, in ogni punto della terra e della storia; egli è contemporaneo di ogni uomo e di ogni generazione. Gesù dunque è vivente ed è ancora con noi. Egli è sempre “l’Emanuele”, Dio con noi! Questa è la nostra più grande speranza: noi andremo a stare con Lui presso il Padre.

Questa speranza si traduce per noi in impegno e testimonianza: “Allora essi partirono – conclude il Vangelo odierno di Marco – e predicarono dappertutto, mentre il Signore operava insieme con loro e confermava la parola con i prodigi che l’accompagnavano”(Mc.16,20). S. Marco descrive i “segni che accompagneranno quelli che credono”, ed essi riguardano la trasformazione del mondo: la cacciata dei demoni – uno degli aspetti sottolineati da Marco sul ministero di Gesù – che libera gli uomini da Satana e da tutti i suoi malefici; il parlare in lingue, così che l’unico Vangelo di Cristo risorto arrivi ad ogni uomo e nessuno resti escluso; l’immunità da ogni veleno mondano che non riuscirà mai a chiudere la bocca e il cuore dei testimoni; l’opera di guarigione e di restaurazione dell’umanità malata e ferita. Ora tutta questa trasfigurazione del cosmo è nelle nostre mani di credenti per la forza “ del suo nome”.

/ Dopo l’Ascensione nasce la presenza dei cristiani e la loro testimonianza. Sì, è proprio adesso il momento della nostra testimonianza cristiana, con i fatti. Ad un vero cristiano non si può perdonare la mediocrità! Anche se in Italia è diffusa la tendenza a vivere come se Dio non esistesse! Questa è l’ora della fede. Viviamo in modo che gli uomini del nostro tempo, ostinati a guardare soltanto in direzione della terra, tornino a guardare anche verso l’alto, verso il cielo, dove siamo diretti, dove è la vera gioia, dove Cristo ci ha preceduto.

// S. Gregorio Nazianzeno: “ Cristo ha preso la forma di schiavo per donarci la libertà; è disceso per elevarci; è stato tentato perché noi vinciamo; è stato disprezzato per glorificarci; è morto per salvarci; è salito al cielo, per sollevarci dal peccato”.

// S. Giovanni Crisostomo: “ L’uomo che si trovava così in basso da non poter ulteriormente discendere, è stato elevato così in alto da non poter ulteriormente ascendere”.

/ Il cristiano deve essere come un albero capovolto(es. il baobab): le sue radici in alto, e i frutti sulla terra.

/ L’Eucaristia ci consacra ogni Domenica a questa missione: Cristo è andato al cielo, noi torniamo in città, in attesa.. di stare sempre con Lui.

/ Gesù:Mi sarete testimoni.., fino agli estremi confini della terra”.

 

 

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