Jan 17, 2020 Last Updated 8:58 AM, Jan 16, 2020

IV Domenica di Pasqua

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“Io sono il buon pastore, conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me”.  Gv 10, 11-18

La Liturgia della quarta Domenica di Pasqua ha come protagonista la figura di Cristo buon Pastore” e perciò è chiamata la “Domenica del Buon Pastore”, ed è anche la “Giornata Mondiale di Preghiera per le Vocazioni Ecclesiastiche”.

/ La figura di Dio come “Pastore” e del popolo di Dio come “gregge”, è amata dal mondo biblico, per cui diventa naturale pensare a Dio come Pastore ideale che cura e difende le sue pecore.

Nell’AT. abbiamo pagine stupende su Dio Pastore: es. Sal. 23. Il mondo antico era pieno di pastori reali che rendevano questo mestiere tanto familiare e importante. Pastori erano detti i capi, i re, i sacerdoti.. Abramo, Giacobbe, Mosè, Davide.. erano pastori di gregge. I profeti, specie Ezechiele, fanno una dura requisitoria contro i capi politici e religiosi del popolo eletto: i pastori d’Israele.

Un rapporto spesso di dominio e di sfruttamento; spremere dai sudditi tutto il possibile, come si spreme dalle povere pecore latte, lana e carne, lasciandole il più possibile pecore deboli, malate, ferite e disperse.

/ Ecco allora che nel NT. Gesù si presenta lui stesso come il “Pastore”, buono, bello, perfetto, che conosce le sue pecore. “Conoscere” nella Bibbia ha un significato particolare: indica sempre un rapporto vitale, intimo, un tu –per- tu. Il prezzo di questa “conoscenza” è dare la vita.

Gesù dicendo: “Io sono il buon Pastore” voleva dire innanzitutto: Io sono in mezzo a voi la presenza di Dio che vi pascola personalmente.

Nel Vangelo, appare chiaro il contrasto tra il pastore e il mercenario. C’è quasi una definizione delle due figure e tre segni di riconoscimento : 1.“Il buon pastore dà la vita per le sue pecore”.

2. “Il mercenario, invece, che non gli importa delle pecore, vede venire il lupo, abbandona le pecore e fugge”. La differenza sta nella cura: il buon pastore cura le pecore, il mercenario cura se stesso, non sta sulla breccia, ma si preoccupa di salvare se stesso. Il buon pastore offre la vita, depone la vita, si consegna volontariamente alla morte. Per questa “consegna” volontaria, avviene la salvezza. “Io le conosco”, cioè le amo, dello stesso amore personale che lega insieme Lui, il Figlio al Padre. “Offro la vita”: Gesù lo dice 5 volte nel Vangelo di oggi!

Noi siamo importanti per Gesù. Purtroppo l’uomo di oggi vuol dominare sull’uomo, con crudeltà e violenza! I capi di questo mondo sono semplicemente attori in cerca di poltrone, gloria e denaro!

/ Gesù venendo nel mondo, si è presentato come il “Pastore” promesso da Dio. Gesù si presenta a noi come il “buon Pastore” che va in cerca della pecora perduta, che fascia quella ferita, cura quella malata, nutre tutte le pecore con giustizia. Anticamente, il pastore non era solo la guida del suo gregge, ma anche il compagno di vita, pronto a condividere tutto con le sue pecore: freddo, intemperie, disagi.. Egli conosce e ama le sue pecore, le chiama per nome, per lui esse non sono un numero ma persone amiche. Gesù è il vero pastore al servizio del gregge, perché difende le pecore da ogni pericolo e le conduce ai pascoli della vita, e dà la sua vita per esso.

Gesù dice: “io non sono venuto per essere servito, ma per servire”: cioè non sono venuto per farmi pascolare, ma per pascolare. E Giovanni completa l’immagine con quella dell’”agnello sgozzato”. La preoccupazione del buon pastore non si limita alle pecore che gli sono vicine: ci sono altre pecore lontane e disperse, che pure egli vuole radunare per fare “un solo gregge e un solo pastore”. Questo è l’aspetto missionario del buon pastore.

/ Per una civiltà agricola e di pastorizia, era normale questa immagine di pastore, di gregge e di pecore; per la nostra civiltà di oggi forse ci sembra umiliante essere considerati “pecore”, gregge. Ma anche se l’uomo di oggi rifiuta sdegnosamente il ruolo di pecora, vi è dentro in pieno!.

Senza che ce ne accorgiamo, noi ci lasciamo guidare, manipolare, persuadere da tutti e da tutto. Altri creano modelli di benessere, di comportamento, di consumismo, di ideali e obiettivi di progresso, e noi li seguiamo supinamente. Andiamo dietro, timorosi di perdere il passo, storditi dal clamore dei mass-media; condizionati e plagiati dalla pubblicità. Mangiamo quello che ci dicono di mangiare e vestiamo all’ultima moda come ci insegnano gli altri! Che schiavitù!

Osservate come si svolge la vita delle folle in una grande città moderna: è l’immagine appunto triste di un gregge che esce insieme, si agita e si accalca, ad ore fisse, nelle vetture dei bus e della metropolitana, si nutre delle stesse cose ammannite da altri, - cibi o giornali che siano – e poi, alla sera, rientra insieme nell’ovile, vuoto di sé e di libertà

Solo Cristo ci offre la libertà vera e la salvezza. Godiamo di appartenere a Cristo buon Pastore, e siamo persuasi di essere da lui amati e conosciuti uno per uno. Però ciò deve ridestare in noi l’impegno di non tradirlo, per non ricadere sotto altre pesanti sudditanze e schiavitù. Gesù ci dà un segno di riconoscimento per vedere se siamo del suo ovile: “Le mie pecore ascoltano la mia voce, io le conosco ed esse mi seguono”(Gv.10,4.16).

/ Riconosciamo noi la voce di Cristo, anche in mezzo ai mille richiami del mondo?

Accostiamoci all’Eucaristia, che è l’incontro reale con il buon pastore; umilmente e fiduciosamente rinnoviamo a Cristo la nostra adesione con le parole del Salmo: “Noi siamo( e vogliamo essere!) il tuo popolo, Signore, il gregge del tuo pascolo” (Sal.79,13).

** Nota.

Ogni sacerdote, in questa Domenica del Buon Pastore, potrebbe dire: “E’ la mia giornata!”, però direbbe questa frase rimanendo mortificato. Difatti siamo ben lontani, noi sacerdoti dall’esempio sublime di Cristo Buon Pastore! Ed è per questo, allora, che per almeno un giorno all’anno, noi sacerdoti vi chiediamo la vostra preghiera. Noi lo facciamo tutti i giorni per voi, nella S. Messa.

Noi dovremmo essere gli “altoparlanti” di Gesù Cristo, non solo a parole, ma con le opere e i fatti!

< Scriveva Don P. Mazzolari: “Non ho né oro né argento, né intelligenza tanta per farvi sapienti. Altri vi insegneranno a farvi ricchi, a guadagnare soldi, a regolare i vostri affari, a organizzare le vostre giornate.. Questo non è il mio compito. Io sono qui per insegnarvi a diventare buoni, in nome di Gesù Cristo, e a diventare buono insieme a voi… Nessuno potrebbe dare di meglio!”.

Pregate, allora, perché camminiamo davanti a voi, con il nostro esempio, anche se ciò è difficile.

Più che mai, oggi c’è bisogno di sacerdoti santi. Perché, se siamo santi noi, se siamo buoni noi, sarete santi anche voi, sarete buoni anche voi! E se anche avete il diritto di esigere da noi il diploma di “pastore ideale”, avete anche il dovere di pregare per noi.

Ed è il modo più bello di camminare insieme dietro all’unico vero “Buon Pastore”, Cristo Gesù.

* In un quadretto di una sacrestia, un giorno ho visto scritto questa riflessione sul sacerdote e fedeli:

“ Se tu rallenti, essi si arrestano.

     Se tu cedi, essi indietreggiano.

     Se tu ti siedi, essi si sdraiano.

     Se tu dubiti, essi disperano.

     Se tu critichi, essi demoliscono.

     Se tu cammini davanti, essi ti supereranno.

     Se tu dai la tua mano, essi daranno la loro pelle.

     Se tu preghi, essi saranno santi”.

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