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II Domenica di Pasqua

  • Apr 04, 2015
  • di  P. Mario Carparelli
Pubblicato in Domenica Missionaria
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 Domenica della “Divina Misericordia”

“Con grande forza gli apostoli rendevano testimonianza della risurrezione del Signore”. Gv 20, 19-31

Quante cose capitarono nella prima Pasqua della storia della Chiesa! 1) Maria Maddalena, Pietro e Giovanni che corrono al sepolcro di Gesù. 2) Gesù risorto che appare alla Maddalena e alle altre donne. 3) La manifestazione del Risorto a due discepoli di Emmaus. 4) L’apparizione del Risorto ai discepoli chiusi nel Cenacolo, il giorno di Pasqua e otto giorni dopo.

Questa ultima scena evangelica si può chiamare la “Pentecoste” di Giovanni: non è una semplice apparizione, ma è una grande e solenne “cristofanìa”, e questa avvenne la sera di Pasqua.

Per Giovanni tutto avviene nel giro di poche ore. La morte è già la glorificazione, e subito dopo c’è la Chiesa, e poi il dono dello Spirito Santo, senza aspettare 50 giorni (a Pentecoste).

Per Giovanni, il Risorto lo si incontra là dove si dà il perdono. Nella comunità dei credenti tutte le volte che viene amministrato il perdono, là è presente Cristo che parla ed opera attraverso la sua Chiesa e i suoi discepoli. E il testamento che il Risorto ha dato agli apostoli è di essere coloro che perdonano, coloro che continuano a far risplendere i lineamenti gioiosi di Gesù risorto.

/ Cristo è dunque risorto, ma non ancora del tutto! S. Paolo scrive: “Compio nella mia carne ciò che manca alla passione di Cristo”(Col.1,24). Ma questo esige di essere completato con l’altra faccia del mistero: Compio nella mia carne ciò che manca alla risurrezione di Cristo. Questo perché il Cristo integrale è formato dal Capo più le sue membra, dalla testa più il corpo che è la Chiesa e se il Capo è risorto ed è assiso alla destra del Padre, i suoi piedi sono ancora nella tomba, cioè le sue membra, i suoi piedi, sono ancora pellegrini sulla terra. La risurrezione di Gesù continua nella storia finché ci sarà un membro non ancora unito al Capo. In ciascuno di noi Cristo attende di risorgere; in ogni battezzato c’è sepolta una particella di Cristo che aspetta il suo mattino di Pasqua per venire fuori dal sepolcro. La nostra risurrezione spirituale è cominciata nel Battesimo e prosegue lungo tutta la vita. Papa S. Leone Magno dice che c’è una risurrezione del corpo che è dell’ultimo giorno, e una risurrezione del cuore, che è di ogni giorno.

/ Ma cosa significa risorgere? Guardiamo la risurrezione di Gesù. S. Giovanni la definisce come “un passaggio da questo mondo al Padre”(Gv.13,1). Per S. Paolo è un passaggio dalla vita “secondo la carne”, alla vita “secondo lo Spirito”. Risorgere non significò per Gesù lo scoperchiare la tomba e venire fuori librandosi nell’aria, magari con un vessillo in mano, come certi pittori lo rappresentano. Non consistette in un movimento spaziale e temporale; non fu come la rianimazione di un cadavere, ma una glorificazione, una vita nuova “secondo lo Spirito”. Le apparizioni del Risorto sono dei veri ”incontri”.

Anche per noi, “risorgere”, significa passare da una vita “secondo la carne”, cioè di peccato vero e proprio, ad una vita “secondo lo Spirito”; cioè abbandonare il modo di vivere vecchio, del peccato, che conduce alla morte, e vivere in modo nuovo, nella grazia di Dio, della novità creata dalla Pasqua di Cristo. Fare Pasqua, dice S. Massimo di Torino, significa passare “dalla vecchiaia all’infanzia”. L’infanzia si intende non di età ma di semplicità: è un rinascere.

Pertanto il passaggio si compie nei Sacramenti: la stessa vita nuova del Risorto viene a noi nel Battesimo e nell’Eucaristia. La morale pasquale che scaturisce dalla Risurrezione di Cristo, consiste dunque essenzialmente in queste cose: camminare secondo lo Spirito, camminare in novità di vita, e camminare nell’obbedienza a Dio.

/ S. Agostino: “Canta e cammina. La fede consiste nel credere ciò che non si vede”.

Lo scandalo più grande per la società di oggi e per noi cristiani, è l’incoerenza della vita. Ci chiamiamo “cristiani” e viviamo da “non cristiani” e da non credenti!.

“E’ meglio essere cristiani senza dirlo, che dirlo senza esserlo”, disse S. Ignazio di Antiochia.

/ Certo non è facile risorgere a nuova vita, come non fu facile agli apostoli credere al Risorto: loro che conoscevano Gesù molto bene, essendo vissuti con lui per tre anni. Ora che Gesù è nella gloria, non riescono a riconoscerlo subito. Pensiamo, per esempio, al fatto di Maria di Magdala, di “non riconoscere” Gesù risorto, prendendolo per il giardiniere, e scambiandolo per il custode del cimitero. Oppure scambiarlo per un fantasma ( per gli apostoli chiusi nel cenacolo); o per un viandante qualsiasi( per i due discepoli di Emmaus). La vicenda di Tommaso, infine, sottolinea plasticamente l’atteggiamento di chi non crede fin quando non vede coi propri occhi e palpa con le sue mani. Ma è proprio Tommaso che, al rimprovero di Gesù, prorompe nella professione di fede tra le più belle e complete del Vangelo: “Mio Signore e mio Dio”. Questa trascende il semplice vedere e toccare, di puro livello umano: è la fede che viene da Dio. Il Risorto non è riconoscibile con gli occhi umani: ecco allora la beatitudine di Gesù: “Beati quelli che, pur non avendo visto, crederanno”. E qui Giovanni forse pensa a Maria, la Madre di Gesù. E’ significativo che nessun evangelista parli di apparizioni pasquali a Maria SS. Lei, la Madre della Chiesa, non aveva bisogno di apparizioni e di incontri col Figlio risorto, Ella credeva senza vedere, perché con la fede era unita al Figlio suo.

Agostino dice: “Un uomo senza fede è come un viandante che cammina senza sapere dove va; o come un soldato che combatte senza speranza”. Ricordiamo che cristiano non è uno che “ha” la fede, ma uno cui è concessa, ogni giorno, la grazia di credere.

“Questa è la vittoria che ha sconfitto il mondo: la nostra fede. E chi è che vince il mondo se non chi crede che Gesù è il Figlio di Dio?”(I Gv.).

/ Ora Gesù risorto si fa presente in mezzo alla nostra assemblea, come fece con gli Undici riuniti nel Cenacolo otto giorni dopo la Pasqua. Gesù viene a “porte chiuse”, perché non viene dall’esterno, ma dall’interno. La sua presenza nasce qui tra noi, nel segno del pane e del vino che diventeranno il Corpo e il Sangue di Cristo Risorto.

 

 

 

 

 

 

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