Feb 17, 2020 Last Updated 3:45 PM, Feb 17, 2020

VI Domenica Del Tempo Ordinario

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“Venne a Gesù un lebbroso …mosso a compassione, stese la mano, lo toccò... ed egli guarì”.

La malattia e la sofferenza che accompagnano la nostra vita, generano uno stato di paurosa insicurezza. Ancora oggi, sono davvero tante le infermità nel mondo. Esistono , infatti, diverse forme di malattie e di emarginazioni. C’è la lebbra del corpo, ma c’è pure una lebbra ancor più terribile, quella dello spirito, che è il peccato. La vera lebbra non è quella fisica, ma quella del cuore. Essa consiste fondamentalmente nell’escludere Dio dalla propria vita, nell’illusione di poter fare a meno degli altri, nel pensare di potersi salvare da soli. Questa specie di lebbra è molto pericolosa ed è anche molto diffusa!

/ Il libro del Levitico, da cui è tratta la prima lettura, ci fa capire la mentalità di quei tempi circa il rapporto tra malattia fisica e peccato. Si credeva che ogni malattia fosse la conseguenza di un peccato. Fra tutte le malattie, la lebbra era considerata dagli ebrei quella che rendeva più impuro l’uomo; e l’impurità era da mettersi in opposizione alla santità di Dio. L’impurità sociale era percepita come conseguenza di una impurità morale; tra male fisico e male morale o peccato, si vedeva un rapporto di causalità. La lebbra era dunque segno del peccato, e il demonio è l’impuro per eccellenza. Le prescrizioni a riguardo del colpito dalla lebbra, erano abbastanza severe, che oggi suonerebbero sconcertanti! “Il lebbroso colpito dalla lebbra porterà vesti strappate e il capo scoperto, si coprirà la barba e andrà gridando: immondo! immondo!..e abiterà fuori dell’accampamento”. Questo isolamento però, più che un provvedimento sanitario, era un provvedimento religioso: la lebbra, segno del peccato, poneva l’uomo fuori della comunità del popolo eletto: il lebbroso era uno scomunicato, e gli era interdetto anche l’accesso al Tempio perché impuro e castigato da Dio!. L’esclusione della convivenza sociale, aggiungeva per il malato di lebbra, alla pena per il disfacimento del proprio corpo, anche la sofferenza dell’isolamento e del rifiuto da parte della società.

Essere guarito significava essere purificato e perdonato da Dio; Dio solo poteva guarirlo e perdonarlo, e perciò riammesso nella comunità. Ecco perché Gesù dirà al lebbroso guarito:

”Và, presentati al sacerdote”.

/ Ora questa mentalità era ancora in vigore ai tempi di Gesù. Pertanto Gesù appare come Colui che ”si è caricato delle nostre sofferenze”, è venuto infatti a liberare l’uomo dal male che è all’origine di tutto, il peccato, del quale la lebbra è il simbolo per eccellenza(fr. I lettura e Vangelo). Gesù, che non è venuto per i sani ma per i malati, guarisce il lebbroso, anzi Lui stesso muore in croce “come un lebbroso”, bandito dal popolo, sfigurato, fuori della città, perché nel mondo non ci siano più “lebbrosi”(peccatori), ma soltanto uomini che si sanno amare e rispettare a vicenda.

Il Signore quindi, ridona a questo malato la sua dignità di uomo e lo rimette nella società che lo aveva emarginato.

/ S. Marco in questo racconto, ci presenta un Gesù pieno di calore umano; ci insegna che la prima carità è soffrire con chi soffre. Gesù si “commuove visceralmente”(come indica il verbo greco), ha “compassione”(= patisce con). Il lebbroso aveva infranto la legge avvicinandosi, e Gesù addirittura “lo toccò”. Toccare un lebbroso significava partecipare alla sua impurità. Cristo si fa “impuro” agli occhi di coloro che lo seguono; egli si compromette con i peccatori! Ma lungi dal venire contaminato dal lebbroso, Gesù toccandolo, gli comunica la propria santità e lo purifica fino alla radice. Guarito e purificato da Gesù, il lebbroso viene ristabilito nella sua dignità umana e reintegrato nella comunità: “presentati al sacerdote e offri la tua offerta”..

/ Il peccatore riceve il perdono di Dio attraverso la Chiesa, nel Sacramento della Riconciliazione. Gesù si è addossato i nostri peccati e li ha inchiodati sulla croce. E sulla croce, Gesù morirà fra due briganti, cioè fra due esclusi, come per dimostrare che fino alla fine, si è fatto solidale con chi è rifiutato dalla società.

/ Chi sono i “lebbrosi” di oggi? Quelli che chiamiamo gli “extracomunitari”, o meglio, gli “extra- accampamento”. Li vediamo vivere in “centri di accoglienza”, forse circondati da filo spinato e da poliziotti! Ma ci sono pure altri “lebbrosi” che teniamo fuori dal nostro accampamento: sono i baraccati delle periferie di città; i barboni che dormono sui marciapiedi!; i drogati, i disabili, gli anziani che aspettano la morte; coloro che sono soli e abbandonati!..

/ Anche noi siamo “lebbrosi” quando viviamo nel peccato! Abbiamo bisogno di mostrare a Gesù il nostro peccato nascosto, e gridargli la confessione della nostra miseria, per ritrovare la vita e fare ritorno alla comunità dei salvati e dei perdonati. Quel lebbroso andò da Gesù, gli si gettò in ginocchio e gli gridò: Se vuoi, puoi guarirmi”. Questo vuol dire, riconoscersi peccatori, confessare i nostri peccati e chiedere a Gesù di guarirci e di purificarci.

/ Riscopriamo la gioia di andare da Dio per dirgli con umiltà: “Padre, ho peccato”. Diamo significato a ciò che diciamo all’inizio della S. Messa: “Fratelli, riconosciamo i nostri peccati..,confesso a Dio.., che ho molto peccato..”. E alla Comunione diciamo: “Signore, non sono degno”…

Gesù, dicendo al lebbroso di presentarsi al sacerdote, in pratica gli disse: “Confessati, riconciliati con Dio per mezzo della Chiesa..

/ I lebbrosi venivano scacciati fuori dell’accampamento; ebbene, Gesù è stato per noi quel lebbroso, (cfr. Is.53,4 = Mt.8,17): Egli è stato scacciato davvero “fuori dell’accampamento”(Ebr.13,13), coperto di piaghe e colmo di sofferenza; è stato tolto di mezzo agli uomini. Egli ha preso su di sé la nostra lebbra, cioè i nostri peccati, e l’ha guarita; per questo, ora, può sanare tutti quelli che si accostano a Lui con fede, essendo diventato il medico delle anime e dei corpi.

La sua Eucaristia che ora riceviamo è il “farmaco di immortalità” che libera dalla corruzione.

// Un proverbio tibetano dice: “Un giorno ho visto da lontano una bestia. Avvicinandomi, mi sono accorto che era un uomo. Giunto di fronte a lui, ho visto che era mio fratello”.

// Testimonianza missionaria. “Una prostituta lebbrosa pagana, vedendo le cure, le sollecitudini, l’amore che un missionario aveva nel curare i lebbrosi, chiese di essere battezzata per diventare così, cristiana. Il missionario le disse di avere pazienza e di apprendere prima il catechismo, dicendole: “Hai bisogno di imparare tante cose per essere cristiana. Che ne vuoi sapere tu, con la vita che hai fatto!..”La donna, fissandolo negli occhi, e mostrandogli le sue mani senza dita, rispose: “Essere cristiano è quando non si hanno dita, e si può aiutare chi non ha mani; quando non si hanno mani, e si può aiutare chi è senza braccia; e quelli senza braccia possono aiutare chi è senza gambe e non può uscire dal letto”. Quella donna aveva capito bene l’esercizio della vita cristiana”!.

  • Ecco nella Bibbia, alcuni giudizi negativi sui medici. Perché?..

1) Tobia,2,10: “ Più i medici mi applicano farmaci, più mi oscurano gli occhi, finchè divenni cieco  

                         del tutto!”.

2) Mc. 5,26: “Una donna che da 12 anni era affetta da emorragia e aveva molto sofferto per opera  

                 di molti medici, spendendo tutti i suoi averi senza nessun vantaggio, anzi peggiorando!”.

3) Col. 4,14: “ Luca, il caro medico”(di S. Paolo).

* Solo Gesù è il vero medico delle anime e dei corpi.

4) Sir. 38,15: “Chi pecca contro il proprio Creatore, cada nelle mani del medico”!

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