Jun 15, 2021 Last Updated 4:24 PM, Jun 15, 2021

III Domenica di Pasqua - Anno B: “Pace a voi”

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At 3, 13-15. 17-19; 
Sal 4; 
1 Gv 2, 1-5; 
Lc 24, 35-48. 

Dopo l’esperienza sconvolgente dell’incontro del Signore risorto con i due discepoli di Emmaus, questi ritornano per narrare agli altri undici “ciò che era accaduto lungo la via e come Lo avevano riconosciuto nello spezzare il pane”. Lo avevano riconosciuto quando Cristo risorto aveva spezzato il pane, quando si era fatto pane per i due; quando Egli aveva mostrato l’amore donato, ovvero quando il Signore aveva donato se stesso, nella condivisione di se stesso. Gesù è presente ogni qualvolta l’amore che, ciascuno di noi riceve dal Signore, si trasforma in amore comunicato agli altri.

Nel momento in cui i discepoli di Emmaus testimoniano la loro esperienza dell’incontro con il Risorto, Gesù appare e si mette in mezzo a tutti affinché tutti possano  fare l’esperienza del suo corpo risorto, offrendo loro pace e  perdono: “pace a voi” e “nel suo nome saranno predicati a tutti i popoli la conversione e il perdono dei peccati”.

Luca, afferma che il Signore “venne”, come aveva detto Giovanni: “ Egli venne ad abitare in mezzo a noi” (Gv 1,14), il Signore è il Veniente, Colui che cerca sempre nuove strade per raggiungere l’umanità e fare comunione con tutti, colui che venne in mezzo ai discepoli di Emmaus e fece la strada con loro, condivise con loro la Parola e il Pane; ed ora condivide non solo la parola e il cibo e da mangiare, ma anche la pace e il perdono: Egli stette in mezzo a loro.

Al suo ingresso la prima cosa che dà è lo shalom:  “Pace a voi!”. Pace, la traduzione dell’ebraico Shalom, indica tutto quello che concorre alla pienezza, alla felicità delle persone e Gesù può fare questo invito alla felicità perché lui è il responsabile di questa felicità. Gesù dona la pace che è quella serenità dello spirito che permette poi di capirci, di fare luce nei nostri rapporti, di comprendere e di vedere il sole più che le ombre, di distinguere tra il Signore e un fantasma, tra il volto umano di una persona da abbracciare e l’ombra di un possibile nemico da evitare. I discepoli erano rimasti soli, sconfortati  dalla morte del loro maestro, arrabbiati per il loro mancato progetto umano, ma proprio ciò che manca a questa comunità di discepoli sconvolta è ciò che Gesù dona. La pace per la comunità dei credenti è un dono di Dio attraverso il Risorto. Proprio ciò che manca ancora oggi per l’umanità. Gesùi mostra le mani bucate e il costato trafitto, che sono il prezzo della pace che Egli ha donato e anche il costo del riscatto dell’umanità. Tutti segni del suo amore.

Gesù fa fare ai discepoli l’esperienza concreta con il suo corpo per poter passare dalle paure e dall’incredulità alla certezza della sua risurrezione: mostra il proprio corpo affinché possano toccare, guardare attentamente e gli offrano il pesce. Il suo corpo visto e condiviso è segno della pace e della serenità di cui il mondo  ha bisogno.

Dopo quest’esperienza Gesù parla anche della conversione e del perdono dei peccati come frutto della sua morte e risurrezione. Il Signore risorto apre ai suoi discepoli la mente all’intelligenza delle Scritture: il Cristo patirà e risorgerà dai morti il terzo giorno, e nel suo nome saranno predicati a tutti i popoli la conversione e il perdono dei peccati. Il perdono che i discepoli hanno ricevuto dal Cristo, devono essere capaci di donarlo  in abbondanza. La testimonianza di cui parla Gesù è il vissuto del perdono come dono ricevuto e che dev’essere donato, pertanto i discepoli devono invitare tutti a perdonare… è questa la buona notizia.  La testimonianza deve essere portata a tutti. Infatti, Giovanni nella seconda lettura afferma che: “È lui la vittima di espiazione per i nostri peccati; non soltanto per i nostri, ma anche per quelli di tutto il mondo” e questa testimonianza deve cominciare da Gerusalemme, dalla loro città, il luogo che si è rivelato ostile. Gesù invita dunque ciascuno di noi a rendere testimonianza esattamente là dove viviamo, anche in un contesto poco o nulla  accogliente.

Il discepolo missionario è chiamato ad essere testimone della pace e del perdono. Infatti, “portare il Vangelo è annunciare e vivere noi per primi la riconciliazione, il perdono, la pace, l’unità e l’amore che lo Spirito Santo ci dona”.

 

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