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II Domenica Avvento - Anno B

Pubblicato in Domenica Missionaria
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Letture:
Is 40, 1-5.9-11; 
Sal 84; 
2 Pt 3,8-14; 
Mc 1, 1-8

Consolate il mio popolo e preparate la via del Signore

In mezzo al silenzio rassegnato e deluso del popolo d’Israele, esiliato in Babilonia, si staglia, improvvisamente, un grido, all’imperativo come una volontà urgente di Dio: “consolate, consolate il mio popolo”. Tale grido si fa sentire tutt’ora nel rumore delle guerre, nel silenzio rassegnato e obbligato delle mascherine e dei guanti. In tale situazione, nel contempo, altri due imperativi, coinvolgono tutti nella missione della consolazione: “preparate la via del Signore e raddrizzate i suoi sentieri”.

Consolate, consolate il mio popolo

Questo imperativo di Dio, all’inizio del libro della consolazione (Is 40-55), “consolate, consolate il mio popolo”, si fece sentire nel periodo in cui il popolo d’Israele viveva una situazione di allontanamento dalla terra dei padri e di schiavitù. Un doppio allontanamento: era stato deportato e allontanato dalla propria terra ed era esiliato e piangente in Babilonia, esposto a saccheggi e soprusi. Il popolo d’Israele, dunque, era schiavo dei babilonesi. Nel contempo, siccome il popolo aveva rotto l’alleanza con Dio, chiudendosi progressivamente in se stesso e aprendosi ad altri dei, si era allontanato da Dio, erano dunque schiavi degli idoli babilonesi. In tale situazione, fecero eco queste parole di consolazione, seguite dall’annunzio festoso dell’eminente ritorno del popolo da Babilonia a Gerusalemme.   

Il popolo, nonostante si fosse allontanato da Dio, fu sorpreso, ancora una volta, dalla manifestazione dell’amore misericordioso di Dio. Le parole usate da Dio, formulate con doppio possessivo “il mio popolo” seguito dall’incisivo “vostro Dio”, esprimono il rapporto tra Dio e il Popolo e ruota intorno a due elementi: l'elezione e l'alleanza. Dio sta rinnovando dunque il suo amore misericordioso, scegliendo ancora il popolo d’ Israele e dandogli la possibilità di vivere l’alleanza con Lui. Com’è bello quest’atteggiamento di Dio! Nonostante le nostre infedeltà, le nostre mancanze, il nostro chiuderci in noi stessi, costruendo attorno a noi altre divinità… ciò nonostante Dio ci sceglie ancora stipula un’alleanza con noi e continua a dire “figlio mio, ricordati che io sono il tuo padre e tu sei il mio figlio… non ti abbandono mai”.

Poiché siamo suoi figli, Egli rinnova la sua alleanza e manifesta il suo desiderio intimo ed eterno: consolare il cuore libero del suo popolo. Il verbo consolare, nella tradizione veterotestamentaria, supera il pronunciare parole di affetto e di solidarietà e, di conseguenza, comporta la trasformazione da una situazione negativa in positiva: la morte diventa vita, il dolore gioia, la disperazione speranza e l’esilio si apre al ritorno in patria. La consolazione è la sottrazione a una schiavitù. Consolando, Dio manifesta quel gesto che rivela la sua misericordia, la sua compassione, la sua tenerezza e il suo amore. Vedendo la sofferenza dei suoi figli, Dio si coinvolge nel loro problema, come un pastore Egli fa pascolare il gregge, lo raduna con il suo braccio; porta gli agnellini sul suo petto e conduce dolcemente le pecore madri.

Dio fa participi gli uomini della sua missione consolatoria, infatti, l’autore sacro, in quest’espressione, “Consolate, consolate il mio popolo”, non precisa chiaramente chi siano i destinatari, colui che deve  essere consolato, il suo popolo, da colui al quale Dio dà questa missione di consolazione, ma certamente ci fa capire che Dio Padre consola suscitando consolatori, a cui chiede di rincuorare il popolo, i suoi figli, annunciando che è finita la tribolazione, è finito il dolore e il peccato è stato perdonato. Il profeta Isaia viene dunque incaricato di annunciare la fine della schiavitù e l’imminente ritorno a Gerusalemme. Israele viene consolato dalla parola del messaggero inviato a lui in quest’ora di tribolazioni per annunciargli che Dio perdona il suo popolo e ha deciso la sua restaurazione.

Nella triste situazione che anche oggi il mondo vive, siamo chiamati ad accogliere questo invito di Dio. Infatti, come ha ben detto Papa Francesco, il profeta invita chi lo ascolta – compresi noi, oggi – a diffondere tra il popolo questo messaggio di speranza: il Signore ci consola. E fate posto alla consolazione che viene dal Signore (Omelia del 7/12/14).

Preparate la via del Signore

Sia il profeta Isaia, sia l’Evangelista Marco riportano quella “voce che grida…”, accompagnata dall’imperativo: “preparate la via”. Mentre, da una parte, in Isaia, si prepara la via “nel deserto”, in Marco, invece, è la voce che si trova nel deserto che grida: “preparate la via del Signore”. Per Isaia, il popolo ha un deserto da percorrere nel suo ritorno a Gerusalemme ed ecco perché si deve preparare la via “nel deserto”, invece, Marco, non ha un deserto da percorrere, ma si trova in una condizione umana di peccato e in cui si fa sentire la voce che grida nel deserto. In ambedue è fortissima la presenza dell’imperativo: “preparate la via”.

Il Signore ha tracciato la sua via ed ecco che si parla della “via del Signore” e non la nostra via; è il suo sentiero e non i nostri sentieri. Il popolo d’Israele che attraversa il deserto, passando nelle vie tracciate dal Signore, fa esperienza dell’innamoramento del Signore. Il Deserto è per loro il luogo dell’innamoramento dove il popolo si rende conto ancora una volta della sua appartenenza a Dio. Se in Babilonia, nell’allontanamento dalla terra dei padri e del loro Dio, il popolo che è caratterizzato da egoismo, indifferenza, autosufficienza,  mancanza di gratuità, dal  desiderio di possedere oltre ogni modo e oltre ogni limite, è invitato a passare nel deserto per purificarsi, convertirsi e fare esperienza dell’innamoramento e della consolazione di Dio che trasforma in positivo la situazione negativa dell’egoismo, dell’indifferenza, dell’autosufficienza, della mancanza di gratuità.

Ecco perché Isaia parla delle valli, dei monti e dei colli: ogni valle sia innalzata, ogni monte e ogni colle siano abbassati; il terreno accidentato si trasformi in piano e quello scosceso in vallata. Che ogni monte e colle dell’orgoglio umano si trasformi in umiltà che riconosce Dio come Padre e gli uomini come fratelli; che ogni valle, ogni nostro bisogno vuoto, sia riempito dall’amore misericordioso di Dio.

Discepolo missionario: è colui che consola e prepara la via del Signore “lasciando le strade, comode ma fuorvianti, degli idoli di questo mondo: il successo a tutti i costi, il potere a scapito dei più deboli, la sete di ricchezze, il piacere a qualsiasi prezzo. E di aprire invece la strada al Signore che viene: Egli non toglie la nostra libertà, ma ci dona la vera felicità”. Papa Francesco

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