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IV Domenica - Quaresima - Anno A - Domenica Laetare

  • Mar 16, 2020
  • di  P. Antonio Giordano IMC
Pubblicato in Domenica Missionaria
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Letture:
1Sam 16,1-4, 6 10-13;
Sal.22;
Ef 5,8-14;
Gv 9,1-41; L’uomo nato cieco – Cristo luce del mondo.

 

Ingresso:
Rallegrati, Gerusalemme, e voi tutti che l’amate.
Esultate e gioite, voi che eravate nella tristezza:
saziatevi dell’abbondanza della vostra consolazione.

 

Domenica scorsa era la "domenica dell'acqua" (l'incontro di Gesù con la samaritana), questa domenica possiamo definirla "domenica della luce" (Gesù dà la luce degli occhi e della fede al cieco). Nel cammino quaresimale l'acqua e luce sono due simboli, presi dalla natura, che ci parlano di vita, ci portano alla vita eterna. "Cristo ti illuminerà", così finisce la seconda lettura. È Lui la luce del mondo, solo Lui può aprire gli occhi del cuore alla vera luce.

La luce di Cristo è un dono gratuito: noi l’abbiamo ricevuto nel battesimo, ora dobbiamo svilupparlo. Ci fa capaci di vedere la realtà e cosi distinguere il bene e il male e poter scegliere cosa veramente desideriamo.

 Quell'uomo che ora ci vede con gli occhi materiali, ha fatto un cammino spirituale: prima dichiara davanti ai giudei che "Gesù è un profeta", che egli viene da Dio. Con questa dichiarazione pubblica viene rifiutato, anche i genitori non lo difendono. In un secondo momento Gesù stesso si presenta davanti a lui e dice chi è. Solo allora vede con gli "occhi nuovi" del cuore colui che l'ha guarito e nasce la vera fede: "si prostrò e l'adorò". La luce piena entra in noi quando avviene l'incontro personale con Gesù Luce, con un atto della nostra libera volontà possiamo sempre compiere l’atto di fede.

La difficoltà maggiore della nostra società è quella di non vedere più le cose spirituali: di essere spiritualmente ciechi. E questo influisce anche su noi che vogliamo essere religiosi e buoni. Il successo scientifico e informatico sono diventati occhiali scuri alla nostra fede.

Non vediamo più:

  • la necessità della preghiera mattino e sera: “Adorerai il Signore Dio tuo e Lui solo servirai” e a Lui offri le tue azioni, perché siano buone.
  • la necessità della domenica, giorno del Signore: “Santificare il giorno del Signore”; la Chiesa ha messo l’obbligo di partecipare alla messa (anche se in questi giorni l’ha sospeso), ma rimane di santificare con opere di carità e di bontà.
  • l’indissolubilità del matrimonio: “Ciò che Dio ha congiunto l’uomo non separi”, tanti cattolici non ci vedono più la bontà dell’unità indissolubile.
  • l’importanza di una vita pura lontana dalla melma del materialismo pornografico: “Beati i puri di cuore, di essi è il regno dei cieli”.  
  • Non vedo più la necessità di fare il bene, non basta solo evitare il male, perché allora rimango vuoto, nel buio, cieco.
  • Non vedo più la necessità di Dio nella mia vita temporale, sono cieco: Dio non ha bisogno di me, io ho bisogno di Lui; la creatura ha bisogno del Creatore.

Per praticare questa fede luminosa, dobbiamo considerare due atteggiamenti nel nostro cammino:

1. dobbiamo in certo senso staccarci dal male di chi non vuole fare il bene e continua a fare il male: luce e tenebra non possono stare insieme. L’uomo nato cieco viene abbandonato da tutti, anche dai genitori. Allora il male se ne va come l’ombra che scompare davanti alla luce. Certo devo amare i peccatori, ma mai amare il male.

2. dobbiamo metterci di fronte a chi non solo evita il male, ma fa il bene, e il bene lo fa bene, perché fare male il bene non serve, ed emulare il loro comportamento e con loro irradiare la luce sul mondo. Ecco Papa Francesco che va a fare la sua confessione in S. Pietro: “Siate perfetti come il Padre vostro celeste”: quante volte si omette di tendere a questa perfezione.

La Madonna: “Rivolgi a noi i tuoi occhi pietosi” pieni della luce di Cristo (diciamo nella Salve Regina) – “Specchio della giustizia divina” (nelle Litanie lauretane) e ottienici di vedere sempre il bene e praticarlo.

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