Oct 14, 2019 Last Updated 8:16 PM, Oct 12, 2019

XXVIII Domenica - T. O. - Anno C

Pubblicato in Domenica Missionaria
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Letture:
2Re.5,14-17;
Sal.97;
2Tm.2,8-13;
Lc. 17,11-19. “Non si è trovato chi tornasse a rendere gloria a Dio, all’infuori di questo straniero?”.

 

Comunione:
I ricchi impoveriscono e hanno fame,
ma chi cerca il Signore non manca di nulla.

 

Due stranieri, uno siriano e l’altro samaritano, ringraziano il Signore per la guarigione dalla lebbra.

1. Naaman il Siro, un pagano, è un generale dell’armata della Siria, è malato di lebbra, e fu guarito da questa malattia da Dio per mezzo del profeta Eliseo. Si convertì e ringraziò il Dio di Israele, portando un po’ di terra d’Israele al suo paese, su cui rendere un sacrificio al solo e vero Signore.

2. I 10 lebbrosi del Vangelo. Il miracolo fisico avviene per tutti, ma uno solo tornò a ringraziare ed era un samaritano a cui il dono ricevuto suggerisce riconoscenza. Questi soltanto viene salvato. Gesù gli disse: “Sei guarito e cambiato nel tuo essere”. E costui non tornò più alla sua vecchia vita.

La lebbra nella Bibbia era segno di morte, di peccato, e il disfacimento del corpo portava alla segregazione e abbandono da parte di tutti. Ma Dio in Gesù ha simpatia per queste persone!.

Nei Vangeli, su 30 miracoli operati da Gesù, 3 ritornano con frequenza ed è la guarigione dalla lebbra. Gesù “tocca” i lebbrosi, rompe le barriere del divieto, va verso gli ultimi e gli abbandonati dalla società, li rimette nella comunità da dove erano stati segregati e isolati.

Siamo stati beneficati tante e tante volte da Gesù. Pensiamo a quante volte abbiamo ricevuto il perdono di Dio attraverso il sacramento della Confessione e abbiamo ricevuto la Comunione. Abbiamo sempre ringraziato, oppure ci siamo comportati come gli altri nove lebbrosi?

Vogliamo dunque prendere un proposito pratico quest'oggi, quello di fare bene il ringraziamento dopo la Comunione. Fermiamoci, per quanto è possibile, a parlare familiarmente con Gesù che è in noi: Gesù è realmente presente dentro di noi, nel nostro cuore, finché perdurano le sembianze del Pane eucaristico. Non sprechiamo malamente quei minuti che sono i più importanti della nostra giornata. Inoltre, abituiamoci a ringraziare Gesù ogni volta che riceviamo il suo perdono nel sacramento della Confessione. Non è una cosa da poco essere perdonati da Dio. Quanto più ringrazieremo, tanto più riceveremo. La mancanza di gratitudine allontana da noi i benefici di Dio.

Ricordiamo che uno dei motivi principali delle nostre assemblee domenicali e festive, è di ringraziare e lodare tutti insieme il Signore nel giorno della sua Risurrezione, per le tante Grazie che ci dona ogni giorno. Abbiamo tanti motivi per ringraziare e lodare il Signore: ammettere a Dio di essere Dio e a noi di essere uomini, peccatori e pieni di debiti verso il Signore. 

Il rifiuto di ringraziare Dio e di riconoscere le nostre miserie è un peccato. S. Paolo dice: “Gli uomini sono inescusabili, perché pur conoscendo Dio, non gli hanno dato gloria né gli hanno reso grazie come a Dio, ma hanno vaneggiato”(Rom. 1,21).

Quando uno pensa che ogni cosa gli è dovuta, ben difficilmente ringrazia, mentre chi è umile di cuore non fa fatica a constatare che tutto gli viene donato. Tante nostre comunità cristiane, sono come quei 9 lebbrosi, soddisfatti del bene ricevuto in passato, ma incapaci di aprirsi all’amore di Dio.

La parola “grazie” non è solo una parola, ma anche un “gesto”. Perciò “ringraziare” significa dire a tutti quanto grande e buono è il Signore; parlare bene di Dio, contare le sue meraviglie, lodare e magnificare le sue opere; riparare le bestemmiano al suo santo Nome!

Chesterton osservava, con amara ironia, che “ogni anno ringraziamo la befana per i doni che ci fa trovare nella calza appesa al camino. E dimentichiamo di ringraziare Dio che, ogni giorno, ci dà un paio di gambe da infilare nelle calze.!”

Gesù spesso nelle sue preghiere, ringraziava suo Padre celeste: “Padre, ti rendo grazie”.. Anche alla vigilia della sua passione e morte, quando istituì il Sacramento dell’Eucaristia, come sacrificio di ringraziamento.

Gli Apostoli e i Santi, lungo i secoli hanno seguito l’esempio di Gesù.

La domenica ci riuniamo per celebrare l’Eucaristia che significa appunto Ringraziamento; eppure spesso realizziamo che non abbiamo ringraziato, ma ci siamo limitati a chiedere. E la Messa ci dà diversi spunti di ringraziamento: ci dà la Parola di Dio, ci dà la partecipazione all’offerta, ci dà la presenza di Gesù – corpo, anima e divinità – nell’Ostia consacrata e infine ci dà la Comunione in cui Gesù si fa cibo dell’anima mia.

Infine, per mezzo di Maria Vergine, dobbiamo ringraziare di esserci trovati qui insieme in questa domenica a ringraziare Dio.

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