Sep 18, 2019 Last Updated 9:04 PM, Sep 17, 2019

XXIV Domenica - T. O. - Anno C

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Letture:
Es. 32,7-11.13-14;
Sal. 50;
1Tm. 1,12-17;
Lc. 15,1-32; - “Rallegratevi con me perché ho ritrovato la mia pecora…la mia dramma che avevo perduta… questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita” Lasciamoci cercare, non solo, ma lasciamoci trovare. Lasciamoci convertire.

 

Comunione:
Quanto è preziosa la tua misericordia, o Dio!
Gli uomini si rifugiano all’ombra delle tue ali.

 

Queste tre parabole riguardano tutti noi durante la nostra vita terrena, lontani e vicini, credenti e miscredenti, nessuno è escluso dal far felice Dio e prendere parte alla sua felicità.

Il peccato della nostra società contemporanea dei consumi è caratterizzato dall’anonimato, dalla indifferenza, e dall’egoismo, per cui tante persone si sentono isolate e non si sentono amate.

Agli occhi di Dio ogni persona ha un valore unico. Dio non si rassegna a perdere uno solo dei suoi figli! La misericordia di Dio scende sempre più in basso di quanto scenda la miseria dell’uomo.

In amore, Dio non conosce misura; la misura del suo amore è di amare senza misura.

“Nessun peccato è troppo grande, più della misericordia di Dio”. (Giovanni Paolo I)

L'inizio della conversione è questo rientrare in se stessi per riflettere.

Giustamente sant'Alfonso diceva che meditazione e peccato non vanno mai insieme: se ci abituiamo a meditare ogni giorno, troveremo la determinazione di abbandonare il peccato. Un tempo si insisteva molto sulla meditazione dei “Novissimi”, ovvero sulle ultime realtà, Morte, Giudizio, Inferno e Paradiso. Ritorniamo a queste meditazioni, ci doneranno molta luce.

Per meditare basta poco. Bisogna, innanzitutto, mettersi alla presenza di Dio, ovvero essere raccolti, e leggere con calma un libro spirituale. Quando si trova un brano che ci colpisce particolarmente, ci si ferma a riflettere e ci si domanda: “Cosa vuole dirmi Gesù con questa frase?”. Si riflette: Dio mi chiama alla vita di grazia, oppure a fare un altro passo nella vita spirituale e avvicinarmi al modello “Perfetti come il Padre vostro”. Come il figliol prodigo, anche noi: «Mi alzerò, andrò da mio padre e gli dirò: “Padre, ho peccato verso il cielo e verso di te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio”»

Da tutte e tre queste parabole emerge, inoltre, la gioia che vi è in Cielo per ogni peccatore che si converte.

- Al termine del primo racconto Gesù dice: «Vi sarà gioia nel cielo per un solo peccatore che si converte, più che per novantanove giusti i quali non hanno bisogno di conversione» (Lc 15,7).

- Concludendo la seconda parabola Gesù afferma: «Così, io vi dico, vi è gioia davanti agli angeli di Dio per un solo peccatore che si converte» (Lc 15,10).

- Infine, la parabola del figliol prodigo si conclude con le parole del padre rivolte al figlio maggiore: «Bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato».

 La parabola della “pecorella perduta e quella della moneta smarrita”, descrivono la sollecitudine di Dio che va in cerca di ciò che si era perduto, Luca è l’evangelista della “tenerezza di Dio”.

La storia della salvezza non è altro che la storia dei tentativi instancabili ripetuti da Dio, per far comprendere all’uomo il suo amore, per strapparlo al peccato.

Il vero protagonista delle 3 parabole non è l’uomo peccatore, ma è Dio e la sua gioia, e gode immensamente nell’avere misericordia: una gioia che straripa e diventa festa e che grida a tutti: “facciamo festa...bisogna far festa.”

Il motivo più bello per convertirci che Gesù ci suggerisce è questo: voglio fare felice il mio Dio che mi aspetta: permettere a Dio di perdonarci e di amarci. Lasciamoci perdonare da Dio.

Notiamo nella prima lettura: Il popolo d’Israele, liberato dalla schiavitù, si costruisce un’immagine divina proibita. Meriterebbe per questo il castigo, ma il Signore lo perdona per l’intercessione di Mosè che prega Dio per il popolo pervertito.

La seconda lettura: Paolo, deplora il suo passato di persecutore e violento, ma ribadisce che questa sua esperienza è una prova ulteriore che Dio, in Gesù Cristo gli ha usato misericordia.

Se non sentiamo il bisogno di chiedere perdono a Dio per i nostri peccati, vuol dire che forse Dio lo abbiamo perso o lo stiamo perdendo sul serio!

Il peccato più grave è quello di abbandonare Dio che tanto ci ama!

La Madonna: unica senza peccato, chiedendo perdono per noi, partecipando al sacrificio della Croce ha fatto felice Dio.

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