Stampa questa pagina

XVIII Domenica - T. O. - Anno C

  • Lug 29, 2019
  • di  P. Antonio Giordano IMC
Pubblicato in Domenica Missionaria
Letto 198 volte
Vota questo articolo
(0 Voti)

Letture:
Qo.1, 2; 2, 21-23;
Sal. 94;
Col. 3, 1-5, 9-11;
Lc. 12, 13-21 – Il ricco agricoltore. “Demolirò i miei magazzini e ne costruirò di più grandi   “.

Comunione:
Ci hai mandato, o Signore, un pane dal cielo,
un pane che porta in sé ogni dolcezza e soddisfa ogni desiderio.

Fernando Armellini, in “Ascoltarti è una festa”, Ed. Messaggero, Padova, pp. 464, dice: «Accumulare beni per sé è una follia»! Sia in denaro che in beni materiali o in beni intellettuali.

- Per tre volte nel Vangelo di Luca vengono richieste a Gesù indicazioni riguardo all’eredità. “Cosa devo fare per ereditare la vita eterna” – chiedono, prima un dottore della legge (Lc 10,25), poi un notabile (Lc 18,18). Ad ambedue Gesù risponde spiegando dettagliatamente quali sono le condizioni per aver parte a quest’eredità. La terza richiesta riguarda l’eredità terrena. Due fratelli che non riescono a mettersi d’accordo. Gesù non risponde: non è venuto per le cose terrene.

- Si noti il fatto curioso: l’eredità dovrebbe essere divisa, invece è essa che divide.

Il tranello in cui il denaro trascina: porta dove vuole, programma al nostro posto, separa dagli amici, divide la famiglia, fa dimenticare anche Dio. Soprattutto ci inganna perché espelle dalla nostra mente il pensiero della morte.

- In passato la morte era presentata come uno spauracchio. Oggi siamo in presenza del fenomeno opposto, ma ugualmente deleterio: si cerca di far dimenticare che nel momento stesso in cui si comincia a vivere si comincia anche a morire. L’insensatezza, l’ottundimento provocati dal denaro sono facilmente rilevabili nel fatto che, proprio in presenza della morte (la divisione di un’eredità ha luogo dopo un decesso), la cupidigia dei beni terreni fa rimuovere il pensiero della morte.

- Gesù non disprezza i beni di questo mondo, ma mette in guardia dal pericolo di divenirne schiavi».

Malgrado qualche bisticcio, tra fratelli, in genere, ci si vuole bene, fino al giorno in cui non si è chiamati a dividere l’eredità. Di fronte al denaro e ai beni, anche gli uomini migliori, anche i cristiani finiscono spesso per perdere la testa e per divenire ciechi e sordi: non vedono che il proprio interesse e sono disposti a passare perfino sopra ai sentimenti più sacri. A volte, l’odio si protrae per anni e i fratelli arrivano a non parlare più tra loro.

- Nella parabola di Gesù, qualcosa nel protagonista principale si è rotto perché è senza equilibrio interiore. Consideriamo il suo monologo: usa cinquantanove parole, di esse ben quattordici sono riferite a “io” e “mio”... Tutto è suo; esistono solo lui e i suoi beni.  Un uomo tale è pazzo.

- Alla fine della parabola viene indicato qual è l’errore commesso dal ricco agricoltore. Egli non è condannato perché ha prodotto molti beni, perché ha lavorato, perché si è impegnato, ma perché “ha accumulato per sé” e “non si è arricchito agli occhi di Dio” (v.21). Ecco i due guai prodotti dall’accecamento causato dai beni.

Sant’Alfonso de’ Liguori: “ricorda o uomo che Dio ti  ha amato per primo. Non c’era ancora la luce, non esisteva il mondo, e già Dio ti amava, ti ama da quando esisti. Ha arricchito l’universo di tutto ciò che potesse servire al bene, all’utilità, alla felicità di te sua creatura prediletta; e poi per te ha dato il suo Figlio unigenito, e con Gesù ti ha dato tutti i beni”.

Siamo creati a immagine e somiglianza di Dio; “ci hai fatti per Te e il nostro cuore è inquieto fino a quando non riposa in Te” (sant’Agostino).

 “Oh quanto ci abbassiamo quando ci attacchiamo alle cose di quaggiù” (Santa Teresa).

Il nostro spirito, il nostro cuore tendono a rimpicciolirsi, a restringersi alle dimensioni degli oggetti sui quali si ripiegano. Per possedere veramente una cosa, bisogna stabilire con essa non un rapporto di possesso (il possesso è sempre una limitazione), ma di partecipazione, di meraviglia, di contemplazione.

S. Giovanni della Croce dice: “L’amore rende l’amante uguale all’amato”. Il cuore umano che ama le cose temporali della terra diventa terreno, temporale e piccolo; il cuore che ama l’Infinito Dio diventa infinito come Dio per partecipazione.

La ricchezza della Madonna era Gesù, non solo quando lo portava in grembo, durante i nove mesi di gestazione, ma durante tutti i giorni della sua vita terrena. Chiediamole di rendere anche il nostro cuore così unito a Gesù da non frapporvi mai cose temporali.

Devi effettuare il login per inviare commenti