Jul 16, 2019 Last Updated 8:51 AM, Jul 14, 2019

V Domenica Pasqua - Anno C

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La misura dell’amore fraterno:

Il Vangelo di questa quinta domenica di Pasqua ci insegna la misura del nostro amore fraterno. L'esempio che dobbiamo imitare è molto grande, come Gesù ci ha amati e continuamente ci ama. Comprendiamo subito che non riusciremo mai ad uguagliare l'amore di Gesù. Perché Egli ci dice: «Come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri» (Gv 13,34)?

La risposta è soltanto una: Gesù ci presenta un modello irraggiungibile per farci comprendere che dobbiamo e possiamo sempre migliorare e crescere nella carità. Non ci sarà mai un momento nel quale potremo dire di amare abbastanza.

Gesù ci ha amati:

  • - fino a morire in Croce per noi, fino al Sacrificio supremo,
  • - fino al dono dell'Eucaristia,
  • - fino a donarci quanto aveva di più caro: la Madre sua quale Madre nostra tenerissima.

Egli ha dato tutto: la sua vita e il suo amore per noi.

Sul suo esempio, comprendiamo facilmente che la prova sicura dell'autentica carità è il sacrificio. Così fanno i genitori con i figli, così fanno le persone che si amano autenticamente e non sono accecate dall'egoismo.

L'egoismo è l'esatto contrario dell'amore. L'amore è donazione; l'egoismo è solo ricerca del proprio tornaconto.

Dobbiamo un po' tutti convertirci dall'egoismo all'amore. Se di fronte al sacrificio noi non amiamo più, allora significa che in realtà non abbiamo mai amato, ma abbiamo unicamente cercato il nostro io nelle consolazioni e nei benefici che ci venivano dalle persone che ci illudevamo di amare. Amare costa sacrificio, e non può essere diversamente.

Da notare che i tre tipi di amore: come spiega Papa Benedetto XVI in “Dio è Amore”

1. Amore erotico (èros), sessuale, che degenera egoisticamente in passione, possesso, solo ricevere. Considera l’altro come semplice oggetto da possedere, cercando il proprio piacere. Si manifesta per mezzo dei sensi esterni, il cui apice è l’atto sessuale. Questo dura poco.

2. Amore di amicizia (philìa); è un amore che si compiace di dare e di ricevere con interesse. Questo capita tra familiari e amici. Si manifesta per mezzo dell’intelligenza, la memoria e la volontà: potenze spirituali dell’uomo. Questo amore dura finché c’è il contraccambio. È come dire all’altro: “Ti amo perché mi vuoi bene”. Do ut des.

3. Amore cristiano (agàpe); è l’amore di donazione, gratuito, che si dona senza alcun interesse, non chiede nulla in cambio. Procura il bene dell’altro fino al sacrificio di se stesso, così come ha fatto Gesù Cristo. Si manifesta per mezzo della Grazia Santificante che è partecipazione alla vita divina. Questo amore dura sempre e diventerà perfetto in Paradiso!

Si può notare la differenza tra questi tre amori, nelle seguenti espressioni:

  • Ti voglio bene, perché ho bisogno di te. = egoismo
  • Ti voglio bene perché abbiamo gli stessi interessi. = interesse
  • Ti voglio bene perché sei partecipe della mia stessa vita divina: fratelli spirituali, redenti da Cristo.

L’Eucaristia che stiamo celebrando ora, dovrebbe manifestare la comunità nuova che si va costruendo intorno al “chicco di grano caduto in terra”, che ci fa esclamare: “Noi amiamo perché Egli ci ha amati per primo” (1 Gv.4,19).

Sospinti da questo amore per il prossimo, Paolo e Barnaba predicavano il Vangelo fra molte difficoltà e opposizioni. I due Santi non badavano però a tali persecuzioni perché dicevano: «Dobbiamo entrare nel regno di Dio attraverso molte tribolazioni» (At 14,22). Da loro impariamo che, se veramente vogliamo bene al nostro prossimo, innanzitutto dobbiamo ricercare il loro bene spirituale, la loro salvezza eterna. Per salvare le anime, Paolo e Barnaba non badavano ai sacrifici. Tutto era poco in paragone alla salvezza dei fratelli. 

Una volta lasciata questa terra, avremo la giusta ricompensa. San Giovanni, nella seconda lettura di oggi, ci dice che in Paradiso Dio «asciugherà ogni lacrima [...] non vi sarà più la morte, né lutto, né lamento, né affanno» (Ap 21, 4). Pensiamo spesso al Paradiso e comportiamoci in modo da meritarlo.

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