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V Domenica di Quaresima -Anno C

  • Apr 01, 2019
  • di  P. Antonio Giordano IMC
Pubblicato in Domenica Missionaria
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Letture:
Is.43,16-21;
Sal.125,
Fil.3,8-14;
Gv.8,1-11; “L’adultera”

Comunione:
«Donna, nessuno ti ha condannata? Nessuno, Signore.
Neppure io ti condanno: d’ora in poi non peccare più».

Isaia: La quaresima non è un percorso penitenziale in cui facciamo un elenco delle nostre manchevolezze. Ma è l'esercizio del perdono. Infatti perdonare è faticoso, ha sempre un lato eroico, in cui uno alla fine si sente buono. Ed essere perdonati, è entrare nell’eroismo di chi perdona.

Per capire l’episodio, dobbiamo ricordare che è l'ultima settimana della vita terrena di Gesù, i capi del popolo stavano raccogliendo accuse contro di lui. Quindi gli portano l'adultera per accusare lui.

Qui gli scribi e i farisei, che sono brave persone, osservanti della legge, in questo caso fanno un'operazione terribile: prendono una donna peccatrice e la usano per accusare Gesù! Il punto centrale dell’episodio non è la denuncia della colpa di adulterio; agli scribi e ai farisei che trascinano dinanzi a Gesù la povera malcapitata, non interessa la santità del matrimonio profanata; non interessa la sua colpevolezza o salvezza; non interessa né la sua condanna né la sua assoluzione: interessa unicamente colpire Gesù, farlo condannare come trasgressore della Legge, oppure fargli “perdere la faccia”, l’aureola del Rabbì buono, compassionevole e misericordioso. È Gesù che bisogna far scomparire, perché è Lui che sconvolge il sistema di valori in cui i suoi avversari hanno trovato la loro posizione comoda di prestigio e di potere. Pertanto, se Gesù assolverà la donna sorpresa in flagrante adulterio, lo si accuserà di non rispettare la Legge di Mosè, e quindi contro Dio, che della Legge è l’Autore primo. Se la condannerà, dovrà rinunciare alla propria scelta di misericordia verso i peccatori, e nello stesso tempo è contro la legge romana, detentrice del diritto di vita e di morte.

Certo il peccato resta peccato e va condannato, però il giudizio di Dio è un giudizio di grazia e di perdono.

Al tempo di Mosè, si riteneva che per togliere il male dal popolo si dovesse uccidere chi lo commetteva. Ma Gesù, col suo insegnamento sul perdono e con le scelte che compie, mette in evidenza che uccidere non solo non è la via per eliminare il male, ma anzi lo moltiplica.
La via che Gesù propone per eliminare il male è portarlo assieme a colui che l'ha commesso. Così come ha fatto Gesù: ha preso i nostri peccati e li ha pagati sulla croce; a noi sta entrare nel suo eroismo di perdono.

Ecco quindi la proposta di Gesù: "Chi di voi è senza peccato, scagli per primo la pietra contro di lei". Ma tutti siamo peccatori: così siamo nati in questo mondo.

Non possono sentirsi senza peccato, e se perdonano se stessi, sono costretti a perdonare la donna. Essere perdonati ti mette nella condizione di non poter più accusare nessuno. Perdiamo il diritto di giudicare. Infatti accettare fino in fondo il perdono nella propria esistenza, significa sapere che siamo stati graziati, non perché giusti, perciò non abbiamo il diritto di giudicare nessuno.

"Se ne andarono...", ma non hanno saputo riconoscere di essere peccatori amati da Dio, non hanno voluto entrare nell’eroismo del perdono e se ne sono andati nel loro egoismo.

La novità che porta Gesù non è tanto la notizia che noi siamo peccatori, che combiniamo guai, ma che siamo amati perché peccatori: ognuno vorrebbe essere amato per le sue virtù, ma quelle sono già di Dio.

Impariamo anche noi a non accusare nessuno, chi accusa è sempre dalla parte di Satana, che significa accusatore, mentre lo Spirito Santo, quello di Cristo, è invece l'avvocato difensore.

Facciamo i difensori dei nostri fratelli: potrebbe essere un impegno per la quaresima!

S. Paolo, 2° Lett.: “Dimenticando ciò che mi sta alle spalle e proteso verso ciò che mi sta di fronte, corro verso la meta, al premio che Dio ci chiama a ricevere lassù, in Cristo Gesù”.

La Madonna, sola senza peccato, ci aiuti ad aver sempre coscienza che abbiamo peccato.

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