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VII Domenica T. O. - Anno C

  • Feb 18, 2019
  • di  P. Antonio Giordano, IMC
Pubblicato in Domenica Missionaria
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Letture:
1Sam.26,2.7-9,12-13,22-23;
Sal.102;
1Cor.15,45-49;
Lc.6,27-38  “Amate i vostri nemici … fate del bene a coloro che vi odiano”.

Comunione:
Annunzierò tutte le tue meraviglie.
In te gioisco ed esulto, canto inni al tuo nome, o Altissimo.

Amare come Dio ci ha amati

La risposta è questa: ci deve essere corrispondenza tra ciò che Dio ha fatto e ciò che l'uomo deve fare. Ora la vicenda di Gesù è l'espressione storico-concreta dell'atto di amore totalmente gratuito ed universale (mentre eravamo peccatori egli, per primo, ci ha amati) con cui Dio si dona all'umanità e in cui rivela quello che è.

Il cristiano perciò deve amare di un amore gratuito ed universale, « perché » Dio in Cristo ci ha amati così.

La stessa capacità di amare ci è data dal fatto che prima siamo stati oggetto di amore. Appare chiaro che il principio della vita morale del cristiano, l'amore gratuito e universale, o carità, non può essere compreso al di fuori del Vangelo. Luca, nel vangelo di questa domenica, non enuncia questo principio in forma astratta, ma in forma concreta, raccogliendo una serie di detti di Gesù.

Tutti questi precetti sono delle indicazioni presentateci sotto forma drammatica per il riferimento a delle situazioni di fatto, circa la qualità e la direzione dell'agire umano in vista della sua con­formazione all'agire divino: « Siate misericordiosi, come è misericordioso il Padre vostro »Lc 6,36. Le espressioni di Gesù fanno paura per la radicalità e l'esigenza.

Noi dobbiamo ricordare che la qualità può essere presente anche in uno stadio piuttosto iniziale di realizzazione. La direzione può essere discernibile nell'atto anche quando la mèta si trova piut­tosto lontana. Ma è indispensabile che la nostra azione abbia nelle situa­zioni concrete della vita questa direzione e questa qualità (amore gratuito ed universale).

«Amate i vostri nemici … Da a chiunque ti chiede … ciò che volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo loro … Non giudicate e non sarete giudicati … Non condannate e non sarete condannati … Perdonate e vi sarà perdonato … Questi detti raccolti in questo discorso non sono un ordinamento completo della vita dei discepoli, ma una serie di sintomi, segni, esempi di ciò che avviene quando il regno di Dio irrompe in questo mondo ancora dominato dal peccato e dalla morte.

Segni del regno di Dio

Gesù dice in certo modo: voglio mostrarvi con alcuni esempi come è la vita nuova; e ciò che io vi mostro in tal modo voi dovrete trasformarlo in tutti i settori della vita. Voi stessi dovete essere segni del venturo regno di Dio, segni posti ad indicar che qualcosa è accaduto.

Una comunità rivoluzionata dall'amore. L'uomo che ha creduto all'annuncio, a quello che Dio ha fatto in Gesù (kérigma), spontaneamente si chiede: Ora che cosa devo fare? Come devo vivere?

Deve apparire agli occhi del mondo dalla vostra vita e da tutti i settori di essa che il regno di Dio è iniziato (2a lettura). Se è vero che siamo solidali con l'uomo che è in noi e la cui dinamica è il peccato e la morte, è anche vero che per l'adesione a Vangelo diveniamo solidali con Cristo e con la sua dinamica di amore, vita e risurrezione.

Come interrompere la proliferazione della violenza

Uno dei problemi più gravi oggi è la violenza. C'è un nuovo modo « magico » di considerare la realtà, di deresponsabilizzare la persona, dicendo che la causa di tutti i mali è fuori della persona, è nella società, nelle strutture, nella ereditarietà, nell'inconscia collettivo.

Questo è verità, ma non è tutta la verità. L'uomo resta, nonostante tutto, libero. Il male è entrato ed entra nel mondo per un atto di libertà dell'uomo. Non è vero che la persona è innocente dentro e che il male viene tutto da fuori di lui. E se è vero che non dovremo mai cessare di impegnarci per rendere le condizioni esterne di vita umanizzanti e non disumanizzanti, è anche vero che non dovremo mai cessare dal fare appello alla coscienza della persona, alla sua libertà. L'uomo è insieme vittima e assassino.

La violenza, come ogni male, ha una logica, crea una catena mette in moto una « proliferazione ». Ci vuole qualcuno che spezza l'anello, che interrompa la proliferazione, che ami per primo, che accetti di essere vittima senza essere assassino, che ami nonostante tutto, che ami senza essere amato. Cristo è la vittima innocente che ha interrotto la catena. Il cristiano, trasformato nell'intimo da Cristo, reso nuovo, inizi una nuova logica con un atto d'amore gratuito ed universale.

Quante vittime innocenti nella storia della Chiesa hanno spezzato le catene del maligno, della delinquenza, della soprafazione. Chiediamo loro di ottenerci il coraggio di una vita totalmente cristiana, a qualunque costo, fino all’effusione del sangue.

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