Nov 15, 2018 Last Updated 11:01 PM, Nov 14, 2018

XXIII Domenica - T. O. - Anno B

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Letture:
Is.35,4-7;
Sal.145; 
Gc.2,1-5; 
Mc 7,31-37; Fa udire i sordi e fa parlare i muti.

Canto al Vangelo:
Alleluia, alleluia
Ha fatto bene ogni cosa;
fa udire i sordi e fa parlare i muti.

Gesù incontra un sordomuto, una persona chiusa in sé. Come noi, quando siamo nel peccato.

- Possiamo avere accanto Dio, che ci sussurra le parole più dolci e imperiose. Non lo sentiamo.
- Possiamo aver vicino le persone più buone, che desiderano aiutarci. Non prestiamo attenzione.
- O passiamo davanti a chi ha bisogno di un conforto, di una speranza. È come se fossimo soli al mondo, chiusi nel nostro egoismo.

Il modo con cui opera il miracolo è originale.

- Anzitutto lo "porta in disparte, lontano dalla folla". Non intende compiere un atto plateale che riscuota l'applauso. Vuole mettere a proprio agio il sordomuto, lontano dalla confusione. Poi "gli pose le dita negli orecchi e con la saliva gli toccò la lingua". Compiendo i gesti, Gesù desidera fargli capire che intende guarirlo. Ha bisogno che il malato non subisca passivamente la sua azione, ma si senta coinvolto. Ciò che vale più di tutto per Gesù è il rapporto personale col malato. È come se gli dicesse, con questo contatto anche fisico: Tu sei molto importante per me! La mia attenzione è tutta per te!

- Gesù "guarda verso il cielo", esprimendo la sua relazione con Dio nella preghiera. Ed "emise un sospiro": segno della sua intima partecipazione alla sofferenza. Pronuncia una parola che Marco riporta nella lingua di Gesù (aramaica) e traduce subito per i lettori greci: "Effatà, cioè: Apriti!".

- Questo imperativo non è rivolto agli organi malati (orecchi e lingua), ma alla persona del sordomuto. Non è tanto una parte del corpo che viene curata, ma sempre una persona.
La guarigione è immediata, prodotta dalla parola di Gesù.

Ma se il sacramento di Cristo ci raggiunge... per mezzo della Chiesa che con dei segni e parole (le dita di Gesù e la parola effeta): “Io ti battezzo”; “Io ti assolvo”.

- Allora avviene nuovamente il “miracolo”. Diventiamo capaci, per grazia, di udire le consolazioni e i suggerimenti e gli imperativi di Dio. Diventiamo capaci di rispondergli con la preghiera e con la vita. Diventiamo capaci di comunicazione con i fratelli. Nasce la fraternità.
- Ma per ottenere questo dobbiamo incontrare il Signore, dobbiamo lasciarci salvare dal Signore, aderendo a lui con tutte le nostre forze.

La guarigione del sordomuto è anche un forte richiamo a recuperare nella nostra vita di cristiani la dimensione dell'ascolto e dell'annuncio.

- Ascoltare Dio che ci parla, anche quando i nostri orecchi non sono nelle condizioni fisiche di sentire, perché egli parla al cuore e alla mente dell'uomo ed è lì che egli chiede la decisione dell'uomo di accogliere la sua parola per farla diventare vita.

- Parimenti all'ascolto deve corrispondere un concreto e fattivo impegno nell'annuncio. La necessità di predicare ciò che meditiamo, ciò che maturiamo dentro di noi e parlare agli altri di Dio, in ragione del nostro specifico ministero e particolare vocazione nel battesimo, è un obbligo dal quale non possiamo esimerci. Guai a me se non predicassi il Vangelo, afferma l'Apostolo Paolo, proveniente dalle fila dei persecutori dei cristiani.

Questo miracolo ci dice ancora qualcosa di importante a proposito della salvezza portata da Cristo: essa restaura l'uomo nella sua capacità di ascoltare e di parlare con Dio e i fratelli.

- Prima di tutto con Dio. Questo dialogo avviene in molti modi, ma è fondamentale quello che ci ricorda il concilio: la lettura orante della Scrittura. In essa le due cose si realizzano insieme: "affinché possa svolgersi il colloquio tra Dio e l'uomo, la lettura della Sacra Scrittura dev'essere accompagnata dalla preghiera; poiché «gli parliamo quando preghiamo e lo ascoltiamo quando leggiamo le verità divine» (S. Ambrogio). È quanto avviene anche nella Messa: ascoltiamo le letture e poi rispondiamo ad esse con la preghiera dei fedeli (che fa ancora parte della liturgia della Parola).

- Con i fratelli. Questa capacità di dialogo con Dio restaura e potenzia il dialogo con gli altri; possiamo anzi verificare l'autenticità del nostro rapporto col Signore proprio a partire dalla capacità di dialogo coi fratelli. Lo Spirito Santo fortifica la nostra capacità di comunione personale, sia con Dio che con gli altri

 “Ha fatto bene ogni cosa”. Un completo programma di vita per un cristiano seguace di Cristo.

Se guardiamo la nostra vita passata, vediamo che spesso abbiamo fatto male o poco bene le cose. E forse vi scorgiamo due ragioni fondamentali perché abbiamo fallito nelle nostre azioni:

1. La nostra naturale debolezza a capire il valore dell’azione che stavamo facendo: ci sembrava di poca importanza

2. per la innata debolezza della nostra volontà di applicarsi a ciò che è difficile e richiede sforzo. Per cui viene il rincrescimento, “avrei potuto metterci maggiore buona volontà”.

- Solo Gesù ha fatto bene tutte le cose.

Il Beato Giuseppe Allamano propone ai suoi missionari di seguire questo esempio di Gesù. D’altra parte è ciò che devono fare tutti i cristiani.

Posso forse oggi dire, “Ho partecipato bene alla Messa e ho fatto bene la Comunione”.

Letture:
Is.35,4-7;
Sal.145; 
Gc.2,1-5; 
Mc 7,31-37; Fa udire i sordi e fa parlare i muti.

Canto al Vangelo:
Alleluia, alleluia
Ha fatto bene ogni cosa;
fa udire i sordi e fa parlare i muti.

Gesù incontra un sordomuto, una persona chiusa in sé. Come noi, quando siamo nel peccato.

- Possiamo avere accanto Dio, che ci sussurra le parole più dolci e imperiose. Non lo sentiamo.

- Possiamo aver vicino le persone più buone, che desiderano aiutarci. Non prestiamo attenzione.

- O passiamo davanti a chi ha bisogno di un conforto, di una speranza. È come se fossimo soli al mondo, chiusi nel nostro egoismo.

Il modo con cui opera il miracolo è originale.

- Anzitutto lo "porta in disparte, lontano dalla folla". Non intende compiere un atto plateale che riscuota l'applauso. Vuole mettere a proprio agio il sordomuto, lontano dalla confusione. Poi "gli pose le dita negli orecchi e con la saliva gli toccò la lingua". Compiendo i gesti, Gesù desidera fargli capire che intende guarirlo. Ha bisogno che il malato non subisca passivamente la sua azione, ma si senta coinvolto. Ciò che vale più di tutto per Gesù è il rapporto personale col malato. È come se gli dicesse, con questo contatto anche fisico: Tu sei molto importante per me! La mia attenzione è tutta per te!

- Gesù "guarda verso il cielo", esprimendo la sua relazione con Dio nella preghiera. Ed "emise un sospiro": segno della sua intima partecipazione alla sofferenza. Pronuncia una parola che Marco riporta nella lingua di Gesù (aramaica) e traduce subito per i lettori greci: "Effatà, cioè: Apriti!".

- Questo imperativo non è rivolto agli organi malati (orecchi e lingua), ma alla persona del sordomuto. Non è tanto una parte del corpo che viene curata, ma sempre una persona.
La guarigione è immediata, prodotta dalla parola di Gesù.

Ma se il sacramento di Cristo ci raggiunge... per mezzo della Chiesa che con dei segni e parole (le dita di Gesù e la parola effeta): “Io ti battezzo”; “Io ti assolvo”.

- Allora avviene nuovamente il “miracolo”. Diventiamo capaci, per grazia, di udire le consolazioni e i suggerimenti e gli imperativi di Dio. Diventiamo capaci di rispondergli con la preghiera e con la vita. Diventiamo capaci di comunicazione con i fratelli. Nasce la fraternità.
- Ma per ottenere questo dobbiamo incontrare il Signore, dobbiamo lasciarci salvare dal Signore, aderendo a lui con tutte le nostre forze.

La guarigione del sordomuto è anche un forte richiamo a recuperare nella nostra vita di cristiani la dimensione dell'ascolto e dell'annuncio.

- Ascoltare Dio che ci parla, anche quando i nostri orecchi non sono nelle condizioni fisiche di sentire, perché egli parla al cuore e alla mente dell'uomo ed è lì che egli chiede la decisione dell'uomo di accogliere la sua parola per farla diventare vita.

- Parimenti all'ascolto deve corrispondere un concreto e fattivo impegno nell'annuncio. La necessità di predicare ciò che meditiamo, ciò che maturiamo dentro di noi e parlare agli altri di Dio, in ragione del nostro specifico ministero e particolare vocazione nel battesimo, è un obbligo dal quale non possiamo esimerci. Guai a me se non predicassi il Vangelo, afferma l'Apostolo Paolo, proveniente dalle fila dei persecutori dei cristiani.

Questo miracolo ci dice ancora qualcosa di importante a proposito della salvezza portata da Cristo: essa restaura l'uomo nella sua capacità di ascoltare e di parlare con Dio e i fratelli.

- Prima di tutto con Dio. Questo dialogo avviene in molti modi, ma è fondamentale quello che ci ricorda il concilio: la lettura orante della Scrittura. In essa le due cose si realizzano insieme: "affinché possa svolgersi il colloquio tra Dio e l'uomo, la lettura della Sacra Scrittura dev'essere accompagnata dalla preghiera; poiché «gli parliamo quando preghiamo e lo ascoltiamo quando leggiamo le verità divine» (S. Ambrogio). È quanto avviene anche nella Messa: ascoltiamo le letture e poi rispondiamo ad esse con la preghiera dei fedeli (che fa ancora parte della liturgia della Parola).

- Con i fratelli. Questa capacità di dialogo con Dio restaura e potenzia il dialogo con gli altri; possiamo anzi verificare l'autenticità del nostro rapporto col Signore proprio a partire dalla capacità di dialogo coi fratelli. Lo Spirito Santo fortifica la nostra capacità di comunione personale, sia con Dio che con gli altri

“Ha fatto bene ogni cosa”. Un completo programma di vita per un cristiano seguace di Cristo.

Se guardiamo la nostra vita passata, vediamo che spesso abbiamo fatto male o poco bene le cose. E forse vi scorgiamo due ragioni fondamentali perché abbiamo fallito nelle nostre azioni:

1. La nostra naturale debolezza a capire il valore dell’azione che stavamo facendo: ci sembrava di poca importanza

2. per la innata debolezza della nostra volontà di applicarsi a ciò che è difficile e richiede sforzo. Per cui viene il rincrescimento, “avrei potuto metterci maggiore buona volontà”.

- Solo Gesù ha fatto bene tutte le cose.

Il Beato Giuseppe Allamano propone ai suoi missionari di seguire questo esempio di Gesù. D’altra parte è ciò che devono fare tutti i cristiani.

Posso forse oggi dire, “Ho partecipato bene alla Messa e ho fatto bene la Comunione”.

 

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