Nov 15, 2018 Last Updated 11:01 PM, Nov 14, 2018
Spiritualità

Letture:
Dn.12,1-3,
Sal.15;
Eb.10,11-14.18;
Mc.13,24-32 - Le ultime realtà.

Canto al Vangelo:
Alleluia, alleluia.
Vegliate e state pronti,
perché non sapete in qual giorno verrà il Signore.

«Il cristianesimo è escatologia dal principio alla fine e non solo in appendice»; «tutta la predicazione cristiana, tutta l'esistenza cri­stiana, e la Chiesa stessa nel suo insieme, sono caratterizzate dal loro orientamento escatologico» (Boltmann).

Con la risurrezione di Gesù, infatti, il mondo e la storia sono entrati nella loro fase finale, nella pienezza dei tempi. Le promesse di Dio si sono com­piute e i cieli e la terra nuovi sono già stati inaugurati. In Cristo, Dio ha già detto la sua parola definitiva; in noi è già stato deposto lo Spirito che è il seme delle realtà future.

Il cristiano costruisce oggi il futuro

Comprendere ciò significa comprendere che il cristiano è l'uomo del futuro, non l'uomo che «aspetta il futuro» che gli sarà dato dopo la morte; ma che costruisce oggi il suo futuro.

È questa la grande opera della Chiesa; ed è lungi dall'essere compiuta. Infatti “La vita futura non è futura, perché oggi si entra in essa” (Dertillanges). Tutta la vita terrena dell’uomo e tutte la storia dell’umanità entra ogni giorno nella vita eterna grazie alla Pasqua di Cristo.

Il cristiano ha un triplice compito: personale, sociale e cosmico. Il peccato di Adamo ha avuto un contraccolpo anche nel cosmo e nella materia, che è diventata opaca (nasconde Dio invece di manife­starlo), pesante (trascina verso il basso invece di elevare) e ribelle all'uomo («con il sudore del tuo volto mangerai...»), così la redenzione di Cristo ha toccato tutto l'universo. Egli ha salvato tutto l'uomo, anche il corpo destinato alla risurrezione e alla gloria insieme allo spirito. Solidale con il primo Adamo nella caduta, tutta la creazione è chiamata a partecipare alla vittoria del se­condo Adamo.

San Paolo vede la natura tesa verso la redenzione e sente i suoi gemiti (Rm.8,12-22). Tutte le cose tendono a Cristo il quale «ricapitolerà in sé il creato» (Ef 1,9). Cristo, Salvatore dell'uomo, lo è anche dell'universo. Il cristiano con il suo lavoro, con i sacrifici e la preghiera preparerà quella trasformazione dell'universo nei «cieli nuovi» e nella « terra nuova » che inaugurerà il definitivo regno di Dio

Il cristiano in cammino non è solo

Il cristiano è un pellegrino su questa terra, in marcia verso la vera Patria. Egli considera la terra non come una dimora permanente, ma come la tappa di un viaggio. Per questo non vi costruisce una casa, ma una tenda, come il viandante che sosta nel deserto.

Per Cristo, con Cristo e in Cristo...

Il compito del cristiano nel mondo è di non considerarsi un evaso, ma un impegnato nell’incremento, nella riuscita, nella salvezza del mondo. Sa che l'universo intero ha un solo principio e una sola fine: Cristo, perché per mezzo di lui sono state fatte tutte le cose e in lui trovano la loro consistenza.

Il cristiano si impegna volontariamente a questa gigantesca impresa, al suo posto, a suo tempo, con le propri risorse. Non lavora da solo: collabora... Lavora con coraggio perché la fatica è dura; con fede, perché il compito è misterioso senza proporzione con le forze umane; lavora con impegno, perché il travaglio non è un'agonia, ma un parto (J. Mouroux).

Maria SS. è l’aurora del mondo nuovo per noi che siamo ancora in questa valle di lacrime e viviamo nella fede che il Sole sorga; diventa il fulgido sole di luce e amore per i beati che formano la Chiesa trionfante.

Letture:
1Re.17,10-16;
Sal.145;
Eb.9,24-28;
Mc.12,38-44 - L’obolo della vedova.

Canto al Vangelo:
Alleluia, alleluia.
Venite, benedetti del Padre mio, dice il Signore,
ricevete il regno preparato per voi fin dall’origine del mondo.

Gesù contrappone qui due tipi di comportamento religioso.

Il primo è quello degli scribi pretenziosi che si pavoneggiano ed usano la religione per farsi valere. Gesù riprende questo atteggiamento e lo condanna senza alcuna pietà.

Il secondo comportamento è invece quello della vedova povera che, agli occhi degli uomini, compie un gesto irrisorio, ma, per lei, carico di conseguenze, in quanto si priva di ciò di cui ha bisogno. Gesù loda questo atteggiamento e lo indica come esempio ai suoi discepoli per la sua autenticità.

Anche i buoni cristiani possono essere nel primo gruppo:

-        chi va a Messa la domenica per abitudine, per sgravarsi la coscienza (ho fatto il mio dovere), per incontrare gli amici, per impiegare bene un’ora di tempo … motivi buoni, ma molto superficiali. Riferendo alla parabola di Gesù del seminatore, essi sono come i chicchi che cadono sulla pietra; fanno un po’ di rumore, saltellano… ma gli uccelli li portano via. Non c’è mai alcun frutto di vita migliore.

-        chi va a Messa perché ne sente il bisogno, vorrebbe la pace dell’anima, vorrebbe anche essere più buono, ma non sa decidersi … e come i chicchi, buoni, che cadono sulla sabbia; germogliano ma inaridiscono subito e portano nessun frutto.

-        chi va in chiesa perché oppresso da difficoltà e problemi personali, famigliari, di salute; va per chiedere aiuto al Buon Dio: cosa buona. Ma sono come i chicchi che cadono tra le spine e le spine li soffocano e portano nessun frutto.

-        chi va in chiesa perché cerca solo l’onore di Dio, disposto a sacrificare tutto il suo, a soffrire ciò che ogni giorno gli offre… è come i chicchi caduti su terreno buono e portano frutto ora il 30 ora il 60 ora il 100 per uno. Questa è la povera vedova.

v  Non è quanto gli uomini notano che ha valore agli occhi di Dio, perché Dio non giudica dall’apparenza, ma guarda il cuore (1Sam 16,7). La salvezza non è una questione di successo, e ancor meno di parvenze. Scrive san Paolo: “Non vi fate illusioni; non ci si può prendere gioco di Dio. Ciascuno raccoglierà quello che avrà seminato” (Gal 6,7).

v  Il Signore chiede che si abbia un cuore puro, una fede autentica, una fiducia totale. Questa donna non ha nulla. È vedova, è povera, senza entrate e senza garanzie. Eppure, dà quello che le sarebbe necessario per vivere, affidandosi a Dio per non morire. Quando la fede arriva a tal punto, il cuore di Cristo si commuove, poiché sa che Dio è amato per se stesso.

Insegnamenti della Vedova:

-        La vedova insegna a non giudicare le persone dalle apparenze. Dio solo vede nel segreto (cfr. Mt 6,4. 6.18). Dio solo "conosce i cuori" (Lc 16,15). È l'intenzione del "cuore", proveniente dall'interno dell'uomo, che qualifica le sue azioni (cfr. Mt 15,19) e non la loro esecuzione materiale.

-        La vedova insegna che i piccoli, quelli che non figureranno mai sui giornali o nella TV, sono capaci di gesti d'amore che non avranno mai l'onore della cronaca, non saranno mai pubblicizzati; ma che costruiscono la storia, quella vera, infinitamente di più di chi fa spettacolo. Penso per es. al servizio silenzioso di una madre di famiglia, di chi compie quotidianamente il proprio dovere senza far rumore, di chi si prodiga con tenacia e fedeltà in favore di chi soffre o ha bisogno etc.

-        La vedova insegna che nessuno è così povero da non aver nulla da dare e più il dono è totale e impregnato d'amore e più è prezioso.

-        La vedova insegna che, quando si tratta di Dio, è saggezza grande non riservarsi nulla ma dargli tutto, aspettandosi che Lui provveda da pari suo alla nostra indigenza. "Dio non bada tanto a ciò che gli doniamo, quanto piuttosto a ciò che riserviamo per noi" (S. Ambrogio).

C'è un detto cinese molto paradossale, ma affine a questo pensiero: "Colui che si pone alla ricerca di Dio e spende tutto ciò che possiede meno l'ultimo soldo, è proprio un pazzo. Infatti, è con l'ultimo soldo che...si trova Dio".

Nella lettera a Diogneto si dice che i cristiani vestono e vivono come gli altri, è il loro essere rivestiti di Cristo che li rende anima del mondo e quindi diversi da tutti gli altri.

La Madonna, rivestita del Sole di Dio rivesta sempre più anche noi della grazia santificante ricevuta nel Battesimo ogni giorno più splendente.

Letture:
Dt.6,2-6;
Sal.17;
Eb.7,23-28;
Mc.12,28-34 – Amerai il tuo Dio con tutto il cuore, con tutta l’anima e con tutte le forze.

Canto al Vangelo:
Alleluia, alleluia.
Se uno mi ama, osserverà la mia parola, dice il Signore,
e il Padre lo amerà e noi verremo a lui.

La prima lettura costituisce l'inizio della preghiera ebraica dello Shema Israel («Ascolta, Israele »), che i fedeli recitavano tre volte al giorno, e in modo speciale al mattino. Questa preghiera conserva i caratteri essenziali della fede degli Ebrei: la profes­sione di un Dio unico (v. 4), il compendio di tutta la legge nel comandamento dell'amore (v. 5), infine il ricordo dell'alleanza (vv. 10-12).

Il vertice della Legge è l'amore

Già nell'Antico Testamento il comandamento dell'amore di Dio è completato dal «secondo comandamento»: «Amerai il tuo pros­simo come te stesso» (Lv.19,18). In realtà nell'Antico Testamento non si è mai creduto di poter amare Dio senza interessarsi dell’uomo. L'amore verso Dio si prolunga necessariamente nell'amore verso il prossimo.

Da un capo all'altro del Nuovo Testamento, l'amore del prossimo appare indissolubile dall'amore di Dio: i due comandamenti non sono, in realtà, che uno solo, che è il vertice e la chiave di volta di tutta la Legge. La carità fraterna diventa il contenuto e la rea­lizzazione di ogni esigenza morale, (Col. 3,14); è, in definitiva, l'unico comandamento (Gv 15,12; 2 Gv 5), l'opera unica e multiforme di ogni fede che pretende di non essere morta (Gal 5,6.22): «Chi infatti non ama il proprio fratello che vede, non può amare Dio che non vede... Chi ama Dio, ami anche il suo fratello» (1Gv 4,20s.). L'amore del prossimo è, quindi, essenzialmente religioso, non è semplice filantropia. È religioso per il suo modello: il cristiano ama il suo prossimo per imitare Dio, che ama tutti senza distinzione, ma lo è soprattutto per la sua sorgente, perché è l'opera di Dio in noi: infatti, siamo misericordiosi come il Padre celeste, perché il Signore non ce lo insegna e lo Spirito non lo effonde nei nostri cuori.

Due comandamenti, un solo amore

La questione del legame tra amore di Dio e amore degli uomini è sempre al centro della vita cristiana. Oggi, per esempio, i cristiani si preoccupano molto meno di sapere in che cosa il vero amore fraterno è identico all'amore di Dio. Capita, allora, che ci si inganna sulle dimensioni integrali dell'amore fraterno stesso. Dove Dio non ha più il posto che gli compete, comincia a perdere d'importanza anche la relazione verso il prossimo.

Di fronte alla fame, l'ingiustizia e l'oppressione c'è il rischio d’una risposta di violenza; per risolvere i problemi della sovrappopolazione, si suggerisce una pianificazione indiscriminata delle nascite o l'aborto legalizzato; di fronte alla crisi della famiglia, si propone come rimedio il divorzio; ad un malato inguaribile che soffre, si suggerisce l'eutanasia...

La Chiesa: segno di un amore che salva

D’altra parte, un vero amore verso il prossimo richiede inevitabilmente un concreto impegno nel mondo e nella lotta di liberazione dell'uomo da ogni forma di schiavitù... C'è stata, in un passato non molto lontano, una spiritualità e una mistica che, per sottolineare l'amore di Dio, ha predicato la fuga dal mondo e il disprezzo delle cose; ha parlato di una scelta ineluttabile tra Dio e il mondo, rischiando di lacerare il cuore del cristiano in due amori antitetici.

Dio ci ha amati per primo, proprio quando eravamo peccatori dandoci il Salvatore; lo ringraziamo di questo dono, adesso che il Salvatore ci ha resi figli di Dio, con un amore totale durante la nostra vita terrena così saremo nel suo totale amore per tutta l’eternità. Quindi la nostra vita terrena, con tutte le sue contrarietà, imprevisti e difficoltà è l’unico tempo a nostra disposizione per manifestare a Dio la nostra riconoscenza per il suo Amore gratuito.

La Madonna ha ricevuto tutto da Dio ed esclama: “Grandi cose ha fatto in me l’Onnipotente e santo è il suo nome”. Chiediamo a Lei, Madre nostra premurosa, di insegnarci ad amare Dio perché Lui ci ha amati per primo.

Letture:
Ger.31,7-9;
Sal.125;
Eb.5,1-6;
Mc.10,46-52; “Signore che io riabbia la vista”.

Canto al Vangelo:
Alleluia, alleluia.
Io sono la luce del mondo, dice il Signore;
chi segue me avrà la luce della vita.

- Bartimeo aveva la luce, poi l’ha persa – allora chiede al Signore di dargli di nuovo la luce.

- Bartimeo compie tre azioni:

a) La cecità indica che egli è ed agisce nelle tenebre.

b) La mendicità indica che egli chiede ciò di cui ha bisogno e vive di ciò che riceve.

c) Lo stare seduto ai bordi della strada sottolinea la sua impotenza a percorrere un cammino; è come immobile e fuori strada.

- Il suo grido “disturba i benpensanti”; per loro il cieco è un “guastafeste”. Questi “benpensanti” ci sono un po’ dappertutto, dentro e fuori di noi, che ci accompagnano e ci rimproverano di non adeguarci alle situazioni...! Ma la reazione dell’uomo di fede è: “gridare ancora più forte” senza tante spiegazioni, quando si è rampognati di tacere, la nostra fede e la verità.

- Nel brano evangelico ritorna due volte il termine “strada”: all’inizio: “Bartimeo, cieco, sedeva lungo la strada a mendicare”. Questo cieco non può muoversi, il peccato lo paralizza. E alla fine: “Prese a seguire Gesù per la strada”. Ora l’incontro con Gesù gli ridà autonomia, lo rende capace di camminare da solo. Sia questa strada, quella di Gesù, la nostra strada sempre.

- Anche noi abbiamo ricevuto la luce di Dio nel battesimo, poi forse l’abbiamo persa o l’abbiamo diminuita tanto da brancolare nelle tenebre. Infatti, con il Battesimo: “Dio ci ha liberati dal potere delle tenebre e ci ha trasportati nel regno del suo amato Figlio diletto” - “In passato eravate tenebre, ma ora siete luce nel Signore. Comportatevi come figli di luce. (Cl. 1:13 – Ef. 5:8)

- Nel campo spirituale, si possono distinguere due regni: quello delle tenebre, che esercita la sua influenza sull'umanità intera (Efesini 2) e che sarà distrutto - e quello della luce, che è il regno eterno di Dio che durerà per sempre.

Nel regno delle tenebre, che cerca di svincolare l'uomo dalla sua dipendenza da Dio illudendolo di una falsa libertà di fare quel che piace. Ma questo porta al fallimento, e mentre siamo in questo mondo fa nascere egoismi e gelosie, che producono amarezza e disperazione. Nell’altro mondo una pena eterna con il  tormento della lontananza da Dio.

Dal lato opposto vi è il regno della luce, il regno di Dio. La sua legge fondamentale sono i Dieci Comandamenti. Gesù Cristo è il Re, come Capo del Corpo Mistico, e ognuno vive ricercando la sua volontà ed ubbidendogli volontariamente. Questa legge lega l’uomo alla santa volontà di Dio.

Questo porta all’amore e alla gioia mentre siamo in questo mondo, e poi nell’altra vita alla salvezza eterna con l’entrata nella casa di Dio Padre. Qui i giusti brilleranno come le stelle contemplando il volto paterno di Dio.

Siamo liberi di scegliere a quale regno appartenere.

La Bibbia parla sempre della luce e tenebra, bene e male, luminosità eterna e dannazione eterna.

La prima pagina della Bibbia, in Genesi, dice:” Dio creò la luce e la luce fu. Dio vide che la luce era cosa buona e separò la luce dalle tenebre e chiamò la luce giorno e le tenebre notte”.

In S. Giovanni leggiamo: “La luce venne nel mondo, ma le tenebre non l’accettarono”. Gesù dice, stando in fronte al candelabro dalle sette braccia nel tempio di Gerusalemme: “Io sono la luce del mondo”. In 1Gv.1,5-7. "Questo è il messaggio che abbiamo udito da lui e che vi annunziamo: Dio è luce, e in lui non ci sono tenebre…  se camminiamo nella luce, com’egli è nella luce, abbiamo comunione l’uno con l’altro, e il sangue di Gesù, suo Figlio, ci purifica da ogni peccato". I profeti tutti parlano della luce: “Un popolo nelle tenebre vedrà una grande luce” (Isaia).

- Due cose dobbiamo fare per camminare nella luce:

1 - essere sinceri con noi stessi = umiltà: siamo un nulla, Dio è il tutto; la luce viene solo da Dio.

2 – chiedere a Gesù: “Ridonami la luce degli occhi perché io ti veda e ti segua”.

La Vergine Immacolata è la stella del mattino: la luce di Dio senza tenebra alcuna. Conceda luce alle famiglie di vedere la bontà e bellezza della “Chiesa domestica”.

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