May 30, 2020 Last Updated 10:50 AM, May 30, 2020

admin

As many people know, Consolata Missionaries started their evangelization in South Africa on the 10th of March 1971 when Fr. Jack Viscardi and Fr. John Bertè arrived in the country. Their first mission was Piet Retief in the Prefecture of Volkrust, which later became the Diocese of Dundee on 19th November 1982. For several years, the missionaries were in different missions and parishes of Dundee diocese consolidating the local church. It was only in June 1995 when they went to Pretoria where we remember Fr. Jack Viscardi and Fr. Alex Lipingu who were the first to arrive in Waverley and Mamelodi West. (from the Message of Fr. Rocco Marra, Superior of South Africa-eSwatini Delegation)

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Di seguito potete guardare la Messa celebrata nella Casa Generalizia a Roma e presieduta da P. Stefano Camerlengo, Superiore Generale dei Missionari della Consolata, di suffragio per i missionari, missionarie, familiari, benefattori ed amici che sono deceduti da coronavirus.

Similmente in tutte le comunità dei Missionari della Consolata, in Europa, Africa, America e Asia, come famiglia missionaria in comunione, rispondendo all'invito del Padre Generale, oggi 16 maggio e poi il 16 giugno sará celebrata una Eucaristia in loro memoria e suffragio.

Che il Signore conceda loro il riposo eterno.

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I arrived in South Africa in January 1994. The photo above shows how our group looked like. I was the last one of a group of five that had been appointed in the last year. 

The policy at that time was that any new missionary arriving in the country would be given one year to learn Zulu before being given an appointment. I was no exception. 

The first introduction to the language would be done by Fr "Jack" Viscardi IMC

Jack was one of the too pioneers of our pastoral presence in the country. His Italian name was "Giovanni" but having been appointed together with another "Giovanni" (Fr Giovanni Bertè IMC) he became Jack and the other one John. 

After two or three weeks of my arrival I was sent to Blaauwbosch where Jack was parish priest. It did not work. He was extremely busy and could hardly make any time to teach me. We then moved together to Damesfontein Mission. Not only he would have more time but he would also be "full time" just for me. In fact, he would teach me Monday to Saturdays from 9 am to 12 am and from 3 pm to 4 pm. The mornings were dedicated to grammar and vocabulary and the afternoons to Church prayers and celebrations. There was also homework for the following day...!

I believe it took him just one month to finish the first book.

At the end of 1999 I was appointed superior of our group and one or two years' later two new missionaries were appointed to our group. I needed someone to introduce them to the language and Jack was then serving in Waverley (Pretoria). I phoned him asking him to take them but he said he could not do it anymore.

Jack was in my mind the best choice for any new missionary arriving in the country. Together with his knowledge of the language and being able to teach, he had on his back thirty years of service under apartheid and the new South Africa. He would introduce them to much more than the language.

One Sunday I decided to just drive to Pretoria and do my best to convince him to do it. So, after the Masses I drove the 350 km to his community. He was surprised to see me and asked me why I was there. I just say: "You know why". It was even funny because he said: "You want me to teach the new missionaries? It is OK, I will do it". Just like that. It was effortless!!!

Like before, he left his parish and moved to Damesfontein. As he had always done, he was body and soul introducing the new missionaries. 

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Jack died yesterday (19 April 2020). He was 88 and because of his health he had gone back to Italy. Two of his students (from the photo) certainly welcomed him home: Fr Alexius Lipingu IMC (seated first from left) died in 1999 and Fr Carlos Domingos IMC (standing first from right) in 2016. Knowing Jack he is probably checking how much they still remember of what he taught them!

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Vi presentiamo di seguito una raccolta di preghiere e altri testi che potete usare per la preghiera o riflessione personale, ma anche per condividere con i vostri amici e conoscenti attraverso le reti sociali. Potrete così anche voi partecipare all’animazione con “senso cristiano” della Giornata della Terra (Earth Day) che si ricorderà mondialmente il giorno 22 aprile.

Laudato si’

Papa Francesco

Dio Onnipotente,
che sei presente in tutto l’universo
e nella più piccola delle tue creature,
Tu che circondi con la tua tenerezza tutto quanto esiste,
riversa in noi la forza del tuo amore
affinché ci prendiamo cura della vita e della bellezza.
Inondaci di pace, perché viviamo come fratelli e sorelle senza nuocere a nessuno.

O Dio dei poveri,
aiutaci a riscattare gli abbandonati e i dimenticati di questa terra
che tanto valgono ai tuoi occhi.

Risana la nostra vita, affinché proteggiamo il mondo e non lo deprediamo,
affinché seminiamo bellezza e non inquinamento e distruzione.
Tocca i cuori di quanti cercano solo vantaggi
a spese dei poveri e della terra.

Insegnaci a scoprire il valore di ogni cosa,
a contemplare con stupore,
a riconoscere che siamo profondamente uniti con tutte le creature
nel nostro cammino verso la tua luce infinita.

Grazie perché sei con noi tutti i giorni.
Sostienici, per favore,
nella nostra lotta per la giustizia, l’amore e la pace.

Amen

Sto cercando Dio

Solo lo sciocco percorre correndo il cammino della vita,
senza soffermarsi ad osservare le bellezze del creato.
Senza soffermarsi a gustare la grandezza del creato.

Sto cercando Dio,
e non lo riesco a trovare in chiese o moschee;
in libri scritti da uomini;
in religioni codificate e, pertanto, mediate da uomini.

Come posso accettare di credere
nella maniera in cui qualcuno mi sta dicendo,
se quel qualcuno è indeciso come me,
è un essere finito come me?

Come può un essere finito come me
pretendere d'aver capito l'infinità di Dio
cercando di spiegarmela in modo finito?

Dio si manifesta nell'infinità di ciò che ha creato.
infinità che ha poi farcito con cose ed esseri finiti.

Ed è così per l'uccello.
Per tutta la lunghezza della sua vita
potrà cercare di volare sempre più in alto,
ma non troverà mai il tetto .
Potrà spingersi sempre più in là,
ma non troverà mai il muro della fine.
Potrà trovare un ostacolo nell'alta montagna,
ma se riesce ad alzarsi di più,
potrà continuare a volare libero fino alla fine dei suoi giorni.

Ed è così per il pesce.
Per tutta la durata della sua vita
potrà continuare a nuotare senza trovare la secca .
Potrà finire nella secca, ma non è il limite del mondo.
E' solo il limite della sua vita.
Potrà trovare acque a lui meno congeniali.
Più calde, più fredde, più dolci, più salate,
ma, se riesce ad adattarsi,
potrà nuotare libero fino alla fine dei suoi giorni.
potrà nuotare libero fino alla fine dei suoi giorni.

Ed è così per qualsiasi altro animale della terra.
Se non viene costretto dall'uomo in recinti o steccati,
può scorrazzare in lungo ed in largo
per tutta la durata della sua vita. Senza limiti.
Ma il pesce, l'uccello e gli altri animali,
non si pongono il problema dell'infinità di Dio.
Non cercano di capirla.
Non cercano di spiegarla.
L'accettano naturalmente.
E questo è il loro modo di ringraziare Dio.
L'uomo no!

L'uomo, a cui è stata data intelligenza
per conservare e sviluppare in modo finito
le bellezze dell'infinità create,
non si adatta.
Pretende di capire e spiegare l'infinità
attraverso la sua intelligenza limitata, finita.
E allora ha cominciato a cercare dove il mondo finisce.
Ma, pur continuando a camminare,
vedeva sempre davanti a sé la stessa distanza
che il suo occhio gli consentiva di vedere.

E ha trovato l'acqua.
Ma, pur accorgendosi di poter galleggiare,
non riusciva ad andare troppo lontano.
E si convinse che la fine era dove finiva l'acqua.
E costruì zattere, piroghe, barche, navi.
Ma, per quanto costruisse imbarcazioni sempre più attrezzate,
sempre più adatte ad affrontare ogni insidia e difficoltà,
si accorse che alla fine del fiume c'era il mare.
E poi l'oceano immenso.
Ma, per quanto navigasse,
riusciva a vedere intorno a sé solo acqua.

E poi qualcuno trovò terre lontanissime.
Ma l'uomo scoprì amaramente che non erano la fine del mondo.
Il mondo continuava ancora.
E l'uomo vedeva sempre davanti a sé la stessa distanza
che i suoi occhi gli consentivano di vedere.

E allora l'uomo disse:
E' chiaro che la fine del mondo non può essere sulla terra dove vivo.
Certamente Dio l'ha messa dove io non posso arrivare. In alto! "
E allora si ingegnò.
Studiò gli uccelli
e cominciò a costruire qualcosa che si alzasse da terra.
E lo continuò a perfezionare.
Volò sempre più velocemente,
sempre più lontano, sempre più alto.
Raggiunse altri mondi e tanti altri ne raggiungerà.
Ma ogni volta s'accorgerà che, per quanto voli alto e lontano,
vedrà sempre davanti a sé la stessa distanza
che i suoi occhi gli consentiranno di vedere.
Ed ogni volta che costruirà qualcosa per guardare sempre più lontano,
s'accorgerà che, dietro, c'è un'immensità sempre più grande.
E per quanto cercherà di conoscere cose,
si renderà conto di quante altre non conosce.
Perché qualsiasi cosa l'uomo costruisca,
case, strade, macchine,
sono sempre cose finite, con confini ben precisi.
E qualsiasi tipo di computer riuscirà a costruire,
e di qualsiasi sofisticata memoria riuscirà a dotarlo
per scoprire ed immagazzinare notizie e conoscenze
che la mente umana, da sola, mai sarebbe in grado di fare,
s'accorgerà di quante ne esistano ancora.
Perché, per quanto sofisticato, quel computer avrà sempre dei limiti.

E così facendo,
utilizzando la sua intelligenza
nella sciocca ed inutile corsa verso la conoscenza dell'infinito ,
l'uomo avrà solo accelerato
la distruzione della sua vita terrena.
Se solo si soffermasse a pensare
che solo un essere infinito
poteva creare l'infinità dell'universo;
per andarci, magari, a passeggiare.
Se solo si soffermasse a godere
delle bellezze che lo circondano:
un prato, un fiore, il mare, l'oceano, una montagna,
il deserto, il cielo, le stelle,
gli occhi di un bambino...

Ma l'uomo corre, corre, corre sempre più forte
per tentare di raggiungere i confini del mondo.
Per tentare di spiegare l'infinità di Dio.

Sto cercando Dio.
Ma non lo riesco a trovare in chiese, moschee, libri,
ed in ciò che l'uomo mi dice.

Sto cercando Dio.
E lo ritrovo in ogni istante.
In ogni cosa che mi circonda.

Il dono dello stupore

Michel Quoist

Fa', o Signore, che non perda mai il senso del sorprendente.
Concedimi il dono dello stupore!
Donami occhi rispettosi del tuo creato,
occhi attenti, occhi riconoscenti.
Signore, insegnami a fermarmi:
l'anima vive di pause;
insegnami a tacere:
solo nel silenzio si può capire
ciò che è stato concepito in silenzio.

Ovunque hai scritto lettere:
fa' che sappia leggere
la tua firma dolce nell'erba dell'aiuola pettinata,
la tua firma forte nell'acqua del mare agitata.

Hai lasciato le tue impronte digitali:
fa' che sappia vederle
nei puntini delle coccinelle
nel brillìo delle stelle.
Tutto è tempio,
tutto è altare!

Rendimi, Signore, disponibile alle sorprese:
comprenderò la liturgia pura del sole,
la liturgia mite del fiore;
sentirò che c'è un filo conduttore in tutte le cose...
...e salirà il voltaggio dell'anima.
Amen.

Le sette meraviglie del mondo

Fu chiesto a un gruppo di studenti di redigere la lista di quelle che credono essere «le sette meraviglie del mondo» della nostra epoca.

Ci furono delle differenze, ma ecco quelle che ricevettero più voti:

1. Le piramidi d'Egitto
2. Il Taj Mahal
3. Il Grand Canyon
4. Il Canale di Panama
5. L'Empire State Building
6. La Basilica di S. Pietro
7. Le Grande Muraglia Cinese

Mentre dava le note, l'insegnante notò che una studentessa non aveva consegnato il suo foglio, ancora bianco.

L'insegnante chiese alla studentessa se avesse difficoltà a compilare la sua lista. Lei rispose: «Sì, un po'. È difficile decidere, ce ne sono talmente tante!»

L'insegnante le disse: «Dicci quali sono le possibilità, potremmo aiutarti».

La ragazza esitò un po', poi disse «Credo che le sette meraviglie del mondo siano:

1. Vedere
2. Sentire
3. Toccare
4. Gustare
5. Avere dei sentimenti
6. Ridere
7. Amare...».

La classe rimase silenziosa.

Queste cose sono talmente semplici e scontate che ci dimentichiamo a che punto possano essere meravigliose!

Ricorda: Le cose più preziose non posso essere comprate né costruite dall'uomo.

Il libro della natura

Evagrio Pontico

Venne da Antonio nel deserto uno dei saggi di quel tempo e disse: "Padre, come puoi sopportare di vivere qui, privato come sei di ogni consolazione che viene dai libri?". Antonio rispose: "Il mio libro, o filosofo, è la natura delle cose create, e ogni volta che lo desidero posso leggerlo nelle opere di Dio".

Tutto parla di Dio

S. Agostino

Ho interrogato la terra e mi ha risposto:
"Non sono io il tuo Dio".
Tutto ciò che vive sulla sua superficie mi ha dato la medesima risposta.

Ho interrogato il mare e gli esseri che lo popolano e mi hanno risposto:
"Non siamo noi il tuo Dio, cerca più in alto".

Ho interrogato il cielo, il sole, la luna, le stelle:
"Neppure noi siamo il Dio che tu cerchi".

Allora ho detto a tutti gli esseri che io conosco attraverso i miei sensi:
"Parlatemi del mio Dio, dal momento che voi non lo siete, ditemi qualcosa di lui".

Ed essi hanno gridato con la loro voce possente:
"E' Lui che ci ha fatto!".
Per interrogarli, io dovevo solo contemplarli, e la loro bellezza era la loro risposta.

L'anti-genesi e il pianto di Dio

Rivista Messicana Iglesias, n. 46, 1987

Alla fine l'uomo distrusse la terra. La terra era stata bella. Poi su di essa aleggiò lo spirito dell'uomo e distrusse tutte le cose.

1. E l'uomo disse: "Siano le tenebre". E sembrò all'uomo che le tenebre fossero buone, e chiamò le tenebre "sicurezza"; e divise se stesso in razze, religioni e classi. Non ci fu sera e non ci fu mattina nel settimo giorno prima della fine.

2. E l'uomo disse: "Vi sia un governo forte", per regnare su di noi nelle nostre tenebre... Vi siano eserciti per uccidersi con ordine ed efficienza nelle nostre tenebre; perseguitiamo e distruggiamo, qui e fino ai confini della terra coloro che ci dicono la verità, perché noi amiamo le nostre tenebre. Non ci fu sera e non ci fu mattina nel sesto giorno prima della fine.

3. E l'uomo disse: "Vi siano missili e bombe" per uccidere meglio e più rapidamente. E vi furono forni e camere a gas per rifinire il lavoro. Ed era il quinto giorno prima della fine.

4. E l'uomo disse: "Vi siano droghe" e altre vie d'evasione, perché un lieve e costante fastidio - la realtà - ci disturba, nella nostra comodità. Ed era il quarto giorno prima della fine.

5. E l'uomo disse: "Vi siano divisioni tra le nazioni" perché possiamo sapere chi è il nostro nemico. Ed era il terzo giorno prima della fine.

6. E per ultima cosa l'uomo disse: "Facciamo Dio a nostra immagine, secondo la nostra somiglianza", e non ci sia un altro Dio a competere con noi. Diciamo che Dio pensa come noi, pensiamo che odia come noi odiamo e che uccide come noi uccidiamo. Ed era il secondo giorno prima della fine.

7. Nell'ultimo giorno vi fu un grande fragore sulla faccia della terra; il fuoco purgò il bel pianeta, e fu silenzio. E il Signore Iddio vide tutto quello che l'uomo aveva fatto, e nel silenzio che avvolgeva quei resti fumanti, Dio pianse.

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Desde Argentina, el P. Giuseppe Auletta, misionero de la Consolata, nos envió la carta convocatoria de la Semana de los Pueblos Indígenas, promovida por ENDEPA (Equipo Nacional de Pastoral Aborigen).

Estimados hermanos y hermanas:

Desde la Comisión de Pastoral Aborigen de la Conferencia Episcopal Argentina, en este contexto de pandemia mundial, que lamentablemente también afecta a nuestro país, quisiéramos recordar que en pocos días celebramos la Semana de los Pueblos Indígenas, que tuvo su inspiración en el Primer Congreso Indigenista Panamericano, realizado por primera vez en México, el 19 de Abril de 1940. Considerando la necesidad de visibilizar más esta realidad, y en solidaridad con los Pueblos Originarios, ENDEPA decidió extender la celebración durante una semana. Este año se hará desde el 19 al 25 de Abril, y tendrá como lema “somos vida en el territorio”.

Aunque en esta situación de emergencia puedan visualizarse distintas prioridades, todas atendibles, no sería razonable y justo perder de vista a nuestros hermanos y hermanas de los Pueblos Originarios, ya que para muchas de sus comunidades, esto los golpea de un modo particular y se constituye en un eslabón más de dolor y sufrimiento, en medio de tantas postergaciones y olvidos. No podemos olvidar, por ejemplo, la situación de nuestros hermanos Wichi, de la zona del Chaco Salteño, donde la falta de agua (esencial para combatir el COVID – 19) es una grave emergencia crónica, de la cual todos somos responsables. A pesar de la atención de tantas urgencias, no tenemos que abandonar el compromiso por resolver este y otros flagelos.

Por otra parte, el valor del territorio vinculado a la vida lo estamos redescubriendo en este tiempo, en el cual tenemos que quedarnos en nuestras casas. Para algunos, esto implica un redescubrimiento de la pertenencia a un lugar, al espacio que ocupamos, y deviene una experiencia a la saga positiva. Para otros, lamentablemente, se transforma en un problema por el hacinamiento y la falta de infraestructura básica para la vida cotidiana.

En este sentido, la expresión “somos vida en el territorio” y, sobre todo, el testimonio de nuestros hermanos indígenas, que como dice el Papa Francisco “tienen mucho para enseñar a la humanidad” (Francisco, Discurso en San Cristobal), nos interpela proféticamente acerca del cuidado de la casa común, y del espacio que cada persona y cada comunidad necesitan para desarrollar con serenidad su vida y su cultura. El Santo Padre insiste en el tema, diciendo: “…los pueblos indígenas amazónicos expresan la auténtica calidad de vida como un “buen vivir” que implica una armonía personal, familiar, comunitaria y cósmica, y que se expresa en su modo comunitario de pensar la existencia, en la capacidad de encontrar gozo y plenitud en medio de una vida austera y sencilla, así como en el cuidado responsable de la naturaleza que preserva los recursos para las siguientes generaciones. Los pueblos aborígenes podrían ayudarnos a percibir lo que es una feliz sobriedad y en este sentido «tienen mucho que enseñarnos»” (QA 71). Siguiendo esta visión, todos estamos llamados a cuidar “nuestro lugar en el mundo”, y respetar y cuidar el “lugar de los demás”.

Agradeciendo a ENDEPA (Equipo Nacional de Pastoral Aborigen), a religiosas y religiosos, consagradas y sacerdotes, a laicas y laicos, a los Equipos Diocesanos de Pastoral Aborigen, y a tanta gente que se preocupa y se ocupa de mantener encendida este llamado a la solidaridad con los Pueblos Originarios, y que comparten la vida con ellos, los saludamos y los alentamos, con la confianza puesta en Aquel que vino para transformar nuestra historia, Cristo Resucitado.

Comisión Episcopal de Pastoral Aborigen:

+ Mons. Juan José Chaparro
Obispo de Bariloche

+ Mons. Luis Scozzina
Obispo de Orán

+ Mons. Ángel José Macín
Obispo de Reconquista

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