May 13, 2021 Last Updated 8:46 AM, May 12, 2021

Il dottore dei poveri sarà beatificato in Venezuela

Categoria: Notizie
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Nell'ospedale Vargas coloro che pregano il dottor José Gregorio lasciano offerte in suo onore. Foto: Barbara Rodríguez - El Pitazo

In una nota pubblicata, Card. Baltazar Porras, Arcivescovo di Mérida, amministratore apostolico di Caracas e presidente della Commissione Nazionale per la beatificazione, ha confermato che la cerimonia si terrà presso l'Università Centrale del Venezuela, a Caracas, dove “José Gregorio ha studiato, si è formato, è stato professore, ricercatore e innovatore della medicina in Venezuela”. La celebrazione sarà presieduta dall’attuale nunzio apostolico del Venezuela, mons. Aldo Giordano.

Per la difficile situazione conseguenza del diffondersi della pandemia di Covid19 la celebrazione sarà accompagnata da un numero ridotto di persone che dovranno rispettare i protocolli di sicurezza sanitaria ma sarà trasmessa dai mezzi di comunicazione e si organizzeranno celebrazioni in tutte le diocesi del paese.
Papa Francesco, in un video messaggio trasmesso ai vescovi e al popolo del Venezuela ricorda che questa beatificazione viene in un momento opportuno: nel bel mezzo della crisi globale causata dalla pandemia e nel momento in cui si cerca de preservare la salute integrale di tutte le persone del pianeta, è il momento più opportuno per poter contare con “il balsamo che ci proviene dall’intercessione del dottore dei poveri” perché il suo esempio ci porta e invita “a lavorare insieme per il bene degli uomini”.
Il processo di canonizzazione di questo santo medico, ci ricorda un articolo pubblicato su Vatican New era stato cominciato gia nel 1949 dall’allora arcivescovo di Caracas, Mons. Lucas Guillermo Castillo ma solo nel gennaio del 1986 José Gregorio Hernández è stato dichiarato Venerabile da Papa Giovanni Paolo II.
Poi in gennaio 2020 la Commissione Medica della Congregazione per le cause dei Santi ha approvato il miracolo attribuito alla sua intercessione e in aprile lo stesso è avvenuto con la commissione teologica. L'ultimo passo è stato dato il 19 giugno 2020 quando la Congregazione per la causa dei Santi ha promulgato il decreto approvato da Papa Francesco per la beatificazione del Venerabile Dr. José Gregorio Hernández, che sarà il quarto beato del Venezuela. Si stabilisce come festa liturgica il giorno 26 ottobre, in coincidenza con la sua data di nascita e che è già tradizionalmente celebrata dai venezuelani.
* Fr. Julio Caldeira, imc, è coordinatore del team di comunicazione consolata America

Chi era José Gregorio Hernández

Il dottor José Gregorio Hernández nacque a Isnotú, nello stato di Trujillo (Venezuela). Studiò prima lettere nella sua città natale e poi si trasferì a Caracas, per studiare alla Villegas School e laureandosi in Filosofia nel 1884. Poi si dedicò alla medicina e dopo aver raggiunto la laurea nel 1888 si trasferì con una borsa di studio in Europa per studiare microscopia, batteriologia, istologia e Fisiologia sperimentale a Parigi. Tornato dall'Europa nel 1991 ha fondato l'Istituto di Medicina Sperimentale, il Laboratorio dell'ospedale Vargas e diverse cattedre di Medicina, tra cui istologia normale e patologica; Fisiologia sperimentale e batteriologia. È considerato il fondatore della batteriologia in Venezuela e ha perfezionato l’uso del microscopio. Nel 1904 entrò nell'Accademia Nazionale di Medicina come uno dei suoi fondatori. Nel 1909 rinunciò ai suoi doveri in Venezuela e si trasferì in Italia per poter vivere in una certosa come frate Marcello, ma la sua debole condizione fisica lo fece ritornare in Venezuela nel 1914 per riprendere le sue attività professionali ed educative. Morì nel 1919 in un incidente stradale.

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Il messaggio di Papa Francesco

Il dottor José Gregorio si offre a noi cristiani e a tutte le persone di buona volontà come esempio di credente discepolo di Cristo, che ha fatto del Vangelo il criterio della sua vita, ha cercato la sua vocazione, ha osservato i comandamenti, ha partecipato ogni giorno all’Eucaristia, ha dedicato tempo alla preghiera e ha creduto nella vita eterna, come modello di bonarietà personale e di virtù civiche e religiose, di apertura, di sensibilità di fronte al dolore, di modestia e di umiltà nella sua vita ed esercizio professionale, e anche come un uomo amante del sapere, della ricerca, della scienza, al servizio della salute e della docenza. È un modello di santità impegnata nella difesa della vita, con le sfide della storia e, in particolare, come paradigma di servizio al prossimo, come un buon samaritano, senza escludere nessuno. È un uomo di servizio universale.
Uno degli aspetti più rilevanti e affascianti della sua personalità è stato quello di essere testimone di superamento personale e di servizio ai cittadini. Un servizio inteso a partire dall’esempio che Cristo ci ha lasciato durante l’Ultima Cena, quando si è messo a lavare i piedi ai suoi discepoli e a tutti perché amava tutti, anche Giuda, pur sapendo che lo avrebbe tradito. Gesù non si è vendicato con nessuno, non si è vendicato con nessuno, ha amato tutti.
E in questo momento Gesù lascia un mandato ai suoi discepoli: lavatevi i piedi gli uni agli altri. Mi sembra importante commentare “gli uni agli altri”, perché il Signore ci esorta non solo a essere soggetti attivi del servizio, ma anche ad avere l’umiltà di lasciarci lavare i piedi dagli altri. E che cos’è oggi questo lavarsi i piedi gli uni agli altri, mi domando, per tutti noi, e in concreto per voi, che oggi festeggiate la beatificazione di questo grande lavatore di piedi?
Per esempio, significa accogliersi, riceversi gli uni gli altri, vedere l’altro come un uguale, qualcuno come me, senza disprezzare. Non disprezzare nessuno. È anche servirsi gli uni gli altri, essere disposti a servire, ma anche lasciare che gli altri ci aiutino, ci servano. Aiutare e lasciarci aiutare. Un altro esempio è perdonarci gli uni gli altri, perché dobbiamo perdonare e permettere che ci perdonino. Sentirci perdonati. In definitiva, lavarsi i piedi gli uni gli altri è amarsi gli uni gli altri.
A volte pensiamo che nessuno abbia bisogno di aiuto, che noi siamo autonomi, che non abbiamo bisogno di nulla, neppure di perdono. Non è così? Tutti abbiamo bisogno di aiuto, tutti. Tutti abbiamo bisogno di perdono. Gesù ha detto una cosa molto bella: “chi di voi è senza peccato, scagli per primo la pietra” (Gv 8, 7); chi non ha qualcosa dentro di cui pentirsi che accusi gli altri. A volte diventiamo una famiglia – penso per esempio a un nucleo familiare – di accusatori gli uni degli altri o in un popolo di accusatori gli uni degli altri. Questo non è il cammino che ci ha insegnato il Beato che oggi celebriamo, che è piuttosto quello del servizio, di ascoltarci, e di perdonarci e di lasciarci perdonare.
La beatificazione del dottor José Gregorio ha luogo in un momento particolare, difficile per voi. Come i miei fratelli vescovi, conosco bene la situazione che subite, e sono consapevole che le vostre prolungate sofferenze e angosce sono state aggravate dalla terribile pandemia del Covid-19 che ci sta colpendo tutti. Ho particolarmente presenti oggi i tanti morti, i tanti contagiati dal coronavirus che hanno pagato con la loro vita, per svolgere i propri compiti in condizioni precarie. Questa stessa pandemia, che oggigiorno incide su questa grande festa della fede della beatificazione, e che la riduce, al fine di evitare contagi per motivi di sicurezza, di salute, ci mette tutti in casa, non ci permette di uscire in strada a celebrare, a gridare, no, perché la pandemia è pericolosa. E vi accompagno in questa celebrazione – consentitemi il termine- “pandemica”, ossia una celebrazione senza nulla, per il dolore della pandemia. Ho anche presenti tutti quelli che hanno lasciato il paese alla ricerca di migliori condizioni di vita, e anche quelli che sono privati della libertà e quanti mancano del necessario. Siete tutti concittadini del Beato, tutti voi. E tutti avete gli stessi diritti. Vi accompagno con amore, tutti. E così come conosco bene le sofferenze, conosco anche la fede e le grandi speranze del popolo venezuelano.
La beatificazione del dottor Hernández è una benedizione speciale di Dio per il Venezuela, e ci invita alla conversione verso una maggiore solidarietà degli uni con gli altri, per produrre tutti insieme la risposta del bene comune tanto necessaria affinché il paese riviva, rinasca dopo la pandemia con spirito di riconciliazione. È una grazia che bisogna chiedere: lo spirito di riconciliazione; perché sempre ci sono problemi nelle famiglie, nelle città, nella società, c’è gente che si guarda un po’ di traverso, che si guarda male, e c’è bisogno della riconciliazione sempre, la mano tesa! Ed è un buon investimento sociale la mano tesa.
Perciò, in mezzo a tutte le difficoltà, chiedo a tutti voi che tanto amate il dottor José Gregorio, di seguire l’ammirevole esempio di servizio disinteressato agli altri. Credo sinceramente che questo momento di unità nazionale, attorno alla figura del medico del popolo, costituisca un momento particolare per il Venezuela ed esige da voi che andiate oltre, che compiate passi concreti a favore dell’unità, senza lasciarvi vincere dallo sconforto.
Sull’esempio del dottor José Gregorio, che siate capaci di riconoscervi reciprocamente come uguali, come fratelli, come figli di una stessa Patria. Che vi mostriate disponibili a servire, e abbiate la sufficiente umiltà per lasciarvi servire, per aiutare a lasciarvi aiutare, per perdonare e lasciarvi perdonare. Non dimenticatelo: gli uni agli altri o, come diceva quella vecchietta, “e gli altri agli uni”. Reciproco, sempre. Prego Dio per la riconciliazione e la pace tra i venezuelani, vorrei venirvi a visitare. Che le istituzioni pubbliche sappiano offrire sempre sicurezza e fiducia a tutti, e che il popolo di questa bella terra trovi sempre opportunità per lo sviluppo umano e la convivenza.
Prego, cari fratelli e sorelle, affinché il nuovo beato ispiri, in particolare, tutti i dirigenti, tutti: sindacali, accademici, politici, imprenditoriali, religiosi, tutti, universitari, e altri, a impegnarsi seriamente per ottenere un’unità operativa. Un vecchio proverbio dice “o ci salviamo tutti o non si salva nessuno”. Il cammino è comune, di tutti. Cerchiamo il cammino dell’unità nazionale, e questo per il bene del Venezuela. Un’unità operativa in cui tutti, con serietà e sincerità, a partire dal rispetto e dal riconoscimento reciproco, anteponendo il bene comune a qualsiasi altro interesse, lavorino per l’unità, la pace e la prosperità, di modo che i cittadini e le cittadine vivano così con normalità, produttività, stabilità democratica, sicurezza, giustizia e speranza.


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